from: Act For Freedom Now!
boubourAs!/Act for freedom now!
“Turn off the main switch in this dump. Here the beautiful becomes
ugly, the choice becomes a habit and the meaningless important. Prison
dirties creases and swallows pieces of dreams, desires, thoughts and
feelings. Its most permanent residents, the majority of the prisoners
are now a part of the appliances of the prison. Bars, yard, cameras,
locks, prisoners mix all together and re-enact the world of captivity.
Nothing is worthy in here. Come let’s go and don’t look back… Only fire
will cleanse this place…”
Prison and its numbered residents. Prison and the degradation of its prisoners. Prison and its myths…
Behind the iron
door of prison which closes, there is a captive world which has nothing
to envy of the “free” world. Away from the illusions of an alleged value
code of the outlaws, a make-believe solidarity between the prisoners
and supposed self-organized struggles and revolts, the society of the
prisoners is the mirror of the law abiding society. Conservatism,
hypocrisy, racism, misery, compromise and snitching, this is the
civilization of the prisoners. Remnants of human shadows next to
leftover smack and pills. Human rodents, customers of the prisons,
decadent misprints of the bosses of this world, who have been exiled to
prison as excessive weight of this earth. Most prisoners are guards of
themselves.
They have learnt to double-lock themselves in pills, smack, slavery,
habits, the passive counting of days for the miserable repetition of
their subjugated self. Prisoners justify their role as the waste of an
even more sordid society.
We do not intend to become a part of this sad community of human imitations and shadows.
We keep ourselves away from the annoying noise of the mob and we
separate those few minorities of the prisoners who do not forget the
meaning of freedom.
We meet with those who did not kneeled against captivity, who did not
exchange their dignity with powders, and pills, who did not lower the
eyes in front of the authorities and the laws, who did not let the
prison be built inside them.
As for the rest we will not fall into the trap of humanism and pity.
We do not appreciate passive emotions. Whoever surrounds themselves with
the motif of resignation or accepts the victimized figure of the “con”,
might win over the sensitivity of the philanthropists and sociologists
but from us receives only a deep contempt. We are hostage anarchist
guerrillas and not just prisoners. To say things as they are is not a
result of some informal elitism or discrimination; simply in this way we
attack the attempt of the state to hide the existence of the anarchist
constant revolt and its hostages.
As anarchist hostages of democracy we never separated ourselves from
our values and ideals. We remain enemies of justice and its courts,
promoting the self-organization of our action and self-redress far from
any kind of mediators.
The undisputed fact that we are against prisons, does not mean that we are in solidarity with all prisoners.
A short while ago in Thebes prisons the service purposely transferred
to the wing where our comrade Olga Economidou was, a prisoner which her
attitude and her “penal” actions could not have been tolerated by the
morals, character and dignity of Olga. As we have mentioned there are
prisoners who are as sordid as the society of law abiding citizens. Our
comrade acted consciously resulting in finding herself before the
prosecutor of the prison, accused of “beating an inmate” and was imposed
with a disciplinary transfer. Now she is in the isolation unit of the
female prisons of Diavata where she was transferred with a special
transfer and where she refused to be subjugated to the humiliating body
search.
The precepts of the officer in charge to conform to the body search,
invoking the example of other “anarchist” prisoners who have compromised
with this correctional measure, fell into the void… We are not all the
same… neither do we do the same prison time.
Anyway everyone is not characterized by the political label they have
put on them or has adopted on their own, but by their choices and their
CONSISTENCY to them.
The prosecutor of Diavata prisons because of her refusal to be strip
searched imposed on Olga 10 days confinement to an isolation cell.
We her comrades in the
Conspiracy Cells of Fire, are next to
her, to her choices which are our choices as well and send her our most
warm embrace with our unrepentant commitment… we remain for ever in the
battle…
P.S. We also want to express our solidarity to anarchist Rami
Syrianos who remaining consistent, he has also refused to succumb to the
humiliation of the strip search, which is essentially the humiliation
of dignity, and is for a month now in an isolation regime in Nigrita
prisons. Rami has
already begun prison food abstention….
ANARCHISTS OF ACTION ALWAYS IN THE BATTLE
FOR THE SPRAEDING OF THE INFORMAL ANARCHIST FEDERATION (FAI/IRF)
AND THE BLACK INTERNATIONAL…
Cell of Imprisoned Members of the C.C.F. – FAI/IRF
And anarchist revolutionary Th.Mavropoulos
* * * * *
CCF – Solidarietà ad Olga Ikonomidou. Per la distruzione dei miti della prigione
trad. ParoleArmate
“Spegni l’interruttore principale in questa
discarica. Qui il meraviglioso diventa brutto, la scelta diventa
un’abitudine e l’inutile importante. La prigione aumenta le pieghe e
inghiottisce parti di sogni, desideri, pensieri e sensazioni. I suoi
abitanti più duraturi, la maggioranza dei prigionieri sono adesso parte
degli utensili della prigione. Sbarre, telecamere, cortile, serrature e
prigioni si mischiano insieme e riproducono il mondo della prigionia.
Nulla è degno qui. Andiamo e non guardiamoci indietro… Solo il fuoco
pulirà questo posto…”
La prigione e i suoi abitanti numerati. La prigione e la degradazione dei suoi prigionieri. La prigione e i suoi miti…
Dietro il portone d’acciaio di una prigione che si chiude c’è il
mondo della prigionia che non ha nulla da invidiare al mondo “libero”.
Lontano dalle illusioni di un presunto codice di valore dei fuorilegge,
una finta solidarietà tra prigionieri e presunte lotte e rivolte
autorganizzate, la società dei prigionieri è lo specchio della legge che
domina la società. Conservatorismo, ipocrisia, razzismo, miseria,
compromessi e infamate, questa è la civilizzazione dei prigionieri.
Rimasugli di ombre umane simili a restanti schiaffi e pasticche.
Roditori umani, clienti delle prigioni, tristi brutte copie dei padroni
di questo mondo che sono state esiliate in prigione come peso eccessivo
di questa terra. Molti prigionieri sono guardie di se stessi.
Essi hanno imparato a ripiegare sulle pasticche, gli schiaffi, la
schiavitù, le abitudini, il passivo conteggio dei giorni della
ripetizione del proprio io sottomesso. I prigionieri giustificano il
loro ruolo di rifiuti di una società ancora più sordida.
Noi non intendiamo divenire parte di questa triste comunità di imitazioni e ombre umane.
Ci teniamo lontani dal rumore fastidioso della massa e distinguiamo
le poche minoranze di prigionieri che non dimenticano il significato
della libertà.
Ci incontriamo con quelli che non si sono inginocchiati alla
prigionia, che non scambiano la propria dignità con la droga e le
pasticche, che non abbassano gli occhi davanti alle autorità della
legge, che non lasciano che la prigione venga costruita dentro di loro.
In quanto al resto non cadremo nella trappola dell’umanesimo e della
pietà. Non apprezziamo le emozioni passive. Chiunque adotti il motivo
della rassegnazione o accetti la figura vittimizzata del “fregato”, può
far colpo sulla sensibilità dei filantropi e dei sociologi ma da noi
riceve solo profondo disprezzo. Noi siamo guerriglieri anarchici in
ostaggio e non solo prigionieri. Dire le cose come stanno non è il
frutto di un qualche elitismo o discriminazione informale; semplicemente
in questo modo attacchiamo il tentativo dello stato di nascondere
l’esistenza della costante rivolta anarchica e dei suoi ostaggi.
Come anarchici in ostaggio della democrazia non ci siamo mai
allontanati dai nostri valori e ideali. Restiamo nemici della giustizia e
dei suoi tribunali, promuovendo l’autorganizzazione della nostra azione
e l’autorisoluzione lontana da ogni tipo di mediatori.
L’innegabile fatto che siamo contro le prigioni non significa che siamo solidali con tutti i prigionieri.
Poco tempo fa nella prigione di Tebe una infame è stato condotto nel
padiglione dove c’era la nostra compagna Olga Ikonomidou, l’attitudine e
le “azioni penali” della prigioniera non sono state tollerate dalla
morale, dal carattere e della dignità di Olga. Come abbiamo detto ci
sono prigionieri che sono sordidi così come la società dei cittadini
ubbidienti. La nostra compagna ha agito consapevolmente e si è ritrovata
davanti al procuratore della prigione, accusata di “aver picchiato una
prigioniera” e le è stato imposto il trasferimento disciplinare. Adesso è
nell’unità di isolamento della prigione femminile di Diavata dove è
stata trasferita e dove si è rifiutata di sottomettersi all’umiliante
perquisizione corporale.
Le regole dell’ufficiale in comando riguardo alle perquisizioni
corporali, che invocava l’esempio di altri prigionieri “anarchici” che
hanno ceduto a questa misura correzionale, sono cadute nel vuoto… Non
siamo tutti uguali né trascorriamo allo stesso modo il tempo in
prigione.
Comunque ognuno non è definito dall’etichetta politica che gli hanno
attribuito o che si è attribuito da solo, ma dalle sue scelte e dalla
sua COERENZA con esse.
Il procuratore della prigione di Diavata, a causa del rifiuto della
perquisizione corporale, ha imposto ad Olga 10 giorni di isolamento.
Noi, suoi compagni nella Cospirazione delle Cellule di Fuoco, siamo
vicini a lei e alle sue scelte che sono anche le nostre scelte e le
mandiamo il nostro più caldo abbraccio con la nostra scommessa
impenitente… restiamo per sempre in battaglia…
PS. Vogliamo anche esprimere solidarietà all’anarchico Rami Syrianos
che resta coerente, essendosi rifiutato di sottomettersi all’umiliazione
della perquisizione corporale, che è essenzialmente l’umiliazione della
dignità, e per questo da un mese è in isolamento nella prigione di
Nigrita. Egli ha inoltre iniziato lo sciopero del carrello…
ANARCHICI D’AZIONE SEMPRE IN BATTAGLIA
PER LA DIFFUSIONE DELLA FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE (FAI/FRI) E DELL’INTERNAZIONALE NERA
Cellula dei prigionieri membri della CCF – FAI/FRI
e l’anarchico rivoluzionario Theofilos Mavropoulos