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sabato 16 giugno 2012

S-Monti-amo la crisi (diretta da Bologna)

da infoaut.

  • aaaaIn coda ad una settimana e più di roventi polemiche intorno alla venuta in città del premier Mario Monti, oggi 16 giugno scende in piazza la Bologna che non ci sta ad accettare passivamente le passerelle del primo ministro diretta espressione delle banche e della finanza.
    La Questura decide di creare una zona rossa militarizzando la zona centrale della città, ben conscia del fatto che la giornata di contestazione potrebbe rivelarsi attraversata da una pluralità di soggetti sociali indisponibili a sottostare al ricatto di provvedimenti come l'IMU, alle manovre lacrime e sangue, all'austerity generalizzata, a riforme universitarie nel solco delle precedenti, alla gestione della crisi post-terremoto, alla distruzione dell'articolo 18 e degli ultimi residui diritti dei lavoratori.
    Dalle 15 l'incrocio tra piazza VII Agosto e via Indipendenza si riempirà dei volti e delle voci di chi porterà in piazza il suo rifiuto a questo governo esprimendosi in una forma rumorosa, ma determinata, di dissenso. Un cacerolazo contro la crisi, per la ripresa di parola dei movimenti e delle lotte! Monti, Bologna non ti vuole!
    Diretta Live:
    19:00 Sotto la R il corteo si conclude. Oggi Bologna non è stata ad ascoltare le parole di un banchiere protetto da zone rosse, scudi e manganelli, ma al contrario la parola l'hanno presa con forza tutt* quell* che rifiutano di sottostare ai ricatti del governo Monti, che rifiutano di accettare riforme sanguinarie, che dal basso vogliono contrastare queste politiche d'austerity!
    18:50 Dal megafono si susseguono ancora interventi che parlano di precariato,lavoro,pensioni,studenti.
    18:40 Il corteo arriva in piazza Re Enzo. La grande R della festa di Repubblica, sulla quale viene appeso lo striscione di apertura ("sMontiamo la crisi, Monti bologna non ti vuole!")  oggi è stata cambiata di senso: é diventata la nostra grande R, quella della Rabbia, del Reddito per tutt*, della Riappropriazione, della Rinascita!
    18:37 Oggi le zone rosse non ci impediscono di andare dove vogliamo, la folla passa sotto le due torri!
    18:34 Da via irneio attraverso via borgo di San Pietro, via oberdan il cacerolazo arriva in piazza nettuno.
    18:16 Dopo via Indipendenza ancora su via Irnerio, la folla grida "Monti degage!", i cori e gli slogan continuano ad ecceggiare in una bologna paralizzata dal corteo.
    18:00 Dopo quasi  4 ore di corteo, dopo le cariche, dopo aver sorpassato i blocchi delle forze dell'ordine la determinazione della gente non concede tregua alla controparte, i fischi continuano con la stessa intensità, gli slogan scanditi sono sempre piu' incalzanti, il rumore continua a salire!
    17:47 Il blocco sui viali viene forzato e oltrepassato dai manifestanti che riescono a tornare su via Indipendenza alla volta dell'Arena del sole.Non ci fermate, oggi bologna è nostra!
    17:38 Il dissenso fa paura, i difersori dell'ordine continuano a bloccare il corteo , ora all'altezza di piazza medaglie d'oro vicino alla stazione dei treni.Ma la militarizzazione sempre piu' consistente non spaventa chi si scaglia contro un governo che precarizza le vite, e il nervosismo delle fdo evidenzia la paura verso chi non vuole abbassare la testa!
    17:32 Le forze dell'ordine cercano di imporre nuovi blocchi anche sui viali ma il corteo è sempre piu' partecipato e vuole continuare ad esprimere la propira rabbia!
    17:20 I viali sono bloccati dal cacerolazo!
    17:11 Ancora piu' di mille persone bloccano bologna ,il corteo punta verso i viali, gli interventi continuano a scagliarsi contro il governo delle banche, contro l'europa dell'austerity e contro l'1% che ci vorrebbe silenziosi e accondiscendenti. Noi non lo saremo mai e questa giornata lo dimostra!
    17:06 La bologna delle lotte sociali paralizza la città! Il cacerolazo invade via Irnerio.
    16:57 Il corteo continua a muoversi determinato per le strade di bologna.La gionata non finisce qui, Monti deve andare via!
    16:49 In via Righi,sul lato destro del corteo i manganelli si abbattono anche sui musicisti della Samba Army  che con tamburi, rollanti e fiati accompagna il cacerolazo dall'inizio della giornata!
    16:40 La folla grida: "Pagaci le tasse, Monti pagaci le tasse!".Tra i manifestanti ci sono diversi contusi: la repressione è l'unica risposta che il governo delle banche possa concepire.
    16:34 Il corteo è sempre piu' vicino all'arena del sole, mentre tra gli interventi dal megafono si alzano le voci di chi ha vissuto il terremoto e non ne puo' piu' di false promesse e austerity!
    16:24 Il cacerolazo incontra un nuovo blocco delle fdo all'altezza di via Righi, incrocio con via Indipendenza.L'assedio continua!
    16:13 Il dissenso contro Monti invade la città! Il cacerolazo inizia a spostarsi verso via Irnerio per continuare l'assedio, in una bologna complice e solidale con i manifestanti!
    16:06 Seconda carica della forze dell'ordine, il corteo continua, non arretra di un millimetro, non si scompone, rimane compatto! E ancora una pioggia di verdure e ortaggi contro quello che  è il vero marcio di questa giornata: i difensori del governo dell'austerity!
    16:00 La piazza determinata non arretra dopo le cariche! I manifestanti continuano a ricoprire le forze dell'ordine di ortaggi marci!La folla grida via Monti,bologna non ti vuole!
    15:50 Piovono pomodori marci  e i tutori della legge non esitano a caricare i manifestanti per difendere il presidente delle banche!
    15:45 L' assedio è sempre piu' vicino al cordone che protegge l'arena del sole! Ma l'incredibile schieramento di forze dell'ordine e gli elicotteri che ronzano in cielo non spaventano chi è determinato ad esprimere il proprio dissenso e la propria rabbia contro l'1% arroccato nelle sue zone rosse protette dai suoi servi!
    15:30 La Bologna del dissenso non cerca mediazioni! L'assedio verso l'arena del Sole continua,animato da un migliaio di persone che con bandiere NoTav, cartelli, strisconi, pentole e coperchi vogliono andare a gridare in faccia a Monti fuck austerity!
    15:10 Diverse centinaia di persone avanzano su via Indipendenza in mezzo ad una gran frastuono!Cacerolazo contro il governo della banche!
    15:00 Sempre piu' persone confluiscono al cacerolazo e sempre piu' il rumore si alza contro il governo Monti!Tantissime pentole, coperchi, tamburi e fischietti!
    14:45 Già un qarto d'ora prima dell'appuntamento, tra piazza  VIII Agosto e via Indipendenza, ci sono circa150 persone pronte per contestare Monti!
    14:20 Bolgna è blindata! Via Indipendenza e via dei Mille sono bloccate da un ingente schieramento di forze dell'ordine.

    lunedì 5 marzo 2012

    Un’altra battaglia in corso Brunelleschi

    da macerie

    Dopo due mesi di relativa tranquillità si riaprono le danze dentro al Cie di corso Brunelleschi a Torino. Questa sera, poco prima delle nove, un bel po’ di prigionieri dell’area rossa hanno tentato la fuga, uscendo dall’area e provando a raggiungere il muro. Intercettati dalla polizia, sono stati riportati nell’area. Da lì in poi, il casino: anche nelle altre sezioni è iniziata la rivolta, con la gente che spingeva sulle reti e le danneggiava nella speranza di guadagnarsi la libertà. In mezzo alla confusione sono stati appiccati anche degli incendi. Ottenuti i rinforzi, la polizia ha circondato il Centro con le volanti e una qurantina di agenti in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione nell’area blu, per tranquillizzare gli animi a forza di manganelli e lacrimogeni.
    Ascoltate questa ascoltatrice di Radio Blackout, che racconta in diretta i tentativi di fuga che continuano oltre un’ora e mezza dopo l’inizio della rivolta, tentativi in parte vanificati dalle indicazioni date alla polizia da alcuni dei vicini di casa ai balconi: http://www.autistici.org/macerie/
    La tensione, in realtà, era già cominciata a salire nella notte tra venerdì e sabato e nella mattinata di sabato, quando in due momenti diversi due reclusi avevano tentato il suicidio e per lunghe ore nessuno dei loro compagni aveva ottenuto notizie riguardanti la loro salute.
    Aggiornamento ore 23. Non riuscendo a scavalcare il muro uno dei ribelli si è arrampicato su di un’alta struttura lungo il perimetro del Centro. I poliziotti sono sotto e tentano di convincerlo a scendere; lui, per contro, li sbeffeggia.
    Aggiornamento ore 23,30. Il recluso è sceso ed è stato messo in isolamento, almeno sino a domani.
    macerie @ Marzo 4, 2012

    lunedì 30 gennaio 2012

    Bologna: cariche contro il corteo di contestazione a Napolitano

    da osservatoriorepressione.

    Una Bologna  già da ieri sera è blindatissima, con un dispiegamento di forze dell’ordine  forse il più imponente visto in città da molto tempo, accoglie il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in visita alla citta felsinea per ritirare la Laurea ad Honoris Causa. Ad attenderlo anche il corteo indetto da OccupyUnibo,  NoDebito e altre realtà di movimento che è partito alle 10,30 da Piazza Verdi, sfilanto per le vie del centro dietro lo striscione “Profumo d’austerity” e con finte pergamene in polistirolo per consegnare a Napolitano la laurea in politiche di austerity, ddl Gelmini e governo delle banche. “Napolitano oggi la laurea te la portiamo noi” All’altezza di via dei Poeti il corteo è stato violentemente caricato dalle forze dell’ordine impedendone il passaggio.  Dopo la violenta carica delle forze dell’ordine nella quale sono rimasti feriti alcuni manifestanti, il corteo è proseguito.

    venerdì 28 ottobre 2011

    5000 studenti in piazza a Palermo: tafferugli davanti Bankitalia

      da http://www.infoaut.org

    In primo piano

  • ventottoQuest'oggi una nuova giornata di lotta per gli studenti di Palermo. Una giornata che una volta di più ha mostrato la capacità di radicalità del tessuto degli studenti medi, scesi ancora in piazza numerosi e determinati dopo la giornata del sette, e che ha dato il primo segnale di mobilitazione universitaria.
    Gli studenti medi hanno attraversato la città rilanciando la pratica del blocchiamo tutto day, riprendendo quanto fatto nell'anno scorso. La partecipazione è stata massiccia respingendo le minacce degli ultimi giorni da parte di presidi e consigli d'istituto di punire gli studenti che avrebbero partecipato ai cortei. Punizioni che tentano di criminalizzare e ghettizzare gli studenti e le studentesse protagonisti delle mobilitazioni con giorni di sospensione, il divieto di partecipare ai viaggi d'istruzione e l'abbassamento del voto in condotta.
    Una giornata all'insegna dell'attacco alle banche, individuate come obiettivo del corteo, e colpite dai cinquemila studenti in corteo come simbolo della crisi, in quanto rappresentanti degli interessi del capitale finanziario che questa crisi l'ha generata e su cui tenta di trarre profitto. A più riprese sono state lanciate uova contro le vetrine delle banche incontrate lungo il percorso per raggiungere il culmine davanti alla Banca d'Italia di via Cavour quando, tra gli studenti che ne bloccavano gli accessi e i carabinieri schierati a sua difesa, si sono verificati dei tafferugli. La risposta degli studenti è stata, come è ormai abitudine, risoluta e decisa, dopo aver resistito alla “carica”, che ha fallito nel suo intento intimidatorio, ha ripreso con un corteo selvaggio che ha bloccato la città raggiungendo infine l'università. Lungo tutto il percorso la manifestazione è stata accolta dalla partecipazione dei palermitani raggiunti dal corteo che hanno incoraggiato gli studenti appoggiato la loro volontà di intensificare la mobilitazione, quanto mai necessaria, nella società della crisi.
    Ascolta l'intervista a Bianca:
     http://www.infoaut.org/index.php/blog/saperi/item/3030-gli-studenti-tornano-in-piazza-a-palermo-tafferugli-davanti-bankitalia
    Nel frattempo, dentro la cittadella universitaria, una cinquantina di studenti si sono mossi in corteo attraversando tutto il campus. L'iniziativa ha lanciato la campagna #OccupyUniPa che porterà gli universitari a muoversi nelle prossime settimane per lanciare la giornata internazionale del 17 novembre che li vedrà protagonisti dello sciopero metropolitano. Gli studenti sono entrati nelle aule dove si svolgevano lezioni per spiegare ai colleghi e ai docenti i motivi della mobilitazione.
    In seguito si sono svolte tre azioni simbolo di altrettanti obiettivi individuati come cruciali.
    La prima contestazione è stata quella contro l'Unipa Store: un negozio di oggetti di marketing per l'università, affidato secondo le dinamiche consociative della governance universitaria a strutture di rappresentanza completamente complici e compartecipi delle scelte del rettorato sulla redazione e l'approvazione dello statuto e di ulteriori riduzioni di qualità didattica e di servizi agli studenti.
    Altro obiettivo è stato l'ufficio stage e tirocini occupato simbolicamente da una ventina di studenti con maschere bianche, fantasmi della precarietà, che hanno calato lo striscione con la scritta “Stage e tirocini vanno retribuiti”, denunciando la prassi dei tirocini obbligatori all'interno dei piani di studio: vere e proprie forme di lavoro non pagato.
    Il terzo obiettivo è stato la mensa di Viale delle Scienze per la richiesta di reddito e welfare universitario: una mensa a pagamento e ampiamente sottodimensionata per la popolazione universitaria, che negli orari di punta vede file che arrivano a superare l'ora di attesa. Gli universitari hanno organizzato una mensa popolare, di fronte l'ingresso del “Santi Romano”, che offriva gratuitamente panini agli studenti e hanno atteso lì l'arrivo del corteo degli studenti medi.
    I cori dei due cortei contro debito e istituti finanziari hanno reso subito evidente la vicinanza degli obiettivi di universitari e studenti medi, che coi due striscioni “Save schools not banks” e “Contro l'università della crisi RISE UP” hanno caratterizzato la giornata di oggi e hanno rilanciato il movimento in vista delle prossime date. Sia medi che universitari si sono dati appuntamento per la prossima settimana per organizzare le rispettive campagne di lotta e tornare ancora ad incrociare i loro percorsi.

    domenica 23 ottobre 2011

    Diretta da Giaglione.. DIAMOCI UN TAGLIO!

    DA NOTAV.INFO
    23 ottobre 2011 – 10:16 | Commenti disabilitati
    Diretta della manifestazione NOTAV – 23 Ottobre – DIAMOCI UN TAGLIO – diretta www.infoaut.org – www.notav.info

    h 12.05_ Val di Susa #notav..Procediamo senza paura verso il non cantiere della Maddalena..
    h 11.59_ gli alpini #notav intonano potenti A SARA DURA.. #diamociuntaglio
    h 11.53_ Il corteo prova ad andare alla baita Clarea. Tra 800 metri ci dovrebbe essere il primo blocco. #notav#diamociuntaglio
    h 11.49_#NoTav #diamociuntaglio. Siamo già troppi. Sulla strada a passo di lumaca contro l’alta velocità!
    h 11.45_ da questa mattina 419 notav sono stati gli identificati, 286 i veicoli controllati e tre persone denunciate a piede libero. Noi andiamo avanti.. Non un passo indietro!
    h 11.42_ una fiumana di #notav.. molti ancora devono arrivare, la testa è partita.. La Val Susa non si fa spaventare e rilancia.. Taglieremo le reti!
    h 11.37_ Il corteo è partito.le donne della val susa davanti.. Slogan”le donne della val susa si danno da fare sappiamo cucire ma anche tagliare”
    h 11.35_ Tenaglie in mano si va verso il cantiere! #notav #diamociuntaglio
    h 11.30 _ La testa del corteo #notav è partita! Siamo tantissimi!!
    h 11.20_ La testa del corteo #notav #diamociuntaglio si attesta sulla strada per il non cantiere!
    h 11.10_Maroni Polizia e Stampa nn ci fermeranno mai! La campagna degli organi di informazione per boicottare la manifestazione ha avuto #EffettoContrario! Intanto a Giaglione si aspettano i notav che stanno arrivando in migliaia a piedi da Susa! La Val Susa risponde anche con i numeri! Qui la paura non è di casa!
    h 11.05_ Migliaia di persone cercano di raggiungere a piedi Giaglione.. Le forze dell’ordine continuano i posti di blocco.. Al campo sportivo di Giaglione mai cosi’ tanta gente!
    h 11.00_ Nella valle militarizzata riecheggia il coro A SARA DURA..per loro..
    h 10.55_ si mangia, si beve e ci si riscalda prima di andare a a tagliare le reti! #notav #diamociuntaglio
    h 10.40_ Migliaia di #notav stanno raggiungendo il campo sportivo di Giaglione tra posti di bloccco, giornalisti e polizia!
    h 10.30_ Tantissimi #notav verso Giaglione.. auto incolonnate tra Susa e Giaglione!
    h 10.20_ Sale a 15 il numero di fermati mentre salivano in valle.. alcuni portati nei commissariati.. Il dispositivo di ordine pubblico è imponente, tanti check point e elicotteri che ronzano sulla testa.. la valle è blindata!!
    h 10.00_ Posto di blocco anche sulla statale tra Susa e Giaglione, fermano quasi tutte le auto.. la valle è militarizzata..
    h 9.35_ Perquisizioni della polizia alle auto che escono dall’autostrada di Susa. Meglio fare l’ultimo pezzo di strada per raggiungere Susa e poi Giaglione in statale. Alcuni ragazzi portati in questura.
    h 9.20_ in valle c’è un massiccio spiegamento di forze dell’ordine. Sappiamo di fermi e perquisizioni nelle auto che ceracano di raggiungere Giaglione. Tanta polizia al casello della tangenziale di Rivoli.

    venerdì 21 ottobre 2011

    Grecia, 20 Ottobre: Aggiornamenti costanti

    da http://it.contrainfo.espiv.net/

    Seconda giornata di sciopero generale nazionale

    21,30 GMT +2 Almeno 10 squadre della polizia hanno inseguito la gente in piazza Exarchia, Solomou e via Stournari,hanno sparato gas lacrimogeni e occupato la piazza. Poliziotti armati hanno anche isolato l’intero quartiere.
    Come previsto, la nuova legge finanziaria è stata ratificata.
    20,50 GMT +2 La sessione parlamentare è continuata indisturbata. L’intera area di Syntagma è stata completamente evacuata dalla polizia anti-sommossa, con il ritorno alla normalità del traffico stradale.
    Il numero totale di manifestanti fermati / arrestati e feriti è ancora da verificare (ma il rapporto dei media alternativi parla finora di quasi 150 arresti).
    20,15 GMT+2 Molte persone sono circondate dalla polizia e intrappolati all’interno della stazione della metropolitana di Acropoli. Detenzioni di massa sono segnalatie sul posto. I poliziotti hanno circondato la fermata della metropolitana di Omonia e hanno appena attaccato le persone all’interno della metropolitana.
    19,20 GMT+2 Dopo il raid della polizia a Monastiraki, le persone sono fuggite all’interno della stazione della metropolitana ed hanno bloccato le porte, al fine di proteggersi dalla furia della polizia. La polizia ed i persecutori hanno ordinato lo sgombero della stazione della metropolitana.
    I poliziotti hanno attaccato i manifestanti vicino alle porte della stazione della metropolitana dell’Acropoli  dove sono stati segnalati tre fermi, tutti e tre sono riusciti a scappare grazie alla forte presenza di persone sul posto.
    I poliziotti sono ora a caccia di gente per le strade nella vicina zona di Thissio.
    18,40 GMT+2 Un’uomo di 53 anni che partecipava alla dimostrazione di oggi ad Atene, è deceduto.
    Confermate le informazioni dei compagni della radio libera FM 98 che hanno contattato i medici:
    - Il defunto (presunto membro del PAME) era stato ricoverato in ospedale con dolori al petto, fibrillazione atriale e problemi respiratori, causati da un’attacco di cuore. Si conferma che il cinquantatreenne non riporta ferite alla testa (come originariamente riportato dai massmedia , twitter, ecc.).E’ probabilmente morto per l’inalazione di una quantità eccessiva di gas lacrimogeno sparato dalla polizia greca. Un’altra ragione probabile sarebbe la tensione durante lo sciopero, o addirittura la disidratazione. Tuttavia, solo i risultati dei medici possono darci l’illuminazione.
    - Questo non è lo stesso caso che riguarda le precedenti voci di un manifestante clinicamente morto-queste non erano vere. Quest’ultimo è caduto da un marciapiede a piazza Syntagma (non è mai stato attaccato da una pietra).
    Quando gli è stato portato il primo soccorso era incosciente. Lui è anziano ma non clinicamente morto come il Potere ha originariamente riferito per motivi politici. In passato, i circoli politici hanno diffuso voci che riguardano persone morte. Il potere è spietato.
    La Polizia ha attaccato la gente a Monastiraki, anche di fronte al parlamento, mentre piazza Syntagma è stata completamente occupata dalle forze repressive per circa un’ora.
    17,20 GMT+2 Ci sono in corso scontri tra manifestanti e la unità motorizzate DIAS / DELTA  nei vicoli sotto la  piazza Syntagma (in Ermou, Athinas, nelle strade attorno Monastiraki, tra gli altri). Poche migliaia di persone si sono riunite in piazza Syntagma, mentre molte più persone cercano di raccogliersi davanti al parlamento, ma sono ancora bloccati dai poliziotti nelle strade laterali.
    17,10 GMT+2 Il PAME ha lasciato piazza Sintagma, protetto dalla polizia lungo il tragitto. Polizia antisommossa e motorizzata attaccano persone indiscriminatamente in via Panepistimiou e Trikoupi .
    Ora la polizia ha preso la sorveglianza del parlamento.  Il voto per le nuove norme della manovra finanziaria sara’ completato a breve.
    17,00 GMT+2 Alla fine i blocchi del  PAME/KNE si preparano a lasciare via Amalias e Sintagma. Buona liberazione!
    16,50 GMT+2  Manifestanti da via Ermou, Mitropoleos, Filellinon e Stadiou cercano varie volte di entrare in Sintagma e raggiungere il bordello del parlamento Ancora una volta respinti dal servizio di sicurezza del PAME.
    Molti feriti tra i manifestanti sono stati trasferiti nei vari ospedali. False notizie riguardanti un ferito clinicamente morto.
    16,30 GMT+2 In Rethymno, in Creta, membri delKNE hanno minacciato con bastoni i manifestanti, in fronte al municipio.
    In Mytilini, nell’ isola di Lesbo, l’ assemblea dell’ occupazione di Periphery ha deciso di terminare l’ occupazione con un evento serale, tra circa un’ ora, quando i manifestanti marceranno per le strade della citta’.
    16,20 GMT+2 Migliaia di membri del PAME sono di fronte al parlamento. La polizia si e’ ritirata dalle parte inferiore della piazza. Police pulled back from the lower parts of Syntagma; piccoli gruppi di anti-autoritari, sindacati di base e della sinistra estrema cercano di entrare nella piazza; la maggior parte dei manifestanti e’ ancora bloccata nelle vie laterali.
    Il ministero delle finanze in via Mitropoleos e’ occupato dagli scioperanti.
    16,10 GMT+2 Molti gas lacrimogeni ora in Sintagma. Stalinisti attaccano i manifestanti che cercano di prendersi la piazza.
    15,45 GMT+2 Ci sono ancora manifestanti in via Amalias,in fronte al parlamento, cosi’ come in via Fillelinon e Mitropoleos . La piazza si e’ svuotata e circondata dagli sbirri.
    15,30 GMT+2 Massiccio attacco della polizia per svuotare Syntagma. La folla spinta verso via Ermou.
    Un raid coordinato della polizia lungo via  Pesmazoglou e Stadiou.
    15,25 GMT+2 Scontri tra anarchici e stalinisti soprattutto in via Filellinon e Voukourestiou.
    Scene di violenza in tutta piazza Sintagma. Ancora molotov e pietre contro il blocco stalinista.  Poco prima la polizia ha cercato di entrare in piazza da via Stadiou per intrappolare gli anarchici.
    15,20 GMT+2 Almeno 20 manifestanti feriti sono trasportati al centro di soccorso in piazza Sintagma. Membri del PAME sembra abbiano diretto contatto con ufficiali della polizia e consegnano loro alcuni manifestanti. Hanno persino attaccato gli insurrezionalisti Ora i manifestanti contrattacano contro il PAME e polizia
    15,00 GMT+2 Diventano piu’ duri gli scontri in piazza SIntagma. Addirittura molotov contro il blocco degli stalinisti
    14,50 GMT+2 Membri del movimento “Den Plirono” (Non pago) hanno preso posizione contro la sicurezza del PAME davanti all’hotel GrandeBretagne.PoiIl blocco degli anti-autoritari e anarchici. Inizia lo scontro a causa dei manifestanti che vogliono raggiungere il parlamento. Un enorme blocco anarchico ha attaccato le linee staliniste. Si fronteggiano faccia a faccia davanti all’ hotel. La polizia lancia lacrimogeni. Lo scontro e’ durissimo. Centinaia di anarchici contro centinaia di stalinisti con lancio di pietre e bottiglie.
    14,20 GMT+2 In Atene, 6 fermati in via Dragatsaniou vicino piazza Klathmonos, probabilmente alcuni sono minorenni. Almeno altri 7 fermati dalle pattuglie motorizzate in via Athinas (vicino al metro di Monastiraki) Molti passanti sono stati visti applaudire i poliziotti bastardi!
    13,20 GMT+2 in Atene, ancora una volta gli stalinisti delsindacato PAME hanno fatto cordone davanti alle squadre della polizia e davanti agli sbarramenti di fianco al parlamento impedendo a chiunque di avvicinarsi. membri del PAME, alcuni con mazze e caschi, hanno addirittura richiesto la licenza di giornalista alla gente che manifestava discontento.
    In Iraklio, a Creta, gli scioperanti hanno bloccato un fast food della catena Goody’s
    In Mitilini, nell’ isola di Lesbo, circa 400 persone hanno partecipato alla manifestazione. Future azioni saranno decise durante una assemblea generale nell’ occupazione di Peripheria.
    13,10 GMT+2 A Salonicco, gruppi di manifestanti insieme con il Sindacato dei camerieri, cuochi e di tutti i lavoratori delsettore alimentare, hanno bloccato i ristoranti e le caffetterie in Proxenou Koromila Streetche erano aperte, nonostante lo sciopero generale. Si muovono verso  Iktinou Streetper la stessa ragione.
    13,00 GMT+2 A Patrasso c’è stata una dimostrazione abbastanza deludente di circa 1.000 persone.
    12,30 GMT+2 I lavoratori comunali (POE-OTA) vengono applauditi dagli altri manifestanti quando raggiungono Filellinon Street mentre si dirigono a Syntagma.
    È stato riportato che i membri del KNE, l’ala giovanile del partito comunista greco (KKE), hanno attaccato altri manifestanti nella città nord-occidentale di Ioannina.
    12,20 GMT+2 Un gruppo di persone che portano le bandiere greche si sono spostate da via Ermou a piazza Syntagma, dispiegando i loro stracci nazionalisti sul monumento del Milite Ignoto.
    12,00 GMT+2 Un’elicottero della polizia stà volando sopra Exarchia. Piccoli gruppi di poliziotti in borghese sono sparsi in tutte le strade del centro di Atene. Come è stato riferito ieri da diversi manifestanti , è difficile differenziare questi delinquenti da altri manifestanti ed è facile rimanere intrappolati, picchiati e addirittura arrestati.
    11,40 GMT+2 Gli stalinisti del PAME sono già in Syntagma. I compagni ci segnalano che sono allineati e con dei bastoni al fine di garantire il carattere reazionario del loro patetico raduno, mentre bloccano gli altri manifestanti dall’andare sul marciapiede del monumento al Milite Ignoto di fronte al parlamento. Al momento non vi è presenza della polizia (almeno immediatamente visibile). Gli stalinisti stanno per giocare ancora una volta il ruolo dei poliziotti, al fine di sopprimere ogni possibile azione di guerriglia.
    11,20 GMT+2 Ad Atene la folla è già numerosa a Propilea e in piazza Syntagma. Due fermate centrali della metropolitana (Syntagma e Evangelismos) sono ancora una volta chiuse. Permane l’ odore dei lacrimogeni sparati il giorno prima. (In caso di arresto, la gente dovrebbe gridare ad alta voce i loro nomi ai compagni manifestanti.)
    10,30 GMT+2 I pre-raduni per la seconda giornata di sciopero generale sono già iniziati. Ieri le mobilitazioni per lo sciopero hanno visto centinaia di migliaia di persone per le strade di numerose città greche (alcune stime parlavano di mezzo milione solo ad Atene). Ieri, tutti i 154 membri del partito di governo del PASOK hanno approvato il nuovo multi-pacchetto di misure d’austerità introdotte dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos.
    Oggi, i parlamentari procederanno con il voto finale a favore o contro questa proposta di legge che mira a un’ulteriore deterioramento della vita di milioni di persone. I maiali armati della dittatura democratica, i sindacalisti collaborazionisti, i mass-media e tutti i vari fascisti hanno cercato di reprimere con ogni mezzo la grande rabbia e l’imminente rivolta sociale . Resta da vedere se la gente riuscirà a superare la paura e la propaganda mediatica, innalzando barricate di resistenza e di distruzione dell’apparato dello Stato e del Capitale.

    venerdì 7 ottobre 2011

    Chile. Ancora scontri in tutto il paese

    da infoaut.org

  • alt“L’ala violenta del movimento ha preso il sopravvento. Oggi non c’era nessuna intenzione di manifestare, oggi c’era la chiara intenzione di produrre atti di violenza fin dall’inizio.”  Così ha aperto la sua dichiarazione il portavoce del governo cileno A. Chadwick, in merito al corteo che ieri (giovedì 5 ottobre) ha solcato le vie della capitale e del resto del paese.
    Quest ultimo corteo studentesco non è gradito dalla Municipalità di Santiago, che pone a monte rigidi divieti di circolazione. Divieti inascoltati, sopra i quali migliaia di studenti marciano dalle 11 della mattina fino a sera.
    L’ormai noto pugno di ferro dei carabineros si mette in moto fin dall’inizio della mattinata. Acqua urticante, lacrimogeni e cariche a cavallo, però, trovano una resistenza massiccia, che di corteo in corteo si è fatta sempre più serrata. E questa volta, in più, c’è che non si è stati autorizzati a stare in piazza. La rabbia se possibile si fa ancora più sorda. Gli scontri si espandono a macchia d’olio: tutto il centro cittadino ne è teatro.
    Le voci delle istituzioni non riescono a non tradire una certa ansia, che inizia a strisciare nei palazzi di potere, dall’Intendenza alla Moneda, passando per tutte le poltrone dirigenziali dei sostenitori di Piñera. Forse qualche rischio lo si sta correndo davvero. Dopo tutti i divieti, i fermi, i feriti, e un ragazzo ammazzato, la massa informe degli studenti non è ancora stanca e continua ad attaccare senza perdere vigore. La sensazione è che le strategie del governo per contenere questa insubordinazione sfrontata siano ormai agli sgoccioli.

    lunedì 12 settembre 2011

    Francia - Esplosione in centrale nucleare di Nimes

    da inform-azione

     

     

    dai media di regime:

    Si teme una fuga radioattiva dopo un'esplosione in una centrale nucleare di Nimes, nel sud della Francia. Lo hanno riferito i servizi di emergenza francesi. Il reattore di Marcoule e' in parte usato dalla Areva per produrre un combustibile che ricicla plutonio dalle armi nucleari. Secondo quanto riporta il sito di Midi Libre, l'esplosione si sarebbe verificata intorno alle 11:45 di questa mattina

    L'esplosione ha provocato un morto e quattro feriti, tra cui uno grave. Lo riferisce il sito del quotidiano Midi Libre, precisando che un uomo e' stato trovato carbonizzato.

    L'impianto di Marcoule e' utilizzato per il trattamento di scorie ma non sono presenti reattori. Nella centrale, filiale della societa' Socodei e Edf, viene prodotto il Mox, un combustibile nucleare che contiene uranio miscelato a plutonio proveniente dalle armi atomiche.  L'impianto ha ospitato la prima centrale nucleare in Francia, con i primi reattori per uso militare finalizzati a costruire la bomba atomica: si trova presso Chusclan, nella regione  Linguadoca-Rossiglione, a nord di Nimes ed Aix-en-Provence, e a circa 200 km dal confine con l'Italia. L'impianto e' vicino al fiume Rodano e alle citta' di Orange e Avignone. Il dipartimento e' quello di Gard che ha per capoluogo Nimes.

    La centrale nucleare francese di Marcoule si trova a 242 km in linea d'aria da Ventimiglia, 257 da Torino, 342 da Genova.




    Ancora un breve aggiornamento ad opera degli "esperti"

    L'incidente nell'impianto nucleare di Marcoule, nel sud della Francia, e'
    terminato. Lo ha annunciato l'ASN, l'Autorita' per la sicurezza nucleare
    francese. Esperti dell'Enea e dell'Associazione Italiana Nucleare sostengono che
    quello avvenuto oggi non puo'essere considerato un incidente nucleare, ma ''un
    incidente di tipo convenzionale''.

    martedì 2 agosto 2011

    FALLITA LA ITALCOGE DITTA CHE HA INSTALLATO IL FORTINO DELLA POLIZIA A CHIOMONTE

    da notav.info

    Submitted by admin on 2 agosto 2011 – 15:58No Comment
    (ANSA) – TORINO, 2 AGO – La Italcoge di Susa (Torino), la principale azienda che sta eseguendo i lavori di recinzione per il futuro cantiere del tunnel geognostico della Torino-Lione, alla Maddalena di Chiomonte, e’ stata dichiarata fallita, oggi, dal Tribunale di Torino. La sentenza e’ stata emessa dal giudice delegato Bruno Conca. L’istanza era stata presentata da alcuni creditori. Michele Vigna e’ stato nominato curatore fallimentare. L’udienza di verifica dei crediti e’ stata fissata al 19 gennaio 2012. (ANSA).
    Erano mesi che il movimento no tav denunciava la gravità di quanto stava accadendo con gli appalti per la tav a Chiomonte. La CMC di Ravenna detentrice dell’appalto per il tunnel geognostico della Maddalena di Chiomonte aveva subappaltato a trattativa privata un appalto da 1,6 milioni di euro a questa ditta per installare le recinzioni del fortino di Chiomonte. L’Italcoge di Susa però era già in ammoinistrazione controllata con i libri contabili depositati in tribunale e un mare di debiti con gli operai e con i fornitori. La scelta a questo punto pare chiaro non essere di natura economica bensì quella di privilegiare ditte corrotte e fallite per far eseguire i lavori, facendo leva sull’avidità dei titolari, sul facile denaro e usando gli operai come scusante o meglio ancora scudo. Questa è la storia dell’alta velocità in Italia, corruzzione, fallimenti, debiti. Questa storia va combattuta, ogni giorno è dovere del movimento no tav cercare di impedire il piazzamento dei cantieri. 

    venerdì 29 luglio 2011

    IN AFGHANISTAN COME IN NORVEGIA VALE LA TEORIA DEL CRIMINALE N.A.T.O.


    Di comidad (del 28/07/2011 @ 01:38:45, in Commentario 2011, linkato 117 volte)
    In questi ultimi tre anni è stata potentemente veicolata la fiaba mediatica tesa a spacciare il berlusconismo per una sorta di peronismo all'italiana, cioè un populismo anomalo rispetto agli standard occidentali. Berlusconi ci è stato presentato come l'alfiere di una indipendenza nazionale "sostenibile", contro l'occidentalismo osservante della sinistra e l'invadenza dei poteri forti internazionali. C'è in effetti tutto un presunto "antiberlusconismo" che contribuisce a rafforzare questo mito, come risulta dall'insistenza del quotidiano "la Repubblica" nel sottolineare il carattere "populista e plebiscitario" del regime berlusconiano; persino adesso che Berlusconi appare in pieno tracollo elettorale.
    La fiaba non è stata propinata soltanto in Italia, anzi, c'è da pensare che il "berlusconismo rivoluzionario e terzomondista" costituisca in realtà una panzana confezionata nelle solite centrali di guerra psicologica della NATO. Nel 2009 un film di produzione tedesco-americana, "The International", ci presentava il personaggio di un imprenditore e politico italiano di area berlusconiana (interpretato dall'attore Luca Barbareschi, allora berlusconiano ancora senza pentimenti e ripentimenti), che finisce ammazzato a causa della sua ostilità al potere bancario, contro il quale pronuncia tesi che riecheggiano quelle di Ezra Pound.(1)
    Che il governo Berlusconi sia stato il più fedele esecutore delle direttive del Fondo Monetario Internazionale, non ha oscurato questo alone sovversivo, tanto che il quotidiano berlusconiano "Il Giornale" ospita abitualmente i contributi di coloro che denunciano il signoraggio bancario. La forza di questa fiaba è consistita nel fatto di non avere la pezza d'appoggio di alcun dato di fatto, di alimentarsi cioè di sola propaganda, ripetuta con pura ottusità o semplice malafede, tanto da dar vita al fenomeno di una sorta di blog-berlusconismo "rivoluzionario".
    Anzi, il berlusconismo "terzomondista e rivoluzionario" si propone come il più coerente oppositore nei confronti di quanto deciso dallo stesso governo Berlusconi. La recentissima uccisione di un altro militare italiano in Afghanistan ha suscitato la "rabbiosa" reazione del leghista Calderoli, come se egli non facesse parte del governo che ha portato la presenza militare italiana in Afghanistan al suo massimo storico: quattromiladuecento militari, cioè l'impegno più massiccio possibile, date le attuali risorse militari italiane. La rabbia della Lega è apparsa inoltre piuttosto spenta, forse perché la maggior parte dei caduti sono di origine meridionale; quindi, alla fine, il voto leghista al rifinanziamento della missione militare in Afghanistan non è mancato all'appuntamento. Tanto c'è sempre Napolitano che corre in soccorso del governo, sgravandolo dalle responsabilità. In realtà, la crescita della presenza militare italiana in Afghanistan non poteva che comportare, come diretta conseguenza, l'aumento del numero dei morti in battaglia. Ed in effetti così è stato.(2)
    Agire da servi ossequienti della NATO, lanciando di tanto in tanto lamentele generiche e senza effetto, rappresenta un modo mediaticamente efficace per sostenere tutte le parti in commedia. Si è andati quindi ben oltre l'ipocrisia, praticando una mistificazione sistematica che ha finito per convincere una parte consistente dell'opinione pubblica che uno yes-man della NATO e del FMI sia, almeno in pectore, un dissidente ed un corpo estraneo rispetto al sistema occidentale. Ad alcuni pare troppo semplice supporre che Berlusconi sia esattamente il cretino che sembra, e che sia divenuto inamovibile solo perché i dirigenti del FMI e della NATO si sono assuefatti ed impigriti ad avere a che fare con uno talmente inetto che non gli pone mai il problema di contrattare e mediare. Ma qualche volta la verità è semplice.
    La partecipazione militare italiana all'aggressione contro l'Afghanistan, ha anche altre implicazioni che i nostri disciplinatissimi media si guardano bene dal notare. Sulla questione della produzione e del traffico dell'oppio afgano c'è da rilevare che, all'inizio del mese di marzo scorso, la Russia ha cominciato a rompere quel clima di omertà internazionale che impediva di contestare alla NATO il paradosso di una presenza militare occidentale che ha portato sia la produzione che il traffico di oppio a livelli record. Per voce del suo responsabile dell'antidroga, Ivanov, la Russia lamenta di essere diventata la prima destinataria del traffico e, con ipocrisia diplomatica, si limita a rilevare che la NATO non fa assolutamente nulla per eradicare le colture di papavero da oppio; persino il recente, e lieve, calo di produzione sarebbe dovuto esclusivamente a motivi climatici ed ambientali.(3)
    Di fatto, circolano dall'ultimo aprile su internet le foto di soldati USA intenti a pattugliare campi di papavero, ma più con l'atteggiamento di proteggerli che di volerli distruggere. La versione ufficiale, che vorrebbe scaricare sui Talebani l'intera responsabilità della coltivazione e del traffico, appare sempre più irrealistica.(4)
    Ogni volta che l'invasione NATO dell'Afghanistan è stata indicata come una guerra dell'oppio, non sono mancate reazioni di stampo "benaltrista", tendenti a ritenere che un'impresa militare di tali proporzioni non possa essere motivata da obiettivi così miseri. In realtà, neppure le due guerre dell'oppio che la Gran Bretagna dichiarò alla Cina nel corso dell'800 potrebbero risultare immuni da obiezioni del genere. Anche in quel caso gli obiettivi coloniali erano molto più vasti, ma sta di fatto che il business dell'oppio rappresentava comunque il motore di tutta l'operazione. Tutti gli Stati colonialisti hanno lucrato sul traffico di oppio ed, in tal modo, si sono pagate le spese delle loro guerre coloniali; ma i Britannici e gli Statunitensi sono riusciti a costruire un vero e proprio sistema coloniale basato sulla droga.
    L'aggressione della NATO contro l'Afghanistan si è immediatamente configurata anche come un'aggressione contro il Pakistan, in vista di un probabile tentativo di accerchiamento della Cina. Ma le guerre coloniali non possono basarsi soltanto su obiettivi affaristici proiettati nel tempo, in quanto queste guerre devono risultare immediatamente lucrative. Il bilancio attuale, ovviamente, non va fatto rispetto alle casse esauste del governo federale USA, ma in base ai crescenti profitti delle multinazionali statunitensi. Il colonialismo è l'effetto di un intreccio tra militarismo e finanza; e la finanza consiste a sua volta in un intreccio di business legale ed illegale. Se si tiene conto di ciò, il business dell'oppio gestito dal cartello militar-finanziario NATO/FMI, risulta del tutto plausibile.
    La NATO si fa trovare sempre sul luogo del delitto, ma è sempre pronta a scaricare tutte le colpe sul nemico. Del resto i dipartimenti di Psywar servono proprio a fabbricare false notizie, ed i media sono tutti contenti di diffonderle. Non è detto però che ciò basti per rendere la NATO immune da continui e fondati sospetti. Non a caso, anche in occasione della recentissima strage in Norvegia è sorta l'ipotesi di una "Gladio" norvegese, cioè di una destabilizzazione interna di marca NATO, come quella che ha insanguinato l'Italia dalla fine degli anni '60.

    (1) http://www.youtube.com/watch?v=ZgzgZlcNm_M
    (2) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-02/4200-soldati-italiani-afghanistan-122616.shtml?uuid=AaYZNlkD
    (3) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://rt.com/politics/russia-opium-afghanistan-nato/&ei=X5EtTo-BA4KBOsjiwd0K&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CCgQ7gEwATgK&prev=/search%3Fq%3Dafghanistan%2Bnato%2Bopium%26start%3D10%26hl%3Dit%26sa%3DN%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D487%26prmd%3Divns
    (4) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://publicintelligence.net/more-photos-of-usnato-troops-patrolling-opium-poppy-fields-in-afghanistan/&ei=MZQtTpKoD8GdOuGHzd0K&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&sqi=2&ved=0CDIQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dopium%2Bafghanistan%2Bnato%2B2011%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26biw%3D960%26bih%3D487%26prmd%3Divns

    domenica 24 luglio 2011

    Norvegia: altro che islamici, sono neonazisti

      In primo piano 

    da infoaut 



  • Oslo_3
    Quasi 100 i morti nei due attentati. Esclusa la pista jahidista.
    Come volevasi dimostrare, quanti pensavano di sfruttare subito la tragedia per rifomentare la stanca (perché non più corrispondente alla realtà) retorica dello 'scontro di civiltà' hanno preso un  bel granchio, la realtà dipanandosi piano piano in tutta la sua allucinante consistenza. Il "mostro" è un norvegese adulto, bianco e ben piazzato, un cristiano fondamentalista che "odia gli islamici" e qualunque cosa si tinga di progressismo sociale e politico.
    Con tanto dipisacere dei gazzattieri di Libero, Il Giornale  e altri sudici fogli di mala-informazione tanto blasonati (come il Corriere della Sera).
    Qui sotto, la cronaca di Peace Reporter, utile per ricotruitre passo-passo il disvelarsi dell'amara verità...

    L'attentatore è un norvegese di 32 anni, con legami con l'estremismo di destra, che aveva con sè un fucile automatico e una pistola. L'uomo - ha detto la polizia - è sicuramente legato alla bomba esplosa a Oslo. Proprio da quelle parti era stato visto aggirarsi ieri, ha detto il capo ad interim della polizia di Oslo Seinung Sponheim. Sull'isola sono stati trovati molti ordigni inesplosi.
    22.30 - La polizia norvegese dichiara che l'attentatore arrestato presso l'isola di Utoya, bianco biondo e alto un metro e novanta, era stato visto nel centro della capitale dove si è verificata l'esplosione.
    Le tesi dei fomentatori della "guerra al terrorismo islamico" viene quindi smontata abbastanza rapidamente.
    21.30 - La rivendicazione viene smentita immediatamente dallo stesso gruppo, e nel frattempo tra gli investigatori si fa strada l'ipotesi che l'attentato sia da attribuire a gruppi norvegesi.
    21.00 - Su alcuni siti jihadisti compaiono rivendicazioni dell'attentato di Oslo.
    "L'attacco sferrato oggi, e che avevamo già minacciato in passato, ha colpito una delle più importanti capitali europee, Oslo, che combatte contro di noi perchè ha offeso il nostro Profeta. La Norvegia ha le sue forze in Afghanistan, dove combatte la religione di Allah e uccide i musulmani". Questo il messaggio di un utente sul sito  al-Shumuk.
    Nel messaggio, intitolato "Oslo è un monito per tutta l'Europa e per i mujahidin in particolare", si legge che: "I mujahidin vi hanno già minacciato, ma voi non avete ascoltato la loro voce e questo è il risultato. Distruzione e morte proseguiranno perchè non abbiamo completato il nostro lavoro". Nel messaggio i terroristi si rivolgono anche ai governanti europei. "Sappiate che la vostra politica stupida non vi porterà da nessuna parte. Sappiate che la vostra guerra contro l'Islam è una guerra contro tutti i musulmani sulla terra - si legge - Come fate a combattere contro un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo?".
    Secondo la tv al-Arabiya, la rivendicazione ariverebbe dal sedicente gruppo Misandu al-Jihad al-Alami (Seguaci del jihad globale).
    20.50 - Sarebbero oltre 20 le persone morte quando un uomo travestito da poliziotto ha aperto il fuoco in modo indiscriminato in un campo estivo giovanile del partito laburista norvegese. Lo riferiscono testimoni oculari interpellati dai media locali e citati dalla tv al-Jazeera.
    20.00 - Almeno quattro persone sono morte quando un uomo travestito da poliziotto ha aperto il fuoco indiscriminatamente ad un campo estivo giovanile del partito laburista norvegese. Lo riferiscono i media norvegesi.
    19.56 - La bomba esplosa oggi a Oslo ha causato 7 morti. Lo ha dichiarato la polizia norvegese, aggiungendo che due persone sono state gravemente ferite.
    19.45 - Secondo la tv di stato norvegese Nrk, l'autore della sparatoria alla riunione dei giovani laburisti nei pressi di Oslo ha un aspetto chiaramente scandinavo.
    19.35 - La polizia norvegese ha arrestato la persona che ha sparato alla riunione dei giovani laburisti vicino a Oslo. Lo riferiscono i media locali.
    19.30 - Alla riunione dei giovani laburisti alla periferia di Oslo dove è avvenuta la sparatoria erano presenti circa 650 giovani attivisti del partito laburista (Arbeider Partiet), quello del premier Jens Stoltenberg. Nel primo pomeriggio era intervenuta Gro Harlem Brundtland, che è stata a capo del governo per tre volte tra il 1981 ed il 1996. Secondo quanto riportato da una giornalista della televisione di stato Nrk, ci sarebbero cinque morti ma la polizia non conferma nè smentisce. La giornalista ha riferito che reparti della polizia antiterrorismo sono arrivati sull'isola utilizzando alcune imbarcazioni. Due elicotteri volteggiano sulla Utoya.
    19.05 - Secondo la televisione norvegese ci sono stati diversi morti nella sparatoria alla riunione dei giovani laburisti alla periferia di Oslo. La sparatoria sarebbe ancora in corso. A sparare sulla riunione dei giovani labiuristi, dove in precedenza era stata annunciata la presenza del premier Jens Stoltenberg, è stata una persona vestita da poliziotto che ha esploso almeno una decina di colpi, secondo quanto riferito da fonti citate dalla televisione TV2. Per la polizia è ancora troppo presto per collegare la sparatoria, avvenuta su una piccola isola in un lago ad una cinquantina di chilometri a ovest dal centro della capitale norvegese, con l'esplosione che alle 15.26 ha devastato il centro governativo di Oslo.
    19.00 - Gli Stati Uniti hanno espresso la loro condanna per il "vile attentato" e si sono detti pronti a fornire assistenza allo Stato norvegese.
    18.55 - La Croce Rossa norvegese ha fatto sapere che diverse persone ferite sono ancora intrappolate all'interno degli edifici coinvolti nell'esplosione, e che sono in corso le operazioni di salvataggio.
    18.47 - Secondo l'agenzia AFP il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg era atteso ad un raduno giovanile del suo partito, il Partito Laburista, sull'isola di Utoya, dove poco fa ci sarebbe stata una sparatoria causata da un uomo armato vestito da poliziotto, che avrebbe provocato almeno 5 feriti.
    18.45 - La polizia norvegese ha ordinato ai cittadini di Oslo in diretta Tv di evacuare le aree del centro città. Il capo della polizia, Anstein Gjengedal, ha detto che "non è il momento di essere in giro per strada" e ha raccomandato ai turisti di "restare in albergo". Circa le cause dell'esplosione, ha detto che "si pensa al peggio"
    18.27 - La Bbc ha riportato la notizia secondo cui una persona armata con addosso una divisa da poliziotto avrebbe preso d'assalto un meeting giovanile del Partito Laburista, in corso su un'isola nei pressi di Oslo.
    18.24 - Il ministro degli Esteri danese Carl Bildt ha diffuso via Twitter il seguente messaggio: "Il terrorismo ha colpito. La polizia ha confermato l'esplosione di una bomba a Oslo. Siamo tutti norvegesi".
    18.15 - Gli uffici dell'emittente televisiva norvegese Tv2 sono stati evacuati dalla polizia a causa di un pacco sospetto.
    18.10 - La Bbc ha riportato la dichiarazione di un funzionario del governo norvegese, Hans Kristian Amundsen, secondo cui alcune persone sarebbero rimaste intrappolate negli edifici colpiti dall'esplosione.
    18.07 - La polizia norvegese, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Associated Press, ha fatto sapere che i feriti provocati dall'esplosione sono 15. Molte persone sono rimaste ferite a causa dei vetri delle finestre saltate a causa dell'esplosione.
    18.05 - Prime dichiarazioni del primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg, che alla Reuters ha dichiarato che la situazione è "molto grave" e che è "troppo presto per affermare che si sia trattato di un attentato terroristico". Tutti i ministri sono al sicuro.
    18.00 - L'esplosione ha mandato in frantumi la maggior parte delle finestre dell'edificio che ospita la sede del governo. L'unità di crisi della Farnesina sta verificando, in stretto contatto con l'ambasciata italiana a Oslo, l'eventuale coinvolgimento di cittadini italiani nell'esplosione
    17.48 - L'esplosione è avvenuta tra il ministero del Petrolio e il ministero dell'Alimentazione. Gran parte del centro città è stato evacuato e la polizia ha invitato la cittadinanza a limitare l'uso dei telefoni cellulari per non ostacolare i soccorsi. Le prime immagini della città mostrano una massiccia colonna di fumo che si innalza nel cielo. Le autorità stanno valutando di chiudere lo spazio aereo.
    17.42 - Confermata la seconda vittima dell'esplosione
    17.40 - Le prime ipotesi. Secondo un esperto di terrorismo norvegese sentito dalla Tv di Stato Nrk, si è trattato probabilmente di un attacco terroristico pianificato legato a gruppi affini ad Al Qaeda. La settimana scorsa un procuratore norvegese ha inoltrato una denuncia per terrorismo contro l'iracheno Mullah Krekar. La Norvegia partecipa inoltre alle missioni in Libia e in Afghanistan
    17.30 - La polizia norvegese ha confermato che la deflagrazione è stata causata da una bomba. Una grande automobile è stata vista passare sul luogo dell'esplosione pochi istanti prima dell'esplosione, hanno riportato le autorità. Secondo la Tv norvegese Nrk il numero delle vittime sarebbe salito a due
    17.22 - Secondo il sito del tabloid VG, vicino alla cui sede è avvenuta l'esplosione, un cadavere penderebbe da una finestra degli edifici coinvolti. La notizia è stata riportata anche dalla televisione di Stato, Nrk. Intanto la polizia sta facendo evacuare le strade.
    17.05 - Almeno una persona è rimasta uccisa nell'esplosione avvenuta oggi nel centro di Oslo. Lo riferiscono i media norvegesi. Non è intanto giunta una conferma della notizia di una seconda esplosione nella capitale norvegese.
    15.58 - Due fortissime esplosioni, forse causate da autobombe, sono avvenute nel cuore della capitale norvegese, investendo l'ufficio del primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg. Gli ordigni sono deflagrati all'interno di un palazzo sede di VG, il più grande tabloid norvegese. La forza dell'esplosione è stata tale da far saltare la maggior parte delle finestre dell'edificio. Sono almeno 8 i feriti accertati al momento. Secondo diversi testimoni diretti, numerose persone sono rimaste ferite, mentre il primo ministro, che in quel momento non si trovava in ufficio, è salvo.

    giovedì 23 giugno 2011

    BRESCIA: BEN ISSA E’ SCESO DALLA CUPOLA DI PALAZZO LOGGIA

    da radio onda d'urto

    Ben Issa, il migrante di origini marocchine che la scorsa notte è salito sulla cupola di palazzo Loggia è sceso pochi istanti fa. Il suo gesto era avvenuto in maniera solitaria  a pochi passi dal presidio permanente di Piazza Rovetta, ed è stato dettato dall’esasperazione di fronte alla mancanza di risposte positive rispetto alla sua richiesta di sanatoria effettuata nel 2009. Ben Issa ha avuto garanzie sul fatto che non ci saranno conseguenze penali ed amministrative  in seguito a quanto accaduto. Dopo esser sceso dalla cupola, Ben Issa ha deciso di farsi accompagnare in ospedale per degli accertamenti sulle sue condizioni di salute. Ma quali sono le garanzie date da Ben Issa? Ascolta l’avvocato Sergio Pezzucchi, legale dell’Associazione Diritti per tutti.
    Intanto  continua il presidio in piazza Rovetta.
    che intervista Jimmi, del presidio sopra e sotto la gru che per tutti il tempo ha mediato con Ben Issa per convincerlo a scendere dalla cupola; a seguire l’intervento dell’avvocato Sergio Pezzucchi, legale dell’associazione per tutti. Attesa ora la circolare dal ministero, nella speranza che arrivi il piu’ velocemente possibile.  Nel pomeriggio, passata la preoccupazione per la vita di Ben Issa, regna sconcerto per l’assenza delle istituzioni. Intanto il presidio prosegue, anche dopo sabato, ultimo giorno di autorizzazione. L’auspicio è che sia nuovamente autorizzato e che non si faccia lo sbaglio fatto il 30 ottobre, quando fu sgomberato il presidio di via Lupi di Toscana costringendo i migranti al gesto estremo dell’occupazione della Gru. Sentiamo Umberto Gobbi del presidio permanenete.
    gio incontro in Procura per valutare possibili strade per le persone vittime di truffa nel contesto della sanatoria 2009: per loro la richiesta alla Procura di attivarsi per sollecitare la questura al rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di giustizia. Ma l’incontro è andatao male, non tanto per la Procura che ha un atteggiamento di apertura, ma per questioni strettamente giuridiche. come ci spiega l’avvocato Manlio Vicini.

    BEN ISSA SULLA CUPOLA DELLA LOGGIA PER PROTESTA: CRONACA DELLA GIORNATA

    da radio onda d'urto

    Ore 13.45: Ben Issa potrebbe scendere dalla cupola di piazza Loggia a breve, ascolta la corrispondenza con Rosangela della redazione.  [Download] 
    Ore 12: Jimi del “presidio sopra e sotto la gru” è salito nuovamente sulla cupola di Palazzo Loggia con l’ausilio dei vigili del fuoco per parlare con Ben Issa per informarlo delle valutazioni e delle richieste che giungono dal presidio permanente posto 20 metri sotto: scendere dalla cupola per preservare la sua incolumità. La diretta dalla piazza con Rosangela della redazione
    Ore 11.15: Le valutazioni e il punto della situazione fino ad ora di Umberto Gobbi, dell’ Associazione “Diritti per tutti”. Ascolta
    Ore 11.00: la corrispondenza da Piazza Rovetta con Rosangela della redazione che intervista i passanti. Ascolta
    Ore 10.45: vi proponiamo i primi commenti e messaggi di solidarietà ala lotta di che giungono in redazione.
    Ore 10.30: la situazione è di stallo: decine di attivisti stazionano sotto Palazzo Loggia, Ben Issa da sopra lancia segnali ai suoi compagni di lotta.
    Ore 9.30: La mattinata prsegue tra rifornimenti di acqua e la convinzione di Ben Issa di non scendere finchè non giungeranno novità dal ministero o dalla prefettura. Il collegamento con Rosangela della redazione.
    Ore 8.00: Ben Issa si è svegliato. La situazione è simile a quella descritta precedentemente. Decine di migranti e antirazzisti sono presenti in piazza. Umberto dalla piazza con Jimi
    Ore 7.00: Ben Issa è ancora sulla cupola, dove è deciso a restare fino a quando non si sbloccheranno le domande di 2009 inizialmente rigettate e nei confronti delle quali il si attende una circolare del Ministero dell’ Interno. Le ultime ore sono passate tranquile, per quanto il migrante di origine marocchina sia in una precaria situazione in cima alla cupola del Palazzo sede del comune di Brescia. Dal presidio l’aggiornamento della mattina con Alice, del presidio sopra e sotto la gru.

    mercoledì 22 giugno 2011

    Roma, tensioni con la polizia per la sfiducia del governo Berlusconi In primo pia

    da infoaut.org




  • altTempo di abbozzata verifica parlamentare per il governo Berlusconi, ieri al Senato, oggi alla Camera. Silvio chiede la fiducia per proseguire l'avventura di governo, cercando di calmierare gli animi agitati della Lega Nord di Umberto. Il tutto si sta svolgendo nel teatro del già visto, la maggioranza incasserà, il governo della crisi resterà in piedi, l'opposizione bofonchierà qualcosa di estremamente costernato.
    I precari della scuola hanno manifestato già ieri in piazza Montecitorio, oggi si sono spostati insieme alle altre realtà sociali romane ed ai sindacati di base sotto Palazzo Madama. Dopo essere passati sotto il ministero della Pubblica amministrazione in corso Vittorio, i manifestanti sono risaliti verso il Senato, percorrendo via del Teatro Valle, finché sono stati bloccati da uno sbarramento della polizia nei pressi di piazza Sant'Eustachio, a ridosso di Palazzo Carpegna. Dopo un po' di tensione e tafferuglio 'gli indignati nostrani' si sono diretti sotto il Teatro Valle occupato, portando e raccogliendo la solidarietà di lotta.
    Sotto il Senato la tensione che è diventata un frammento di scontro è salita quando dinnanzi al blocco poliziesco esercitato sotto il palazzo del potere, al quale si è reagito con il lincio di petardi uova pomodori fumogeni e patate. La polizia ha effettuato una carica di alleggerimento per fare da contraltare al grido di 'dimissioni, dimissioni', 'vergogna' e altri cori contro Parlamento e Governo...
    Certo non è stato il 14 dicembre 2010, però era importante oggi essere sotto il Senato per rispedire il messaggio di una sfiducia dal basso al governo della crisi.

    lunedì 20 giugno 2011

    Battiture (e pestaggi) a Torino

    da macerie

    Timidamente, dopo le grandi sommosse di Santa Maria Capua Vetere e di Ponte Galeria, ricomincia a scaldarsi la situazione anche dentro al Cie di corso Brunelleschi a Torino. Intanto, il consueto presidio della terza domenica del mese, questo pomeriggio, ha trovato una risposta particolarmente calda da dentro le gabbie, con urla battiture e messaggi rilanciati oltre i muri. E poi, in serata, sono partite le proteste: nell’area rossa hanno rifiutato il cibo, mentre nella blu, oltre a far lo sciopero della fame, i prigionieri hanno ammassato tutti i materassi in cortile e iniziato una lunga battitura per protestare contro la Croce Rossa che si rifiutava di soccorrere uno di loro che stava male, fino a vedersi il gabbione circondato di polizia. I motivi della mobilitazione sono i soliti: dalla qualità del cibo, all’uso degli psicofarmaci, ai soprusi di guardie e crocerossini. È la determinazione alla libertà che riemerge ad ondate, con in mano questa volta la rabbia per il decreto che porta a 18 mesi la permanenza massima dentro ai Centri.
    Rabbia tutto sommato contenuta, ma che siamo abbastanza certi esploderà fino in fondo - qui ed altrove - quando i primi reclusi arrivati ai sei mesi di prigionia si troveranno per davvero i cancelli ancora chiusi davanti al naso. Staremo a vedere allora cosa potrà succedere dentro le gabbie e soprattutto quanto i solidali di fuori, il movimento contro le espulsioni, saprà essere all’altezza della situazione.
    Aggiornamento 20 giugno. Raramente la polizia rimane con le mani in mano. E così, in tarda serata, dopo aver circondato la gabbia dell’area blu, gli agenti sono entrati ed hanno distribuito un po’ di botte ai reclusi. Alla fine alcuni prigionieri la nottata l’han dovuta passatare, malconci, in infermeria, e altri ancora (una decina) al Pronto Soccorso - da dove son stati poi ritrasportati al Centro, ma nella zona dell’isolamento. Gli altri si son rifiutati di rientrare nelle stanze e son rimasti in cortile, dove per provocarli gli agenti han portato loro i piatti rifiutati a cena, minacciandoli perché mangiassero. Ma senza alcun risultato.
    Aggiornamento ore 14.00. Continua anche oggi lo sciopero della fame in alcune delle gabbie di corso Brunelleschi. Nell’area blu, poco fa, tre reclusi hanno provato ad impiccarsi e sono stati presi di peso dalla polizia, armata di pistole e manganelli, e non si sa bene dove siano stati portati.
    Ascolta il racconto di un recluso, che ripercorre i fatti della nottata e di oggi:
    macerie @ Giugno 19, 2011

    giovedì 16 giugno 2011

    Grecia: le cariche non hanno svuotato la piazza

    da radio onda rossa

    Una corrispondenza con un compagno greco che ci racconta della manifestazione di oggi ad Atene, delle cariche della polizia che non hanno allontanato i dimostranti. Papandreu dichiara che si sta dimettendo.

    giovedì 2 giugno 2011

    GLI OBIETTIVI GUERRAFONDAI DEL MOBBING CONTRO MLADIC


    Di comidad (del 01/06/2011 @ 11:19:34, in Commentario 2011, linkato 110 volte)
    La cattura del generale serbo Ratko Mladic è stata presentata dai media con le manipolazioni tipiche del mobbing internazionale. L'opinione pubblica è stata infatti chiamata a sentirsi parte attiva nella caccia al mostro, come a stimolare un istinto predatorio di gruppo, così da mettere preventivamente all'angolo ogni aspetto giuridico o storico che possa far sorgere dubbi. Non a caso l'unica "difesa" di Mladic a cui i media abbiano dato spazio è consistita nelle stupidaggini del leghista Borghezio, il quale ha completato l'assedio nei confronti del generale serbo attribuendogli un improbabile ruolo di diga anti-Islam.
    Il tribunale che giudicherà Mladic è un organismo ad hoc istituito nel 1999 per volontà degli USA allo scopo di perseguire i "crimini contro l'umanità" commessi nel corso della guerra in Jugoslavia. L'iniziativa USA ebbe il solito avallo del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, a riconferma di quanto sia attendibile l'antimperialismo di Russia e Cina. I media indicano però genericamente questo nuovo organismo come il "Tribunale dell'Aja", sebbene non abbia niente a che vedere con il tribunale dell'ONU istituito nel 1945 che risiede anch'esso in quella città olandese.(1)
    Intanto chiunque può verificare che tra le persone mediamente informate è massima la confusione tra i due organismi. Della vera Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja evidentemente gli USA non si fidano, dato che in passato ha emesso sentenze anche contro gli stessi Stati Uniti per le aggressioni da questi commesse contro il Nicaragua.(2)
    Se il tribunale che giudicherà Mladic è una creatura degli Stati Uniti, l'organismo che ha raccolto le "prove" contro di lui, la Commissione Internazionale sulle Persone Scomparse, è, manco a dirlo, un'altra creatura degli USA, voluta nel 1996 dal presidente Clinton, con sede a Serajevo, ma con direzione invariabilmente statunitense.(3)
    In questa partita pseudo-giudiziaria gli Stati Uniti dettano quindi le regole del gioco, distribuiscono le carte e fabbricano il mazzo.
    Questa posizione di assoluto vantaggio non è però stata sufficiente agli USA per avere ragione del loro principale imputato, l'ex presidente serbo Svobodan Milosevic, tenuto sequestrato per quasi cinque anni, ed infine morto in prigionia senza essere pervenuti ad una sentenza di condanna.
    La combattività di Milosevic aveva in effetti tenuto in scacco il tribunale, il quale, di fronte all'impossibilità di giungere ad un risultato probatorio, ha atteso pazientemente che l'imputato si togliesse di mezzo nel 1996, grazie ad una troppo fortunosa "morte per cause naturali". Anche i media, che sino al 2002 avevano seguito il processo, si erano attenuti in seguito alla regola del silenzio, anche per non contribuire a diffondere notizie sui massacri provocati dai bombardamenti NATO sulla Serbia nel 1999.(4)
     
     
     
    Date queste premesse, possono risultare comprensibili gli entusiasmi di una Emma Bonino, ma è difficile pensare che un'opinione pubblica correttamente informata sulla inconsistenza delle "garanzie" offerte all'imputato Mladic, non si faccia poi sorgere delle perplessità circa le effettive responsabilità di Mladic nei massacri attribuitigli. In tutto ciò, il buffo è che Berlusconi abbia sentito il bisogno di andare proprio dal presidente degli Stati Uniti a lamentarsi dei giudici italiani.
    L'estradizione/sequestro di Mladic ha dato anche adito alle consuete recriminazioni sulla "giustizia dei vincitori", un'argomentazione che può aprire una discussione infinita, che non coglierebbe però i reali effetti di questi processi, i quali non rappresentano affatto una chiusura - per quanto vendicativa -, delle guerre, ma una loro prosecuzione con altri mezzi. Tramite questi eventi processuali, si può continuare infatti a tenere sotto pressione e ricatto il Paese aggredito - nel caso specifico, la Serbia -, ed in più si conferisce una giustificazione preventiva ad altre aggressioni coloniali dello stesso genere.
    L'imperialismo/colonialismo si concretizza appunto nella "guerra infinita", un tipo di guerra che non si ha neppure il bisogno di vincere sul campo, perché comunque ottiene lo scopo di stroncare per i decenni a venire lo sviluppo economico autonomo dei Paesi aggrediti, così come è accaduto al Vietnam. Per quanto sia da auspicare e sostenere la soluzione di un ritiro ignominioso dei criminali della NATO dalla Libia, non si potrà comunque dire che i Libici, pur avendo respinto l'aggressore, abbiano per questo "vinto" la guerra. Il risultato minimo, e certo, delle distruzioni di ogni aggressione militare, è infatti quello di ridurre i Paesi aggrediti in uno stato di dipendenza commerciale nei confronti delle stesse multinazionali che hanno ispirato la guerra.
    Non è quindi un caso che la NATO, vedendo diventare incerta la prospettiva di un'occupazione stabile della Libia, cerchi in ogni modo di intensificare bombardamenti e distruzioni, in modo "da riportare all'età della pietra" la stessa Libia, secondo l'espressione cara agli "strateghi" statunitensi ("strateghi" solo per modo di dire, dato che parlano e si muovono del tutto meccanicamente, sempre in base agli stessi schemi). Un eventuale "processo per crimini contro l'umanità" nei confronti di Gheddafi, non chiuderebbe quindi la guerra in Libia, ma costituirebbe la sua prosecuzione, ed anche la premessa di un suo allargamento.
    La pace costituisce quindi un ostacolo per l'imperialismo/colonialismo, e c'è da chiedersi come, da questa ovvia constatazione, i dirigenti sovietici abbiano potuto trarre invece una formula equivoca come la "coesistenza pacifica", che è stata utile alla propaganda occidentale a far credere che potesse esistere un imperialismo/colonialismo senza continue guerre.

    (1) http://it.wikipedia.org/wiki/Tribunale_Penale_Internazionale_per_l%27ex-Jugoslavia http://it.wikipedia.org/wiki/Corte_Internazionale_di_Giustizia
    (2) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/11/28/prima-vittoria-per-il-nicaragua-nella-causa.html
    (3) http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://en.wikipedia.org/wiki/ICMP&ei=MsTjTf-zKYug-AbghYWUDw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDUQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3Dicmp%2Bwikipedia%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Divns
    (4) http://archiviostorico.corriere.it/2002/febbraio/15/Milosevic_mostra_aula_colpe_della_co_0_0202158925.shtml

    lunedì 23 maggio 2011

    Sassari - Incendiata proprietà di chi fornisce i terrenti per i radar militari

    fonte: la nuova sardegna

    SASSARI. Dopo le minacce arrivano le fiamme. Ieri mattina mentre gli abitanti della borgata dell'Argentiera protestavano per dire «no» al radar di profondità, un incendio ha distrutto la casa di chi ha concesso il terreno per l'installazione del dispositivo militare.

    Il fuoco ha incenerito gli interni e gli arredi della villetta sul mare della famiglia Brandimarte, proprietaria di numerosi terreni nella zona. A loro, a novembre dello scorso anno, si era rivolto il comando generale della Finanza per chiedere di installare a Punta della Vedetta il radar di profondità, ora al centro delle polemiche.

    Solo pochi giorni fa, quando tra gli abitanti dell'Argentiera si è diffusa la notizia d
    dell'installazione del dispostivo, si è saputo anche che il traliccio, alto 36 metri, sarebbe stato costruito su un terreno dei Brandimarte. All'orecchio degli imprenditori era arrivata qualche minaccia. Neanche troppo velata. La settimana scorsa i primi avvertimenti. Qualcuno aveva sgonfiato le ruote della ruspa arrivata all'Argentiera per i lavori di costruzione del radar. E sul mezzo era anche stato attaccato un cartello (sequestrato dalla Digos) con la scritta: «Se quel mezzo vuoi salvare dall'Argentiera te ne devi andare».

    Ieri si è passati alle vie di fatto. L'incendio - hanno accertato i vigili del fuoco - è doloso. Quando i pompieri del comando provinciale, verso le 9.30, sono arrivati all'Argentiera con due autobotti cariche d'acqua, hanno trovato l'impianto elettrico della villetta staccato e una finestra forzata. Escluso dunque il corto circuito: praticamente certo invece il fatto che qualcuno, dopo aver rotto l'infisso, si sia introdotto nella casetta bianca e abbia fatto partire le fiamme.

    Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Porto Torres. Dai primi accertamenti non sarebbero state evidenziate tracce di benzina, ma stamattina gli investigatori del Comando provinciale torneranno per ulteriori rilievi e verifiche più approfondite.

    I vigili del fuoco hanno lavorato per due ore per riuscire a domare le fiamme, ma niente di quello che c'era dentro la casa si è salvato. Il fuoco ha divorato letti, divani ed elettrodomestici al piano terra e poi tutto quello che c'era nel soppalco in legno. Un danno, secondo le prime stime, di diverse migliaia di euro.

    Gli investigatori stanno cercando di capire a chi, nella zona, possa dare tanto fastidio un radar che, oltre all'individuazione di imbarcazioni di clandestini, possa anche intercettare traffici di droga in arrivo dalla Spagna e forse anche di armi. Ma oltre all'inchiesta ufficiale, aperta ieri mattina dalla Procura, c'è quella privata dei proprietari.




    «Sono certo che i responsabili sono persone del posto - ha affermato senza esitare Fabio Brandimarte, figlio del proprietario della villetta bruciata -. Se non avessimo concesso quel terreno - ha aggiunto - la Finanza lo avrebbe comunque espropriato. Mi hanno assicurato che quel radar non è pericoloso per la salute e quando potrò dimostrarlo, farò vedere i documenti agli abitanti dell'Argentiera».
    18 maggio 2011

    mercoledì 18 maggio 2011

    SCARABOCCHI

     da "la miccia"

    Nel regime democratico si può avere la libertà di esprimere un opinione, una preferenza, un voto, ma nient’altro che questo. Ciclicamente centinaia di migliaia di individui definiti come aventi diritto al voto o elettori esprimono quello che in gergo politichese viene chiamata sovranità popolare, ovvero scarabocchiano una croce su un pezzo di carta in una cabina chiusa per tre lati. Questo banale rito, che nell’arco della vita di un individuo può ripetersi decine di volte, è la causa principale della miseria e dello sfruttamento che ci troviamo a subire quotidianamente.
    Quel piccolo scarabocchio legittima, secondo le leggi che altri hanno deciso per noi, un tizio qualunque, poco importa la sua bandiera di appartenenza, a poter decidere se sotto casa mia o di chiunque altro ci possa essere una centrale o un deposito di scorie nucleari, un inceneritore o una discarica di rifiuti, una caserma di sbirri o un centro commerciale.
    Quello scarabocchio, quella x, equivale ad aver firmato un contratto in bianco che permette a chi detiene quel contratto di fare e disfare a proprio piacimento, forte della delega ricevuta.
    Ora, quale demente può firmare un contratto in bianco? Come si può essere così ingenui da credere che chi detiene quel contratto agirà secondo i nostri desideri e non, sempre e comunque, per il proprio tornaconto personale o di clan?
    In questo paese i dementi e gli ingenui abbondano evidentemente, visto che dal 2 giugno 1946, data delle prime votazioni a suffragio universale della storia repubblicana italiana, ad oggi, le elezioni sono state centinaia.
    E migliaia, invece, sono stati i candidati che una volta eletti hanno usato il potere avuto in delega per maneggiare e per saccheggiare le risorse che appartengono a tutti. La totalità di questi     uomini e donne vive mollemente sulle spalle di tutti noi e non si arrischia ad uscire dalle lussuose case che abita, se non con una nutrita scorta.
    C’è bisogno forse di elencare i disastri che le associazioni a delinquere note come governo e parlamento hanno causato dappertutto? Le migliaia di morti che l’incapacità e l’avidità di profitto della classe cosiddetta dirigente ha prodotto e continua a causare dappertutto dovrebbero aver convinto i più che non abbiamo bisogno di questi avvoltoi per decidere delle nostre vite e per regolarci di conseguenza.
    Ma come dicevo sopra del regime democratico, che le opinioni non diventino idee e soprattutto le idee non si trasformino in fatti e viceversa. Che gli individui si organizzino al di fuori dell’alveo istituzionale, che da loro stessi parta la voglia di agire e porre la propria esistenza nelle proprie mani, questo non può e non deve esistere nel regime democratico, come tra l’altro in qualunque sistema di potere.
    Noi dobbiamo passare la nostra vita aspettando che alcuni ci dicano cosa è meglio per noi, altri ci dicano cosa è lecito e cosa non lo è, altri ancora ci indichino come vivere, unica libertà rimasta è quella di poter consumare questa o quell’altra merce e se qualche spirito troppo libero si affaccia a minacciare il teatrino altri ancora ci braccheranno e arresteranno. Il sonno sociale deve essere duraturo, la pace dei ricchi non deve essere turbata.
    Perché è di questo che si tratta, il sistema di potere a cui siamo assoggettati serve per difendere la proprietà dei padroni. Fateci caso, da quando si parla di tempi di crisi nell’economia globale, i ricchi sono diventati sempre più ricchi e i poveri, i non desiderati, gli emarginati, i riottosi a questo sitema di produzione sono sempre più esclusi. La partecipazione alle scelte nella propria comunità, dove appunto si vive, non può andare e non va oltre la ciclica applicazione di una croce su dei pezzi di carta, per il resto tutte le decisioni che interessano un individuo nel suo arco di vita, tutto quello che concerne il territorio dove ha vissuto e vive, non sono affari che lo devono riguardare. Esclusi da qualunque gestione delle nostre vite, ci vorrebbero ridotti al ruolo di larve.
    Ma a volte questi esclusi riescono ad opporsi alle decisioni prese   dall’alto, in alcuni casi infatti la popolazione autorganizzandosi è riuscita a respingere i progetti di devastazione e saccheggio che il clan politico industriale voleva mettere in atto. Qui non è stata riaperta e costruita una nuova discarica, lì si è riusciti a non far costruire una nuova arteria mercantile, tutto questo si è riuscito a fare mettendo in discussione il principio di delega e di conseguenza il principio di autorità.
    In alcuni casi si è riusciti a respingere le brame di profitto dei padroni opponendosi sulle barricate, sabotando i macchinari ed in alcuni casi incendiandoli.
    Se siamo capaci di autorganizzarci per fronteggiare i folli progetti del clan del progresso non siamo allo stesso tempo più che capaci di organizzarci quotidianamente per condurre le nostre vite come meglio crediamo, accordandoci tra individui volta per volta ed eliminando qualunque tipo di autorità?
    Intanto il 15 ed il 16 maggio si voterà per eleggere un altro sindaco a Napoli, in lizza ci sono alcuni campioni della mediocrità sociale in cui viviamo, un imprenditore, un magistrato ed un ex prefetto.
    L’imprenditore è appoggiato dal Pdl e risponde al nome di Lettieri, lo appoggiano anche i bimbetti di casapound, l’altro, il magistrato che risponde al nome di De Magistris, è appoggiato da un miscuglio di partiti dell’arco sinistro e lo appoggiano anche i centri sociali e qualche residuato del partito comunista. L’ultimo, l’ex prefetto, che risponde al nome di Morcone, è sostenuto dal Pd.
    Abbiamo quindi in lizza per una poltrona un padrone, un forcaiolo ed un ex garante dell’autorità statale, in comune i tre hanno solo la volontà, una volta insediatisi, di abbuffarsi con quel riusciranno a grattare dalle ossa della popolazione.
    Io la mia scheda elettorale l’ho bruciata anni fa, non sarebbe male, per iniziare, fare con le vostre schede elettorali un bel falò.
    Ma questo da solo non basterebbe, si può non votare e… rimanere tranquillamente affacciati alla finestra, come si può andare a votare e… rimanere tranquillamente affacciati alla finestra.
    Intanto questo paese è in guerra, gli interessi dei padroni stanno sconvolgendo l’esistenza di milioni di persone e il costo dei generi di prima necessità continuerà ad alzarsi.
    Il tempo è più che maturo per metterci una croce su.