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martedì 28 agosto 2012

SUSA : Occupata la sede di Equitalia

da lavallecheresiste.

EQUITALIA Oggi 28 agosto 2012 il movimento no tav ha occupato la sede di Equitalia di Susa. Di seguito alcune testimonianze video e il testo del volantino distribuito durante l’azione che ne spiega il significato e le motivazioni. Dopo il blocco il gruppo di no tav si è poi diretto al vicino mercato della cittadino dove è stato accolto dagli applausi dei presenti. Una pressione e una attività, quella di Equitalia ormai insostenibile.
PERCHE’ BISOGNA BLOCCARE EQUITALIA
Tu paghi le tasse e il governo, i politici, i finanzieri e le banche con i tuoi soldi o si arricchiscono o li sprecano costruendo opere inutili come il tav Torino Lione. Sì questo è quello che succede ai tuoi sacrifici, ai tuoi risparmi, alle tasse che tu paghi. Dalla busta paga, nelle bollette della luce e del gas, per ogni litro di carburante, nelle tasse scolastiche, in tutte le imposte che ci vengono fatte pagare c’è questo spreco, investimenti inutili che non migliorano la nostra vita, che non portano lavori utili e sani e che distruggono i territori in cui viviamo. Quando poi per tutti i motivi che conosciamo bene, le difficoltà della vita, la mancanza di lavoro e di uno stipendio dignitoso non riesci a pagare una bolletta, una tassa sulla tua casa, l’affitto o la semplice rata dell’asilo dei tuoi figli e molto altro ancora ecco che spunta EQUITALIA. Questa società di riscossione si comporta oggi come una banda di usurai che ti impicca nei tuoi debiti, li raddoppia, ti ruba la casa, ti blocca la macchina e ti porta via ingiustamente i sacrifici di una vita o peggio per chi è già in una situazione difficile anche il minimo per poter vivere. Tutto questo non è giusto e va fermato. Prima di ogni sacrificio, prima di ogni bolletta, di ogni multa, di ogni tassa ci sei tu, le persone a cui vuoi bene, la tua vita. Non dobbiamo sentirci sconfitti, non dobbiamo rimanere soli, dobbiamo avere il coraggio e la dignità di dire basta a queste rapine, a questi sequestri, a queste tasse che sono troppe e ingiuste. Come nella difesa del territorio valsusino il movimento no tav oggi ha deciso di dire no anche a questo. Un no chiaro per fermare una cosa sbagliata e proporre tante cose semplici e giuste.
- Perché il referendum sull’acqua pubblica sia rispettato e le persone possano avere l’acqua anche se non riescono a pagare la bolletta e non si vedano arrivare a casa una raccomandata di riscossione o sequestro di beni.
- Perché le tasse sui rifiuti siano diminuite e gli eventuali debiti dei cittadini siano valutati dai comuni e non da un ufficiale giudiziario il cui unico obiettivo è recuperare denaro e non aiutarli.
- Perché se non riesci a pagare la bolletta della luce ti sia lasciata una fornitura minima per vivere e non ti venga staccato il contatore.
- Perché sia garantita ai nostri figli la scuola, la mensa scolastica, i libri anche se non siamo in grado di pagare le rate e perché queste difficoltà non diventino dei debiti.
- Perché la mancanza di lavoro e prospettive non è stata causata da noi ma da decenni di governi incapaci, da una casta di corrotti e da un sistema bancario di sanguisughe che trasforma le nostre difficoltà in debiti.
- Perché il lavoro, la salute, l’acqua, la luce, il gas, la casa, l’istruzione sono dei diritti e non possono diventare dei debiti.
EQUITALIA ingigantisce i debiti non giusti e non veri di ognuno di noi ogni giorno. A Teramo, in una terra semplice e laboriosa come la nostra ad inizio agosto due anziani pensionati si sono impiccati abbracciandosi perché al loro figlio equitalia aveva pignorato la casa in cui viveva. Molte altre persone come loro si sono arrese e si sono suicidate in questi anni, noi pensiamo invece che si possa lottare insieme per superare queste difficoltà.
E’ NECESSARIO BLOCCARE EQUITALIA, SUBITO ORA E SEMPRE NO TAV !
Movimento No Tav

lunedì 16 luglio 2012

Lazio - Dall'occupazione Improbabile

Dopo più di un mese, l'Improbabile è vivo e lotta senza sosta sui monti Sibruini del Lazio.
I lavori per ristrutturare il primo casale procedono a gonfie vele. Dobbiamo ringraziare l'enorme solidarietà attiva dimostrataci dai compagni e dalle compagne di Roma. Senza l'aiuto prezioso di molti di voi, ora staremo molto più indietro nell'obiettivo di rendere vivibile il casale prima dell'inverno.

Sono ormai due settimane abbondanti che non si fa vedere nessun nemico, né civile né in divisa. Abbiamo la necessaria tranquillità per poter continuare a costruire quel luogo di sperimentazione, di autoproduzione e attacco diretto al capitale che vive nella nostra immaginazione, ma che ogni giorno prende sempre più concretezza.

L'attacco alla proprietà privata è palese nell'atto stesso di sottrarre ad un capitalista uno stabile abbandonato da decenni. L'autoproduzione e lo scambio di conoscenze vive nella fatica di ogni giorno. L'orizzontalità e la solidarietà fra gli occupanti è un altro dei pilastri fondamentali che regge l'Improbabile riuscita di questo progetto.

Rinnoviamo l'invito a venirci a trovare, per qualche giorno o solo per poche ore. Il contributo di tutti e tutte è fondamentale per noi, e penso sia una buona occasione per chi viene per immergersi nel verde, rinfrescarsi con i fiumi e i torrenti della montagna, sfogarsi con lavori manuali.

Finiamo dicendo che nonostante le montagne possano apparire lontane dalle contraddizioni della città, abbiamo seguito con apprensione e sincera solidarietà gli sviluppi dell'infame processo ai 10 compagn* per il G8 di Genova del 2001.
Le condanne emesse non ci stupiscono, sono la diretta conseguenza dell'esistenza dello Stato, che in quanto tale deve autoperpetrarsi.
E lo fa incarcerando chi tenta vie differenti, chi lo attacca frontalmente senza fronzoli o tatticismi sofisticati.
Ci sentiamo di dire che quello che l'improbabile sta tentando di fare, è proprio di continuare a battere quelle vie, perchè i sentieri si allargano a forza di camminarci.


fonte: informa-azione

domenica 6 maggio 2012

Roma – Sull’occupazione e lo sgombero di via Prenestina 44


E’ durata poche ore l’occupazione di un locale di proprietà delle Ferrovie, sgomberato col sopraggiungere di quattro blindati intenzionati a chiudere nel più breve tempo possibile una, seppur, breve, nuova esperienza di lotta e autorganizzazione. Nel giro di poche settimane già due gli sgomberi eseguiti a Roma, un giro di vite a cui occorrà far fronte senza cedere al ricatto e alla paura.
Qui l’audio dello sgombero:

APRIAMO SPAZI DI LIBERTA’
Abbiamo deciso di occupare dei locali abbandonati da anni in via Prenestina 44. Abbiamo deciso di aprire uno spazio di Libertà.
Questa scelta assomiglia più ad una scommessa che ad un progetto tracciato a tavolino. Ma non c’è nulla da vincere o da perdere, una scommessa intesa come tentativo. Abbiamo delle idee, qualche proposta e poche certezze. Amiamo la libertà, odiamo le gabbie. Tra sfruttati e sfruttatori stiamo dalla parte dei primi. Vogliamo essere artefici delle nostre vite per non doverle svendere per un lavoro di merda. Desideriamo riprenderci e costruire ciò di cui abbiamo realmente bisogno, piuttosto che elemosinare inutilità. Vediamo nello Stato, negli eserciti e nelle polizie degli ostacoli alla possibilità di vivere in comune accordo tra individui.
La nostra ambizione è quindi che tra queste quattro mura si sviluppino rapporti, si scambino saperi, si coltivino esperienze. Che insomma, si affilino le lame per difendere le nostre esistenze dalla desolazione e dalla rassegnazione nelle quali siamo abituati a vivere.
Assemblee, incontri, dibattiti, brindisi, mangiate, scambi di idee, presentazioni, chiacchierate sono le idee che abbiamo in testa per far rivivere questo vecchio seminterrato. Crediamo possano essere un importante punto di partenza. Non basteranno certo a sovvertire questa società ingiusta, ma non potremmo farne a meno. Abbiamo bisogno di incontrarci, abbiamo bisogno di incontrare persone che come noi sentono il peso dell’isolamento in cui vorrebbero relegarci.
Abbiamo bisogno di tutto.
Per tutto questo ci teniamo bene a distanza da partiti e istituzioni, da fascisti e polizia. Per questo siamo arrabbiati. Per questo e per molto altro siamo anarchici e anarchiche.
Roma 02/05/2012
I compagni e le compagne di via Prenestina 44

Volantino distribuito dopo lo sgombero:
Oggi, 2 Maggio, abbiamo occupato un locale abbandonato di proprietà delle Ferrovie dello Stato situato in via Prenestina 44 a Roma. Volevamo aprire uno spazio di libertà.
Dopo poche ore, nelle quali si è tenuta una colazione sul marciapiede antistante lo spazio, siamo stati sgomberati da un massicio contingente di polizia accorso precipitosamente. In seguito gli sbirri si sono presi la briga di murare l’ingresso per scongiurare il pericolo – vista la foga sembrava temessero che da quella stanza potesse uscire il Demonio in persona.
In questi tempi di crisi sembra che la principale occupazione della polizia sia quella di reprimere  chiunque tenta di riprendersi un po’ di tutto quello che ci viene rubato dai padroni. Quando non si dedica direttamente ad ammazzare i poveri come recentemente accaduto a Ravenna, Firenze e Milano.
In questi tempi di crisi conosciamo chi specula sulla nostra pelle, ad esempio Trenitalia, che impone tariffe sempre più care e tagli al personale per reperire i fondi che poi sperpera nel progetto inutile e nocivo delle linee ad alta velocità (TAV). Per questo qualche settimana fa, durante le iniziative in appoggio alla lotta in Val di Susa, i NO TAV hanno tentato di occupare degli uffici di Trenitalia per aprire uno spazio di lotta. Non proviamo alcun rimorso ma anzi piacere nel riprenderci qualcosa da queste sanguisughe di regime.
In questi tempi di crisi, in cui ci vogliono lasciare tutti in mutande ed imporci di stare zitti, è importante alzare la testa. Lottiamo per riprenderci immediatamente quanto ci viene tolto: la possibilità di soddisfare i nostri bisogni. Lottiamo insieme a quelli che comprendono quanto accade e non vi si rassegnano. Le occasioni sono tante, la fantasia non ci manca, andiamo avanti.
Abbiamo più desideri noi, da esaudire, che loro celerini per reprimerli!
Occupanti di via Prenestina 44

martedì 17 aprile 2012

Bologna – Perche’ abbiamo occupato lo stabile di via libia 67

da anarchaos

da emiliaromagna.indymedia.org

La sera del 13 aprile abbiamo occupato lo stabile di proprietà della provincia situato in via Libia 67 A Bologna in risposta agli espropri dei terreni della popolazione della Val Susa, legalizzati il giorno 11 aprile, per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.
Da tempo il ritornello “portare la Valle in città” sta rimbalzando in tutta Italia arrivando ad oltrepassarne i confini. Siamo convinti che questo significhi innanzitutto riportare in ogni città la determinazione che le lotte dei valsusini hanno avuto nel corso degli ultimi 20 anni, per riuscire ad individuare in ogni territorio le pieghe delle contraddizioni di questo sistema e ad infilarsi al loro interno per contrastarle.
Viviamo in territori violentati in nome delle scelte economico-politico-strategiche di chi detiene le chiavi del potere.
Lorsignori ci parlano di “valorizzazione del territorio” e di “riqualificazione” e per farlo rendono i nostri quartieri e le nostre valli degli eterni cantieri con la promessa di farci vivere in luoghi migliori, più efficienti, più funzionali, più sicuri… ma ciò che resta è solo la devastazione delle lobbies del cemento.
Progettano il futuro sulla base di un efficientismo economico che non risponde a null'altro se non ali loro stessi profitti chiedendo però enormi sacrifici a tutti noi.
Puntano a relegare nelle periferie dell'esistente chi è sfruttato, perchè se alzasse la testa sarebbe troppo pericoloso.
Incarcerano chi si oppone ai loro meccanismi di sfruttamento e devastazione perchè in questa società è necessario restare allineati per far parte del gioco.
Riempiono le strade di valle e di città di sbirri e militari per abituarci alla loro presenza e alla loro idea di sicurezza basata su una violenza bruta ma legalizzata.
Il mondo che vogliamo non è solo un mondo senza TAV. Questo ci ha insegnato la lotta che da anni va avanti in Val di Susa.
A Bologna abbiamo occupato uno stabile di proprietà della provincia che come ultima destinazione ha avuto quella di sede della polizia municipale. Dopo due bandi di vendita andati a vuoto l'area di via Libia 67 è rimasta inutilizzata.
Vogliamo condividere con tutto il quartiere questo spazio, per farne un luogo aperto e non un fortino (come dicono i giornali in questi giorni), per creare un luogo di socialità autentica e non quella che ci impone chi non sa far altro che costruire centri commerciali, per condividere ciò che ciascuno di noi conosce e sa fare, per sviluppare legami diversi da quelli che ci impongono il lavoro, la velocità del denaro, la paura di non saper cos'altro cercare.
Temono la libertà perchè le loro gerarchie non la possono controllare, non ne conoscono la bellezza e non la conosceranno mai.
OCCUPANTI NO TAV VIA LIBIA 67 – BOLOGNA

lunedì 12 marzo 2012

Sabato di nuovo in piazza: con chi lotta contro la Tav, con chi lotta per il diritto alla casa, con chi lotta contro il carcere

da http://baruda

 
 
 
 
 
 
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SIAMO TUTTI NO TAV  – SIAMO TUTTI SENZA CASA
Venerdì 9 Marzo circa 200 precari dei movimenti per il diritto all’abitare hanno messo in atto una protesta pacifica occupando l’androne ed il tratto di strada antistante il CIPE (comitato interministeriale per la programmazione economica), che proprio quel giorno approvava ulteriori finanziamenti a compensazione per la TAV.
1 km di TAV = 1000 case popolari questo era lo slogan della manifestazione con la quale si voleva affermare non solo il principio della solidarietà con i valsusini, ma che la lotta NO TAV, per quello che rappresenta è anche la lotta per i nostri  bi–sogni e per i nostri diritti.
Il pestaggio della polizia, il contemporaneo sgombero della tendopoli dello spreco in via Marcello Boglione in VII° Municipio, il successivo tentativo (fallito) di sgombero dell’occupazione di via di casal boccone con l’uso di lacrimogeni e la distruzione totale della struttura da parte dei reparti della celere, l’arresto di 4 attivisti (ora 3 a piede libero ed uno –paolo – agli arresti domiciliari con restrizione totale della possibilità di comunicare), hanno trasformato una protesta simbolica in una vergognosa giornata di repressione delle lotte sociali e del dissenso.
Le responsabilità di quanto accaduto sono chiare e precise. Vanno cercate nelle politiche liberiste ed antipopolari del governo Monti che dopo aver nuovamente massacrato il diritto alla pensione, prosegue ora nella privatizzazione e nella svendita dei beni comuni, in una nuova contro –riforma del mercato del lavoro che rinchiuderà definitivamente le nostre vite in uno stato di precarietà assoluta e permanente.
Vanno cercate nel Sindaco di Roma Alemanno  che prosegue nelle sue politiche di s–vendita del patrimonio pubblico e dei beni comuni – privatizzando ancora l’acqua ed i servizi pubblici locali, regalando ancora la città agli interessi forti delle banche e dei cementificatori. Vanno cercate nella persona del questore di Roma che, mentre la città cade nelle mani della criminalità organizzata, sceglie di prendersela con chi non può permettersi affitti e mutui da 1000 o 1500 euro al mese, promettendo un escalation di arresti e sgomberi.
Ora è chiaro, oltre all’emergenza legata alla crisi economica c’è n’è un altra. La chiusura di ogni spazio di agibilità sociale e politica, la repressione di chi reclama i propri diritti o semplicemente esprime il proprio dissenso e le proprie idee, come accaduto anche con le condanne e le accuse spropositate addebitate  ed inflitte a persone riconosciute o rastrellate a caso durante le grandi manifestazioni di piazza. Per questo crediamo che non solo i movimenti per il diritto all’abitare, ma una città intera, debba mobilitarsi per impedire questa deriva poliziesca e autoritaria.
2,7 miliardi di euro è il costo del solo tunnel TAV della valsusa. Oltre 20 miliardi di euro il costo della intera tratta Torino – Lione (senza contare i finanziamenti per le compensazioni).
Con questi soldi:
Quante casa popolari potrebbero essere realizzate? Quanti Asili Nido? Di quanti ospedali potrebbe essere impedita la chiusura? Quanti centri anti-violenza potrebbero  essere finanziati? Quanti luoghi potrebbero essere recuperati e messi  a disposizione della cittadinanza? Quanti precari e disoccupati potrebbero ricevere un reddito minimo garantito?
Fermiamo questa folle corsa ai profitti di pochi a danno di tutti. Continuiamo a lottare per il diritto alla casa e all’abitare. Per la difesa dei territori, dei beni comuni, dell’acqua pubblica. Per una cultura libera ed indipendente. Per l’accesso e la libera circolazione dei saperi e delle persone. Per la garanzia di servizi pubblici e di qualità. Per i diritti dei lavoratori e un reddito minimo garantito per disoccupati e precari. Per la libertà di pensiero e di movimento.
Le lotte sociali non si arrestano. I nostri diritti e le nostre idee non si sgomberano.
Un’altra Roma è possibile. Un altro mondo è necessario
SABATO 17 MARZO 2012 ORE 15.00
DA PIAZZA VITTORIO
CORTEO CITTADINO
Invitiamo ad organizzare in questi giorni mobilitazioni diffuse in ogni territorio
Paolo Libero! Tutte e Tutti i Liberi!
 
MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE
 

mercoledì 7 marzo 2012

Grecia: lettera dall'ospedale occupato di Kilkis

 
 
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I lavoratori dell’Ospedale di Kilkis, a nord di Salonicco, hanno occupato il nosocomio e lo stanno gestendo sotto il loro controllo. Questa lettera è stata indirizzata al sito www.marxist.com come ringraziamento per l’appoggio alla loro lotta e descrive efficacemente il crollo delle condizioni di vita e di lavoro ma anche la determinazione dei lavoratori greci.
Lettera da Leta Zotaki,
presidente dell'E.N.I.K., ospedale di Kilkis, Grecia


Ciao a tutti.
Grazie molte per il vostro interessamento e il vostro appoggio.
L'occupazione dai parte dei lavoratori dell'ospedale di Kilkis è cominciata Lunedì 20 Febbraio alle 8.30 locali.
Questa occupazione non riguarda solo noi, i medici e i lavoratori dell'ospedale di Kilkis. Non riguarda nemmeno solo il sistema sanitario nazionale greco, che in verità sta crollando. Stiamo combattendo perché quello che è veramente in pericolo adesso sono i diritti umani e le nostre vite. E questa minaccia non è contro una sola nazione, pochi paesi o poche fasce sociali ma riguarda la classi sociali medie e basse in Europa, America, Asia, Africa, nel mondo intero.
La Grecia di oggi è la fotografia del domani di Portogallo, Spagna, Italia e del resto dei paesi di tutto il mondo.
I lavoratori dell'ospedale di Kilkis e della maggior parte degli ospedali e degli ambulatori in Grecia ricevono gli stipendi in ritardo e alcuni di loro si vedono i salari ridotti praticamente a zero. Uno dei miei colleghi è stato trasferito in cardiologia in stato di shock quando si è accorto che invece di ricevere i soliti 800 euro (si, è questo lo stipendio mensile) dallo stato, ha ricevuto un avviso che diceva che non solo non sarebbe stato pagato questo mese ma avrebbe dovuto restituire 170 euro. Altri lavoratori sono stati pagati solo 9 (nove) o 4 euro o anche meno per questo mese. Quelli di noi che ancora ricevono uno stipendio li aiuteranno in ogni modo che possono.
Questa è una guerra contro la gente comune, contro l'intera popolazione. Quelli che sostengono che il debito pubblico della Grecia sia il debito dei greci, mentono. Non è il debito dei greci. È stato creato dai governi in collaborazione con i banchieri con l'intento di schiavizzare la gente.
I prestiti  alla Grecia non sono utilizzati per gli stipendi, le pensioni e la previdenza pubblica. È esattamente l'opposto: stipendi, pensioni e previdenza sono utilizzati per pagare i banchieri. Stanno mentendo. Contrariamente a quanto sostengono, essi non vogliono una società libera dal debito.
Essi stessi hanno creato il debito (con l'aiuto dei governi e dei politici corrotti) per il loro stesso profitto. Hanno messo un banchiere a fare il primo ministro per assicurarsi che "l'affare" venga portato a termine. Il nostro primo ministro Loukas Papadimos non è stato eletto da nessuno. È stato investito dalla Banca Centrale Europea e dai banchieri con l'aiuto dei politici corrotti europei e greci. Questo è il loro moto d'intendere la "democrazia"!
I debiti sono creati dai banchieri che monetizzano l'aria fritta e accumulano interessi grazie ai nostri governi che glielo consentono. E poi continuano a sostenere che per questi debiti siamo tu ed io e i nostri figli e nipoti che dovremo pagare con le nostre risorse economiche personali e nazionali, con le nostre stesse vite. Ma noi non gli dobbiamo niente. Al contrario, sono loro che devono alla gente la gran parte delle fortune che hanno accumulato grazie ai politici corrotti.
Se non apriremo i nostri occhi davanti a questa verità, diventeremo presto tutti schiavi, lavorando per 200€ al mese o anche meno. Almeno per quelli di noi che avranno ancora un lavoro!
Nessuna assistenza sanitaria, niente pensione, senza tetto e indigenti, come è adesso per i miei concittadini in Grecia. Migliaia di loro vivono per strada nell'indigenza.
Non abbiamo alcuna intenzione di dipingere la realtà più scura di quello che è. Questa situazione non è colpa di un errore o di un incidente economico o finanziario. È l'inizio di una triste fase di un lungo processo conseguenza di un piano progettato con molta cura, un processo cominciato decenni fa.
Dobbiamo combattere uniti contro questo piano neoliberale. Ed è questo che stiamo facendo adesso a Kilkis e in tante città in tutto il mondo.
Per il momento non abbiamo ancora considerato l'ipotesi di aprire un conto per le donazioni in sostegno alla nostra lotta. Potemmo comunque averne bisogno fra qualche mese o addirittura qualche settimana, se la situazione dovesse peggiorare. Quello di cui abbiamo più bisogno è sostegno e visibilità. Le singole lotte locali in tutto il mondo devono essere diffuse e devono ottenere un sostegno di massa se vogliamo vincere la guerra contro questo sistema corrotto. Se vi viene in mente qualunque altro metodo per diffondere le nostre idee e notizie su di noi, ne saremo lieti.
Ancora, non vi ringrazieremo mai abbastanza per le vostre parole affettuose. La vostra solidarietà ha un profondo significato per noi.
Potete contattarci al seguente indirizzo email: enosi.kilkis@yahoo.gr

Vostra,
Leta Zotaki,
direttore del Dipartimento di radiologia, Ospedale di Kilkis
Membro del consiglio generale dei lavoratori,
Presidente di E.N.I.K. (Unione dei medici del sistema sanitario nazionale greco, Kilkis)

giovedì 5 gennaio 2012

Rimini: Sgomberati e denunciati occupanti sede Amir

da http://www.osservatoriorepressione.

“Noi non ci arrendiamo”. Con questa frase, urlata da una delle attiviste, si è conclusa l’occupazione che ha coinvolto ieri, per otto ore, la sede dell’Amir in via Dario Campana 61, occupata dalle 10 del mattino da più di 40 giovani appartenenti al movimento “#Occupy Rimini”. I ragazzi, dopo mezza giornata all’interno dello stabile, appartenente al Comune ma abbandonato da anni, sono stati invitati a uscire, dalle forze dell’ordine e identificati uno ad uno.
Uno sgombero tranquillo e senza scontri, gestito da polizia di Stato, carabinieri, polizia municipale e dai reparti mobili di Bologna e Senigallia. Il tutto accompagnato dalla denuncia formalizzata da parte dell’amministratore dell’Amir per invasione di terreni ed edifici, ma anche dalla soddisfazione, da parte dei giovani, di aver ottenuto, in parte, quanto richiesto. “Dobbiamo riappropriarci del sociale e degli spazi abbandonati per creare luoghi d’incontro in cui si possa dare risposta ai bisogni della società, promuovendo iniziative volte ad affrontare la crisi”. Questo il movente dell’occupazione, che non a caso ha scelto l’antico edificio di via Dario Campana per manifestarsi. Uno stabile come tanti, appartenente al Comune, ma in disuso da troppo tempo. Spazio che, se adeguatamente valorizzato, potrebbe essere usato a scopi sociali.
Il percorso presentato ieri dagli occupanti, durante la conferenza stampa con i giornalisti, si chiama “Progetto Laboratorio Sociale Cittadino” e prevede una serie di iniziative rivolte soprattutto alle fasce meno agiate della società. Si parla di sportelli per la tutela del lavoro precario, dei migranti, per l’orientamento sanitario, ma anche di proposte dedicate alla famiglia e ai più giovani come il progetto doposcuola o la ludoteca. A questi si aggiungono poi svariati laboratori come quello fotografico, musicale, di erboristeria e corsi dedicati al restauro e al riciclo.
“Il fine ultimo di questa giornata non è l’occupazione, ma il raggiungimento di un confronto con l’amministrazione sulla necessità di un percorso come quello proposto”, spiega Federica, una delle attiviste. E il dialogo sembra ci sia stato. Proprio ieri pomeriggio, infatti, l’assessore per le pari opportunità, Nadia Rossi, ha fatto visita agli occupanti in rappresentanza dell’intera amministrazione e insieme hanno fissato un appuntamento per la prossima settimana al fine di discutere.
Anche Fabio Pazzaglia, del Gruppo Consigliare Sel – Fare Comune, si dimostra entusiasta: “Ho avuto il piacere di dare un’occhiata al progetto e mi sembra valido – commenta –. E’ stato scelto uno strumento come l’occupazione, probabilmente per attirare maggiormente l’attenzione su tematiche poco considerate”. Una scelta illegale, però, seppur basata su questioni di tutto rispetto e che ha causato anche qualche momento di tensione.
“Un’esagerazione”, commentano alcuni occupanti in riferimento alla quantità delle forze dell’ordine. “Abbiamo solo voluto porre all’attenzione di tutti questioni importanti, ma siamo stati trattati come criminali”.

fonte: Il Nuovo Quotidiano di Rimini

venerdì 2 dicembre 2011

Una nuova occupazione

da autistici.org

Siamo i vostri nuovi vicini di casa…
«Questa mattina siamo entrati in un edificio abbandonato in via Lanino 2, al Balon, per abitarci. Alcuni di noi sono stati sbattuti fuori dalle case in cui vivevano, sgomberati o sfrattati con violenza dalla polizia. Un’ operazione che aggiunge solo un’ altra casa vuota alle migliaia già presenti in città. E questo è il vero problema. Prendere una casa in affitto è molto difficile per tutti, a causa delle tante garanzie che i proprietari chiedono. Ancor più difficile è riuscire, mese dopo mese, a continuare a pagare questo affitto. La maggior parte delle case sfitte presenti in città sono in mano a pochi proprietari privati o società immobiliari. Così, in questa come in altre città, sempre più numerosi stanno diventando gli sfratti che minacciano di gettare in mezzo a una strada centinaia di uomini e donne. Avere un tetto sopra la testa sta diventando un lusso. Noi crediamo invece che tutti debbano poter avere una casa in cui vivere. E in cui vivere bene, senza dover essere costretti a stare ammassati in spazi stretti per la mancanza di soldi o di documenti. Per questo abbiamo deciso di occupare alcuni appartamenti vuoti. Siamo tra i tanti che vogliono una casa.»
«È importante rendersi conto di non essere soli. La solidarietà è il primo passo per resistere alla minaccia degli sfratti. Discutere, aiutarsi e lottare insieme è il presupposto per poter prendere, e difendere, una casa.»
(Questo è il testo del volantino che dalla mattina di giovedì 1 dicembre gli occupanti di via Lanino 2 stanno distribuendo agli abitanti e ai passanti in Borgo Dora a Torino)

martedì 29 novembre 2011

Napoli, occupato il Pronto soccorso San Gennaro

da infoaut



  • altNon si ferma la contestazione nei quartieri di Napoli contro i piani si espropriazione e saccheggi compiuto dall'austerity, giocata su ogni livello, locale nazionale o internazionale. Questa mattina è stato occupato il Centro unico di prenotazione (Cup) e la Cassa ticket dell'ospedale San Gennaro di Napoli per continuare la mobilitazione per impedire la trasformazione del Pronto soccorso in Servizio di primo soccorso per le urgenze territoriali (Psaut), come imposto dal commissariato straordinario dell'Asl Napoli 1 Centro. La direzione sanitaria del San Gennaro ha chiesto l'intervento delle forze dell'ordine per lo sgombero dell'occupazione.
    Dentro questo filone di battaglia territoriale, che attacca frontalmente il diritto alla salute per la cittadinanza tutta, nella misura in cui - in questo caso - non soddisfa le necessità del territorio, ieri l'ospedale è stato 'impacchettato' con striscioni e cartelli, per 'non far scappare via il pronto soccorso'.
    Quest'ultimi sono stati gli ultimi segmenti di una lotta in piedi da tempo, fatta di blocchi stradali, fiaccolate nel quartiere, etc. Mobilitazione contro lo smantellamento del sistema sanitario pubblico varato dall'amministarzione regionale di Caldoro in ossequio ai tetti di spesa imposti dall'Unione Europea verso quelle regioni che hanno 'sforato' i cosiddetti tetti di spesa.

    domenica 23 ottobre 2011

    Cile, studenti occupano il Senato

    da ustation.it

    Scritto da Alberto Conti il 21 ottobre 2011

    Per otto ore, un gruppo di manifestanti ha occupato l'aula del Senato mentre mentre una sottocommisione discuteva il budget da destinare all'istruzione. Gli studenti vogliono un referendum sull'istruzione



    Ieri, un gruppo di studenti è entrato nell’aula del Senato di Santiago occupandola per otto ore. Solo dopo lunghe trattative e dopo aver parlato con alcuni rappresentanti dell’opposizione, gli studenti  hanno abbandonato l’aula. La loro richiesta è l’istituzione di un referendum sull’istruzione.

    Tutto è iniziato mentre al Senato era in corso una discussione sul budget previsto per L’istruzione. Poche ore prima un gruppo di manifestanti era stato allontanato da parte delle forze dell’ordine dalla sede del Congresso a Valpaisio.

    Dopo l’occupazione dell’aula del senato, la polizia ha circondato l’edificio e bloccato l’ingresso ad una folla di studenti che, invitata via web dagli occupanti, ha cercato di accedere al palazzo del Senato della capitale cilena. Grazie all’intervento del presidente del Senato, Guido Girardi la situazione si èsvolta in maniera pacifica. Infatti Girardi ha avviato un dialogo con gli studenti promettendo loro che non sarebbero stati allontanati dall’aula in maniera violenta.

    Gli studenti sono usciti dall’aula dopo che i senatori dell’opposizione hanno promesso che sarà discussa la possibilità di istituire un referendum sull’istruzione. Tutti gli occupanti sono poi stati portati al commissariato per essere identificati. Nonostante le promesse, non sarà facile l’istituzione di un referendum in quanto La costituzione cilena consente di ricorrere al referendum solo in casi particolarmente gravi, per esempio quando ci siano inconciliabili divergenze tra il Congresso e il presidente.

    Già lo scorso ottobre gli studenti cileni avevano organizzato un referendum non ufficiale a cui secondo gli organizzatori hanno votato oltre un milione di persone.

    lunedì 3 ottobre 2011

    Ponte di Brooklyn occupato, 700 arresti a New York

     da infoaut



    Circa 700 manifestanti, disoccupati, reduci di guerra, studenti e insegnati, sono stati arrestati oggi a New York,  dopo aver occupato il ponte di Brooklyn ed essere partiti in corteo. Questi settecento manifestanti non sono altro che una piccola  parte di quasi 2000 persone che da due settimane hanno occupato Zuccotti Park, tra la Broadway e Liberty Street, non lontano dai grattacieli di Wall Street, con la chiara intenzione di rimanerci per mesi, ponendolo come base operativa per  l’avvio dell’autunno americano.
    Il movimento contesta le politiche dell’amministrazione Obama, messe in atto per fronteggiare la crisi economica, colpevole esso stesso di essere "schiavo" di quelle logiche del sistema finanziario americano che come simbolo ha Wall Street. Ma non solo l’amministrazione Obama è nel mirino dei manifestanti ma l’intera  classe politica americana, colpevole di non ascoltare le richieste della gente, di chi realmente la crisi la vive sulla propria pelle a discapito di logiche finanziare, le stesse logiche che stanno portando anche gli stati uniti alla bancarotta.
    La manifestazione di oggi non è un caso isolato perchè iniziative di questo tipo si stanno allargando come macchia d’olio in tutti gli Stati Uniti, da Washington e Boston dove oggi sono state fermate altre 24 persone che partecipavano a un sit-in non autorizzato davanti alla sede di Bank of America, grazie alla rete di comunicazione con strumenti come YouTube, Facebook, Twitter, denominatori comuni di tutte le lotte che hanno caratterizzato il 2011, Tunisia, Egitto, Spagna, Grecia, etc.
    Gli arresti di oggi non hanno di certo scoraggiato la protesta, difatti il movimento ha già dato l’appuntamento per il 6 ottobre a Washington, simbolo della politica e delle lobby, in occasione del decimo anniversario della guerra in Afghanistan.

    giovedì 4 agosto 2011

    Volturno occupato sotto sgombero!

    da infoaut



  • altArrogante ed intollerabile gesto della sedicente proprietà che stamattina ha mandato 7-8 guardie private per sottrarre militarmente il volturno a chi da tre anni lo ha riportato alla vita! Per quanto ci riguarda nessuno potrà mai comprare il diritto a prendere l'ex cinema teatro volturno e trasformarlo in un bingo! Hanno deciso di mettere in mezzo delle squadracce a pagamento e orasono sotto assedio da parte ci decine e decine di occupanti. Chiunque può accorra perchè il volturno va ripreso subito e perchè nessun altro si permetta in futuro di contrapporre dei mercenari alle nostre lotte.
    Il volturno è di tutti e ce lo riprendiamo!
    Volturno Occupato
    Assessorato Popolare della Crisi Abitativa!
    Da indipendenti.eu

    Roma: Sgomberato il Volturno!


    Stamattina un branco di guardie private guidate da un sedicente neoproprietario hanno sgomberato il Volturno, introducendosi, cambiando le serrature e presidiando il posto.
    Al momento compagne e compagni stanno accorrendo.
     

    Atene - Sgomberata e ripresa occupazione anarchica Skaramanga



    fonte: contrainfo.espiv.net [anche immagini e video]

    Sgombero

    Questa mattina (29 luglio) nella via Patission 61 l’occupazione Skaramaga ad Atene è stata sgomerata da ingenti forze di polizia, in seguito all’azione legale fatta dai proprietari dell’edificio. Una persona che è entrata nell’edificio per essere presente al procedimento di sfratto è stata arrestata. Un’altra settantina di persone che hanno cercato di avvicinarsi al palazzo è stata respinta dalle numerose forze di polizia.

    Ri-occupazione

    15.30 GMT+2: I compagni hanno rioccupato l’edificio.Riferiscono di alcuni danni e oggetti mancanti. Un’assemblea aperta è stata indetta per questa sera alle ore 18.00 presso lo squat (Patission e via Skaramaga ).

    15.00 circa GMT+2: Almeno quattro squadre della polizia anti-sommossa si muovono verso l’assembramento di gente  per liberare la strada. I manifestanti si ritirano nel cortile del Politecnico.

    14.00 GMT+2 I poliziotti e l’Ufficiale Giudiziario stanno lasciando lo squat.La polizia ha sequestrato vari oggetti e il computer dell’occupazione.

    13.00 circa GMT+2:  Circa 150 persone in solidarietà sono riuniti al Polytechnio [Politecnico di Atene] e hanno bloccato la via Pathission per un’ora srotolando uno striscione, scandendo slogan e scrivendo frasi contro questa operazione di polizia sui bus pubblici che passavano.

    Solidarietà

    Circa 100 persone in solidarietà con l’anarchico arrestato durante il raid della polizia all’occupazione Skaramaga, si sono riunite oggi (30 luglio) presso il Palazzo di Giustizia in Evelpidon ad Atene. Il compagno, accusato di tre reati minori, è stato rilasciato e una nuova data del processo è stata fissata per il 10 agosto.

    Un’incontro di contro-informazione, concernente l’incursione dei poliziotti all’occupazione Skaramaga, è stato fissato per Martedì, 2 agosto alle 19.00 a piazza Monastiraki.