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mercoledì 22 agosto 2012

Riformare o distruggere, la scuola ?

Da contrainformate trad. orizzontelibertario

enviado al mail de Hommodolars.
Da una visione semplicistica, unilaterale e delimitata, sosteniamo che il problema fondamentale durante il processo sociale didattico-istruttivo, chiamato educazione, sia la mercificazione e il profitto dello Stato e delle aziende private che calpestano il diritto costituzionale dell'educazione gratutita. Cosi facendo lo stato emargina la stragrande maggioranza dei bambini e degli adolescenti senza risorse economiche da "investire" nello studio, poichè utilizzate per soddisfare le loro esigenze "di base" e che gli  nega l'opportunità di acquisire le conoscenze fondamentali per realizzare il sogno di una  "qualità di vita" migliore. Chiaramente, l'educazione su questa terra è elitaria, classista e discriminatoria, che la parità dei diritti è una farsa e che solo pochi "fortunati" possono essere quelli che possono entrare nell'università. 

Infine,  potremmo difendere  selvaggiamente quanto già detto, però non ci interessa vedere solo l'esteriorità di questo mondo che impone valori come l'avidità, l'egoismo, la concorrenza brutale, , l'autoritarismo, con il fine dell'arricchimento.   Poiché non siamo, né vogliamo essere, un gruppo che cerca di fare politica, attraendo sostenitori, inculcando un ideologia, con discorsi democratici e populisti, preferiamo dire le cose come sono senza correggerli ne deformandoli.




Il problema economico non è il problema principale ne l'unico, altri problemi si fondono tra loro e si possono notare al centro del processo educativo (o  "processo di meccanizzazione e di addomesticazione per il mercato del lavoro).  Parliamo dell'evidente imposizione dell'apprendimento, di disprezzo per la creatività umana, per l'opinione individuale, per la critica, per la  ricerca di informazioni alternative per la produzione di conoscenza.  Nelle aule si obbligano gli studenti a ricordare fatti morti, nomi, date, luoghi, elementi che hanno l'unico scopo di far superare un maledetto esame, che secondo tutti il mondo deciderà il ruolo sociale a cui verrà relegato il futuro cittadino. Si parla di scienza, fenomeni fisici, chimici, biologici e anche sociali, chiusi in una classe, prigionieri, di questioni che non li interessano, costringeti però ad ascoltare, a tacere, creando una sorta di dominio a livello mentale.

 I contemporanei: questo è il nostro tempo, questa è la nostra vita e muore di minuto in minuto ... sprecare le ore, i giorni, i mesi, gli anni  è questa la nosta vita, quella che viviamo in maniera ripetitiva meccanica da automi ? Saremo complici di questo ordine sociale dove disprezziamo per la mancanza di denaro, saremo complici di questo ordine sociale in cui si uccide in cui si automatizza l'educazione sotto la pressione dei curriculi. Vivano i bambini  splendidamente sapendo che il superamento degli esami e  l'accumulo di carte non significa nulla!
 Se si ritiene che queste parole sono tue, che anche per te è indispensabile cambiare la situazione attuale, fuori dai partiti, dalle ideologie.
La trasformazione della nostra società sarà la costruzione di una vita appassionata. Cambiare vita, cambiare il mondo contemporaneamente!
Contatto: lazosmundiales@gmail.com


mercoledì 27 giugno 2012

(it.es)La scuola come istituto di indottrinamento

da contrainformate. trad.orizzontelibertario

La scuola nel corso del tempo non ha subito molti cambiamenti, hanno pensato perchè la stragrande maggioranza delle scuole in delle strutture standard, cubi con un cortile interno con tutte le classi che si affacciano alla lavagna, in tutte le scuola insegnano allo stesso modo, gli stessi contenuti, si è pensato perchè è cosi importante il SIMCE, o la PSU, gli apprendimenti chiave e i risultati finali scolastici ?
Ebbene, le autorità, siano essi direttori, titolari, o anche gli stessi insegnanti, anche se non tutti, non sono interessati a quello che vogliono realmente gli studenti, il solo interesse è l'inculcamento dei contenuti stabili dal ministero dell'istruzione, che poco sa della realtàdi ogni singola realtà scolastica. I/le bambine/i sono costretti ad andare a scuola, per 12 anni o più non hanno in testa nient'altro, che memorizzare contenuti che nella vita non serviranno a nulla, nessuno ti insegna come essere solidale, ad avere rispetto degli altri animali,  ad amare i tuoi compagni e le tue compagne ,  non discriminare il "diverso" di vivere la sessualità senza sensi di colpa, .... La scuola, il liceo, ti discriminano dal primo giorno, tenta di omologarti, standardizzando alle regole e steoreotipi sociali, sessisti come la divisione dei bagni in maschili e femminili, repressivi con un corpo di ispettori che sono come dei gendarmi, lo stesso vale per gli insegnanti che ti obbligano a stare seduto ascoltando e guardando il maestro, che tu sa e con la sua conoscenza illumina gli alunni, perchè è praticamente un saggio, lui o lei in classe solo parla, altro aspetto molto importante  da analizzare nella scuola e nei licei, la valutazione uguale per tutti, e i test generalizzati, non rispetta le diversità degli individui non concependo che tutte le persone sono uniche e di conseguenza ognuno apprende in maniera diversa. Ci sarebbe tanto da criticare, però credo anche che sia giusto cominciare a "fare", prima di tutto quando si dice che l'educazione deve essere gratuita e di qualita, però chiediamoci accetteremo lo stesso un educazione gratuita altamente indottrinata ? Credo che bisogna cominciare a pensare che questa educazione, l'unica cosa che faccia davvero è meccanizzare e far tramite ad un sistema che  angoscia, che ti consuma, che assorbe, e vogliamo che i ragazzi sono schiavi di questo sistema, così crudele ? Vogliamo essere complici dell'annullamento della creatività della capacità di pensare, di criticare apertamente e di esprimere il proprio parere, della perdita della capacità di non omologarsi di non accettare la disciplina militarizzata imposta  nelle scuole? Credo che dovremmo cominciare a diseducare e a disimparare cio che ci hanno imposto. Credo che la nostra mente è tanto radicata in questo sistema mercantile, che facciamo ciò che ci è imposto perchè c'è un altro che ci dice di farlo. Pensaci bene che tipo di mondo vogliamo e possiamo fare per non sostenere ciclicamente questo sistema, il nostro contributo consiste nell'aprire gli occhi e essere il più critici possibili con il sistema non basta manifestare per un educazione gratuita bisogna mobilitarsi per cambiare radicalmente questo sistema che ci tiene in una condizione di infermità e di robotizzazione.








LA ESCUELA COMO ENTE DE ADOCTRINAMIENTO



Por Programa Radial Educación.

La escuela a través del tiempo no mucho ha cambiado, ¿se han puesto a pensar porque la gran mayoría de las escuelas están estructuradas de una forma especial, es decir, cubos con un patio interior con salas todas mirando hacia el pizarrón, en todas las escuelas enseñan de la misma forma, los mismos contenidos, se ha puesto a pensar porque es tan importante el SIMCE,  la PSU,  los aprendizajes claves, los resultados finales de las escuelas?.
 Bueno, a las autoridades, ya sean directores (as), sostenedores(as), e incluso me atrevería a decir profesores (quizás no a todos) No les interesa en lo más absoluto lo que realmente quieran los y las alumnas( Palabra muy fea que quiere decir “ser sin luz&rdquo), solo interesa pasar contenidos, que son los contenidos que el ministerio de educación, que poco saben de la realidad de cada escuela o colegio.Los y las niñas están obligadas a ir a las escuelas, nos han metido en la cabeza por tanto tiempo que es lo mas importante en la vida pasar 12 o más años en la escuela “ estudiando” aprendiendo de memoria contenidos que nada te sirven en la vida, nadie te enseña a como ser solidario, a ser respetuoso con los animales, a amar a tus compañeros y compañeras, a no discriminar por ser “diferente”, a vivir la sexualidad sin culpas,….En las escuelas o liceos, se discrimina desde el primer día, te uniforman, hay baños para mujeres y para hombres, existen los inspectores que son como gendarmes, Los profesores son como pacos, y te obligan a estar sentados mirando y escuchando al “maestro” que todo lo sabe que “ilumina”  porque es prácticamente un sabio (a)Y en la sala solo habla el o ellaOtro asunto muy importante que analizar es que en las escuelas y liceos , se evalúa a todos por igual, esta tan errada la estructura de evaluación, Una prueba generalizada para todos por igual, el mayor error, ya que todas las personas somos únicas, aprendemos de diferente forma.Hay tanto que criticar, pero también creo que hay que comenzar a “hacer”, tanto se ha dicho que la educación debe ser gratuita y de calidad, pero ¿queremos que esta educación adoctrinadora sea gratuita? Yo creo que hay que comenzar por pensar que esta educación lo único que hace realmente es mecanizarnos y meternos en un sistema que angustia,  que te consume, que te abosrve,  pregunto ¿ queremos que los y las niñas sean esclavos de este sistema tan cruel?, ¿ queremos ser cómplices de anular la creatividad, la capacidad de pensar por sí mismos, la capacidad de desear (nos), la capacidad de descubrir por sí mismos, de criticar abiertamente lo que no les parece, de ser diferentes, de no uniformarse de no aceptar la disciplina militarizada impuesta en las escuelas?Pues bien, creo que hay que comenzar a des educarnos y a des aprender lo aprendido impuesto por otrxs en nuestro cuerpos y quehaceres diarios.Creo que estamos tan sumidos a este sistema mercantil, que hacemos lo quenos imponen, porque no queda de otra, porque hay que hacer lo que ellxs nos dicen, porque no tenemos donde dejar a los y las niñas, Pensemos bien qué mundo queremos y que podemos hacer para no seguir reproduciendo este sistema, la forma en que podemos ayudar (nos) es abriendo los ojos, y ser más críticos con el sistema, no basta con salir a marchar por una educación gratuita, hay que movilizarse por cambiar drásticamente este sistema de educación que nos tiene enfermos y robotizados.








mercoledì 30 maggio 2012

(it-es) Gli Anarchici e l'educazione

da contrainformate trad. orizzontelibertario.


L'anarchismo è l'unico progetto politico e sociale come pone come base del suo divenire, la prospettiva educativa sia in ambito teorico che pratico.

Gli anarchici, in effetti, dato che si rifiutano di improntare il progetto rivoluzionario su un cambiamento di potere (sia "democratico" o dittatoriale) sono "costretti" ad incentivare il ruolo dell'educazione affinchè sia più probabile una presa di coscienza individuale. Ovviamente non si parla di un educazione che segue i canoni tradizionali, ma di educazione libertaria, poichè si basa sull'insegnamento della libertà, l'uguaglianza ,l'autogestione e il mutuo soccorso.


Alcuni principi di base:

 In primo luogo, come detto prima, l'educazione libertaria afferma il suo incrollabile attaccamento a certi valori: la libertà, l'uguaglianza, l'autorganizzazione e il mutuo soccorso.


In secondo luogo, l'educazione libertaria afferma che questi valori non sono innati, si possono riscontrare solo attraverso una formazione continua. Cosi, anche se lo spazio formativa per eccellenza è la scuola e il tempo quello dell'infanzia, cio non nega che essa debba continuare dopo l'età scolare e al di fuori delle aule.


In terzo luogo, l'educazione libertaria  afferma che l'educazione alla libertà, l'uguaglianza, l'auto e al muto soccorso devono passare attraverso la pratica di tali qualità.


Da tutto ciò che abbiamo esposto si possono dedure  alcuni dei principi fondamentali di educazione libertaria:

- Il bambino non appartiene  ne alla sua famiglia ne allo stato, ne alla religione, ma solo alla propria libertà, e per far si che ciò avvenga deve essere considerato come qualsiasi altro individuo.


-La formazione del bambino dovrebbe essere globale (fisico, intellettuale, manuale e morale).

- -La scuola non sta al servizio  del'economia, ma dei bambini, e deve avere come obiettivo principale quello di contribuire al loro sviluppo come esseri umani e come cittadini.


-La scuola, essendo un luogo di acquisizione della conoscenza, deve anche e soprattutto saper costruire un luogo d'istruzione in ogni ambito: scolastico, educativo e cittadino


-La scuola delle pari opportunità è  quella che tiene conto dei particolari reali di ciascuno, permettendo di sviluppare al massimo le sue potenzialità. Questo esclude qualsiasi standardizzazione, classificazione e altre questioni simili.

- La scuola e l'educazione, hanno senso nel pensiero libertario, solo come fattori di trasformazione sociale. Come spazi di costruzione di una società liberata dallo sfruttamento e dall'oppressione dell'uomo da parte dell'uomo.

 Dalla teoria alla pratica:

l'orfanotrofio Cempuis (Oise, Francia) (1880-1894). Nel 1880, fu diretto da  Paul Robin, un ex membro bakuninista dell'internazionale. Che gli diede l'opportunità di attuare il suo progetto globale di istruzione. I ragazzi di quella scuola ebbero degli insegnamenti di educazione fisica, mentale e manuale, educazione artistica, e un uguale insegnamento per  ragazzi che per ragazze, dell'educazione sessuale, lezioni condotte con un approccio non-autoritario ...La chiesa riuscì a fare chiudere la Cempuis per tornare ad un tipo di formazione coeducativa, cioè un percorso distinto per i due sessi.

 La Ruche (1904-1917). Nel 1904, nei pressi di Rambouillet, Sébastien Faure decide di provare l'avventura di una scuola per il proletariato. Il suo nome: si traduce come "l'alveare". Si basa sugli stessi principi di Cempuis. Una scuola laica libertaria, libera, autogestita, che sosteneva di essere una cooperativa. Con la guerra si concluse anche questa esperienza.


Scuole moderne (1901-1909). Nel 1909, quando Francisco Ferrer è stato fucilato a Barcellona (perché le scuole moderne avevano favorito lo sviluppo delle rivolte operaie contro la guerra in Marocco)c'erano diverse centinaia di scuole moderne in Spagna. Le scuole erano  mescolate, laiche, libertarie, senza punizioni o esami, sostenuti da molti sindacati.


Durante la rivoluzione spagnola, il movimento libertario riprese su larga scala ciò che avevano iniziato Robin, Faure e Ferrer.

 Bonaventura (1993-2001). Nel 1993, la Repubblica di educazione libertaria Bonaventura ha aperto i battenti sull'isola di Oléron. Libertaria, laica, gratuita…la sua  storia è ancora da scrivere



 Jean-Marc Raynaud
(Le monde libertaire)
http://www.nodo50.org/tierraylibertad/226.html#articulo9








Los anarquistas y la educación

AnarquismoEl anarquismo es el único proyecto político y social que tiene la educación en el corazón de su devenir teórico y de su práctica.
Los anarquistas, en efecto, dado que rechazan imponer su proyecto de sociedad basándose en una toma de poder (ya sea "democrático" o dictatorial), están "condenados" a tener que convencer de sus propuestas y a hacer constantemente labor educativa. De una educación libertaria, ya que se trata de educar en la libertad, la igualdad, la autogestión y el apoyo mutuo mediante la práctica de esas "virtudes".
Algunos principios básicos
En primer lugar, la educación libertaria afirma su vinculación indefectible a ciertos valores: la libertad, la igualdad, la autogestión y el apoyo mutuo.
En segundo lugar, la educación libertaria afirma que esos valores, que no son innatos, sólo se pueden adquirir por medio de una educación permanente. De este modo, incluso si la educación libertaria evoluciona de forma natural en el espacio de la infancia y de la escuela, abarcará igualmente todos los tiempos de la vida y todos los espacios sociales.
En tercer lugar, la educación libertaria afirma que la educación en la libertad, la igualdad, la autogestión y el apoyo mutuo ha de pasar por la práctica de la libertad, la igualdad, la autogestión y el apoyo mutuo.
De todo esto que acabamos de exponer se deducen de modo natural algunos de los principios básicos de la educación libertaria:
-El niño no pertenece ni a su familia, ni al Estado, ni a la religión, sino a su propia libertad y debe ser considerado como un ciudadano en su totalidad en una república social.
-La educación del niño debe ser global (física, intelectual, manual y moral).
-La escuela no está al servicio de la economía sino de los niños, y debe tener como objetivo fundamental contribuir a su desarrollo como seres humanos y como ciudadanos.
-La escuela, por ser un lugar de transmisión de saberes, debe también y sobre todo ser un lugar de construcción de saberes en todos los géneros: escolares, educativos y ciudadanos.
-La escuela de la igualdad de oportunidades es la que tiene en cuenta la realidad particular de cada uno, permitiéndole desarrollarse al máximo de sus potencialidades. Eso excluye toda uniformización, selección y otras cuestiones similares.
-La escuela y la educación sólo tienen sentido libertario como factores de transformación social. Como espacios de construcción de una sociedad desembarazada de la explotación y de la opresión del ser humano por el ser humano.
De la teoría a la práctica
El orfanato de Cempuis (1880-1894). En 1880, Paul Robin, antiguo miembro bakuninista de la Internacional, asumió la dirección del orfanato de Cempuis (Oise, Francia). Eso le dio la ocasión de poner en práctica su proyecto de educación global. En Cempuis había educación física, enseñanza intelectual y manual, educación artística, una misma enseñanza para los niños que para las niñas, cursos de educación sexual, acercamiento enseñantes-enseñados de modo no autoritario… La Iglesia consiguió el cierre de Cempuis por practicar la coeducación.
La Ruche (1904-1917). En 1904, cerca de Rambouillet, Sébastien Faure decide intentar la aventura de una escuela para el proletariado. Su nombre: La Ruche (la colmena). Y los mismos principios que en Cempuis. Escuela libertaria laica, gratuita, autogestionada, que pretendió ser una cooperativa. La guerra acabó con ella.
Las escuelas modernas (1901-1909). En 1909, cuando Francisco Ferrer fue fusilado en Barcelona (debido a que las escuelas modernas habían favorecido el desarrollo de las revueltas obreras contra la guerra de Marruecos), había varios cientos de escuelas modernas en España. Eran escuelas mixtas, laicas, libertarias, sin castigos ni exámenes, sostenidas por numerosos sindicatos obreros.
España 1936. Durante la revolución española, el movimiento libertario reinició a gran escala lo que habían iniciado Robin, Faure y Ferrer.
Bonaventure (1993-2001). En 1993, la república educativa libertaria Bonaventure abría sus puertas en la isla de Oléron. Libertaria, laica, gratuita… su historia aún está por escribir.
Jean-Marc Raynaud
(Le monde libertaire)
http://www.nodo50.org/tierraylibertad/226.html#articulo9








venerdì 27 aprile 2012

Il conformismo come difesa dall'emarginazione

Da "io e te" di Niccolò Ammaniti

Quando, il primo giorno di scuola, sono arrivato davanti al liceo pubblico per poco non sono svenuto.
Quello era l'inferno in terra. C'erano centinaia di ragazzi. Sembrava di stare all'entrata di un concerto. Alcuni erano molti più grandi di me. Pure con la barba. Le ragazze con le tette. Tutti sui motorini, con gli skate. Chi correva. Chi rideva. Chi urlava. Chi entrava e usciva dal bar. Uno si arrampiacato sopra un albero e ha appeso lo zaino di una ragazza su un ramo e quella gli tirava le pietre.
L'ansia mi toglieva il respiero. Mi sono appoggiato contro un muro coperto di scritte e disegni.
Perchè dovevo andare a scuola? Perchè il mondo funzionava cosi? Nasci, vai a scuola, lavori e muori. Chi aveva deciso che quello era il modo giusto ? Non si poteva vivere diversamente ? Come gli uomini primitivi ? Come mia nonna Laura, che quando era piccola aveva fatto la scuola a casa e le insegnanti andavano da lei. Perchè non potevo fare cosi pure io ?? Perchè non mi lasciavano in pace? Perchè dovevo essere uguali agli altri? Perchè non potevo vivere per conto mio in una foresta canadese ?
-Io non sono come loro. Io ho il sè grandioso, - Ho sussurrato, mentre tre bestioni che si tenevano a braccetto mi spingevano via come fossi un birillo: -Sparisci, microbo.
In trance ho visto le mie gambe rigide come tronchi che mi potravano in classe. Mi sono seduto al penultimo banco, vicino alla finestra, e ho cercato di rendermi invisibile.
Ma ho scoperto che la tecnica mimetica in quel pianeta ostile non funzionava. I predatori in quella scuola erano molto più evoluti e aggressivi e si muovevano in branco. Qualsiasi stasi, qualsiasi comportamento anomalo, era immediatamente notato e punito.
Mi hanno messo in mezzo. Mi hanno preso in giro per come mi vestivo, perchè non parlavo. E poi mi hanno lapidato a colpi di cancellino
Imploravo i miei genitori di farmi cambiare scuola, una per disadattati o sordomuti sarebbe stata perfetta. Trovavo ogni scusa per rimanere a casa. Non studiavo più. In classe passavo il tempo a contare i minuti che mi restavano per uscire da quel carcere.
Una mattina ero casa per un mal di testa. finto e ho visto in televisione un documentario sugli insetti imitatori.
Da qualche parte, ai tropici, vive una mosca che imita le vespe. Ha quattro ali come tutte quelle della sua specie, ma le tiene una sull'altra, cosi sembrano due. Ha l'addome a strisce gialle e nere, le antenne e gli occhi sporgenti e ha anche un pungiglione finto. Non fa niente, è buona. Ma vestita come una vespa, gli uccelli, le lucertole, persino gli uomini la temono. Può entrare tranquilla nei vespai, uno dei luoghi più pericolosi e vigilati del mondo, e nessuno la riconosce.
Avevo sbagliato tutto.

domenica 29 gennaio 2012

Sentimenti imposti: il fine dell'educazione (Stirner)


 Da l'unico e la sua proprietà di Max Stirner





Essenziale è dunque distinguere i sentimenti che vengono inspirati da quelli che sono soltanto
eccitati.
Questi ultimi sono sentimenti propri, egoistici, perchè non vengono impressi nella mia mente
né suggeriti o a forza innestati; ma dei primi invece io vado superbo, li considero come un mio
retaggio, li coltivo e ne son posseduto. Chi non avrebbe osservato, coscientemente o
inconsciamente, che, tutta la nostra educazione è intensa a far nascere in noi dei sentimenti,
anziché permetterci di crearli da noi bene o male? Se alcuno pronunci avanti a noi il nome di
Dio; noi dobbiamo esser compresi di timor di Dio; se il nome del principe, noi dobbiamo
accoglierlo con rispetto, con venerazione e con devozione; se quello della morale, noi dobbiamo
rappresentarci qualcosa di inviolabile; se quello del maligno e dei malvagi, noi abbiamo il dovere
di rabbrividire.
Tutto è inteso a instillarci quei sentimenti, e chi, per avventura, dimostrasse di udire con
compiacenza le imprese dei malvagi, si renderebbe meritevole d'esser "castigato ed educato"
colle verghe. Così rimpinzati, di sentimenti imposti, noi ci presentiamo alla sbarra della età
adulta per esser dichiarati "maggiorenni".
Il nostro bagaglio è composto di "sentimenti sublimi, di massime entusiasti che, di principi
eterni, ecc."
I giovani devono cinguettare al modo dei vecchi; e i maestri di scuola si impegnano per
apprender loro l'antica melodia; e sol quando l'anno mandata a memoria li proclamano adulti.
A noi non è permesso di sentire — ad ogni cosa, ad ogni nome che ci si affaccia — quello che
vorremmo e potremmo pensare; non di figurarci, per esempio, qualche cosa di ridicolo di
irriverente quando si pronuncia dinanzi a noi il nome di Dio; bensì ci è sempre prescritto quello
che in un dato momento dobbiamo sentire e pensare.
Tale è il significato del vocabolo "cura d'anime".
La mia anima o il mio spirito devono esser foggiati come desiderano gli altri, non come
bramerei io stesso. Quanta fatica costa ad ognuno il conquistarsi un sentimento proprio ed
indipendente quando sente pronunciar dinanzi a sé un qualche nome, il ridere in faccia a colui
che quando ci parla attende da noi un viso compunto! Ciò che c'instillarono nell'animo è una cosa
straniera, e perciò "santa"; donde la difficoltà di spogliarci del "santo rispetto per essa".
È per uso oggi di celebrare anche la " serietà", la serietà "nelle cose e nei dibattiti di grande
importanza", la "serietà tedesca". Questa specie di serietà dimostra assai bene quanto siano
antiche e serie la pazzia e l'ossessione. Poiché nessuno è più serio del pazzo quand'egli si trova
nel punto centrico della sua pazzia dacché allora egli prende la cosa tanto sul serio che non
tollera scherzi.

giovedì 22 dicembre 2011

la lezione: dalla globalizzazione al sistema coercitivo di controllo dello Stato

da http://scuolalibertaria

Parlare del controllo da parte dello Stato sull'individuo, in una classe seconda (12 anni), può risultare assai ardimentoso e velleitario. Abbiamo provato lo stesso. Siamo partiti dal concetto di globalizzazione (con le sue accezioni) e siamo giunti all'esercizio coercitivo di controllo dello Stato sull'individuo attuato per mezzo di vari sistemi (elettronici e non). La partecipazione dei ragazzi si è manifestata soprattutto nella loro attenzione, ma anche nella voglia di intervenire per integrare i concetti (Pietro ha parlato della paventata legge sugli animali domestici e sui microchip).
Quando ho capito che per loro il discorso si faceva abbastanza duro da seguire, siamo usciti dall'aula. In cortile ho invitato Irene e Carolina a scrivere in estrema sintesi quello che avevano capito. Questo è quello che hanno elaborato:

'Lo Stato ci controlla tramite cose elettroniche tipo i cellulari. Con la scusa che è per il nostro bene! Anche la carta d'identità è un metodo di controllo (anche se non tecnologico). Lo Stato ci controlla perché teme che il popolo si ribelli.
Ci illude dicendoci che gli elementi della globalizzazione sono tutti positivi... Mentre in realtà la maggior parte degli elementi sono negativi, è un esempio la multinazionale'.

giovedì 24 novembre 2011

IL PROFESSORE 1957-1966 - PARTE 2

da "una vertigine chiamata vita " di Osho
PARTE 1 =http://orizzontelibertario.blogspot.com/2011/10/1957-1966-il-professore-parte-1.html



Quando divenni professore all'università, la prima cosa che feci- poichè entrando in aula vidi le ragazze sedute da un lato, quattro o cinque file vuote di fronte a me, e i ragazzi seduti dall'altro- fu dire: " A chi farò lezione? a questi tavoli a queste sedie? che stupidaggine è questa ? chi via ha detto di sedervi cosi ? Mischiatevi immediatamente altrimenti riferirò al prorettore che sta succedendo qualcosa di assolutamente innaturale...".
A poco a poco, esitando... Ripresi "Non esitate! Muovetevi e mischiatevi. Durante la mia lezione non potete sedervi separati. E non mi importa se qualcuno prova a toccare una ragazza o una ragazza prova a tirare una camicia a un ragazzo: tutto ciò che è naturale, io lo accetto: per cui non voglio che stiate seduti congelati, contratti. Non durante le mie lezioni! Divertitevi a stare insieme. So che adesso vi lanciate pezzi di carta, pietruzze, bigliettini; non è necessario: sedevi l'uno di fianco all'altra e passatevi semplicemente ciò che volete darvi... Ormai siete sessualmente maturi: dovreste fare qualcosa. Invece state studiando filosofia: siete matti ! E' questo il momento di studiare filosofia ? Questo è il momento di andare a fare l'amore. La filosofia lasciatela per la vecchiaia, quando non potrete fare altro."
All'inizio erano tutti intimoriti, ma a poco a poco si rilassarono; a quel punto, le altre classi cominciarono a sentirsi gelose. Gli altri professori cominciarono a riferire al prorettore: " Quest'uomo è pericolo. Permette ai ragazzi e alle ragazze di fare cose che tutti noi abbiamo proibito. Anzichè impedire loro di entrare in contatto li sta aiutando.! Dice: "Se non sapete come scrivere una lettera d'amore, venite da me ve lo insegnerò. La filosofia è secondaria, non è granchè: finiremo il corso di due anni in sei mesi. Per il resto del tempo divertitevi, cantate, danzate. Non preoccupatevi."
Alla fine il prorettore dovette chiamarmi e mi disse:" Ho sentito tutti queste voci. che cosa mi dici?"

Riposi << Anche tu devi essere stato uno studente universitario>>. Disse << Certo, altrimenti, come potrei essere prorettore?>>. Dissi << Torna indietro e ricordati i giorni in cui tu e le ragazze eravate seduti a distanza. Che cosa succeva nella tua mente ? >>.
Commentò << sei proprio uno strano tipo. Ti ho chiesto di venire perchè voglio indagare su qualcosa che ti riguarda>>. Ripresi << Di quello parleremo dopo. Prima rispondi alla mia domanda. E sii sincero, altrimenti domani ti sfiderò apertamente a tutta l'università, a tutti i professori, a tutti gli studenti. Possiamo disutere la questione pubblicamente e poi metterla ai voti.>>
Rispose << Non ti agitare. Forse hai ragione. Mi ricordo. adesso sono vecchio e spero che non lo dirai a nessuno: pensavo alle ragazze. Non ascoltavo il professore, nessuno lo ascoltava. Sia io che le ragazze ci lanciavamo dei bigliettini, scambiavamo lettere. >>
Dissi: << In questo caso la questione è chiusa >>.
rRispose: << Certo. Vai e fà tutto ciò che vuoi. Non voglio un dibattito pubblico con te, so che vinceresti. Hai ragione. Ma io sono un pover'uomo, devo conservare il mio posto: se iniziassi a fare una cosa simile, il governo mi licenzierebbe immediatamente.>>
Dissi: << Non mi interessa il tuo posto. Resta prorettore, ma ricorda: non chiamarmi mai più. Arriveranno molte lamentele, ma ti chiarisco sin d'ora che ogni volta avrò i miei buoni motivi per fare cioò che faccio.>>


Da quel momento gli studenti che non frequentavano il mio corso cominciarono a chiedermi: << Possiamo venire anche noi alle sue lezioni ?>>.
Commentai << La filosofia non è mai stata tanto interessante. Venite! Chiunque è benvenuto. Non registro mai le presenze. Ogni mese, quando il registro delle presenze deve essere consegnato, lo riempio a caso, presente,assente, presente...Devo solo ricordarmi che ognuno di voi deve avere più del settantacinque pre cento di presenze per poter essere ammesso all'esame: altrimenti la cosa non mi interessa. Dunque potete venire. >>
Le mie lezioni erano sovraffollate. La gente si sedeva sulle finestre... e in realtà si sarebbe dovuta trovare in altre aule!
Arrivarono altre lamentele ma il prorettore disse: << Non venite a lamentarvi di quell'uomo. Se gli studenti non vengono alle vostre lezioni è un vostro problema. Che cosa posso farci? Che cosa può farci lui se lo preferiscono ? Non sono studenti di filosofia, ma non vogliono venire alle vostre lezioni di storia, econimia, di scienza politiche. Che cosa posso farci ? Quell'uomo mi ha sfidato: " Non mi chiamare più, altrimenti dovrai affrontare un dibattito pubblico"
Tuttavia, da ogni facoltà arrivarono cosi tante rimostranze che alle fine dovette venire a vedere che cosa succedeva. Sapeva che era meglio non chiamarmi; dovette venire nella mia aula. Non poteva crederci.
Di solito a filosofia, ci sono pochi studenti, perchè non è una materia con cui si facciano soldi, tuttavia l'aula era sovraffollata, non c'era spazio nemmeno per lasciarlo entrare.
Lo vidi in piedi sulla porta, dietro gli studenti. Dissi a questi ultimi: << Lasciate che il prorettore entri e si goda ciò che st avvenendo. >>
Entrò, Non riusci' a credere ai suoi occhi: ragazzi e ragazze erano seduti insieme e mi stavano ascoltando con gioia. Non c'erano la minima confusione, perchè avevo prevenuto ogni confusione alla radice. I ragazzi stavano seduti accanto alle loro ragazze; non c'era bisogno di lanciare sassolini o lettere. Non era necessario .
Commentò << Non riesco a credere che l'aula sia cosi affolata e il silenzio tanto profondo.>>
Risposi << E' inevitabile, perchè non c'è alcuna repressione. Ho detto agli studenti che vogliono uscire non devono chiedermi il permesso, possono semplicemente andarsene. Quando vogliono entrare, che entrino e basta. Non devono chiedermi alcun permesso: che siano presenti o assenti, non è affar mio. Insegnare mi diverte e continuerò a farlo: se qualcuno vuole sedersi e ascoltarmi, bene; altrimenti se ne può andare. Ma nessuno lascia mai l'aula!>>.
E il prorettore concluse: <<Questo dovrebbe accadere in ogni classe. Ma io non sono un uomo forte come te; non posso dire al governo che le dovrebbero andare cosi.>>

lunedì 14 novembre 2011

disegnare la propria idea dell'anarchia

da scuolalibertaria

Sabrina fa la terza media, è una tipa riflessiva, non è molto epansiva. Il programma di terza media prevede l'età contemporanea, Ottocento e Novecento, e va da sé che non si può escludere il pensiero anarchico che ha segnato fortemente la cultura dei due secoli. Un giorno ho anche parlato del mio essere anarchico, penso glielo dovessi, ho preso anche la chitarra e cantato loro 'dimmi bel giovane' spiegando poi il significato legato alla Comune di Parigi, poi ho illustrato anche la simbologia dell'anarchia, dove, tra gli altri simboli, si trova il gatto nero. Sabrina, alla fine dell'ora, mi ha regalato un disegno, quel bel gatto nero che vedete nell'immagine. Non glielo avevo imposto, la sua è stata una scelta autonoma, un esempio di 'mimesis' spontanea che denuncia il suo 'sentirsi quella cosa' (vedi anche l'esempio di Luigi). Mi preme fare la seguente riflessione.
Lo studio dell'anarchia e dei suoi padri mi ha spalancato due porte, una consequenziale all'altra. La prima, mi ha portato a scoprire tutt'un mondo parallelo di conoscenza, di cultura, un mondo di intellettuali tenuti espressamente nascosti dal sistema educativo nazionale, seppur di riconosciuto spessore*; la seconda porta, per conseguenza, mi ha condotto in modo del tutto naturale nella conoscenza delle bugie profuse dal sistema. Viviamo di fatto in una bugia costante.
Questa conoscenza mi aiuta moltissimo nel mio lavoro con i ragazzini, ed è sorprendente come essi rispondano con un feedback attivo e spontaneo ai concetti di libertà, come se conoscano da sempre la verità, quindi anche la bugia imposta dallo Stato. Lo dicono i fatti. Quando ai ragazzini spiego le necessità umane di libertà, di fratellanza di giustizia, applicando veramente tali concetti, mostrando loro -con la mia persona- il come si fa (un esempio), essi sono come rapiti, sono felici, come se avessero trovato finalmente la serratura giusta per la loro chiave. Ciò spiega il loro entusiasmo nel replicare le cose apprese senza che io lo imponga in un tradizionale compito in classe.
Ogni loro disegno, spontaneo, -come quello nell'immagine- è una prova del fatto che hanno davvero imparato (e non studiato pedissequamente). Essi vivono le lezioni, non le subiscono, e riproducono per 'mimesis' quello che hanno imparato, o meglio, quello che conoscevano già, che portano già dentro. Sapeste quanto sono felici nel prodursi in queste espressioni che valgono più di mille noiose verifiche! Brava Sabrina!

* Solo un esempio tra mille:
Noam Chomsky, linguista, professore emerito al Massachusetts Institute of Technology, anarchico, definito dal New York Times 'il più importante intellettuale vivente'. Da The Nation: 'una fonte inesauribile di sapere'.

mercoledì 9 novembre 2011

Metodo Montessori

da http://www.promiseland.it

Ciò che conta non può essere contato!
Siamo in un periodo di ripresa scolastica e mi stavo chiedendo, viste tutte le difficoltà della « riforma scolastica », quali altri validi metodi esistano per aiutare i ragazzi a crescere sereni nel pieno rispetto della loro natura e dei loro bisogni senza doverli plasmare in un’educazione stanca e statica ma che abbia come premesse l’osservazione e l’ascolto dei ragazzi.
Che cos’hanno in comune i due fondatori di Google, il creatore di Amazon e quello di Wikipedia?
Un’insegnante molto speciale, nata nella provincia marchigiana un secolo e mezzo fa.
Questo vuole essere un omaggio ad una delle più grandi personalità in campo scolastico ed educativo, pioniera e rivoluzionaria in campo pedagogico e prima donna in Italia a laurearsi in medicina nel 1896.
Quella di Maria Montessori e dell’educazione da lei ispirata è una vicenda fuori del comune.
È stata una grande innovatrice, una scienziata che ha inaugurato il filone di ricerca intorno alla crescita e all’educazione infantile, ancora attivo.
Qualcuno giustamente ha indicato Montessori e Freud come i due giganti di pensiero che presiedono alla novecentesca scoperta del bambino.
Le sue sono scoperte attualissime, con risposte concrete ai bisogni dei bambini e dei ragazzi di oggi che trovano riscontro nelle ricerche più avanzate, incluse le neuroscienze.
Alla domanda si può dare una risposta breve: è formazione concreta degli individui e dei gruppi, radicata in una concezione dello sviluppo umano le cui segrete potenzialità sono ancora da attuare.
La risposta lunga rimanda a tutto il lavoro di Maria Montessori e di coloro che l’hanno capito e realizzato come “psicopedagogia legata alla scoperta del bambino padre dell’uomo e dei suoi periodi sensitivi”.
«Il punto di partenza per una vera comprensione del nostro lavoro non è quello di considerare un metodo di educazione, ma il contrario: il metodo è la conseguenza di aver assistito allo sviluppo di fenomeni psicologici che erano rimasti inosservati e quindi sconosciuti per millenni».
I bambini non sono l’oggetto del sapere, il mistero da esplorare, sono loro stessi fonte di conoscenza: dopo tante ricerche psicologiche intorno ad essi è divenuto quasi banale parlare di stadi di sviluppo, periodi critici, fasi e così via.
I periodi sensitivi, secondo Montessori, sono temporanee sensibilità o guide interiori che indirizzano il bambino verso taluni segnali, lasciandolo indifferente ad altri. È un fenomeno prima di tutto biologico.
Ad esempio – nei primi anni – l’interesse per i suoni, i ritmi, le inflessioni della voce umana guida l’assorbimento del linguaggio, oppure la sensibilità al cambiamento e all’ordine è indispensabile per costruire l’ordine mentale e l’attaccamento al proprio ambiente.
Altre sensibilità, diversamente polarizzate, si osservano – per chi sa vederle – agli inizi della seconda infanzia o nella pubertà.
Lo sviluppo psichico non avviene a caso, né può essere attribuito agli stimoli dei mondo esterno: è essenzialmente autorganizzazione. Gli stimoli diventano significativi solo per la presenza di guide interiori.
Di qui l’immediata conseguenza educativa: se non è possibile insegnare al bambino lo sviluppo in quanto è lui che lo promuove in se stesso, o si può comunque bloccare o invece favorire indirettamente, integrando nell’ambiente le informazioni necessarie.
Montessori è quindi una metodologia legata al ruolo educativo dell’ambiente, all’uso non di un materiale “didattico” per addestrare, ma di un materiale di sviluppo, messo a disposizione del bambino o del ragazzino perché adoperandolo quando vuole, per il tempo che vuole, affini e moltiplichi le proprie capacità.
Negli anni le trasformerà affrontando con vero piacere il mondo sempre più vasto delle discipline di studio e dei laboratori nella scuola elementare e media Montessori, se è così fortunato di frequentarle.
Dunque un’educazione prevalentemente indiretta e per questo liberante che diffida degli stimoli obbliganti, dei risultati previsti; al contrario è in continua ricerca delle giuste risposte, soprattutto quelle che possono emergere da un ambiente predisposto con cura, per i piccoli come per gli adolescenti.
Il risultato è quello che Montessori chiama disciplina della libertà, secondo alcuni, da criticare perché lascia i bambini troppo liberi di “fare quello che vogliono”; secondo altri è al contrario un’educazione rigida perché pone limiti al disordine, alla mancanza di controllo, pur senza atteggiamenti punitivi.
La contraddittorietà di tali critiche è segno della loro infondatezza.
Nessuna disciplina degna di essere acquisita può essere inculcata, tanto meno il comportamento sociale o la passione per il sapere.
Ma il risultato più significativo è l’alto livello di autonomia che coincide con il rispetto di sé, quello che nasce dall’essere noi stessi a decidere come usare al meglio il nostro tempo.
Le scuole Montessori sono luoghi educativi in cui i bambini “non fanno quello che vogliono, ma vogliono quello che fanno”, come disse uno di loro a una visitatrice.
Si risolve così l’enigmatico rapporto tra libertà e autorità: in questa educazione alla libera scelta emerge una chiara “pedagogia del limite”, oggi quanto mai necessaria a tutti i livelli, perfino quello sociale e ambientale se si vuole evitare una “ideologia della catastrofe”.
Montessori offre infine una particolare visione degli umani e della vita sulla Terra: una visione cosmica.
Nel bambino esiste un’energia, particella del fuoco infinito che è la vita, lo stesso che sonnecchia nel seme e che a un tratto lo fa germogliare…
Per lei l’essere umano, come ogni altro vivente, ha con il cosmo un’armonia misteriosa e profonda: Kosmos, l’ordine dei Greci che consiste nell’interrelazione e interdipendenza di tutto ciò che esiste e che si ritrova nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo. Quello che accade in una piccola sezione di scuola dell’infanzia potrà avere domani conseguenze enormi.
Ogni fenomeno evolutivo –cosmico, biologico, culturale– è essenzialmente parte di uno stesso processo creativo.
Montessori parlava di una solidarietà nello spazio e nel tempo che collega gli umani: nell’era della globalizzazione l’idea è di un’attualità sconvolgente.
La sua educazione cosmica può rappresentare non solo un centro per l’educazione, ma l’avvio a una vera e propria geopedagogia in grado di affrontare le sfide epocali che attendono il genere umano.

lunedì 31 ottobre 2011

La democrazia secondo Luigi di 11 anni

da http://scuolalibertaria

Oggi in classe è successo qualcosa che merita di essere registrata. Devo necessariamente dire che le poche lezioni svolte fino ad oggi nella classe in oggetto stanno già dando buoni frutti. Giorgia, 11 anni (prima media), stava ascoltando un mio ragionamento sul concetto di democrazia: cosa vuol dire letteralmente democrazia, quando è nata, perché la democrazia diretta non si è mai realizzata, ecc. E' straordinario notare, per inciso, come i bambini capiscano al volo il concetto di 'dittatura della maggioranza' che impone le sue decisioni su una minoranza.
Giorgia, a un certo punto, mi ha domandato qualcosa, ma io non sono riuscito a sentirla molto bene, capita ogni tanto. Ma chi ha sentito bene è stato il suo compagno di banco, Luigi (11 anni), il quale si è premurato di risponderle per me. Le parole di Luigi sono state:
'te la spacciano per scelta, ma veramente ti fanno scegliere solo un padrone che ti comanda'.
Non occorre aggiungere altro.

(L'immagine non si riferisce alle persone citate nell'articolo).