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mercoledì 15 febbraio 2012

La priorità dell'ora blu

da http://ekbloggethi


Immaginate che, ogni anno, il 26 ottobre si spenga la luce. Nulla da fare: quei benedetti ottantuno gradi di latitudine nord vogliono così, e si rimane al buio per centoventotto giorni. Un terzo dell'anno senza che sorga il sole, mentre le temperature vanno tutti i giorni a trenta o trentacinque sotto zero. Alle isole Svalbard non nevica quasi mai, durante la mørketid, il "tempo oscuro" (il tempo, in norvegese, è femminile); se solo ci fosse un raggio di sole ribelle, per un minuto, illuminerebbe un cielo sempre pulito. La neve, quella che rimane al suolo, è già caduta in settembre e ai primi d'ottobre, oppure addirittura in agosto; ricomincerà a nevicare verso aprile, e fino a giugno inoltrato.

Il 15 febbraio, ecco che arriva la blåtime, l'ora blu. All'improvviso, verso le otto del mattino, il buio si dissolve piano e tutto assume una colorazione bluastra sull'immensa distesa bianca; le case e le strade della cittadina, che si chiama Longyearbyen dal nome di John Munroe Longyear (un imprenditore minerario americano), ancora sono illuminate artificialmente. Di nuovo il sole all'orizzonte; il cielo è limpido come il cristallo, e si scorgono di nuovo le montagne che circondano l'Adventdal, la "valle dell'Avvento" dove sorge quella che è la città più a nord del mondo. Il sole. Anche il sole è femminile, in norvegese: sola. E' una parola antica e uguale alla nostra, anche se si pronuncia in realtà qualcosa come sùla.

Non andrà più via, il sole. Le giornate si faranno sempre più lunghe; il 20 aprile il sole smetterà di tramontare, fino al 23 agosto. Centoquarantuno giorni senza notte, a far da bilancia ai centoventotto senza giorno. Durante quei centoquarantuno giorni senza la notte, gli svalbardiani boccheggeranno, verso luglio, nella calura dell'estate: lo scorso anno, quando lo Svalbardposten ancora presentava ogni giorno il bollettino meteorologico (ora c'è solo una "mappa del ghiaccio"), il 7 luglio salì fino alla bellezza di 11 gradi. Sembra però che quest'inverno sia stato, in alcuni periodi, eccezionalmente mite: in dicembre si sono avute temperature di cinque o sei gradi sotto zero, qualcosa di inaudito. Ancor più inaudito quel che riporta lo Svalbardposten lo scorso 7 febbraio, mentre l'Italia era sotto la "morsa del gelo siberiano": ancora al buio totale, la temperatura è salita a 7 gradi sopra zero e il ghiaccio si è sciolto. Mi ricordo di quando lo stesso giornale, qualche anno fa, aveva dato conto di una manifestazione contro la guerra in Iraq che si era svolta a Longyearbyen con una partecipazione massiccia, e con una temperatura di trentotto gradi sotto zero. Però, lo scorso 22 luglio, la temperatura alle Svalbard è scesa a centomila gradi sotto zero quando si è saputo che un ragazzo di 14 anni delle isole era tra le vittime di Anders Behring Breivik, a Utøya.

Priorità differenti. Nessuna crisi, nessuna Grecia, nessuna guerra, nessun politico per il 15 febbraio. Il 15 febbraio è soltanto il lysdag, il giorno della luce. Fra pochi giorni, le strade di Longyearbyen saranno addobbate a festa per celebrare il ritorno del sole: la chiamano Solfestuka. Cosa volete che gliene importi, a loro, degli eventi del mondo in un giorno in cui c'è l'ora blu; e il giornale, il Verdens nordligste avis, spara a nove colonne un titolo che non si vedrà mai altrove. Nå kommer dagslyset. "Ora arriva la luce del giorno". Il titolo più meraviglioso della storia, lo stesso del Corriere della Creazione.

Nella foto: Longyearbyen alle 8.09 di stamani, 15 febbraio 2012.

lunedì 9 gennaio 2012

In Italia lo si butta nel lavandino, negli Usa va a ruba. Come riciclare l’olio fritto

http://blogeko.iljournal.it/

gen  12
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Negli Stati Uniti l’olio fritto va letteralmente a ruba, dal momento che può essere trasformato in biocarburante. L‘italiano medio ne produce quattro chili all’anno: e di regola lo butta nel lavandino.
La raccolta differenziata e il riciclaggio sono obbligatori (l’olio fritto sporca i corsi d’acqua e mette in difficoltà le fognature), ma in pratica, salvo rare e luminose eccezioni, lo fanno solo i ristoranti: i privati dovrebbero portarlo alle piazzole delle aziende rifiuti. Sempre che siano attrezzate.
Solo a Rovigo, almeno per quel che ho visto (link in fondo, come sempre), l’olio fritto viene trasformato in biocarburante per gli automezzi della raccolta rifiuti. E se si volesse provare col riciclaggio fai-da-te?
In Italia è vietato autoprodurre carburante: c’è il problema delle accise. Comunque un certo numero di americani si è attrezzato per trattare in casa l’olio fritto in modo tale che risulti digeribile per il serbatoio delle auto diesel.
In fondo trovate il link al loro forum: in sostanza bisogna filtrare l’olio in modo quasi maniacale per eliminare ogni residuo di cibo, e poi modificare il sistema di iniezione del carburante nel motore.
Ci sono però almeno altre due strade perfettamente legali per il riciclaggio domestico fai-da-te dell’olio fritto. La prima consiste nell’utilizzarlo per accendere la stufa, il caminetto o il barbecue, al posto delle pastiglie tipo Diavolina.
Basta versare un cucchiaio di olio fritto (non di più, mi raccomando!) su un tovagliolo di carta usato, o sul sacchetto del pane accartocciato. Metterci sopra la legna in bell’ordine e accostare il fiammifero.
Oppure con l’olio fritto si può fare in casa il sapone. Garantisco personalmente che non puzza di fritto. Il link vi conduce alla mia ricetta personale, che parte dalla lisciva, il detersivo ecologico fai-da-te ricavato dalla cenere di legna.
Sono però più diffuse le ricette che partono dalla soda caustica. Sotto trovate un video che insegna a fare il sapone a freddo con l’olio fritto secondo una vecchia tradizione dell’Aspromonte. Non l’ho provata: sappiatemi dire se funziona. In fondo il link ad un’altra ricetta.


Attenzione: le ricette sono per l’olio di oliva. Il sapone può essere preparato in casa anche con altri grassi vegetali, ma – mi dicono – è necessario dosare diversamente gli ingredienti. Io non ho trovato indicazioni per i vari oli di semi: se qualcuno sa come fare, per favore lo scriva nei commenti.
Il Conoe, consorzio nazionale di raccolta e trattamento dei grassi esausti, con i link alla normativa in materia di olio fritto
Un vecchio articolo di Qualenergia, a Rovigo l’olio di cucina diventa biocarburante, e il progetto biodiesel dal tuo olio di cucina sul sito del Comune di Rovigo
Fill up 4 free, il forum degli americani che mettono olio fritto nel motore
Su Baby Green ricetta del sapone fatto in casa con l’olio fritto
La guida di Saperlo.it come riutilizzare l’olio usato
Foto Luptor

venerdì 6 gennaio 2012

Autogestione nelle Alpi Apuane

da http://www.anarchaos.org




DELL’AUTOGESTIONE


Minazzana è un piccolo paesino delle Alpi Apuane nel comune di Seravezza (Lu), non distante da Forte dei Marmi. Paese che è nato  attorno alle cave di marmo del monte Altissimo, meglio conosciute come le cave di Michelangelo che usò questi marmi per alcuni dei suoi capolavori. Gli abitanti di Minazzana sono impegnati da anni in una dura vertenza con al ditta Henraux, la più importamte ditta di marmo al mondo, più importante per capirci per tutta quanta la Versilia , di quanto non lo sia la FIAT per Torino. Gli abitanti di Minazzana, Basati, Azzano, Fabiano, Giustagnana e Riomagno rivendicano alle loro comunità l’uso dei beni collettivi, qui chiamati ‘Usi Civici’ che sono stati usurpati alle comunità locali. Beni di proprietà collettiva gli Usi Civici . che la ditta Henraux con l’aiuto delle amministrazioni comunali di Seravezza, l’ente Parco delle Apuane e la Comunità Montana dell’Alta Versilia e il tacito assenso di tutte le forze politico/sindacali , Rifondazione e CGIL in testa, sfrutta a suo piacimento, traendo dalle cave di marmo guadagni da sogno. Basti pensare a tael proposito che una tonnellata di marmo viene venduta sul mercato internazionale a svariate migliaia di euro. Guadagni dei quali, non un euro rimane alle colletività locali. Guadagni frutto di un’escavazione selvaggia che deprezza quello che è un prodotto di lusso e che vede la ditta Henraux corrispondere per quelle cave che danno il marmo più bello del mondo l’affitto di un euro, avete letto bene ,all’anno. E tutto questo a fronte di un fatturato che , per una sola cava è stato nel 2011 di dodici milioni di euro. Accanto a questa lotta, anzi proprio grazie a questa, che ha riproprosto l’antitesi tra bene collettivo e profitto individuale, stanno nascendo e si stanno sviluppando progetti di autogestione che vedono una collettività intera aggregarsi e organizzarsi attorno a uno scopo comune.
Di seguito vi inviamo un volantino della Pubblica assistenza di Minazzana che con naturalezza, senza orpelli ideologici, propone nei fatti forme di autogoverno e di autogestione.
                                                           ‘AMOR Y RABIA’






LA PUBBLICA ASSISTENZA DI MINAZZANA
organizza
il mercatino del baratto

dove:
al Pianaccio a Minazzana di Seravezza(LU)
è disponibile uno spazio dotato di tavoloni all’aperto (e se piove al chiuso)
quando
la prima domenica di ogni mese dalle 11.00 in poi, chusura alle 18.00
perchè:
un’occasione per dare nuova vita ad oggetti che non usiamo più,che altrimenti andrebbero buttati o sprecati,scambiandoli con altri di cui abbiamo bisogno
LE REGOLE:
si può scambiare di tutto:oggetti antichi e moderni,abbigliamento,giocattoli,libri,CD,DVD,accessori di tutti i tipi.articoli per l’infanzia,casalinghi,piccoli elettrodomestici,soprammobili,bigiotteria,eccetere,eccetera.
Gli oggetti dovranno essere puliti e i nbuono stato di conservazione.
Per gli articoli di grandi dimensioni (ad es.mobili) si potrà affiggere un’inserzione alla bacheca all’interno della Pubblica Assistenza.
Gli oggetti non barattati dovranno essere riportati via dalle persone che li hanno portati.

DURANTE TUTTA LA GIORNATA SARÀ APERTO IL BAR

PER INFORMAZIONI CELL.3203562216 Walter

martedì 3 gennaio 2012

Energia pulita dagli scarti agricoli nelle aree rurali del Pakistan

da http://www.ecoblog.it

Pubblicato: martedì 03 gennaio 2012 da AlterEco
contadino scarti agricoli pakistan
L’UNEP, lo United Nations Environment Programme, ha avviato un progetto per generare energia rinnovabile dagli scarti agricoli in Pakistan, esattamente nel distretto di Sanghar, un’area rurale della provincia di Sindh, nella parte centro-orientale del Paese. In questa zona vivono quasi due milioni di persone, coltivando grano, cotone, canna da zucchero, riso e mais. Colture che garantiscono cibo e lavoro alle popolazioni locali.
A latitare è invece l’accesso ad una fonte affidabile di energia per i consumi domestici. Le donne utilizzano legno ed altre biomasse in stufe rudimentali (e rischiose) per cucinare e riscaldare l’acqua per i pasti. L’International Environmental Technology Centre (IETC), con sede in Giappone, in collaborazione con la Mehran University of Engineering and Technology di Jamshoro, ha quantificato gli scarti agricoli presenti nell’area per calcolarne il potenziale energetico.
Sui campi rimanevano ben 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, non tutte utilizzabili però per produrre energia. Quelle disponibili, ad ogni modo, erano capaci di generare energia quanto 1,07 milioni di tonnellate di legna da ardere, soddisfacendo i consumi di circa 400 mila famiglie. I ricercatori hanno poi esaminato l’utilizzo degli scarti agricoli da parte dei contadini e degli allevatori, per evitare conflitti e per non sottrarre materie prime preziose alla popolazione.

Incentivi Fotovoltaico?

EnergiaIn.it/IncentiviFotovoltaici In Omaggio "Dossier Fotovoltaico". Sfrutta Subito gli Incentivi!

Casting per la Rai

www.NewFaces.it/Casting_Rai Ricerchiamo Attori Cantanti Modelli x casting RAI Contattaci
Hanno così scoperto, ad esempio, che solo il 20% delle cime delle canne da zucchero veniva somministrato agli animali, il restante 80% veniva bruciato insieme alla totalità delle foglie di banano ed al 70-80% della paglia di riso. Accertata l’ampia disponibilità degli scarti agricoli, i ricercatori hanno scelto la tecnologia più idonea, optando per un impianto a biogas, capace di fornire energia alle famiglie che vivevano nei dintorni e di garantire anche compost per fertilizzare i campi.
L’impianto è stato costruito, al costo di due milioni di rupie (23 mila dollari), dietro la Sanghar Sugar Mills che ha fornito sia il terreno che i fondi. L’inaugurazione si è svolta nell’agosto del 2011. L’impianto sta producendo ogni giorno 50 metri cubi di biogas, a fronte di 400 chilogrammi di scarti agricoli. Inoltre, fornisce 200 chili di fertilizzante liquido e 150 chili di fertilizzante solido.
Il biogas prodotto è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di venti famiglie, grazie ad energia che altrimenti sarebbe andata sprecata. Se venissero costruiti altri impianti simili il problema dell’approvvigionamento energetico nelle aree rurali verrebbe parzialmente risolto.

martedì 23 agosto 2011

critical mass

da morirecontro




"Una volta che vi sarete arresi alla bici scoprirete la libertà autentica di una mobilità priva di vincoli, e quando la sperimenterete e vi troverete in mezzo a dei non ciclisti vi farà uscire di testa il fatto che non siano in grado di prendere una bicicletta e partire...Vi sentirete come se foste gli unici nati per il volo in mezzo ad un mucchio di uccellini senza ali. Quando vi arrenderete alla bicicletta, essa potrà effettivamente cambiare la vostra vita."
“Critical mass” (Massa critica) è un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero, “invadono” le strade che solitamente, purtroppo, sono usate solo dal traffico automobilistico...E' un evento spontaneo, un improvviso incontro di ciclisti per percorrere tutti la stessa strada, spesso rallentando volutamente la circolazione ponendosi ad esempio al centro della carreggiata (c'è chi sostiene che si debba rispettare il codice della strada e che deve essere lasciata almeno una corsia libera per chi vuole sorpassare, e chi invece che tutti devono occupare l'intera carreggiata costringendo le macchine alla velocità delle biciclette - "Noi non blocchiamo il traffico, noi siamo traffico")...E' quindi a suo modo un "piccolo" strumento di lotta adottato per rivendicare maggiore spazio per le biciclette, una sorta di "blitz" per dire "Ci siamo anche noi e abbiamo i vostri stessi diritti" e "Esiste un altro modo di muoversi", riappropriandosi in modo pulito, sano e anche divertente delle strade reclamandone di più giuste e a misura di tutti, fuori dalla rin/corsa alienata al/nel tempo, perchè l'automobile non è assolutamente un mezzo di trasporto indispensabile, l'unico o il migliore, bensi' è al contrario uno dei più stressanti, costosi, puzzolenti, inquinanti e pericolosi...Ma a chi appartiene, quindi, Critical mass? A nessuno, se non al singolo che la rende viva. Non ha infatti nessun leader, non è un associazione, non è una manifestazione standard che ha bisogno di percorsi bollati e sbirri manganellati di guardia, ed ognuno partecipa all'evento a titolo personale facendosi portatore di un proprio messaggio (che non necessariamente deve essere coincidente con quello dei più)...L'idea fu lanciata a San Francisco nel 1992 da Chris Carlsson (“Stavo pedalando quando mi è venuto in mente che sarebbe stato bello formare una massa compatta di ciclisti in grado di conquistarsi uno spazio di libertà nelle strade di San Francisco”), venne velocemente ripresa in molte città del mondo, e ”qui”, ovvero in questa terra delimitata dai confini, presidiata dalle armi e governata logicamente da delle merde che viene chiamata “Italia”, Milano fu la prima ad avere un regolare evento Critical mass (con cadenza settimanale), a partire dal Febbraio dello stesso anno...All'inizio erano "solo" in 15, ma a Giugno arrivarono ad essere più di 200...Fu poi la volta di Roma il primo dello stesso mese, con circa 50 persone, le quali pedalarono a 9 km/h occupando l'intera carreggiata stradale e rispondendo col campanello ai clacson degli automobilisti arrabbiati...In seguito, molte altre grandi città seguirono l'esempio, fra le quali Torino, Bologna, Brescia, Cagliari e cosi' via...Se quindi hai magari da qualche parte una bicicletta che non usi da chissà quanto tempo, "rispolverala" e, se serve, sporcati le mani per quantomeno tentare di ripararla (perchè non c'è bisogno di andare per forza dal meccanico per farlo, a meno che non ti ritieni definitivamente un suppellettile a 360 gradi), ridandogli vita per poi godertela il più spesso possibile, che sia partecipando o dando il via nella tua zona ad una “Massa critica”, oppure, ovviamente, in altri modi e situazioni...
Adri