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lunedì 3 settembre 2012

Ravenna, operazione Thor contro gli anarchici.




1 settembre 2012: la procura di Bologna prosegue con il proprio contributo alle manovre repressive che in questi mesi estivi hanno colpito il “movimento” anarchico in Italia.
Nelle prime ore della mattina, a seguito dell`indagine portata avanti dal pm Antonio Gustapane, sostituto procuratore del Tribunale di Bologna, diverse abitazioni sono state perquisite annunciando a 13 compagni e compagne (di cui 9 ravennati ed altri 4 di altre citta`)l’iscrizione tra gli indagati dell’operazione denominata “Thor”, cosi` chiamata dalla fervida immaginazione dei persecutori in quanto una delle azioni prese in considerazione riguarderebbe un bancomat preso a martellate.
Sequestrati i soliti opuscoli, riviste d`area, materiale informatico, e una manciata di chiodi da falegname. Davvero una santabarbara, non c`e` che dire!
I vari strumenti giuridici accordati per l’occasione comprendono gli articoli 110, 112 e 270 bis del codice penale; l’associazione sovversiva, secondo gli inquisitori, sarebbe costituita attorno al gruppo “Ravenna AUT” (Assemblea Autorganizzata Territoriale), mentre le azioni specifiche riguarderebbero attacchi contro un bancomat e una filiale Unicredit, contro auto aziendali di ENI e CMC, contro veicoli di lusso come SUV e limousine, il tutto con finalità di eversione dell’ordine democratico.
Per fortuna in questo caso non ci sono state misure cautelari per i compagni.
Ancora una volta, ed in maniera netta, vogliamo ribadire la nostra solidarieta` con tutti i perquisiti e gli indagati.
La nostra rabbia nei confronti dell`autorita` e` la medesima! Viva l`anarchia!

martedì 28 agosto 2012

Anarchici arrestati. La solidarietà dei No Tav della Valsusa e del Trentino

da anarresinfo.

Lunedì 27 agosto. All’alba di questa mattina è scattata l’ennesima operazione repressiva contro anarchici impegnati nei movimenti sociali, in particolare quello antimilitarista e quello No Tav.
L’accusa di associazione sovversiva ha investito 43 anarchici trentini. Il PM aveva chiesto l’arresto di otto anarchici, il gip ha disposto per uno, Massimo, la detenzione in carcere, per un’altra, Daniela, la reclusione nella propria abitazione.
Ancora una volta la magistratura ricorre ad un reato associativo per cercare di bloccare le lotte sociali, incarcerando i compagni e le compagne più attivi per dividere i movimenti e spaventare tutti.
Non per caso l’operazione, pur decisa il 2 agosto, è scattata a pochi giorni dall’inizio del campeggio No Tav a Marco di Rovereto.
Il movimento No Tav ha espresso immediata solidarietà ai compagni arrestati ed inquisiti, chiedendone l’immediata liberazione.
Di seguito il comunicato emesso in serata dai No Tav del Trentino e della Val Susa dopo le assemblee che si sono svolte a Chiomonte e in Trentino.A pochi giorni dal campeggio No Tav, che inizierà giovedì a Marco di Rovereto, l’arresto di Massimo Passamani, i domiciliari per Daniela Battisti e le perquisizioni a una decina di attivisti No Tav trentini, è un tentativo di gettare paure sull’intero movimento No Tav. L’operazione, mentre il movimento trentino No Tav sta crescendo e maturando (a maggio a Trento più di 1000 persone hanno partecipato al corteo contro l’opera), è palese: si spera così di screditare il movimento, di additarlo come pericoloso e violento, di far credere alle persone che partecipando alla lotta No Tav sarebbero “manovrati dagli anarchici”. Dalla Val Susa al Trentino invece il movimento No Tav sta dimostrato di riuscire ad essere un luogo in cui nessuno manovra nessuno, ma tutti si lotta insieme, ciascuno con i propri mezzi, contro opere inutili e devastanti e contro la prepotenza di chi le vorrebbe imporre.
A dimostrazione della pretestuosità degli arresti basti pensare che questi sono stati disposti dalla procura il 2 agosto: un mese fa. L’attesa, a fronte del presunto “pericolo terrorismo”, fino a due giorni prima del campeggio, fa pensare che a far paura non siano i terroristi, ma piuttosto la varietà e la determinazione dell’intero movimento.
Massimo, Daniela, e tutti gli altri indagati, al nostro movimento hanno dato e continuano a dare tanto sia in valsusa che in trentino. Per questo gli siamo vicini adesso e speriamo di averli presto liberi accanto a noi.
Non ci facciamo intimorire da queste operazioni, vi aspettiamo tutti giovedì sera alle 20.00 assemblea di apertura del Campeggio No Tav Trentino ai Giardini Polifunzionali di Marco di Rovereto.
E per chiunque avesse dubbi riguardo la partecipazione, rompete gli indugi, perchè mai come ora il segnale che vogliamo dare è quello della serenità delle nostre ragioni, della partecipazione e della determinazione a bloccare queste opere, perchè ne va del nostro futuro e della nostra dignità.
Coordinamento No Tav Trentino
Movimento No Tav Valsusa

lunedì 27 agosto 2012

Trentino - Operazione repressiva, arrestato Massimo Passamani

da informa-azione

All'alba del 27 agosto 2012, prosegue l'offensiva estiva contro il movimento anarchico. Le informazioni sono ancora poche, ma si parla di 43 indagati per associazione sovversiva (270bis) e diverse perquisizioni principalmente tra Trento e Rovereto, tra cui lo spazio El Tavan. Una compagna, Daniela, è stata messa agli arresti domiciliari, mentre un compagno, Massimo, è stato tratto in arresto presso il carcere di Tolmezzo.

Per scrivere al compagno:
Massimo Passamani
C.C. di Tolmezzo
via Paluzza, 77 - 33028 Tolmezzo (UD)

Solidarietà con le compagni e i compagni perquisiti e indagati, Massimo e Daniela liberi!
Seguiranno aggiornamenti




Solidarietà da Genova:

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI DI ROVERETO E TRENTO

Lo Stato i suoi servi continuano a non annoiarsi nell'uso di aberranti e pretestuose associazioni nei confronti dei compagni, e di chiunque lotti per il cambiamento di questo mondo, sperando così di poter frenare il malcontento sociale dilagante e irrefrenabile.

Da anni ormai la qualità delle nostre vite all'interno di questo sistema capitalista e democratico è peggiorata e continua a peggiorare. Continuiamo a sentirlo e a dirlo che questo sistema non ha più nulla da offrire. Non c'era nulla da salvare prima, non c'è niente da salvare anche adesso; semplicemente è tutto da cambiare.

Un forte saluto solidale e fraterno a tutti i compagni e le compagne di Rovereto e Trento che questa mattina si sono visti entrare la polizia in casa con un mandato per 270bis, e soprattutto a Massimo che ora si trova nel carcere di Tolmezzo e a Daniela che è ai domiciliari.


Anarchici

27 agosto 2012, Genova

giovedì 23 agosto 2012

Cile - Luciano "Tortuga" Pitronello condannato a 6 anni di libertà vigilata

da informa-azione.



Apprendiamo da Publicacion Refractario che il compagno Luciano "Tortuga" Pitronello è stato condannato a 6 anni di libertà vigilata.
La sentenza pronunciata il 15 agosto 2012, disturbata da un allarme bomba per un involucro sospetto nel bagno del tribunale, ha inflitto al compagno:

3 anni e un giorno di reclusione per possesso di esplosivi
41 giorni di carcere per danneggiamento
541 giorni di carcere per utilizzo di targa falsa

Come "pena" aggiuntiva la privazione perpetua dei diritti politici e l'interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena, così come la sospensione della patente di guida per tre anni.

Visto il cumulo complessivo inferiore ai 5 anni di carcere e altre attenuanti, i giudici hanno infine optato per 6 anni di libertà vigilata, durante i quali il compagno dovrà presentarsi alla supervisione di un assistente sociale della gendarmeria.
Gli emissari del ministero della Giustizia e di quello degli Interni hanno dieci giorni per impugnare la sentenza; durante questo periodo, in attesa dell'irrevocabilità della condanna, Luciano sarà agli arresti domiciliari.

maggiori informazioni su Publicacion Refractario

sabato 18 agosto 2012

Due anni di carcere alle Pussy Riot

da .infoaut


pussy_riotDue anni di carcere a testa per le Pussy Riot, autrici della preghiera punk anti-Putin.
“Teppismo motivato da odio religioso”. Questa la sentenza di colpevolezza per il tribunale di Mosca che condanna a due anni di carcere a testa le Pussy Riot, in carcere da cinque mesi. Due anni di carcere per 40 secondi di performance, la preghiera punk anti-Putin cantata nella cattedrale di Cristo Salvatore nella capitale russa nel febbraio scorso.
Nel corso delle udienze le imputate hanno spiegato di aver agito con la speranza che la loro azione producesse mutamenti politici, di non voler offendere o esprimere odio razziale come invece sosteneva l'accusa.
Una condanna che le Pussy Riot si aspettavano dal sistema repressivo russo, in forte contrasto con il diritto sulla libertà di parola, sulla libertà d'espressione, scatenando aspre dispute anche sulla stretta relazione fra chiesa ortodossa russa e il Cremlino.
In un' intervista le Pussy Riot hanno detto che non chiederanno la grazia a Putin, ma che deve essere lui, il presidente, a chiedere loro di essere graziato.
Molte le manifestazioni di solidarietà con le Pussy Riot, in Russia, dove si registrano alcuni arresti, come all'estero.

Dalla dichiarazione di chiusura al processo di Yekaterina Samutsevich:
“Rispetto alla macchina giudiziaria noi non siamo nessuno, e abbiamo perso. Dall’altra parte, abbiamo vinto. Il mondo intero adesso vede che il procedimento penale contro di noi è stato fabbricato. Il sistema non può nascondere la natura repressiva di questo processo. Ancora una volta, il mondo vede la Russia in modo differente da come Putin cerca di presentarla nei suoi quotidiani incontri internazionali.”

giovedì 16 agosto 2012

Nuovi fogli di via per militanti no tav

da .notav.info

Un no tav torinese si è visto notificare questa mattina dai digos locali un provvedimento di divieto di entrata nei comuni di Chiomonte, Exilles, Giaglione, Venaus, Susa, Bussoleno e Chiomonte per anni 2. La giustificazione del provvedimento notificato potrebbe far presagire una probabile estensione dello stesso anche ad altri no tav.
Il riferimeno è alla notte tra il 23 e il 24 luglio scorso quando centinaia di no tav e no nuke si mobilitarono contro il passaggio (segreto) del treno di scorie radioattive. Al compagno viene contestato il “tentativo di avvicinarsi alla sede dei binari per impedire il transito dei convogli ferroviari” (la natura del carico non viene precisata né vengono annesse prove concrete, si parla di una generica identificazione avvenuta quella notte!). Viene inoltre precisato che “quel gruppo di persone identificate era proveniente dal campeggio di Gravella di Chiomonte(TO), dove hanno preso vita le numerose azioni violente [...] che hanno determinato una situazione di grave allarme sociale e preoccupazione per la sicurezza pubblica di quel territorio”. La semplice provenienza dal campeggio è sufficiente a determinare la colpevolezza.
L’asfissiante presenza militare che da quasi un mese circonda il campeggio (senza riuscire ad intimidire nessuno) continua con l’emanazione di nuovi provvedimenti disciplinari contro i no tav. Ma non basteranno queste piccole mosse a fermare il movimento più in forma che mai, come dimostrano i fuochi della notte scorsa.

A sarà düra!

domenica 12 agosto 2012

Rivolta in un carcere a Ginevra

da contromaelstrom

Stamattina, 12 agosto 2012 molti media svizzeri hanno riportato questa notizia:

“Una rivolta è scoppiata ieri sera nel carcere di Champ-Dollon, a Ginevra: al termine della cena 40 detenuti hanno rifiutato di tornare nelle loro celle. La situazione è tornata alla normalità dopo circa due ore grazie all’intervento delle forze dell’ordine. Non vi sono feriti. I motivi della protesta sono da ricercare nelle sanzioni adottate nel pomeriggio nei confronti di due detenuti che avevano aggredito e ferito un altro prigioniero.
La direzione del carcere ha tentato invano di convincere i manifestanti a tornare nelle loro celle. Dopo aver giocato senza successo anche la carta dell’ultimatum, i responsabili della prigione sono dovuti ricorrere alle forze dell’ordine. La polizia cantonale si è presentata con un forte dispositivo: assieme al personale di sorveglianza è infine riuscita a prendere il controllo della situazione e a riportare gli ammutinati in cella”.

Stesse parole in tutte le agenzie e nei media (swiss.info, corriere del Ticino,info.rsi.ch,…). Chiaramente una velina del ministero.
Diversi erano i titoli: Sedata ribellione nel carcere di Ginevra,; Rivolta nel carcere di Champ-Dollon; 40 detenuti si rifiutano di rientrare in cella
Noi non sappiamo come è andata esattamente, dubitiamo della verità delle veline,  forse non si saprà mai il reale andamento dei fatti.

Ciò che sappiamo è che il carcere di Champ-Dollon a Ginevra è un “carcere preventivo” ha continue tensioni tra detenuti e custodia, a causa del sovraffollamento (615 detenuti per 375 posti) ed anche a causa della dura disciplina cui sono sottoposti i detenuti.

Il regolamento interno alla prigione è vecchio, risale al 1985. Inoltre quei pochi diritti dei detenuti, non vengono rispettati.

È un carcere in prevalenza per soggetti posti in “custodia cautelare”, ma anche condannati a pene detentive brevi, per i rei di delitti contro la PA, per i pregiudicati recidivi, per gli estradandi e per i minorenni.

LE CARCERI ESPLODONO!!!

AMNISTIA

LIBERE TUTTE E TUTTI

sabato 11 agosto 2012

Belgio-Gand - Nella notte del 6-7 agosto, siamo andati per le strade e abbiamo attaccato due edifici dipingendo messaggi di solidarietà in tutta la città.

Da http://actforfree.nostate.net/ trad. orizzontelibertario

Nella notte del 06-07 agosto, siamo andati per le strade di Gand (Belgio) in memoria di Mark Duggan e in solidarietà delle persone rimaste in carcere dopo la seguente insurrezione.  

Abbiamo attaccato due edifici e con vernice spray lasciato messaggi di solidarietà in tutta la città.  

Uno degli edifici è un centro amministrativo del "de Lijn", società che organizza il trasporto pubblico.   

Essi sono attivamente coinvolti nelle deportazioni, infatti oltre al loro compito di conducenti pubblici, detengono all'interno del mezzo di trasporto le persone senza documenti per poi consegnarle alla polizia.  
Per tutte le vite che distruggono, abbiamo rotto le vetrate del loro centro amministrativo e lanciato bombe di vernice. L'altro edifico è una banca che abbiamo imbrattato di vernice. Consideriamo le banche come il simbolo del capitalismo, quindi questa attacco non ha bisogno di molte spiegazioni, oltre i due edifici, parti della città sono state coperte di messaggi.


Het Belfius-kantoor in de Normaalschoolstraat werd beklad met lila, groene, gele en blauwe verf.
Tutto questo è stato fatto per amore, rabbia e solidarietà per le persone che sono ancora in carcere e per coloro che erano e saranno in futuro  fuori per le strade .

 FUOCO A TUTTE LE CARCERI FUOCO A TUTTE LE  FRONTIERE FUOCO  A TUTTE LE BANCHE!

BTW, non ci importa dei tuoi supertrams!
 

alcune individualità ;)

mercoledì 8 agosto 2012

Blitz dei Ros contro gli anarco-ambientalisti Trenta perquisizioni anche in Germania


da http://qn.quotidiano.net

Blitz dei carabinieri dei Ros a carico di 21 persone di un gruppo anarco-ambientalista ritenute responsabili di una serie di incendi e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo
Operazione dei carabinieri del Ros contro la FAI, Federazione Anarchica Informale
Operazione dei carabinieri del Ros contro la FAI, Federazione Anarchica Informale
Roma, 8 agosto 2012 - Dall’alba i carabinieri del Ros e dei Comandi Provinciali competenti stanno effettuando, in diverse regioni e in Germania, trenta perquisizioni personali e locali disposte dalla Procura della Repubblica di Bologna a carico di 21 persone ritenute responsabili di una serie di incendi e danneggiamenti aggravati dalla finalità di terrorismo.
Le indagini riguardano un gruppo di matrice anarco-ambientalista, impegnato da anni nell’ecologismo, contro la sperimentazione animale e l’attacco al sistema tecnologico e industriale.
 E’ stato individuato, in particolare, un nucleo organizzato a Bologna, collegato ad affini gruppi nazionali ed esteri, che ha fatto ricorso all’azione diretta con danneggiamenti a danno di aziende impegnate nei settori
della ricerca e della sperimentazione, della moda, dell’intermediazione finanziaria, delle banche, delle telecomunicazioni e del nucleare, quale mezzo di protesta antisistema.
Le perquisizioni hanno già consentito di sequestrare personal computer, materiale informatico e documentazione comprendente pubblicazioni, appunti, volantini e lettere, tra cui copie del manuale anarchico ‘Ad ognuno il suo - 1000 modi per sabotare questo mondo’, di vasta diffusione nel contesto anarco-insurrezionalista, dove si descrive con dovizia di particolari come costruire, assemblare e collocare un ordigno esplosivo, “difendersi” dai sistemi di intercettazione, sottrarsi alle indagini di polizia, condurre azioni di sabotaggio e liberare gli animali.
Lo stesso manuale, diffuso anche in internet, era stato rinvenuto nella disponibilita’ di Sergio Maria Stefani e Alessandro Settepani in occasione del loro arresto a Orte il 27 marzo 2008, mentre si apprestavano al danneggiamento di linea ferroviaria, mediante l’apposizione di ganci metallici sui cavi dell’alta tensione, con modalità  analoghe a quelle riscontrate in occasione del tentativo di danneggiamento della linea dell’alta velocita’ ferroviaria, il 16 luglio 2012 ad Anzola dell’Emilia.
Le indagini hanno riguardato, in primo luogo, un attentato incendiario ai danni del ristorante “Roadhouse Grill”
di Bologna
, del 12 dicembre 2010, realizzato con sfondamento di un vetrina e introduzione di due bottiglie incendiarie, che non hanno provocato danni al pavimento ed agli arredi del locale. L’azione veniva rivendicata sul sito www.finoallafine.Info, il 20.12.2010, con un comunicato di solidarieta’ ai tre detenuti in Svizzera “Billy”
(Bernasconi Luca), “Costa” (Ragusa Costantino) e “Silvia” (Guerini Silvia).
Il 26 marzo 2011 sono stati colpiti gli uffici della societa’ IBM Italia, utilizzando un rudimentale ordigno costituito da un fustino di acciaio inox contenente liquido infiammabile che non ha provocato danni alla centralina che gestisce l’alimentazione elettrica dell’immobile sede dell’azienda. Sulla parete del vano scale è stato
rinvenuto uno scritto di rivendicazione “ELF”, vergato con vernice color verde scuro, che ha orientato le indagini sulla matrice ambientalista radicale.
Successivamente, il 29 marzo 2011, quattro ordigni rudimentali realizzati dall’assemblaggio di taniche di plastica con liquido infiammabile e innesco formato da grossi petardi e scatole di fiammiferi collegati a una miccia hanno causato l’incendio di due cabine elettriche in via San Donato 50/4, sede degli uffici commerciali dell’ENI.La deflagrazione di tre di essi ha causato danni alle infrastrutture dello stabile, mentre il quarto e’ stato rinvenuto inesploso in prossimita’ di una finestra. Le cabine elettriche, invece, sono state incendiate con liquido infiammabile versato all’interno.
L’ultimo episodio ricostruito nell’ambito dell’operazione di oggi, denominata ‘Mangiafuoco’,risale al 21 luglio 2011 con l’incendio, all’interno di un capannone in Ozzano presso una sede distaccata del Dipartimento di Scienze degli Alimenti della facolta’ di Agraria dell’Universita’ di Bologna. Il rogo distrutto il capannone e il materiale custodito all’interno.
Nel corso di una prima ispezione nei locali sono state rinvenute tracce di liquido accelerante, che hanno consentito di ipotizzarne l’origine dolosa. L’azione e’ stata rivendicata il 20 marzo 2012 sul sito Informa-Azione da “Liberazione Animale”, ancora in solidarieta’ ai tre detenuti in Svizzera “Billy”, “Costa” e “Silvia”.
Alcuni degli indagati collocabili nell’’anarchismo verde’, frangia della galassia anarco-insurrezionalista, sono emersi anche nell’indagine ‘Ardire’, condotta dalla Procura della Repubblica di Perugia e dal Ros, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, il 13 giugno scorso, nei confronti di dieci indagati e la
perquisizione dei domicili, tra gli altri, di diversi anarchici emiliani. In particolare, nelle abitazioni di due di loro sono stati rinvenuti numerosi volantini, opuscoli e pubblicazioni di area anarchica, materiale informatico e corrispondenza con i citati detenuti in Svizzera.

martedì 7 agosto 2012

Sosteniamo Marina Cugnaschi condannata per gli scontri @ g8 di Genova

da  affinitalibertarie

Facciamo girare!
Copia/incolla/inoltra!
Sosteniamo Marina Cugnaschi, Compagna colpita dalla repressione, condannata a 11 anni & 9 mesi per gli scontri del G8 di Genova 2001
La Compagna Marina Cugnaschi ha bisogno del Nostro Sostegno, del Nostro affetto.
La Vita carceraria, come quella di fuori è molto cara
Se frequenti un gruppo politico, se hai una band musicale, se vivi o solamente frequenti un Centro Sociale o una casa occupata,organizzati con i tuoi Compagni e Compagne per creare un evento benefit a sostegno di Marina.
Per inviarle lettere e cartoline :
Marina Cugnaschi
c/o carcere di san vittore via Filangieri 2 20100- Milano
CODICE IBAN
per sostegno spese carcerarie e detenzione di Marina Cugnaschi
intestato a
Valli Massimiliano
IT04U0100501660000000000594
dichiarazione di Marina
Dichiarazione in aula della compagna Marina prima che la corte genovese la condannasse ad 11 anni per i fatti del luglio 2001 durante le contestazioni del G8
Premetto che in quanto anarchica non riconosco come mio interlocutore l’apparato giudiziario, organo dello stato la cui unica funzione consiste nell’essenziale protezione delle classi sociali privilegiate e nella difesa della proprietà privata.
Quindi, con la seguente dichiarazione, principalmente indirizzata all’esterno di questo edificio, colgo l’occasione per rivolgermi a tutti coloro che possiedono i requisiti per poter comprendere le mie parole.
Desidero rivolgermi alle classi subalterne, a coloro che subiscono la condizione alienante di sfruttati e oppressi dall’avanzato e moderno sistema capitalista, sempre più spietato ed escludente.
Premetto altresì che nulla ho da chiarire circa la mia condotta, le mie convinzioni e le mie scelte politiche, tanto meno intendo chiedere clemenza ai signori della corte.
La natura squisitamente politica di questo procedimento penale impone una netta presa di posizione, alla luce soprattutto degli innumerevoli tentativi da parte della magistratura e della stampa di screditare e spoliticizzare davanti all’opinione pubblica gli imputati di questo processo.
Soggetti che loro malgrado sono incappati negli ingranaggi della giustizia borghese e fatti figurare in certi casi come un branco di violenti teppisti, in altri come un’orda di barbari scesi nelle strade di Genova con il preciso intento di devastarla e saccheggiarla.
No signori, intanto l’accusa di devastazione e saccheggio la rinvio direttamente al mittente poiché offensiva e poiché non fa parte del mio bagaglio storico politico.
La classe sociale a cui appartengo è colma fino all’orlo di ingiustizie, soprusi e umiliazioni inflitte dai padroni.
Ed è proprio nel santuario della democratica inquisizione dove viene sistematicamente perpetuata l’ingiustizia sociale, in cui tengo a precisare e ribadire la mia ferma opposizione ad ogni forma di dominio, all’ineguaglianza sociale, allo sfruttamento.
E seppur cosciente che come nemica della vostra classe mi si infliggerà una pena severa poiché portatrice di principi malsani assolutamente in contrasto con l’ordine costituito, vi comunico che personalmente come lavoratrice salariata ho avuto modo di conoscere i veri devastatori e saccheggiatori.
Risiedono nei palazzi di lusso o del potere, sono i padroni, i capi di stato, insomma tutta la classe dirigente di questo sistema infame.
Un’esigua percentuale di individui su questa terra che in nome del profitto, del prestigio e del potere assoluto depredano e saccheggiano l’intero pianeta.
Costringono alla fame ed alla povertà milioni di persone, sia nel sud del mondo che nell’Occidente, sfruttano gli operai sul posto di lavoro fino a renderli schiavi, di conseguenza sono i diretti responsabili delle morti bianche, un vero e proprio stillicidio.
Seppelliscono nelle patrie galere tutti coloro i quali sono costretti a vivere ai margini di questa società opulenta.
Combattono guerre siano esse umanitarie o di conquista poco importa, sterminando intere popolazioni, devastando interi paesi e saccheggiando le loro risorse. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
Contro tutto ciò è necessario lottare, è necessario porre una strenua opposizione alla dittatura capitalista.
Per quanto mi riguarda è stato questo il senso delle mobilitazioni di lotta antimperialista e anticapitalista a Genova nel 2001, non tanto perché lo ritenei un evento politico unico nella vita degli sfruttati determinato dalla presenza dei padroni della terra, dai quali elemosinare qualche briciola caduta dai loro sontuosi banchetti; lo feci in continuità con un percorso politico già intrapreso, animato dalla forte esigenza di trasformare radicalmente un modello sociale fondato sulla sopraffazione. Lo stesso motivo che mi spinge tuttora a partecipare a momenti di lotta costruiti dal basso, situazioni meno spettacolari e che meno interessano alle telecamere del potere mediatico, ma sicuramente autentici.
A Genova nel 2001 con molta determinazione è stato riaffermato un principio fondamentale, attraverso la riappropriazione di uno spazio urbano negato e reso inaccessibile dall’imponente presenza militare per impedire ogni forma di disapprovazione ai rappresentanti del dominio.
Nessuna sentenza potra’ riscrivere la storia di quei giorni. carlo continuera’ a vivere tutti i giorni nelle nostre lotte.
–
autoproduzioni fenix! Ascolta Radio BlackOut

lunedì 6 agosto 2012

Grecia: scontri tra polizia e il movimento contro la miniera d'oro

da infoaut.org


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Aggiornamento delle 18:20: I manifestanti sono riusciti a raggiungere l'albero in cima al monte come annunciato. Tra gas lacrimigeni CS, pallottole di gomma e provocazioni poliziesche il corteo inizia lentamente a tornare a valle

“Noi abitanti della zona di Ierissos riuniti nell'assemblea popolare di martedì 31 luglio abbiamo deciso che scaleremo il monte Kakavos per difendere i boschi, l'acqua e la nostra vita”.
Ed oggi 5 agosto la scalata è iniziata al grido di “si parla di utili e di perdite, noi parliamo di vite umane!”. E' una della manifestazioni organizzate dal movimento NO Gold Mining che da anni nella penisola delle Calcidi si batte contro il progetto della Hellas Gold, agenzia satellite della canadese Eldorado Gold. Comprare le montagne, sottrarre le terre alla popolazione, devastare i boschi, inquinarne le acque e costruire una grande miniera d'oro è l'obiettivo che la Eldorado Gold (un nome un programma!) è determinata ad ottenere anche in barba alle flebili resistenze della legislazione locale e nazionale. La strategia politica è: “la miniera d'oro porterà lavoro!”, ma lo slogan non ha sortito l'effetto sperato: nessun consenso da queste parti ad un progetto che letteralmente ti ammazza di lavoro.
Per contrastare le resistenze della popolazione, che mai creduto alle promesse dell'azienda canadese rispondendogli sempre con un secco “NO!”, è iniziata la battaglia sia legale che... militare. La strategia dell'azienda è farsi concedere e sequestrare ettari di territorio per realizzare dei così detti sondaggi tenico-scientifici, militarizzarli anche con squadre di sicurezza privata e lentamente accaparrarsi porzioni di montagna. Il movimento NO Gold Mining ha fin da subito denunciato la strategia utilizzata dall'impresa e dall'indotto di speculatori organizzando diverse manifestazioni, assemblee e momenti di contro-informazione che con il tempo hanno reso il movimento una determinata resistenza popolare che vive anche grazie al sostegno della solidarietà di parte della società greca. Oggi il movimento con la2_22-preview scalata del monte era determinato a mostrare alle autorità che militarizzano le montagne della regione e all'impresa Hellas Gold che quelle sono terre che non gli appartengono... e così è stato! In tantissimi fin dalle prime ore della mattina si sono radunati a valle e poi hanno iniziato la lunga marcia scandendo slogan ed esponendo striscioni. Intorno alle 13h e a pochi metri dalle istallazioni per i sondaggi, diverse decine di poliziotti in assetto antisommossa hanno iniziato a sparare lacrimogeni CS. L'aria divenuta subito irrespirabile non ha impedito ai manifestanti di continuare la marcia rallentata dagli incendi provocati poreia_2dai candelotti lanciati anche dentro i boschi, e domati dai No Gold Mining. Davanti alla determinazione della manifestazione la polizia non ha esitato a sparare anche bombe assordanti e per la prima volta nella storia della Grecia sono stati utilizzati proiettili di plastica. Mentre i No Gold Mining si stanno ricompattando emerge chiaro e netto dalle Montagne delle Calcidi il rifiuto più intransigente di abbandonare il proprio territorio alla speculazione e alla devastazione ambientale; al ritornello del “la miniera d'oro porta lavoro!” qui non ci crede nessuno... e c'è da riconoscerlo che nella Grecia in crisi è già una straordinaria vittoria e una miniera di lotte e resistenze sociali per il futuro.

Su twitter @fulviomassa

domenica 5 agosto 2012

Occupazione del consolato francese a Bruxelles: Giustizia per Mohamed Nureddin basta omicidi di frontiera!

Da actforfree.nostate.  trad. orizzontelibertario.


Il nostro amico e compagno, Noureddin Mohamed, è morto nel centro di Calais nelle prime ore di Sabato 7 Luglio 2012. Nureddin 28 anni. Originario del Nord Darfur, Sudan, era stato a Calais per più di quattro anni. Egli era ben conosciuto e amato a Calais, e lascia molti amici in lutto. E' morto  a soli circa 200 metri dalla Sub-Prefettura (ufficio governativo) dove gli era stato recentemente concesso un permesso di soggiorno in Francia come rifugiato.

Quella notte, Nureddin era stato con un gruppo di amici nel centro della città. Ma in una notte normale, in Calais, se sei nero o hai un aspetto da "straniero", vivi un costante pericolo di molestie e aggressioni da parte della polizia. A Calais, la CRS, ( Compagnies Républicaines de Sécurité ), pattuglia le strade giorno e notte con ordini specifici di fermare chi si presenta come un migrante, e di arrestare chiunque non possa mostrare dei validi documenti.  Nonostante una recente sentenza della Corte d'appello contro tale polizia razzista, non è cambiato nulla.

Come raccontano gli amici di Nureddin, una volta lasciato un bar vicino alla strada principale Rue Royale, sono stati nuovamente fermati aggressivamente dalla polizia. Pochi minuti dopo era morto. Alle 3:30, il suo corpo fu trascinato fuori del canale.

 Noi non crediamo che la sua morte è stato un incidente. E non crediamo alla versione ufficiale, diffusa a pappagallo dalla stampa locale. Secondo la polizia, Nureddin ha rubato un telefono cellulare ad una donna, i suoi amici lo hanno inseguito, e Nureddin saltò nel canale dove è annegato.  Nureddin non era un ladro, e non aveva mai fatto nulla di simile e ne si può credere che egli sia semplicemente "saltato". La polizia non hanno fornito alcuna prova della loro storia, se non la parola delle tre persone che si suppone abbiano inseguito Nureddin.

Gli  Attacchi razzisti contro i migranti sono fin troppo comuni a Calais, a volte da parte di gruppi fascisti locali, così come dagli stessi poliziotti. Qualunque cosa sia accaduta quella notte, la morte Nureddin merita un'indagine adeguata. Invece, il caso è stato chiuso immediatamente, e la polizia si sono rifiutati di eseguire l'autopsia. Mercoledì 11 luglio, lo zio Nureddin ha presentato una richiesta ufficiale al pubblico ministero di indagine contro gli ignoti per omicidio. Secondo il legale, questa domanda significa che le autorità dovrebbero ora eseguire l'autopsia e riaprire l'inchiesta. Non vi è stata alcuna risposta ufficiale.

La  Storia di Nureddin solleva tristi parallelismi con la morte di un giovane eritreo, Ismael, il cui corpo è stato trovato sul fondo di un altro canale il 22 dicembre. La polizia ha immediatamente chiuso il caso, additandolo come  suicidio, senza alcuna evidenza di questa conclusione. Dal 2002 oltre 100 migranti sono morte in Calais a causa della violenza  del regime e, rendendo la storia Nureddin è ben lungi dall'essere l'unica. Non vi è alcun conteggio accurato di quanti migranti sono morti a Calais, le loro morte sono state ignorate, i fatti coperti  o del tutto non dichiarati.

 Ogni giorno della settimana dopo la morte di Nureddin, gli amici, la famiglia, e i loro sostenitori hanno tenuto manifestazioni per chiedere giustizia. Martedì 10 luglio circa 60 persone - non solo del Sudan, ma  afgani, eritrea, francesi, e altri - hanno dimostrato al di fuori della stazione di polizia centrale. Sono stati accolti da una dimostrazione di forza di cui circa 20 poliziotti in tenuta antisommossa CRS, con le pistole flashball, che bloccate tutte le strade intorno alle zone, dato che le persone stavano uscendo.  Lasciandoli poi andare con un ultima provocazione infatti uno degli ufficiali della polizia dopo disse "fate attenzione a non cadere in acqua". Finchè gli omicidi non saranno confermati o comunque indagati, sarà aperta la caccia ai migranti. Perchè i poliziotti di Calais sanno di poter molestare continuamente i migranti con l'appoggio delle istituzioni.


Imperterriti, il giorno successivo i membri  della comunità del Darfur da Parigi e dal Belgio sono andati a unirsi a un'altra manifestazione davanti al municipio. Portavano cartelli con le immagini di Nureddin, chiedendo "Vogliamo conoscere la ragione per la morte di nostro fratello." La mobilitazione continua, e le dimostrazioni di solidarietà si sono succedute a Londra, Berlino e Düsseldorf, in Germania, dove 12 attivisti No Borders hanno occupato il consolato francese, mentre fuori si teneva la dimostrazione di un gruppo di oltre 35 persone con un band di samba locale. L'occupazione e la dimostrazione sono finite dopo 4 ore. 

 Chiediamo per le azioni internazionali e la solidarietà per il nostro amico caduto.

 Jusitce per Nureddin Mohammed! Non dimenticate mai! Nessun perdono !




 

venerdì 3 agosto 2012

Avanza pesante il processo alle PussyRiot, oggi sospeso per un allarme bomba

da baruda.


Il processo alle PussyRiot s’è aperto lunedì scorso,
pesante, politico, surreale.
Si parla di una richiesta di 7 anni di carcere, per teppismo aggravato da odio religioso: tre donne, due giovani madri,
una performance sul sagrato di una cattedrale e il carcere già da 5 mesi.
Ieri in aula sono arrivate in ambulanza,
ridotte non molto bene.  Hanno da subito denunciato le condizioni che vivono da quando è iniziato il processo.
Si esce alle 5 di mattina dalla cella della prigione, verso le celle del tribunale…il ritorno non è mai prima delle 23: ma non c’è accesso a cibo nè ad acqua. Hanno dichiarato di non riuscire a sostenere fisicamente il processo in questi termini, ma la risposta -immediata- è stata una puntura di zuccheri e la dichiarazione che ‘ va tutto bene, stanno bene, si può andare avanti’.
Oggi è stato sospeso per un allarme bomba, che poi non è mai stata trovata.
Sarà un lungo processo, al quale le imputate non potranno partecipare a piede libero: il carcere preventivo andrà avanti almeno altri 6 mesi.
Manteniamo alta l’attenzione su questo processo,
processo politico nei confronti di una mobilitazione anti-Putin.
FREE PUSSY RIOT!
FREE ALL POLITICAL PRISONERS!
FREE ALL!
Leggi: Free PussyRiot
Inizia il processo

mercoledì 1 agosto 2012

Tomo – Sulle mie scelte antigiuridiche

da parolearmate

Scrivo queste righe dal momento che voglio specificare ed approfondire le mie scelte nell’ambito del contrasto dicotomico giuridismo/antigiuridismo nel contesto dell’operazione denominata “Ardire” che, per riassumere, ha visto ordini di custodia cautelare per 10 persone in italia, germania e svizzera e l’apertura di indagini nei confronti di 24 persone per terrorismo internazionale, in riferimento alla Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale.
In quest’inchiesta, ho deciso, così come hanno fatto Federico Buono e Maurizio De mone (redazione delle Edizioni Cerbero), di non avvalermi di alcuna difesa legale, di qualunque stampo essa sia (tecnica o altro), in quanto, come anarchico individualista-egoista, rifiuto qualsiasi tipo di imposizione/ordine/gerarchia, e per questo non riconosco in alcun modo l’autorità giudiziaria, i suoi processi ed i suoi meccanismi, rivendicando così la mia potenza individuale che vorrebbero frantumata.
Questo agire è la non-via di fuoco che ho approfondito in quest’ultimo anno (e che mi accingo a sperimentare), con individui che considero affini, che vanno da Federico e Maurizio coi quali ho discusso spesso riguardo a questo muoversi, fino ai/alla compagni/a e fratelli/sorella imprigionati/a della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, che hanno sempre rivendicato il loro rifiuto al meccanismo giuridico e processuale; una scelta che entra in contrasto quindi con quelle intraprese dai/dalla compagni/a Stefano, Elisa e Giuseppe, che hanno scelto di intraprendere la via della difesa legale (i primi due scegliendo una difesa tecnica). Una decisione, dunque, atta a mantenere il mio essere individuo di fronte alla spersonalizzazione ed alla “dirittificazione” (ovvero passare dall’essere individuo all’essere diritto) perpetrata dalla macchina giuridica (difesa legale compresa), in quanto, dal mio punto di vista, con una scelta contraria alla mia:
1) Si riconosce l’autorità giudiziaria, coi suoi labirintici codici e regole;
2) Si consente di farsi rappresentare (quindi delegarsi) da qualcun altro (in questo caso un avvocato);
3) Si accetta l’essere trasformati, come scrivevo prima, da individui a diritti, a spettacolari “giri di parole”, a fantasmi fatti di cavilli e commi;
4) Si utilizzano strumenti che, è bene ricordarlo, sono concessi dal nemico.
Non ho alcuna intenzione di chiedere scusa o di giustificarmi per alcunché, non sono interessato a dimostrare nulla (dualismo innocenza/colpevolezza) ai miei nemici, non voglio parlare, come ha fatto il compagno Marco Camenisch, di montatura o di manovre “illegali” da parte di sbirri ed accusatori (non penso infatti che ci si debba aspettare, né si debba esigere alcuna grazia da questi scarti umani, vorrebbe dire che il nostro conflitto con questi si è spento. Non a caso Olga, sorella imprigionata della CCF, col suo continuo rifiuto alle loro logiche, ha passato ben 53 giorni in isolamento) in quanto si rientra sempre nell’ambito giuridico che io non riconosco e nego in quanto individualista-egoista anarchico antiautoritario, né sono disposto a farmi sacrificare sull’altare dei loro tribunali, che trovo belli solo quando vengono dati alle fiamme.
La pratica dell’azione diretta, sia rivendicata come FAI/FRI o no, è ciò che scalda il mio cuore e che diffonde la luce nera del caos nel grigiore di queste vite e di queste città piene di cadaveri che hanno perso ogni capacità di sensazione. È ciò che mi scuote di brividi di piacere e mi fa pervadere da una sensazione di immensa gioia iconoclasta. Sapere che indomiti individui e compagni fanno saltare in aria assieme a banche, corti, galere, uffici-gabbie, agenzie, scuole e via dicendo, la statica pace sociale che offre una vita artificiale fatta di cemento e di noia, o che, incuranti delle conseguenze, decidono di azzoppare un pezzo di merda, è qualcosa che fa ribollire nelle mie vene il fuoco della nuova anarchia, che fa sbocciare in me il fiore maledetto della distruzione; e voglio che si sappia che questi gesti trovano e troveranno sempre in me un complice appoggio e la totale approvazione.
Ho già respirato l’aria pesante dei loro commissariati e pure quella dei loro tribunali (anche se, in questi ultimi, non come soggetto indagato) e fin da subito è percepibile l’atmosfera e l’“odore di soporifera redenzione” (Federico Buono – Nelle celle della Redenzione, Vertice Abisso n°2, pagina 4). Cosa significa questo?
Significa che, sin dall’attraversamento della soglia di questi luoghi, immersi in staticità in sospensione, si attua la spersonalizzazione, la de-individuazione, la redenzione di chiunque vi entri.
Vieni scomposto, sezionato all’interno delle loro aule, perdi la tua unicità, ogni gesto si fa meccanico, rimani sospeso nel limbo di un’immobilità alienante. Questo fino a che non si nega tutto ciò.
Dunque, con la mia decisione io sperimento la negazione del loro diritto, del loro giudizio, rifiuto di farmi de-comporre da difese o da accuse.
Io piscio su ogni codice penale, sputo su di voi e sulla vostra giustizia e le vostre accuse per me sono la riprova che ho colto nel segno.
Io ho fatto scelte ben precise, che sono quelle della diffusione del dibattito anarchico d’azione e di una vita di attacco contro l’ordine e la società, e me le rivendico tutte, a prescindere dalle conseguenze che questo può comportare.
Voglio inoltre reiterare tutto il mio disprezzo ed il mio essere nemico nei confronti di quei patetici anarchici della FAItaliana, inutili rifiuti, stronzi infami che hanno il coraggio di dissociarsi e poi di gettare qua e là briciole di solidarietà (sempre specificando però che loro non c’entrano niente).
Con i vostri discorsi muti riempite le ore in stupide assemblee piene di fantocci, fate i pagliacci per strada un paio di volte l’anno e fate a gara per rimanere il più lontano possibile dall’azione, fregiandovi di chissà quali incredibili imprese a fianco della massa, del popolo, quello che esulta se dei compagni d’azione vengono incarcerati.
Vomito addosso a voi tutto il mio odio.
“L’unica cosa certa è che la vita non può esser vissuta con suppliche e preghiere. C’è bisogno che le nostre mani afferrino il fuoco, i nostri occhi fissino attentamente il caos ed i nostri cuori palpitino al ritmo della distruzione anarchica e dell’esistenza selvaggia.”
CCF
PER LA DIFFUSIONE DEL NICHILISMO D’AZIONE E DEL DIBATTITO INSURREZIONALE-RIVOLUZIONARIO INDIVIDUALISTA ANARCHICO
PER LA PROPAGAZIONE DEL FUOCO NERO E DELLA PROPAGANDA COL FATTO
PER LA DISTRUZIONE DELLA SOCIETA’ E DEI SUOI PILASTRI
NESSUNA COMPASSIONE PER “SCHIAVI” E “PADRONI”
VIVA IL FUOCO DELLA NUOVA ANARCHIA!
Tomo, rivoluzionario nichilista-individualista anarchico, dal Mio Nulla.

Olimpiadi. La ginnastica di guerra di De Coubertin

da anarresinfo

A Londra sono in pieno svolgimento le Olimpiadi: le cronache parlano di gare e medaglie in un’orgia di esaltazione nazionalista in chiave “sportiva”.
Ma c’è l’altra faccia della medaglia, quella della repressione e del controllo, che stringono in una morsa la capitale britannica.
In perfetta sintonia con l’autentico “spirito olimpico” di Pierre De Coubertin.
Ne abbiamo parlato con Robertino, autore di un articolo sul settimanale “Umanità Nova” di cui vi riportiamo alcuni stralci.
Ascolta l’intervista
Scarica l’audio
La capitale britannica è reduce da un 2011 che il quotidiano The Guardian ha definito “l’anno più caldo della storia londinese dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”, riferendosi ai cortei studenteschi e sindacali che ne hanno attraversato incessantemente le strade, alle acampadas di Occupy London e ai violenti riot dello scorso agosto. Il governo Cameron e l’amministrazione cittadina hanno allestito un’enorme macchina repressiva contro i guastafeste. Il dispiegamento di forze dell’ordine coinvolge più di 30 mila persone, di cui 7500 militari, con la città sorvegliata da elicotteri modello killer egg (già usati nella guerra in Somalia del 1993 e resi famosi dal film Black Hawk Down), missili terra-aria sui tetti, cani antiesplosivo, mezzi anfibi e fregate da guerra a spasso per il Tamigi, jet militari pronti a partire.
La polizia ha introdotto inoltre nuove misure cautelari, come l’Asbo (una specie del nostro Daspo per gli ultras) che vieterebbe l’accesso agli impianti sportivi del Villaggio Olimpico ed alle grandi cerimonie ospitate a Londra.
Il primo a fare le spese dell’Olympic Asbo è stato (già ad aprile) Simon Moore, un militante anarchico che aveva partecipato alla protesta contro la costruzione di un impianto olimpico nell’est della città. Il provvedimento gli vieta anche di trovarsi vicino a eventi di importanza nazionale come il giubileo di diamante della regina e l’apertura ufficiale del Parlamento, con la minaccia di finire direttamente al carcere in caso di inosservanza del divieto.
Nel frattempo, è scattata anche l’operazione decoro. Sono state allestiti dei grandi tendoni dentro i quali saranno alloggiati senzatetto, ubriachi e tossicodipendenti ed anche se la prostituzione non è reato in Gran Bretagna, le retate contro le lavoratrici del sesso nelle zone del villaggio olimpico vanno avanti ormai da settimane. Insomma, di tutto e di più per non disturbare il sacro Spirito Olimpico… Ma davvero lo Spirito Olimpico è così meritevole?
Le Olimpiadi nacquero nell’antica Grecia nel 776 a.C. e si tenevano ogni quattro anni nella città di Olimpia, dove continuarono a tenersi regolarmente per oltre dieci secoli per essere infine messe fuorilegge nel 393 d.C. dall’imperatore Teodosio I, assieme al Vescovo di Milano Ambrogio, dopo che il Cristianesimo era diventato la religione ufficiale dell’Impero Romano e i Giochi olimpici visti come una festa “pagana”. Fino a quando la Grecia non cadde sotto il dominio romano ed i Giochi non furono aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli, la partecipazione era riservata a greci maschi liberi, che potessero vantare antenati greci (anche se si consideravano giochi “internazionali” poiché i partecipanti provenivano dalle varie città stato elleniche ed anche dalle colonie). Naturalmente, la necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti permetteva solo ai membri delle famiglie più ricche di prendere in considerazione la partecipazione, ma i Giochi erano molto popolari tra i più poveri, dato che per tutta la loro durata venivano sospese le ostilità in tutta la Grecia durante la tregua chiamata Ekecheiria. Dopo quasi 15 secoli di interruzione, nel 1896 Pierre de Coubertin organizzò le Olimpiadi di Atene cambiando una serie di regole (potevano partecipare atleti di tutto il mondo, le olimpiadi si svolgevano in nazioni sempre diverse e dal 1900 avrebbero potuto partecipare anche le donne). Il barone Coubertin presentò il proprio progetto di resuscitare i giochi olimpici nel giugno del 1894, a Parigi, nel corso di un congresso di educazione fisica nel quale ci si sforzava di definire il concetto di «amatoriale». Coubertin era un politico estremamente nazionalista e interessato principalmente a questioni di pedagogia che contemplava con rabbia e dispiacere la decrepitezza e il degrado della capacità bellica francese, effetto della mancanza di addestramento e di capacità militari tra le truppe di leva. Nella stampa dell’epoca esisteva una vecchia formula, che diceva: «Waterloo non è stata conquistata sul campo di battaglia, ma sui campi sportivi di Eton». “L’educazione fisica della potente classe dirigente inglese aveva deciso le sorti della guerra,” ha scritto il saggista svedese Olov Enquist, “ più Coubertin rifletteva, più tutto questo gli pareva vero. La chiave della rivoluzione pedagogica si trovava proprio nella tradizione sportiva anglosassone. I francesi dovevano cominciare a fare altrettanto, praticando lo sport, per diventare imperialisti altrettanto valorosi. Coubertin (…) di fronte alle sempre più pressanti rivendicazioni rivoluzionarie della classe operaia pensava che sarebbe stato necessario offrire alla classe dei lavoratori nuove forme di rito, una specie di religione secolarizzata. Questa religione profana mondiale doveva servire a neutralizzare l’energia politica delle masse”. I primi Giochi si rivelarono un successo, ma i Giochi del 1900 (nella Parigi di de Coubertin) e del 1904 (a St. Louis) vennero inghiottiti dalle fiere internazionali all’interno delle quali si svolgevano, e ricevettero poca attenzione.
De Cubertin, comunque, non si perse d’animo e nel 1919, terminava la carneficina della Prima guerra mondiale, scrisse al Comitato internazionale olimpico: «Fatti recenti impongono nuove considerazioni. Lo sport è oramai l’ideale dei vincitori. È lo sport che ha permesso a Stati Uniti e Inghilterra le magnifiche improvvisazioni, e l’organizzazione di eserciti che non ci aspettavamo, prontissimi a prendere le armi. Dopo avere forgiato soldati tanto straordinari, l’atletismo ha saputo mantenere alto il loro valore nel combattimento, attenuando le loro sofferenze». Come dice Enquist, “ecco come si presentava l’idea olimpica, nuda, fredda, e corrotta. Lo sport come mezzo per ingrossare le fila degli eserciti, un mezzo di educazione paramilitare”. Le Olimpiadi degli anni Venti furono un crescente successo come partecipazione ed interesse del pubblico, ma il vero trionfo internazionale furono le olimpiadi del 1936 di Berlino. Il regime nazista in quella occasione mise in piedi una dimostrazione efficacissima, un rituale gigantesco che realizzava il sogno di De Coubertin dello sport come culto che legittima lo Stato e il sistema economico sulla base della loro efficacia. I giochi diedero grande prestigio a Hitler, anche perché fu proprio in occasione delle Olimpiadi del ’36 che i nazisti inaugurarono le prime trasmissioni televisive della Storia.
Da allora TV e Olimpiadi sono una sorta di binomio inscindibile che ogni 4 anni diffonde quello spirito olimpico che è fatto di religione della sottomissione ed educazione paramilitare di massa.

martedì 31 luglio 2012

No Tav. Altre denunce e obblighi di dimora

da anarresinfo

Martedì 31 luglio. Con puntualità e precisione sono stati recapitati 12 avvisi di garanzia con tanto di misure restrittive della libertà a 12 No Tav. Questa mattina all’alba la digos ha prelevato dal campeggio Max / Obelix e gli ha notificato l’obbligo di dimora a Torino, stessa sorte toccata a Giorgio cui, oltre al domicilio coatto a Bussoleno, è stato imposto il coprifuoco notturno. Ad altri cinque No Tav è stato notificato il divieto di ingresso a Chiomonte. Il pubblico ministero aveva chiesto che fossero arrestati, ma il Gip ha preferito misure restrittive più lievi.
Tutti e 12 sono accusati di resistenza, lesioni e violenza a pubblico ufficiale per la giornata di lotta alle reti dell’8 dicembre scorso. Una giornata durissima per i No Tav che scelsero di andare in Clarea.
Gli uomini in divisa ebbero ordine di colpire e fare male: ci furono numerosissimi feriti di cui tre molto gravi. Un No Tav padovano ci ha rimesso un occhio, uno di Venaus ha perso l’udito da un orecchio, dopo essere stato a lungo in prognosi riservata.
Oggi sono arrivati i nuovi pacchi dono della Procura. Non sono i primi, non saranno certo gli ultimi, poiché le veline dei giornali da tempo annunciano nuovi provvedimenti per le occupazioni dell’autostrada di quello stesso 8 dicembre e dello scorso fine febbraio.
La Procura torinese continua nel suo lavoro di cane da guardia del partito trasversale degli affari. Abbaiano e azzannano ma il movimento non si tira indietro. Anzi. La marcia di sabato scorso è stata la miglior risposta a chi pensa che denunce, restrizioni, fogli di via, botte possano spaventare i No Tav.
Sempre più gente sta imparando cosa sia la democrazia reale. Sempre più gente pratica la politica del basso, in autonomia dall’istituito, nella consapevolezza che la libertà non si mendica ma si conquista. Pezzo per pezzo.

lunedì 30 luglio 2012

1-10 Agosto 2012: Richiamo di Contra Info per azioni di propaganda contro la repressione

da it.contrainfo.


Facciamo un richiamo per dieci giorni di azioni di propaganda, in più posti possibili, con l’obiettivo di promuovere le lotte che sono più o meno note, ma nello stesso tempo del tutto sconosciute a molte persone. Gli individui oppure gli gruppi che desiderano partecipare a questi dieci giorni sceglieranno le tematiche ed i mezzi secondo i propri criteri e dinamiche, per il rafforzamento della solidarietà internazionale e reciproca.
Suggeriamo principalmente di uscire per le strade, dipingere slogan ed alzare striscioni di solidarietà con i casi che riteniamo siano importanti e devono essere resi noti. Lo abbiamo fatto ad Atene nei mesi scorsi, così come l’avete fatto anche voi, in diverse occasioni. Ma dobbiamo fare un passo ulteriore ed effettuare tali azioni simultaneamente a livello europeo e, se possibile, anche al di fuori. Alcuni/e di noi siamo nel Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Serbia, Portogallo, Grecia, ma anche in America, quindi da un’azione semplice potrebbe uscire qualcosa di bello. Per quei compagni che siano soli nei luoghi in cui vivono, potrebbe sembrare difficile…ma tutto ciò che serve è una tela, vernice o spray ed una buona posizione per appendere lo striscione. Ovunque voi siate, chiamate i vostri compagni e fattevi avanti.
Dal 1° al 10 Agosto, possiamo mettere striscioni, attaccare manifesti, buttare volantini, scrivere slogan sui muri, o effettuare qualsiasi altra azione che incoraggi la diffusione del dibattito anarchico/libertario al di là dei confini statali e linguistici. Quindi, non vediamo l’ora di ricevere e diffondere materiale fotografico oppure scritto da azioni di compagni, ovunque esse siano fatte.
Nei primi di Agosto, coordiniamo i nostri sforzi e solleviamo la testa contro la repressione e la società delle carceri, contro gli Stati ed i loro confini, contro il Capitale ed i suoi profitti. Possiamo essere molti e molte. Possiamo essere ovunque.
Verso una guerriglia informativa…
Rete di traduzione contro-informativa Contrainfo.espiv.net

martedì 17 luglio 2012

Operazioni mediatiche e lo spettro del “terrorismo”

da http://www.osservatoriorepressione.org

Nelle scorse settimane, una operazione "antiterrorismo" ha portato all'arresto di dieci persone, oltre a 40 perquisizioni con 24 indagati. Si è parlato di anarco ed eco terrorismo, di arresti contro mandanti ed esecutori del ferimento del Manager Ansaldo Adinolfi, appunto si è parlato perché non esistono prove a carico degli arrestati ed i rapporti di amicizia e di solidarietà, la comune militanza in gruppi e collettivi viene trasformata semplicemente in partecipazione a banda armata.
Copioni di politca emergenziale già visti, che hanno portato all'arresto di tanti militanti negli ultimi 30 anni, ad arresti e perquisizioni, alla messa all'indice di tanti e tante che hanno pagato con il carcere, con lal'isolamento sociale e con la perdita del lavoro le proprie scelte politiche e sociali di opposizione alla distruzione dei territori, hanno pagato per l' opposizione ai padroni nei luoghi di lavoro.
Basti ricordare l'operazione condotta dopo il G8 di Genova contro il Sud Ribelle e da poco conclusa con l'assoluzione di tutti gli imputati, nonostante questi compagni e compagne siano stati incarcerati, perseguiti per anni senza prove, "rei" solo di avere costruito un'area sociale e politica attiva in difesa del diritto all'abitare, di opposizione alle speculazioni immobiliari e a quell'intreccio tra interessi malavitosi e politica che nel sud attraversa istituzioni e aziende.
L'operazione di Giugno è stata effettuata dal famigerato ROS, Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri a capo del quale si trova quel Generale Giampaolo Ganzer, già condannato a una pena di 14 anni per spaccio internazionale di stupefacenti e prescritto, per scadenza termini, per altri gravi reati.
La condanna di Ganzer è avvenuta per fatti sui quali lo Stato non intede fare luce, a dimostrare che sulle operazioni illegali condotte da questi presunti servitori dello Stato per conto dello stesso non si debba aprire alcuna discussione (ricordiamo le torture inflitte ai detenuti politici negli anni settanta e ottanta, denunciate in quegli anni costarono il carcere ai giornalisti), e gli agenti condannati per i fatti della Diaz, o per omicidio come avvenuto in alcuni processi, sono sempre al loro posto, a reprimere e a controllare le vite di tutti/e.
La pm dott.ssa Comodi e il generale Ganzer si resero protagonisti, nel 2007, dell'operazione Brushwood, poi rivelatasi una colossale montatura.

E' innegabile che le manovre repressive siano costruite ad arte ogni qual volta la criminalizzazione delle lotte sociali e lo smantellamento di aree politiche si rendono utili per deviare l'attenzione generale dalla miseria crescente e dalle politiche di tagli a danno del popolo.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutte le persone colpite dall'ondata repressiva del 13 giugno come esprimiamo solidarietà ai quasi 90 attivisti fiorentini sotto processo per avere difeso il diritto allo studio, essersi opposti alla riforma Gelmini, al fascismo e all’apertura di Casapound; al razzismo e all’apertura dei CIE.
La sentenza della Cassazione del 13 luglio sui fatti di Genova mostra ancora una volta il vero volto della democrazia borghese: colpendo con condanne pesantissime la resistenza alla repressione di Stato attuata nel luglio 2001.Denunciamo l'applicazione della peggiore legislazione emergenziale contro l'opposizione sociale e politica, con condanne classificate come ostative a qualunque misura alternativa; si condanna fino a 14 anni di carcere per episodi di danneggiamento di oggetti nel corso degli incidenti a seguito delle cariche di Polizia e Carabinieri, mentre la stessa "giustizia" censura con condanne simboliche (e nessuna pena effettiva) reati riconosciuti gravissimi, per le violenze sulle persone, compiuti da agenti al servizio dello Stato, Per questo e molto altro diciamo LIBERE/I TUTTE/I

Gruppo di discussione su crisi, repressione e territorio (Pisa).