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sabato 1 dicembre 2012

Di mese in mese continuano i viaggi di treni nucleari in Piemonte

da anarresinfo


Il tam tam degli antinuclearisti ha fatto filtrare la notizia che forse già la prossima settimana passerà per il Piemonte, un treno pieno di scorie nucleari.
Questi “viaggi” sono tenuti nascosti alla popolazione. Non ci dicono quando passano, da dove passano, non ci informano sui rischi in caso di incidente. Temono che, se sapessimo, ci ribelleremmo.
Per saperne di più ascolta l’intervista che Anarres ha realizzato con l’attivista No Nuke Lorenzo Bianco.
Torino. Sabato 24 novembre
punto informativo sui treni nucleari in Piemonte
ore 10/13 al Balon – via Borgodora angolo via Andreis

Il prossimo sarà il quarto trasporto di scorie dal deposito “provvisorio” di Saluggia all’impianto di riprocessamento di La Hague.
Nell’ultimo anno, pur avendolo appreso pochi giorni o persino poche ore prima, gli attivisti contro il nucleare si sono dati da fare per far sapere a tutti che una bomba atomica viaggiava a pochi passi dalle loro case.
 La prima volta, nel marzo 2011 alla stazione di Condove, la polizia picchiò e arrestò due No Nuke
Nell’aprile dello scorso anno, qualche centinaio di attivisti si sedette sui binari della stazione di Avigliana per rallentare il treno. La polizia portò via uno ad uno gli antinuclearisti ma il muro del silenzio venne abbattuto. I trasporti sono stati interrotti sino al luglio di quest’anno, quando per far passare il Castor, arrivarono a sequestrare per ore un treno pieno di antinuclearisti alla stazione di Bussoleno.
La Regione Piemonte ha una legge che prescrive che venga fatto un piano di emergenza in caso di incidente a uno di questi treni. Lo sapevi?
Tutti quelli che abitano nel raggio di tre chilometri per lato dalla ferrovia dovrebbero fare le esercitazioni nel caso uno di questi treni deragliasse o saltasse per aria.
Probabilmente nessuno te lo ha detto. I responsabili delle ferrovie, il sindaco, la prefettura, la questura tengono la bocca chiusa.
A Viareggio l’incidente ad un treno di materiali chimici ha fatto morti e feriti. Immaginate se toccasse ad un treno pieno di scorie altamente radioattive.
L’unica misura consigliata dalle Prefetture a chi abita a 300 metri dalla linea ferroviaria è chiudersi in casa.
Tutti noi sappiamo che non basta chiudersi in casa per sfuggire alle conseguenze di un incidente nucleare.
L’85% delle scorie radioattive prodotte in Italia sono concentrate a Saluggia, Trino vercellese e Bosco Marengo. Dopo venticinque anni dalla chiusura delle centrali nucleari italiane la questione delle scorie non è stata risolta. E non lo sarà mai, perché le scorie restano pericolosissime per la salute umana e per l’ambiente per decine di migliaia di anni.
Lo scorso mese il governo ha deciso di smantellare l’ex centrale di Trino vercellese: al suo posto faranno un secondo deposito «provvisorio».
In nessun paese al mondo c’è un sito definitivo per lo stoccaggio. Costi altissimi e l’opposizione delle popolazioni coinvolte hanno fatto sì che le scorie rimanessero nei pressi delle centrali.
I trasporti che stanno facendo a nostra insaputa sono diretti in Francia. Nell’impianto di La Hague, le scorie vengono “riprocessate” e poi rimandate in Piemonte. Radioattive e pericolose come prima, perché a La Hague si limitano estrarre il Mox, un combustibile per le centrali, e il plutonio. Il plutonio serve ad una sola cosa: fare le bombe atomiche.
Il sito di Saluggia non è sicuro: nell’ultima alluvione le falde sono state contaminate.
Se uno dei treni diretti in Francia deragliasse, se qualcuno lo scegliesse come obiettivo e lo facesse saltare, se ci fosse una scossa di terremoto – anche lieve – mentre attraversa il basso Piemonte, da Vercelli, attraverso Asti, Alessandria, la provincia di Torino e la Val Susa migliaia di persone rischierebbero la vita.
Vale la pena? Vale la pena di arricchire affaristi senz’altro scrupolo che il lucro? Siamo nella città della Thyssen, nella regione della strage dell’Eternit: ai padroni poco importa della nostra salute.
Noi pensiamo che questi trasporti debbano cessare. E siamo decisi a metterci in mezzo. Per il futuro dei nostri figli, per un mondo senza sfruttati né sfruttatori, per farla finita con la devastazione del territorio, per essere liberi di decidere.

giovedì 6 settembre 2012

Nuovo incidente nella centrale nucleare di Fessenheim, Francia.


Nel primo pomeriggio del 5 settembre una fuoriuscita di vapore chimico dalla centrale nucleare di Fessenheim, che sorge sulle rive del Reno ed è dotata di due reattori da 900 MW entrati in servizio nel 1977, ha ferito due lavoratori.
Subito i portavoce di EDF, la multinazionale francese che gestisce l’impianto nucleare (e non solo quello) hanno minimizzato l’evento e rassicurato sulla natura chimica e non radioattiva dell’incidente, tacendo sul fatto che da Nimes a Tricastin, ogni anno, nonostante gli sforzi dei padroni del nucleare per ridimensionare, disinformare e censurare, continuano a verificarsi episodi che coinvolgono operai e ambiente circostante.
La tv Bfm aveva parlato di  un «principio di incendio di natura chimica» che avrebbe provocato il ferimento di «diverse persone».
La centrale di Fessenheim non è nuova ad incidenti, alcuni dei quali, minimizzati all’inizio, si sono poi rivelati gravi. Negli ultimi due anni, solo sul territorio francese, sono stati circa 20 gli incidenti ai reattori, dimostrano quanto sia sicura la tecnologia nucleare.
Fukushima insegna.

martedì 17 aprile 2012

Stretto di Messina a rischio sottomarini nucleari USA

da http://romperelerighe.

di Antonio Mazzeo
Dall’antichità è ritenuto uno dei corridoi marittimi più pericolosi per la navigazione. Lo Stretto di Messina vanta un triste record d’incidenti e collisioni, eppure continuano ad attraversarlo annualmente più di quindicimila imbarcazioni. Si tratta di superpetroliere, traghetti, navi da crociera e pescherecci, unità container con a bordo rifiuti radioattivi, tossici e nocivi, imbarcazioni da guerra di Stati Uniti d’America ed alleati NATO. E le portaerei giganti e i sommergibili a capacità e propulsione nucleare.
Il 5 aprile scorso l’ultimo transito atomico. Mentre alcuni curiosi assistevano all’attracco nel porto di Messina della nave da crociera “Splendida”, a pochi metri dalla costa è improvvisamente emersa l’inquietante sagoma nera di un sottomarino USA. Stamani la foto dell’hunter killer atomico a passeggio nello Stretto è stata pubblicata in prima pagina dalla Gazzetta del Sud.
“Secondo i dati acquisiti dal registro del sistema Vts di Forte Ogliastri, nella disponibilità della Guardia costiera, si è trattato di un sottomarino nucleare presumibilmente della classe Virginia, l’ultima nata dalla modernissima tecnologia americana, che ha preso il posto degli obsoleti sottomarini della classe Los Angeles”, riporta il quotidiano. Costruiti a partire del 2005 nei cantieri di Newport dai colossi General Dynamics e Northrom Grumman, i sottomarini Virginia hanno un costo di quasi 2 miliardi dollari l’uno, sono lunghi 115 metri, larghi 10 e pesano 7.900 tonnellate. Ma imbarcano soprattutto un reattore atomico modello “9SG” (di nona generazione) e i famigerati missili da crociera BGM-109 “Tomahawk” con doppia capacità, convenzionale e nucleare. Le azzardatissime manovre del sottomarino, in uno specchio d’acqua assai trafficato, avrebbero potuto avere conseguenze a dir poco catastrofiche. L’eventuale collisione con altra unità in navigazione, lo scoppio di un incendio a bordo, uno spiaggiamento come quello verificatosi appena due mesi fa in località Ganzirri alla nave “Rubina” (quasi un “Concordia” bis), avrebbero potuto trasformare lo Stretto nella Fukushima del Mediterraneo.
“In Italia, siamo già andati vicino al disastro nucleare nel settembre 2003, quando il sottomarino nucleare “Hatford” si danneggiò gravemente per aver urtato contro il fondale marino, nella zona vicina alla base della Maddalena, in Sardegna”, ricorda il professore Massimo Zucchetti, ordinario di Impianti nucleari del Politecnico di Torino. “Poi la Maddalena è stata abbandonata, ma le misurazioni della radioattività diedero dati allarmanti. Noi riuscimmo a determinare la presenza di materiale radioattivo, ed in particolare plutonio, in certe alghe nella zona dell’arcipelago. Ciò ci permise di dimostrare, contrariamente a quanto sostennero le autorità militari, che era avvenuta una sia pur limitata immissione di inquinanti nelle nostre acque”.
I dati statistici sul numero d’incidenti avvenuti ai reattori nucleari navali sono inquietanti. Negli ultimi quarant’anni si sono avute ben oltre un centinaio di emergenze nucleari o radiologiche ad unità di Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna e Francia. “Purtroppo, la sicurezza dei reattori nucleari su navi a propulsione nucleare è secondaria rispetto ad altre ragioni, strategiche, di produzione e di presenza della flotta”, aggiunge Zucchetti. “Mentre in campo nucleare civile esistono sistemi di sicurezza che sono obbligatoriamente presenti e senza i quali l’impianto non ottiene il permesso di funzionamento da parte delle autorità, su un sottomarino, la presenza di questi sistemi di sicurezza è limitata, per ragioni di spazio, di peso e di funzionalità. Essendo vascelli militari, sono soggetti all’approvazione e alla responsabilità esclusivamente delle autorità militari. Ci ritroviamo quindi col paradosso di reattori nucleari che non otterrebbero la licenza di esercizio civile in nessun paese, e che circolano invece liberamente nei nostri mari”.
Tutt’altro che remota la possibilità di un surriscaldamento del nocciolo del reattore per il mancato funzionamento del circuito di raffreddamento e finanche la fusione parziale o totale del nocciolo. “La fusione del nocciolo è un evento ipotizzato dai piani di emergenza di Taranto e La Spezia, due dei porti italiani utilizzati per le soste di navi militari nucleari”, rileva il fisico Antonino Drago dell’Università di Napoli. “Esso potrebbe provocare un possibile cataclisma tipo maremoto, dovuto allo sfondamento dello scafo da parte del nocciolo che fonde o evapora a milioni di gradi fondendo anche tutto ciò che incontra; si leverebbe una nube radioattiva che spazzerebbe larghe zone seminando morte, provocando un inquinamento del mare in proporzioni inimmaginabili, e in definitiva, attraverso le piogge, dell’acqua potabile e dei prodotti agricoli”.
Un caso di avaria all’impianto di raffreddamento, con conseguente perdita di refrigerante è avvenuto il 12 maggio 2000 al sottomarino d’attacco britannico “HMS Tireless”, mentre transitava al largo della Sicilia. Dopo aver ha spento il reattore, il comandante chiese di potere fare ingresso in un porto italiano, ma il permesso gli fu negato dalle autorità competenti per motivi di sicurezza. Il sottomarino si diresse poi nel porto di Gibilterra; l’entità dei danni subiti dal reattore costrinse l’unità all’ormeggio per diversi anni, generando le proteste della popolazione e una querelle diplomatica fra Gran Bretagna e Spagna.
Una quindicina di anni fa il Comitato messinese per la pace e il disarmo unilaterale pubblicò un rapporto sui più gravi incidenti che hanno interessato navi militari in transito nello Stretto. “L’alba dell’1 novembre del 1971 si verificò una collisione tra la nave delle Ferrovie dello Stato “Villa” e il sommergibile statunitense “Uss Hardhead” con propulsori deseal”, riportavano i pacifisti. “Il 29 novembre 1975, a circa 25 miglia nautiche dallo Stretto di Messina, nel mar Ionio, l’incrociatore USA “Belknap” subì una notevole fuoriuscita di nafta durante le operazioni di rifornimento con una nave cisterna. Al tempo il “Belknap” ospitava i sistemi missilistici “Asroc” e “Terrier” in grado di montare testate nucleari del tipo W44 e W45 da un kiloton”.
Tre gli incidenti verificatosi nel corso del 1977. Il primo, l’11 gennaio, a due miglia a nord da Capo Peloro, vide la portaerei statunitense a propulsione nucleare “Theodore Roosvelt” speronare un mercantile liberiano. “L’unità da guerra proseguì verso il porto di Napoli, pur avendo riportato la fenditura di 5-6 metri sulla prura a tribordo”, scriveva il Comitato per la pace. “La “Roosvelt” utilizzava come generatori due reattori e imbarcava un centinaio di testate nucleari del tipo B43, B57 e B61, con una potenza variabile dal mezzo Kiloton ad un Megaton”. Il secondo incidente avvenne il successivo 23 agosto: la portaerei “USS Saratoga”, anch’essa con un centinaio di testate a bordo, subì un incendio nei pressi dell’hangar per il ricovero dei caccia, a seguito dell’esplosione di un fusto di aerosol. “La velocità e la reazione professionale dell’equipaggio e la decisione di chiamare a distanza il Quartier generale hanno permesso di ridimensionare il potenziale disastro”, fu il laconico commento del Comando generale della US Navy. Il 6 ottobre, mentre era ancora una volta in transito nello Stretto, la “Saratoga” fu speronata sulla fiancata di dritta da un mercantile austriaco. “L’urto fu talmente violento che da una falla fuoriuscì una grossa quantità di nafta, ma anche in questo caso la “Saratoga” continuò la sua rotta senza rispondere ai messaggi radio del mercantile e della Capitaneria di porto”.
La sera del 3 gennaio 1983 fu la volta dell’incrociatore a propulsione nucleare “USS Arkansas” ad entrare in collisione con il mercantile italiano “Megara Iblea” davanti a Punta Pezzo. Notevoli i danni registrati dalle due unità. L’“Arkansas”, classe Virginia, era dotato al tempo di due reattori atomici ed armato con missili antisottomarino “Asroc” (con testate nucleari W44 da un kiloton) e da crociera “Tomahawk” (con testate W80 con un potenziale esplosivo variabile dai 5 ai 150 kiloton).
Singolare quanto accadde invece nella tarda serata del 15 ottobre 1985. “Nei pressi di Capo Peloro venne evitata in extremis la collisione tra una nave militare americana e la nave da crociera Achille Lauro in transito nello Stretto per imbarcare alcuni magistrati responsabili dell’inchiesta sul sequestro dell’unità da parte di un commando palestinese”, segnala il report del Comitato per la pace. “L’imbarcazione statunitense si era avvicinata pericolosamente alla Achille Lauro per spiare l’arrivo dei giudici. Il mancato incidente fu denunciato dal comandante Giuseppe Floridia, responsabile dell’Ufficio navigazione nello Stretto, che era riuscito a dirigere via radio l’Achille Lauro verso una nuova rotta ed evitare la collisione. Il comandante Floridia riuscì ad identificare la sigla della nave USA, F96, presumibilmente corrispondente alla fregata “Valdez”, classe Knox, dotata al tempo di tre missili “Asroc” armati con testate W44 da un kiloton”.

giovedì 23 febbraio 2012

Fukushima Daiichi: contaminati 4766 lavoratori della centrale nucleare

DA ecoblog


Pubblicato: mercoledì 22 febbraio 2012 da Marina
lavoratori a fukushima: contaminati dalle radiazioni 4776 tecnici della centrale nucleare
A proposito delle discussioni che animano Ecoblog sul fatto che in Giappone dopo l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima Daiichi non si siano verificate contaminazioni su persone e non vi siano morti causati dalle radiazioni. Riprendo un articolo uscito nello scorso maggio dopo che un giovane parlamentare Mito Kakizawa scopre da fonte ufficiale, ossia da Terasaka Nobuaki, direttore dell’Agenzia per la sicurezza nucleare che a essere contaminati sono 4766 lavoratori che sono entrati nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi a vario titolo. Per l’esattezza in totale sono 4956 considerati anche lavoratori che sono stati contaminati in altre centrali nucleari. Il governo giapponese, l’Aiea e la Tepco purtroppo hanno avuto la gran fretta di voler archiviare il tutto sotto la voce caso chiuso. Ma l’esperienza che abbiamo di incidenti nucleari, sempre molto diversi tra loro, ci ha insegnato che sarà il tempo a dirci se le contaminazioni si sono verificate e in quale misura. E dunque più tempo passa più si schiariscono scenari e contorni dell’incidente che sembra non essersi definitivamente chiuso da quando il reattore Nr.2 ha ripreso a surriscaldarsi. I numeri,dicevo, si riferiscono a maggio, ma a oggi non sono stati resti noti i nuovi dati, il che ci fa solo supporre che essendo stato dichiarato chiuso l’incidente nel dicembre 2011 non possano essere che aumentati. Vediamo perché.
Leggo sul blog AlienSx:
La contaminazione della popolazione è considerata un tabù. La storia è emersa grazie alle pubblicazioni del Mainichi Daily News e Yomiuri Shimbun e alla passione del parlamentare Mito Kakizawa che ha chiesto a Terasaka Nobuaki direttore dell’Agenzia per la sicurezza nucleare quanti fossero i lavoratori che ai primi controlli medici nella Prefettura di Fukushima siano stati dichiarati positivi a una contaminazione da particelle radioattive. La risposta di Nobuaki non lascia presagire nulla di buono, infatti dice: «Su un totale di 4956 casi di lavoratori che hanno subito una contaminazione interna all’interno del parco delle centrali nucleari del Paese, 4766 sono lavoratori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Queste cifre sono emerse dai controlli medici realizzati dalla Prefettura dopo la crisi nucleare.».
Lo Yomiuri Shimbun dettaglia la risposta di Nobuaki:
Solo il 10% dei lavoratori sono stati testati per l’esposizione alle radiazioni interne provocate per inalazione o ingestione di sostanze radioattive, ciò poiché vi è stata scarsa disponibilità delle apparecchiature di controllo. Un numero sempre crescente di persone che lavorano per superare la crisi a Fukushima Daiichi sono sempre più allarmate per l’assenza dei test interni. Molti di questi professionisti del nucleare pensano di essere stati contaminati da particelle radioattive non per inalazione, sono obbligatorie la maschere con filtro, ma attraverso il cibo o bevande consumate all’interno. Sono perciò preoccupati per il loro futuro e per il fatto che le radiazioni interne siano state portate come dose legale d’esposizione da 100 a 250 mSv esclusivamente per i lavoratori di Fukushima.

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Il blog di Aliensx spiega così la gravità della contaminazione dei lavoratori:
Nobuaki ha fornito maggiori informazioni: ha constatato che 1193 lavoratori avevano dei livelli di contaminazione radioattiva interna superiore a 10.000 cpm, ossia 100 μS/h ≈ 100×24×364 = 873 mSv/anno! Se il valore della contaminazione interna è superiore a 6000 cpm una decontaminazione è considerata “vitale”. Senza rispetto per questi valori nel caso della mega catastrofe nucleare di Fukushima, il Governo giapponese, su «consiglio degli esperti » dell’IAEA ha rimesso lo scorso 21 marzo la soglia d’irradiazione da 6000 cpm a 100.000 cpm. Questa decisione di circostanza è un fallimento della realtà e uno scandalo sanitario che avrà conseguenze per l’avvenire della popolazione, malati, bambini, anziani.
Dunque, le autorità, come accade in tutto il mondo quando non hanno risposte, vanno a ritoccare i valori, le cifre, pensando forse che i numeri possano mascherare la realtà. Il che è vero, all’apparenza, perché almeno ufficialmente nessuno saprà mai così quanti contaminati e quanti morti ci sono a causa della catastrofe nucleare ancora in atto a Fukushimna Daiichi. Ma come ci ha insegnato Chernobyl i contaminati e i morti non sono numeri ma distorsioni del DNA che si protrarranno per generazioni causando malformazioni, malattie e cancro.
Via | AlienSx
Foto | Flickr

lunedì 13 febbraio 2012

Speriamo che sia proprio rotto. Fukushima, il termometro del reattore 2 segna 270 °C

da http://blogeko

feb  12
13
Speriamo proprio che abbia ragione la Tepco, speriamo che il termometro del reattore 2 di Fukushima sia davvero rotto: perchè adesso non segna 80 °C come ieri, ma 270 °C e più, come a marzo, quando le reazioni nucleari erano in corso.
Però è interessante notare il momento in cui la Tepco ha redatto, diciamo, il certificato ufficiale di morte del termometro.
Si tratta di una termocoppia – un dispositivo basato su un circuito elettrico – e la Tepco oggi ha testato il circuito quando la temperatura aveva raggiunto i 91 °C, al termine di un lungo aumento “a singhiozzo” che aveva mostrato oscillazioni, sì, ma nell’ordine di una decina di gradi.
Subito dopo il test, il termometro è passato da 91 °C a 285 °C. Non è che la termocoppia si è rotta proprio a causa del test effettuato sul circuito elettrico? E che i 91 °C precedenti erano invece attendibili?
La domanda è stata rivolta alla Tepco da un reporter durante la conferenza stampa dedicata proprio alla temperatura del reattore 2. Si svolge in giapponese, e la sto seguendo attraverso il blog Ex-Skf (mai abbastanza lodato, ripeto un’altra volta) che assiste alla conferenza via web e posta in inglese.
La Tepco ha risposto che non sa perchè il valore mostrato dal termometro rotto è aumentato così all’improvviso. Ha pensato a un guasto già quando l’apparecchio ha cominciato a mostrare un aumento della temperatura, dal momento che gli altri due termometri indicavano invece temperature basse e in costante discesa. Però, no, non ha controllato il funzionamento di questi altri due termometri e non ha in programma di farlo.
Lo screenshot catturato da Ex-Skf mostra le temperature rilevate dalla termocoppia. La Tepco ha effettuato il test sul circuito e l’ha dichiarato rotto subito prima che indicasse le temperature evidenziate all’interno del rettangolo rosso.

Secondo la Tepco le reazioni nucleari non sono riprese perchè non è stato individuato Xenon radioattivo. Dal contenuto della conferenza stampa si deduce che non sono state cercate altre sostanze, tipo lo Iodio 131.
Su Ex-Skf la conferenza stampa della Tepco, il termometro del reattore 2 è rotto
Foto

domenica 12 febbraio 2012

Alla faccia dell’arresto freddo. Fukushima, la temperatura del reattore 2 sale a 80 °C

da http://blogeko

feb  12
12
Alla faccia del sedicente “cold shut down” (l’arresto stabile, freddo e sicuro), la temperatura continua a salire nel reattore 2 di Fukushima. Adesso è arrivata oltre gli 80 °C.
E’ il risultato di un processo al rialzo che avviene, come dire?, a singhiozzo ormai da diverse settimane. Nelle ultime ore, poi, la temperatura ha avuto brevi e notevoli oscillazioni, sempre al rialzo, che l’hanno portata a sfiorare ripetutamente i 90 °C.
La Tepco, proprietaria della centrale nucleare, dice che probabilmente è rotto il termometro. Ho già avuto occasione più volte di soffermarmi sulla cagionevolissima salute della strumentazione che rileva i dati di Fukushima.
Però sembra che nemmeno la Tepco sia così convinta di un semplice malfunzionamento del termometro. Infatti da giorni ha inutilmente aumentato la quantità di acqua di raffreddamento versata nel reattore e ultimamente ci ha anche aggiunto più di una tonnellata di boro, che ha la proprietà di smorzare le reazioni nucleari.
Gli aggiornamenti vengono dal mai abbastanza lodato blogger di Ex-Skf, che stamattina ha seguito via web la conferenza stampa della Tepco (ovviamente in giapponese) e ha riportato il succo in inglese.
Il reattore 2 è quello cui è stata fatta l’endoscopia. Con grande stupore non si è vista acqua di raffreddamento all’interno, o perlomeno: non arrivava al livello al quale la strumentazione la segnalava (era guasta, ovvio). Forse c’è comunque un po’ d’acqua sul fondo.
Soprattutto, l’endoscopia non ha fornito elementi a proposito della situazione in cui si trova il combustibile nucleare fuso: dove è finito, quale temperatura si registra nelle vicinanze e se è effettivamente ricoperto da acqua di raffreddamento.
L’immagine a destra è una schermata che Ex-Skf ha catturato durante la conferenza stampa della Tepco. Mostra l’ubicazione dei tre termometri collocati all’esterno del reattore 2, e i grafici delle temperature che essi restituiscono.
Come vedete, due grafici puntano verso il basso. Il terzo proprio no. Un’ipotesi lontanamente ventilata dalla Tepco qualche giorno fa – oh, ventilata molto lontanamente! – è che il combustibile nucleare fuso abbia cambiato forma e-o posizione. Le scosse di terremoto sono abbastanza frequenti, anche se non certo distruttive come quella dell’11 marzo che ha innescato la catastrofe nucleare.
Però, dice la Tepco, non si sono trovati nè Xenon nè Cesio radioattivi (nessuna menzione dello Iodio radioattivo, l’avranno cercato?), e dunque le reazioni nucleari non sono riprese.
C’è un’altra immagine interessante, la vedete qui a sinistra. E’ il grafico più dettagliato della temperatura. Anche in questo caso, Ex-Skf ha catturato la schermata mostrata durante la conferenza stampa.
Guardate le oscillazioni brevi e repentine verso l’alto, fin verso i 90 °C. Tepco dice che si tratta di semplici registrazioni automatiche non verificate attraverso la lettura dei dati che il personale effettua ogni 6 ore.
In questo momento l’acqua di raffreddamento versata nel reattore 2 raggiunge le 17,4 tonnellate all’ora. L’acqua versata nel reattore diventa enormemente radioattiva e, addizionata a quella che risale dal sottosuolo, si accumula nei sotterranei dell’edificio: con tutti i problemi relativi a gestione, recupero, decontaminazione, smaltimento.
Su Ex-Skf la conferenza stampa della Tepco sulla temperatura nel reattore 2 di Fukushima
Su Ex-Skf l’eventualità che l’aumento della temperatura sia dovuto a uno spostamento del combustibile nucleare fuso
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Eppure là sono così disciplinati… Proteste in Cina per una centrale nucleare

da http://blogeko

feb  12
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In Cina la costruzione di una centrale nucleare sta causando proteste. La notizia è altamente inconsueta – i cinesi hanno fama di essere così disciplinati – ma è stata pubblicata dalla testata statale Beijing News (più ufficiale di così…) ed è possibile leggerla attraverso rilanci e traduzioni.
Al centro della contestazione il cantiere per una centrale nucleare nella provincia di Jiangxi, nella parte orientale del Paese.
Le autorità governative del vicino distretto di Wangjiang, nella provincia di Anhui, giudicano errato il documento relativo all’impatto ambientale dell’impianto, che è stato pubblicato su internet, e chiedono l’immediata sospensione dei lavori.
La Cina affamata di energia sta realizzando 25 reattori nucleari e ne ha 14 già in funzione.
La notizia – pubblicata in inglese sulle indiane Zee News – non fa il nome della centrale nucleare oggetto di contestazioni, ma secondo English Wikipedia nella provincia di Jiangxi è in costruzione quella di Xianning, progettata per ospitare almeno quattro reattori di tipo AP1000 da 1,25 MW l’uno.
Il governo del vicino distretto di Wangjiang sostiene che è stato sottostimato il numero di persone residenti entro il raggio di 10 chilometri dall’impianto e soprattutto che per la centrale nucleare è stata scelta una zona sismica: nel 2006 si è verificato un terremoto di magnitudo 5,7, e nel settembre scorso un altro di magnitudo 4,6.
Inoltre, si temono “gas e liquidi tossici” provenienti dall’impianto. Non so se questa espressione un po’ naïf (si adatta meglio all’inquinamento chimico) sia frutto di traduzioni imprecise.
Secondo Zee News, infine, Beijing News ha pubblicato un commento su questa vicenda, chiedendo di rendere pubblici e trasparenti i rapporti relativi alla valutazione della centrale nucleare e aggiungendo che l’incidente di Fukushima rappresenta un grosso ammonimento.
Su Zee News autorità cinesi chiedono di fermare la costruzione di una centrale nucleare
La centrale nucleare di Xianning su English Wikipedia
Foto

venerdì 10 febbraio 2012

Gli Stati Uniti approvano due nuovi reattori nucleari per la prima volta dal 1978



da http://blogeko

feb  12
10
Gli Stati Uniti tornano al 1978. Per la prima volta da allora e per la prima volta dopo l’incidente di Three Miles Island, la Nuclear Regulatory Commission – la commissione responsabile della sicurezza nucleare – ha approvato la costruzione di due nuovi reattori nucleari.
Saranno a Vogtle, in Georgia, dove già è in funzione una centrale nucleare con altri due reattori.
Il presidente della commissione, Gregory Jaczko, ha votato inutilmente contro, unico fra i cinque componenti dell’organismo. Dice in sostanza: non me la sento di autorizzare impianti che non abbiano imparato la lezione di Fukushima.
I cantieri di Olkiluoto e di Flamanville insegnano: le centrali nucleari finiscono per costare molto più del previsto, e la loro costruzione finisce per durare molto più del previsto.
Facile dunque mettere in relazione il primo cantiere nucleare negli Usa da 34 anni con una novità introdotta da Obama: i prestiti garantiti dallo Stato per la costruzione delle centrali nucleari, alla faccia delle speranze verdi.
Se verranno ultimati come da previsioni entro il 2016, i due nuovi reattori di Vogtle costeranno 14 miliardi di dollari, di cui 8,8 messi a disposizione grazie al denaro pubblico.
Il voto contrario del presidente della Nuclear Regulatory Commission è legato al fatto che la commissione stessa ha identificato una serie di accorgimenti per migliorare la sicurezza delle centrali nucleari ed evitare che negli Usa abbia luogo un incidente tipo Fukushima. Li ha identificati, ma non li ha ancora approvati: e dunque non sono contemplati dai progetti per i due reattori di Vogtle.
Secondo gli altri membri della commissione, la commissione stessa ha moltissimi strumenti per imporre migliorie della sicurezza man mano che esse vengono approvate: e dunque non era il caso di aspettare.
La decisione di Obama di garantire finanziamenti alle centrali nucleari non ha tuttavia prodotto una gran rinascita per l’atomo sul suolo americano. Anzi.
Qualche anno fa erano in itinere i progetti per la costruzione di 31 nuovi reattori. Adesso, approvati i due reattori di Vogtle, solo altri due sono in corso di autorizzazione. Dopo di questi, il nulla.
Su Christian Science Monitor approvati i primi due nuovi reattori nucleari dl 1978
Foto Transition Voice

giovedì 9 febbraio 2012

Altra nuvoletta radioattiva di Iodio 131 in Europa. Viene di nuovo dall’Ungheria

da http://blogeko

feb  12
9
Un’altra nuvoletta di iodio radioattivo si aggira per l’Europa. Ha concentrazioni infinitesimali, non è un pericolo per la salute.
Il punto però è che di Iodio 131 in giro, in teoria, non ce ne dovrebbe essere proprio. E’ uno dei prodotti della fissione di uranio e plutonio. Traduzione: deriva da un incidente nucleare.
Sembra il remake del novembre scorso, quando si scoprì che l’origine della nuvoletta era un laboratorio ungherese di isotopi per uso medico. Anche adesso, almeno secondo la Finlandia, la nuvoletta viene di lì.
Non c’entra il blocco del reattore svizzero di Mühleberg, nel canton Berna, avvenuto ieri per un errore umano e poi felicemente (dicono) risolto nel giro di poche ore. Non c’è stato alcun rilascio di radioattività nell’aria, assicurano le autorità elvetiche.
E poi, la cosa è iniziata prima di Mühleberg. Lo Iodio 131 è stato rintracciato nell’aria della Scandinavia dal 16 al 23 gennaio: Norvegia, Svezia, Finlandia, con concentrazioni pari a un milionesimo di Becquerel di radioattività per metro cubo. La notizia è stata diffusa dall’associazione ambientalista nordeuropea Bellona.
La cosa sembrava finita lì, sebbene con l’antipatico particolare che è stato impossibile individuare la fonte.
Però lo Iodio 131 si è rifatto vivo in Austria all’inizio di febbraio. C’è un comunicato stampa sul sito dell’Ages (l’agenzia per la salute e la sicurezza alimentare) e lo trovate linkato in fondo: siccome non leggo il tedesco, mi servo della notizia ripresa in inglese solo dall’agenzia cinese Xinhua.
La concentrazione era di nuovo bassissima, 6 microbecquerel per metro cubo d’aria. Tracce che possono essere rilevate esclusivamente attraverso strumenti di misurazione estremamente sensibili e raffinati.
Di poche ore fa, infine, la notizia che secondo l’agenzia per la sicurezza nucleare finlandese Stuk la fonte dello Iodio-131 rilevato in gennaio in Finlandia è un reattore per la produzione di isotopi a Budapest, in Ungheria.
L’unica fonte della notizia, al momento, è l’agenzia finlandese Yle: Stuk, si legge, ha già preso contatti con l’agenzia ungherese per la sicurezza nucleare con lo scopo di evitare che episodi del genere si ripetano.
Non viene fatto esplicito cenno – lo noterete – alla nuvoletta austriaca, ma solo a quella scandinava anche se la, diciamo, fusione concettuale dei due episodi è abbastanza spontanea. Se ci saranno novità, ne scriverò ancora.
Il comunicato stampa di Bellona che ha aperto il caso piccole tracce di Iodio 131 compaiono misteriosamente nella zona del Mare di Barents
Il comunicato stampa pubblicato lunedì dall’Ages austriaca trovate tracce di Iodio 131 (se passa di qui qualcuno che legge il tedesco, per favore lasci la traduzione nei commenti. Grazie!)
Dall’agenzia Xinhua (via Shanghai Daily) tracce di Iodio 131 nell’aria dell’Austria
Dall’agenzia finlandese Yle viene dall’Ungheria lo iodio radioattivo individuato in Finlandia
Su Affari Italiani Mühleberg, non c’è stato rilascio di radioattività nell’aria
Foto Mr. Tea

domenica 22 gennaio 2012

Il video girato dalla sonda endoscopica all’interno del reattore 2 di Fukushima

da http://blogeko

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 http://www.youtube.com/watch?v=aR--2dASoJA&feature=player_embedded


Dopo le foto, arrivano anche i video dell’ “endoscopia” al reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima. Fra poco vi mostro una parte delle immagini; in fondo troverete i link alla serie completa.
Lo schizzo qui accanto evidenzia il punto in cui è stata inserita la sonda endoscopica: ha esplorato il bunker di cemento armato (“containment vessel”) in cui è alloggiato il reattore vero e proprio (“pressure vessel”).
La sonda non ha individuato nè il combustibile nucleare fuso (ha forato il fondo del reattore, è caduto sul pavimento del bunker e ha “mangiato” almeno in parte lo strato di cemento) nè l’acqua che dovrebbe coprirlo e raffreddarlo. L’endoscopia ha mostrato solo tanto vapore e gocce – tipo pioggia – di condensa.
Dunque non si sa dov’è il combustibile fuso (si sperava invece di localizzarlo), e non si sa nemmeno se è adeguatamente raffreddato. Ma guardate le immagini.
I puntini luminosi bianchi sono radioattività (non è stata misurata). Dal secondo minuto in poi si vedono il vapore (la temperatura all’interno è di 45 °C) e le gocce di condensa.
Neanche la Tepco, proprietaria dell’impianto, riesce ad interpretare le immagini e capire quali particolari vengono di volta in volta riprese. Tubi e parete esterna del reattore non sembrano comunque gravemente danneggiati: ed è una buona notizia.
Ci si aspettava di trovare 4,5 metri d’acqua sul pavimento del bunker: così come indicato dalla strumentazione della Tepco. Invece la sonda è arrivata a ispezionare fino a 4 metri dal pavimento, e niente acqua.
La Tepco dice che forse l’acqua arriva a 2,8 metri di livello, dove la sua presenza è indicata da un altro strumento di misurazione. Funzionerà?
Non è in programma un’altra e più accurata endoscopia del “bunker”, almeno fino al 2017 (segnatevelo sull’agenda), mentre verso il 2019 è in programma l’endoscopia del “pressure vessel”, il nocciolo del reattore.
Niente endoscopia neanche per i reattori 1 e 3: la radioattività è troppo alta. La Tepco sta pensando di mandare all’interno un robot.
Sull’Asahi Shimbun le prime immagini dall’interno di Fukushima
Sul Daily Yomiuri l’acqua cade come pioggia all’interno del reattore, da cui è tratto lo schizzo
L’endoscopia completa del reattore, divisa in quattro filmati, è scaricabile dal sito della Tepco (il link non funzionerà più dal 27 gennaio) e vari utenti hanno provveduto ad inserirla su Youtube; 1, 2, 3, 4

venerdì 20 gennaio 2012

Foto dall’interno di Fukushima. Non si trova l’acqua nè il combustibile nucleare

da http://blogeko


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Volete vedere le foto dell’interno di Fukushima? Prego, accomodatevi, e qui a fianco c’è un assaggio: oggi la Tepco ha inserito nel reattore 2 una sonda endoscopica con fotocamera, del tipo di quelle impiegate per gli esami medici. Sono le prime immagini di un reattore dopo la catastrofe dell’11 marzo.
Risultati. Primo, la temperatura all’interno è di 45 °C, compatibile con quello che il Giappone funambolicamente chiama “arresto freddo” o “cold shut down”: in un reattore nucleare in arresto stabile e sicuro l’acqua di raffreddamento ha una temperatura inferiore ai 100 °C.
Però – secondo – nel reattore la sonda non ha trovato l’acqua, o perlomeno: in base ai dati forniti dai vari strumenti di misurazione, l’acqua (versata a fiumi sui reattori per raffreddarli, diventata ultra radioattiva ed accumulatasi a decine di migliaia di tonnellate nei sotterranei dell’edificio) doveva arrivare al livello di 4,5 metri.
Niente acqua fino almeno al livello di 4 metri. Si vede che la strumentazione è rotta, dice la Tepco: ah, come è cagionevole di salute la strumentazione di Fukushima, dalla quale si ricavano tutti i dati sulle condizioni dell’impianto…
Infine, terzo punto, non si è vista traccia del combustibile nucleare fuso. Si sperava di trovare qualche indicazione: e invece niente, chissà dove è finito, quale temperatura si registra nelle vicinanze e se è effettivamente ricoperto da acqua di raffreddamento. Ecco le foto.
Le immagini sono confuse. Un inferno di vapore e una sorta di nebbia luminosa che ricorda la luminescenza della radioattività immortalata sulle pellicole girate a Chernobyl subito dopo l’incidente. Ah: non mi risulta che, durante l’endoscopia, sia stata misurata la radioattività.
La sonda endoscopica è stata inserita nel “containment vessel”, il bunker di cemento armato che alloggia il “pentolone” di acciaio in cui avvengono le reazioni nucleari. Ha restituito immagini di questo tipo, che perfino la Tepco trova difficili da interpretare: presume che la grata sia costituita da tubi.

Il combustibile nucleare era in origine nel “pentolone“. Poi suo calore ha almeno parzialmente fuso il fondo del “pentolone”, e il materiale radioattivo e bollente – il corium – è finito sul pavimento del bunker (il “containment vessel” che alloggia il pentolone). Ha anche fuso e “mangiato” almeno in parte il pavimento, aprendosi una via verso il basso.
Si sperava che l’endoscopia fornisse elementi per capire dove si trova, fino a che punto è sceso… Invece niente. La sonda ha restituito principalmente foto di questo tipo: altri presunti tubi.

Qui sotto un’immagine un po’ diversa. E’ la parete esterna del “pentolone”, provata da 10 mesi di esposizione al calore, all’acqua e alla radioattività. L’endoscopia tuttavia non ha evidenziato manifeste crepe.

Sull’Asahi Shimbun l’endoscopia non è riuscita ad individuare l’acqua a Fukushima
Su Cnn la società giapponese dà un’occhiata nel reattore
Su The Telegraph il primo sguardo dentro Fukushima
Le foto sono state diffuse dalla Tepco

Fukushima non è finita: la Tepco non riesce a capire cosa succede nei reattori danneggiati

da http://www.greenreport.it

Altre 1.110 tonnellate di acqua radioattiva nella centrale. Pietrisco e legname radioattivi
[ 20 gennaio 2012 ]
La Tokyo electric power company (Tepco), che gestisce il cadavere radioattivo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, sta cercando di determinare lo stato del combustibile nucleare fuso all'interno dei reattori 1, 2 e 3 ed  ha reso noto un video di 30 minuti ripreso all'interno del reattore 2, per la prima volta dopo il terremoto/tsunami ed il disastro nucleare dell'11 marzo 2011. La Tepco sta utilizzando fibre ottiche per penetrare all'interno del reattore attraverso un buco endoscopio nel containment vessel.
Il filmato, pubblicato anche dal network radio-televisivo giapponese Nhk, inizia all'interno del diaframma che porta al containment vessel: le fibre ottiche, come in un'endoscopia, hanno raggiunto l'interno del reattore, ma le immagini  sono disturbate da puntini bianchi causati dai raggi gamma .
Sono visibili pareti e tubi, ma la maggior parte delle immagini sono sfuocate. Le Tepco dice che le strisce bianche che si vedono nel video sono in realtà vapore condensato dell'acqua contaminata che scende come una pioggia radioattiva (Nella foto).
Una delle ragioni per le riprese del video era quella  di determinare quanto sia profonda l'acqua che si è  raccolta sul fondo del contenitore del reattore. Secondo l'utility nucleare la profondità dell'acqua è inferiore ai 4 metri.
La Tepco ha ammesso che i "liquidatori" di Fukushima Daiichi il 18 dicembre scorso hanno scoperto acqua altamente radioattiva in un tunnel sotterraneo di una struttura utilizzata per immagazzinare l'acqua altamente contaminata.  Ora la Tepco, sotto il controllo del governo, sta cercando di capire se altra acqua radioattiva si stia raccogliendo in altre strutture sotterranee dell'impianto nucleare. il 19 gennaio  l'utility ha trovato circa 500 tonnellate di acqua fortemente contaminata in un pozzo vicino al reattore 2 che ha una valvola che viene utilizzata per il pompaggio di acqua di mare. Nel pozzo c'è acqua con 16.200 becquerel di cesio radioattivo per centimetro cubo, il che rappresenta il più alto livello di sostanze radioattive trovate nelle ricerche  dall'inizio del 2012. La Tepco ha anche rilevato 600 tonnellate di acqua contenente 860 becquerel di elementi radioattivi per cm3 in una fossa vicino al reattore n.3 e assicura: «E' improbabile che l'acqua radioattiva si sia riversata in mare, dato che la densità del materiale radioattivo nell'acqua di mare nei pressi dei reattori n.2 e n.3 è rimasta invariata». Resta il mistero di come quell'acqua altamente radioattiva sia finita in quei  tunnel.
L'utility ha anche misurato per la prima volta la temperatura all'interno del contenimento del reattore 2  che sarebbe di 44,7 gradi Celsius, vicini ai  42,6 gradi già rilevati dai termometri messi intorno al reattore. La Tepco ha detto che deve capire lo stato dei reattori, prima di poter completare la chiusura dell'impianto.
Ma i guai non si limitano solo all'area della central nucleare: la prefettura di Fukushima  ha detto che è possibile che il  pietrisco  che è stato utilizzato in 10 cantieri di opere pubbliche sia contaminato da sostanze radioattive a causa della catastrofe e nucleare. Infatti, in  uno dei siti sono stati rilevati livelli relativamente alti di radioattività. Lo stesso governo centrale giapponese aveva annunciato pochi giorni fa che  livelli elevati di sostanze radioattive sono stati  rilevati nel calcestruzzo di un condominio di nuova costruzione nella prefettura di Fukushima. Il pietrisco utilizzato viene da una cava della città di Namie, inserita nella zona di evacuazione dopo il disastro nucleare e le autorità stanno  indagando sui  circuiti di distribuzione del pietrisco, lo stesso utilizzato anche nei 10 progetti pubblici nella prefettura, compreso il rinforzo degli argini di un fiume e il ripristino di una della strada. Secondo i funzionari della prefettura di Fukushima, nel fiume che attraversa la città sono stati  trovati livelli di radioattività fino a 1,3 microsieverts all'ora.
Il ministero dell'ambiente del Giappone ha reso noto un altro problema: elevati livelli di cesio radioattivo sono stati trovati nella cenere di legna da ardere della prefettura di Fukushima e nel Giappone nord-orientale. Il ministero ha informato le amministrazioni di Fukushima e di  altre 7 prefetture che le loro municipalità devono raccogliere e smaltire le ceneri contaminate.
Dopo che la municipalità  di Nihonmatsu  lo scorso novembre aveva chiesto se l'utilizzo della  legna per le stufe poneva dei problemi di contaminazione,  Il ministero ha bruciato due cataste di legno stoccate nei giardini della città e ne ha analizzato le ceneri, ha scoperto che il massimo livello di cesio radioattivo delle ceneri superava i 40.000 becquerel per chilogrammo .L'agenzia forestale del Giappone a  novembre ha notificato alle autorità delle prefetture chela  legna da ardere contaminati con più di 40 becquerel di cesio radioattivo per Kg non doveva essere distribuita. Il legno contaminato sarebbe stato preso nei boschi vicini a Nihonmatsu  prima del disastro nucleare di Fukushima Daiichi.
Intanto la Tepco ha versato l'equivalente di circa 330 milioni di dollari come primo risarcimento per i problemi sanitari incontrati a Fukushima. Nell'agosto 2011 il governo giapponese e la Tepco  si erano accordati per dividersi le responsabilità legate alla tragedia nucleare e l'utility ha accolto la richiesta della prefettura di Fukushima di coprire le spese per gli esami sanitari e per le cure delle vittime di  Fukushima Daiichi. La prefettura ha detto di essere in contatto con la Tepco e che chiederà più soldi per gli indennizzi e la riabilitazione, così come per la bonifica dell'inquinamento nucleare.

domenica 15 gennaio 2012

La cattiva fama del Nucleare? Colpa di James Bond


da http://www.ecoblog.it/

Pubblicato da Nestor Carnevali

David Phillips, presidente della Royal Society of Chemistry, dovrebbe essere un uomo di scienza, eppure non teme di avventurarsi in dichiarazioni quantomeno bizzarre. Secondo lui i film di James Bond, il riferimento è a pellicole come Agente 007 - Licenza di uccidere, hanno contribuito alla cattiva reputazione del nucleare da parte dell’opinione pubblica in Gran Bretagna e all’estero visto il successo planetario dei film tratti dai romanzi di Ian Fleming.
Gli incidenti di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima? Poca roba. Certo, sono responsabili, ma fra i detrattori dell’energia ricavata dall’atomo bisogna aggiungere l’involontario lavoro svolto dal perfido Dr. No e dal suo reattore segreto, proprio quello che James Bond fa saltare in aria nel finale del film (non preoccupandosi eccessivamente delle radiazioni emesse) mentre scappa via sfruttando il proverbiale “ultimo istante”.
La risposta più azzeccata alla balzana teoria del signor Phillips arriva da Richard George di Greenpeace:
Una manciata di film di James Bond non ha certamente danneggiato la reputazione dell’industria nucleare, non è stato necessario, hanno fatto tutto da soli. Non credo che loro avessero mai pensato di realizzare un’isola top secret con un finto vulcano come il Dr. No, se l’avessero fatto gli sarebbe costato comunque meno rispetto a quanto si spende per una singola centrale nucleare
Via | BBC

giovedì 12 gennaio 2012

I casi di leucemia nei bambini raddoppiano vicino alle centrali nucleari francesi

DA http://blogeko.


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L’atomo odia le femmine e odia anche i bambini. In Francia quelli che abitano vicino alle centrali nucleari si ammalano di leucemia con una frequenza doppia rispetto ai coetanei che vivono in altre parti del Paese.
Lo dice uno studio condotto dall’Inserm, Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale.
La ricerca su leucemie nei bambini e centrali nucleari francesi sta per essere pubblicata sull’ International Journal of Cancer. Per ora si conoscono solo le anticipazioni fornite da un articolo dell’agenzia Reuters.
E cioè: tra il 2002 e il 2007 si sono ammalati di leucemia 14 bambini con meno di 15 anni residenti nel raggio di 5 chilometri dalle centrali nucleari. E’ un tasso doppio rispetto al resto della Francia, dove nello stesso periodo sono stati diagnosticati 2.753 casi.
Reuters scrive che l’autorità nazionale per la salute Inserm aveva già condotto ricerche analoghe a partire dal 1990, in collaborazione con l’Irsn (Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire), senza però trovare un legame statistico fra centrali nucleari e leucemia.
Ora invece il legame statistico c’è, scrive Reuters, ed è riconosciuto anche dall’Irsn, il quale tuttavia auspica ulteriori studi internazionali, per giungere a conclusioni più stabili rispetto a quelle ricavate dai piccoli numeri francesi.
L’aumento della leucemia (un cancro del sangue) e più in generale dei casi di cancro nei bambini era già stato accertato da una revisione degli studi internazionali in materia, il più famoso dei quali è tedesco: casi di cancro aumentati del 54%, e casi di leucemia aumentati del 76% nei bambini con meno di 5 anni residenti nel raggio di 15 chilometri dalle centrali nucleari
Su Reuters uno studio dice che vicino alle centrali nucleari francesi raddoppiano i casi di leucemia
Inserm
Irsn
Foto Jono Brennan

lunedì 2 gennaio 2012

E’ Fukushima? Foche e trichechi malati, la radioattività fra le possibile cause

da http://blogeko

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Foche e trichechi sono vittime di una misteriosa malattia nel Pacifico settentrionale. Sarà Fukushima? Non è pura speculazione: l’amministrazione Usa sta prendendo in considerazione, insieme ad altre, anche la pista delle radiazioni.
Il vocabolo “Fukushima” non viene citato nel comunicato stampa, ma l’accostamento sorge – come si suol dire – spontaneo: anche perchè moltissima acqua radioattiva di Fukushima è finita nel Pacifico.
La morìa va avanti dalla metà di luglio, e tutte le analisi finora non hanno cavato un ragno dal buco: appurato solo che non si tratta di un virus. Ora sulle foche vengono effettuati anche i test relativi alla radioattività (nessuna variazione registrata nelle acque americane): i risultati arriveranno fra diverse settimane.
Vi faccio vedere le foto delle foche malate diffuse dal Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration): gli animali mostrano (poveretti!) lesioni e irritazioni alla pelle, talora con sanguinamento, e chiazze prive di pelliccia: e altro è emerso dalle autopsie.
La foto qui a lato mostra come è ridotta la pelle delle pinne posteriori in un animale malato.
Il Noaa ha dichiarato un “unusual mortality event” per le foche dell’Alaska: significa che un alto numero di animali è morto in modo inaspettato, e che è necessario trovare il modo di fronteggiare l’evento.
Al Noaa è in corso la procedura per dichiarare un “unusual mortality event” anche per i trichechi dell’Alaska: ma le foche e trichechi sono malati anche sulle coste della Russia e del Canada, il che – dice il Noaa – suggerisce una malattia trasmissibile o una causa ambientale comune.
Accanto, le lesioni sul muso di una foca. Dalla metà di luglio in Alaska si sono trovati più di 60 foche morte (perlopiù foche dagli anelli) e 75 foche malate, e le segnalazioni continuano ad affluire.
Alcuni degli animali malati hanno il respiro affannoso e appaiono letargici. Autopsie e esami di laboratorio hanno individuato fluidi nei polmoni, macchie bianche sul fegato, escrescenze anomale del cervello.
Per ora, nessun caso di contagio agli uomini (nelle piccole comunità dell’Alaska è diffusa la caccia alle foche, che rappresentano un’importante fonte di sostentamento), ma non si sa con certezza se la malattia è trasmissibile.
Visto che non si tratta di un virus, le ipotesi sulla causa della malattia riguardano, oltre alla radioattività, problemi al sistema immunitario (a volte i linfonodi sono infatti più piccoli del dovuto), micosi, biotossine prodotte da attività umane, stress legato ai cambiamenti climatici. Se ci saranno aggiornamenti, lo saprete.
Il comunicato stampa di Noaa Alaska mortalità inusuale fra le foche e l’approfondimento
Su Reuters le foche malate dell’Alaska sottoposte a test per la radioattività
Foto, foto

martedì 27 dicembre 2011

Incidente nucleare di Fukushima Daiichi causato da errori di Tepco

http://www.ecoblog.it

Pubblicato: martedì 27 dicembre 2011 da Marina
tepco responsabile dell'incidente nucelare di Fukushima Daiichi Secondo un gruppo di esperti nominati dal Governo giapponese la causa dell’incidente nucleare di Fukushima Daiichi (dopo il salto il video che ne ricostruisce la sequenza) risiederebbe nell’imperizia e mancanza di organizzazione piuttosto che nell’evento del terremoto e del conseguente tsunami accorsi lo scorso 11 marzo. Il rapporto, per ora incompleto, è stato pubblicato ieri. Nelle 507 pagine di questa relazione intermedia (la conclusione sarà pronta nella seconda metà del 2012) grazie alle interviste di 400 relatori emerge che le autorità giapponesi avevano grossolanamente sottovalutato il rischio tsunami ritenendo improbabile che un onda potesse superare i sei metri. Il muro d’acqua che ha spazzato la costa nord-orientale del Giappone l’11 marzo, dopo un terremoto di magnitudo 9 in realtà in alcuni punti ha superato i 12 metri.
Nel documento gli esperti sostengono:
C’è stato un problema importante in merito alla preparazione alle catastrofi nucleari. Il fatto che l’altezza dello tsunami abbia superato le aspettative non deve costituire una scusante per la società Tokyo Electric Power (Tepco) rispetto alla gestione del sinistro, il peggiore dal Chernobyl nel 1986.
Secondo il professore Yotaro Hamatura, Presidente della Commissione d’inchiesta nominata dal governo, le autorità:
Hanno rifiutato di assumersi la responsabilità, dicendo che le onde dello tsunami hanno superato tutte le aspettative. Questo incidente ci ha dato una lezione importante: dobbiamo essere preparati per l’inimmaginabile.

martedì 20 dicembre 2011

Vacanze di Natale a Fukushima. Quest’anno c’è lo sconto promozionale



da http://blogeko.

dic  11
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Volete andare a Fukushima per le vacanze di Natale? Quest’anno c’è lo sconto. Da diverse settimane, avverte il blog francese Le Japon à l’envers, le stazioni ferroviarie della zona di Tokyo sono tappezzate da manifesti che promuovono in turismo a Tohoku, la regione del Giappone sconvolta dallo tsunami e dalla catastrofe nucleare.
La società ferroviaria JT (Japan Railway) offre prezzi ribassati nei week end di dicembre, invitando a scoprire le bellezze delle prefetture di Miyagi, Iwate e Fukushima.
Cosa avrebbe detto il mondo se i sovietici, a suo tempo, avessero organizzato la promozione turistica della zona di Chernobyl… Guardate i manifesti.
Come nota Le Japon à l’envers, ufficialmente gli sconti festeggiano il primo compleanno della linea Tokyo-Aomori, ma evidentemente la campagna promozionale è legata alla diminuzione della vendita di biglietti. Sul manifesto campeggia una scritta in giapponese traducibile come “Se non ora, quando?”.

Qui invece la visita è incoraggiata dallo slogan “Tu non hai ancora visto niente, devi andare a Fukushima”. Eh, come no…

La sensazione è che il Giappone abbia un elefante nella stanza, come dicono gli anglosassoni, e voglia ad ogni costo far finta di niente: la centrale nucleare di Fukushima sarebbe in “cold shut down” e conseguentemente la prefettura di Fukushima non costituirebbe il teatro di una catastrofe ma un’amena meta turistica.
Certo, ogni tanto vengono fuori cose tipo il riso radioattivo di Fukushima: un caso in cui la negazione (pur tentata) non ha funzionato.
Su Le Japon à l’envers Natale a Fukushima, da cui sono tratte le foto
Via Ex-Skf, che aggiunge link in giapponese

Fukushima: Otsuka Norikazu non può più sdrammatizzare

da http://www.ilcittadinoonline.i

Il presentatore mangiò verdura contaminata. Ora è malato di leucemia

Fukushima: Otsuka Norikazu non può più sdrammatizzare
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i Lexdc
SIENA. In queste ore sta facendo il giro del mondo una notizia terrificante. Uno dei presentatori più noti di Fuji Tv, Otsuka Norikazu, si è ammalato di leucemia linfocitica acuta, suscitando grande impressione nel paese del sol levante. Un po' perché Otsuka è una star del piccolo schermo adorata dal pubblico, ma molto perché nella trasmissione che conduce  da 17 anni, Mezamashi (svegliarsi, in giapponese), aveva mangiato in diretta alcuni piatti di verdure contaminate provenienti dalla zona di Fukushima, con l’intento di sdrammatizzare la situazione e per rasserenare gli animi. Una plateale campagna filogovernativa, di cui conosciamo la quantità di bugie raccontate in funzione antipanico. Ma lo show ha avuto un esito drammatico: il sei novembre è arrivata la rivelazione shock sulla leucemia contratta. Otsuka ha dichiarato sul sito di Fuji TV, il network che ospita il suo programma: “Voglio fare una pausa a causa di una malattia improvvisa e inaspettata, e prometto però di resistere con tutte le mie forze e tornare, in pochi mesi, sano e sorridente come al solito”. Il presentatore, ricoverato in ospedale, ha già cominciato la chemioterapia e l’utilizzo di farmaci anticancro. La possibilità che se la cavi, in realtà, secondo i medici, è del 30% e il periodo di trattamento curativo potrebbe durare oltre cinque anni.
Quella di Otsuka è una delle tante iniziative disinformative tentate per distogliere l’attenzione dei cittadini sulle conseguenze assurde e inumane provocate dalla distruzione della supersicura centrale atomica di Fukushima. All’inizio di novembre il politico democratico Yasuhiro Sonoda aveva destato scalpore bevendo, nel corso di una conferenza stampa, un bicchiere di acqua proveniente proprio dagli impianti contaminati. L'incidente  nucleare dell’ 11 marzo scorso non è stato seguito con la dovuta attenzione dai governanti nipponici. Per limitare i danni economici, il divieto di vendita e l’acquisto di latte, ortaggi e carni ha bloccato i prodotti provenienti da un raggio di 20 chilometri dal luogo del disastro, invece dei 30 che sarebbero stati una distanza minima di sicurezza. In più, le restrizioni sono state revocate dopo appena un paio di settimane. Ora in ogni angolo dell’isola di Honsu e perfino nella capitale Tokyo i cittadini, armati di contatori geiger, fanno a gara a cercare angoli reconditi dove si è depositata la radioattività, anche a 200 chilometri dall’epicentro. Il danno ambientale, compreso l’inquinamento dei mari, dicono sia stato circoscritto, ma non superato del tutto: dopo otto mesi dal disastro, infatti, la reazione nucleare è ancora attiva, i quattro reattori contaminati non cessano di sputare veleni, il vento e il mare hanno disperso per ogni dove materiale altamente inquinato. Che avrà bisogno di secoli per essere bonificato.

giovedì 15 dicembre 2011

Fukushima, altri due indizi. Nella piscina del reattore 3 ci fu un’esplosione nucleare

http://blogeko

dic  11
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Ma cosa è successo, nei primi giorni della crisi, nella piscina per il raffreddamento del combustibile nucleare usato annessa al reattore numero 3 di Fukushima?
Due nuovi elementi (le cose vengono fuori dal Giappone notoriamente a scoppio ritardato) vanno a suffragio dell’ipotesi già teorizzata tempo fa da Arnie Gundersen, l’esperto dell’associazione statunitense Fairewind, secondo il quale una delle esplosioni di idrogeno a cui si deve la devastazione degli edifici innescò un’esplosione nucleare nella piscina.
L’esplosione in questione si verificò il 14 marzo. Fu diversa da tutte le altre, più forte, e lanciò verso il cielo il pennacchio che vedete nella foto a lato. Vagamente a forma di fungo.
Primo nuovo elemento che conduce verso l’ipotesi dell’esplosione nucleare. Setsuo Fujiwar, ingegnere giapponese, ex ispettore all’agenzia nipponica per la sicurezza nucleare, ha rilasciato un’intervista in cui dice di ritenere anch’egli che, il 14 marzo, un’esplosione di idrogeno abbia innescato un’esplosione nucleare nel combustibile usato conservato nella piscina annessa al reattore 3, e che in quell’occasione il combustibile stesso sia stato proiettato fuori dalla piscina.
Peraltro – aggiungo io – le immagini di questa piscina mostrano una sorta di cimitero bombardato, e il combustibile usato, ammesso e non concesso che sia ancora lì, non lo si vede proprio.
Secondo nuovo elemento. Su Youtube è comparso il video di una conferenza stampa tenuta da un ex lavoratore di Fukushima (in Giappone parlano solo gli ex?) che si chiama Tomohiko Suzuki.
Dice di nutrire grande scetticismo a proposito del fatto che nella piscina del reattore 3 sia rimasto del combustibile nucleare (e in effetti l’ingegnere giapponese afferma di ritenere che l’esplosione nucleare lo abbia proiettato fuori dalla piscina). Ecco questo frammento delle sue dichiarazioni.
Il video dell’intera conferenza stampa di Suzuki, 102 minuti in giapponese con traduzione non simultanea in inglese, è arrivato oggi su Youtube. Si è tenuta presso l’associazione dei giornalisti stranieri corrispondenti dal Giappone.
L’intervista all’ex ingegnere della Nisa è disponibile nella traduzione inglese sul blog Ex-Skf (mai abbastanza lodato, come al solito), dal quale si risale all’originale sul sito giapponese Zakzak. Se qualcuno è in grado di controllare e precisare la traduzione, per favore lo scriva nei commenti.

domenica 11 dicembre 2011

La centrale nucleare di Genkai in Giappone perde acqua radioattiva

dA http://blogeko.iljournal.it

dic  11
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Davvero il Giappone ha una sfiga atomica. Come se non bastasse Fukushima, ieri si è verificata una perdita di 1,8 tonnellate di acqua radioattiva dal reattore numero 3 all’interno della centrale nucleare di Genkai, situata nella parte meridionale del Paese.
Però la notizia non è stata resa pubblica da Kyushu Electric Power, la società che gestisce l’impianto: non era obbligatorio farlo, dice.
La Kyushu si è limitata a diramare un comunicato stampa (non disponibile sulla versione inglese del sito) in cui avvertiva che una sirena di allarme aveva evidenziato un aumento della temperatura in una pompa.
Il mondo ha saputo della perdita di acqua radioattiva attraverso un portavoce della Nisa (Nuclear and Industry Safety Agency), l’agenzia nipponica per la sicurezza industriale e nucleare, che era stata – lei sì – avvisata da Kyushu Electric Power.
Contemporaneamente le autorità hanno reso noto che l’acqua radioattiva non si è diffusa nell’ambiente ma è rimasta contenuta all’interno dell’impianto.
Non una parola a proposito del suo tenore di radioattività (comunque è stata raccolta, dicono, e non c’è alcun pericolo) nè a proposito delle cause dell’incidente, che risultano in fase di accertamento.
Il reattore numero 4 di Genkai è stato il primo ad essere riacceso in Giappone dopo il catastrofico terremoto e lo tsunami di marzo che hano innescato la crisi di Fukushima. Il reattore numero 3, quello in cui si è verificata l’avaria, era spento per manutenzione.
Su Japan Times perdita di acqua radioattiva a Genkai
Su Reuters perdita di acqua radioattiva in Giappone
Kyushu Electric Power, la società che gestisce la centrale nucleare di Genkai
Foto What What