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martedì 3 luglio 2012

Asturie, minatori di nuovo sulle barricate. Scontri e arresti

da .infoaut.

  • minatori_articoloVisto cheRajoy non dà segnali di voler mediare sulla decisione di tagliare di due terzi i fondi finora destinati al sostegno dell’industria carbonifera spagnola, i minatori sono tornati sulle barricate. Undici arresti.Questa mattina centinaia di lavoratori delle miniere sono tornati a bloccare strade statali e autostrade in numerosi punti della battagliera regione delle Asturie, nel nord della penisola. Il blocco più consistente è stato realizzato sulla N-632 a  Muros del Nalón ma barricate sono state piazzate anche sulla cosiddetta Autostrada delle Miniere (la AS-I) e la autostrada A-66 all’altezza della località di Ujo. Quella che bloccava l’autostrada AP-6 all’altezza di Huerna è stata abbandonata nel corso della mattinata. L’ultima interruzione si è verificata lungo la Oviedo-La Espina in località Vega de Anzo. Non si sono salvate neanche le strade ferrate, così come accade ormai da settimane: i minatori hanno piazzato una barricata anche sui binari del treno tra le località di Soto e Pola de Lena, sempre nelle Asturie, rallentando di parecchio la circolazione dei treni.
    Sia durante il blocco dell’Autovía Minera che della A-66 a Ujo i minatori si sono scontrati con i reparti in tenuta antisommossa della Guardia Civil che hanno tentato inutilmente di impedire la collocazione delle barricate. A Ujo la Polizia ha anche arrestato un minatore.
    Nel corso della mattinata gli scontri si sono fatti più violenti e a Bendiciòn la Guardia Civil ha arrestato dieci minatori con l'accusa di aver lanciato sassi, razzi e altri oggetti contro gli agenti per difendere la barricata dal loro assalto.
    La giornata di oggi è la più dura in termini di mobilitazione e scontri dopo quella di martedì scorso, quando i minatori avevano simultaneamente bloccato le linee ferroviarie in cinque punti e le strade in sei.
    Poi nei giorni scorsi la tensione era momentaneamente calata e venerdì i minatori avevano abbandonati i blocchi per offrire il proprio aiuto al comune di Carreño per aiutare nella pulizia della spiaggia del piccolo centro invasa dal petrolio fuoriuscito da una petroliera. Ma la tensione è tornata a crescere di fronte alla prospettiva che i tagli entrino in vigore e causino in breve tempo la chiusura della maggior parte delle miniere presenti nelle Asturie, ma anche nel Leon, in Aragona e in Castiglia, lasciando in mezzo alla strada migliaia di minatori, le loro famiglie e intere comunità che in molti casi non hanno nessun’altra risorsa economica.
    Inoltre negli ultimi giorni le intimidazioni e le minacce da parte degli apparati di sicurezza si sono fatte sempre più pressanti. Non solo la polizia attacca le manifestazioni ed in particolari i tentativi da parte dei minatori di realizzare barricate e blocchi – in moltissimi casi senza successo – ma negli ultimi giorni gli agenti si dedicano a intimidire i famigliari dei lavoratori, i negozianti e i baristi che sostengono la lotta dei minatori, le autorità politiche dei comuni che ospitano le miniere e che spesso esprimono solidarietà attiva con la protesta. In alcuni casi i poliziotti hanno aspettato i minatori nei bar approfittando del fatto che si trovavano in piccoli gruppi, gli hanno sequestrato le chiavi delle automobili e le hanno perquisite senza mostrare alcuna autorizzazione giudiziaria. In altri hanno addirittura forato le ruote delle automobili per impedire ai minatori di spostarsi dai centri abitati verso le zone dove si realizzano le proteste. La Corrente Sindacale di Sinistra, movimento sindacale indipendente e di classe particolarmente radicato nelle Asturie, denuncia che il comportamento dei corpi di Polizia è tale da potersi considerare quello di una vera e propria ‘forza di occupazione’.
    Contropiano

    giovedì 7 giugno 2012

    I minatori in lotta cacciano la polizia da un paese delle Asturie

    da infoaut.


    asturieI minatori asturiani, in sciopero selvaggio, dichiarato ad oltranza dopo le pesanti cariche ricevute sotto il Ministero dell'Impresa a Madrid il 31 Maggio scorso, sono riusciti a respingere e cacciare gli agenti antisommossa che tentavano di impedire un picchetto autostradale. Si tratta dell'autostrada N-630, all'altezza di Ciñera de Gordón, piccola località a metà strada circa tra Oviedo e Leòn, bloccata a partire dalle 10 e mezzo di stamane. Le forze dell'ordine si erano assestate fuori dal centro urbano della località, a seguito delle critiche per le pesanti azioni commesse ieri, con inseguimenti folli all'interno di centri abitati, e hanno deciso infine di andarsene a causa della resistenza a tutto campo, sia nell'autostrada che ai bordi del paese. La fuga delle forze dell'ordine è stata festeggiata con un lungo applauso della popolazione locale che ha espresso così solidarietà e vicinanza ai minatori in lotta.
    Sempre nel paese continua da ore il blocco della circolazione dei treni della Renfe (Red Nacional de los Ferrocarriles Españoles). Un altro gruppo di minatori ha bloccato la A-6, all'altezza di Villamartìn, e da Laciana, altro cuore pulsante della lotta asturiana contro i tagli e lo smantellamento dei diritti imposti dal Governo Rajoy. Qui è previsto nelle prossime ore un corteo in solidarietà ai detenuti di Santa Cruz, in prigione dal 21 maggio scorso a seguito della prima ondata di blocchi selvaggi. Blocchi e picchetti che, promettono i minatori, non daranno nessuna tregua a chi reputano incapace di gestire la crisi economica se non con continue manovre di austerità e agevolazioni agli istituti di credito.

    venerdì 1 giugno 2012

    Bell’Asturia!

    da notavliberi.

    Posted: maggio 31st, 2012 | Author: | Filed under: General | No Comments »
    Il potere è logistico - bloccare tutto dappertutto!
    ...uno spunto già praticato in valle!
    Secondo giorno di sciopero nelle Asturie. I minatori continuano a bloccare le strade con le barricate per protestare contro il taglio di fondi nel settore attuato dal governo conservatore di Mariano Rajoy. Ieri in Spagna a Campomanes, vicino a Oviedo, circa 400 minatori hanno bloccato verso mezzogiorno l’autostrada A66 (Asturias-León) per protestare contro i tagli del governo nel loro settore. I manifestanti hanno bloccato l’autostrada in ambo i sensi e sono stati affrontati dalla polizia, che avrebbe sparato alcuni proiettili di gomma per disperdere la folla. Non si ha notizia di feriti. I minatori hanno bloccato anche un’altra strada più piccola, parallela alla A66. Altri otto si sono barricati per protesta a circa 3mila metri sottoterra, in una miniera di carbone a Santa Cruz del Sil, vicino a León (nel nord della Spagna), e hanno detto che continueranno la loro protesta anche nei prossimi giorni. Partita da Chianocco, passando per Oviedo, la pratica del blocco e dell’autorganizzazione si diffonde ad alta velocità, anche nelle altre lotte. Se il potere è anche materiale, la strategia del blocco va ad attaccare il suo fianco debole, la circolazione e la logistica. Portare la valle ovunque, rendere la lotta contaminante.

    Da Chianocco a Campomanes... portare la valle ovunque!
    fonte: http://www.ilpost.it/2012/05/30/le-proteste-dei-minatori-in-spagna/spanish-civil-guards-fire-rubber-bullets-6/

    mercoledì 4 aprile 2012

    Spagna: perde un occhio durante lo sciopero Generale

    . In primo piano 

    da .infoaut 



  • barca
    REPRESSIONE DURANTE LO SCIOPERO GENERALE.
    UN UOMO PERDE LA VISTA A UN OCCHIO PER I PROIETTILI DI GOMMA DEI ‘MOSSOS’
    Un altro ferito nella manifestazione di giovedì a Barcellona rischia di perdere la vista.
    Un italiano di 26 anni ha perso la vista a un occhio aa conseguenza dell’impatto di un proiettile di gomma, sparato dai Mossos d’Esquadra durante la manifestazione del 29-M. Un’altra persona, un uomo di 36 anni, anch’esso italiano, rischia di perderla.
    Angelo Cilia, che vive a Barcellona da 3 anni, si trovava dopo le sei di pomeriggio all’angolo tra il Paseo de Gracia e la rotonda di Sant Pere, dove era accorso con la sua fidanzata e un amico per partecipare alla manifestazione, quando una pallottola sparata da un plotone di Mossos appostato alla prossimità del Corte Inglés lo ha colpito all’occhio destro, dopo esser rimbalzata nel suolo, come hanno riferito a ‘El Periòdico’ Cilia e la sua ragazza.
    “Mi sono inginocchiato e mi sono messo una mano sull’occhio, e l’ho vista grondante di sangue”, spiega Cilia, che fu caricato da un ‘ambulanza e trasportato all’ospedale di Sant Pau, dove è stato sottoposto a una operazione oculistica di quattro ore, fino all’una del venerdì mattina.
    Nonostante ciò, il giovane non ha recuperato la vista, perdendo la cornea, il cristallino e la retina. Ora Cilia teme di non poter ritornare alla sua attività di fabbricazione di protesi dentali.
    “Non stavo partecipando agli scontri, non sono d’accordo con le manifestazioni violente: ci siamo avvicinati in Plaza de Catalunya perché pensavamo che si tenessero assemblee”, spiega Cilia. Il giovane ha annunciato che pretenderà spiegazioni dai Mossos.

    IL PARLAMENTO RIFUTA DI APRIRE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA.
    L’altra vittima dei proiettili ha subito un impatto all’occhio destro e si trova all’unità di oculistica del Hospital Clinic, edificio della Maternità, per una operazione di quattro ore. Questa persona potrebbe essere la stessa fotografata mentre veniva colpita in piazza di Urquinanona, in prossimità con la strada  Pau Claris. Un testimone oculare ha riferito a ‘El Periòdico’ che la causa fu un proiettile di gomma sparato dai Mossos dalla strada di Fontanelles. Il ferito fu assistito da dei pompieri e trasportato da un’ambulanza.
    L’uomo portato al Clinic, che lunedì mattina conservava ancora speranza di recuperare la vista, vive a Barcellona da due anni e riferisce di essere attivista dei movimenti autonomi. Se perderà anch’egli la vista, salirebbe a sette il numero di persone che l’hanno persa negli ultimi quattro anni a causa dei  proiettili di gomma utilizzati dalla polizia a Barcellona. Il protocollo della polizia catalana prevede che questi proiettili,  di caucciu’ spesso 5,4 cm di diametro, pesanti 85 grammi e capaci di superare i 700 km/h, possano essere sparati al suolo e colpiscano di rimbalzo.http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=1045102685769493501
    Senza dubbio, un video diffuso dal Sant Andreu Televisiò mostra tre Mossos que sembra sparino all’altezza del viso (1:33) durante i disordini di giovedì. Gli agenti antisommossa ‘sparavano a tutti senza distinzione: noi non avevamo alcuna colpa’, racconta la fidanazata di Cilia.
    Venerdì scorso, l’associazione ‘Stop boles de goma’, che raggruppa le vittime di questi proiettili, denunciò in un comunicato stampa che ci sono ‘cacciatori di occhi’ tra gli agenti antisommossa, che sono recidivi all’abuso dei proiettili. A Novembre, il Parlamento rifiutò di creare una commissione di studio riguardo l questione, proposta dalla stessa associazione.

    giovedì 29 marzo 2012

    Spagna: Huelga General!

    da .infoaut.



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    Nel silenzio più totale del media mainstream di casa nostra, la Spagna è sttraversata oggi da uno dei più massicci scioperi generali della storia recente. Una giornata contraddistinta da picchetti per obbligare gli esercizi commerciali a tener chiuso, blocchi del traffico, manifestazioni imponenti e scontri con la polizia.
    Fortuna che ci sono i media indipendenti!
    Qui di seguito l'approfondimento e le dirette mattutine di Radio Blackout e un po' di foto pescate in rete (da Madrid e Barcellona).

    Quest’oggi sciopero generale storico in tutto lo Stato Spagnolo. Sindacati e lavoratori in piazza contro una riforma del lavoro dettata da Bruxelles e approvata da Rajoy. Una riforma che rende più facili e a buon mercato i licenziamenti, taglia i salari e aumenta l’orario di lavoro, permette alle imprese di licenziare anche se non sono in crisi e senza dover giustificare il provvedimento, annulla la negoziazione collettiva, estende la precarietà a praticamente tutti i giovani lavoratori. Dopo mesi di manifestazioni nello Stato Spagnolo e di scioperi nei territori dove le minoranze nazionali si sono dotate di forze sindacali più combattive e conflittuali, la giornata di oggi vede uno sciopero generale di carattere storico. Basta dare uno sguardo alle cronache dei quotidiani iberici per rendersi conto di un clima di rabbia e di mobilitazione senza precedenti. Non si contano i consigli di fabbrica che hanno aderito al blocco odierno. Blocco che in alcuni territori – Paesi Baschi, Catalogna, Asturie – è stato pressochè totale, visto che praticamente tutte le sigle sindacali promuovono la giornata di lotta al di là delle differenze politiche e di analisi, e che anche tutta la sinistra ha chiamato militanti e attivisti – sindaci compresi – a partecipare a picchetti e manifestazioni sin dalla notte scorsa.
    Dura la risposta repressiva, dove già dalle prime ore del mattino il Ministro degli Interni confermava ben 60 arresti, la giornata però preseguirà con cortei moltitudinari previsti nel pomeriggio in ogni capoluogo delle regioni iberiche.

    Le interviste:

    Ascolta l’analisi di Marco Santopadre, redattore di Contropiano
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    Ascolta la diretta da Bilbao, con Jon del sindacato di classe e indipendentista LAB
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    Ascolta la diretta da Barcellona con Valentina, nostra corrispondente
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    Ascolta la diretta dal quartiere operaio di Vallekas (Madrid) con Alexis, nostro corrispondente
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    giovedì 1 marzo 2012

    Azioni dirette a Barcellona e Valencia

    da http://culmine


    da barcelona.indymedia.org
    trad. parolearmate.noblogs.org
    Barcellona – Boicottaggio e sabotaggio nella stazione metro Congrès
    Distruggiamo TMB
    Oggi, 29 febbraio, siamo scesi nella stazione metro Congrès e abbiamo distrutto tutto – telecamere, macchine per i biglietti e obliteratrici, cartelli pubblicitari.
    Se la domanda è perché, allora rispondiamo che abbiamo molti motivi per attaccare TMB (sistema di trasporto metropolitano di Barcellona), visto che aumentano le tariffe e noi veniamo aggrediti dalla guardie di sicurezza. Siamo pieni di motivi per aver lasciato il pavimento pieno di vetri rotti quando in un giorno di lavoro siamo obbligati ad andare a lavorare e soffrire passivamente lo sfruttamento. Se la maggioranza dei lavoratori di TMB abbandona i lavoratori solitari e i passeggeri, dovrebbero sapere che qui non ci arrendiamo. Continueremo a lottare per il mondo che vogliamo (un mondo senza ricatti del capitalismo e del dominio).
    Attaccheremo di nuovo
    Infine, mandiamo tutto il nostro supporto anche agli studenti che sono usciti oggi con forza, rendendo chiaro che non permetteranno di farsi abbattere.
    Avanti per quelli che lottano!
    ****** 
    Valencia : Azioni dirette contro la repressione
    da barcelona.indymedia.org
    trad. parolearmate.noblogs.org
    Lunedi notte, 27 Febbraio, sono state fatte varie azioni a Valencia:
    Incendio di 2 bancomat situati nel campus universitario
    Sabotaggio di 1 bancomat usando un blocco di cemento
    Incendio di una fermata del tram
    Queste azioni sono state fatte a causa della situazione a Valencia. La repressione della polizia durante i cortei studenteschi, insieme ai crescenti tagli sociali, indica un incremento di attacchi da parte dello stato e delle compagnie capitaliste contro i pochi diritti che avevamo prima.
    Gli studenti del liceo Lluis Vives hanno preso parte ad una protesta che ha sopraffatto le megadimostrazioni (o processioni) dei sindacati e dei partiti di sinistra. Queste proteste, fatte senza chiedere permesso e in modo combattivo, hanno affrontato la vera essenza dello stato e del capitalismo, quando le loro maschere cadono; la violenza.
    Ecco perché il nostro contributo alla lotta prende la forma del sabotaggio e dell’attacco. Il sistema è violento; ecco perché siamo radicali.
    E’ la nostra vita ad essere in palio.
    Per la diffusione della rivolta!
    Algunos grupos de Valencia

    giovedì 23 febbraio 2012

    LA PRIMAVERA VALENCIANA CON AMOR Y RABIA

    DA CULMINE


    por   www.grupoamoryrabia.blogspot.com
    Como ya todxs sabemos en estas dos últimas semanas se han desencadenado una serie de conflictos en la ciudad de Valencia entre maderxs y estudiantes.
    Todo comenzó con las protestas de lxs alumnxs del IES Lluís Vives por los recortes en la enseñanza pública. Si bien lxs policías y demás instituciones políticas valencianas no entendían que dicha protesta supusiera un peligro para la paz capitalista –ya vimos como el fenómeno barracón de hace unos años para acá tampoco supuso un enfrentamiento directo- lxs chavalxs del Lluís Vives dieron una lección de desobediencia y justa intransigencia ante lxs policías. Cosa que nos sorprendió a todxs aquellxs que vimos como el 15-M acabó copando los espacios y portadas de la socialdemocracia más progre.
    Estudiantes de 15,16 y 17 años imposibilitaron el tráfico de una de las vías de mayor afluencia de la ciudad desatendiendo las órdenes de lxs perrxsi nacionales que como de costumbre acabaron por cargar violentamente contra alumnxs y profesorxs.
    Luego llegaron las protestas de estudiantes universitarios y las muestras de solidaridad generalizada con lxs represaliadxs y como respuesta la represión del Estado hacia todo reducto de desobediencia al régimen.Y vino el Lunes y con él, el hálito salvaje de la revuelta.
    Estudiantes y demás individuos nos movilizamos hacia el IES Lluís Vives para declararnos en guerra contra lxs policías que reprimieron a lxs compañerxs la semana anterior y enviarles todo nuestro amor rebelde. Allí nos esperaban los antidisturbios con las porras y la pose de mercenarios consolidados por el clamor de lxs civilizadxs. Allí estaban, impidiéndonos el paso para evitar que nos pudiésemos encontrar con lxs compañerxs que se encontraban al otro lado del cerco. Y, a cada atisbo de avance por nuestra parte otro tanto hacían ellxs augurando que el combate estaba próximo. Poco después vinieron los porrazos, las vejaciones, los puñetazos y el rescate de aquellxs que caían presxs ante lxs policías. También tocó correr. Hubo una persecución continua por las calles1 colindantes en dónde cada uno intentábamos reencontrarnos con nuestrxs compañerxs y reagrupar el ataque y la solidaridad contra aquellxs que lxs policías reducían. Mientras, en el suelo, o en portales se retenía a todxs aquellxs que habían opuesto resistencia y habían sido capturadxs, o a cualquiera que hubiese pasado por allí. Poco después nos trasladamos a la comisaria de Zapadores para exigir la libertad de lxs detenidxs de días anteriores dónde continuó el ataque y la respuesta.
    La tarde tocaba a su fin y la revuelta nos llevo hasta el símbolo del despotismo urbanita, la faraónica y omnipresente Av/ Blasco Ibañez, dónde se ocupó la facultad de Historia y cortó la calle con algunos contenedores en llamas. En el interior la conspiración seguía.
    Pero, como de costumbre el ciudadanismo siempre llega a tiempo para aspirar a canalizar la rabia de aquellxs que consideraron “desmedida” la actuación policial. “Nosotrxs también defendemos la enseñanza de lxs hijxs de policías”. Patético. El ciudadanismo es una las enfermedades sociales más peligrosas a las que estamos acostumbradxs en los Estados Occidentales. Este cúmulo de memeces y creencias abstractas que parlotean sobre el civismo y la participación ciudadana en la democracia son las que nos pretenden convencer que la violencia diaria a la que nos somete el Estado y el Capital no son tales, a lo sumo motivo de indignación, y por ende imponen la mediación entre oprimidxs y opresores.
    Si bien este llegó a la cúspide con el pacifismo ghandiano del 15-M, el ciudadanismo es poliforme y está presente en la rutina capitalista. Prueba de ello son lxs honradxs ciudadanxs que nos recuerdan con tono lapidario y conmiserante que debemos transigir las embestidas del Estado e ir más allá de disfrazarse de payaso y repartir flores a lxs policías está mal porque “ellxs también són trabajadorxs que cumplen órdenes y tienen mujer, hijxs e hipoteca”. Todos estos hechos no son casuales si consideramos la premisa de que las estructuras autoritarias que fiscalizan nuestras vidas (Estados, Mercados económicos, familia, religión…) han puesto gran parte de sus esfuerzos para fulminar nuestros sentimientos más bellos de empatía, inocencia y rebeldía hasta conseguir que introyectemos en nuestras pautas de vida (conscientes e inconsciente) el culto a la civilización, la apatía hacia el/la hermanx (humanx\ no-humanx) y la supresión de toda dignidad individual. De esta forma la criminalización es automática desde todos los vértices de la socialdemocracia. Creemos que justo eso es lo que debemos entender; la cronología del control sobre nuestras vidas. Debemos llegar al entendimiento que no hay mediación que valga entre aquellxs que año tras año se arman hasta los dientes y aquellxs que vivimos subyugados. No hay, puesto que no habrá nunca empatía entre quien domina y quien es dominadx.
    Así pues, tras el ardor estudiantil que aspiraba a ser un golpe crítico a la apatía social, se han sucedido las operetas callejeras y las vomitivas declaraciones del autoproclamado caudillo de la revuelta estudiantil –Alberto Ordóñez- que “invita al PP a sumarse a las movilizaciones”. Elementos ególatras y autoritarios de esta especie no llegan a abarcar nuestras ansias de rebelión contra lo existente; es más, merecen nuestro ataque más contundente. Por eso, nosotrxs, anarquistas insurrectxs, le declaramos la guerra no sólo al Estado sino a este tipo que pretende gastárselas de vanguardista socialdemócrata.
    Le exigimos que desista en su actitud de creerse el centro del universo y ser el apagafuegos oficial de la rabia estudiantil tal y como demostró ayer en la reunión con la delegada de gobierno y como lo hizo el lunes negociando con la policía. De lo contrario daremos respuesta tajante a sus provocaciones.
    Hoy esto parece que muere: al menos la insurrección se apaga porque por lo visto siguen las concentraciones. La lucha carece del romanticismo y la rebeldía del Lunes. Las movilizaciones ya no constituyen un peligro. Algunxs creen que manifestarse con libros en la mano suponen algún daño a aquellos que controlan el monopolio de la violencia. Con estrategias de este tipo en la que lxs individuxs se entregan al bucolismo y a la fantasía tenemos la guerra perdida.
    Ahora bien, como anarquistas insurreccionalistas debemos seguir aglutinando la rabia, la sana sed de justicia de lxs que respondieron a la violencia policial. Debemos seguir alimentando el descontento, extendiendo la revuelta y difundir un análisis radical del conflicto valenciano. No debemos perder la oportunidad de tensar los ánimos y las emociones de aquellxs que aspiran a ser libres.
    Vivir agazapados entre libros y consignas nos convierte en autistas de la ideología, en mastines de la organización proletaria o en su defecto en selectos anarquistas de salón. Es ahora cuando las ideas son puestas a prueba, dónde las teorías se derrumban y nace la práctica y el análisis de la Anarquía: ahora, en las calles valencianas a la lumbre de la tensión permanente.
    Lo lamentamos por aquellxs que busquen la fórmula mágica en el 36, en Kropotkin o en Bakunin. La fórmula mágica y el análisis sin mácula no existe; sólo existe en las esferas de la abstracción y la masturbación teórica, pero no en una realidad dinámica que necesita respuestas inmediatas. La insurrección se nutre de las contradicciones y aciertos de aquellxs que luchan. No cesaremos en nuestro ataque, no cederemos, seguiremos luchando con todxs lxs valientes que se han atrevido a romper el cerco de la apatía, ahora, más que nunca, para que la huelga de estudiantes del día 29 rompa la calma del asfalto de la urbe.
    Nos despedimos en pie de guerra, aquí, en las avenidas y callejones de la pestilente Valencia, embriagando nuestras noches con el salvaje olor de la revuelta.
    Prometemos vencer. Salud a lxs que luchan.

    Amor e Insurrección.
    Grupo Anarquista Amor y Rabia
    F.A.I-I.F.A.
    ___________________
    1 En ningún caso nos quejamos ni nos sorprendió la actitud de lxs policías: la actuación de los últimos días no es más que una consecuencia lógica de su existencia
    i Sentimos profundamente establecer esa analogía entre nuestrxs hermanxs no humanxs y la policía

    domenica 5 febbraio 2012

    Spagna: Madrid, vieni arrestato per inneggiare, scattare foto e solidarizzare

    da contrainfo

    Comunicato da #yonopago
    Questo comunicato arriva dalle mani di 50 persone aggredite, minacciate, e infuriate. Al termine della chiamata del 1 Febbraio, abbiamo deciso di trasmettere la brutale, feroce e sproporzionata repressione che abbiamo vissuto in quest’azione di “io non pago”. Possiamo solo mostrare 6 dei 9 arresti che hanno avuto luogo (non eravamo nei pressi degli altri); non possiamo mostrare le altre innumerevoli aggressioni (le immagini non hanno bisogno di commenti).Speriamo che i nostri compagni, rapiti dalla polizia, rilascino un comunicato dopo la loro liberazione, al fine di informarci sulla loro esperienza; speriamo inoltre che stiano bene e che non siano stati picchiati nella stazione di polizia. Siamo con voi !
    STATO DI ECCEZIONE NEL CENTRO DI MADRID
    Quando siamo arrivati al Sol (piazza), era sotto assedio. Era pieno di camionette della polizia e le loro squadre formavano un muro verso di noi. Polizia a cavallo, un elicottero in volo, e tutte le entrate della metropolitana (Jacinto Benavente, Callao, Opera, Sevilla, Sol, etc.) erano bloccate da file di 8 poliziotti nazionali che ne impedivano l’accesso. Invece che non voler pagare, sembrava  stessimo commettendo un’attacco terroristico.
    SE INNEGGI, VIENI ARRESTATO
    Alcuni di noi erano già nella stazione della metropolitana di Sol mentre ad altri non è stato permesso l’ingresso: ” Il Rappresentante del Governo di Madrid ci ha dato degli ordini”, ha detto un poliziotto. Quelli di noi che erano già dentro hanno deciso di non portare avanti l’azione li’,  c’era inoltre un raduno segreto con molte persone e anche per gli almeno 50 poliziotti in divisa presenti. Scegliamo di inneggiare degli slogans: “Io non pago: Nè le loro crisi nè il loro debito”. In quel momento, è cominciata l’identificazione e 4 compagni sono stati portati via. Il problema è che non sapevamo che due di loro non avrebbero fatto ritorno nel gruppo, abbiamo avuto i nostri primi due ARRESTATI. A Madrid, se inneggi vieni arrestato !
    PROPRIO COME IN GRECIA, A MADRID NOI NON PAGHIAMO
    Alla luce di questa repressione, abbiamo lasciato la metropolitana e ci siamo uniti ai nostri compagni all’esterno ed abbiamo iniziato una manifestazione improvvisata. A ciascun nostro passo in avanti ne corrispondeva uno dei poliziotti; siamo stati perseguitati per tutto il tempo; ” attento, continua cosi’ (inneggiando), e vieni con noi, ti prenderemo”, diceva un poliziotto ad un compagno. Indubbiamente, non possiamo più inneggiare, ma cantiamo ancora “la loro democrazia, che è un porcile, è sotto i comandi dei capitalisti…” In Callao, molte persone si sono unite a noi, altre ci sorridevano.
    Siamo andati alla stazione di Tirso de Molina. Non c’erano poliziotti a bloccare l’ingresso della metropolitana, cosi abbiamo deciso di eseguire l’azione. Abbiamo saltato e siamo entrati nella metropolitana. La risposta popolare è stata calorosa. La gente ci ha applauditi e inneggiato con noi io non pago !
    SE SCATTI DELLE FOTO, VIENI ARRESTATO
    Abbiamo lasciato la metropolitana a Gran Via, quando stavamo percorrendo via Montera i poliziotti hanno indossato guanti e caschi, ed improvvisamente siamo stati circondati. Ci sono stati chiesti di nuovo i documenti. Quando un compagno ha ricevuto indietro il suo documento, ha ricevuto un pugno nello stomaco, come regalo. “E’ stato un’incidente”, ha detto il poliziotto. Eravamo circondati e non ci avrebbero lasciati uscire. Qualcuno di noi ha provato ad andarsene, ma i poliziotti ti avrebbero spinto, alcuni altri, discretamente ti avrebbero “pizzicato”. Da alcuni ponteggi vicini i giornalisti stavano scattando foto del cordone di polizia. Allora, un poliziotto ha arrestato un fotografo perchè stava fotografando. Era il terzo ARRESTATO. A Madrid , vieni arrestato se scatti delle foto!
    SE DIMOSTRI LA TUA SOLIDARIETA’, VIENI ARRESTATO
    Un signore, passando, si è mostrato dalla nostra parte e ha detto ad un poliziotto: “Che state facendo? State arbitrariamente identificando le persone.” Allora, questo signore si è diretto verso i giornalisti, ma un poliziotto lo ha rincorso e lo ha afferrato, è stato arrestato e trascinato nel cinema in via Montera, è stato il quarto ARRESTATO. In Madrid, se dimostri la tua solidarietà, vieni arrestato!
    Tutti noi, anche i passanti, lo abbiamo seguito, avevamo paura di quello che gli sarebbe potuto accadere nel cinema…Un compagno ha gridato “solidarietà per gli arrestati”, e 3 agenti sono andati dritti verso di lui, volevano arrestarlo! Lo abbiamo afferrato per le braccia, lo zainetto, e per le spalle…nessuno voleva venisse preso solo per aver gridato.
    Appena hanno visto che ci aiutavamo a vicenda, hanno caricato procedendo con il quinto ARRESTATO. A Madrid, se mostri la tua solidarietà, vieni arrestato!
    “SAPETE GIA’ COME OPERIAMO”, ha detto un’ufficiale di polizia ad una signora
    Siamo stati picchiati ovunque. Tutti correvano urlando lunga via Montera. Una compagna è stata colpita in faccia, in modo cosi’ brutale che è caduta per terra. Quando ha cercato di rialzarsi, è stata brutalmente spinta per terra e calpestata. Poi, un’ altro poliziotto si è avvicinato chiamandola in modo dispotico: “puttana”.
    Una compagna ha cercato di aiutarla, ma è stata spinta con forza ed è caduta. E’ possibile vederlo dalle immagini. A un compagno è stato detto: “Siamo qui per reprimere, che vi piaccia o no”.
    Hanno caricato ancora, le persone in via Montera hanno cominciato a preoccuparsi. Poi è avvenuto il sesto arresto. Si tratta di una ragazza di meno di 16 anni; è stata spudoratamente trascinata  per terra. Una compagna gli si è avvicinata chiedendogli se stesse bene, ma non ha ricevuto risposta, pensiamo avesse perso i sensi. Non abbiamo maggiori informazioni, visto che la polizia ha spinto la nostra compagna cosi’ che ha dovuto andarsene, altrimenti, sarebbe stata arrestata, solo per aver fatto una domanda.
    Hanno tenuto un gruppo nel McDonald’s presso Piazza Callao, dove c’era un gruppo di giornalisti. E con una manipolazione perversa, hanno preparato la foto stampa: dal gruppo hanno allontanato coloro che avessero una “buona immagine” ed hanno lasciato coloro che sembravano “attacca brighe o contro il sistema”. Cioè, hanno formato un blocco selezionato al fine di criminalizzare il movimento. Una signora fissava, stupita, e un poliziotto gli ha detto “sai già come operiamo”.
    UN’ ATTACCO CONTRO UNO DI NOI E’ UN’ ATTACCO CONTRO TUTTI NOI
    Voi, polizie, tenete in mente che non ci potete intimidire, che noi continueremo a combattere per strada, proprio come fanno i Greci ! Dovete tenere in mente che, nonostante il vostro dispiegamento di truppe, i vostri caschi e bastoni, i vostri insulti e le percosse, siamo riusciti ad entrare nella stazione di Tirso e Molina senza pagare.
    TENETE IN MENTE CHE NOI NON PAGHEREMO NEMMENO DOMANI. Siamo di più e siamo ovunque, e non è possibile fermarci perchè sappiamo che il problema non è la crisi (che volete farci pagare), ma è il sistema stesso.
    Per questa ragione, ci rivolgiamo a tutte le persone indignate, tutti i gruppi, tutte le persone che sono infuriate ed arrabbiate con questo Stato di Eccezione, questo Stato d’ Assedio, dove… SE INNEGGI vieni arrestato, SE SCATTI FOTOGRAFIE vieni arrestato, SE SOLIDARIZZI vieni arrestato, qualunque cosa tu faccia, vieni arrestato.
    GIOVEDI, 2 FEBBRAIO 2012, alle ore 20.00 in Piazza Sol
    Assoluzione per gli arrestati durante l’ azione “io non pago” !
    Un’ attacco contro uno di noi è un’ attacco contro tutti noi !
    Una società che dimentica i suoi anziani è destinata al fallimento.
    Un movimento sociale che dimentica i suoi prigionieri o detenuti è destinato al fallimento.
    AVVISO IMPORTANTE
    1. Il Comitato dei Legali di Sol informa coloro che sono stati aggrediti a presentare una relazione (in meno di 24 ore dal 01-02-2012) ed una fotocopia via mail a denuncias15m@gmail.com
    2. Chiunque abbia video, foto o è stato testimone di qualche arresto può inviare il materiale o la testimonianza a detenidosyonopago@hotmail.com
    3. Vi ricordiamo che questo (04-02) Sabato si terrà un’ assemblea anti-repressiva presso la Casa Blanca alle 10.00
    Fonte in spagnolo (foto)

    martedì 13 settembre 2011

    Spagna - Situazione della compagna Tamara


    dal suo gruppo di appoggio - culmine.noblogs.org

    Il 14 settembre di quest’anno 2011, Tamara sarà processata presso la Audiencia Provincial di Barcellona, con la richiesta dell’accusa di 16 anni di carcere per l’accusa di “tentato omicidio”. La ragione di tale accusa è l’invio, nel 2009, di un pacchetto che conteneva della polvere nera all’allora direttore dei Servizi penitenziari della Catalogna, Albert Batlle. Due perizie della difesa hanno dimostrato che il pacchetto non aveva alcuna capacità di ammazzare. Tuttavia, la guardia civil ed i mossos d`escuadra attestano il contrario.

    Contestualizzazione delle azioni.

    Capire il perché di tale tipo di azioni, e di molte altre, risulta impossibile senza conoscere anteriormente il contesto in cui queste sono avvenute. Abituati, da “buoni democratici”, a che le cose siano nere o bianche, a che si è buoni o cattivi, innocenti o colpevoli (certo, sempre nei termini della giustizia, stipulata da altri), la comprensione della ragione di alcune azioni può risultare un fatto complicato, specie quando c’è di mezzo la tanto temuta violenza (anche se, guarda caso, non si parla mai di cos’è la violenza e di chi la sta utilizzando per prima).

    Amadeu Casellas, attualmente in libertà, ha trascorso 23 anni della sua vita in prigione, 8 dei quali non dovuti, cioè è rimasto (ha perso) 8 anni della sua vita in una situazione illegale all’interno del carcere. E’ importante sottolineare che il caso di Amadeu non è l’unico. Negli anni ’80 sono stati diversi quelli che sono entrati in carcere, quasi sempre per reati collegati a rapine ai danni di entità bancarie e che sono rimasti imprigionati per oltre 20 anni. E’ il caso di Joaquín Garcés, rimasto in carcere 5 anni in più della condanna da scontare, o di Manuel Pinteño che in quel momento era il prigioniero che aveva trascorso più anni in carcere nella Spagna democratica, ovvero 32, 24 di quali in isolamento. In aggiunta s’è dato il caso che, nonostante nessuno di essi avesse alle spalle dei reati di sangue (fatto che magari non ha importanza quando trascorri 30 anni della tua vita rinchiuso), la loro permanenza in carcere è stata considerevolmente più lunga rispetto ad altri, per via del carattere ribelle e contestatario di chi non si inginocchia dinanzi alle minacce o alle torture di Stato. Attualmente sono tutti in libertà, anche se purtroppo molti altri restano rinchiusi.

    Durante gli ultimi anni della sua permanenza in prigione, Amadeu ha effettuato numerosi scioperi della fame col fine di esigere la sua libertà, cosa che gli era dovuta nient’altro che per legge. L’ultimo di tali scioperi è durato circa 4 mesi e la decisione di Amadeu era chiara: Libertà o Morte. Di fronte ad una situazione così critica, in cui da fuori si sentiva che in qualsiasi momento Amadeu sarebbe potuto morire, che il carcere e tutta l’istituzione che lo circondava l’avrebbero ucciso, sono state molte le azioni di solidarietà, le quali non avevano solo la pretesa di fornire sostegno al compagno ma, in particolare, cercavano di esigerne l’immediata liberazione. E’ in questo clima che Albert Batlle, l’allora direttore di Serveis Penitenciaris, ossia il massimo responsabile della situazione di Amadeu e di molti altri prigionieri in Catalogna, riceve un pacchetto che conteneva polvere nera e che simulava essere una bomba. Il pacchetto è stato intercettato ed è stato fatto esplodere, proprio nello stesso giorno in cui all’ingresso della segreteria di Serveis Penitenciaris si stava svolgendo un presidio in solidarietà con Amadeu Casellas.

    Arresto di Tamara, sviluppo del caso e situazione attuale

    Mesi dopo, il 15 dicembre 2009, Tamara viene arrestata a Getafe (Madrid) per l’invio di tale pacchetto. Dopo aver trascorso la notte alle dipendenze della Guardia Civil, a Madrid, viene trasferita a Barcellona, dove il giudice decreta la carcerazione preventiva. Dopo 4 mesi nel carcere di Brians I, lontana dalla sua città d’origine e quindi dalla famiglia, gli amici ed i compagni più vicini, Tamara viene posta in libertà provvisoria ed in attesa del processo, grazie a due perizie che hanno dimostrato che il pacchetto non aveva la capacità di ammazzare. Durante la sua permanenza in prigione, Amadeu Casellas è stato rimesso in libertà.

    Adesso, come già detto, quasi due anni dopo lo svolgimento dei fatti, Tamara sarà processata il 14 settembre, con una richiesta da parte dell’accusa di 16 anni di carcere per l’accusa di “tentato omicidio”.

    Noi, gruppo di appoggio a Tamara, come compagni e compagne, anarchici e anarchiche, riteniamo che è stato ed è duro il procedimento giudiziario che la nostra compagna, e noi con lei, sta affrontando. Siamo consci che rispondere alla violenza dello Stato fuori dai limiti civici e democratici che c’impongono a sangue e fuoco comporta una riposta da parte di questo sotto forma di repressione. Non ci lamentiamo, sappiamo che è sempre stato così. Restare in silenzio e passivi dinanzi ai milioni di attentati contro la vita e la dignità degli esseri viventi che questo sistema commette ogni giorno non è da noi. Il carcere è uno dei tanti strumenti di controllo e d’ordine imposto per mezzo della paura, che denigra, distrugge ed ammazza le persone ed il loro ambiente. Lottare contro il carcere è lecito e la nostra solidarietà e sostegno vanno a quelli che si scontrano con esso, che sia il caso di Tamara o qualsiasi altro.

    A mo’ di promemoria, rivolgiamo un appello per il presidio che avrà luogo il 14 settembre in appoggio a Tamara alle porte del Palacio de Justicia di Barcellona, in cui sarà processata, in calle Lluis Companys alle 9.30.

    lunedì 29 agosto 2011

    Carcere - Solidarietà urgente per il prigioniero spagnolo Miguel Montes

    da .informa-azione

    riceviamo e diffondiamo:



    URGENTE SOLIDARIETA’ CON MIGUEL MONTES NEIRO

    Miguel è debilitato e il suo stato di saluto è grave, ora più che mai ha bisogno di aiuto. Tutto quello che puoi fare per lui è una gran idea!
    L’obbiettivo di questo comunicato è che raggiunga il maggior numero di persone possibili perché nell’ignoranza sta l’indifferenza ed ora, più che mai, Miguel ha bisogno dell’appoggio della gente. Proprio per questo, il seguente comunicato pretende di sensibilizzare il maggior numero di persone possibili. Diffondilo via internet, fanne copie, fallo leggere a tutti…

    Che questo Stato criminale senta la vergogna del suo sterminio.     
    Solidarietà attiva!! Miguel e famiglia, non siete soli!!

    Miguel Montes Neiro
    IN SCIOPERO DELLA FAME PER LA SUA LIBERTA’ DAL 23 DI APRILE

    In Spagna la pena carceraria massima è di 30 anni. Miguel Montes Neiro, detenuto “comune” e recidivo, è in carcere da ormai 35 anni. Attualmente sta scontando la sua condanna a Huelva a 61 anni d’età recentemente compiuti.

    Incappo per la prima volta nella giustizia all’età di 16 anni quando rubò una cassetta di tabacco nell anno 1966. Successivamente nel 1976 fu accusato ingiustamente del furto di un mitra, che apparve successivamente, dimostrando la sua la sua estraneità dal furto; cominciò da qui la sua storia criminale: renitente alla leva militare, vari furti e tentativi di furto, un crimine contro la salute pubblica per traffico di hashish (per il quale lo condannarono a 6 anni, il massimo della pena), un totale di 1400 giorni  di evasione e qualche altro tentativo di evasione. Nonostante il suo lungo curriculum con più di 20 crimini, tutti minori, in nessuno di essi è stato versato sangue.
    Entrò in prigione nel 1976 e fino ad oggi non è più stato libero.
    Sebbene il sistema giuridico spagnolo rifiuta, fino ad ora, la catena perpetua (*) in quanto incostituzionale e stabilisce un limite massimo legale di permanenza all’interno del carcere di 30, l’applicazione della “Dottrina Patron” (**)  ai crimini di Montes Neiro converte la sua reclusione in una condanna a vita. Per due volte il Tribunale di Granata rifiutò la sua richiesta di riunire queste pene  che si intrecciano l’una con l’altra convertendo la sua vita in una reclusione eterna. Questo secondo rifiuto lo spinse verso una disperazione totale, decidendo quindi, il passato 23 di aprile, di iniziare uno sciopero della fame con l’obiettivo di una revisione della sua condanna, di un riconteggio del tempo che ha passato in prigione che, secondo il suo avvocato ha da oggi superato ampiamente il limite massimo, e in seguito a questo l’indulto.
    Montes avrebbe dovuto uscire  dal carcere ne 1994 ma nel suo percorso ha incontrato molte difficoltà e, oggi come oggi, continua ad essere rinchiuso, senza la speranza che la situazione cambi.
    Sembrerebbe che Miguel Montes Neiro habbia valutato bene la situazione e sebbene cosciente del suo stato di salute, e del fatto che questo sciopero mette la sua vita in pericolo, è deciso a morire nel suo tentativo: ”Se non sono un uomo libero ora che ho sessant’anni non lo sarò mai più” scrive Miguel in una lettera.
    E’ anche importante rilevare che fu truffato dall’avvocato Rodrìguez Meléndez che chiese 2 milioni di pesetas per la difesa nel caso di un tentato furto, assicurando a Miguel che sarebbe stato libero in 15 giorni. La famiglia vendette proprietà e pagò la somma di denaro sperando che l’avvocato lavorasse al caso ma, con sorpresa di Miguel e della sua famiglia, la sentenza fu dura, nessuno aveva presentato ricorso al tribunale. Rodrìguez Meléndez non trattò mai il caso di Miguel e scomparse con il denaro.
    Delitti imputati a Miguel: favoreggiamento per evasione, disordine pubblico, evasione, infrazione di misure cautelari, falsificazione di documenti (durante un fermo in un periodo in cui era evaso diede un nome falso agli agenti, non falsificò nulla), delitto contro la salute pubblica (traffico di hashish), tentato furto (il figlio del gioielliere dichiarò che Miguel non fece nulla), porto illegale di armi (il vero proprietario dell’arma confessò mentre compiva la sua condanna e aggiunse anche che la polizia lo obbligò a testimoniare contro Miguel) mancanza di rispetto e evasione da un permesso.
    Miguel riconosce che ha commesso dei crimini, non si vuole spacciare per innocente (sebbene alcuni dei delitti di cui lo si accusa siano falsi), di fatto si fa carico di tutti i suoi atti, l’unica cosa che chiede è giustizia visto che la condanna per tutti questi delitti non superano la quantità di anni che è rimasto rinchiuso e che il sistema giudiziario continua condannando senza dare la possibilità di ricorsi per ottenere l’indulto. Per quanti delitti abbia commesso non ha mai fatto del male a nessuno e ciononostante sta compiendo condanne peggiori di quelle imposte per delitti di sangue.
    Purtroppo gli anni hanno dimostrato che la giustizia pretende di lasciare morire Miguel fra un tentativo di suicidio nel passato e ora con il suo precario stato di salute dovuto allo sciopero della fame. Miguel continua ad essere rinchiuso e ancora non lo hanno condotto in ospedale.
    Ora che la debolezza prende possesso del suo corpo e la delusione gli ruba le forze giorno per giorno, ciò che gli rimane è la possibilità di contare sugli altri, sulla gente del popolo che sia capace per un secondo di mettersi nei suoi panni, sentendo l’impotenza e la disperazione, e che questo sia uno slanci per rivendicare giustizia.
    Non possiamo accettare che il sistema giudiziario la faccia finita con lui, che lo lasci morire in carcere. Diffondi questo comunicato ovunque, informati, parla del caso e di quanto sia urgente agire immediatamente visto che la salute peggiora a passi da gigante. Appoggia la richiesta di indulto presentata dal suo avvocato scrivendo al Ministero della Giustizia, scrivi a Miguel, è molto importante dargli animo e  forza, e segui le iniziative di protesta. Qualunque cosa che tu voglia per aiutare Miguel è sempre una buona opzione. La sua speranza è l’unione dei sottomessi, del popolo.
    Miguel e famiglia non siete soli!


    NOTE
    (*) Condanna a tempo indefinito che può essere commutata nell’ergastolo
    (**) La “Dottrina Patron” è il nome comune con cui si conosce la sentenza del Tribunale Supremo di Spagna de 28 febbraio 2006 (risoluzione ad un ricorso presentato da Henri Partot, membro dell’organizzazione armata ETA) per cui la riduzione di pena per benefici penitenziari (lavoro, stui, ets…) si applica riguardo a ciascuna di esse prese individualmente e non sul massimo di permanenza legale  in prigione.

    domenica 21 agosto 2011

    Madrid: la città che si è svegliata senza Papa

    da infoaut.



  • madridLe parti sociali chiedono una “Madrid senza Papa” per un’uscita dalla crisi.
    La Spagna laica ha degnamente accolto papa Benedetto XVI in occasione della terza visita dall’inizio del suo pontificato, per la celebrazione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù (#JMJ). Un programma fittissimo di 4 giornate a partire dal 18 agosto che prevede, oltre alla partecipazione di circa un milione di giovani, un ingente spiegamento di forze di sicurezza a controllare tutta la città di Madrid (18000 elmetti tra agenti di polizia e Fuerzas de Seguridad), ma soprattutto una spesa che, secondo il sindacato Cgt, toccherà i 100 milioni di euro.
    Proprio contro gli esorbitanti costi dell’iniziativa, organizzata e promossa con i toni del più sfarzoso show mediatico, si è scagliata la protesta lanciata dalle oltre 140 organizzazioni che per la giornata del 17 agosto (#17A) hanno convocato una manifestazione (#marchalaica), partita dalla piazza Tirso de Molinas e partecipata da oltre 20000 persone. Organizzazioni laiche, repubblicane, cristiani di base, indignad@s, gruppi lgbtq hanno percorso il centro della città riempiendolo dei propri contenuti: contro gli spropositati finanziamenti pubblici destinati all’evento, ma anche contro le ingerenze della chiesa nella vita pubblica e privata. Nel contesto di profonda crisi economica mondiale, in uno stato in cui la morsa della disoccupazione – al 45 % quella giovanile – serve a giustificare le imponenti misure di austerity (come il taglio di 40 milioni all’Istruzione recentemente annunciato), in migliaia si oppongono al fatto che la metà della spesa per la visita papale provenga dalle tasche dei contribuenti.
    “Dalle mie tasse non un soldo al Papa”, si legge nello striscione di apertura del corteo, in riferimento ai 100 milioni destinati alle organizzazioni promotrici dell’evento. Che in realtà dichiarano una spesa di 50 milioni raccolti – a loro dire – fra le iscrizioni dei pellegrini e gli sponsor; gli stessi sponsor tra cui alcuni preti progressisti hanno indicato anche grandi multinazionali. Striscioni e cartelli, musica, una finta papa-mobil e marionette con le sembianze di Ratzinger; numerosi messaggi contro gli investimenti di denaro pubblico nelle attività di proselitismo cattolico piuttosto che, ad esempio, nello sviluppo delle zone più povere del mondo - “Con la papa-mobil si arriva al Corno d’Africa” o “Cristo sarebbe andato in Somalia”, si legge su alcuni cartelli. “Il turismo cristiano lo paghi il Vaticano!” è un altro degli slogan più frequenti – in effetti ai papa-boys e alle papa-girls è stato destinato un “kit del pellegrino” che, a fronte di un’iscrizione simbolica, offre alloggio gratuito, pasti, trasporto pubblico scontato dell’80%.No_con_mis_impuestos
    Anche associazioni e gruppi lgbtq spagnoli hanno partecipato alla protesta, dando voce alle istanze che accomunano i no-vat di tutto il mondo. Contro l’istituzione ecclesiastica come produttrice di ideologie e dottrine omofobe, transfobiche, fasciste e patriarcali; per l’autodeterminazione dell’individuo in ciascuna sfera della vita – che include l’ambito sessuale, riproduttivo, di religione, il diritto ad un’educazione libera; contro i privilegi da sempre destinati alla chiesa cattolica (finanziamenti speciali, ingerenza nell’ambito pubblico e privato, immunità). Non si è mancato di ricordare le imprese del “prode” Ratzinger: principale sostenitore dell’occultamento dei reati di pedofilia compiuti dalla chiesa; colui che – insieme a Giovanni Paolo II ed al braccio di Legionari di Cristo ed Opus Dei – si è dedicato anima e corpo a cancellare i postulati della teologia della liberazione. Lo stesso Benedetto XVI in quest’occasione ha raccomandato ai pellegrini di visitare il Valle de los Caídos, monumento ideato da Franco per la sepoltura del fondatore della Falange spagnola (il che dev’essere piaciuto ai “discepoli”, visto che bandiere franchiste sono state avvistate tra le fila della Katolische Jugend) . Proprio la componente lgbtq della protesta è stata oggetto delle “attenzioni” di un giovane fedele in particolare, un messicano studente di chimica che martedì scorso è stato arrestato dopo aver reso nota sul web la propria intenzione di attaccare con gas sarin i “maricones” (froci) della “marcia laica” – per la cronaca, il giovane appartiene al gruppo di volontari nell’organizzazione della JMJ.
    La stessa benevolenza si è percepita sulla piazza quando il corteo ha raggiunto Puerta del Sol, la stessa delle acampadas di questi mesi, dove si è scontrato con i giovani pellegrini che li hanno accolti gridando “Esta plaza es del Papa!”, oltre che con le forze dell’ordine a proteggere questi ultimi. Il fatto che la gioventù cattolica si sia, in quest’occasione, distinta per i messaggi d’amore diretti ai manifestanti – esortando la polizia con “Basta fare i froci: usate i manganelli e quello che serve!” – la dice lunga sull’atteggiamento dei papa-ultras. Per sgomberare la piazza dalla componente scomoda (gli “anti-Ratzi”, naturalmente) gli agenti hanno caricato ripetutamente scagliandosi contro manifestanti e giornalisti, provocando almeno 11 feriti e arrestando 8 persone, le quali si trovano tuttora in stato di arresto, con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale e disturbo dell’ordine pubblico. Il corteo era stato autorizzato, nonostante la presidente della Comunità Esperanza Aguirre avesse tentato nelle settimane precedenti di vietare la manifestazione anti-papa per pericolo che si verificassero “comportamenti organizzati volti all’offesa e alla vessazione del sentimento religioso”. Secondo uno degli organizzatori della marcia, Luis Vega (presidente dell’Asciación de Ateos y Librepensadores), “visto che [le autorità amministrative] non hanno potuto proibire la marcia, hanno fatto in modo che finisse nel conflitto”.
    Non poteva mancare la condanna delle parti istituzionali: dal sindaco Gallardón (PP) che denuncia l’aggressione reiterata a danno dei pellegrini da parte dei manifestanti, al PP tutto, sempre pronto a fare cordata contro i soggetti sociali non conformi alla propria linea (come quando lo scorso 4 agosto aveva promesso di manifestare contro il movimento #15M che, costringendo a blindare Puerta del Sol, stava pregiudicando i guadagni dei commercianti della piazza); dai media generalisti con le loro narrazioni menzognere alla chiesa tutta, che per lo meno con un po’ più di fantasia definisce “parassiti” gli anti-Ratzi per bocca del segretario della Conferenza episcopale.
    La manifestazione religiosa continuerà fino a domenica 21, e così le proteste per una #madridsinpapa (Madrid senza Papa). Nella giornata di ieri manifestanti avevano convocato un nuovo concentramento al kilometro 0 (Puerta del Sol), costantemente presidiato dalla polizia; in quest’occasione si sono ripetute varie cariche (la cui brutalità è documentata sul web in moltissimi siti). Anche l’azione di protesta di ieri organizzata dai gruppi queer durante il passaggio del pontefice è stata costantemente marcata dagli agenti, che hanno ripetutamente tentato di sabotarla, senza successo. Per questa e per le prossime giornate sono previste nuove iniziative, fra cui azioni di disturbo ai momenti religiosi ufficiali e un concentramento alle 20 di questa sera a Puerta del Sol per denunciare la violenza poliziesca ed esigere le dimissioni della Delegada de Gobierno a Madrid.
    Così come era stato per il nascere del movimento della Democracia real ya, nel continuo fluire di informazioni, idee e proposte il web gioca un ruolo di rilievo. I “media partecipati” o nuovi media sono come sempre strumenti di organizzazione e coordinazione fra i manifestanti; veicoli di contenuti e ambiti in cui esprimere opinioni, utilizzati dall’una e dell’altra parte; nuovo terreno su cui articolare e sperimentare la battaglia. Per il collettivo Anonymous la rete è anche spazio in cui far emergere contraddizioni in seno al sistema, come ci fa intendere il video-messaggio destinato alla classe politica e alla gerarchia cattolica, in quella che è stata battezzata #OpFariseo e che ieri ha visto temporaneamente inaccessibili per alcune ore due dei siti dedicati alla visita papale spagnola. Ricordando la spassosa #OpPolicia di due mesi fa, in cui la polizia madrilena paventò (per appena 24 ore) di aver smembrato la “cupola” nazionale.
    Rispetto alla partecipazione politica di questo frangente il dato interessante da sottolineare è, ancora una volta, la capacità dei movimenti di collimare nelle proprie diversità e praticare un obiettivo comune. Nella piazza del 17 agosto abbiamo visto diversi pezzi di società, che portando istanze differenti – i cattolici di base per una “chiesa popolare”, le associazioni laiche per una laicità dello stato, gli indignad@s per una diversa gestione del (denaro) pubblico, i gruppi glbtq contro l’ingerenza vaticana nella società – sono stati comunque capaci di declinarle in maniera concordante e unisona. Ciò che ha animato la piazza del 17A, e che la vivrà fino alla fine dei “festeggiamenti” clericali, è anche la lungimiranza e l’intelligenza politica dei movimenti più recenti: ad esempio il #15m che, pur non essendo fra gli organizzatori della marcia, ha capito l’importanza di appoggiarla e parteciparvi in maniera consistente, abituato alla trasversalità che ha da sempre caratterizzato la sua stessa essenza. Contro la “militanza antilaica” del Vaticano il 15M risponde continuando a reclamare una “democrazia reale”, incompatibile con la politica fatta di integralismo religioso ed ultraliberismo economico del regno nazional-cattolico spagnolo. C’è da augurarsi che “la città che si è svegliata” propaghi il proprio messaggio a tutto il paese e che lo stesso movimento, così ricomposto e allargato, si ritrovi sulle piazze autunnali pronto per affrontare con la stessa determinazione la stagione di austerity alle porte.