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mercoledì 12 dicembre 2012

Banane ripiene di lime

da macerie
banana_farcita.jpg
Un bel cesto di Banane. Banane di Porta Palazzo, s’intende, banane ripiene di lime. Non un lime nel senso di frutto tropicale, ma proprio cinque seghetti da ferro, di quelli buoni per segare le sbarre. Le banane in questione erano in un pacco che un anarchico di Torino ha portato mercoledì pomeriggio all’ingresso del Cie di corso Brunelleschi, ma purtroppo le lime sono state beccate.
«Che faccia tosta! - esclama la guardia dopo la scoperta - immaginare che a consegnare nelle mani di un prigioniero gli strumenti per riguadagnarsi la libertà fosse proprio un ignaro poliziotto.» «Questo ha letto troppi fumetti!» ridacchiano in questura e nelle redazioni dei giornali. «Che ingenuo! - sentenzia il saggio - non sa che esistono i metal detector?» «E che stolto! - gli fa eco il prudente - non poteva farle portare da qualcuno meno in vista che passasse inosservato?»
Se a poliziotti e giornalisti è buona usanza non rispondere, a tutti gli altri vale forse la pena di dir qualcosa. Ai saggi, basta ricordare tutte le volte che nel recente passato i prigionieri del Cie di Torino (e non solo) le sbarre le han segate per davvero, e che quindi dei seghetti in qualche modo saranno pur entrati, anche se chi sia riuscito a gabbare i controlli, e in che modo, non è dato sapere. Ai prudenti, diciamo semplicemente che non si può aspettare che un altro faccia quel che va fatto, che non si può delegare agli altri quel che la coscienza detta di fare.
Forse le banane non sono il posto migliore per imboscarle, ma l’unica domanda da porsi riguardo alle lime da ferro, dunque, non è tanto se sia possibile farle entrare o chi possa farlo, ma per l’appunto il come riuscirci. Per scoprirlo, occorrerà semplicemente provarci e riprovarci ancora, e sempre, o fino a quando non ci saranno più sbarre da segare.

Un anno e mezzo di lime (senza banane)
Nell’aprile 2011 una ventina di reclusi tentano di evadere dal Cie di Bologna. Si sono aperti un varco tagliando una sbarra di ferro e poi hanno scavalcato la seconda recinzione: in quindici guadagnano la libertà, altri vengono fermati dalla polizia. Soltanto il giorno dopo, durante una perqusizione, verranno ritrovati alcuni seghetti artigianali usati per l’evasione.
Nel settembre 2011, in due differenti evasioni, più di trenta reclusi scappano dal Cie di Torino. Il 9 settembre ce la fanno in dodici: lavorando con dei seghetti da ferro per più di un mese, i reclusi dell’area viola si erano preparti un varco nella rete e si erano costruiti pezzi di metallo affilati per tenere lontane le guardie durante la fuga. Durante le perquisizioni effettuate nei giorni successivi, la polizia non troverà traccia dei seghetti, rimasti forse ben nascosti in qualche angolo segreto del Centro. Non passano neanche due settimane e il 22 settembre scoppia una sommossa nel Centro. Le serrature delle gabbie, danneggiate di nascosto nei giorni precedenti, vengono scardinate e si aprono nuovi varchi nelle reti. La polizia riesce a fermare e arrestare dieci fuggitivi, ma in ventidue riescondo ad evadere.
Nel dicembre 2011, sempre dal Cie di Torino, evadono ventisei reclusi. La notte di Natale, approfittando della carenza di personale e del mancato intervento del fabbro per riparare i danni alle gabbie, i reclusi di tutte le sezioni maschili inziano una sommossa. Quasi contemporaneamente escono dalle gabbie, attraverso varchi aperti nelle reti o forzando le porte. Molti vengono fermati, ma in ventuno riescono ad evadere. Nei giorni successivi la Polizia alza il livello di guardia e in una delle tante perquisizioni viene ritrovato un seghetto. I reclusi non si perdono d’animo e la notte di Capodanno ci riprovano. Nonostante la Questura avesse riempito il centro di carabinieri in antisommossa, i ragazzi dell’area blu escono dopo aver forzato la porta, si scontrano con le guardie, e iniziano a scavalcare il muro di cinta. Le volanti che controllavano il perimetro esterno del Centro riescono a catturare un solo evaso, altri cinque invece sono liberi.
Nel maggio 2012 è il turno dei reclusi del Cie di Modena. Il 12 la Questura ordina una perquisizione a sorpresa nel blocco 6 e scoppia una sommossa. Poliziotti e militari vengono aggrediti da una sessantina di reclusi armati di sbarre di ferro e sono costretti a rimandare la perquisizione. Aluni giorni dopo gli agenti riescono a fare irruzione nel blocco e trovano dieci metri di lenzuola di carta annodate e quattro seghetti nascosti in un bocchettone dell’impianto di aerazione. La Polizia, forse convinta di aver sventato il piano dell’evasione, abbassa la guardia e canta vittoria sui giornali. Evidentemente i seghetti avevano già fatto il loro lavoro, e infatti un paio di giorni dopo una dozzina di reclusi riesce ad evadere dal Centro.
macerie @ Dicembre 9, 2012

lunedì 3 settembre 2012

Ancora una sommossa a Pozzallo



da macerie
Pozzallo,  3 settembre 2012
«Tunisini in rivolta al centro di accoglienza di Pozzallo. Quindici arresti
Quindici extracomunitari sono stati arrestati dopo la rivolta di sabato al centro di prima accoglienza di Pozzallo. Sono tutti tunisini. Li hanno tratti in arresto Squadra Mobile di Ragusa unitamente ai Carabinieri di Modica e alla Guardia di Modica e Pozzallo, in stretta sinergia con la Procura di Modica diretta dal Procuratore […]. Sono ritenuti responsabili di resistenza e violenza verso le forze dell’ordine presenti nel C.P.S.A. di Pozzallo per servizio di ordine pubblico e che nell’esercizio delle loro funzioni cercavano di impedire che ciò accadesse, in quanto, in concorso tra loro, nel tentativo di darsi alla fuga dal centro, dove si trovavano ospitati dopo il loro sbarco, avvenuto il 31 agosto scorso a Lampedusa e trasferiti a Pozzallo, procuravano lesioni personali a un Carabiniere (giudicato guaribile in 10 giorni, e tre poliziotti (guariranno in 10, 3 e 2 giorni). Nella circostanza gli extracomunitari hanno devastato la struttura distruggendo il pavimento in parquet, divelto le staffe in alluminio dell’intelaiatura del parquet utilizzandole quali armi improprie nei confronti dei tutori dell’ordine intervenuti, sfondato le porte vetrate prospicienti l’area esterna recintata del CPSA, divelto muri e porte con le predette staffe metalliche, per procurarsi la fuga, ed utilizzando corpi contundenti scagliandoli contro le forze dell’ordine che prontamente avevano fronteggiato la rivolta riuscendo ad allontanare gli extracomunitari i quali, al fine di riuscire nel loro intento, lanciavano contro l’anzidetto personale tutto il materiale che riuscivano a prelevare. Tutti gli arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati associati presso le Case Circondariali di Modica, Ragusa, Caltagirone e Siracusa a disposizione del Sostituto Procuratore della Repubblica di Modica, Gaetano Scollo.»
macerie @ Settembre 3, 2012

giovedì 30 agosto 2012

Tentata fuga dal Cie di Trapani


da macerie

Un centinaio di immigrati senza-documenti rinchiusi nel Cie di Trapani hanno tentato la fuga nel pomeriggio di mercoledì 29 agosto. Al grido di “Libertà, libertà!” i reclusi hanno scavalcato la recinzione. La Polizia afferma di aver persuaso i fuggiaschi a tornare nella struttura, “senza usare la forza”. Alcuni reclusi hanno spiegato come il loro gesto fosse dovuto all’esasperazione per l’eccessivo tempo trascorso al centro, giunto oramai fino a 18 mesi.
macerie @ Agosto 30, 2012

martedì 7 agosto 2012

Marsiglia - Cronache dal centro dal lager per migranti di Canet

da informa-azione.

da non-fides.fr

Marsiglia d’estate: il sole, le spiagge… e il CIE!

Mentre i turisti si crogiolano in riva al mare, visitano il porto vecchio pieno di cantieri o sorseggiano del Pastis aspettando il 2013 [quando Marsiglia sarà Capitale europea della cultura… NdT], la macchina delle espulsioni continua il proprio corso… Nel centro di detenzione per stranieri senza documenti, la tensione sale. Il centro è pieno, ci sono circa 120 persone. In carenza di effettivi, gli sbirri chiedono rinforzi alla prefettura. Tra l’altro, lasciano andare al colloquio un solo prigioniero alla volta. Da 15 giorni a questa parte, una gran parte dei detenuti fa il ramadan. Ciò significa una modifica degli orari (cena alle 21.00, chiusura delle celle dalle 23.00 alle 3.00) ed una tensione palpabile, all’interno del centro.
I detenuti sono imbottiti di medicinali e se malgrado ciò si rivoltano, si beccano un’iniezione [di tranquillanti, NdT].
Negli ultimi giorni ci sono stati dei pestaggi in piena regola.

Una piccola cronologia, non esaustiva, degli eventi degli ultimi giorni:

Nella settimana che va dal 23 al 28 luglio un detenuto si tagliuzza un braccio. Viene portato ammanettato all’infermeria. Il medico gli fa un’iniezione. Al ritorno alla sua stanza, si addormenta per 18 ore.

Domenica 29 luglio.
Espulsione di 13 persone verso la Tunisia. Partenza dal centro alle 6 del mattino. Quattro che tornano di loro spontanea volontà vengono imbarcati senza problemi. Fra gli altri 9, uno scappa correndo nella stiva della nave, dove ci sono le auto dei turisti. Spacca il vetro di una macchina. Gli altri 8 ne approfittano per dileguarsi in altre direzioni. Gli sbirri, che non sono abbastanza numerosi, decidono di riportare i detenuti al centro.

Lunedì 30 luglio.

Un marocchino rifiuta di salire sull’aereo.

Nel centro c’è un cellulare con macchina fotografica e telecamera integrate. Questo tipo di telefonini è vietato, in modo che non si possano diffondere all’esterno delle immagini compromettenti… Un detenuto, che si sa essere un infame ed è perciò protetto dagli sbirri, glielo dice. Verso le 3 del mattino, gli sbirri prendono il telefono. I detenuti cercano di resistere. Nel casino, un detenuto si rompe il piede. Visto che gli sbirri non vogliono portare il ferito dal medico, gli altri prigionieri chiamano l’ambulanza. Quando questa è davanti al portone del centro, gli sbirri non la lasciano entrare. I detenuti insistono al lungo perché gli sbirri accettino di portare il ferito all’ospedale. Dopo un po’ di tempo tre sbirri si mettono i guanti e prendono in consegna il ferito, dicendo che lo portano dal medico. In realtà, lo portano in una stanza dove non ci sono telecamere di sorveglianza e lo pestano.

Martedì 31 luglio.
La sera, qualcuno dall’esterno lancia del fumo nel cortile del passeggio. Un detenuto lo prende. Gli sbirri lo identificano grazie alle telecamere di sorveglianza. Lo portano in una stanza senza telecamera.
Usano un manganello che dà scosse elettriche per metterlo KO. Quando è a terra, lo picchiano.
Sono sempre gli stessi tre sbirri che pestano: mentre due sono dentro e picchiano, il terzo resta davanti alla porta chiusa per coprire i suoi colleghi.
Quando gli sbirri se ne vanno, il detenuto è a terra incosciente. Sono gli altri prigionieri che lo rianimano buttandogli dell’acqua addosso.

Gli sbirri devono fare sovente l’appello. Nel centro ci sono dei citofoni che permettono alla polizia di fare l’appello senza bisogno di spostarsi dai loro uffici. I citofoni servono anche ai detenuti per chiamare gli sbirri. Questa notte, tutti i citofoni di (almeno) un edificio sono messi fuori servizio, cosa che obbliga gli sbirri a venire sul posto.

Mercoledì 1 agosto.

I citofoni vengono riparati. I detenuti li fanno suonare tutta la notte, per rompere le palle agli sbirri.
Ci sono dei saluti da parte di gente venuta fuori dal centro.
Alle 23 gli sbirri rinchiudono i detenuti nelle celle. Mettono i guanti e dicono: “Torna nella tua gabbia”.


Scoppiano spesso delle rivolte all’interno dei centri di detenzione, in Francia e in tutti gli altri paesi. Da qualche giorno in qua, è nella prigione per clandestini del Canet [Marsiglia, NdT] che i detenuti manifestano collettivamente il fatto di averne abbastanza. Non è una novità: già un anno fa, alcuni detenuti avevano cercato di incendiare il CIE.

Questa volta, non lasciamo i detenuti soli di fronte ai loro secondini!
Rompiamo la passività ed il silenzio!
Soltanto la nostra solidarietà attiva può abbattere i muri!

lunedì 6 agosto 2012

Ancora proteste al Cie di Torino


da macerie

A meno di due settimane dalle ultime proteste, quella appena trascorsa è stata un’altra notte di casino al Cie di corso Brunelleschi a Torino. In seguito al pestaggio di un ragazzo all’interno dell’infermeria del centro, i reclusi delle aree gialla, viola e rossa cominciano a bruciare i materassi. La polizia interviene lanciando grosse quantità di gas lacrimogeni, ma senza entrare nelle sezioni. Anche i vigili del fuoco intervengono, usando gli idranti contro i reclusi. Il casino dura all’incirca dall’una di notte alle cinque di questa mattina. Alla fine, tra i reclusi non ci sono né feriti né arresti. Tre di loro però, salgono sui tetti dell’area gialla, e dichiarano di non voler scendere prima di aver parlato con qualcuno dell’ufficio immigrazione.
Alle sei di sera di oggi, qualche decina di solidali si raduna davanti al vecchio ingresso del centro tra corso Brunelleschi e via Monginevro e iniziano a battere sul cancello, bloccando il traffico. Dopo qualche minuto, il gruppo percorre in corteo un breve tratto di via Monginevro e si dilegua. Un’ora dopo, dall’altra parte della città, la sede della Croce Rossa di via Bologna viene imbrattata da scritte e macchie di vernice. Una delle telecamere di sorveglianza viene sradicata dal muro.
Alle otto di sera, la polizia entra nelle sezioni del centro per effettuare una perquisizione. Inoltre, due reclusi dell’area gialla vengono messi in isolamento e altri tre vengono spostati in altre aree. Si viene inoltre a sapere che, a causa del forte acquazzone del pomeriggio, i tre recusi sul tetto sono scesi.
Ascolta una diretta telefonica con un recluso del Cie di Torino, realizzata il giorno seguente durante la trasmissione Bello come una prigione che brucia su Radio Blackout 105.250 Fm, oppure scarica il file.
macerie @ Agosto 5, 2012

mercoledì 1 agosto 2012

SCIOPERO DELLA FAME NEL LAGER DI GRADISCA

da affinitalibertarie

SEMPRE PIU’ GRAVE LA SITUAZIONE NEL CIE DI GRADISCA. NELL’INDIFFERENZA GENERALE E’ IN CORSO DA OLTRE UN MESE UNO SCIOPERO DELLA FAME, TRE DETENUTI HANNO PERSO OLTRE 10 KILI. Nessuno è stato portato in ospedale, due tentativi di rivolta nel corso della settimana, mentre per il caldo la situazione è del tutto invivibile APPROFONDIMENTI

giovedì 12 luglio 2012

Fuga di massa dal cie di Trapani


fugacieLa notizia è arrivata l'altro ieri ma già dalla notte precedente circa settanta tunisini erano in fuga verso la libertà. E’ successo al Cie di Trapani, dove tre notti fa i migranti presenti all’interno della prigione della contrada Milo, si sono organizzati per attuare un piano di fuga di massa. La strategia, come ripartono i media mainstream il giorno dopo, era stata sperimentata altre volte in questi ultimi mesi, con un gruppo di tunisini che, attirando l’attenzione delle forze dell’ordine schierate da una parte della struttura, ha consentito agli altri di fuggire scavalcando i cancelli dalla parte opposta. La novità di quanto successo domenica notte è la dinamica di massa che ha permesso ad oltre settanta prigionieri di fuggire contemporaneamente.
A questa strategia collettiva praticata all'interno del CIE è seguita una fuga (questa appena accennata dagli stessi media di prima) in cui i migranti hanno reagito alle manganellate delle forze del dis-ordine, che invano tentavano di riportarli dentro, resistendo alle cariche degli inseguitori e riuscendo a far perdere le loro tracce.
Non si è fatta attendere la recriminazione minacciosa del Siulp, il sindacato di polizia, nelle parole del segretario provinciale Antonio Cusumano: "mi auguro che il governo intervenga prima che a Trapani ci scappi il morto. La situazione è insostenibile. Ci vogliono molti più agenti, ma anche strutture adeguate (…) le fughe, in queste condizioni, sono diventate inevitabili"...insomma: o ci date più soldi e risorse, o potremmo cominciare a sparare sulla folla.
Se queste minacce siano credibili o meno non possiamo ancora saperlo, ma certo di fronte a parole del genere gli sforzi di Manganelli e polizia di rifarsi la faccia e di far passare la retorica delle mele marce assumono chiaramente la dimensione (di mera retorica appunto) a cui devono essere relegati.
Di quei settanta tunisini intanto i giornali ci hanno raccontato che si sono perse le tracce, per ironia della sorte, proprio nel giorno in cui il Prof. Riccardi, Ministro (senza portafoglio ma del governo di forbici e tagli) per la cooperazione internazionale e dell'integrazione, era in visita presso la prefettura di Palermo proprio per discutere delle richieste di asilo politico, e della grave situazione dei migranti detenuti nel Cie di Milo.
Che dire: la soluzione alla grave situazione i detenuti nel lager di Milo l'hanno trovata per conto loro insieme alla libertà che gli viene negata quotidianamente dai vari status giuridici che li tengono in una costante situazione di precarietà e dalle strutture-lager costruite per rendere questa situazione unprivilegio.
Quel che ci auguriamo è che dinamiche di autorganizzazione come quella che ha visto protagonisti i fuggiaschi di Milo possano soltanto moltiplicarsi e diffondersi. Non che le fughe e i clandestini non siano previsti e ben accetti dalla strategia di inclusione differenziale che anima le politiche anti-immigrazione e i centri di detenzione in Italia e in Europa, ma la sensazione è che episodi del genere, oltre a costituire esempi concreti di lotta e organizzazione vincenti, contribuiscano alla diffusione di una nuova narrazione.
Una narrazione fatta proprio di lotta, di autodeterminazione e di conquista della libertà che scavalca tutto: dalle vane promesse e dai ricatti per un permesso di soggiorno alle barriere fisiche costituite dalle recinzioni e dagli sbirri posti a difenderle...più che compatire la condizione a cui la fortezza europa cerca di relegare i migranti, c'è da ammirare la determinazione più volte messa in campo in maniera autonoma per scardinarla.

Un mese attorno a via Corelli

DA macerie

Riceviamo e pubblichiamo una cronologia sull’ultimo mese dentro alle gabbie di via Corelli, a Milano, sul processo ai rivoltosi del 15 gennaio e su di un’altro procedimento rispetto ad un vecchio presidio di fronte alle mura del Cie.
12 giugno una persona tenta il suicidio, lo portano in infermeria e poi di nuovo in sezione, è troppo rischioso portarlo all’ospedale potrebbe scappare, com’è avvenuto alcuni mesi addietro.
13 giugno Tutta la sezione B porta i materassi fuori all’aria e non vogliono più rientrare, il controllo avviene tramite idranti. Le altre sezioni sono chiuse senza la possibilità di uscire all’aria. Tutti bagnati, delusi, intimoriti dagli antisommossa ritornano dentro la sezione.
01 luglio In occasione delle finali europee dove giocava l’italia, 15 reclusi pensano sia il momento favorevole per tentare l’evasione, purtroppo nonostante le situazioni, le condizioni di quelle mura, gli infami sono presenti, difatti con sorpresa arrivati sul tetto si ritrovano gli antisommossa già pronti e l’ispettore con in mano la corda preparata per fuggire, così ritornano in sezione. Speriamo alla prossima e all’insaputa degli infami!
“Il diritto di vivere non si mendica, si prende” Alexander Marius Jacob
03 luglio Un ragazzino di 19 anni è all’interno del cie da qualche giorno, 5 sbirri si presentano davanti a lui intimandolo di preparare la sua borsa per essere espulso, lui disperato non vuole, sperando di rinviare la situazione, si riempie la bocca di vetri e lamette, risolvono tutto 15 sbirri che lo picchiano pesantemente poi lo ammanettano e lo portano a Malpensa per rimpatriarlo. Durante il pestaggio un recluso riesce a rubare il telefono cellulare ad uno sbirro, che quando si accorge chiama l’ispettore che minaccia tutta la sezione C di ammazzarli di botte da una squadra di 120 sbirri, così il telefono viene restituito.
04 luglio I reclusi si accorgono che ultimamente stanno mettendo psicofarmaci, probabilmente il rivoltril nel cibo, chi è fortunato ad avere altre provviste evita il cibo della mensa, altri cercano di mangiare il meno possibile, altri preferiscono addormentare il cervello per smorzare la rabbia e la disperazione.
La sezione E, rimasta inagibile dalla rivolta del 15 gennaio, purtroppo è ritornata in funzionamento da una settimana e già capiente di nuovi reclusi. Tra i nuovi uno si taglia nella speranza della libertà, invece lo portano all’ospedale per le medicazioni e poi di nuovo al cie.
08 luglio Fuga dal Cie di via Corelli, è caccia a due nordafricani
Sabato sera, due reclusi, utilizzando delle lenzuola, sono riusciti a salire sul tetto della struttura e a superare il muro di cinta. Sono stati visti dalle telecamere ed è scattato l’allarme, le indagini sono affidate alla Polizia. Purtroppo per tre il tentativo è fallito e sono stati costretti a scendere. Per i due Horria!
“Fuoco alle galere, lotta dura senza paura, evasione!”
Processo ai rivoltosi
Il 25 giugno sono stati ascoltati due teste dell’accusa: due detenuti di corelli che erano stati inizialmente arrestati e poi riportati al cie corelli, dove sono attualmente. Nonostante siano nelle stesse condizioni disumane, si mettono contro gli altri infamandoli, animi viscidi, ignobili ed egoisti che contrattano con i loro stessi aguzzini per chissà quali promesse poi non mantenute, in quanto uno di loro è stato espulso alcuni giorni dopo la deposizione.
Il 28 giugno sono stati ascoltati gli imputati, uno di loro spiegando che nel verbale di convalida degli arresti, non è stato tradotto quello che è staso realmente comunicato, quindi non fidandosi del traduttore si è avvalso della facoltà di non rispondere, così anche un altro. Mentre tra quelli che hanno accettato l’interrogatorio alcuni hanno infamato i propri coimputati. Altri invece hanno fatto emergere i soprusi subiti all’interno del cie, spiegando nei dettagli come avvengono le perquisizioni ed i trattamenti disumani ricevuti da parte sia degli sbirri che dalla croce rossa.
Per quanto riguarda il ragazzo che ha deciso di fare il rito abbreviato è stato condannato a 3anni e 8mesi e si trova nel carcere di Bergamo.
05 luglio Sesta udienza del processo ai rivoltosi, dove sono stati interrogati i teste dell’accusa: un tunisino ed un egiziano che erano presenti alla rivolta del 15 gennaio, in seguito rilasciati in libertà, chissà per quale motivo infatti eccoli lì ad indicare nell’album fotografico i colpevoli dell’istigazione alla rivolta, ma nessuno ha visto qualcuno accendere il fuoco. Ignobili animi! L’ultimo teste è stato un operatore del commissariato di Lambrate che afferma di non aver visto nessuno, neanche dalla visione dei filmati, che accendesse il fuoco, solo fumo e persone che scappavano all’aria. Oltre tutto non sa dare motivazioni del fatto che gli 8ragazzi siano stati arrestati, in quanto non ci sono prove di colpevolezza. Inoltre manca il provvedimento di sequestro del materiale avvenuto quel giorno prima della rivolta. Tutto avviene a casaccio ma grava pesantemente sulle vite di persone alle quali la vita non sorride ma li continua a ricattare e privare della libertà.
La prossima udienza sarà: 11 luglio h.09.30 terzo piano, aula 1bis, verrà interrogata dalla difesa il capo dipartimento libertà civili e immigrazione del Ministero dell’interno Angela Pria.
Presidio
Il 27 giugno ha avuto luogo, presso il tribunale di Milano, l’udienza preliminare di un processo a carico di undici compagni/e accusati/e di resistenza aggravata ed accensioni ed esplosioni pericolose. Questo procedimento fa riferimento ad un rumoroso e sentito saluto sotto il Cie di via corelli, avvenuto un paio di anni fa, in occasione di una rivolta all’interno della struttura ed in un periodo di intense mobilitazioni esterne a sostegno delle lotte dei reclusi. Per ragioni meramente burocratiche è stata fissata un’ulteriore udienza preliminare il 18 luglio,ma il processo avrà realmente inizio molto probabilmente dopo l’estate. Gli/le imputati/e hanno deciso di disertare le aule della repressione giudiziaria e di tornare sotto il Cie lo stesso giorno in cui si è svolta l’udienza. Per un’ ora è stato presidiato il Cie, muniti di impianto, facendo svariati interventi di complicità attiva con chi vi è rinchiuso e si rivolta ed evade dalla condizione di prigionia in cui è costretto a versare.
Dopo alcuni giorni veniamo a sapere che durante il presidio alcuni tentano l’evasione, due persone si arrampicano su un palo della luce per poi saltare al di là delle mura, ma è difficoltoso non riescono e non vogliono scendere, dopo un po’ arrivano i vigili del fuoco e li riportano nella loro sezione.
macerie @ Luglio 11, 2012

mercoledì 13 giugno 2012

Inseguimenti

da macerie
Un altro inseguimento per le strade di Torino. L’ennesima manovra di polizia nel quartiere di Barriera di Milano.
Sono le quattro di pomeriggio quando Bader, un amico magrebino e senza documenti, viene avvistato da una volante mentre si aggira a cavallo di una ‘bike sharing’ (la bicicletta gialla messa a disposizione dal comune per i cittadini e i turisti di Torino). Gli sbirri pensano che sia rubata e si lanciano all’inseguimento, così Bader decide di rifugiarsi nella nuova casa occupata di via Aosta. Purtroppo, in quel momento, ci sono poche persone in casa e la polizia riesce ad intrufolarsi attraverso il cancello e, come di routine, chiede i documenti e inizia a chiamare i rinforzi. Di contro i ragazzi presenti in casa iniziano a far girare l’allarme, contattando Radio Blackout e avvisando tutti gli amici e i solidali di zona. Nel giro di pochi minuti arrivano le prime volanti accompagnate dalla digos, ma anche una decina di compagni che riescono ad entrare.
Poi uno scambio di battute tra gli sbirri della stradale e la digos: “Noi dobbiamo portarlo via” - “Allora procedete”. I due polizziotti si avventano su Bader ma i compagni si intromettono e consentono al ragazzo di fuggire in casa, attraverso le barricate, per salire sul tetto. La polizia non sa bene cosa fare, mentre fuori il numero di solidali aumenta insieme al numero di passanti e persone affacciate ai balconi. Partono un po’ di grida e cori mentre i vigili del fuoco accorrono per cercare di sfondare le barricate che danno accesso al tetto.
Le barricate non si aprono ma non importa più, perchè Bader non è sul tetto e sembra essere fuggito in strada dal retro della casa. Allora la polizia decide di andarsene annotando i nomi dei presenti, ma già si sentono sfrecciare le volanti per le vie adiacenti.
Nessuna notizia di Bader fino alle nove e mezza di sera quando leggiamo su internet che è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per ricettazione. Probabilmente si trova già al carcere delle Vallette e non sappiamo se, in quanto clandestino, potrà essere espulso o rinchiuso in un C.I.E. appena finite le misure cautelari.
A Bader va tutto il nostro affetto, sperando che episodi di resistenza alla polizia si moltiplichino nel quartiere assime alla rete di solidarietà, alla capacità di organizzarsi per muoverci in tempo, per non essere presi di sorpresa o alle spalle.
macerie @ Giugno 13, 2012

venerdì 8 giugno 2012

Una proposta

da macerie

«Riflettendo tra compagni emiliani e romagnoli, al termine di una assemblea, allo spazio Sole & Baleno a Cesena, contro i Centri di Identificazione ed Espulsione, si sentiva l’esigenza di allargare il circuito di discussione: i CIE sono una realtà che interessa molte zone della penisola, ci sembra limitato come approfondimento teorico e soprattutto come efficacia del percorso radicale contro questi lager e il mondo che li ha creati, affrontarlo in pochi ed unicamente in Emilia-Romagna, si voleva,quindi, proporre il progetto ad un coordinamento nazionale di compagni.
Oltretutto negli ultimi tempi si è visto affievolirsi il coordinamento nazionale che era nato alcuni anni fa sulla lotta contro i CIE, un incontro in cui si discutesse nuovamente, condividendo le esperienze e coordinassero nuove iniziative, potrebbe essere un ulteriore slancio per continuare a portare avanti un percorso comune contro questi lager di Stato.
Per non partire completamente da zero, si è pensato di incontrarsi davanti un piccolo proposito, la costruzione di un manifesto, e di un “opuscolo” di approfondimento, a proposito di cosa sono i CIE e della loro funzionalità per questo Sistema.In oltre, una parte di questo “opuscolo” voleva essere dedicata a dare consigli a chi non possiede quei maledetti documenti che lo rendono legale sul suolo italiano, per agevolare i cosiddetti “irregolari” a muoversi con attenzione all’interno di questo mondo che riconosce come nemico qualsiasi persona non gli sia funzionale.
Chiediamo ai compagni interessati di esprimersi a riguardo del progetto, e nel caso ci sia interesse, di risponderci.
Per un primo scambio di opinioni proponiamo un incontro sabato 30 giugno ore 14.30 allo spazio sociale Capolinea di Faenza, all’ assemblea seguirà una serata di concerti per finanziare il progetto. Per chi viene da fuori e non ha dove stare, il Capolinea mette a disposizione alcuni posti letto.»
Il contatto a cui potete rivolgevi è freccenere.mo@libero.it
(Riceviamo e pubblichiamo)
macerie @ Giugno 7, 2012

mercoledì 6 giugno 2012

Trapani: fuga di massa dal CIE

da senzafrontiere

Tra sabato 26 e lunedi 28 maggio ben centodieci immigrati sono scappati dal Centro di Identificazione ed Espulsione di contrada Milo alla periferia di Trapani. La fuga di massa era stata tentata da circa duecento persone. Successivamente, nella notte tra martedi e mercoledi, altri quindici ragazzi sono riusciti a riprendersi la libertà su un totale di circa cinquanta detenuti che ci avevano provato. Tutti gli episodi hanno avuto le caratteristiche della rivolta, con drammatiche colluttazioni tra immigrati e personale di polizia. Il CIE di Milo, con la sua capienza massima di 204 posti, si è dunque opportunamente spopolato. Proprio alla fine di maggio, una delegazione di giornalisti vi ha fatto ingresso nell’ambito della campagna “LasciateCIEntrare”. Dopo tanti anni, il mondo dell’informazione “ufficiale” ha preso a cuore la tematica dei centri di internamento per immigrati allo scopo di rendere queste strutture accessibili e “trasparenti”. Pur non essendo più in vigore la direttiva dell’ex ministro dell’Interno Maroni che aveva vietato l’ingresso dei giornalisti nei Centri, la possibilità di accesso ai lager italiani è sempre molto discrezionale a seconda della prefettura di riferimento. A Trapani, la visita guidata al Centro di Milo non ha svelato niente che non si sapesse già: gli episodi di autolesionismo sono frequentissimi (una media di almeno quindici al mese) e i tentativi di fuga sono praticamente all’ordine del giorno. Gli immigrati intervistati hanno sfogato tutta la loro rabbia e frustrazione per una detenzione ingiusta e disumana, naturale prodotto di una legislazione che mortifica i diritti e la libertà delle persone. Tutte cose che gli antirazzisti, a Trapani come ovunque, hanno sempre denunciato sin dalla prima comparsa di queste strutture. Dispiace che alcuni giornalisti se ne siano accorti solo adesso ma, come si dice, meglio tardi che mai.
TAZ laboratorio di comunicazione libertaria
(questo articolo apparirà su Umanità Nova in uscita questa settimana)

domenica 13 maggio 2012

Rivolta al Cie di Modena


altModena, 13 maggio 2012 -  Lanci di sbarre di ferrosmontate dai letti contro i carcerieri, incendiate le coperte dando vita a una decina di focolai. Tutto questo è successo nella serata di ieri, sabato 12 maggio al Cie di Modena l’ennesima rivolta delle persone rinchiuse nel lager modenese, l'ennesima rivolta per la loro libertà per la loro dignità di essere umani.
Come non si può definire lager istituzionale una struttura di questo tipo? Perquisizioni, cibo scadente: questi sono i motivi, alcuni dei tanti, che hanno scatenato ancora una volta la rabbia dei migranti.
Per contrastare questa rivolta contro migranti la cui unica "arma" di lotta sono sbarre, coperte e, quella più importante, la volontà di conquistare la propria libertà, sono intervenuti numerose volanti della polizia, i carabinieri e la guardia di finanza, tutti in tenuta antisommossa, che hanno fatto tornare la calma con gli idranti.
Da un quotidiano locale riprendiamo le righe qui sotto dove i migranti parlono delle loro condizioni:
"In tanti hanno telefonato all’esterno, ai media, per gridare la loro condizione e la loro voglia di libertà: «Venite, mandate qualcuno, stanno sparando i lacrimogeni. C’è gente che sta male, ferita, sangue dappertutto. Ci trattano come animali, c’è il fumo, stanno incendiando tutto». E ieri mattina altra telefonata. «Ora iniziamo lo sciopero della fame».
Ancora una volta il cie di Modena vede una ribellione, andando a sfatare le numerose dichiarazioni dei politicanti che hanno voluto questa struttura. Una struttura voluta fortemente da quella governance che regge il potere a modena da oltre sessant' anni (che ora si chiama PD). Fino ad ora gestita dalla Misericordia di Giovanardi, il fratellino del senatore del Pdl, non portando fatturato necessario ( l'unico vero interesse del Sig. Giovanandi) il cie si ritrova al centro di una gara d'appalto al ribasso, che comporterà un forte peggioramento delle condizioni della struttura.

venerdì 11 maggio 2012

Nasi ed automobili

da macerie


Caltanissetta, 11 maggio
«Caltanissetta: un immigrato tenta di fuggire dal CIE, arrestato

Un immigrato che ha aggredito la polizia mentre assieme ad altri extracomunitari tentava di fuggire dal CIE di Pian del Lago a Caltanissetta è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Quest’ultima accusa si riferisce ad atti vandalici contro un’auto di servizio della polizia. L’arrestato, il tunisino Hajji Abdelfatteh, 26 anni, è stato trasferito nel carcere di Caltanissetta. Un agente nella colluttazione per bloccarlo ha subito una contusione al naso giudicata guaribile in 10 giorni.
»
macerie @ Maggio 11, 2012

martedì 8 maggio 2012

Sei

da autistici.org/macerie

Bologna, 7 maggio 2012
«Immigrazione: sei persone fuggite ieri dal Cie di Bologna
Un immigrato è invece stato bloccato dalle forze dell’ordine
Sei immigrati sono riusciti a fuggire ieri dal Cie di Bologna. I sei (quattro algerini, un tunisino e un marocchino) si sono allontanati attorno alle 14.15 scavalcando una recinzione. Un altro immigrato, un marocchino, e’ stato invece bloccato dalla forze dell’ordine durante il tentativo di allontanarsi. E’ l’ultimo di una serie di ‘evasioni’ tentate e riuscite negli ultimi giorni: venerdi’ due tunisini avevano cercato di allontanarsi, mentre il primo maggio erano riusciti a fuggire in cinque.»
macerie @ Maggio 8, 2012

mercoledì 2 maggio 2012

Al Cie di Bologna un primo maggio di rivolta ed evasioni


Nel giro dell’ultimo mese sono già 4 le rivolte scoppiate nel centro di detenzione per immigrati senza documenti di via Mattei. L’ultima ieri, in un giorno in cui i lavoratori avrebbero da tirare fuori tutta la loro rabbia contro i padroni che li affamano, sono gli immigrati a ribellarsi, gli immigrati ingabbiati del Cie, che non aspettano l’aiuto di nessuno e che ne hanno abbastanza delle visite dei vari politicanti di partito e di sindacato e delle loro dichiarazioni. Non possono più aspettare, passano all’azione, da soli, con i loro corpi a disposizione contro gli idranti e le bastonate della polizia. Sono in cinque questa volta a essere fuggiti, uno è scappato nel pomeriggio, gli altri quattro nella notte quando tutto il centro era in subbuglio. Sono diversi a essere stati feriti durante gli scontri, in due sono stati rispediti a casa, gli altri non sono nemmeno andati in ospedale. La polizia è entrata nelle “stanze” anche questa mattina, picchiando ancora.
Uno degli evasi era stato ripreso da pochi giorni alla Montagnola, riconosciuto da un infame militare in servizio al Cie come uno degli evasi del 22 aprile scorso. Non si è fatto di certo prendere dallo sconforto, il suo coraggio ha vinto ancora contro i vigliacchi in divisa, in barba a inferriate, muri e cancelli. L’augurio per tutti e cinque è di potersela godere al meglio, questa ritrovata libertà.
Le condizioni dalle quali scappano sono le stesse da anni: mangiano da schifo, le celle sono invivibili, con letti in cemento e materassi finti di gommapiuma. I pestaggi si susseguono di notte come di giorno, le cure mancano e l’unica medicina è la “terapia” per farli stare tranquilli. Sedano la loro rabbia per evitare “disordini”, anche se non ce la fanno comunque a contenerla quando al limite della sopportazione, bruciano, distruggono, si difendono dalle bastonate della polizia lanciando oggetti, fuggono.
Molti si fanno male cadendo nella fuga, altri si procurano tagli, ingeriscono pile e lamette. Ma l’ambulanza non passa il cancello il più delle volte, così anche l’ospedale diventa un miraggio.
Lunedì 30 aprile sono in tre a essersi arrampicati sul tetto minacciando di “fare la corda”, due ragazzi tunisini e uno pakistano. Sono saliti su minacciando di impiccarsi sotto l’occhio della telecamera esterna perché è da troppo tempo che sono chiusi là dentro. Dopo qualche ora sono tornati giù illesi.
Una delle donne invece ha cercato inutilmente di fare entrare un suo medico di fiducia perché vittima di violenti attacchi di “follia”, curati dallo psichiatra del Cie con massicce dosi di due diversi psicofarmaci. È dentro ormai da un paio di mesi e il suo stato di salute peggiora di giorno in giorno.
La detenzione nei Cie è già pessima, i reclusi lo dicono in continuazione che il Cie è peggio del carcere. Ma come diventerà dopo l’ultimo appalto triennale per la gestione del centro di Bologna, vinto dal consorzio Oasi di Siracusa per una somma di 28 euro a detenuto? La Misericordia in questi anni ne ha ottenuti circa 70 per detenuto ma non ha offerto certamente un servizio a 5 stelle come affermava Daniele Giovanardi tempo fa. La confraternita si è semplicemente arricchita sulle spalle dei reclusi lasciando loro solo qualche briciola di misera sopravvivenza.
Un nuova gestione da luglio, dei nuovi aguzzini complici dei lager democratici, pronti ad arraffare il possibile sulla pelle dei prigionieri. Ci auguriamo che il fuoco della rivolta che sempre più spesso divampa in via Mattei riesca a mandare in fumo anche i loro sporchi progetti di lucro.
Dei Cie solo macerie
Solidali con i reclusi, i rivoltosi, i fuggitivi

domenica 29 aprile 2012

Un venerdì nelle gabbie

da http://www.autistici.org/macerie

 

 

 

Un venerdì come tanti altri, dentro alle gabbie di Trapani e di Torino. A Trapani-Milo, un gruppo di reclusi ha provato a scappare - seguendo il buon esempio degli evasi della settimana e del mese scorsi. Purtroppo, solo in due questa volta ci sono riusciti. Tutti gli altri sono stati ripresi prima che riuscissero a scavalcare l’ultima recinzione, e due sono stati pestati sonoramente dalle guardie.
A Torino, invece, un recluso cui era stata annunciata la deportazione imminente è montato sul tetto della sezione, ed è riuscito così a perdere l’aereo, inceppando solo soletto ma efficacemente, la macchina delle espulsioni.
macerie @ Aprile 29, 2012

giovedì 26 aprile 2012

Pogrom di polizia ad Atene


da http://senzafrontiere



Atene 25 aprile. Sin dalle prime ore del giorno è scattata un’ampia operazione di polizia nel centro della città.
Camionette con centinaia di uomini in assetto antisommossa hanno circondato interi isolati e hanno fatto irruzione in numerosi edifici a caccia di immigrati. Chiunque paresse straniero è stato brutalmente fermato e perquisito. Tutti gli immigrati senza documenti sono stati condotti nei nuovi centri di detenzione.
Il ministro per la difesa civile Chrysochoidis, già protagonista di numerose campagne contro gli immigrati, ha dichiarato che “Atene sarà ripulita in pochi giorni. Noi dobbiamo riappropriarci dello spazio pubblico”.

lunedì 23 aprile 2012

Aguzzini: avanti un altro




da autistici.org/macerie

Bologna, 23 aprile 2012
«Bologna, gara al massimo ribasso per il Cie: 28 euro al giorno per detenuto
Il consorzio siciliano Oasi subentra alla Confraternita della Misericordia gestita dal fratello di Carlo Giovanardi che fino al mese scorso con 70 euro a testa per “ospite” aveva fatto versare il Centro di detenzione in profonde condizioni di disagio
28 euro al giorno per ogni detenuto ospite al Centro di Identificazione ed Espulsione di Bologna. A tanto si sono ridotti i fondi per la gestione della struttura di via Mattei. Già prima, quando era amministrata dalla Confraternita della Misericordia, l’ente con a capo Daniele Giovanardi, fratello del senatore Carlo Giovanardi, e il budget era di 70 euro giornalieri per ‘ospite’, il centro versava in profonde condizioni di disagio. Ora, invece, il consorzio siciliano Oasi, provvisorio vincitore della gara d’appalto al ribasso indetta a marzo (che ha battuto tutti compresi gli attuali gestori che avevano proposto 69 euro), gestirà il Cie con meno della metà delle risorse. Con le quali dovrà comunque pagare vitto e alloggio dei detenuti, i servizi igienici, i costi amministrativi, il lavoro di operatori diurni e notturni, infermieri (24 ore su 24), medici (8 ore al giorno), assistenti sociali, mediatori e psicologi.
La notizia è giunta proprio all’avvio dell’iniziativa LasciateCIEntrare, parte di una più ampia campagna europea contro la detenzione amministrativa. La mobilitazione in Italia è partita a Bologna ma è sarà presto a Modena, Trapani, Caltanissetta, Roma, Milano e in molte altre città. Per la delegazione che stamani ha visitato il centro per incontrare gli ‘ospiti’ – c’erano la parlamentare Sandra Zampa del Pd, Danilo Gruppi, segretario della Cgil di Bologna, Stefano Brugnara, presidente dell’Arci cittadino e Cècile Kyenge, del comitato Primo Marzo – l’annuncio da parte della prefettura sulla gara d’appalto è stato “una doccia fredda”.
“È demenziale continuare a fare gare a massimo ribasso, specialmente in luoghi delicati come questi dove invece bisognerebbe investire, fare politiche che aiutino a tirare fuori queste persone dalle situazioni assurde in cui si trovano – ha commentato Gruppi – Il degrado, la disumanità, l’assoluta immobilità in cui sono costretti i detenuti sono aspetti che rendono colpevoli pratiche come questa, un atto di una gravità inaudita”.
“28 euro contro 69 confligge con la logica, con il buonsenso – ha aggiunto Brugnara – e nelle sedi istituzionali questo problema si dovrà di approfondire, perché così non si può andare avanti. Già la situazione è quella che è, pensare che con un terzo delle risorse si possa garantire un minimo di civiltà è illogico”.
Rinchiusi nella struttura di identificazione ed espulsione di Bologna al momento si trovano 48 uomini e 24 donne, la maggior parte di loro giovanissime, dai 18 ai 20 anni, vittime della tratta di esseri umani. Situazioni che convivono promiscuamente e che sempre più spesso non coinvolgono solo persone che hanno commesso diversi reati, ma anche incensurati, uomini con mogli e figli fuori dalle sbarre, ex dipendenti di grosse aziende che dopo una vita a pagare contributi hanno perso tutto, a cominciare dal permesso di soggiorno. I casi sono tanti e generalmente, iniziano nell’adolescenza.
A Bologna, per esempio, c’è un uomo di origini magrebine che ha lavorato in un’azienda italiana per 26 anni poi, a causa della crisi, ha perso il lavoro e già da un mese si trova rinchiuso al Cie. Anche un’ex operaia della Golden Lady ha pagato lo scotto della Bossi-Fini, e dopo 15 anni di vita in Italia, ora non sa quando potrà lasciare la struttura di via Mattei. A Modena è in corso un’analoga asta al ribasso. Proprio nella città emiliana il giovane Moussad, 24 anni, da nove clandestino per scelta, disoccupato ma deciso a rimanere in Italia accanto alla sua fidanzata, Giulia, un giorno è uscito a prendere un caffè e non è più tornato a casa. Stamattina Giulia sarebbe dovuta andare in municipio per fare i documenti per il matrimonio, ma ormai è troppo tardi. Moussad è già stato rimpatriato in Tunisia sabato, sotto silenzio, scortato da ben sei uomini in accompagnamento.
“Non avrei mai pensato che nella mia città ci fosse un posto del genere – ha aggiunto il segretario della Cgil bolognese, Gruppi – che conferma il fallimento di una politica di lungo corso che ha caratterizzato, purtroppo, sia i governi di centrosinistra, sia quelli di centrodestra”.
“La situazione al Cie è infernale per chi vi è detenuto e per chi ci lavora – ha aggiunto Sandra Zampa – e non oso immaginare cosa potrà succedere quando le risorse saranno tagliate così drasticamente. Sicuramente ci mobiliteremo per intervenire contro questa decisione, abbiamo presentato un’interrogazione urgente al ministro Anna Maria Cancellieri alla quale ci hanno risposto in maniera inadeguata. Ma insisteremo, riuniremo le forze politiche locali e andremo a Roma per incontrare il governo e trovare una soluzione. In primo luogo contro la proroga della permanenza massima al Cie, aumentata a 18 mesi”.
Un’eternità per chi là dentro è rinchiuso. “Noi non abbiamo una vita lunga come quella dei dinosauri – hanno detto alcuni detenuti alla delegazione che stamattina ha visitato la struttura – noi viviamo in media sessant’anni, pensate quanto ci togliete costringendoci a passare un anno e mezzo qui dentro”.
“È una violazione dei diritti umani e un inutile spreco di fondi pubblici – ha chiarito la Zampa – noi sosteniamo Monti perché faccia qualcosa, non solo perché pareggi i conti pubblici ma perché sia al servizio delle persone”.
Scarsa igiene, solitudine, immobilità e soprattutto indeterminatezza. Sono tanti i mali che affliggono chi si trova sospeso nel limbo senza diritti e senza certezze che è il Cie. Spesso si perde la testa, si ha paura. Paura di rimanere rinchiuso in quelle celle per mesi, anni, senza sapere che ne sarà di lui, della sua famiglia. “Il governo deve dare un segnale forte, cambiare la legge – ha sottolineato Cécile Kyenge – Troppo spesso si confonde il carcere con il Cie, dove finiscono i più deboli, quelli che non possono difendersi. È disumano”.»
Il fatto quotidiano
macerie @ Aprile 23, 2012