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martedì 22 maggio 2012

(it-en) Cile - Tre anni dopo la morte del rivoluzionario anarchico MAURI

Da actforfree trad. orizzontelibertario



Nelle prime ore del 22 maggio 2009 a Santiago del Cile, anarchico guerriglia urbana MAURICIO MORALES è morto quando la bomba che portava nel suo zaino, preparata per la scuola di formazione dei poliziotti antisommosa cileni, e' scoppiata troppo presto. 
In ricordo del compagno morto, ne le lacrime ne la sofferenza sono appropriate.
Ciò che è appropriato è la continuazione della lotta sovversiva con tutti i mezzi, contro ogni autorità e la sua civiltà.
"Mio buon amico,  se allontanarsi da questa guerra ha fatto sì che molti di noi siano rimasti senza eta' e  immortali anche io vorrei rimanere indietro. Ma un migliaio di morti sono appesi sopra le nostre teste, non possiamo  scappare.
SO LET'S GO THEN "






 

 

 

Chile – Three years after his death OF ANARCHIST REVOLUTIONARY MAURI

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POSTER FOR MAURICIO MORALES

  from Anarchist Comrades Athens – Greece

HONOUR ALWAYS TO ANARCHIST REVOLUTIONARY MAURICIO MORALES

 In the early hours of the 22nd of May 2009 in Santiago Chile, anarchist urban guerrilla MAURICIO MORALES died when the bomb he was carrying in his backpack, meant for the training school of the Chilean riot cops, blew up early.

In memory of the dead comrade neither memorial or tears of distress are appropriate. What is appropriate is the continuation of the subversive struggle with all means, against all authority and its civilization.

“My good friend, if getting away from this war meant that we would remain ageless and immortal I would also stay behind. But a thousand deaths are hanging over our heads; we cannot avoid them or run away.

SO LET’S GO THEN”

Translated with respect and love by  Act for freedom now!/boubourAs





 

martedì 17 aprile 2012

Due arrestati, trasportavano un dispositivo esplosivo ( Santiago, Cile)


Posted on April 16, 2012
Imagen:Operativo Policial | Rodrigo Pino (RBB)
from vivalaanarquia, 4/16/2012, transl waronsociety: tradotto in italiano da L.E.M.

 Ivan Silva e Carla Verdugo sono stati arrestate mentre trasportavano un ordigno esplosivo nel quartiere di Granja oggi alle 3:30 .

Sono stati portati alla Precinct 13, secondo la stampa Ivan e Carla avevano con loro uno zaino, contenente un estintore pieno di polvere nera con due bombole di gas butano, un fusibile e un cambio di vestiti.


E 'stato anche riportato dalla stampa, che Carla aveva legami sentimentali con la compagna Aliste Juan Vega.

 Secondo fonti della polizia, Carla e Ivan voleva piantare l'ordigno esplosivo durante la notte, proprio in vista  dell'udienza  di Juan Aliste Vega .

 Sappiamo che lo Stato e i suoi rappresentanti vorranno con tutti i mezzi  una punizione esemplare, quindi ci chiamiamo tutti gli individui e gruppi di affinità per mostrare ancora una volta a dimostrare  solidarietà e  sostegno a questa lotta, che ci vede uniti, contro il sistema di dominazione.

















 ENGLISH

Ivan Silva and Carla Verdugo were arrested transporting an explosive device in the Granja neighborhood today at 3:30 AM.
They were taken to the 13th Precinct where one of the prosecutors of the bombs case, Christian Toledo came. Ivan and Carla were carrying a backpack which according to the press had a fire extinguisher full of black powder with two butane gas canisters and a fuse as well as a change of clothing.
It was also reported in the press that Carla had romantic ties with the compa Juan Aliste Vega.
According to police sources, Carla and Ivan wanted to plant the explosive device during the night because today the trial preparation hearing of Juan Aliste Vega was happening.
We know that the state and its representatives will try by all means to dole out an exemplary punishment, therefore we call all individuals and affinity groups to show once again the solidarity and support that unite us in this struggle against the system of domination.
.
Here is a note from the press (in Spanish)

giovedì 22 marzo 2012

Cile – La resistenza di Aysén contro il governo e i suoi carabineros


da informa-azione.info

Guerriglia urbana ad Aysén, nella regione di Coyhaique nella Patagonia Cilena. Le proteste, iniziate da circa un mese, si concentrano contro i piani del governo centrale per la regione, dove il costo del carburante e delle merci di prima necessità è superiore al resto del paese.
L'area di Aysén è stata inoltre scelta da Santiago per la costruzione di HydroAysén, una rete di devastanti infrastrutture idroelettriche con dighe artificiali a cui la popolazione si oppone fermamente.
Con un apice nella giornata di mercoledì, sotto la pressione di una progressiva militarizzazione del territorio, le mobilitazioni di piazza sono sboccate in scontri con barricate, incendi e sassaiole, contro idranti, lacrimogeni e proiettili di metallo rivestiti di gomma, sparati direttamente contro i manifestanti.
Diversi i feriti e una ventina gli arrestati tra i manifestanti, un numero imprecisato di feriti e diversi mezzi distrutti tra le file delle truppe di occupazione dei carabineros.
Foto dell'idrante dei carabineros buttato giù da un ponte e dato alle fiamme:




pullman dei carabineros ribaltato e incendiato:




scontri e barricate degli ultimi giorni:



altre immagini su waronsociety

sabato 3 marzo 2012

Cile - Su i quattro detenuti uccisi nel carcere di Chillàn

da culmine 

traduzione  a cura di liberi eretici maledetti

por  periodicoelamanecer
 

 Come ne siete tutti a conoscenza , dopo il terremoto che si è scatenato la mattina del 27 febbraio 2010, le pareti del campo di sterminio del carcere di Chillán  è crollato a tale manifestazione violenta della natura. In seguito alla caduta delle parete carceraria , 269 sono riusciti a fuggire, ma nel caos, le forze repressive hanno, uccisi  quattro detenuti.

 Le vittime:
 
-Rodolfo Leal, Angel Medina (31 anni), accusato di piccoli furti.
-Luis Guillermo Lopez Velenzuela (22 anni), accusato di furto
Andres Aguirre-Aguirre Jonathan (23 anni), accusato di furto con scasso
-Horacio Ernesto Zambrado Nunez (41 anni), accusato di furto con scasso

I primi tre son morti per colpi d'arma da fuoco sparati da due, gendarmi PDI ,  in quanto ad Horacio, è morto bruciato, dal fuoco prodotto dalla sommossa dei detenuti nel mezzo della fuga.  La  cosa più ovvia, per spiegare la natura di questo omicidio, sia di esaminare, la strategia antifuga, infatti  la Gendarmeria in attesa di rinforzi cercava di lasciare i prigionieri rinchiusi nel fuoco.

 "... Era sotto effetto di droghe e uscì con altri ragazzi che hanno fatto queste cose stupide ... come rubare ... questi due anni sono stati terribili, ho cercato di curare  la depressione, a volte riuscendo a lavorare, ma la magior parte delle volte  la depressione mi spinge a rimanere lì ... e tutto quello che faccio è dormire e dormire. "Parte della dichiarazione che la madre di Jonathan ha rilasciato, in un'intervista al quotidiano locale, La Discusión .

 Do tutta la mia solidarietà alle famiglie per non lasciare nell'oblio  qualsiasi Jonathan assasinato dalla polizia e dalla società prigione, voglio essere chiaro nel dichiarare la mia posizione di persona anticarceraria per motivi che potrei sostenere in un intero libro, ma io preferisco fare questo testo, un ricordo di chi sono i nostri nemici e assassini, e che spesso sono difesi dai soggetti denominati con il termine "cittadino". Va notato, purtroppo che a tutt'oggi non sono solo 13 prigionieri fuggiti dopo il crollo del carcere.


Nessun omicidio di stato sarà dimenticato

Sommossa e fuga !

                                                                                                                            ANONIMO





 VERSIONE SPAGNOLA


Como ya es de conocimiento de todxs, posterior al terremoto de aquella madrugada del 27 de febrero del 2010, los muros del centro de exterminio o prisión de Chillán cayeron ante tal manifestación violenta de la naturaleza salvaje. A raíz de esto y como una respuesta natural en el contexto y donde felizmente se caía la prisión, 269 presos se fugaron, pero en medio del caos, las fuerzas represivas quienes acudieron inmediatamente a reprimir la fuga de la cárcel, siendo la PDI y Carabineros refuerzos para Gendarmería, asesinaron a otros cuatro.
Los asesinados:
-Rodolfo Angel Leal Medina (31 años), imputado por hurto simple.
-Luis Guillermo López Velenzuela (22 años), imputado por robo
-Jonathan Andrés Aguirre Aguirre (23 años), imputado por robo a lugar habitado
-Horacio Ernesto Núñez Zambrado (41 años), imputado por robo a lugar habitado 
Los tres primeros murieron a partir de los disparos efectuados ya sea por Gendarmería, PDI o Carabineros, en cuanto a Horacio, muere quemado a causa del incendio que producía el motín de los presos en medio de la fuga. Creo que lo más obvio, es que también es un asesinato, ya que fue Gendarmería la que buscaba dejar encerrados a los presos en medio del fuego, siendo ayudados por las otras policías.
“…Estaba metido en la droga y salía con otros niños que hacían esas tonteras… como robar… estos dos años han sido muy malos, estoy con tratamiento para la depresión, algunas veces puedo trabajar, pero me vuelve la depresión y ahí quedo… y lo único que hago es dormir y dormir.” Parte de la declaración que la madre de Jonathan en una entrevista al diario local La Discusión.
Buscando solidarizar con las familias y no dejar en el olvido ni a Jonathan a ningún asesinadx por las policías y la sociedad carcelaria, quiero ser claro en manifestar mi posición como una persona anticarcelaria por razones que podría argumentar en un libro entero, pero prefiero hacer de este texto, un recordatorio de quienes son nuestros enemigos y asesinos, y quienes muchas veces son defendidos por el sujeto denominado con el termino que también rechazo de “ciudadano”. Cabe destacar tristemente (en lo personal) que a la fecha solo quedan 13 presos fugados tras el derrumbe de la cárcel. 
Ningún muertx por el Estado será olvidado.
¡Motín y fuga!
Escrito por Anónimo.

giovedì 1 marzo 2012

Santiago, Cile: Attuale situazione dei prigionieri politici Freddy, Marcelo e Juan

da contrainfo

Oggi, Lunedi 27 Febbraio, i nostri compagni Freddy Fuentevilla, Marcelo Villarroel e juan Aliste continuano il loro sciopero della fame e dei liquidi, e come punizione sono ancora detenuti nella sezione di massima sicurezza, una situazione che non cambiera’ fino a quando non termineranno la loro mobilitazione. In questo contesto, i nostri compagni hanno perso notevolmente peso: Freddy ha perso 5.400 kg, Marcelo 7.400 kg e Juan 4 kg.
Nonostante il deperimento fisico, i nostri compagni sono di buon umore e fermi nella loro convinzione di continuare con lo sciopero della fame come strumento di lotta contro le carceri e per essere presenti durante le giornate di Solidarieta’ Internazionali (19-29/02), che sono state indette per supportare i compagni di tutto il mondo.
Infine, facciamo un’appello per continuare la solidarieta’ verso i nostri compagni, e chiedervi di far conoscere la situazione in cui si trovano all’interno  dei sotterranei del Capitale, per diffondere la disobbedienza permanente dei loro corpi e menti. Vorremmo anche invitarvi ad inviare bottiglie d’acqua, sali per la reidratazione orale o confezioni di bevande energetiche, Lunedi e Mercoledi, fuori il Carcere di Massima Sicurezza (Carcel de Alta Securidad).
Mentre esiste la miseria, ci sara’ ribellione!

FREDDY, MARCELO E JUAN, NELLE STRADE !

lunedì 7 novembre 2011

Cile: dalla crisi dell’educazione alla crisi del sistema?

da http://www.umanitanova.org


Dedicato a Manuel Gutiérrez giovane di 16 anni ucciso dalla violenza della polizia

I motivi per i quali gli studenti cileni si sono mobilitati da più di tre mesi costituendo un ampio movimento sociale (a cui partecipano anche universitari, lavoratori, docenti e professionisti) sono di ordine politico, economico e culturale. La forza con la quale questo movimento si è inserito nel dibattito pubblico nazionale ha generato una decisiva frattura nell’ apparato istituzionale che si è estesa alla coscienza storica della lotta del movimento popolare.
Più di 20 anni di dittatura neoliberale in Cile, che è giunta ad avere uno sviluppo macroeconomico di grossa portata, si è rivelata come un’esperienza negativa non solo in Latinoamerica ma anche nel mondo intero. Nel momento attuale il neoliberalismo incomincia a sgretolarsi già dalle sue fondamenta nei diversi strati della popolazione: il libero mercato ha speculato sui settori dell’educazione, della salute, del lavoro e della casa. Il profitto guadagnato illecitamente (come nel caso del grande magazzino “La Polar”) ha portato ad una conseguente diseguaglianza ed emarginazione nelle classi sociali più deboli.( Quattro famiglie controllano il 47% del guadagno in Borsa e concentrano il 12,14% del PIL nazionale. Questi Boss sono Andrónico Luksic, Anacleto Angelini, Eleodoro Matte  e anche l’attuale Presidente Sebastián Piñera).
In Cile l’80% della popolazione percepisce il 40% del redito nazionale, il 88% dei lavoratori non è sindacalizzata e il 95% non può contrattare collettivamente i suoi stipendi; quasi 3 milioni di cittadini cileni con i loro parenti (su una popolazione di 17 milioni), percepiscono 800 dollari al mese, e la povertà nelle regioni più danneggiate dal modello neoliberale si eleva al 49% del totale dei suoi abitanti (Alto Biobio, VIII regione). A tutto questo dobbiamo sommare un alto incremento della popolazione carceraria. Insomma, in questo modo si configura un macabro panorama di emarginazione sociale che condanna, giorno dopo giorno, migliaia di giovani alle fogne del sistema  dominante dove l’unica aspettativa di vita è il cammino della droga, della delinquenza giovanile e la miserabile condizione di esistenza della classe operaia.
D’ altra parte il sistema politico attuale, che non permette la dissidenza politica (il sistema binominale del voto, la legge di partiti politici e il quorum contro le maggioranze ) serve per proteggere la costituzione politica della dittatura militare del Generale Pinochet. Esiste ancora il  modello elettorale invecchiato, assieme ad una crisi che ha legittimato l’attuale conflitto nel campo dell’ educazione tra il Presidente del Cile e l’opposizione politica.
Dinanzi a questo panorama, il movimento sociale per l’educazione pubblica e di qualità, si trova al primo posto nelle rivendicazioni dei settori sociali più colpiti dal modello attuale, il quale ha acquistato inoltre  un’ importante posizione nella lotta sociale per ottenere la vittoria sul modello di dominazione mercantile attuale e si presenta come una alternativa politica libertaria giacchè trova un’ ampio consenso dei lavoratori e dei settori popolari.
La forza e l’impeto di questo movimento sociale si esprime attraverso l’ampio appoggio sociale alle sue richieste da parte della popolazione cilena (85% secondo l’inchiesta CEP), e la loro forza nelle mobilitazioni e nell’occupazione dello spazio pubblico ha portato il movimiento agli scontri di piazza. Questi scontri hanno permesso di rompere il recinto della censura del duopolio che controlla la stampa (COPESA-EDWARDS) associata alla destra ultracattolica (Opus Dei e Legionari di Cristo) e neoliberale. Bisogna dire che la novità è stata il profondo senso di autonomia del movimento, la sfiducia dimostrata verso la leadership studentesca tradizionale che è associata alla sinistra riformista social-democrata (I giovani comunisti e le diverse varianti) e della classe politica nel suo insieme.
Per diversi motivi assistiamo oggi all’interno della gioventù cilena, del movimento popolare e del movimento studentesco in particolare, alla nascita di una nuova coscienza politica che si basa sul dialogo orizzontale. La sfiducia nel potere politico e il forte senso di democrazia all’interno del movimento ha reso difficile qualsiasi negoziazione burocratica senza previa approvazione della maggioranza che fa parte del movimento stesso. Questo spirito di mobilitazione del movimento studentesco dimostra di volersi sganciare da ogni programma ideologico. Questa nuova forma di política, che oggi si esprime con forza all’interno del movimento studentesco stesso, affonda le sue radici nelle rivendicazioni dello stesso movimento e delle politiche istituzionali già negli anni ‘80 del secolo scorso.

Alcuni cenni sulla storia del movimento studentesco cileno
La relazione che lega i giovani e i cambiamenti politici in seno al movimento studentesco cileno si evidenzia con chiarezza nella crescita e nella profondità della sua coscienza sociale e politica seguita alla radicale riforma universitaria avvenuta negli anni che vanno dal  1961 al 1972. Quest’ultima si manifestò nei termini di un diffuso collegamento alle problematiche sociali, di un  allargamento della copertura, gratuità e democratizzazione effettiva della gestione universitaria. Tutto ciò diede luogo al progetto programmatico per una nuova istituzione educativa in una nuova società da realizzarsi attraverso la lotta di classe diretta dal movimento popolare. Tale processo fu stroncato brutalmente dalla dittatura militare fomentata dagli USA e con l’appoggio della componente conservatrice di centro-destra (Partido Nacional y Democracia Cristiana). I militari intervennero nelle università e violarono ripetutamente i Diritti umani: scomparsa, uccisioni e l’esilio di migliaia di accademici, funzionari e studenti. Per l’estrema destra, nelle parole dei suoi principali esponenti (ad esempio l’attuale ex-ministro dell’educazione Joaquin Lavin), in larga parte, il problema dell’ U.P. ( Unidad Popular) e la polarizzazione delle classi sociali erano originate dalla “politicizzazione” dei giovani e delle università.
Fu durante la decada degli anni ‘80, mentre si svolgeva il processo di realizzazione delle riforme strutturali nell’ambito del progetto neo-liberale, che inizia la mercificazione dell’università pubblica e statale e la municipalizzazione dell’insegnamento nelle scuole medie e superiori. In questo momento, ancora una volta gli studenti protestarono con forza, senza temere la repressione della dittatura e formarono parte di un movimento di protesta molto più fluido dall’anima insurrezionale che, dal 1983 al 1986, mise in scacco la dittatura. Si organizzarono più di 17 giornate di protesta popolare e si registró pure un fallito tentativo di tirannicidio conosciuto come operazione “Siglo XXI”. Allora vennero riattivate le associazioni studentesche universitarie e si impose un piano d’azione di resistenza contro la privatizzazione. Purtroppo, data la pressione politica del momento e le necessità legate alla transizione democratica, si spostò il centro dell’attenzione dal tema dell’istruzione a quello nazionale: eliminare la dittatura. A questo errore non solo corrispose l’accettazione tacita dell’eredità lasciata dal generale mantenendo intatta la struttura della sua costruzione istituzionale, ma anche il fatto che vennero penalizzati il movimento studentesco ed il movimento popolare cileno. Gli effetti si manifestarono tra il 1990 e il 1995. In questi anni declina l’azione politica studentesca, clientelizzata/cooptata dai partiti politici tradizionali i quali amministrarono la transizione politica e canalizzarono le aspettative di trasformazione sociale dei movimenti sociali nei canali istituzionali dello Stato. Si ridusse a merce di scambio gli apparati politico-militari dell’insurrezione popolare e si praticò una politica di cooptazione tra la Concertazione antidittatoriale e la destra come si trattasse dell’unica forma possibile per fare politica. Qualsiasi opposizione critica ai fondamenti del sistema istituzionale era considerata sovversiva, antisistemica e inutile.
Fu a partire dal 1995, con la progressiva perdita dell’appoggio della base sociale alla Concertazione e la riorganizzazione politica delle iniziative giovanili, che comincia nuovamente un piano di resistenza alla radicalizzazione del modello educativo neo-liberale (la riforma dei curricula iniziata dal governo Aylwin e culminata sotto il governo di Frei). Tale processo portò con sé una restaurazione organica delle principali organizzazioni corporative degli studenti e, tra il 1996 ed il 1997, interrompe la cooptazione del movimento sociale attuata dalla Concertazione, ottiene un pacchetto di riforme conosciuto come “Legge Marco” ed instaura una politica più autonoma e propositiva. Tutto ciò però ancora in una logica di difesa corporativa delle Università da parte del Consiglio dei Rettori, senza proposte rivendicative per il settore emergente delle università private e, purtroppo, senza un progetto programmatico per il sistema educativo nel suo complesso che ponesse le basi  per un orizzonte dal quale far emergere una politica di rivendicazione chiara e strategica. La sconfitta definitiva del 2005, che vide il tradimento della Gioventù Comunista, della Concertazione con le sue varianti cittadine, si concretò nell’approvazione dell’ “Accordo CONFECH-MINEDUC” che stabilì il tasso d’interesse del credito con il consenso dello Stato (5,6% d’interesse)  smantellando quello del Fondo di Solidarietà (2% d’interesse). Iniziò così una fase di aggregazione nel movimento universitario che ha continuato ad espandersi fino a quest’anno.
La generazione di studenti delle scuole superiori del 2006, con il precedente della mobilitazione studentesca del 2001 conosciuta come il “mochilazo” (zaino) avviata dalla componente più giovane del movimento prima del consolidamento della privatizzazione, passò all’offensiva attraverso una concreta mobilitazione, occupando i licei e coinvolgendo più di 1.300.000 studenti in tutto il Paese. In questo momento in cui la nuova cultura politica inizia ad esprimersi sulla base della precedente esperienza di mobilitazione degli studenti: una politica libertaria, fondata sulla democrazia diretta ed  un approccio decisionale di tipo orizzontale. Con quest’opportunità, il movimento studentesco delle scuole superiori,  conosciuto come “Revolución Pingüina” - richiamando l’abbigliamento degli studenti e gli uccelli marini- si affiancò al governo della “socialista “ Michelle Bachelet riuscendo a modificare il programa di governo ed inserendovi altre problematiche: la speculazione nel campo dell’educazione, lo smantellamento della municipalizzazione ed il ritorno allo stato della gestione del sistema educativo attraverso la promulgazione della L. O. C. E. (Legge Organica Costituzionale dell’Educazione).
Dopo mesi di mobilitazione e nonostante il peso negativo della classe politica rispetto alla crisi del sistema educativo, gli studenti hanno ottenuto le dimissioni di un ministro, la vittoria su alcune delle loro rivendicazioni minori (borse di studio e tessere per agevolazioni) ed infine, l’apertura di un tavolo di lavoro volto alla modifica della  L. O. C. E. . Tuttavia, in questa Commissione presidenziale, gli attori sociali erano un’ esigua minoranza rispetto agli interessi corporativi abbondantemente rappresentati, e questo fatto portò come conseguenza l’abbandono da parte degli studenti e dei professori delle trattative. Queste portarono alla proposta di cancellazione e, attraverso il consenso della classe politica successivamente concretizzata, con l’emanazione  della Legge Generale sull’Educazione approvata nel 2009 che venne così a sostituire la L. O. C. E. dell’epoca di Pinochet.

Sulla scena attuale
 Lo sviluppo del conflitto studentesco che è iniziato lo scorso maggio sorge con la tiepida partecipazione della CONFECH ( Confederazione di studenti del Cile) e per  la mancanza di risposte da parte del governo, che cercò in un primo momento di ignorare la situazione di crisi nell’educazione.
Inoltre il governo provò a smobilitare il movimento imputandolo di essere un gruppo ideologico e reprimendolo con durezza. Cercò poi di prendere in mano il processo di riforma, con proposte pompose in materia di educazione ma che, in sostanza, non davano risposte alle richieste studentesche. Davanti a questi fatti, il movimento scommette per la mobilitazione diretta attraverso l’occupazione di Licei e Università. Le innovazioni di queste proposte, assieme alle marce a livello nazionale, iniziarono a riempire le strade dal 14 giugno scorso, (200.000 manifestanti a Santiago e 500.000 a livello nazionale). Dinanzi a questa situazione, il governo incominciò ad essere  accerchiato giacché il movimento studentesco ebbe l’appoggio da parte notevole della società  mettendo in risalto le richieste dell’abolizione del profitto e dell’indebitamento. Questo fatto innescò le dimissioni del ministro di educazione, Joaquín Lavín, e ci fu un nuovo annuncio presidenziale. Nonostante tutto ciò, il movimento non si arrendeva e chiamava alla mobilitazione il giorno 4 agosto che viene citata anche sulla stampa internazionale. Questa manifestazione sarà conosciuta col nome di Mobilitazione “4-A o inverno cileno” e per aver ignorato il divieto di manifestare imposto da ordine del Ministero dell’Interno e aver respinto la repressione della polizia. E’ finita con violente proteste che riempirono tutto il centro di Santiago e sette comuni vicini con delle barricate insieme ai rumori assordanti delle casseruole che i manifestanti battevano. Questi eventi causarono un bilancio di perdite miliardarie nonché l’incendio della multinazionale “La Polar”, anticipando in questo modo un nuovo periodo di mobilitazione. Scene simili furono ripetute lungo tutto il Paese.
Attualmente il conflitto tra il movimento studentesco e l’esecutivo si trova nuovamente sulla scena cilena dopo lo sciopero generale del 24 e 25 di agosto proclamato dalla Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT). Quelle intense giornate di violenza politica popolare paralizzarono il Paese mentre la polizia uccise uno dei manifestanti, Manuel Gutiérrez. Dinanzi a questi fatti e all’ acutizzarsi della protesta sociale, l’esecutivo finalmente ha ceduto nonostante  la contrarietà del ministro dell’istruzione Bulnes. Il Presidente Piñera ha poi convocato un incontro di dialogo (per il 2 settembre) per sbloccare il conflitto. E’ necessario evidenziare che è la prima volta dal ritorno alla democrazia che un movimento sociale attraverso la mobilitazione diretta è riuscito ad avere un incontro per confrontarsi con Presidente, ministro delle finanze e il ministro d’istruzione.
Da parte sua il movimento sociale ha detto che desidera  ampliare la propria base d’appoggio sollecitando la partecipazione degli intellettuali per sviluppare programmi politici più chiari e nuove proposte tecniche che servano a sostenere le posizioni del movimento. Inoltre il movimento comincia ad avere la necessità di organizzarsi e di coordinarsi. I germi del Potere Popolare si trovano nelle lotte e iniziative locali articolate in una prospettiva nazionale: le Assemblee Tterritoriali.
Molto ampio è l’appoggio della società al movimento sociale. Per questo motivo si è verificata  una riattivazione del movimento di massa  di lavoratori che dal 2006 ha modificato lo scenario politico popolare. Al giorno d’oggi il movimiento sta esprimendo una fase aperta di lotta di classe che da una prospettiva rivoluzionaria e libertaria prospetta la costruzione di una alternativa politica popolare che trovi un grande riscontro nella classe operaia e nei settori più popolari.
Oggi, ancora una volta, come diceva il sindacalista Clotario Blest, i giovani devono essere alla testa         dei lavoratori per far sì che il cambio sia possibile. Oggi, ancora una volta, siamo noi giovani, lavoratori, studenti e le singole persone a far rivivere la politica nelle strade in modo organizzato e senza chiedere permesso. Abbiamo ormai una chiara iniziativa nelle strategie per la costruzione del popolo organizzato, cosciente e felice che lotta per la dignità.

domenica 23 ottobre 2011

Cile, studenti occupano il Senato

da ustation.it

Scritto da Alberto Conti il 21 ottobre 2011

Per otto ore, un gruppo di manifestanti ha occupato l'aula del Senato mentre mentre una sottocommisione discuteva il budget da destinare all'istruzione. Gli studenti vogliono un referendum sull'istruzione



Ieri, un gruppo di studenti è entrato nell’aula del Senato di Santiago occupandola per otto ore. Solo dopo lunghe trattative e dopo aver parlato con alcuni rappresentanti dell’opposizione, gli studenti  hanno abbandonato l’aula. La loro richiesta è l’istituzione di un referendum sull’istruzione.

Tutto è iniziato mentre al Senato era in corso una discussione sul budget previsto per L’istruzione. Poche ore prima un gruppo di manifestanti era stato allontanato da parte delle forze dell’ordine dalla sede del Congresso a Valpaisio.

Dopo l’occupazione dell’aula del senato, la polizia ha circondato l’edificio e bloccato l’ingresso ad una folla di studenti che, invitata via web dagli occupanti, ha cercato di accedere al palazzo del Senato della capitale cilena. Grazie all’intervento del presidente del Senato, Guido Girardi la situazione si èsvolta in maniera pacifica. Infatti Girardi ha avviato un dialogo con gli studenti promettendo loro che non sarebbero stati allontanati dall’aula in maniera violenta.

Gli studenti sono usciti dall’aula dopo che i senatori dell’opposizione hanno promesso che sarà discussa la possibilità di istituire un referendum sull’istruzione. Tutti gli occupanti sono poi stati portati al commissariato per essere identificati. Nonostante le promesse, non sarà facile l’istituzione di un referendum in quanto La costituzione cilena consente di ricorrere al referendum solo in casi particolarmente gravi, per esempio quando ci siano inconciliabili divergenze tra il Congresso e il presidente.

Già lo scorso ottobre gli studenti cileni avevano organizzato un referendum non ufficiale a cui secondo gli organizzatori hanno votato oltre un milione di persone.

venerdì 7 ottobre 2011

Chile. Ancora scontri in tutto il paese

da infoaut.org

  • alt“L’ala violenta del movimento ha preso il sopravvento. Oggi non c’era nessuna intenzione di manifestare, oggi c’era la chiara intenzione di produrre atti di violenza fin dall’inizio.”  Così ha aperto la sua dichiarazione il portavoce del governo cileno A. Chadwick, in merito al corteo che ieri (giovedì 5 ottobre) ha solcato le vie della capitale e del resto del paese.
    Quest ultimo corteo studentesco non è gradito dalla Municipalità di Santiago, che pone a monte rigidi divieti di circolazione. Divieti inascoltati, sopra i quali migliaia di studenti marciano dalle 11 della mattina fino a sera.
    L’ormai noto pugno di ferro dei carabineros si mette in moto fin dall’inizio della mattinata. Acqua urticante, lacrimogeni e cariche a cavallo, però, trovano una resistenza massiccia, che di corteo in corteo si è fatta sempre più serrata. E questa volta, in più, c’è che non si è stati autorizzati a stare in piazza. La rabbia se possibile si fa ancora più sorda. Gli scontri si espandono a macchia d’olio: tutto il centro cittadino ne è teatro.
    Le voci delle istituzioni non riescono a non tradire una certa ansia, che inizia a strisciare nei palazzi di potere, dall’Intendenza alla Moneda, passando per tutte le poltrone dirigenziali dei sostenitori di Piñera. Forse qualche rischio lo si sta correndo davvero. Dopo tutti i divieti, i fermi, i feriti, e un ragazzo ammazzato, la massa informe degli studenti non è ancora stanca e continua ad attaccare senza perdere vigore. La sensazione è che le strategie del governo per contenere questa insubordinazione sfrontata siano ormai agli sgoccioli.

    domenica 18 settembre 2011

    11 settembre in Cile


    DA culmine

    da: Viva La Anarquía
    trad: tomo
    Pesanti scontri scoppiati alla fine della manifestazione convocata al cimitero centrale dalle organizzazioni di diritti umani, per la 38° commemorazione del colpo di stato.
    Più di 300 encapuchadxs hanno attaccato parecchi mezzi di comunicazione, la polizia delle forze speciali e i pacos “de rojo” (sbirri rossi) vicino al cimitero generale, parecchie troupe dei mass media sono state bersagliate come durante l’anno precedente, registrando seri danni dovuti alla distruzione del loro equipaggiamento. Più di 10 poliziotti sono stati feriti così come un cavallo della polizia. Un giovane è stato arrestato durante gli scontri con 4 molotov, forse un’altra messinscena della polizia? In tutto, sono stati arrestate più di 27 persone. Più di 10.000 persone hanno partecipato alla manifestazione.
    Sono stati riportati più di 450 momenti di conflitto durante la notte solo a Santiago: alla fine di un altro 11 settembre, più di 280.000 persone sono rimaste senza energia elettrica, autobus bruciati, supermarket saccheggiati e dati alle fiamme, chiese attaccate e quasi bruciate. 280 persone sono state arrestate a livello “nazionale” e 40 sbirri sono stati feriti (3 seriamente). Questi sono solo alcuni degli eventi di oggi. La notte è iniziata con fuochi attraverso Santiago, esplosioni e barricate in Villa Francia verso le 21.00, eventi che non possono essere ignorati dalle operazioni speciali delle “autorità” e in altri luoghi durante la notte ci sono state azioni come il tentato incendio di una chiesa e due supermercati saccheggiati. Nelle colline di San Bernardo ci sono stati scoppi da arma da fuoco, come la notte prima. Solo in Villa Franca la polizia ha arrestato 14 persone. Fuori dal Liceo Dario Salas ci sono stati lunghi scontri e in un caso uno sbirro ha tirato un lacrimogeno in un appartamento. Qualche autobus a poca o a molta distanza sono stati attaccati con pietre. Alcune dei comuni nella Regione Metropolitana in cui si presentarono i 450 punti di conflitto sono stati: Maipú (Ciudad Satélite y Camino Rinconada), Recoleta, Huechuraba, Peñalolén, Pudahuel, Lo Espejo, Villa Francia, La Victoria, Gran avenida, Los Morros, La Pincoya, Conchalí, La Florida, San Miguel, Macul, Avenida Central, San Ramón e San Bernardo. I disordini si sono diffusi in vari punti del territorio $hileno durante tutta la notte.
    Concepción: sono state costruite barricate, in particolare fuori della Vega Monumental e dell’Università di Concepción. Ci sono state interruzioni elettriche dovute a “cadenazos” [un metodo di sabotaggio delle linee elettriche o dei trasformatori usando catene], la stampa è stata attaccata e una farmacia è stata saccheggiata. La stessa situazione è stata ripotata a Quilpué e Villa Alemana.
    Valparaíso: durante la notte di questa domenica sono state erette barricate nel settore di Rodelillo e Playa Ancha, in particolare nel settore dell’Università di Playa Ancha, dove ci sono anche state interruzioni di corrente dovute a cadenazos e vari scontri con la polizia e distruzione in città.
    Arica: circa 100 encapuchados hanno creato disturbi in Avenida 21 de Mayo, dietro l’Università di Tarapacá, distruggendo cartelli stradali dentro 5 blocchi e intimidendo i veicoli che passavano per il posto, senza la presenza della polizia.
    Valdivia: la giornata di incidenti per la commemorazione dell’11 settembre è iniziata qui con un gruppo di persone che stavano costruendo una barricata nella città di Pablo Neruda, costringendo la polizia a pulire l’area. Ci sono state anche interruzioni di corrente nel quartiere Corvin.
    A sua volta, Chilectra ha riportato che 135.000 clienti nella Regione Metropolitana hanno parzialmente perso la fornitura di energia elettrica. Alcuni dei comuni colpiti: La Florida, Lo Espejo, Huechuraba, Maipú, Pedro Aguirre Cerda, Estación Central, Conchalí, Pudahuel, San Joaquín, San Miguel, Peñalolén, Lo Prado, San Ramón, Quilicura, Lampa, Independencia, Recoleta e Macul, Puente Alto, La Pintana e San Bernardo.
    Altri fatti:
    una ragazza di 15 anni è stata raggiunta al petto da un proiettile ed è stata seriamente ferita nel quartiere di El Bosque.
    14 poliziotti feriti, dei quali due seriamente, uno a perso un occhio (Quilacura) e l’altro è stato colpito più di 40 volte nelle mani e nelle gambe (San Bernardo)
    Altre informazioni: la stampa parla di giornate più tranquille rispetto all’anno scorso, però pare che sia l’unica cosa che sanno dire da qualche anno a questa parte. Un colonnello della polizia ha detto che le rivolte sono più pesanti dell’anno scorso ma che sono intense come qualche anno fa.
    VIDEO:
    http://www.youtube.com/watch?v=mixKPNDb0Is
    http://www.youtube.com/watch?v=9guMY0AJlFw
    http://www.youtube.com/watch?v=8M3GOyoIVi0&feature=youtube_gdata_player
    http://www.youtube.com/watch?v=kby7Py8XoM8&feature=player_embedded

    lunedì 29 agosto 2011

    Cile - Sulla morte di Manuel e le giornate di sciopero generale

    da .informa-azione



    fonte: vivalaanarquia.wordpress.com - trad. informa-azione

    Manuel Gutierrez Reinoso è morto durante il trattamento di primo soccorso in un centro medico. Parenti e testimoni oculari dicono che il colpo mortale, insieme ad altri spari, sia partito da un veicolo dei carabineros. L'omicidio è avvenuto nell'area marginale di Macul. I carabineros, seguendo un atteggiamento tipico di ogni poliziotto del mondo, sostengono di non centrare con la morte del sedicenne. "Una delle ipotesi che guidano l'istituzione dell'ordine è che quando il fatto sarebbe stato un litigio" hanno commentato sul posto le autorità.

    Secondo la famiglia, intorno alla mezzanotte, Manuel camminava per strada Labarca con suo fratello Gerson, che viaggiava in sedia a rotelle e un amico, che ha accusato i carabineros dell'incidente: "Abbiamo sentito tre colpi di pistola provenienti dai carabineros. C'erano loro veicoli parcheggiati e in movimento". Secondo la sua ricostruzione, sentiti i colpi di pistola si buttarono a terra. Manuel disse che qualcosa lo aveva colpito e cominciò a perdere i sensi. Sollevata la camicia videro la ferita nel petto. Il ragazzo è stato portato al Post 4, Ñuñoa, dove è deceduto. Come affermato dalla madre della vittima, il medico ha confermato che il ragazzo aveva una ferita di grosso calibro. "Non eravamo in nessuna manifestazione, non c'eravamo nemmeno vicino", aggiunge l'amico. Anche il fratello conferma che tre spari sarebbero partiti da un'auto dei carabineros.

    Un altro dei manifestanti feriti, è stato identificato come Mario Pinto Parraguez (18 anni). La polizia gli ha sparato in un occhio ed è in condizioni critiche. D'altra parte, il governo ha riferito che la repressione delle proteste di due giorni ha prodotto 1394 arresti e 206 feriti.


    domenica 28 agosto 2011

    La Primavera arriva in Cile

    da infoaut



  • altCresce la protesta dei cileni, il sindaco di Santiago fa appello all'esercito per evitare che la commemorazione dell'11 settembre 1973 (data del colpo di stato contro Allende) diventi oggetto di disordini. [Al fondo nota della redazione di Infoaut]
    Mai, dalla fine della dittatura, nel 1990, il paese aveva conosciuto mobilitazioni di questa portata. Mai, dal 1956, un governo democratico aveva affrontato una contestazione popolare così imponente. Gli studenti, all'origine del movimento di protesta, hanno messo il governo di Sebastian Piñera (di destra) in una posizione delicata: la sua popolarità (-26%) ha fatto di lui il presidente meno popolare dal ritorno della democrazia. Eppure, questa lunga striscia di terra che costeggia l'Oceano pacifico era l'ultimo paese della regione in cui ci si aspettava un'effervescenza simile. Il «giaguaro» latinoamericano, «modello tipicamente liberale» non aveva l'ammirazione dei più noti editorialisti? La stabilità politica vi era assicurata - spiegavano - perché «la realtà aveva finito per erodere i miti e le utopie della sinistra, portandola sul terreno della concretezza, raffreddando i suoi passati furori e rendendola ragionevole e vegetariana ». Tuttavia, il 28 aprile 2011, gli studenti hanno mostrato i denti. E non i molari.
    Quel giorno, gli studenti degli istituti pubblici e privati hanno denunciato il livello di indebitamento necessario per accedere all'istruzione superiore. In un paese in cui il salario minimo ammonta a 182.000 pesos (meno di 300 euro) ed il salario medio a 512.000 pesos (meno di 800 euro), i giovani (e le famiglie) sborsano mensilmente tra i 170.000 ed i 400.000 pesos (tra i 250 ed i 600 euro) per seguire un corso universitario. Di conseguenza, il 70 % degli studenti si indebita, ed il 65 % dei più poveri interrompe gli studi per ragioni economiche.
    Questa prima manifestazione, che ha riunito 8.000 persone, non sembra, a priori, avere un futuro. Essa va tuttavia a gonfiare il fiume della protesta sociale alimentata da diverse mobilitazioni che hanno luogo in tutto il paese: a favore di una migliore redistribuzione dei profitti legati all'estrazione del rame a Calama, per il blocco del prezzo del gas a Maganelles, per il risarcimento delle vittime del terremoto del gennaio 2010 sulla costa, per il rispetto degli indigeni Mapuche nel sud e, ancora, della diversità sessuale a Santiago. Nel mese di marzo, il progetto HydroAysèn aveva anch'esso contribuito a unire un po' di più i cileni contro di lui.
    Pilotato dalla multinazionale italiana Endesa- Enel, associata al gruppo cileno Colbún, e sostenuto dal governo, dai partiti della destra e da alcuni dirigenti della Concertación (centrosinistra), questo progetto di costruzione di cinque immense dighe in Patagonia era stato approvato senza la minima consultazione dei cittadini. Di fronte all'ampiezza delle mobilitazioni (oltre 30.000 persone attraverso il paese), il governo si trova in una situazione complicata.
    Nel giugno, la mobilitazione studentesca raggiunge la sua velocità da crociera: il 16 si svolge la prima manifestazione di 200.000 persone - la più grande dal periodo della dittatura. I manifestanti, organizzando scioperi di massa e bloccando diversi licei, denunciano la «mercificazione dell'educazione» e rivendicano «un'istruzione gratuita e di qualità»: una richiesta che mette in discussione le fondamenta stesse del «modello cileno» ereditato dalla dittatura. Nelle strade, gli studenti non si sbagliano mentre gridano «Cadrà, cadrà l'educazione di Pinochet!», riferendosi agli slogan ascoltati vent'anni prima, all'epoca delle manifestazioni contro la dittatura.
    Perché il Cile ha costituito un «laboratorio» per le politiche neoliberiste, anche nell'ambito dell'educazione. A partire dal momento della presa del potere, i generali hanno lavorato per il sogno che l'economista monetarista Milton Friedman delineava nel 1984. Gli istituti privati, rari nel 1973, accolgono attualmente il 60% degli allievi della scuola primaria e secondaria. Meno del 25% del sistema educativo è finanziato dallo stato, i bilanci delle scuole dipendono, al 75 %, dalle tasse di iscrizione. Inoltre, lo stato cileno destina appena il 4,4 % del Prodotto interno lordo (Pil) all'istruzione, molto al di sotto del 7 % raccomandato dall'Unesco. Per quanto riguarda l'università - caso unico in tutta l'America latina - non esiste nessun istituto pubblico gratuito. Secondo il sociologo Mario Garcés, le riforme di Pinochet - mantenute e consolidate dai diversi governi successivi alla caduta della dittatura - hanno pervertito la missione del sistema educativo: originariamente mirava a favorire la mobilità sociale; oggi garantisce la riproduzione delle disuguaglianze.
    Ma - si interrogano gli studenti, a cui non sono sfuggiti i discorsi soddisfatti sullo «sviluppo» dell'economia cilena (che ha aperto le porte dell'Ocse nel dicembre 2009) - se l'educazione era gratuita quarant'anni fa, quando il Cile era povero, perché dovrebbe essere a pagamento oggi, se il paese è diventato (più) ricco? Una domanda sufficiente a rovesciare il ragionamento, e la cui portata supera evidentemente l'ambito dell'educazion, come dimostrano le rivendicazioni studentesche: l'organizzazione di un'Assemblea costituente per promuovere un'autentica democrazia, la rinazionalizzazione del rame e, ancora, la riforma fiscale. Si tratta, in ultima analisi, «di finirla con l'era Pinochet». I manifestanti, sospettosi di fronte a dirigenti politici che non ispirano loro più nessuna fiducia, esigono che il futuro del sistema educativo sia sottoposto ad un referendum (tuttavia vietato dalla Costituzione).
    Denunciare i partiti politici non significa necessariamente promuovere una sorta di apoliticità beat. Gli studenti hanno occupato la sede della catena televisiva Chilevisión, quella dell'Unione democratica indipendente (Udi- il partito sorto dal pinochettismo) e quella del Partito socialista, identificati come tre simboli del potere. I discorsi apologetici di una sinistra istituzionale che si dice volentieri colpevole di avere «chiesto troppo»- scatenando così nel 1973 l'inevitabile collera dei possidenti - e quelli finalizzati a promuovere la ritirata dello stato non sembrano avere presa su una generazione che non ha conosciuto il golpe. I manifestanti non esitano, inoltre, a riabilitare la figura del vecchio presidente Salvador Allende: i suoi discorsi sull'educazione, pronunciati più di quarant'anni fa, hanno recentemente battuto i record di consultazione su internet; la sua immagine appare nuovamente nelle manifestazioni, in cui i cartelli proclamano che «i sogni di Allende sono a portata di mano».Tale chiarezza politica non ha indebolito il movimento studentesco, semmai il contrario. Il movimento ha ricevuto il sostegno degli universitari, degli insegnanti della scuola secondaria, delle associazioni dei genitori degli alunni, di diverse organizzazioni non governative (Ong) riunite nell'Associazione cilena delle Ong, Accion. E dei maggiori sindacati (professori, funzionari, personale sanitario, eccetera). Spesso, la solidarietà si organizza per sostenere i manifestanti che occupano un istituto, sotto la forma di cestini di cibo che vengono portati agli occupanti, per esempio. Secondo i sondaggi, benché ordinati da media molto vicini al potere, gli studenti godono del sostegno del 70-80 % della popolazione.
    Perché ora? Certo, il Cile ha già conosciuto mobilitazioni studentesche, soprattutto la «rivoluzione dei pinguini» del 2006, sotto la presidenza di Michelle Bachelet (centrosinistra). Tuttavia, mai le manifestazioni avevano coinvolto tante persone: per due decenni, i governi di centrosinistra della Concertación avevano amministrato l'eredità della dittatura riducendo la povertà. Ma accentuando le disuguaglianze: attualmente, il Cile figura tra i quindici paesi più iniqui del pianeta. Poco a poco, le speranze di trasformazione connesse alla caduta della dittatura si sono smorzate, mentre si accumulavano i debiti degli studenti. L'ingiustizia del sistema è forse apparsa sotto una luce più vivida con l'arrivo al potere di Piñera, il quale si è presto dato l'obiettivo di rafforzare - ulteriormente - le logiche di mercato nel sistema educativo. I conflitti di interesse all'interno del gabinetto hanno inoltre evidenziato alcune derive: il ministro dell'istruzione di Piñera, Joaquin Lavin, era anche fondatore ed azionista dell'Università dello sviluppo, un istituto privato.
    La risposta del governo per ora consiste nel cercare di criminalizzare i manifestanti. La stampa non manca di sottolineare le devastazioni compiute dalle frazioni violente, talvolta infiltrate da poliziotti in borghese (come hanno dimostrato numerosi video e fotografie. Il 4 agosto, affermando che c'è «un limite a tutto», Piñera faceva vietare una manifestazione sull'avenida Alameda : la repressione è arrivata puntuale e sistematica, con più di 870 fermi. Ma la violenza poliziesca non ha fatto che aumentare il sostegno popolare ai manifestanti. La sera stessa, i cacerolazos (cortei nel corso dei quali tutti battono una casseruola) risuonavano in tutto il paese: l'intransigenza governativa aveva trasformato la manifestazione in una «protesta nazionale». Gli studenti continuano ad essere mobilitati. Con l'insieme dei loro sostenitori - che non si limitano alle classi medie - si sono uniti allo sciopero generale dichiarato il 24 agosto, nella speranza di allargare la breccia aperta.
    di Victor de La Fuente, Direttore dell'edizione cilena de Le Monde Diplomatique
     Traduzione di Alyosha Matella per Il Manifesto


    altNota della redazione a corollario dell'articolo di La Fuerte
    L'editoriale di Victor de La Fuente crediamo sia un ottimo scritto di ragionamento e contestualizzazione sull'onda che sta attraversando il Cile, che riteniamo sia da condividere con i lettori e le lettrici di Infoaut.org, perchè pensiamo sia estremamente utile come strumento per guardare e comprendere da altre latitudini i processi insorgenti de Chile. Ciò ovviamente non ci esonera dal notare quanto il network de Le Monde Diplomatique sconti la pesantezza ideologica e incantata e viziosa, caratteristica maggioritaria delle sinistre dell'oggi.
    Tre gli elementi che saltano all'occhio leggendo l'articolo (soprattutto nella sua conclusione), quindi ricordandosi di quanto l'inviato di Infoaut.org ha tanto ben descritto nei suoi reportage: 1. la potenza di una composizione sociale interessantissima, arricchita da giovani avversari della mediazione, del compromesso, del concordato al ribasso 2. la rottura del movimento studentesco con gli apparati burocratici partitici e sindacali (nonostante facili innamoramenti che hanno colpito pure la redazione de Il Manifesto: anche la Camila Vallejo, certo bravissima nella capacità di comunicare e di 'essere notizia', certo bella giovane educata e grintosa, ma il movimento sembra direzionato altrove dalle passeggiate che ogni volta lei sponsorizza su Twitter!), 3. lo scontro, la dinamica conflittuale che imprime scioperi manifestazioni e blocchi, che sta caricando di forza politica chi è in piazza contro Pinera e la crisi, non è risolvibile col fantasma degli infiltrati, dei complotti e del vittimismo.
    Che il governo non ci stia andando alle leggere nel confronto con la piazza è poco ma sicuro, l'omicido di strada dell'altro giorno lo testimonia implacabile, oggi però il presidente Pinera ha paura ed invoca pubblicamente per la trattativa, staremo a vedere... ma dopo la primavera araba, i riots di Londra, la piazza cilena ci restituisce una 'fotografia nella crisi' del conflitto sociale meravigliosa!

    sabato 27 agosto 2011

    #HuelgaChile. I carabineros sparano, ammazzato un ragazzo di 14 anni

    da .infoaut





  • [Infoaut da Santiago de Chile] La notte di A_UNO_047475santiago si illumina di fuochi. Fino alle prime ore della mattina continuano i saccheggi e gli scontri con i carabineros. La metropoli è una pentola a pressione. Gli abusi delle forze dell’ordine accendono l’odio della popolazione. Finchè si limitano a lanciare lacrimogeni nelle sedi sindacali non è molto grave.
    Forse però questa volta hanno esagerato. Si corre in camionetta a sirene spiegate sotto la luce dei lampioni. Si spara anche. Per fare paura. Un ragazzo cade colpito. Il fratello disabile che l’accompagna non sa cosa fare. Qualcuno lo aiuta a salire su un auto. Non resiste fino all’ospedale. Muore, ucciso dai carabineros.
    Il suo nome è Manuel Gutiérrez, sedici anni, stava passeggiando con il fratello maggiore. Andavano a vedere gli scontri. L’uno non è in grado di correre, l’altro deve aiutarlo, non può andare con gli altri a incendiare la sua rabbia.
    I telegiornali questa mattina driblano la notizia preferendo esprimere la propria vicinanza al proprietario di un furgone bruciato dagli encapuchados/as. Ogni parola pronunciata dai media è un insulto alla morte di Manuel; giovane come gli altri, probabilmente anche lui ha partecipato ai disordini. Uno di meno. Poco male. Il governo tace.

    venerdì 26 agosto 2011

    Cile: I poliziotti hanno fatto irruzione negli squat di Valparaíso e Santiago

    da contrainfo.espiv

    Nel pomeriggio di Martedì 23 agosto, imponenti forze di polizia hanno fatto irruzione nello squat TIAO (Laboratorio Arti Indipendenti e Mestieri) situato a Yungay strada a Valparaíso. Lo squat TIAO è stato punto di incontro per progetti autonomi ed auto-organizzati negli ultimi cinque anni.
    Poliziotti armati di tutto punto hanno rotto las portas di ferro e le finestre ed hanno invaso l’edificio provocando ingenti danni, anche a parte delle infrastrutture dello stesso squat. Durante l’attacco, i carnefici dello Stato cileno hanno ammanettato i compagni che erano dentro lo squat e tenuti sotto tiro, mentre l’unità della polizia scientifica analizzava il luogo.
    Nel frattempo,ingenti forze di polizia con veicoli corazzati con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni erano fuori, e le pattuglie e le forze di polizia stradale avevano chiuso le strade circostanti rendendo impossibile per la gente di avvicinarsi in maniera solidale.
    L’operazione di polizia è durata più di un’ora, i poliziotti hanno fatto irruzione senza la presenza di un pubblico ministero, e l’indirizzo scritto sull’ ordine d’indagine non corrispondeva a quello attuale. Come nella maggior parte dei luoghi del “mondo civilizzato”, i meccanismi repressivi in Cile non si preoccupano di seguire le procedure legittime quando si tratta di intimidire coloro che resistono e combattono contro la democrazia parlamentare e il capitalismo.
    Lo stesso giorno un altro squat culturale è stato  fatto oggetto di un’ irruzione nel quartiere universitario di Santiago. Come nel caso dello squat TIAO, la polizia è andata alla ricerca di materiali utilizzati per fabbricare Molotov, ma in entrambi i casi non ha trovato nulla al riguardo.
    Questi attacchi gratuiti verso i centri sociali ci ricordano le numerose operazioni di polizia riguardanti il “caso Bombas” di piu’ di un’anno fa’. Si sono svolti poche ore prima dello sciopero generale di 48 ore (24-25 Agosto), nel tentativo di disabilitare il movimento radicale sociale che cerca il rovesciamento totale del regime.
    Noi non dimentichiamo i nostri fratelli e sorelle che lottano
    contro lo Stato e il Capitale!
    GIU’ LE MANI DAGLI SQUAT
    SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO IN RIVOLTA IN CILE !

    domenica 21 agosto 2011

    Studenti e sindacato. Sulla lotte studentesche cilene

    da infoaut



  • alt[Infoaut da Santiago de Chile] Nell’attesa di sapere come si svolgerá lo sciopero di giovedí 18 agosto, pubblichiamo un documento della Plataforma Colectiva, collettivo di compagni dell’Universidad de Chile, apparso pochi giorni fa sul blog plataforma-colectiva.blogspot.com in merito alla mobilitazione cilena nata piú di due mesi fa a Santiago. Unicamente ci interessa fornire un piccolo stralcio della polemica che si sta svolgendo in questi giorni nel movimento degli studenti, circa i metodi di lotta e il ruolo spesso ambiguo del sindacato, il che è un qualche cosa di indicativo ed interessante anche per studenti e studentesse alle latitudini italine.


    A recuperar la iniciativa estudiantil
    A due mesi dall’inizio della mobilitazione, sembra che le nostre richieste iniziali siano rimaste solo negli striscioni e nei volantini dei nostri primi cortei.
    Esigiamo un istruzione gratuita, porre fine al sistema del debito e dell'istruzione a scopo di lucro, rafforzare l’educazione pubblica mediante la creazione di CFT e Ip statali (istituti tecnici e professionali). Nelle ultime settimane peró la radicalitá delle nostre discussioni si é affievolita ed improvvisamente ci siamo ritrovati a parlare di un referendum sul “Grande Accordo Sociale” (GAS). Questo cambiamento di direzione non é stato casuale, ma é il prodotto delle componenti riformiste che hanno messo il cappello politico sopra il movimento e che pretendono di risolvere il conflitto attraverso la via istituzionale.
    Senza chiedere il parere del movimento, la CONFECH (Confederacion de estudiantes de Chile) ha deciso di interrompere l’indizione di manifestazioni per spendere tutte le sue energie nel GAS, tavolo concertativo che al di lá dei sospetti che possa risvegliare in noi (riunisce il solito collegio opportunista dei professori, CONES (Coordinadora Nacional de Estudiantes Secundarios) che non rappresenta le scuole secondarie della ACES (Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios) o dei cordoni territoriali della Regione Metropolitana), naturalmente non ha risposto alle nostre richieste. Cosí è successo che da un giorno all’altro si é consegnata una bozza al ministro nuovo di zecca, e come c'era da aspettarsi, Bulnes ha risposto con degli annunci che sono ben lontani dall'accogliere la sostanza delle nostre richieste, ma piuttosto vanno a perfezionare il modello di educazione voluta dal mercato, formalizzando tra l'altro la questione sullo scopo di lucro.
    Nel frattempo, presso la facoltà di Scienze Sociali, gli studenti continuano a lavorare attivamente, tenendo però una posizione di passività nei confronti delle manovre della dirigenza. Ci sono state molte discussioni interessanti nei vari corsi, che hanno affrontato molto bene la questione, ma che non si sono poi tradotte in mutamenti effettivi dei rapporti di forza a livello di facoltà, dove non c'è spazio per discutere e confrontare le posizioni e venirne a capo, o semplicemente non sono state prese in considerazione.
    La situazione attuale è complessa: abbiamo una facoltà che discute molto, però non è capace di spingere avanti né di fermare il carro dei dirigenti; un movimento che se non scende in strada non può mostrare la sua forza al governo; e alcuni intenti in manifestazioni del tipo di blocchi stradali e altri in sciopero della fame, che ci dimostrano che la voglia di mobilitarsi è ancora viva. Perciò è necessario riprendere l'iniziativa e passare all'ovvensiva, recuperare il fronte di scontro col governo e riarticolare il movimento in base alla necessità di generare pressione per le strade con una partecipazione massiccia per dimostrare che siamo ancora forti. A questo proposito, invitiamo a partecipare ad iniziative come la settimana del caos, che oltre ad esercitare pressione ci permettono di dimostrare che i protagonisti si questo movimento devono essere gli studenti di base e non i dirigenti sindacali che vanno a farsi belli in televisione.
    Ma oltre a questo, è necessario che non dimentichiamo perchè siamo scesi in piazza. Sappiamo che oggi le nostre richieste hanno carattere concertativo, però servono come punto di partenza per costruire un progetto di trasformazione dell'istruzione. Se assumiamo che il modello educativo mercificato deriva inevitabilmente dal modello di società commerciale, dobbiamo aumentare le nostre richieste nel contesto della costruzione di un progetto educativo popolare che sia uno dei tanti fronti da cui si andrebbe a costruire una nuova società che non si regga sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. In questo senso risulta fondamentale il riposizionamento al centro del dibattito delle nostre richieste e di minimi livelli per orientare la nostra lotta verso l'abbattimento dell'attuale stato di cose, non verso il suo perfezionamento.
    È tempo di dare nuovo slancio al movimento e di scendere in strada a contendere con forza le nostre richieste di fronte al governo, senza interlocutori di mezzo e senza trame già ordite che ci condurrebbero nei rivoli dell'istituzionalismo, dobbiamo costruire il nostro percorso per vincere e poter essere un esempio che serva ad altri settori in lotta per raggiungere quei cambiamenti profondi e radicali che sono tanto necessari in questo paese.
    Plataforma Colectiva