Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta sociologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sociologia. Mostra tutti i post

mercoledì 23 maggio 2012

Le 10 regole del controllo sociale

da osservatoriorepressione

1 – La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione. Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione. Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti…

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità. Far si che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziose per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa. Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficiente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.
 
Noam Chomsky
 
 

venerdì 27 aprile 2012

Il conformismo come difesa dall'emarginazione

Da "io e te" di Niccolò Ammaniti

Quando, il primo giorno di scuola, sono arrivato davanti al liceo pubblico per poco non sono svenuto.
Quello era l'inferno in terra. C'erano centinaia di ragazzi. Sembrava di stare all'entrata di un concerto. Alcuni erano molti più grandi di me. Pure con la barba. Le ragazze con le tette. Tutti sui motorini, con gli skate. Chi correva. Chi rideva. Chi urlava. Chi entrava e usciva dal bar. Uno si arrampiacato sopra un albero e ha appeso lo zaino di una ragazza su un ramo e quella gli tirava le pietre.
L'ansia mi toglieva il respiero. Mi sono appoggiato contro un muro coperto di scritte e disegni.
Perchè dovevo andare a scuola? Perchè il mondo funzionava cosi? Nasci, vai a scuola, lavori e muori. Chi aveva deciso che quello era il modo giusto ? Non si poteva vivere diversamente ? Come gli uomini primitivi ? Come mia nonna Laura, che quando era piccola aveva fatto la scuola a casa e le insegnanti andavano da lei. Perchè non potevo fare cosi pure io ?? Perchè non mi lasciavano in pace? Perchè dovevo essere uguali agli altri? Perchè non potevo vivere per conto mio in una foresta canadese ?
-Io non sono come loro. Io ho il sè grandioso, - Ho sussurrato, mentre tre bestioni che si tenevano a braccetto mi spingevano via come fossi un birillo: -Sparisci, microbo.
In trance ho visto le mie gambe rigide come tronchi che mi potravano in classe. Mi sono seduto al penultimo banco, vicino alla finestra, e ho cercato di rendermi invisibile.
Ma ho scoperto che la tecnica mimetica in quel pianeta ostile non funzionava. I predatori in quella scuola erano molto più evoluti e aggressivi e si muovevano in branco. Qualsiasi stasi, qualsiasi comportamento anomalo, era immediatamente notato e punito.
Mi hanno messo in mezzo. Mi hanno preso in giro per come mi vestivo, perchè non parlavo. E poi mi hanno lapidato a colpi di cancellino
Imploravo i miei genitori di farmi cambiare scuola, una per disadattati o sordomuti sarebbe stata perfetta. Trovavo ogni scusa per rimanere a casa. Non studiavo più. In classe passavo il tempo a contare i minuti che mi restavano per uscire da quel carcere.
Una mattina ero casa per un mal di testa. finto e ho visto in televisione un documentario sugli insetti imitatori.
Da qualche parte, ai tropici, vive una mosca che imita le vespe. Ha quattro ali come tutte quelle della sua specie, ma le tiene una sull'altra, cosi sembrano due. Ha l'addome a strisce gialle e nere, le antenne e gli occhi sporgenti e ha anche un pungiglione finto. Non fa niente, è buona. Ma vestita come una vespa, gli uccelli, le lucertole, persino gli uomini la temono. Può entrare tranquilla nei vespai, uno dei luoghi più pericolosi e vigilati del mondo, e nessuno la riconosce.
Avevo sbagliato tutto.

martedì 31 maggio 2011

VIOLENZA, ATTO INNATO? SEMBRA PROPRIO DI NO…

da know yuor rights http://orizzontelibertario.blogspot.com/2011/05/know-your-rights-numero-4-maggio-2011.html



Nel 1932 il carteggio tra Freud e Einstein sembrò dare un altro dettame di certezza al mondo, la violenza è
un fattore innato in quanto, l’uomo facendo parte del regno
animale è soggetto a tutti quegli impulsi che contraddistinguono
questa categoria.
In realtà ci sono popolazione che vuoi per le condizioni di vita, per i
fattori ambientali e soprattutto per la divisione del potere, come
una gerarchia pressoché inesistente, non conoscono affatto l’uso
della violenza.
Esempio lampante sono i Semai, società non violenta dove la
cooperazione prevale sulla competizione.
Essi vivono al centro della penisola malese, principalmente di
produzione agricola ma negli ultimi anni hanno cominciato ad
organizzare visite guidate per i turisti all’interno delle loro foreste.
Questa società è priva di qualsiasi forma di autorità, non ci sono tribunali, polizie o governi. Gli stessi Semai
spiegano che da loro “non c’è autorità ma imbarazzo”.
Tutte le decisioni vengono prese in assemblea,
che può dare per giorni interi per risolvere le
controversie, ogni decisione viene infine presa
per il bene della comunità e mai
dell’individuo.
La stessa pedagogia è basata sulla libertà del
bambino e nessuna scelta e mai una
costrizione.





Il concetto di proprietà occidentale è
totalmente assente perché la sfera privata e
pubblica si fondono in unica cosa.Il fatto che
una personalità importante come Freud abbia
asserito un dato concetto, non fa questo
concetto immune da imperfezioni, non
possiamo nasconderci dietro un “ipse dixit”
perché la conoscenza è sempre in evoluzione e
in rapporto con il reale.
C’è solo da sperare che strutturazioni
societarie come quelli dei Semai non si facciano corrompere dal mondo circostante anzi bisogna lottare
perché avvenga l’esatto contrario


M(A)tteo