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domenica 5 febbraio 2012

[Barcellona] “Non sono lavoratori, sono scagnozzi in uniforme!”

da contrainfo.

Volantino diffuso nelle strade di Barcellona contro la polizia catalana, una forza repressive responsabile dell’omicidio di molte persone:
ASSASSINI
1/1/2012 – Un giovane arrestato a Manresa dalla polizia catalana, muore in ospedale dopo esser stato picchiato mentre era ammanettato.
7/1/2012 – Muore un giovane prigioniero in un Centro di Detenzione per Immigrati nella Free Zone, dopo che gli agenti della polizia nazionale gli hanno negato le cure mediche che aveva chiesto…
E questi sono solo gli ultimi due casi.
Quelli che difendono un ordine di miseria con la tortura e l’omicidio non sono lavoratori, sono scagnozzi in uniforme. Alziamo la testa dinnanzi agli assassini del sistema che proteggono!
Vogliono picchiare i manifestanti, torturare e uccidere la gente nelle caserme, quelli che abusano e umiliano gli altri, e difendono un ordine di miseria attraverso l’intimidazione e la violenza… NON SONO LAVORATORI, SONO SCAGNOZZI IN UNIFORME!
Barcellona libertaria
trad. ParoleArmate

martedì 1 novembre 2011

Io sputo su tutte le bandiere!

Sputo sulla bandiera belga. Ci sputo sopra, perché quella bandiera è grondante del sangue dei miei fratelli e delle mie sorelle, di ieri e di oggi, che sono stati massacrati, torturati, rinchiusi, affamati, sfruttati nel nome degli interessi dello Stato belga.
 
Sputo sulla bandiera fiamminga, perché il suo nazionalismo nauseabondo mi fa vomitare. Quel nazionalismo che esalta i valori dell’Ordine e del Lavoro, dando la caccia agli immigrati, ai “devianti”, ai ribelli. Che cerca di irreggimentare tutti, ricco e povero, padrone e lavoratore, burocrate e disoccupato, nella stessa identità nazionale, tutti uniti contro "gli altri”, tutti per il Potere della Nazione e la protezione dei suoi Valori. Come il razzismo, il nazionalismo è l’antidoto al virus della guerra sociale, della lotta per l’emancipazione e per la distruzione del potere.
Sputo sulla bandiera francofona, perché è anch’essa una bandiera della politica. Ci sputo sopra perché detesto tutti i politici di qualsiasi colore, tutti i padroni, tutti gli industriali, tutti i potenti. Perché tra loro e me non può esserci che lotta ad oltranza – loro per preservarsi, io per distruggere il loro potere e conquistare la libertà.
Sputo su tutte le bandiere nazionali, perché dovunque venga issata una bandiera nazionale, l’oppressione è di casa. È la bandiera che sventola sulle prigioni, sulle caserme militari, sui commissariati, sui posti di confine. Tutte le istituzioni che soffocano la mia vita e la libertà inalberano bandiere nazionali. E, come si vede in Tunisia, Egitto o Libia, durante le sommosse l’apparizione della bandiera nazionale è sempre il segno premonitore di un nuovo regime, di un nuovo potere, di un nuovo sfruttamento.
Ma sputo anche su quelli che corrono dietro alle bandiere nazionali. Che marciano al passo dell’inno nazionale, che fanno la guerra nel nome della nazione, che sono fieri di servire gli interessi della “propria” nazione, della “propria” comunità. Sputo su quei soldati ciechi ed obbedienti schierati a protezione degli interessi del potere. E che sia chiaro: me ne infischio se questo potere si chiama belga, fiammingo, marocchino, vallone, palestinese, turco, europeo, africano o magari mondiale. Io sputo sulle bandiere, perché sputo su qualsiasi potere, su tutte le autorità.
Sputo sulle bandiere, perché il mio grido di vita, il mio grido di rivolta, è l’anarchia, è la libertà che non conosce leggi né frontiere.
 
[manifesto affisso in Belgio, ottobre 2011]

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lunedì 10 ottobre 2011

Firenze:Sincerità...

manifesto


"Devono essere impazziti" — avranno pensato i fiorentini in questi ultimi giorni. In pieno centro, accanto al Duomo, in Piazza della Repubblica, lungo Piazza della Signoria, a San Lorenzo, a Sant'Ambrogio, Oltrarno, a Santa Croce...Chi si è ritrovato a camminare per Firenze non ha potuto fare a meno di notarlo. Faceva capolino persino lungo i viali, alle fermate dei bus. Si tratta di un manifesto firmato dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi, col concorso della Protezione Civile, in cui si ribadisce la necessità dell'Alta Velocità ferroviaria, la bellezza del Progresso, l'ineluttabilità dei sacrifici ambientali ed umani richiesti, e si invita la popolazione a non impedire l'imminente sventramento della città assicurato dalla costruzione della nuova stazione ferroviaria sotterranea. A leggerlo c'è da rimanere sbigottiti. Mai gli amministratori pubblici si sono rivolti con così aperta sincerità ai loro elettori. Ad ogni modo si deve essere trattato di un rigurgito momentaneo di franchezza, qualità notoriamente incompatibile con il mestiere di politico, tant'è che si è aperta la caccia istituzionale ai manifesti che man mano vengono rintracciati e (ma ancora non tutti) rimossi. Peccato, perché facevano bella figura.  A loro imperitura memoria, abbiamo pensato bene di immortalarli.
Segue il testo:
CI AVETE LASCIATO DEVASTARE IL MUGELLO, FATECI TENTARE ANCHE CON FIRENZE
L’Alta Velocità è la più grande opera pubblica mai realizzata nel nostro paese, un simbolo di modernità e progresso. Milano e Roma, la capitale economica e quella politica, collegate da treni superveloci che accorciano le distanze per il gaudio degli utenti in grado di permetterseli. Ma il Progresso non apporta solo benefici, esige anche qualche costo. Inutile essere ipocriti, nulla è gratuito a questo mondo. La costruzione della tratta Bologna-Firenze, ad esempio, oltre ai decessi avvenuti nei cantieri per i numerosi incidenti sul lavoro, ha devastato il Mugello in modo irreparabile causando danni ambientali giudicati incalcolabili. Ma cosa saranno mai la vita di un pugno di operai sbadati, qualche torrente d’acqua calpestabile e qualche lembo di verde in meno, nonché il malcontento di contadini e montanari, in confronto ad un affare colossale giustificato in nome della comodità offerta di pagare un biglietto più che raddoppiato per risparmiare qualche spicciolo di tempo? Alla torta dell’Alta Velocità sulla Milano-Roma manca solo la ciliegina finale:una stazione apposita a Firenze. Coerentemente con quella che è sempre stata la nostra politica, è stato scelto il progetto più faraonico e costoso. L’ingegnere inglese Foster ha disegnato una stazione indimenticabile, tutta sotterranea per non recare intralci in superficie, che prevede due tunnel di circa 7 chilometri che andranno a tagliare la falda acquifera sottostante il capoluogo toscano. Secondo il parere degli stessi esperti, circa quattrocento edifici che si trovano lungo il percorso prestabilito sono a rischio di crollo per via degli scavi. Ma i lavori di traforo, che dovranno partire entro la fine del 2011, incideranno anche sul livello delle acque sotterranee e ciò provocherà sconquassi geologici con ripercussioni in superficie che riguarderanno ben duemila edifici, fra cui la Fortezza da Basso. Fino ad ora l’apertura del cantiere nella zona di Castello ha già provocato le prime crepe nelle abitazioni circostanti e l’allagamento di alcune cantine. Ma, anche se decine o centinaia di palazzi dovessero crollare, magari causando un numero imprecisato di vittime; anche se per oltre dieci anni Firenze dovrà sopportare quotidianamente il viavai di centinaia di camion che renderanno ancora più snervante il traffico cittadino; anche se l’inalazione delle polveri sottili sollevate dai lavori riempirà gli ambulatori e gli ospedali di malati e i cimiteri di deceduti, non vi sembra che tutto ciò sia comunque un disagio minimo e ragionevole a fronte di un’opera meravigliosamente moderna il cui costo finale secondo l’amministratore delegato delle Ferrovie non arriverà nemmeno ai due miliardi di euro? Ci avete già lasciato devastare il Mugello, affidando le vostre timide proteste nelle mani di partiti e sindacati. Fateci tentare anche con Firenze. Non arrabbiatevi e non scendete per strada a bloccare i lavori, non imitate quei terroristi che abitano in Val Susa, rispettate la legge fino al vostro ultimo respiro. Restate chiusi nelle vostre case a sperare nel vostro politico di fiducia. Continuate a fare appelli alle autorità e a raccogliere firme. In cambio, vi promettiamo che invieremo una corona di fiori al vostro funerale e poseremo una targa marmorea a imperituro ricordo del vostro sacrificio nella sala d’attesa della futura stazione.

martedì 13 settembre 2011

Piacenza - Dall'Afghanistan alla Valsusa: fuori gli alpini dalle città!

DA INFORM-AZIONE



riceviamo e diffondiamo il testo di un volantino di benvenuto distribuito per le strade di Piacenza:

PENNE  NERE :  DALL'  AFGHANISTAN  ALLA  VAL SUSA

FUORI  GLI   ALPINI  DALLE  CITTÀ  !

ALPINI : Corpo Militare dell'Esercito Italiano. Battesimo di fuoco ,campagna per la conquista di Eritrea anno 1895. Partecipazione operativa nel conflitto Italo-Turco del 1911, I Guerra Mondiale. Campagna fascista per la conquista di Etiopia e Albania nel 1939 , II Guerra Mondiale ,occupazione dell' Afghanistan dal maggio 2002 al 29 aprile 2011......

Se queste lunghe Penne Nere si limitassero a compiere le loro opere assistenziali per qualche anziano, organizzare feste con fiumi di  vino e salamelle ,nessuno li contesterebbe.

Con grande rammarico constatiamo che l'opera militare delle “Penne nere” è tutt'ora avviata in differenti realtà nazionali da porre diligentemente sotto controllo, sorveglianza , monitoraggio..... repressione.
Sono principalmente impegnati nel pattugliamento di molte città italiane ,presidiano discariche e inceneritori ,spesso contestati con fermezza dalla popolazione locale e accolgono con il loro ineguagliabile altruismo, i migranti privi di documenti presso i lager della democrazia, i CIE (Centri di identificazione ed espulsione).

Sono apparsi recentemente , dal mese di luglio , al fianco delle forze del disordine(carabinieri , polizia ecc ecc ) alla fortezza militare costruita per difendere il cantiere TAV alla Maddalena(Chiomonte) in val di Susa.

Il raduno nazionale alpino che ,con molta probabilità ,si terrà nel maggio 2013 a Piacenza ,verrà preceduto dalla cosiddetta Festa Granda(16,17,18 settembre) che celebrerà la fondazione della Sezione piacentina.
Non c'è da stupirsi se in tale occasione l' amministrazione comunale e le cariche ecclesiastiche, come consuetudine ,daranno il loro servile benvenuto e la loro diabolica benedizione a dimostrazione del fatto che l'apparato repressivo sia pienamente sostenuto dalle tenaglie delle istituzioni democratiche che predicano a gran voce Pace e Amore, in realtà instaurano  nientemeno che la pacificazione sociale.

Mentre anziani e nostalgici sfilano nelle loro parate patriottiche carnevalesche ,giovani e brizzolati combattono nei campi di guerra.

Tutte le forze politiche ,imprenditoriali ,ecclesiastiche sostengono politicamente  economicamente e moralmente i conflitti armati  diffondendo (anche tra i banchi di scuola)un revisionismo della realtà ,innescando pensieri di paura con conseguente ed inevitabile difesa.

Nessuna nota musicale ,nessun litro di vino ,nessuna opera compiuta dalle lunghe penne nere nel nome del bene della comunità ,riuscirà a lavare le mani sporche di sangue di migliaia di alpini che nel mezzo di guerre patriottiche ,fasciste ,umanitarie che siano ,hanno calpestato con amore ,fratellanza e rispetto intere popolazioni soggiogate dalla brutale e arrogante violenza che solo un militare sa professionalmente e legalmente compiere.

NON  DIAMO  SPAZIO  A UN REVISIONISMO  CHE  TRASFORMA   UOMINI MACCHINE   DI GUERRA   IN UOMINI  DI  PACE.

NESSUNA   PACE   PER CHI   FA  LA  GUERRA !


Antiautoritari                                        oltrelariga@libero.it

sabato 27 agosto 2011

Contro ogni autorità... Fuoco a volontà!

È la miseria, caro mio!
Nessun tempo per vivere, nessuna energia dopo ore di lavoro tranne che per accendere la TV, lamentarsi in compagnia di qualche bicchiere di pessimo alcool, di un antidepressivo o del metadone, un abbozzo di preghiera e a letto. Sette ore di sonno agitato prima di ricominciare la stessa giornata di merda, giorno dopo giorno, tutto per qualche spicciolo che passerà dal portamonete del padrone a quello del proprietario, da un qualsiasi commerciante alle casse dello Stato. Facile cadere in depressione, facile lasciarsi andare, accettare il proprio destino e dirsi che niente vale la pena, abbandonare ogni speranza d'altro, senza curarsi, di fronte alla propria miseria, della sorte altrui. Vada come vada, a ciascuno la sua merda. Al di fuori della mia famiglia, della mia comunità, del mio gruppo, nessuna empatia, nessuna solidarietà. Al punto in cui siamo, finché c'è qualche soldo e si riesce a raggranellare qualche briciola (con prestiti, piccoli traffici, sussidi sociali...) perché pensare al resto? Possiamo persino crearci l'illusione che la vita non sia così sinistra rifugiandoci in quel po' di soddisfazione e di confort che la società è ben disposta a concederci in cambio della pace sociale. Comunque sia, con duemila anni di schiavitù alle spalle, può darsi che l'essere umano sia fatto per vivere in gabbia, padrone o schiavo.
Come una caricatura di ciò che, qua e là, più o meno viviamo tutti.
 
Polveriera
Magari vi direte che non tutto è così cupo, miserabile e privo di slancio, ed è anche vero. Qualche volta arrivano scintille a dar fuoco alla polveriera, a riprova che questo mondo non è che un vasto cimitero popolato da zombi. In Inghilterra, qualche settimana fa, un torrente in rivolta ha devastato le metropoli tutte lucenti e ordinate. Da poco in Francia, e regolarmente, la rabbia repressa quotidiana esplode con forza in faccia ai padroni e ai loro sbirri. Clichy-sous-bois, Villiers-le-bel... L'odio e la gioia che coabitano in un sussulto di vita. Recentemente sono stati i commissariati, i tribunali, le prefetture, le prigioni, i supermercati a venir bruciati in Tunisia, Egitto, Siria, Libia... e certo non per essere sostituiti con mezzi d'oppressione più democratici.
Scoppiano rivolte di continuo, nelle prigioni, nelle scuole, nelle fabbriche, nelle famiglie. Qui un uomo che rifiuta di obbedire al suo padrone o al suo sergente, là una donna che piazza un bullone in una catena di montaggio, altrove un bambino che non vuole più ascoltare il maestro o un detenuto che rifiuta di rientrare in cella.
 
Chi sono gli ideologi?
Queste rivolte, come le rivolte in generale, non godono di buona fama. O vengono rifiutate o vengono recuperate. Si cerca di gettare il discredito sugli insorti trattandoli da pazzi furiosi, da spaccatutto, da criminali, da terroristi, manipolati da ideologi. La rivolta non sarebbe che una malattia o un pericolo da combattere. Allo stesso tempo si tenta di screditare le sommosse attribuendo loro moventi che non hanno: scontri inter-comunitari, un carattere etnico, il rimpiazzo di un dittatore, e così via. Oppure le si recupera appiccicandovi sopra la propria ideologia: si dirà che le rivolte nel Maghreb cercano di instaurare democrazie capitaliste ricalcate sui modelli occidentali, si dirà che i rivoltosi del novembre 2005 lottavano per ottenere un posto di lavoro fisso, si dirà che le rivolte nei paesi sotto la tutela del FMI hanno lo scopo di raddrizzare il timone economico del paese per un capitalismo dal volto umano. Si recuperano allora gli indignati di piazza Tahrir o di qualsiasi altro posto per meglio respingere gli insorti che a margine rifiutano di porgere l'altra guancia e rispondono colpo su colpo. Si cercano di imporre dei portavoce rispettabili: il giovane diplomato, lo studente carismatico, l'avvocato dei diritti dell'uomo, il politico in esilio, il borghese filantropo, ma è solo il berciare di giornalisti e politici.
 
Noi non siamo molto intelligenti, eppure. Eppure sappiamo che tutto è assai più semplice. Più delle costruzioni ideologiche, è il cuore a suggerirci di rompere questa pace, a dispetto delle nostre piccole comodità. C'è una logica implacabile nel fatto di restituire i colpi, di non lasciarsi sopraffare, di ribellarsi. Un riflesso vitale, come il cane che morde la mano che lo percuote prima di chiedersi se ha più da perdere a morderla o a farsi bastonare.
Quel che c'è di più sensato in un mondo insopportabile è esattamente di non sopportarlo; e quel che dovrebbe esserci di più condiviso fra noi, al di là di questa comune miseria, è proprio la rivolta contro questa miseria, e la libertà che lascia intravedere attraverso i mezzi utilizzati e i desideri che trasporta.
 
Abbiamo l'audacia di farla finita con questo mondo, per non essere come quelli che sono morti in questa vita, ormai persuasi che il coraggio consista nel tollerarla piuttosto che nello sfidarla.
 
La ribellione è la nobiltà degli schiavi.
 
Un po' di buon senso...
 
[volantino distribuito a Parigi, agosto 2011, trad. da NonFides]

giovedì 4 agosto 2011

martedì 31 maggio 2011

volantino "rompi ogni gabbia"

ROMPI OGNI GABBIA





scarica il volantino
http://www.megaupload.com/?d=PZ4QQZT2



29 maggio 2011 in solidarietà con le compagne/i della "terra anomala" per protestare
contro il mondo del profitto che reputa gli animali come un merce di scambio una moneta di
guadagno siamo per gridare CHE GLII ANIIMALII NON SSONO OGGETTII .
Nella zone romane e limitrofe sono sorte molte di queste zone che speculano sulla pelle
animale alcuni esempi come Zoomarine e soprattutto la più grande catena Moby Dick con
sedi a Roma-Anagnina, Fiumicino e Pomezia che oltre allo scempio della vendita di animali e
quindi la perpetuazione della sua mercificazione, si è permessa di portare nel suo centro
commerciale un bradipo come se fosse un fenomeno da barraccone per soddisfare i clienti
sempre più in cerca di spettacolo.
Un essere vivente non è uno spettacolo, non è un gioco, oggi più che mai è vittima di questa
sistema è uno sfruttato e siamo qui per rivendicare la liberazione e l’emancipazione di
animale come essere .



LIBERI, ERETICI MALEDETTI
ci potete trovare sulla pag facebook “LIBERI, ERETICI
MALEDETTI” https://www.facebook.com/pages/Liberi-Ereticie-
Maledetti/157225187631338
o al blog LIBERI ERETICI MALDETTI
http://orizzontelibertario.blogspot.com/






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parte di chiunque voglia partecipare
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