Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta inutilità dei sindacati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inutilità dei sindacati. Mostra tutti i post

lunedì 12 marzo 2012

Teatrini e marionette

da .infoaut.org



  • Susanna Camusso, iscritta Confindustria, sotto-segretaria della ministra Fornero...

    Potrebbe sembrare una provocazione inopportuna, certo però gli ultimi passaggi della segretaria generale non lasciano più adito a molti dubbi circa la collocazione del "più grande sindacato d'Italia". Dopo il mancato appoggio al corteo della fiom di venerdì (e i meritati fischi all'impresentabile "bonzo" piemontese Vincenzo Scudiere - cui facevano da contraltare gli applausi per Sandro Plano, rappresentante istituzionale dei notav) Susanna Camusso ha affermato senza tanti giri di parole che la Tav si deve fare perché - ha detto - "al paese serve sviluppo". Di quale sviluppo, con quali risorse, per quali finalità non sembra preoccuparla. Quel che importa è accodarsi velocemente dietro il carrozzone che lega il suo sindacato alle "strategie" di Confindustria e del governo tecnico. Significativo, a questo riguardo, che con tutti i limiti politici e di opzione strategica un sindacato "pesante" come la fiom (addetto cioè a rappresentare una forza-lavoro che trova sostentamento da un'industria appunto pesante) qualche problemino a questo riguardo se lo ponga da qualche anno, avendo ben presente che la produzione di autovetture senza ricerca in motori meno inquinanti e più sostenibili sarebbe comunque poco strategica, dannosa..etc ..etc.. Una Cgil che rappresenta ampiamente settori quali la formazione e il servizio pubblico dovrebbe tendenzialmente essere molto più disposta a ragionare su percosi alternativi (meramente riformisti intendiamo) di conversione, di altri modelli di sviluppo. Proporre almeno un dibattito pubblico sul tema. Invece, tutto quello che muove Susanna & co. sono solo tavoli di trattative e accordi totalmente sganciati dai processi reali oggi in corso nel paese.
    Unico obiettivo che la Susanna si pone è la difesa strenua dell'art.18 come ultimo baluardo di una sinistra che non c'è più. Intendiamoci, l'articolo 18 va difeso (come, non è tanto chiaro dal momento che il sindacato che ne sta facendo bandiera non dà alcuna indicazione tendenziale aldilà delle dichiarazioni a mezzo stampa), perché è chiaro a tutti che in cambio e oltre non c'è nient'altro che una più snella ed "efficace" capacità di licenziamento delle imprese. Quello che puzza in questa battaglia di parole è appunto che sa tanto di retorica gridata ai quattro venti e nulla più. Il comportamento della Cgil sull'articolo 18 ricorda tanto, mutatis mutandis e con tutte le dovute proporzioni del caso, quello del Pci in occasione della storica battaglia dell'80 a Mirafiori. In quell'occasione il Partito Comunista del tanto rimpianto Berlinguer (certo non da noi) condusse una battaglia di pura rappresentazione in difesa di una composizione di classe battuta e sorpassata da un attacco padronale che aveva già ristrutturato a fondo i modi di funzionamento del lavoro (col beneplacito di partito e sindacato).
    Senza alcuna tentazione dietrologica, il comportamento della segretaria e di tutto il suo entourage sembra tanto agitare un fazzolettino rosso mentre il nodo del contendere è già altrove, nelle altre norme che si stanno discutendo, in questa contrattazione al ribasso su un sussidio da fame (tolto a pensioni, cig e mobilità) e su licenziamenti più facili, giustificati per motivi "economici" e "disciplinari (con quali discrezionalità? si tratat in effetti di uno svuotamento effettivo del tanto proclamato art. 18), accordi.
    Last but not least, l'ultimo immancabile appello ...allo "sviluppo"...
    Non c'è che dire, siamo proprio di fronte a una bella messinscena. Da una parte i burattinai (Fornero, Marcegaglia, Camusso e chi per loro), dall'altra i pretesi burattini che dovrebbero agitarsi su livelli di mera indignazione, stornati dall'essenzale e poi ben serviti da decisioni che vengono sempre prese altrove.
    Per fortuna ogni tanto qualche burattino inizia a tagliare i fili e a muoversi con un po' di autonomia in più.

    Maelzel

    giovedì 29 settembre 2011

    15 ottobre: CGIL, cobas e disobbedienti cercano di sterilizzare la rivolta portando il corteo lontano dai palazzi del potere per non disturbare politici e banchieri

    da
    anarchaos

     

     

    Discussione animata e difficile sul percorso del corteo del 15 ottobre. Ma alla fine si è trovata la “quadra”. Persistono divergenze sul segnale politico che deve mandare la manifestazione italiana. Il 15 ottobre sarà una giornata di mobilitazione internazionale contro la crisi e il massacro sociale scatenato dalle istituzioni finanziarie europee e dal governo unico delle banche.
    L’ennesima riunione preparatoria per la giornata europea di mobilitazione del 15 ottobre, ha visto le molte componenti del coordinamento nato ad hoc, cercare in tutti in modi di trovare “la quadra”. Un risultato che dopo l’ultima riunione e all’inizio di quella di ieri non appariva affatto scontato.
    La discussione – ad un osservatore esterno – poteva sembrare meramente “tecnica” cioè il percorso del corteo, lo striscione di apertura, la conclusione. In realtà indicava e indica divaricazioni politiche sul segnale che la manifestazione nazionale del 15 ottobre deve mandare sia a chi scenderà in piazza sia ai responsabili del massacro sociale che in tutta Europa ed anche Italia si sta abbattendo su lavoratori, giovani, pensionati,migranti.
    La discussione dei due gruppi di lavoro (manifestazione, comunicazione) è iniziata dopo le 11.00 ed è riuscita a concludersi solo a ridosso dell’inizio della riunione plenaria dopo un lungo botta e riposta e numerosi interventi che hanno talvolta allontanato la possibilità di giungere ad un appuntamento unitario e condiviso. Lo spettro di due manifestazioni si è affacciato neanche troppo velatamente in alcuni interventi. Il rappresentante dell’Usb è andato alla carica senza troppi preamboli mettendo in discussione che il corteo dovesse accuratamente evitare di transitare per il centro della capitale e si dirigesse verso piazza San Giovanni secondo i canoni della manifestazioni di massa ma un po’ liturgiche. La proposta avanzata dall’Usb era che si concludesse invece nella centrale piazza del Popolo a ridosso dei palazzi del potere e annunciasse pubblicamente che la manifestazione non si concludeva la sera del 15 ottobre con un tradizionale comizio. “A New York manifestano sotto la Borsa di Wall Street mica a Central Park, in Grecia stanno in piazza Syntagma davanti al Parlamento” ha specificato. Insomma una manifestazione di lotta e non di rappresentazione che trova il suo punto di forza solo nel numero dei partecipanti.
    Di avviso contrario alla proposta dell’Usb altre componenti del coordinamento (Action,Uniti contro la crisi, Cobas, Arci, Fiom, Uds) e consenso invece da parte di altre componenti come le reti dello Sciopero Precario, la rete Roma Bene Comune, Atenei in rivolta, la Rete dei Comunisti, che hanno insistito molto sul fatto che il passaggio del centro “politico ed economico” della capitale funzioni anche come avviso di garanzia – in qualche modo anche minaccioso – verso le misure antipopolari decise dal governo e dalle istituzioni europee, un nemico che alcuni definiscono ormai come il “governo unico delle banche” (con chiare allusioni al governo che sostituirà quello Berlusconi per fare una identica politica antipopolare). La discussione si è incastrata e contrapposta per parecchio tempo ed è sembrato a un certo punto che la rottura fosse inevitabile. Un paio di interventi hanno infine cercato di raccogliere tutte le osservazioni in campo e indicato la quadra possibile: il percorso del corteo verrà allungato e chiederà di transitare per il centro prima di arrivare a Piazza San Giovanni, arrivare ma non concludersi. Un concetto questo che è stato ribadito da diversi interventi preoccupati che la manifestazione del 15 ottobre si riduca ad una tradizionale manifestazione di massa ma privata di ogni conflittualita contro il massacro sociale approntato dai poteri forti in Europa e in Italia.
    Anche sullo striscione di apertura la discussione non è stata semplicissima. Il momento francamente più paradossale è stato quando si è inceppata sulla condivisione dello slogan ormai europeo lanciato dai movimenti greci “People of Europe rise up!” ma non sulla sua traduzione in italiano che significa testualmente “Popoli europei solleviamoci!”. L’idea della sollevazione è apparsa forse un pò troppo inquietante che si volevano sostituire con un più rassicurante “Cambiare l’Italia, cambiare l’Europa”, uno slogan che obiettivamente sarebbe metabolizzabile anche da Bersani e Bonanni.
    La discussione si è conclusa con l’approvazione dello striscione d’apertura coerente in inglese e in italiano con l’indicazione apparsa sul Partenone “People of Europe rise up! Popoli europei solleviamoci!”. La testa del corteo sarà unitaria e rappresentativa di tutte le componenti del coodinamento con l’esplicito invito a tenere alla larga bandiere di partito e organizzazione o I leader televisiviche ammucchiano di loro le telecamere e riducono il corteo ad uno sfondo anonimo nei contenuti.
    Più difficile è stato trovare “la quadra” sulla gestione dell’arrivo della manifestazione in piazza San Giovanni che in molti non intendono vivere come conclusione del corteo e della mobilitazione del 15 ottobre. Molte le proposte sul tappeto (il coordinatore della discussione ne ha elencate almeno dieci diverse tra loro), ragione per cui il coordinamento si è riconvocato per discueterne martedi prossimo. Nel frattempo una delegazione andrà in Questura per discutere il percorso del corteo avendo ricevuto un mandato esplicito sulle opzioni da indicare. Il percorso di avvicinamento al 15 ottobre è ormai avviato. C’è da augurarsi e da lavorare affinchè proceda come auspicato da tutti gli interventi. L’aspettativa è indubbiamente in crescita e il governo unico delle banche dovrà cominciare a tenerne conto.