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lunedì 23 maggio 2011

A trent'anni dalla prima morte parte il processo Alla sbarra la Marlane, "la fabbrica dei tumori"

 DA KNOW YUOR RIGHTS http://orizzontelibertario.blogspot.com/2011/05/know-your-rights-numero-4-maggio-2011.html



A trent'anni dalla prima morte parte il processo
Alla sbarra la Marlane, "la fabbrica dei tumori"
Un caso giudiziario dall’inestimabile valore simbolico, fra l’altro a pochi giorni dalla storica
sentenza ThyssenKrupp. E riguarda la Marlane di Praia a Mare (Cosenza), un ex
stabilimento che produceva tessuti militari e civili, di proprietà della Marzotto Spa di
Valdagno, leader mondiale del settore. Il 19 aprile è iniziato in Calabria uno dei più
importanti processi di sempre per morti bianche nel Sud Italia. La Procura di Paola,
guidata da Bruno Giordano, ipotizza reati a vario titolo per 13 persone e ha seguito due
filoni di inchiesta: il primo è inerente alla morte per cancro di decine e decine di ex operai
per presunta contaminazione da componenti cancerogene impiegate nelle fasi di
lavorazione, in particolare tintura; il secondo è legato alla scoperta nella zona
immediatamente adiacente all’ex stabilimento di un deposito abusivo di rifiuti nocivi e
residui di lavorazione interrati. In tutto sono coinvolti almeno 107 fra lavoratori scomparsi o
tuttora ammalati di tumore, e sono 187 le costituzioni di parte civile dichiarate ammissibili,
a cui si aggiunge il Comune di Praia a Mare che si è costituito a fine marzo con questa
motivazione: “Ciò rappresenta un atto dovuto e necessario per consentire ai cittadini
istituzionalmente rappresentati, di essere risarciti dei danni nell’eventualità che dal
processo si accertino condotte illecite, diversamente non risarcibili, qualora il Comune non
si fosse costituito entro il termine perentorio dell’inizio del dibattimento". I 2 decessi iniziali
risalgono al 1973, l’ultimo a un mese fa. Intanto nel 1987 la stessa Marlane, assieme all’intero gruppo Lanerossi di Vicenza, viene
venduta alla società Marzotto per 173 miliardi di vecchie lire. Nel 2004 la fabbrica chiude. Ma stando alla legge 251 del 2005 (cosiddetta
ex Cirielli) sulla prescrizione dei reati, solo parte dei decessi possono rientrare nella vicenda in corso. Il 12 novembre 2010 il pm
Antonella Lauri e il gup Salvatore Carpino rinviano a giudizio per il reato di disastro ambientale doloso (interno ed esterno) il Conte
Pietro Marzotto (Cavaliere del lavoro e presidente dell’Associazione Industriali di Vicenza), Silvano Storer (consigliere delegato
Marzotto ‘97/’01), Antonio Favrin (ad Marzotto ‘01/’04 e vicepresidente vicario della Confindustria veneta), Lorenzo Bosetti (ex
sindaco di Valdagno, consigliere delegato Marzotto e vicepresidente Lanerossi ‘88/’93), Jean de Jaegher (consigliere dell’
Associazione europea delle industrie tessili e presidente della Marzotto Usa ‘95/’98) .Mentre Vincenzo Benincasa (direttore di
produzione ‘87-'88), Salvatore Cristallino (responsabile tintoria ‘87/’88), Ivo Carlo Lomonaco (responsabile reparto tintoria ‘73/’88 e
attuale sindaco di Praia a Mare), Giuseppe Ferrari, Lamberto Priori. Ernesto Emilio Fugazzola ed Ivo Comegna (responsabile
tintoria ‘81/86) devono anche rispondere a vario titolo di omicidio colposo plurimo, aggravato dall' omissione delle cautele sul lavoro,
lesioni colpose gravissime e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Il reato di discarica abusiva è in prescrizione. Il procuratore
capo Giordano dichiara in quei giorni: “Se ci sono delle responsabilità, com'è convinzione del nostro Ufficio, convinzione dimostrata da
consulenze, oltre che attraverso le testimonianze delle vittime e degli operai che lavoravano in fabbrica, auspico che sia fatta giustizia e
che non si ripropongano situazioni di questo tipo, da Terzo Mondo”.
Le dichiarazioni schock
Tante le denunce nel corso degli anni, come quella di Teresa Maimone, vedova del capo reparto Gennaro
Spatuzzi (leggi copia verbale pdf). Inquietante la testimonianza (agli atti del processo) di Franco De Paola
che ha lavorato alla Marlane, nel reparto tintoria, fino al 1990: “La parte a mare della Marlane è piena di rifiuti
tossici. Di sabato mattina o di sera quando la fabbrica era chiusa e nessuno lavorava Lomonaco, Cristallino,
Nicodemo e Tripano ci ordinavano di seppellire in buche grandissime, create con le ruspe e poi ricoperte, i
bidoni con i coloranti che non erano più servibili. Tutto ciò a mani nude. Non potevi dire non lo voglio fare, se
non lo facevi tu lo faceva un altro, in quelle condizioni bisognava farlo per forza”. Ma se si è giunti al
processo lo si deve soprattutto a Luigi Pacchiano, ex operaio Marlane ammalato e sindacalista Si Cobas,
che ha dimostrato nel 2003 (con sentenza ora in Cassazione) il rapporto causa-effetto tra l’esposizione a
nocività e il suo tumore. Ecco svelati i presunti segreti su quella che lui chiama, anche in un libro di cui è
coautore, la “fabbrica dei veleni”…
Quanto dura la sua esperienza alla Marlane e quali segni si porta dietro?




Comincio a lavorare nel 1959 con lanificio R1 di Maratea (poi chiamato R2 poi Marlane) ma arrivo alla
fabbrica di Praia a Mare nel 1969. Combatto tuttora con una malattia, un carcinoma alla vescica, scoperta
nel 1993. Lo stesso anno in cui vengo operato per la prima volta, poi bissata nel 1996. In tutto sono 26
lunghi anni da operaio fino al novembre 1995, periodo in cui decido di lasciare il lavoro e denunciare la
società per danno biologico, e credo che se ci fossi stato per più tempo oggi non sarei vivo. Oggi vi parlo da
una clinica di Modena, la mia esistenza è assai condizionata.
Qual è il risultato della battaglia umana e legale iniziata 16 anni fa?
Una vittoria in tutti i gradi di giudizio, riuscendo a dimostrare il nesso di causalità tra lavoro e malattia. Nel ’97
intanto formo un gruppo con altri operai. Nel 1999 la procura di Paola apre la prima inchiesta e dopo 3
archiviazioni qualche mese fa finalmente avviene il rinvio a giudizio dei vertici dell’azienda. Ora voglio solo
giustizia, e la vogliono tutte le famiglie colpite da lutti e digrazie, perché in quello stabilimento non c’era
rispetto della salute delle persone e non c’erano le misure di sicurezza. Tutte le gestioni, Marzotto compresa,
hanno sempre messo il profitto al primo posto







Ci spieghi meglio le condizioni di lavoro e la logistica in fabbrica…
Già dagli anni ‘70 c’è una velata consapevolezza, anche da parte dell’azienda, che il lavoro è rischioso. A
fine giornata, a chi ritengono più rischio, danno una busta di mezzo litro di latte, dopo averci fatto usare freni
con pastiglie di amianto e l’unico metodo per pulire i 108 telai è l’aria compressa. Respiriamo di tutto e di più:
acido solforico, acido nitrico, varichina, prodotti coloranti azoici, ammine aromatiche, cromo esavalente,
nichel e altri metalli pesanti. La cosa grave è che i reparti di tintoria, filatura, rammendi e finissaggio umido
con tessitura collocata fra questi, sono senza separazioni. Nella tintoria non ci sono aspiratori così polveri,
fumo e vapore condizionano il lavoro di tutti. Dopo la mia denuncia del 1995, l’anno successivo la Marlane
8
Marzotto smantella e rottama tintoria tops e tintoria rock, nonché la tintoria pezze viene murata. Nei due anni
di malattia in fabbrica (dicembre ‘93/ novembre ‘95) chiedo più volte di essere spostato ma quasi per
dispetto ciò non avviene
E le visite mediche? C’è una tutela dal quel punto di vista?
In tanti anni vengo sottoposto soltanto ad un paio di schermografie toraciche, agli inizi degli anni ’60 a
Maratea e agli inizi degli ’70 a Praia Mare. Il tutto avviene nel parcheggio della fabbrica, da parte di persone
non identificate che scendono da un furgoncino. In realtà non abbiamo mai un
medico aziendale riconoscibile e di riferimento. Emblematico un episodio che
risale a un giorno del settembre ’94 quando un signore mi dice che devo passare
la visita dell’udito ed io rispondo di aver ben altri problemi. Lui sostiene di essere
il medico sin dal 1992, ma del mio tumore non sa niente. La sera successiva mi
visita nel suo studio e mi batte il martelletto sul ginocchio come se il mio
problema fosse un altro…
Almeno i sindacati si schierano a suo favore?
No, pensi che Cgil, Cisl e Uil nei primi anni di battaglie non ci sono vicini.
Soltanto la Cigl alla fine si costituisce parte civile nel processo, assieme Wwf,
Legambiente, forum ambientalista, Slai Cobas e Si Cobas. E le istituzioni più
importanti quali Regione Calabria e Provincia di Cosenza sono assenti. Tutte che
strizzano l’occhio ai “potenti”. Ma se si è arrivati al processo un motivo      ci sarà e dal 19 aprile daremo
battaglia. Siamo Pronti!


Armandino    

giovedì 19 maggio 2011

TEST BIOCHIMICI SEGRETI SUI CITTADINI INGLESI

da la tana di zak – Il Ministro della Difesa inglese ha trasformato ampie parti del paese in un laboratorio gigante per condurre una serie di test segreti sulla guerra batteriologica sulle persone. Un rapporto governativo appena rilasciato fornisce, per la prima volta, una esauriente storia ufficiale dei processi per le armi biologiche in Inghilterra tra il 1940 e il 1979. Molti di questi test hanno comportato il rilascio di sostanze chimiche potenzialmente pericolose e microorganismi su ampie porzioni della popolazione senza che alla gente fosse detto alcunché. Alcune famiglie nelle zone che hanno sostenuto l’impatto dei test segreti sono convinte che gli esperimenti hanno comportato, per i loro figli, difetti congeniti, handicap fisici e difficoltà di apprendimento.

http://www.guardian.co.uk/politics/2002/apr/21/uk.medicalscience


1. Tra il 1955 e il 1963 gli aeroplani hanno volato dal nord-est dell’Inghilterra all’estremità della Cornovaglia lungo le coste meridionali e occidentali, facendo cadere enormi quantità di solfato di zinco e cadmio sulla popolazione. Le sostanze chimiche si sono spostate per miglia verso l’interno, la loro fluorescenza ha permesso di monitorare la diffusione. In un altro esperimento condotto usando solfato di zinco e cadmio, un generatore fu posto lungo una strada vicina a Frome, nel Somerset, da dove emise la sostanza chimica per un’ora.

2.
Tra il 1961 ed il 1968 più di un milione di persone, lungo la costa meridionale dell’Inghilterra, da Torquay alla New Forest, furono esposte a batteri che comprendevano l’escherichia coli e il bacillus globigii, che simula l’antrace. Questi rilasci provenivano da una nave militare, l’Icewhale, ancorata al largo della costa del Dorset, che diffuse i microrganismi in un raggio tra le 5 e le 1o miglia.

3. Esperimenti DICE nel Dorset meridionale tra il 1971 e il 1975. Questi comportarono la diffusione nell’aria, ad opera degli scienziati militari, di imponenti quantità di batteri serratia marcescens, con un simulante dell’antrace e fenolo.

4.
Batteri simili furono rilasciati nei ‛Sabotage Trials’ tra il 1952 e il 1964. Queste furono prove effettuate per determinare la vulnerabilità dei grandi edifici governativi e del trasporto pubblico agli attacchi. Nel 1956 dei batteri furono rilasciati nella Metropolitana di Londra all’ora di pranzo, lungo la Linea Nord tra Colliers Wood e Tooting Broadway. I risultati indicano che gli organismi si dispersero per circa 10 miglia. Prove simili furono condotti nelle gallerie che corrono sotto gli edifici governativi a Whitehall.

5.
Gli esperimenti condotti tra il 1964 e il 1973 hanno compreso il far aderire germi ai fili delle ragnatele per controllare in che modo i germi sarebbero sopravvissuti in ambienti diversi. Queste prove furono attuate in una dozzina di luoghi in tutto il paese, compreso il West End londinese, Southampton e Swindon. Il rapporto dà anche i dettagli di oltre una dozzina di esperimenti sul campo più ridotti tra il 1968 e il ‛77.

mercoledì 18 maggio 2011

Università di Bergamo complice della guerra

da rompere le righe

Da fonti giornalistiche e, soprattutto, da fonti d’Ateneo, si apprende che già dal 30 agosto del 2008 l’Università degli studi di Bergamo collabora e riceve finanziamenti dalla Marina militare degli Stati Uniti d’America. Nello specifico il progetto finanziato dalla US Navy prevede un programma di ricerca effettuato presso i laboratori del dipartimento di Progettazione e tecnologie della facoltà di ingegneria di Dalmine e riguarda un contratto di ricerca triennale dedicato ai sistemi di atterraggio degli aerei sulle portaerei USA, con un finanziamento complessivo di 210.000$.
Lo staff tecnico che sta attualmente lavorando a tale progetto è guidato dal professor Baragetti Sergio, responsabile scientifico, che già in passato aveva avuto rapporti di collaborazione scientifica con enti di ricerca statunitensi.
L’obbiettivo della ricerca è quello di formulare un modello teorico-numerico che consenta di prevedere i tempi di sostituzione di componenti meccaniche utilizzate per la realizzazione dei carrelli di atterraggio degli aerei da guerra in servizio sulle portaerei americane. L’analisi dei tempi di sostituzione attraverso la previsione della vita residua dei componenti di tali sistemi meccanici consentirebbe così di ridurre i rischi di incidenti e di gestire al meglio le operazioni sul ponte.
Passato questo triennio (termine della ricerca al 30.09.2011) di ricerca ed esperimenti nei laboratori dell’università di Bergamo i risultati verranno testati sul campo e quindi direttamente sulle portaerei.
Gli aerei che usufruiranno dei benefici di tali ricerche saranno quelli solitamente imbarcati dalla U.S.Navy. nello specifico si parla di F18 Hornet e cioè di caccia bombardieri impegnati nelle operazioni di guerra nei teatri attuali come Afghanistan o, imbarcati sulle portaerei che in questi giorni incrociano nel Mediterraneo, da cui partono per bombardare la Libia in una missione che, definita umanitaria, provoca decine di morti tra la popolazione civile.
Dunque la guerra entra in maniera strisciante e subdola anche nei laboratori e nei bilanci dell’università di Bergamo. A suo tempo il progetto venne presentato con toni trionfalistici in cui l’accordo con la US Navy veniva esaltato in questi termini: “Si tratta di un progetto di ricerca all’avanguardia, il primo, ad oggi, avviato da un’università italiana con gli Stati Uniti d’America che vede coinvolto un importante ente quale la marina militare statunitense.” E ancora: “la partnership tra Ateneo orobico e l’Office of Naval Research americano rappresenta un fiore all’occhiello a livello nazionale: è la prima volta,infatti, che l’Italia e Usa collaborano a questi livelli e su un argomento tanto delicato anche dal punto di vista strategico”.

Tale complicità dell’Ateneo Bergamasco con enti militari impegnati in guerre stride ancor più se si tiene in considerazione che, sempre presso l’università è attiva una cattedra UNESCO sui Diritti dell’uomo ed etica della cooperazione internazionale che ha come obiettivo mettere in relazione enti ed istituzioni per fondare la cooperazione a partire dal riconoscimento delle diversità culturali, favorire la coesione sociale e ridurre i conflitti…(A dimostrazione dell’inutilità e della subalternità di tali organizzazioni alle politiche di egemonia degli stati occidentali).
Tutto ciò si inserisce in un quadro più generale in cui l’istituzione Università si trasforma in azienda in continua ricerca di fondi privati per far quadrare i bilanci, e per far ciò si prodiga nell’offerta di servizi di formazione, ricerca e sviluppa per altri soggetti esterni che rivestono il ruolo di clienti e finanziatori di progetti che spesso hanno la loro applicazione in ambito militare. (In un periodo di considerevoli tagli, con un aumento delle rette a carico degli studenti bergamaschi fino al 20% per l’anno accademico 2011/12 ).
Tutto ciò ci ricorda che viviamo in tempi di guerra e che la guerra è anche qui. Una guerra portata avanti all’esterno con bombe ed occupazioni militari di controllo, a cui corrisponde un fronte interno fatto di militarizzazione delle città, rastrellamenti, lager e deportazioni per i migranti, precarizzazione delle vite ed aumento degli squilibri sociali.
In tale quadro di militarizzazione dalla società anche l’Università orobica si trova dunque a giocare un ruolo determinante. Da un lato meschinamente collusa e al servizio della guerra, dall’altro impegnata con ipocrisia nella cooperazione internazionale per la pace ricalcando il classico delle due facce della stessa medaglia del militarismo. Prima si mandano gli aerei e si bombarda, poi si inviano i cooperatori internazionali per mantenere la pace imposta e congeniale all’imperialismo occidentale.
In tempi di guerra il silenzio è complicità! Manifesta la tua contrarietà!
Sabotare la guerra è possibile!
Fai sapere ciò che pensi a riguardo ai diretti responsabili:
rettore@unibg.it , ingegneria@unibg.it, segreteria.ingegneria@unibg.it, giancarlo.maccarini@unibg.it, delucate@unibg.it, sergio.baragetti@unibg.it, cattedra.unesco@unibg.it

venerdì 13 maggio 2011

Tre conigli e diverse decine di topi liberati....

Informazioni tratte da bologna.repubblica.it:

"Tre conigli e diverse decine di topi sono stati liberati nella notte fra il 5 e il 6 maggio dallo Stabulario dell'Istituto zooprofilattico sperimentale di Bologna da un gruppo che non si firma e che ha mandato queste immagini alla redazione di Repubblica. 'Dedichiamo questa notte a tutti i reclusi e gli sfruttati di qualunque specie', scrivono nella lettera allegata, 'e a tutti coloro che credono nella libertà. Entrare qui è stato facile. Entrare in un allevamento lo è anche di più. La liberazione animale è alla portata di tutti'.

Cliccando QUI è possibile visionare la galleria fotografica completa.

giovedì 12 maggio 2011

Incontri: spazio anarchico via dei ventaglieri montesanto Napoli (maggio)

13 maggio proiezione alle ore 20 del film Machete
                                                                                     22maggio ore 13:30 uno spettacolo di Andrea
                                                                                     Saggiomo
                                                                                     28 maggio ore 19:30 presentazione opuscolo "la  città   negata"
                                                                                     4 giugno ore 20:00 concerto con "Kalashnikov"