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domenica 2 settembre 2012

Op. Ardire - "Taci. Il nemico ti ascolta" [Comunicato di Sergio]

da inform-azione


riceviamo e diffondiamo:

Taci.
Il nemico ti ascolta.


Avete mai visto quei vecchi manifesti fascisti col soldato con l’indice davanti alla bocca e la scritta: “Taci. Il nemico ti ascolta.”? A me hanno sempre affascinato nel loro assurdo grottesco e mi sono anche sempre chiesto a quale nemico ci si potesse riferire che fosse peggiore dello stesso Potere fascista che purgava, uccideva e faceva rappresaglie.
Ripenso a quel manifesto ancora più spesso da quando sono finito per l’ennesima volta in carcere per l’operazione dei R.O.S. denominata “Ardire”. Non è stato certo solo l’evidente richiamo estetico fascista del nome, ma la forte convinzione che questi arresti siano la versione moderna del manifesto che ammoniva: “Taci. Il nemico ti ascolta.”.
Sono da sempre un nemico dichiarato di questo esistente, quindi non mi sono mai sorpreso o lamentato dei colpi che il nemico mai risparmia. Non ho interesse quindi a parlare di montature o ancor meno di “ingiustizie”, mi preme solo sottolineare gli obiettivi di questa rappresaglia che altrimenti rischiano di finire eclissati dalle vicende personali di noi arrestati.
È evidente l’intento non di perseguire i presunti autori di determinate azioni, ma chi pubblicamente ha sempre rivendicato la propria irriducibilità nel volere abbattere il Potere.
Ecco così che chi, seppur prigioniero, non si piega oppure chi cerca di creare un confronto e dare visibilità alle azioni dirette di individualità o gruppi antiautoritari, va trasformato in monito per chiunque altro ancora non si arrenda alla soporifera rassegnazione dei più.
Di sicuro io non accetto il ruolo assegnatomi ed è per questo che ho deciso di aderire ad uno sciopero della fame non rivendicativo assieme ai miei compagni e co-imputati Marco ed Elisa. Lascio a chi non ha di meglio da fare che giudicare e filosofeggiare sull’agire degli altri le critiche a questo metodo di lotta. Per me è chiaro il motivo della mia scelta, voglio sfruttare ora e sempre qualsiasi strumento di lotta a mia disposizione. Chiuso tra queste quattro mura non me ne rimangono molti, ma mai mi arrenderò e spero di riuscire a trasmettere la mia totale determinazione a non smettere di lottare, sperando che i compagni e le compagne fuori, che possono sicuramente avere strumenti più affilati, non siano da meno.
Loro ci ordinano di tacere, noi trasformiamo le nostre urla in boato che li rovesci dalle loro poltrone.

“- Voi negate tutto, oppure, per esprimermi più esattamente, distruggete tutto... ma è pur necessario anche costruire.
- Questo non è più affar nostro… prima bisogna sgombrare il posto.”


Sergio Maria Stefani
Carcere San Michele strada Casale 50/A
15122 Alessandria

mercoledì 1 agosto 2012

Tomo – Sulle mie scelte antigiuridiche

da parolearmate

Scrivo queste righe dal momento che voglio specificare ed approfondire le mie scelte nell’ambito del contrasto dicotomico giuridismo/antigiuridismo nel contesto dell’operazione denominata “Ardire” che, per riassumere, ha visto ordini di custodia cautelare per 10 persone in italia, germania e svizzera e l’apertura di indagini nei confronti di 24 persone per terrorismo internazionale, in riferimento alla Federazione Anarchica Informale/Fronte Rivoluzionario Internazionale.
In quest’inchiesta, ho deciso, così come hanno fatto Federico Buono e Maurizio De mone (redazione delle Edizioni Cerbero), di non avvalermi di alcuna difesa legale, di qualunque stampo essa sia (tecnica o altro), in quanto, come anarchico individualista-egoista, rifiuto qualsiasi tipo di imposizione/ordine/gerarchia, e per questo non riconosco in alcun modo l’autorità giudiziaria, i suoi processi ed i suoi meccanismi, rivendicando così la mia potenza individuale che vorrebbero frantumata.
Questo agire è la non-via di fuoco che ho approfondito in quest’ultimo anno (e che mi accingo a sperimentare), con individui che considero affini, che vanno da Federico e Maurizio coi quali ho discusso spesso riguardo a questo muoversi, fino ai/alla compagni/a e fratelli/sorella imprigionati/a della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, che hanno sempre rivendicato il loro rifiuto al meccanismo giuridico e processuale; una scelta che entra in contrasto quindi con quelle intraprese dai/dalla compagni/a Stefano, Elisa e Giuseppe, che hanno scelto di intraprendere la via della difesa legale (i primi due scegliendo una difesa tecnica). Una decisione, dunque, atta a mantenere il mio essere individuo di fronte alla spersonalizzazione ed alla “dirittificazione” (ovvero passare dall’essere individuo all’essere diritto) perpetrata dalla macchina giuridica (difesa legale compresa), in quanto, dal mio punto di vista, con una scelta contraria alla mia:
1) Si riconosce l’autorità giudiziaria, coi suoi labirintici codici e regole;
2) Si consente di farsi rappresentare (quindi delegarsi) da qualcun altro (in questo caso un avvocato);
3) Si accetta l’essere trasformati, come scrivevo prima, da individui a diritti, a spettacolari “giri di parole”, a fantasmi fatti di cavilli e commi;
4) Si utilizzano strumenti che, è bene ricordarlo, sono concessi dal nemico.
Non ho alcuna intenzione di chiedere scusa o di giustificarmi per alcunché, non sono interessato a dimostrare nulla (dualismo innocenza/colpevolezza) ai miei nemici, non voglio parlare, come ha fatto il compagno Marco Camenisch, di montatura o di manovre “illegali” da parte di sbirri ed accusatori (non penso infatti che ci si debba aspettare, né si debba esigere alcuna grazia da questi scarti umani, vorrebbe dire che il nostro conflitto con questi si è spento. Non a caso Olga, sorella imprigionata della CCF, col suo continuo rifiuto alle loro logiche, ha passato ben 53 giorni in isolamento) in quanto si rientra sempre nell’ambito giuridico che io non riconosco e nego in quanto individualista-egoista anarchico antiautoritario, né sono disposto a farmi sacrificare sull’altare dei loro tribunali, che trovo belli solo quando vengono dati alle fiamme.
La pratica dell’azione diretta, sia rivendicata come FAI/FRI o no, è ciò che scalda il mio cuore e che diffonde la luce nera del caos nel grigiore di queste vite e di queste città piene di cadaveri che hanno perso ogni capacità di sensazione. È ciò che mi scuote di brividi di piacere e mi fa pervadere da una sensazione di immensa gioia iconoclasta. Sapere che indomiti individui e compagni fanno saltare in aria assieme a banche, corti, galere, uffici-gabbie, agenzie, scuole e via dicendo, la statica pace sociale che offre una vita artificiale fatta di cemento e di noia, o che, incuranti delle conseguenze, decidono di azzoppare un pezzo di merda, è qualcosa che fa ribollire nelle mie vene il fuoco della nuova anarchia, che fa sbocciare in me il fiore maledetto della distruzione; e voglio che si sappia che questi gesti trovano e troveranno sempre in me un complice appoggio e la totale approvazione.
Ho già respirato l’aria pesante dei loro commissariati e pure quella dei loro tribunali (anche se, in questi ultimi, non come soggetto indagato) e fin da subito è percepibile l’atmosfera e l’“odore di soporifera redenzione” (Federico Buono – Nelle celle della Redenzione, Vertice Abisso n°2, pagina 4). Cosa significa questo?
Significa che, sin dall’attraversamento della soglia di questi luoghi, immersi in staticità in sospensione, si attua la spersonalizzazione, la de-individuazione, la redenzione di chiunque vi entri.
Vieni scomposto, sezionato all’interno delle loro aule, perdi la tua unicità, ogni gesto si fa meccanico, rimani sospeso nel limbo di un’immobilità alienante. Questo fino a che non si nega tutto ciò.
Dunque, con la mia decisione io sperimento la negazione del loro diritto, del loro giudizio, rifiuto di farmi de-comporre da difese o da accuse.
Io piscio su ogni codice penale, sputo su di voi e sulla vostra giustizia e le vostre accuse per me sono la riprova che ho colto nel segno.
Io ho fatto scelte ben precise, che sono quelle della diffusione del dibattito anarchico d’azione e di una vita di attacco contro l’ordine e la società, e me le rivendico tutte, a prescindere dalle conseguenze che questo può comportare.
Voglio inoltre reiterare tutto il mio disprezzo ed il mio essere nemico nei confronti di quei patetici anarchici della FAItaliana, inutili rifiuti, stronzi infami che hanno il coraggio di dissociarsi e poi di gettare qua e là briciole di solidarietà (sempre specificando però che loro non c’entrano niente).
Con i vostri discorsi muti riempite le ore in stupide assemblee piene di fantocci, fate i pagliacci per strada un paio di volte l’anno e fate a gara per rimanere il più lontano possibile dall’azione, fregiandovi di chissà quali incredibili imprese a fianco della massa, del popolo, quello che esulta se dei compagni d’azione vengono incarcerati.
Vomito addosso a voi tutto il mio odio.
“L’unica cosa certa è che la vita non può esser vissuta con suppliche e preghiere. C’è bisogno che le nostre mani afferrino il fuoco, i nostri occhi fissino attentamente il caos ed i nostri cuori palpitino al ritmo della distruzione anarchica e dell’esistenza selvaggia.”
CCF
PER LA DIFFUSIONE DEL NICHILISMO D’AZIONE E DEL DIBATTITO INSURREZIONALE-RIVOLUZIONARIO INDIVIDUALISTA ANARCHICO
PER LA PROPAGAZIONE DEL FUOCO NERO E DELLA PROPAGANDA COL FATTO
PER LA DISTRUZIONE DELLA SOCIETA’ E DEI SUOI PILASTRI
NESSUNA COMPASSIONE PER “SCHIAVI” E “PADRONI”
VIVA IL FUOCO DELLA NUOVA ANARCHIA!
Tomo, rivoluzionario nichilista-individualista anarchico, dal Mio Nulla.

lunedì 30 luglio 2012

1-10 Agosto 2012: Richiamo di Contra Info per azioni di propaganda contro la repressione

da it.contrainfo.


Facciamo un richiamo per dieci giorni di azioni di propaganda, in più posti possibili, con l’obiettivo di promuovere le lotte che sono più o meno note, ma nello stesso tempo del tutto sconosciute a molte persone. Gli individui oppure gli gruppi che desiderano partecipare a questi dieci giorni sceglieranno le tematiche ed i mezzi secondo i propri criteri e dinamiche, per il rafforzamento della solidarietà internazionale e reciproca.
Suggeriamo principalmente di uscire per le strade, dipingere slogan ed alzare striscioni di solidarietà con i casi che riteniamo siano importanti e devono essere resi noti. Lo abbiamo fatto ad Atene nei mesi scorsi, così come l’avete fatto anche voi, in diverse occasioni. Ma dobbiamo fare un passo ulteriore ed effettuare tali azioni simultaneamente a livello europeo e, se possibile, anche al di fuori. Alcuni/e di noi siamo nel Regno Unito, Germania, Francia, Spagna, Serbia, Portogallo, Grecia, ma anche in America, quindi da un’azione semplice potrebbe uscire qualcosa di bello. Per quei compagni che siano soli nei luoghi in cui vivono, potrebbe sembrare difficile…ma tutto ciò che serve è una tela, vernice o spray ed una buona posizione per appendere lo striscione. Ovunque voi siate, chiamate i vostri compagni e fattevi avanti.
Dal 1° al 10 Agosto, possiamo mettere striscioni, attaccare manifesti, buttare volantini, scrivere slogan sui muri, o effettuare qualsiasi altra azione che incoraggi la diffusione del dibattito anarchico/libertario al di là dei confini statali e linguistici. Quindi, non vediamo l’ora di ricevere e diffondere materiale fotografico oppure scritto da azioni di compagni, ovunque esse siano fatte.
Nei primi di Agosto, coordiniamo i nostri sforzi e solleviamo la testa contro la repressione e la società delle carceri, contro gli Stati ed i loro confini, contro il Capitale ed i suoi profitti. Possiamo essere molti e molte. Possiamo essere ovunque.
Verso una guerriglia informativa…
Rete di traduzione contro-informativa Contrainfo.espiv.net

sabato 7 luglio 2012

Op. Ardire – Comunicato di Peppe dal carcere di Marassi

da http://parolearmate.noblogs.org

Prigione di Genova 20 giorno di isolamento – 2 Luglio 2012
Terrorista? Ideologo? Studente? Promotore? Seguace? Filosofo?
Ecco una breve lista di categorie ed etichette pronte all’uso e vomitate in fretta dallo stato e dai suoi mass-media. Tuttavia, definirmi è un compito che, se pur necessario, spetta solo al sottoscritto. Prima di tutto, in quanto individualità anarchica, solo io posso giudicare e valutare cosa faccio e come agisco. Posizionandomi all’interno di un conflitto costante nei confronti dell’intero esistente, rivendico la mia autonomia di pensiero e di giudizio e rifiuto ruoli di guida o di gregario, di promotore o di seguace di qualsiasi esperienza anarchica collettiva o organizzata. Negli ultimi tempi mi sono impegnato a tradurre e a diffondere testi, lettere, contributi, comunicati, opuscoli e cronache giudiziarie dei tanti compagni e delle tante compagne prigionieri/e nel mondo. Tutto ciò che ho fatto l’ho realizzato dapprima per me stesso, in quanto interessato a conoscere le realtà anarchiche e rivoluzionarie nel mondo, e anche per diffondere queste esperienze nel contesto italiano. La mia volontà di impegnarmi in questa attività editoriale non è stato di certo un compito impartitomi o un ruolo da espletare all’interno di alcun gruppo, bensì  è stata la concretizzazione di un sentire individuale. Pertanto, in merito a quanto attribuitomi dai repressori togati e non, ritengo fondamentale mettere al primo posto la mia coerenza, rigettando ruoli e appartenenze che nulla hanno a che fare con la mia individualità e con la mia attività editoriale. Eppure quanto successo non mi stupisce, infatti vanno aumentando i tentativi di costruire teoremi accusatori sui cosiddetti “reati associativi”, si pensi ai recenti casi italiani o esteri, per far fronte ai crescenti attacchi sferrati contro il dominio. Sono esemplificativi il “caso bombas” in Cile o le svariate costruzioni in Grecia di presunti gruppi terroristi anonimi, pretesti per usare leggi ad hoc ed imprigionare anarchici e anarchiche che spesso neanche si conoscono tra di loro. Lo stato, attaccato in modo imprevedibile, cerca istericamente di attuare la propria vendetta, colpendo i suoi oppositori mediante pressione giudiziaria e l’uso strumentale dei mezzi di informazione. La repressione si somma alle dure condizioni di prigionia riservate ai nemici di sempre, l’isolamento diventa una pratica sistematica mirata all’annichilimento del prigioniero o della prigioniera. Cosicchè neanche in carcere si corra il rischio che il virus dell’insubordinazione e dell’ammutinamento si diffonda. Quanto accaduto il 13 Luglio dimostra la volontà di colpire anche compagni già prigionieri da anni, aggravandone così il carico di processi ed allontanandone la libertà, tentando di delineare intesi e affinità, per quanto mi riguarda, anche con individualità che neanche si conoscono. Inoltre, sempre per ribadire la mia irriducibile individualità e la natura della mia attività editoriale, non posso accettare la definizione di “istigatore”, ruolo che minerebbe tanto la mia autonomia quanto quella dei tanti compagni anarchici che prendono parte al dibattito anarchico multiforme nel mondo. Tra individualità ben consapevoli del proprio io non c’è bisogno alcuno di istigare alcunchè. Ogni anarchico e ogni anarchica, grazie alla progressiva riappropriazione di se, è di certo capace di discernere e di plasmare le proprie idee e azioni in modo individuale senza alcun bisogno di essere spronati o indirizzati.
Ho ritenuto importante scrivere tutto ciò per manifestare le mie posizioni tanto a chi sta fuori quando ai miei coaccusati, presentandomi in modo che anche chi non mi conosce possa relazionarsi con me se lo desidera. Non sarà sicuramente la prigionia o l’isolamento al quale sono sottoposto a farmi rinnegare la mia identità o svalutare quanto ho realizzato, il dominio non avrà la mia resa. Questa prigionia politica sarà un’ occasione per rafforzare la mia coerenza e la mia dignità, sapendo che tanti nemici dell’esistente sono dalla mia parte. So di non essere da solo!
Mando affetto e forza a tutti i miei coaccusati, anche se non ho mai scambiato uno sguardo con molti di voi, sono certo che è lo stesso fuoco a illuminare i nostri occhi! Esprimo la mia solidarietà ai prigionieri membri della cospirazione delle cellule di fuoco nuovamente attaccati dalle autorità italiane, tenete duro come avete fatto finora! Sempre a testa alta!
Onore a tutti i compagni e le compagne caduti/e seguendo il cammino multiforme dell’anarchia!
Solidarietà a tutti i prigionieri anarchici nel mondo tenuti in ostaggio nelle segrete delle democrazie!
LUNGA VITA ALL’ANARCHIA!
Giuseppe Lo Turco
Individualità anarchica prigioniera

domenica 1 luglio 2012

Op.Ardire - Comunicato di Stefano Fosco dal carcere di Pisa

da informa-azione

riceviamo e diffondiamo:

Un brigante in gabbia

Con il fraterno appoggio solidale dei compagni e delle compagne della “Cassa antirep. delle Alpi occidentali”, comunico quanto segue:

Il 13 giugno 2012 sono stato tratto in arresto a Pisa, assieme alla mia compagna Elisa, all’interno dell’“Operazione Ardire” della procura di Perugia. I carabinieri del ROS hanno sfondato la porta e mi hanno condotto in caserma, in cui sono stato schedato e sottoposto al prelievo del dna e dove ho subito una pesante provocazione. In seguito sono stato ristretto presso il carcere Don Bosco di Pisa.
Il 16 giugno sono stato interrogato dal gip, ma – ovviamente – mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. Il passo successivo a livello legale sarà il tribunale del riesame.
Per ragioni che spiegherò a breve, sono stato impossibilitato ad accedere a qualsiasi canale informativo e pertanto ho una visione piuttosto ristretta di quel che è accaduto. Ad esempio, non conosco chi siano gli indagati, oltre a noi dieci tratti in arresto, e nemmeno conosco dove siano state effettuate le 40 perquisizioni.
L’ordinanza di custodia cautelare nei miei confronti è di oltre 200 pagine, e in essa le accuse che mi vengono imputate sono piuttosto pesanti: ideologo ed esecutore materiale di una serie infinita di azioni dirette, oltre a coordinamento  e propaganda di campagne solidali con i prigionieri anarchici di tutto il mondo. Ma, nel merito delle accuse ritornerò in futuro dopo una attenta analisi delle carte processuali.
Anticipo solo che lo schema seguito dagli investigatori sembra ripercorrere in pieno i tanti teoremi accusatori degli anni Settanta e Ottanta. La differenza fondamentale è che stavolta al centro dell’attenzione c’è il blog anarchico “Culmine”. Su questo punto, ovvero sulla presunta libertà di contro-informare ai tempi di internet, sarà doverosa una riflessione all’interno del movimento anarchico internazionale.
Essendo imputato di 270 bis e 280 sono stato classificato in A.S.2, ovvero devo scontare la carcerazione preventiva in un regime di Alta sorveglianza. Ma il carcere di Pisa, in cui mi trovo, non ha sezioni per l’A.S. ed è così che non ho socialità e faccio l’aria da solo in una sorta di isolamento informale!
È molto probabile che mi trasferiranno in un carcere che abbia delle sezioni i A.S.
I tanti compagni che mi conoscono da decenni sanno quanto sia importante per me il contatto con gli anarchici e le anarchiche. Se in questi giorni non avete avuto mie notizie, nemmeno un saluto, è perché sono stato impossibilitato a farlo.
In pratica, dal giorno del mio arresto fino al 22 giugno, giorno in cui mi è stata notificata la censura della corrispondenza, non ho ricevuto nulla, ma proprio nulla da parte dei compagni, nonostante i siano stati spediti telegrammi, cartoline, lettere solidali. Nel frattempo avevo scritto 13 lettere, utilizzando i pochi indirizzi memorizzati, e non ho idea se tali missive siano mai state recapitate. Pertanto, in dieci giorni di prigionia ho subito il blocco e sequestro totale di tutta corrispondenza, in entrata e in uscita. Non ho idea di quanto legale sia tale trattamento e, da anarchico, non mi interessa impugnarlo. Ci tengo solo a far conoscere questo pericoloso precedente negativo con un anarchico. Tratto in arresto e “desaparecido” dallo Stato italiano per dieci giorni, senza neanche poter ricevere telegrammi solidali. Per carità, nessun vittimismo, solo una constatazione di quel che il sistema si prepara a fare contro noi anarchici.
Il giorno stesso dei nostri arresti è intervenuta anche il ministro degli interni, stesso copione già visto con l’arresto dei compas cileni coinvolti nel caso “Bombas”, dei compagni greci della “Cospirazione delle cellule di fuoco”, degli arrestati in Bolivia. Anche su questo, ovvero sulla internazionale della repressione anti-anarchica, bisognerà riflettere.
Oltre alla censura della corrispondenza, ho il divieto di incontro e di corrispondenza con la mia compagna Elisa, rinchiusa nel femminile del carcere di Pisa.
Fino ad oggi, per i motivi sopra esposti, non mi è stato possibile contattare i miei coimputati/e, dei quali non avevo nemmeno il recapito. Annuncio che, appena dopo il riesame, inizierò a preparare la mia difesa tecnica con la quale smentirò, punto per punto, le tante menzogne diffuse in questi giorni. I compagni anarchici che mi conoscono da decenni sanno bene che non sono così sprovveduto, come vorrebbero far credere. Questo è il mio quinto 270 bis, in precedenza sono stato assolto o archiviato prima del processo per analoghe associazioni sovversive da parte delle Procure di Genova, Lecce, Torino e Firenze.
Da individualista quale sono, ho sempre trovato affascinante il percorso dell’antigiuridismo anarchico, e sulle mie spalle di pregiudicato ho una condanna per “Oltraggio all’onore e al prestigio del corpo giudiziario”, ma credo che tale percorso abbia dei limiti, soprattutto quando ci si trova dinanzi a un teorema accusatorio pieno di menzogne, manipolazioni e clamorosi errori di traduzione.
Per preparare la mia difesa tecnica – si badi bene, senza accettare nessun interrogatorio da parte della giustizia – ho bisogno di un grande aiuto da parte del movimento anarchico, italiano e non solo. In pratica, devo ricostruire con documenti, comunicati, articoli e libri la storia dell’anarchismo d’azione degli ultimi decenni. Di volta in volta segnalerò i materiali dei quali avrò bisogno. Ovviamente mi auguro che qualche compagno smanettone salvi tutto il data-base di Culmine, con una particolare attenzione alla cronologia dei post pubblicati. Più copie saranno salvate e meglio sarà. (Occhio, quando consultate Culmine evitate di fare commenti a voce alta, potreste essere arrestati all’istante!)
Tutti noi anarchici sappiamo che un giorno o l’altro potremmo finire dietro le sbarre, ma quel che colpisce in questo caso è il feroce accanimento nei confronti di due carissimi amici e compagni: Marco e Gabriel che, per ragioni diverse, erano prossimi a una decisiva svolta della loro lunghissima situazione detentiva. Colpisce soprattutto quel che si dice contro Marco e penso sia urgente che il movimento anarchico internazionale si ponga l’obiettivo di valutare come sostenerlo in maniera efficace.
Non ho idea se mi verrà recapitata tutta la corrispondenza.
Io risponderò a tutte le lettere e cartoline che riceverò. Per via della censura, vi consiglio di inviarmi in maniera separata materiale scritto in italiano da quello scritto in altre lingue (spagnolo e inglese).
Invio un forte abbraccio ai compagni e alle compagne che mi/ci hanno espresso la propria solidarietà, come il corteo spontaneo di Trento, quello di Perugia o il manifesto di Pisa.

Un abbraccio carico di cariño al Tortuga!

Un caro saluto ribelle dal brigante in gabbia


Stefano Gabriele Fosco
C.c. di Pisa, via Don Bosco 43, 56127 Pisa
24 giugno 2012

mercoledì 6 giugno 2012

Svizzera: Una lettera di Marco Camenisch dal carcere

da contrainfo.

Dalla Svizzera invio i miei più calorosi saluti rivoluzionari a voi compagne e compagni dell’incontro-festival del 7-8 giugno in Grecia!
I temi della vostra riunione – storia, attualità e prospettiva della rivoluzione sociale internazionale – sono d’importanza cruciale e più che mai attuale, in questi tempi di crisi irreversibile del sistema dominante.
Che i tempi non erano mai così maturi ed urgenti per realizzare ed organizzare la lotta internazionalista per una prospettiva socialrivoluzionaria come unica soluzione alla crisi del sistema dominante e che per questo fine la costruzione di una solidarietà rivoluzionarla internazionalista è imprescindibile, sono affermazioni di voi Pola e Nikos e di una moltitudine di compagne e di compagni combattenti più che ovvie e condivisibili. Ce lo conferma anche il crescente consenso popolare per l’intervento rivoluzionario militante ed armato ed il corrispondente aumento della paura e del terrorismo del sistema. Crescita di consenso che possiamo riscontrare, seppur a livelli differenti, non solo in Grecia ma in molti altri paesi occidentali e del mondo, mentre il terrorismo delle elite e l’avanzamento internazionale della loro repressione e molto più livellato ed unitario. Questo rende ancora più importante ed urgente una forte spinta costruttiva – analisi e pratica – alla solidarietà rivoluzionaria internazionalista oltre le tendenze non solo contro la repressione ma anche, molto più in generale, per una convergenza nei percorsi rivoluzionari in atto e da costruire!
Solidarietà ed amore a voi compas dentro e fuon delle galere, che, in Grecia e dappertutto nel mondo, in questo prezioso momento e in molti altri fate degli attacchi della giustizia di classe una piattaforma ed occasione per rilanciare il contrattacco su questo terreno, come contributo al permanente resistere ed attacco rivoluzionario!
Affinchè siano perseguitati ancora fin dentro i loro cessi (sicuramente di lusso)…!!!
Affinchè il fuoco ed il sabotaggio rivoluzionario con ogni mezzo necessario, la voce della dinamite e delle Tokarew… li perseguiti senza tregua e sempre di più, nei loro covi, nelle strade ed ovunque, di giorno-e di notte!!!
Continuando a ridar loro una piccolissima parte del terrore e della sofferenza che, da millenni, per arricchirsi riversano sul mondo ed il vivente, finchè questo diventi contributo, partecipazione ed organizzazione dell’insurrezione e della rivoluzione sociale popolare generalizzata ed internazionale!
Solidarietà ed amore a voi compas Pola, Nikos e gli compagni accusati nel processo di Lotta Rivoluzionaria!
Solidarietà ed amore a voi sorelle e fratelli della CCF/FAI in prigione e fuori in Grecia, a voi compas FAI/FRI in tutto il mondo!
Solidarietà ed amore ad ogni individuo e popolo, in galera o fuori, che lotta contro questo sistema-galera globale!
Finchè sarà svuotato e distrutto ogni oppressione, sfruttamento, potere, Stato e recinto!!!
lnizio giugno 2012, marco camenisch, lager Lenzburg, Svizzera.

via Soccorso Rosso Internazionale

martedì 5 giugno 2012

Per chi vuole andare dai terremotati emiliani

da anarchaos.

Ciao a tutti!
giusto due cosine per chi è in procinto di partire per Modena e paesini o che vorrà andare..
Ieri (sabato 2 giugno) in un pò di amici e amiche siamo stati a Mirandola e San Martino dove abbiamo collaborato con delle tendopoli di gente autogestita.
A Miradola è stato installato una sorta di punto di raccolta e smistamento da cui partire e cucinare (ci sono tre fuoconi e bomboe del gas con gazebo e tedone per raccolta cibo).
Da lì poi si pensava di muoversi di volta in volta verso i punti più bisognosi (per esempio Carpi dove nei parchi i mercenari della protezione civile et simila non son o nemmeno passati)
A Mirandola il punto è in via Favorita, nel parco in fondo alla via.
La gente è stata presa benissimo dal nostro supporto e tutti hanno manifestato la volontà di restare indipendeneti dalla protezione civile, anche se si pensa che fra poco i bastardi procederanno col ricatto stile L'Aquila: "o entri nei nostri campi o non entri nelle liste di ricostruzione casa!"
Bisognerà vedere la gente come reagirà…l'importante ed esserci.
Il cibo arriva in grosse quantità più volte al giorno perchè ci sono un botto di volontari indipendenti che hanno affittato camion e furgoni e arrivano là da tutta Italia.
FONDAMENTALE SMENTIRE LE VOCI MESSE IN GIRO CHE I VOLONTARI SINGOLI NON POSSONO ENTRARE DA NESSUNA PARTE O DANNO SOLO FASTIDIO: C'E' PIENA AGIBILITA' NELLE TENDOPOLI AUTOGESTITE E SI PUO' FARE TANTISSIMO!
Il punto a Mirandola è ovviamente un punto provvisorio dove ci si è installati MA CI SIAMO GIA' DATI UN MINI CALENDARIO PERCHE' CI SIA SEMPRE QUALCUNO DI NOI (almeno fino a martedì) PERCIO' FATE RIFERIMENTO A QUEL PUNTO SE PENSATE DI SCENDERE. (calendario non solo per il cibo ma attività di svago, cineforum per bimbi, musica etc…chi ha creatività da diffondere ben venga! le giornate sono lunghe e le notti pure!)
Oggi (domenica 3) molti compagn* andavano a Carpi nei parchi dove i migranti sono TOTALMENTE ABBANDONATI a se stessi. Siamo riusciti ad avere dei contatti con la gente delle campagne che non è ancora stata minimamente supportata o soccorsa. che sarebbero scesi stamattina lì alla FAVORITA per prendere un pò di roba da mangiare e tutto ciò che gli serve.
Quando i mercenari si porranno minacciosi a voler sgomberare queste esperienze (e si dice già in giro che fra una settimana/dieci giorni potrebbe arrivare una classica ordinanza) sarà fondamentale non lasciare sole queste persone di fronte alla violenza di Stato…
Mi pare tutto…
L'AUTOGESTIONE ANCORA UNA VOLTA ENTUSIASMA GLI ANIMI DELLA GENTE CHE LA SCOPRE!

giovedì 31 maggio 2012

Lettera di Eat

DA culmine

da 325
trad. ParoleArmate
Eat (Reyhard Rumbayan) sta scontando 1 anno e 8 mesi di prigione per aver bruciato un bancomat insieme al compagno Billy Augustan, entrambi membri della Long Live Luciano Tortuga Cell – FAI/FRI
**
Cari compagni, “membri” orgogliosi della FAI/FRI Globale, amici della Cospirazione delle Cellule di Fuoco prigionieri, tutti i gruppi e le individualità che dedicano le proprie vite alla fine della megamacchina del controllo e del dominio e tutti gli anarco-eretici.
E’ da un po’ che non scrivo una lettera aperta. Non so, qui tutte le circostanze sono state troppo agitate anche per cercare di concentrarmi e scrivere qualcosa. Un misto di sentimenti personali per i miei cari, il processo, e milioni di idee che alcune volte emergono come una pioggia di stelle. E sono sicuro che a tutti noi mancano le stelle, quei sentimenti soverchianti del nostro universo sconfinato, la sua essenza nichilista. Devo dire che sono fortunato ad essere messo in una gabbia in questa “non” prigione di massima sicurezza. Ma il mio fine qui non è di raccontare storie “noiose” sulle mie condizioni di prigionia, che conosco bene, visto che è solo una prigione fisica, una miniatura della nostra società moderna. Ma non si può dire che non ci sono differenze tra qui e fuori. Una prigione fisica è ancora il peggior posto per una persona libera. Nessuno – non importa quale crimine abbia fatto – dovrebbe stare in prigione.
Sogni di fuoco continuano ad intromettersi nei miei sogni, e tutte le azioni solidali dei compagni da fuori mi danno sensazioni miste di gioia e tristezza. Sto ancora aspettando che quelle cellule informali (indonesiane) e individualità ricomincino davvero ad assaltare i cancelli del paradiso. “La nostra condizione di prigionia” non è una scusa per fermare la rivolta. Per noi che sappiamo che le macchine non dormono mai, e che le stelle nella notte, con la loro magnifica e magica esistenza, sono un motivo bastevole per rubare il Fuoco di Prometeo – e spargere un incendio continuo e in rima in tutto il mondo, il risuonare del fuoco selvaggio di banchieri, politici, caserme, industriali, santoni nucleari ecc. Gettiamo nell’immondizia tutti quegli studi culturali e postmoderni, visto che essi contribuiscono solamente allo scetticismo borghese, quei dibattiti teorici inutili e le analisi senza sbocco del marxismo. Non sto dicendo che i nostri cattivi maestri vanno abbandonati, non sto dicendo – come ha detto una volta Bakunin – “di teoria ne abbiamo abbastanza”. No! I gruppi informali-insurrezionalisti dovrebbero continuare a sviluppare la loro teoria tramite la prassi dell’attacco, cercare i limiti dei gruppi informali d’attacco, sviluppare una comprensione su come colmare lo sconvolgimento sociale con le nostre tendenze individualiste di rivolta. Per quanto mi riguarda, io ho sempre trovato a cercare il filo rosso tra rivolta sociale e individuale. Perché ho una connessione profonda con le lotte sociali, nelle quali non ho mai sacrificato il mio ego individuale di rivolta solo per “far piacere” agli “anarchici sociali” che credono nella strategia a lungo termine, sebbene io sia ancora convinto della possibilità di unire i due poli, che l’anarchismo insurrezionalista debba avere anche una buona relazione con quei gruppi autonomi di persone che vogliono assaltare il paradiso. Facciamola finita con la classica retorica anarchica senza sbocco e con tutti i politici di sinistra una volta per tutte e ricreiamo le dinamiche della piaga internazionalista anarchica di rivolta, per riflettere e sviluppare una strategia d’attacco e ricreare spazi autonomi liberati.
Compagni, sebbene tutto ciò possa suonare troppo come uno slogan, penso sia importante riflettere e ricreare tutto ciò, che il fuoco selvaggio della rivolta anarchica diventi l’arma fatale per ogni dominio che continua a distruggere ogni aspetto della vita, le creature viventi, la nostra madre terra e tutte le incredibili meraviglie del nostro universo senza limiti.
Sorrido ai ribelli indomiti della Cellula Olga (FAI/FRI) e alla loro azione coraggiosa contro quell’imbecille dei santoni nucleari. Abbracci agli anarchici insurrezionalisti della FAI/FRI in Cile, Bolivia, Francia, Germania, Italia, ecc. Spero di abbracciarvi tutti un giorno.
Ad Olga, il tuo isolamento è un altro motivo per ogni incendio nel mondo. Tanto amore per te compagna. A Giorgos Polidoros, Gerasimos Tsakalos, Panagiotis Argirou, Christos Tsakalos, Damiano Bolano, Michalis Nikolopulos, Giorgos Nikolopoulos, Haris Hadjimichelakis, Theofilos Mavropoulos. Se vi capita di vedere le stelle o il sole, ricordate che anche io le sto vedendo insieme a voi e al mio amico Luciano Tortuga, la piaga della rivolta nera non si fermerà e ritirerà mai come i nostri amori e passioni indomabili creeranno il silenzio prima dell’arrivo della tempesta.
Lunga vita all’Anarchia e alla Cooperazione Internazionale degli Anarchici d’Azione
L’egoista insurrezionalista,
Compagno E (FAI Indonesiana)
Lung-Live Luciano Tortuga Cell

sabato 12 maggio 2012

Lettera di Athina Tsakalos

da culmine

trad. dalla versione in spagnolo su: liberaciontotal
L’avvocato Ragousis ha consegnato ai giudici, durante l’udienza del 20 aprile del secondo processo per il caso Halandri, la lettera di Athina Tsakalos, madre dei fratelli Gerasimos e Christos. Lei era presente in aula, ma s’è rifiutata di farsi interrogare. Presentiamo la lettera per intero (noi traduttori abbiamo aggiunto la fonte delle citazioni). La lettera non è stata letta durante l’udienza, il presidente della giuria ha solo anticipato che “la aggiungerà agli atti”.
LETTERA DI ATHINA TSAKALOS
“AL TRIBUNALE
“Ogni gesto di ribellione esprime una nostalgia per l’innocenza ed un appello all’essenza dell’essere”.(Albert Camus)
Mi chiedo: perché sono invitati a comparire i genitori degli anarco-rivoluzionari della Cospirazione delle Cellule di Fuoco? Perché mi state citando? Lo fate per chiedermi se so qualcosa su questa organizzazione? Per rivolgermi domande sulla vita dei miei figli e tracciare il loro “profilo psicologico” o per farvi un’opinione sul loro ambito familiare? O per chiedermi se sono d’accordo con le azioni dei miei figli ed in generale dell’organizzazione? Per farmi restare in piedi dinanzi a questa tribuna, in cui avete poggiato questo piccolo libro per costringermi a giurare su quel dio che avete posto al sevizio del Potere? Per far sì che gli anarco-rivoluzionari si sentano a disagio quando i loro genitori ascoltano delle rozze domande? O perché vi rallegrate pensando d’averci fatto credere che siamo noi a dover render conto ed a scusarci?
Dichiaro, ancora una volta,che in nessun caso risponderò al vostro invito. E già che, a riprova di tutto quel che sta accadendo, ci saranno altri processi simili vi dico che non val la pena inviarmi altre citazioni, perché la mia posizione continuerà ad esser la stessa. In nessun caso contribuirò a questo processo. Non risponderò a nessuna delle vostre domande. L’agire dei miei figli e dei loro compagni era ed è clamorosamente politico ed anarco-rivoluzionario e per questo non c’è alcun bisogno di indagare sui parametri della loro vita privata.
L’organizzazione, la cui appartenenza si sono rivendicati, ha formulato le sue posizioni con totale chiarezza, precisione e coraggio. Qualsiasi cosa io dica, sarebbe poca ed insignificante. E visto che mi piacerebbe porre alcune cose chiare e forti, come lo sono, e perché non voglio offrire a nessuno la soddisfazione di rovinare tutto con delle stupide e ridondanti domande, ecco che scelgo la posizione del silenzio.
In merito a questo processo, non voglio rilasciare che una frase, quella che di continuo e con ardore e tensione si sta ripetendo, che è nell’aria come possibile dimostrazione di audacia e rettitudine. Si tratta della frase: “Noi processiamo esaminando profondamente il caso”. Ciò significa che, come voi stessi dite, state processando in accordo né più né meno con le clausole delle vostre leggi. Ciò significa che voi giudicherete basandovi sulle prove e non su indizi probatori o addirittura secondo la logica della responsabilità collettiva. E se menziono questa frase non è perché di colpo credo nei miracoli, ma perché in alcune occasioni ed in particolare nei casi che hanno a che vedere con l’azione rivoluzionaria di alcune persone, le parole devono avere importanza e responsabilità. Tuttavia, questo procedimento giudiziario fino ad ora non ha fatto presagire nulla di tutto ciò. Tutte le obiezioni basate su una logica comune, come quella di riconoscere i detenuti come prigionieri politici (come definito dalla vostra Costituzione e come viene proprio menzionato dall’accusa) sono state respinte senza alcuna logica. Il concetto dell’assunzione della responsabilità politica resta confuso con la responsabilità penale e ciò, ovviamente, non è dovuto all’ignoranza o al caso. E’ per questo che sottolineo tale frase ed alla fine del processo si potrà vedere se quel che state dicendo lo dite sul serio.
E’ certo che, da quando è iniziata la persecuzione penale dei contemporanei anarco-rivoluzionari, ho scoperto e rivolto un’attenzione particolare ad un quadro. Si tratta del quadro di Brueghel intitolato “Paesaggio con la caduta di Icaro”. Il volo di Icaro ha a che vedere con il desiderio dell’essere umano di fuggire dall’attrazione della terra. Volare. Essere sovrano anche nell’aria, andare anche nell’aria…
Sono l’orgoglio, l’arroganza, la disobbedienza e le voglie di mostrare che l’essere umano è capace di fare tutto. E adesso viene il pittore ed in primo piano c’è l’agricoltore. Questi, dedito alla coltivazione della terra, non è interessato a nient’altro. Ed in secondo piano c’è il pastore, un po’ più curioso, ma anch’egli volge lo sguardo in una direzione sbagliata. Poi c’è l’imponente barca che prosegue il suo viaggio e lì, all’angolo, un piccolo e povero piede dell’Icaro affogato. Togliere la gloria del progetto di Icaro in tal maniera… non l’avevo mai visto prima. E forse non è un caso. Non conosco quale fosse la filosofia di tale pittore; magari vuol dirci che la gente contemporanea, in merito ad un esperimento azzardato, si fissa così tanto sulle sue abitudini da temere il cambiamento e da non osare di riconoscere o provare qualcosa di nuovo.
Guardando il quadro non accetto che si tolga questa gloria. Adesso, quando nel nostro paese vengono processate delle persone che hanno ancora l’audacia di credere che se c’è qualcosa per cui val la pena in questa esistenza, questi sono i progetti degli Icari, nonostante provochino tanti dolori, nonostante le condanne e le reclusioni imposte da voi. Voglio avere la speranza e voglio credere che qualche volta la gente contemporanea di quelle ribellioni ponga in primo piano e riconosca le urgenze del volo.
Athina Tsakalos
Postscriptum: E se vi consegno questo scritto è per l’insistenza del tribunale che richiede la mia presenza e soprattutto perché non permetto il silenzio a me stessa. Il silenzio corrisponde solo ai morti e nei nostri tempi viene applicato in questi processi da parte di quelli che sono completamente sottomessi agli ordini del Potere.
E se sul serio volete capire quali persone state processando, leggete il loro discorso e guardate il loro atteggiamento.
Christos Tsakalos, Gerasimos Tsakalos e Panagiotis Argyrou si trovano al 12° giorno di sciopero della fame e dichiarano: “Le tigri della collera sono più sagge dei cavalli dell’istruzione” (William Blake) e “Quando uno non muore per l’altro, siamo già morti” (Tasos Livaditis)…
Il 17 aprile hanno iniziato lo sciopero della fame in sostegno dei loro compagni
Giorgos Polydoros, Damianos Bolano e Haris Hadzimihelakis, mentre gli altri membri della cellula prigioniera della Cospirazione delle Cellule di Fuoco li avrebbero seguiti secondo delle date predeterminate.

giovedì 22 marzo 2012

Italia: Comunicato di Juan, arrestato per gli scontri NO TAV

da contrainfo

Hola! Sono Juan Sorroche Fernandez, scrivo questo comunicato per mettere in chiaro la mia posizione.
La TAV in Val Susa è uno dei tanti progetti che lo Stato e la società mettono  in cantiere, come anche gli inceneritori, l’emergenza rifiuti a Napoli, la Gronda a Genova (progetto di potenziamento del nodo autostradale), le nuove carceri, la militarizzazione dei siti dove dovranno sorgere le Grandi Opere e la militarizzazione delle strade nelle città. Solo la distruzione della terra e l’inquinamento prodotto sarebbero  già abbastanza per opporsi a tali progetti, ma oltre alla devastazione dell’ambiente la piovra del capitale e del dominio stritola gli individui in un sistema sempre più controllato, mercificato e meccanizzato. L’attuazione di questi progetti, oltre alla loro nocività mortale tanto fisica quanto mentale, mira ad abituare gli individui a subire, ad accettare qualunque cosa rinunciando alla propria capacità critica e di azione.
Chi li propone mette in piedi enormi campagne di mistificazione nelle quali la (anche) nostra realtà,  il nostro presente e futuro,  ci vengono riproposti in una versione completamente sfalsata in modo che ci sembri sempre più naturale rinunciare alla libertà e alla possibilità di autodeterminarci.
Lo sfruttamento, la distruzione e la morte sono punti fermi, costruiti col sangue e la sofferenza, con i quali  la società  si auto alimenta. Questi sono i pilastri sui quali essa si regge ed è necessario combatterli. Lottare contro questi tentacoli è per me lottare contro la società che li crea.
Come ribelle individualista non parlo a nome di nessun  movimento ma solo di me stesso. Io mi sento parte della lotta e di tutti quelli che la fanno propria sinceramente.
Per questo,  a testa alta, mi rivendico l’aver partecipato alla lotta contro il TAV e la società in modo auto organizzato,  al di fuori delle logiche dello Stato, di qualsiasi gerarchia e con metodi che ho ritenuto opportuni.
Essere “colpevoli o innocenti”, “buoni o cattivi”, “violenti o non violenti”, sono definizioni  morali che non mi appartengono, sono concetti del dominio e “delle relazioni sociali che li rendono accettabili come simbolo del potere . Perché trovo che l’autorità non fa solo affidamento sulla forza e sui messaggi dettati dall’ordinamento statale ma anche sul compromesso e l’accettazione” di tali relazioni.
La mia violenza è una goccia in mezzo al mare in confronto a quella che lo Stato utilizza e monopolizza contro la Val Susa, nelle guerre di “pace”, nei CIE e nelle carceri, causando milioni di morti.  Ma non tutto dura, a volte le cose si ribaltano.
Non sono uno specialista della violenza.  Credo la si possa utilizzare come mezzo o metodo ma non è l’unico, ce ne sono molti altri e tutti validi: il volantino, l’azione diretta, le pubblicazioni, l’esproprio, il concerto… questo individualmente come collettivamente, decide ognuno  come,  perché e quando miscelarli.
A quelli che hanno solidarizzato sempre senza distinzioni fra “buoni e cattivi”… un affettuoso abbraccio, ci si vede nelle infinite strade della lotta.
A quelli che questa pratica, questo modo di relazione non lo fanno proprio, va tutto il mio disprezzo ed il mio odio! Perché “la strada della libertà e la dignità è sempre individuale e non si associa agli stereotipi e alle etichette”.

A testa alta!
Per la ribellione permanente!

Juan Antonio Sorroche Fernandez
Via Beccaria 134
Loc. Spini d Gardolo
38014 Gardolo (Trento)
Italia
in inglese: 325

domenica 5 febbraio 2012

Poster congiunto della Commissione Relazioni Internazionali della Federazione Anarchica Italiana e del Gruppo dei Comunisti Libertari di Atene

da contrainfo

In Grecia e in Italia, i capitalisti e i loro referenti politici producono barbarie. Con la scusa del problema del deficit pubblico (debito creato interamente da loro per recuperare i loro margini di profitto) vogliono lentamente riportare il mondo a un secolo fa, quando i ricchi possedevano le risorse naturali, un giorno di lavoro era pagato una miseria, i servizi pubblici erano inesistenti e pochi avevano accesso all’educazione e alla sanità.
In questo modo, passo dopo passo, condannano la maggior parte della società ad una miseria sempre più grande.
Anche concetti come “democrazia” e “costituzione” non reggono più: in Grecia e in Italia, attraverso veri e propri “colpi di Stato” parlamentari, i padroni hanno imposto nuovi governi con a capo esperti tecnocrati.
L’obiettivo che perseguono è quello di imporre, sempre più velocemente, misure ancora più barbare per garantire la loro sopravvivenza ed ampliare la sovranità delle loro banche.
In Grecia e in Italia, lo Stato non esita a modificare le proprie norme di funzionamento: anche in forma preventiva si vuole impedire l’espansione della resistenza sociale che nasce nelle strade e nelle piazze, snervandone e soffocandone lo sviluppo.
In Grecia, in Italia e in tante altre zone dell’Europa e del mondo, i padroni hanno dichiarato guerra aperta alla società.
In Grecia, in Italia e in tante altre zone dell’Europa e del mondo, come un secolo fa, le forme di resistenza autorganizzate, non-gerarchiche e di democrazia diretta iniziano ad espandersi. Tra la gente, contro la barbarie degli Stati e del capitalismo, cresce la speranza libertaria.
Costruiamo comunità di lotta in ogni quartiere, estendiamo le pratiche del sindacalismo rivoluzionario e dell’azione diretta e sosteniamo ogni atto sociale di rivolta e autorganizzato contro le istituzioni. In Grecia, in Italia e dovunque rafforziamo le nostre azioni e puntelliamo le lotte con solidarietà internazionalista.
no pasaran !
gruppo di comunisti libertari (atene)
Federazione Anarchica Italiana (C. Relazioni Internazionali)

lunedì 12 dicembre 2011

Comunicato Giovani No Tav sulle violenze dell’8 dicembre 2011

da notav
12 dicembre 2011 – 12:08 | No Comment
Siamo indignati e amareggianti, per quanto è successo giovedì pomeriggio in Clarea. Abbiamo visto con i nostri occhi e abbiamo vissuto in prima persona la violenza con la quale lo stato Italiano ha deciso di appoggiarsi al movimento NO TAV della Valle di Susa. Eravamo in tanti, erano tanti i ragazzi della valle che hanno deciso di partecipare alla manifestanti e nutrito è stato anche il numero di studenti che sono saliti su da Torino. L’ultima fase della giornata ha visto mettere in pratica una violenza inaudita da parte delle forze dell’ordine, le quali hanno fatto un uso indiscriminato di lacrimogeni e hanno messo in campo delle cariche selvagge, ed è proprio in questa ultima fase che il comitato giovani no tav ha subito maggiormente gli effetti della violenza che da mesi soffoca la democrazia nella nostra valle. Tre ragazzi sono rimasti feriti da queste ultime azioni violente della polizia, due sono stati colpiti con i bossoli di lacrimogeno uno e rimasto vittima dei manganelli e dei calci dei cosidetti uomini della sicurezza. Il ragazzo che ha riportato ferite gravi è il nostro amico Yuri, che è stato raggiunto in faccia da un lacrimogeno al CS sparato ad altezza uomo, subito tutti i ragazzi li attorno sono accorsi a soccorrerlo con l’ausilio dei medici del movimento, abbiamo subito cercato di portarlo all’ospedale ma la strada era bloccata dalla polizia, la quale non ci ha fatto passare anche dopo aver visto Yuri che versava in uno stato incosciente e che perdeva sangue :  ci è voluto un’ora di contrattazione con la polizia prima di avere il permesso di poter passare per portare Yuri e gli altri feriti all’ospedale. Siamo tornati a casa tutti quanti amareggiati per quanto accaduto e tutti con molta meno credibilità nelle forze dell’ordine dopo aver visto che non hanno mosso un dito per un’ora, con davanti ai loro piedi un ragazzo di sedici anni gravemente ferito. Non volevano farci passare neppure quando era un medico a dire che era un ferito che bisognava portarlo immediatamente all’ospedale. Crediamo che in uno stato civile un comportamento del genere da parte della polizia sia inaccettabile, non possiamo pensare che un ragazzo di 16 anni gravemente ferito, che ha perso i sensi, debba stare sdraiato su una roccia per circa un’ora ad aspettare un permesso per andare all’ospedale. Sappiamo che andare in Clarea in determinate occasioni può essere pericoloso, e giovedì lo abbiamo capito ancora di più. Sapere che dalla nostra parte non abbiamo partiti politici ma abbiamo solo ed esclusivamente la ragione, è la cosa che ci spinge a rischiare ogni volta e a ritornare in quei luoghi in cui abbiamo assistito a delle violenze incredibili. Vogliamo rischiare, vogliamo sacrificarci, perché sappiamo che se ci sacrifichiamo oggi e fermiamo questa grande opera ci sacrificheremo di meno nel futuro della nostra vita. Per tanto siamo pronti a ritornare in Clarea, siamo pronti a ritornare davanti a quelle recinzioni, siamo pronti a riprenderci il nostro futuro e la democrazia di questo paese.Forza Yuri, siamo tutti con te!!!

martedì 1 novembre 2011

Io sputo su tutte le bandiere!

Sputo sulla bandiera belga. Ci sputo sopra, perché quella bandiera è grondante del sangue dei miei fratelli e delle mie sorelle, di ieri e di oggi, che sono stati massacrati, torturati, rinchiusi, affamati, sfruttati nel nome degli interessi dello Stato belga.
 
Sputo sulla bandiera fiamminga, perché il suo nazionalismo nauseabondo mi fa vomitare. Quel nazionalismo che esalta i valori dell’Ordine e del Lavoro, dando la caccia agli immigrati, ai “devianti”, ai ribelli. Che cerca di irreggimentare tutti, ricco e povero, padrone e lavoratore, burocrate e disoccupato, nella stessa identità nazionale, tutti uniti contro "gli altri”, tutti per il Potere della Nazione e la protezione dei suoi Valori. Come il razzismo, il nazionalismo è l’antidoto al virus della guerra sociale, della lotta per l’emancipazione e per la distruzione del potere.
Sputo sulla bandiera francofona, perché è anch’essa una bandiera della politica. Ci sputo sopra perché detesto tutti i politici di qualsiasi colore, tutti i padroni, tutti gli industriali, tutti i potenti. Perché tra loro e me non può esserci che lotta ad oltranza – loro per preservarsi, io per distruggere il loro potere e conquistare la libertà.
Sputo su tutte le bandiere nazionali, perché dovunque venga issata una bandiera nazionale, l’oppressione è di casa. È la bandiera che sventola sulle prigioni, sulle caserme militari, sui commissariati, sui posti di confine. Tutte le istituzioni che soffocano la mia vita e la libertà inalberano bandiere nazionali. E, come si vede in Tunisia, Egitto o Libia, durante le sommosse l’apparizione della bandiera nazionale è sempre il segno premonitore di un nuovo regime, di un nuovo potere, di un nuovo sfruttamento.
Ma sputo anche su quelli che corrono dietro alle bandiere nazionali. Che marciano al passo dell’inno nazionale, che fanno la guerra nel nome della nazione, che sono fieri di servire gli interessi della “propria” nazione, della “propria” comunità. Sputo su quei soldati ciechi ed obbedienti schierati a protezione degli interessi del potere. E che sia chiaro: me ne infischio se questo potere si chiama belga, fiammingo, marocchino, vallone, palestinese, turco, europeo, africano o magari mondiale. Io sputo sulle bandiere, perché sputo su qualsiasi potere, su tutte le autorità.
Sputo sulle bandiere, perché il mio grido di vita, il mio grido di rivolta, è l’anarchia, è la libertà che non conosce leggi né frontiere.
 
[manifesto affisso in Belgio, ottobre 2011]

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martedì 25 ottobre 2011

15 ottobre a Roma: liberi tutti! Libere tutte!

DA OSSERVATORIO SULLA REPRESSIONE

La giornata del 15 ottobre, lanciata dagli indignados spagnoli, ha raccolto l’adesione di oltre 1000 città in tutto il mondo. Questo nuovo movimento globale nasce nella cornice globale di una crisi strutturale del capitalismo, che ha prodotto negli ultimi mesi forme di resistenza in tutto il mondo: dal Cile a Londra, dalla Grecia a New York City.
E’ innegabile che il corteo italiano, partecipato da centinaia di migliaia di persone, sia incappato in un cortocircuito tra il percorso e l’organizzazione del corteo e la rabbia diffusa dalla percezione ormai generalizzata di una crisi e delle misure di austerity che ogni giorno sottraggono il futuro a un’intera generazione.
Il corteo è stato spezzato in due dall’intervento della polizia, subendo cariche della celere nella parte centrale, mentre in piazza S. Giovanni -piazza autorizzata come conclusione del corteo- migliaia di persone resistevano ai folli caroselli dei blindati delle forze dell’ordine.
Si sta creando nel paese un pesante clima di repressione che vorrebbe far venire meno le garanzie minime dello stato di diritto.
E’ in atto un tentativo di far rientrare nelle politiche di austerity un inasprimento del misure cautelari e penali.
Alle decine di perquisizioni in tutta Italia, e alle inaccettabili proposte di ritornare all’uso di leggi speciali (e anche all’inquietante uso delatorio dei social network), ci sembra doveroso rispondere con forza chiedendo innanzitutto l’immediata scarcerazione dei 12 arrestati.

NON SI PUO’ CRIMINALIZZARE UNA GENERAZIONE!

LIBERI/E TUTTI/E LIBERI/E SUBITO!

Firma l'appello


da: Uninomade 2.0

martedì 18 ottobre 2011

Pistoia – Fatti di Casapound, Marco assolto!


fonte: anarchicipistoiesi.noblogs.org
Sono passati due anni da quel 11 Ottobre 2009 quando ignoti riarredarono una sede neofascista in città, evento per il quale fummo –in varie fasi- arrestati in sette, condannati in primo grado in sei, a mezzo di due sentenze (la mia con rito abbreviato, quella degli altri con rito ordinario) al limite del ridicolo.
Sono passati due anni, lasso di tempo nel quale ci siamo visti sbattuti in prima pagina, additati, biasimati da un po’ tutti, nonostante le accuse nei nostri confronti fossero evidentemente inconsistenti quando non palesemente costruite a tavolino da alcuni miseri nostalgici in camicia bruna che pensarono evidentemente di guadagnare visibilità e denari, e da vanitosi funzionari di questura e tribunale smaniosi di aggiungere una nuova medaglietta sui loro sudici sai da inquisitori.
Venerdì 7 Ottobre 2011 il tribunale d’appello di Firenze mi ha assolto per non aver commesso il fatto ribaltando la sentenza di primo grado del tribunale di Pistoia; poco m’interessa mettere a confronto le differenti capacità dei due tribunali, come ancor meno m’interessa tessere le lodi quello fiorentino, ben consapevole del vile attacco che quest’ultimo sta portando senza tregua agli studenti della città di Dante, sepolti sotto denunce ridicole, anche loro rinchiusi e attaccati da ogni lato per il solo motivo di aver deciso di rivendicare con forza e decisione i propri diritti, o l’offensiva che da anni sta portando avanti contro i compagni anarchici che a breve dovranno affrontare un delirante processo per associazione sovversiva, rei di aver srotolato striscioni e aver irriso qualche politicante locale.


Non è la giustizia dei tribunali che m’interessa, ma come questa venga utilizzata strumentalmente a fini politici contro chi decide di muoversi fuori dall’alveo della rivendicazione simbolica dei propri diritti. A Pistoia si sono presi a pretesto i fatti di quella giornata per colpire un movimento che nei mesi (e gli anni) precedenti si era mosso in maniera fattiva e complice con i lavoratori in lotta, fossero quelli dell’Answers o della Radicifil, portando sempre un punto di vista differente da quello delle ufficialità burocratico/politico/sindacali. Questo era inammissibile, l’11 Ottobre è stato lo specchietto per le allodole che la repressione ha utilizzato per colpirci, per ingaggiare le nostre forze in iniziative di solidarietà e controinformazione sviandole dalle tematiche che fino a quel punto avevamo affrontato. In due anni ci siamo visti bandire dai circoli arci a mezzo diffida ufficiale, abbiamo visto le “sinistre” cittadine voltarsi dalla parte opposta, prendere le distanze accettando acriticamente le tesi della questura senza voler mai affrontare il dibattito su un castello accusatorio che a chiunque abbia avuto voglia di prenderlo in esame è da subito risultato risibile. Eppure in due anni ci siamo dati da fare, abbiamo raccolto materiale, smontato testimoni fasulli e messo in dubbio, fino a sgretolarle, verità che sembravano granitiche…nonostante ciò per quieto vivere il tribunale di Pistoia ha deciso di portare la farsa fino in fondo, ben sapendo che poi a Firenze non avrebbero potuto che assolvere, ma a quel punto la faccenda non li avrebbe più riguardati.
La sentenza di Venerdì 7 non è che il prologo di una storia che avrà il suo epilogo con l’assoluzione per tutti gli imputati. Di tutto ciò rimarranno i mesi di carcerazione, i soldi spesi in avvocati, la totale acriticità dei giornalisti che hanno seguito la vicenda basandosi solo sulle veline di questura, un movimento pistoiese pavido e tremante e la solidarietà giunta da tutta Italia e dall’estero.
Alcune domande poi sorgono spontanee: quanto è costato il moloch giudiziario messo in piedi dalla procura pistoiese? Che credibilità rimane agli apparati repressivi di questa urbe? E quanta ne rimane a chi ha piagnucolato mentendo nelle aule di giustizia accusando per avidità a destra e a manca?
Ma il passato è passato, il presente è fatto di una città che sta affogando nel cemento nell’indifferenza generale, dell’occupazione in picchiata libera, dell’ambiente avvelenato da inceneritori e discariche, di una classe politica nepotista e di una crisi generale del sistema economico e di valori capitalistico che possono essere affrontati solo ribaltandone radicalmente i paradigmi, rifiutando gerarchie e deleghe, autogestendo orizzontalmente l’esistente…è questo quello che ora mi/ci interessa, questo è quello di cui continuerò/continueremo ad occuparci.
Marco Tonarelli, Anarchico individualista .

Comunicato dell'Assemblea contro la Repressione sui fatti del 15 Ottobre 2011

 
diffondere, diffondere, diffondere !!!





18/10/2011

LA LOTTA E' RESISTENZA, LA LIBERTA' NON HA PREZZO!
In questi giorni di confusione politica e mediatica, in seguito alla giornata di lotta del 15 ottobre, dove la rabbia e l'indignazione si sono espresse realmente ed in maniera determinata, ci stringiamo intorno alle compagne ed ai compagni arrestati ed a tutti coloro che hanno subito fermi e perquisizioni.
Non è tempo di cadere nelle trappole dei media che vorrebbero a tutti i costi dividerci fra buoni e cattivi, fra pacifisti e teppisti, mentre una massa critica inizia a prendere coscienza e ad incanalare verso il conflitto diffuso un processo rivoluzionario che è in atto fra gli strati di popolazione sfruttati.
Il 15 Ottobre doveva essere una giornata di lotta e lo è stata nonostante in molti vorrebbero sminuire la situazione come se si trattasse di avvenimenti isolati di una minoranza. La realtà è che migliaia e migliaia di giovani hanno espresso in maniera radicale quella rabbia sociale repressa da un Sistema ingiusto e criminale, la realtà è che anche questa volta , come il 14 Dicembre dello scorso anno, la resistenza alle cariche indiscrimate della sbirraglia è stata forte e di massa.
Ecco perchè ci dissociamo da tutti quei moralisti che si sono dimenticati delle violenze,degli abusi e delle ingiustizie che quotidianamente accompagnano l'operato delle FdO, accusando di teppismo e violenza le generazioni di ribelli e rivoluzionari che combattono questo Sistema.
Al contempo ci dissociamo ed invitiamo ad isolare quanti vanno accodandosi alla criminalizzazione dell'indignazione e della rabbia che il 15 Ottobre ha trovato sfogo ed espressione andando fuori dai recinti della legalità e delle compatibilità con l'esistente. Quelle banche, quelle agenzie interinali, quei blindati, quegli idranti cui migliaia di persone, lavoratori, precari, studenti, immigrati si sono contrapposti con coraggio, determinazione e rabbia sono i simboli della vera violenza che domina oggi il nostro paese. La violenza di chi uccide per profitto 4 lavoratori ogni giorno, la violenza di chi per profitto condanna milioni di persone ad un futuro di precarietà e insicurezza sociale, la violenza di chi distrugge l'ambiente e i territori per moltiplicare i profitti di pochi straricchi, la violenza di chi per i propri profitti chiude ospedali e servizi pubblici per finanziare i bombardieri che oggi in Libia ieri altrove e domani altrove ancora terrorizzano genti inermi.
Sabato 15 Ottobre migliaia e migliaia di persone hanno scelto questa giornata per ripagare la violenza dell'oppressore con la sua stessa moneta: sarà illegale ma è legittimo!
La rivoluzione è un fuoco che scalda i nostri cuori e raggela quello dei benpensanti.
In questo quadro della situazione inorridiamo a sentir parlare di "compagni" che hanno assicurato alla giustizia dei fantomatici violenti e ribadiamo con forza che nessuno mai potrà imprigionare l'impeto della tempesta. Quando c'é un ordine sociale ingiusto, il disordine é un primo passo per creare un ordine sociale giusto.

RESPINGIAMO LA CRIMINALIZZAZIONE E LA CAMPAGNA REPRESSIVA!
RESPINGIAMO LE LEGGI SPECIALI!
ORGANIZZIAMO LA SOLIDARIETA' AI TUTTI I COMPAGNI FERMATI, ARRESTATI E PERQUISITI PER I FATTI DEL 15 OTTOBRE!
LIBERTA' PER TUTT*

Per contatti: assemblea.norepressione@gmail.com

domenica 9 ottobre 2011

Verso il 15 ottobre: affollata assemblea alla Sapienza non si rassegna alla sterilizzazione della piazza. L’imbarazzo dei cobas

da anarchaos



Una affollata assemblea all’università di Roma discute della manifestazione nazionale del 15 ottobre e sul come “rimandare al mittente la lettera alla Bce”. Così com’è la giornata del 15 non convince molti. Decisa una mobilitazione per mercoledì 12 ottobre in occasione del convegno con Draghi e Napoletano alla Banca d’Italia, in pratica un vertice del “governo unico delle banche”.

La “mitica” aula I della facoltà di Lettere si riempie quasi con puntualità. Più di trecento persone tra universitari, attivisti sociali e sindacali riempie una delle più grandi aule della Sapienza per discutere della manifestazione del 15 ottobre. La chiamata è venuta dalla rete Roma Bene Comune che da mesi sta sperimentando nella capitale una modalità unitaria di gestione del conflitto sociale.
L’intervento introduttivo è di una studentessa dei collettivi universitari che parte dalle manifestazioni in corso a New York attuate del movimento “Occupy Wall Street” per arrivare alla lettera della Bce e a quello che definisce “l’inganno dell’Europa”. Il non pagamento del debito è al centro della mobilitazione. “Se responsabilità nazionale, come invoca Napolitano, significa rinunciare ai nostri diritti allora è meglio essere irresponsabili” afferma raccogliendo l’applauso scrosciante dei presenti. L’intervento arriva poi al nocciolo delle discussioni di questi giorni ed è piuttosto esplicito:”Il 15 ottobre diventa una giornata centrale se è non una sfilata ma una giornata radicale di conflitto”. Le divergenze emerse nei giorni scorsi nella preparazione del 15 ottobre si materializzano così nitidamente già in apertura di assemblea.
Ancora più netto è l’intervento di uno studente del collettivo di Scienze Politiche “Parlare di conflitto il 15 ottobre non significa evocare gli scontri in piazza ma parlare di una lotta che non abbia come obiettivo la campagna elettorale”. L’intervento annuncia un appuntamento effettivamente significativo: mercoledì 12 giugno alla Banca d’Italia ci sarà un convegno con Draghi e Napolitano. Il primo autore della Lettera della Bce, il secondo sostenitore della linea dei tagli e dei sacrifici in nome della stabilità europea. Immediatamente si anima un conciliabolìo in sala. Si tratta di decidere se trasformare questa occasione in una iniziativa non solo propedeutica al 15 ottobre ma come mobilitazione che dia il segno giusto alle proteste contro le misure antisociali del “governo unico delle banche”.
L’esponente dei Blocchi Precari Metropolitani sottolinea che il 15 ottobre è una giornata di lotta europea, rivendica il “diritto ad essere arrabbiati”, invita ad una mobilitazione permanente contro i provvedimenti antipopolari dei governi, a far echeggiare l’idea e lo slogan che “Noi il 15 non ce ne andiamo” e sostiene la proposta di una iniziativa di protesta alla Banca d’Italia per il 12 ottobre.
Una studentessa del collettivo universitario delle Malefiche ricorda come le misure del governo si accaniscono contro i servizi che servono alla donne tagliando ad esempio i consultori o all’innalzamento dell’età pensionabile delle donne.
Tocca poi ad Alessandro dei Cobas telecomunicazioni. Si capisce che deve in qualche modo interloquire con una assemblea che sul 15 ottobre ha maturato una valutazione molto diversa da quella sostenuta dai portavoce dei Cobas nelle riunioni preparatorie all’Arci. “Il 15 deve essere una piazza che garantisca l’agibilità per tutti. Occorre puntare alla coesione” sostiene nel suo intervento. Un altro esponente dei Cobas della scuola intervenuto successivamente riafferma invece la linea secondo cui la “forza del 15 ottobre deve essere soprattutto nei numeri” piuttosto che in una conflittualità a suo avviso ancora minoritaria nel paese. “A Montecitorio c’erano solo 500 compagni, dovrebbero essere invece 50.000” sostiene nell’intervento, “basterebbe portarceli invece di andarsene a San Giovanni” sibila il mio vicino.
Diversamente Luca Fagiano di Roma Bene Comune trascina l’entusiasmo dell’assemblea evocando la forza dell’autorganizzazione e la coerenza nelle pratiche del conflitto. Nel frattempo la proposta di una iniziativa per mercoledì 12 ottobre al convegno con Draghi e Napoletano alla Banca d’Italia si materializza in un comunicato dell’assemblea che dà appuntamento a tutte e a tutti mercoledì alle 15.00 al Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale, la via che la Questura ha negato alla manifestazione del 15 ottobre proprio perché c’è la sede della Banca d’Italia. Giorgio Cremaschi, dieci giorni fa era stato costretto a tenere la conferenza stampa per presentare la campagna contro il debito sulle scale del palazzo delle Esposizioni per una divieto analogo. L’iniziativa vorrebbe “restituire al mittente”,cioè Draghi, la lettera inviata dalla Bce.
Giunge all’assemblea la notizia che un gruppodi lavoratori pubblici ha occupato con un blitz la sede di rappresentanza dell’Unione Europea a Roma. L’Usb ne rivendica la paternità nel quadro delle azioni di protesta contro le misure antipopolari imposte dalle istituzioni europee.
Anche l’intervento di una studentessa di Atenei in Rivolta riprende l’appuntamento del 12 ottobre alla Banca d’Italia. “Il 15 ottobre non ci basta arrivare a Piazza San Giovanni” dice “Ci interessa occupare una piazza e non andarsene da lì per nessuna ragione”.
L’assemblea si conclude dunque con un primo appuntamento di mobilitazione fissato per il 12 ottobre e con un passaggio di discussione nazionale sabato prossimo (8 ottobre) al cinema Volturno occupato al quale parteciperanno molte delle soggettività e dei movimenti che si erano riuniti un mese fa, il 10 settembre, al deposito Atac occupato sul tema “conflitto e indipendenza”. La manifestazione del 15 Ottobre comincerà molto prima del previsto e non sembra volersi concludere la sera stessa del 15. Di fronte alla misure da massacro sociale imposte dalla Bce il movimento di protesta pare indicare delle vere e proprie antimisure, a cominciare dal non pagamento del debito. “Occorre riconsegnare le parole ai fatti” chiosa Paolo Di Vetta mentre ci si scioglie.

VERSO IL 15 OTTOBRE VAL SUSA CHIAMA ITALIA

notav.info

Submitted by admin on 7 ottobre 2011 – 23:35No Comment
Scriviamo queste righe dalle nostre montagne, sperando che dalle Alpi possano arrivare a tutto lo stivale, da Cortina a Lampedusa. La nostra valle vive un momento di lotta intensa, di resistenza: ogni giorno è qui, ormai, un giorno decisivo. Dai nostri presidi, dalle nostre baite, dai nostri paesi, dalle strade e dai sentieri che li collegano, attorno al fortino militarizzato creato dal governo a difesa del non-cantiere dell’Alta Velocità, stiamo resistendo. Ed è da resistenti che ci rivolgiamo a voi, che ci rivolgiamo all’Italia. La lotta No Tav è una lotta per la difesa della salute e del territorio, ma non solo: è una lotta contro la consegna della ricchezza prodotta collettivamente, in tutto il paese, nelle mani di pochi. È una battaglia contro l’alleanza strategica tra stato e mafia, ma è anche l’idea di un mondo diverso, costruito insieme attraverso nuove pratiche di decisione dal basso. È un movimento in difesa della nostra valle, che amiamo ora come non avevamo mai amato, ma è anzitutto un grido che si leva da un luogo nel mondo, rivolto a tutto il mondo.
Il 15 ottobre, in Europa e non solo, migliaia di persone risponderanno all’appello che giunge dagli indignados spagnoli: da coloro che, a partire dal marzo scorso, hanno deciso di trasformare, a modo loro, la vita politica del loro paese. Persone comuni – non eroi! – proprio come noi e voi, che hanno invaso le piazze delle loro città, parlando alla Spagna della società che vorrebbero costruire, sulle ceneri della classe politica che governa il loro paese. Come la Val Susa non può vincere senza l’Italia – e, lo diciamo con convinzione, un’Italia migliore non può nascere senza la vittoria della Val di Susa – così i ragazzi spagnoli non possono vincere senza l’Europa. Che cosa vogliono? Una politica e un’economia al servizio di tutte e tutti, il rispetto per l’essere umano e per l’ambiente, la morte definitiva dell’accentramento del potere mediatico, dell’abuso sistematico di quello politico, della corruzione, del commissariamento globale da parte della grande finanza. Ogni volta che ripetiamo questi stessi, identici concetti nelle nostre assemblee popolari, ogni volta che li gridiamo lungo le vigne o sotto le reti della militarizzazione, sentiamo di portare avanti una lotta che è la loro stessa; ma è la stessa degli studenti greci e tunisini, dei ragazzi che vengono arrestati sul ponte di Brooklyn e di quelli che cambiano la storia in piazza Tahirir.
Allora che aspettiamo? Il tiranno che ci governa è a Roma! A Roma è il mandante politico dell’invasione militare della Valle, a Roma è il mandante politico del Tav: decrepito, vergognoso e trasversale, proprio come in Spagna, proprio come in Grecia. A Roma sono i palazzi che hanno partorito una manovra di assassinio di due o tre generazioni, e mentre con una mano rapinano gli italiani di 20 miliardi di euro, con l’altra firmano gli accordi con la Francia per regalarne 22 al malaffare, distruggendo con il Tav le nostre vite e la nostra vallata. Mentre già discutono la necessità di una manovra bis per attaccare ancora più a fondo, in nome dei diktat della BCE, la società italiana, spendono 90.000 euro al giorno per gasarci al CS e reprimere in ogni forma il nostro dissenso, per la sola colpa di esserci ribellati al loro decennale strapotere. Questo è ormai la Val di Susa, del resto: un pericoloso esempio per tutte e tutti, da sradicare con la forza. Cosa aspettate? Cosa aspettiamo? Se vogliamo un futuro, un futuro qualsiasi, non abbiamo scelta: dobbiamo sfidare la casta – tutta la casta! – e dobbiamo vincere. A Roma ci saremo per sentire ancora il vostro abbraccio, dopo mesi difficili in cui abbiamo sofferto, ma anche sognato; e tra i nostri sogni ci sarà sempre quello in cui vi vediamo marciare fin sotto i palazzi del potere, e lanciare tutti insieme il grido che arriva, forte e chiaro, dalla Spagna: Que se vayan todos!

mercoledì 5 ottobre 2011

15 ottobre: Indignati? No, incazzati! 3 articoli su Umanità Nova

da anarchaos

15 ottobre/1
Ribellarsi è giusto, rivoluzionare è necessario
Nata come una giornata di mobilitazione internazionale per sostenere – e propagandare – il movimento “indignato”, la giornata del 15 ottobre 2011 si sta trasformando, almeno in Italia, nella “breccia di Porta Pia”, caricandosi di significati e aspettative ad ogni ora che passa.
Gli “indignati” hanno saputo coniugare (al di là delle contraddizioni evidenti del loro discorso) le primavere arabe e la lotta contro la crisi in Europa. Lotta contro la crisi che dovremmo cominciare a declinare come volontà di non accettare oltre questo sistema di sfruttamento e di oppressione. Se crisi c’è questa è la crisi dello Stato e del Capitalismo. E’ evidente quindi che non lottiamo (non solo noi anarchici, che sembrerebbe che lo facciamo per partito preso) per mantenere lo Stato e il Capitalismo ma bensì per abbatterli e  dare il via ad una prospettiva reale, qui ed ora, di vita senza sfruttamento e oppressione.
Se non lo facciamo avremo fame e miseria; lo sfruttamento e l’oppressione si estenderanno.
Se lo facciamo, nonostante le difficoltà del caso, avremo una possibilità di uscire dalla fame e dalla miseria e ridurre se non abolire definitivamente lo sfruttamento e l’oppressione.
Come recita il nostro programma: “Noi crediamo che la più gran parte dei mali che affliggono gli uomini dipende dalla cattiva organizzazione sociale, e che gli uomini volendo e sapendo, possono distruggerli …”. Distruggere cosa? I mali della società, evidentemente!
Se non ora, quando?
Non crediamo – e ci sembra di cogliere che oggi molti altri con noi non lo credano – che ci sia una via d’uscita da questa situazione senza mettere in discussione i ruoli, gli assetti, i privilegi, le gerarchie che determinano la conformazione sociale.
Non crediamo che ci sia una “ripresa” se a determinare l’andamento delle cose continua ad essere il modo di produzione capitalistico. Il capitalismo non produce per il bene comune, per la soddisfazione delle esigenze sociali ma solo per il profitto e la gerarchizzazione sociale. L’autogestione è la strada per la “ripresa”; autogestione che significa abolizione del diritto di proprietà e del diritto ereditario. Diritti, per altro, che lo stesso sistema mette in discussione attraverso i fallimenti e le speculazioni.
Se abbiamo questi elementi di chiarezza possiamo vedere la giornata del 15 ottobre come un momento necessario per allargare la mobilitazione e la lotta.
Il 15 avrà in sé tutte le contraddizioni che hanno avuto giornate come il 6 settembre ma anche il 27 gennaio e perfino il 14 dicembre dell’anno scorso. Ma sarà anche un segnale per gli indecisi, per i paurosi, per i perplessi che così non si può andare avanti. Che la sveglia è suonata, che la scossa è in corso.
Oltre il 15? Il terreno dell’autogestione, della risoluzione concreta delle questioni quotidiane, è spianato. Prendere in mano, materialmente, il proprio futuro non sarà solo uno slogan dell’agitazione sociale. E’ la necessità delle cose che costringerà le donne e gli uomini ad uscire dall’usuale e così liberarsi dei gioghi che li rendono timidi e paurosi.
Niente sarà più come prima, lo ha detto anche il capo dello Stato. Lui vuole che si comprimano i nostri diritti e le nostre libertà. Noi vogliamo che cadano i suoi poteri ed i suoi privilegi.
WS
http://www.umanitanova.org/n-26-anno-91/rilanciare-le-lotte


Dobbiamo esserci

15 ottobre/2 Man mano che passano i giorni gli appelli e le adesioni alla giornata di lotta del 15 ottobre si moltiplicano.
Sono in molti a spingere affinché vi sia una partecipazione di massa quel giorno nelle strade di Roma. L’appello lanciato dagli “indignados” spagnoli per una giornata europea di mobilitazione contro le politiche di austerity e per una “democrazia reale ora!” ha acceso le fantasie di molti. Come è ovvio la situazione qui da noi è ben diversa dalla spagna e gli “indignados” come movimento non esistono. Nonostante ciò è molto probabile che in quella data centinaia di migliaia di persone incazzate si riversino per le strade della capitale (senza contare le possibili iniziative locali).
Potrebbe insomma essere la prima grande mobilitazione di massa dell’autunno (se escludiamo lo sciopero del 6 settembre) contro le politiche di macelleria sociale portate avanti dal parlamento. Come è ovvio non è tutto oro quello che luccica, e spesso non è manco argento. Detto in altri termini dietro, sopra e a lato di questa scadenza si stanno giocando partite politiche di non poco conto che sperano di utilizzare la manifestazione per i loro progetti. Da una parte il cartello di “Uniti contro la crisi” che raccoglie la dirigenza FIOM e i disobbedienti (come azionisti di maggioranza) che punta a fare un nuovo partito dei movimenti. Del resto Landini e Casarini sul Manifesto del 30 agosto l’hanno scritto a chiare lettere: prima facciamo cadere il governo e poi ci vogliono le primarie del centro-sinistra in cui ci saremo anche noi in quanto è finito il tempo delle discussioni su rappresentanza e autorappresentanza. Dall’altro ci sono SEL e Federazione della Sinistra che fanno quello che hanno sempre fatto: stare con un piede nei movimenti per ricavarne influenza politica e voti. Poi ci sono le aree ex-socialforumiste che portano avanti i discorsi sulla democrazia partecipata, pezzi di sindacalismo di base e centri sociali in cerca di sponde ecc. Insomma un bel guazzabuglio.
Da parte nostra occorre a mio avviso andare oltre questi tristi e ormai noiosi teatrini e andare al nocciolo della questioni. I motivi di malcontento sociale aumentano di giorno in giorno: salari sempre più inadeguati, servizi sociali sempre più carenti, devastazione del territorio sempre più forte, alienazione e disperazione quotidiana sempre più diffuse. Di fronte a questo panorama desolante non vi è ancora quella mobilitazione sociale diffusa e radicale che ci dovrebbe essere. Segnali vi sono ma ancora del tutto insufficienti.
In ogni caso il 15 ottobre una grande rabbia invaderà le strade di Roma, una rabbia che speriamo -come già successo il 14 dicembre scorso- non si lasci imbrigliare dai racket politici ma sappia trovare le forme di esprimersi. Il nostro compito non è solo quello di partecipare alle rivolte ma è soprattutto quello di far sì che la collera diventi azione cosciente e quotidiana. Occorre essere presenti ovunque possibile negli ambiti di lotta sociale e portare avanti le nostre istanze: riappropriazione dei mezzi di produzione, autogestione sociale, rifiuto della delega. In questo senso qualsiasi ipotesi di “partito dei movimenti” fa contrastata giorno per giorno, assemblea su assemblea, manifestazione su manifestazione. Perciò ritengo che il 15 ottobre non possa essere ignorato da parte nostra nonostante le acque torbide in cui nasce. Anzi proprio per questo la nostra presenza e le nostre parole, non solo a Roma ma ovunque quel giorno si esprimerà il conflitto, siano indispensabili.
F.
 
 

Indignati? No incazzati

15 ottobre/3 Indignati? No, noi siamo incazzati.
In questi anni molti hanno conosciuto, subendolo, il vero volto del capitalismo: la capillare eliminazione di ogni diritto, la repressione del dissenso, lo sfruttamento incontrollato di ogni risorsa, l’equiparazione dell’essere umano a un macchinario al servizio del profitto, usato gestito scartato a insindacabile giudizio dell’imprenditore (o meglio del padrone).
Lo stato ha creato un debito di 1900miliardi per cosa? Istruzione? Sanità? Lavoro? Anche i più distratti ormai se ne sono resi conto. I soldi sono stati spesi per mantenere agiatamente i lussi, gli sfizi e il potere della classe economica dominante e dei suoi tirapiedi politici (oltre che per mantenere la loro struttura militare,che nonostante la sbandierata crisi continua a costarci 27.7 miliardi di euro l’anno). Una cricca che ora vuole far pagare i suoi conti a chi già non riesce a far quadrare i propri.
Normale quindi che la data del 15 Ottobre (l’appuntamento nasce a livello europeo e internazionale convocato dagli indignados spagnoli al grido di “Europe rise up”) si carica di significato e di aspettative.
I servizi di disinformazione, tramite i vari Di Pietro e le veline passate a giornalisti compiacenti, già provano ad innescare la miccia : evocano morti e assalti sanguinari ai palazzi del potere. Questa è la prassi, lo sappiamo, e ormai poco ci preoccupano. Il conflitto è già in atto del resto, già da anni. Una guerra dichiarata dal potere economico e politico ai popoli del mondo per soggiogarli all’interesse del profitto. Rivendicazioni sociali e di democrazie ridotte a problemi di ordine pubblico gestite a manganellate e repressione, privilegi difesi con gli autoblindo, leggi repressive e limitative nella libertà di manifestare. Chi è qui il vero conflittuale? Chi usa lo ‘scontro’ per silenziare il dissenso e proteggere gli interessi amici? I violenti che temono possibili violenze: un paradosso che ormai non inganna più nessuno. Sopratutto non inganna noi.
Per gli Anarchici,  il 15 di ottobre è  un’altra giornata di lotta e mobilitazione,  come lo sono tutti i giorni della nostra vita di militanza. Una data in un percorso che da anni condividiamo con i compagn*. Certo, una data importante a cui, a mio avviso, dovremmo aderire, nei modi che si andranno delineando nel proseguo delle discussioni dei prossimi giorni. Per rivendicare il diritto  degli uomini e delle donne di difendersi dai soprusi/abusi del potere, per dire no ai loro modelli razzisti e di diseguaglianza  sociale. Per rivendicare il diritto a prendere decisioni sul nostro presente e sopratutto sul nostro futuro. Per continuare a urlare i nostri ‘No’, a ribadire il nostro ‘Noi il vostro debito non lo paghiamo’. In piazza con la gente, portando i nostri contenuti e le nostre differenze.
Una giornata importante che però perde di significato se non collegata nel lavoro dei giorni precedenti e di quelli che verranno. Ed è su questo che intendiamo continuare a lavorare.
Sappiamo bene che il dissenso non è tollerato e la repressione è e sarà sempre più forte, così i tentativi di criminalizzazione che da sempre ‘il sistema’ usa per far tacere le voci scomode, sopratutto nei periodi di crisi. A noi l’onere di non cadere nelle loro trappole e nelle loro provocazione.
Quindi cari vari Di  Pietro, cari vari giornalisti spacciatori di  veline ,  tranquilli, il 15 di ottobre non succederà nulla, o forse succederà tutto. Dipende da chi scenderà in piazza, dal grado di incazzatura, di sdegno, di schifo che in questi anni avete generato con le vostre azioni e le vostre decisioni. E non sarà la caduta o no dello pseudo presidente di Arcore a decidere gli accadimenti. Non sarà prendendo il suo posto che calmerete la nostra rabbia, la nostra indignazione. Noi vogliamo un altro mondo, non cambiare semplici burattini di un teatrino istituzionale, noi vogliamo il diritto di non ritenere il profitto più importante delle nostre vite. Vogliamo il diritto di partecipare alla costruzione delle nostro futuro e non di subire passivamente le vostre decisioni prese con la scusa di una pseudo-democrazia trasformata invece in un’oligarchia finanziaria.
Voi il conflitto l’avete creato giocando coi destini della gente, precarizzando le vite, riducendo i diritti calpestando la dignità delle persone, in nome dei vostri profitti, dei vostri privilegi.
E ora non vi lamentate se quei conflitti  entrano nei vostri salotti buoni. Da anni voi li avete fatti entrare nelle nostre vite. Voi ne siete la causa, ma non ne siete la soluzione.
dnA