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domenica 1 luglio 2012

SE DIO ESISTESSE BISOGNEREBBE ABOLIRLO (Bakunin)


da vitanarchica

 
“C’è una categoria di persone, che se non credono, devono almeno fare sembiante di credere.Sono tutti i tormentatori, tutti glì oppressori, e tutti glì speculatori dell’umanità:preti, monarchi, uomini di stato, uomini di guerra finanzieri pubblici e privati, funzionari di ogni sorta, poliziotti, gendarmi, carcerieri e carnefici, monopolisti, capitalisti, usurai, appaltatori e proprietari, avvocati, economisti, politicanti di ogni colore, fino all’ultimo venditore di droghe, tutti insieme ripeteranno queste parole di Voltaire:SE DIO NON ESISTESSE BISOGNEREBBE INVENTARLO. La contraddizione è questa: essi vogliono dio e vogliono l’umanità. Si ostinano a mettere insieme due termini che, una volta separati non possono più incontrarsi che per distruggersi a vicenda.Essi dicono d’un sol fiato:dio è la libertà degli uomini, dio è la dignità, la giustizia, l’eguaglianza, la fratellanza, la prosperità degli uomini, senza curarsi della logica fatale, in virtù della quale,se dio esiste, tutto ciò è condannato a non esistere. Perchè se dio è, egli è necessariamente il padrone eterno, supremo, assoluto; e se questo padrone esiste, l’uomo è schiavo; ora se è schiavo non ci ha nè giustizia, nè uguaglianza, nè fraternità, ne prosperità possibile.Potranno bene contrariamente al buon senso e a tutte le esperienze della storia, rappresentarsi il loro dio animato dal più tenero amore per la libertà umana, ma un padrone per quanto faccia e voglia mostrarsi liberale, resta sempre un padrone.La sua esistenza implica necessariamente la schiavitù di tutto ciò che si trova al di sotto di lui. Dunque, se dio esistesse, non ci sarebbe per lui che un solo mezzo per servire la libertà umana:e questo sarebbe ch’egli cessasse d’esistere. Amante geloso della libertà umana che considero come la condizione di tutto ciò che adoriamo e rispettiamo nell’umanità;io rovescio la frase di Voltaire, e dico che, SE DIO ESISTESSE BISOGNEREBBE ABOLIRLO.”
MICHAIL BAKUNIN

venerdì 6 aprile 2012

Uccidere Cristo ogni anno




Se Cristo, fosse un uomo, un entità materiale, basterebbe che qualcuno annualmente si piazzase davanti la sua tomba con un coltello, ed ogni volta che prova a risorgere una bella stilettata in petto, come  l'avvoltoio che con dedizione ogni giorno della sua vita mangia il fegato al titano Prometeo.

 E via di nuovo li a giacere nella sua grotta, coperto da un lungo sudario, senza che nessuno lo possa esporre, in qualche vecchio museo.

Il problema è che in questa storia non si parla di uomini ma di tradizioni, di leggi, di dogmi, tutti concetti astrusi creati per ingarbugliare ancor di più la vita, per scoraggiare chi la volesse lineare e tranquillità, insomma normale, per usare, appunto un termine semplice e abusato.

Per carità, il festeggiare è un evento eccezionale, ma facciamo si che tutti i giorni siano feste, non invece un caso occasionale, deciso per giunta da chi ci governa.
Sembra quasi beffardo in un mondo che sprofonda sempre più, festeggiare la resurrezione di un tizio vissuto 2000 anni fa, nel cui nome, si sono fondati imperi di nefandenze.

No grazie ne faccio a meno, mi vedrete festeggiare solo nel giorno della resurrezione dell'uomo, cioè solo quando, come disse Schopenhauer, riuscirà ad infrangere il vetro smerigliato dell'apparenza, per giungere alla realtà.

                                                                                                             Liberi Eretici Maledetti

giovedì 5 aprile 2012

L'ipocrisia religiosa

Michail Bakunin
[…]
Gli ipocriti religiosi, i tartufi hanno un bel dire: non vi è possibilità di transazione o di compromessi con Dio. Dal momento che si proclama la sua esistenza, esso vuol essere tutto, invadere tutto, assorbire tutto. Se esso esiste, tutto deve scomparire, esso è solo e da solo vuole occupare i cuori dei suoi sudditi, la cui stessa esistenza, a rigore, sarebbe già in contrasto con il suo essere; così di tutte le religioni conosciute, il buddhismo mi sembra la più conseguente perché il suo culto non ha altro scopo che il progressivo annichilimento degli individui umani nel niente assoluto, in Dio. È certo che se Dio avesse una esistenza reale, né il mondo né di conseguenza i credenti sarebbero mai esistiti. Solo egli sarebbe: l’Essere unico, il solitario assoluto. Ma siccome egli esiste solo nell’immaginazione e grazie alla fede dei credenti, gli è stato giocoforza far loro questa importante concessione, tollerare che anch’essi esistano, al suo fianco, malgrado la logica; ed in ciò risiede una delle fondamentali assurdità della teologia. Così egli fa loro pagare assai cara questa concessione forzata ed unica, poiché esige da essi subito che, annientandosi perennemente in lui, non cerchino e non trovino la loro esistenza che in lui e non adorino nient’altro che lui: ciò che vuol dire, che essi devono rompere ogni solidarietà umana e terrestre per adorarsi in lui. Dio è l’egoismo idealizzato, è l’Io umano elevato ad una potenza infinita.
Questo raffinato egoismo, questa adorazione di se stessi in un qualunque ideale, in una parola l’adorazione di Dio, produce conseguenze tanto più nefaste e crudeli quanto più negli uomini sinceramente religiosi non ha alcuna coscienza di se medesima: essi credono di servire Dio soddisfacendo le proprie passioni e sacrificando tutto e tutti, compresi se stessi, a compiaciute fantasie, alle ardenti allucinazioni del loro spirito. non parlo che dei credenti sinceri, perché gli ipocriti non si fanno alcuna illusione e si servono della religione come di una maschera assai comoda per nascondere il loro giuoco infame e come un pretesto per sacrificare gli altri, mai se stessi.
Questi ipocriti della religione, sempre alleati più o meno agli ipocriti della politica – vedi Versailles, vedi tutti gli attuali governi d’Europa – hanno senza dubbio fatto un male enorme alla società umana. Ma il male che hanno fatto e che continuano a fare ancora i credenti sinceri, non è minore. Anzitutto, senza questi ultimi, la potenza degli ipocriti, sia religiosi che politici, non sarebbe stata possibile. Gli ipocriti non hanno mai fondata alcuna religione; essi si sono contentati di sfruttare quelle che i credenti sinceri avevano fondato. L’ardente sincerità degli uni ha sempre servito da passaporto all’ipocrisia criminale degli altri. Ecco il nostro primo appunto agli uomini sinceramente religiosi.
Questi uomini possono essere divisi in tre categorie: 1) i credenti violenti e collerici; 2) i credenti amorosi, e 3) i credenti automatici o macchine. Questa ultima categoria costituisce l’immensa maggioranza dei credenti. Irresponsabili perché privi di qualsiasi riflessione, credenti per tradizione, per ignoranza, per costume, essi costituiscono l’armento di Panurgo in seno alle rispettive chiese, e al tempo stesso uno strumento terribile di reazione, sanguinario in caso di necessità – vedi la notte di San Bartolomeo – nelle mani degli ipocriti e dei credenti collerici e violenti.
Al di sopra dell’armento e a fianco degli ipocriti, dividendo sempre il potere e la direzione con questi ultimi, sta il terribile gruppo dei credenti fanatici e collerici. Più puri perché infinitamente più sinceri, essi sono al tempo stesso più dannosi e molto più feroci degli ipocriti. L’umanità è loro estranea; bruciando di ardente zelo per il loro Dio, essi la disprezzano, la odiano e non chiedono di meglio che di sterminare gli uomini a migliaia, a diecine, a centinaia di migliaia. Vi sono di questi energumeni religiosi nell’Assemblea di Versailles; non molti, poiché la maggioranza di questa Assemblea è composta da ipocriti o da stolti, ma ve ne sono. Sono essi che nel medio-evo e alla fine del medio-evo hanno insanguinato la terra in nome del loro sedicente Dio di misericordia e d’amore. Essi hanno fondato l’Inquisizione e l’ordine dei gesuiti. Torquemada e Loyola erano dei cristiani sinceri, ma un po’ violenti. Del resto se ne trovano tanto nelle Chiese protestanti che nella Chiesa cattolica romana: Lutero, Melantone, Calvino a Ginevra, Knox in Scozia erano di questo numero. Ed ancor oggi le società dei Pietisti in Germania, dei Mômiers in Svizzera, dei Santi Propagatori della Bibbia in Inghilterra, al pari della Compagnia di Gesù, ne sono piene. Savonarola, questo eroe e, dopo Dante, questo ispiratore di Mazzini, sarebbe divenuto un tremendo persecutore se, invece d’essere bruciato, avesse trionfato. Tutti questi uomini, questi eroi della religione, han bruciato e bruciano d’amore ardente, esclusivo per il loro Dio e, terribilmente conseguenti, non chiedono di meglio che di incendiare e sterminare tutto ciò che sembra loro eretico e profano, vale a dire umano, per la più grande gloria del loro Dio: Padrone celeste, «Padre e Educatore», come dice Mazzini.
Infine vi è la categoria dei credenti amorosi. È la meno numerosa, la più amabile, ma non la meno pericolosa. Gesù Cristo, il più grande fra loro, era certamente di loro. Speriamo che Mazzini ne sarà l’ultimo rappresentante nella storia delle aberrazioni religiose dell’umanità civile. Ho detto che questa categoria di credenti non è la meno pericolosa. E, in effetti il loro primo torto è quello di servire precisamente da passaporto, e quasi sempre anche da strumento e da esca, agli ipocriti e ai credenti violenti. Quando la società, stanca delle menzogne degli uni e delle crudeltà degli altri, sembra disgustata di una religione che produce tanta miseria e tanti orrori, le si mostra qualche sant’uomo, semplice, buono, modesto e davanti al suo aspetto simpatico, venerabile, i sospetti e i rancori cadono. Questi uomini sono assai rari; così i Capi delle Chiese li apprezzano molto e sanno normalmente trarne un eccellente uso. È così che nell’epoca in cui le crudeli persecuzioni dei Gesuiti contro i protestanti, i Valdesi, insanguinavano la Savoia, c’era nello stesso ordine dei Gesuiti, in Svizzera, un vescovo, un sant’uomo, Francesco di Sales, il cui cuore traboccante d’amore fece più conversioni di tutte le crudeltà della Chiesa.
[...]
(Estratto da “L’Internazionale e Mazzini”, agosto-novembre 1871

domenica 21 agosto 2011

Madrid: la città che si è svegliata senza Papa

da infoaut.



  • madridLe parti sociali chiedono una “Madrid senza Papa” per un’uscita dalla crisi.
    La Spagna laica ha degnamente accolto papa Benedetto XVI in occasione della terza visita dall’inizio del suo pontificato, per la celebrazione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù (#JMJ). Un programma fittissimo di 4 giornate a partire dal 18 agosto che prevede, oltre alla partecipazione di circa un milione di giovani, un ingente spiegamento di forze di sicurezza a controllare tutta la città di Madrid (18000 elmetti tra agenti di polizia e Fuerzas de Seguridad), ma soprattutto una spesa che, secondo il sindacato Cgt, toccherà i 100 milioni di euro.
    Proprio contro gli esorbitanti costi dell’iniziativa, organizzata e promossa con i toni del più sfarzoso show mediatico, si è scagliata la protesta lanciata dalle oltre 140 organizzazioni che per la giornata del 17 agosto (#17A) hanno convocato una manifestazione (#marchalaica), partita dalla piazza Tirso de Molinas e partecipata da oltre 20000 persone. Organizzazioni laiche, repubblicane, cristiani di base, indignad@s, gruppi lgbtq hanno percorso il centro della città riempiendolo dei propri contenuti: contro gli spropositati finanziamenti pubblici destinati all’evento, ma anche contro le ingerenze della chiesa nella vita pubblica e privata. Nel contesto di profonda crisi economica mondiale, in uno stato in cui la morsa della disoccupazione – al 45 % quella giovanile – serve a giustificare le imponenti misure di austerity (come il taglio di 40 milioni all’Istruzione recentemente annunciato), in migliaia si oppongono al fatto che la metà della spesa per la visita papale provenga dalle tasche dei contribuenti.
    “Dalle mie tasse non un soldo al Papa”, si legge nello striscione di apertura del corteo, in riferimento ai 100 milioni destinati alle organizzazioni promotrici dell’evento. Che in realtà dichiarano una spesa di 50 milioni raccolti – a loro dire – fra le iscrizioni dei pellegrini e gli sponsor; gli stessi sponsor tra cui alcuni preti progressisti hanno indicato anche grandi multinazionali. Striscioni e cartelli, musica, una finta papa-mobil e marionette con le sembianze di Ratzinger; numerosi messaggi contro gli investimenti di denaro pubblico nelle attività di proselitismo cattolico piuttosto che, ad esempio, nello sviluppo delle zone più povere del mondo - “Con la papa-mobil si arriva al Corno d’Africa” o “Cristo sarebbe andato in Somalia”, si legge su alcuni cartelli. “Il turismo cristiano lo paghi il Vaticano!” è un altro degli slogan più frequenti – in effetti ai papa-boys e alle papa-girls è stato destinato un “kit del pellegrino” che, a fronte di un’iscrizione simbolica, offre alloggio gratuito, pasti, trasporto pubblico scontato dell’80%.No_con_mis_impuestos
    Anche associazioni e gruppi lgbtq spagnoli hanno partecipato alla protesta, dando voce alle istanze che accomunano i no-vat di tutto il mondo. Contro l’istituzione ecclesiastica come produttrice di ideologie e dottrine omofobe, transfobiche, fasciste e patriarcali; per l’autodeterminazione dell’individuo in ciascuna sfera della vita – che include l’ambito sessuale, riproduttivo, di religione, il diritto ad un’educazione libera; contro i privilegi da sempre destinati alla chiesa cattolica (finanziamenti speciali, ingerenza nell’ambito pubblico e privato, immunità). Non si è mancato di ricordare le imprese del “prode” Ratzinger: principale sostenitore dell’occultamento dei reati di pedofilia compiuti dalla chiesa; colui che – insieme a Giovanni Paolo II ed al braccio di Legionari di Cristo ed Opus Dei – si è dedicato anima e corpo a cancellare i postulati della teologia della liberazione. Lo stesso Benedetto XVI in quest’occasione ha raccomandato ai pellegrini di visitare il Valle de los Caídos, monumento ideato da Franco per la sepoltura del fondatore della Falange spagnola (il che dev’essere piaciuto ai “discepoli”, visto che bandiere franchiste sono state avvistate tra le fila della Katolische Jugend) . Proprio la componente lgbtq della protesta è stata oggetto delle “attenzioni” di un giovane fedele in particolare, un messicano studente di chimica che martedì scorso è stato arrestato dopo aver reso nota sul web la propria intenzione di attaccare con gas sarin i “maricones” (froci) della “marcia laica” per la cronaca, il giovane appartiene al gruppo di volontari nell’organizzazione della JMJ.
    La stessa benevolenza si è percepita sulla piazza quando il corteo ha raggiunto Puerta del Sol, la stessa delle acampadas di questi mesi, dove si è scontrato con i giovani pellegrini che li hanno accolti gridando “Esta plaza es del Papa!”, oltre che con le forze dell’ordine a proteggere questi ultimi. Il fatto che la gioventù cattolica si sia, in quest’occasione, distinta per i messaggi d’amore diretti ai manifestanti – esortando la polizia con “Basta fare i froci: usate i manganelli e quello che serve!” – la dice lunga sull’atteggiamento dei papa-ultras. Per sgomberare la piazza dalla componente scomoda (gli “anti-Ratzi”, naturalmente) gli agenti hanno caricato ripetutamente scagliandosi contro manifestanti e giornalisti, provocando almeno 11 feriti e arrestando 8 persone, le quali si trovano tuttora in stato di arresto, con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale e disturbo dell’ordine pubblico. Il corteo era stato autorizzato, nonostante la presidente della Comunità Esperanza Aguirre avesse tentato nelle settimane precedenti di vietare la manifestazione anti-papa per pericolo che si verificassero “comportamenti organizzati volti all’offesa e alla vessazione del sentimento religioso”. Secondo uno degli organizzatori della marcia, Luis Vega (presidente dell’Asciación de Ateos y Librepensadores), “visto che [le autorità amministrative] non hanno potuto proibire la marcia, hanno fatto in modo che finisse nel conflitto”.
    Non poteva mancare la condanna delle parti istituzionali: dal sindaco Gallardón (PP) che denuncia l’aggressione reiterata a danno dei pellegrini da parte dei manifestanti, al PP tutto, sempre pronto a fare cordata contro i soggetti sociali non conformi alla propria linea (come quando lo scorso 4 agosto aveva promesso di manifestare contro il movimento #15M che, costringendo a blindare Puerta del Sol, stava pregiudicando i guadagni dei commercianti della piazza); dai media generalisti con le loro narrazioni menzognere alla chiesa tutta, che per lo meno con un po’ più di fantasia definisce “parassiti” gli anti-Ratzi per bocca del segretario della Conferenza episcopale.
    La manifestazione religiosa continuerà fino a domenica 21, e così le proteste per una #madridsinpapa (Madrid senza Papa). Nella giornata di ieri manifestanti avevano convocato un nuovo concentramento al kilometro 0 (Puerta del Sol), costantemente presidiato dalla polizia; in quest’occasione si sono ripetute varie cariche (la cui brutalità è documentata sul web in moltissimi siti). Anche l’azione di protesta di ieri organizzata dai gruppi queer durante il passaggio del pontefice è stata costantemente marcata dagli agenti, che hanno ripetutamente tentato di sabotarla, senza successo. Per questa e per le prossime giornate sono previste nuove iniziative, fra cui azioni di disturbo ai momenti religiosi ufficiali e un concentramento alle 20 di questa sera a Puerta del Sol per denunciare la violenza poliziesca ed esigere le dimissioni della Delegada de Gobierno a Madrid.
    Così come era stato per il nascere del movimento della Democracia real ya, nel continuo fluire di informazioni, idee e proposte il web gioca un ruolo di rilievo. I “media partecipati” o nuovi media sono come sempre strumenti di organizzazione e coordinazione fra i manifestanti; veicoli di contenuti e ambiti in cui esprimere opinioni, utilizzati dall’una e dell’altra parte; nuovo terreno su cui articolare e sperimentare la battaglia. Per il collettivo Anonymous la rete è anche spazio in cui far emergere contraddizioni in seno al sistema, come ci fa intendere il video-messaggio destinato alla classe politica e alla gerarchia cattolica, in quella che è stata battezzata #OpFariseo e che ieri ha visto temporaneamente inaccessibili per alcune ore due dei siti dedicati alla visita papale spagnola. Ricordando la spassosa #OpPolicia di due mesi fa, in cui la polizia madrilena paventò (per appena 24 ore) di aver smembrato la “cupola” nazionale.
    Rispetto alla partecipazione politica di questo frangente il dato interessante da sottolineare è, ancora una volta, la capacità dei movimenti di collimare nelle proprie diversità e praticare un obiettivo comune. Nella piazza del 17 agosto abbiamo visto diversi pezzi di società, che portando istanze differenti – i cattolici di base per una “chiesa popolare”, le associazioni laiche per una laicità dello stato, gli indignad@s per una diversa gestione del (denaro) pubblico, i gruppi glbtq contro l’ingerenza vaticana nella società – sono stati comunque capaci di declinarle in maniera concordante e unisona. Ciò che ha animato la piazza del 17A, e che la vivrà fino alla fine dei “festeggiamenti” clericali, è anche la lungimiranza e l’intelligenza politica dei movimenti più recenti: ad esempio il #15m che, pur non essendo fra gli organizzatori della marcia, ha capito l’importanza di appoggiarla e parteciparvi in maniera consistente, abituato alla trasversalità che ha da sempre caratterizzato la sua stessa essenza. Contro la “militanza antilaica” del Vaticano il 15M risponde continuando a reclamare una “democrazia reale”, incompatibile con la politica fatta di integralismo religioso ed ultraliberismo economico del regno nazional-cattolico spagnolo. C’è da augurarsi che “la città che si è svegliata” propaghi il proprio messaggio a tutto il paese e che lo stesso movimento, così ricomposto e allargato, si ritrovi sulle piazze autunnali pronto per affrontare con la stessa determinazione la stagione di austerity alle porte.

    Madrid: 'dalle mie imposte non un soldo al Papa'. In 20mila contro Ratzinger

    da infoaut



  • altMigliaia di spagnoli – almeno 20mila – di oltre 100 associazioni laiche e di sinistra sono scesi in piazza ieri sera a Madrid contro la visita di Benedetto XVI, che è partito da Roma per partecipare alla XXVI Giornata mondiale della Gioventù. I manifestanti contestavano in particolare i costi dell’iniziativa ritenuti esorbitanti per i contribuenti spagnoli: 100 milioni di euro, mentre il Paese è in ginocchio colpito da una durissima crisi economica, e ha un esercito di cinque milioni di disoccupati. “Delle mie imposte non un soldo al Papa”, il motto dei manifestanti.
    A Puerta del Sol i manifestanti si sono trovati di fronte una folla di giovani pellegrini. Alcune decine di manifestanti hanno stretto d’assedio una delle entrate della stazione della metro, accogliendo con fischi e urla i moltissimi pellegrini che ne uscivano”Fuera!” (Andatevene), “Vergogna!”, “Non siete benevenuti!”,questi i cori rivolti ai papa-boys. Verso mezzanotte la polizia ha caricato con violenza le migliaia di “anti-Ratzi” che ancora tenevano la piazza . Il bilancio è di 8 fermati e 11 feriti leggeri. A fare crescere la tensione aveva contribuito anche l’arresto martedì di un giovane studente messicano di chimica, José Perez Bautista, un estremista cattolico di destra che faceva parte dei volontari dell’organizzazione spagnola della Gmg, accusato di avere voluto progettare un attentato al Sarin contro gli “anti-Ratzi”
    Ascolta la corrispondenza da Madrid con Flavio che da anni vive e lavora nella capitale spagnola

    Da Radio Onda d'Urto

    martedì 26 luglio 2011

    L'INDICE DEI LIBRI PROIBITI DALLA CHIESA CATTOLICA. INDEX LIBRORUM PROHIBITORUM. 408 ANNI DI VERGOGNA FINISCONO NEL 1966...

    Di redazione (del 05/07/2009 @ 20:00:00, in Scienze e Societa, linkato 6294 volte)
    Title page of Index Librorum Prohibitorum (Venice 1564). L'Indice dei libri proibiti (in latino Index librorum prohibitorum) fu un elenco di pubblicazioni proibite dalla Chiesa cattolica, creato nel 1558 per opera della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione (o Sant'Uffizio), sotto Paolo IV. Ebbe diverse versioni e fu soppresso solo nel 1966 con la fine dell'inquisizione romana sostituita dalla congregazione per la dottrina della fede.
    I precedenti: Sin dalle sue origini le lotte della Chiesa contro le eresie comportarono la proibizione di leggere o conservare opere considerate eretiche: il primo concilio di Nicea (325) proibì le opere di Ario, papa Anastasio I (399-401) quelle di Origene e papa Leone I (440-461) quelle dei manichei. Il secondo concilio di Nicea (787) stabilì che i libri eretici dovessero essere consegnati al vescovo non tenuti di nascosto.
    Il concilio di Tolosa del 1229 giunse a proibire ai laici il possesso di copie della Bibbia e nel 1234 quello di Tarragona ordinò il rogo delle traduzioni della Bibbia in volgare.
    La diffusione di idee contrarie ai dogmi della Chiesa cattolica, e in particolare della Riforma protestante, fu grandemente favorita dall'invenzione della stampa a caratteri mobili (1455): la Chiesa prese dunque provvedimenti nel tentativo di controllare quanto veniva stampato.
    Alla metà del XVI secolo risalgono i primi cataloghi di libri proibiti: ne furono redatti dalle università della Sorbona a Parigi e di Lovanio, per ordine di Carlo V e di Filippo II.
    Nel 1543 nella Repubblica di Venezia il Consiglio dei Dieci affidò agli Esecutori contro la Bestemmia il compito di sorvegliare l'editoria, con facoltà di multare chi stampava senza permesso: nel 1549, ad opera di monsignor Giovanni della Casa, fu pubblicato un Catalogo di diverse opere, compositioni et libri, li quali come eretici, sospetti, impii et scandalosi si dichiarano dannati et prohibiti in questa inclita città di Vinegia: l'elenco comprendeva 149 titoli e riguardava per lo più opere tacciate di eresia, ma la proibizione finì con il non essere applicata per l'opposizione dei librai e dei tipografi.
    Nel 1559, ad opera del Sant'Uffizio, uscì a Roma un primo Cathalogus librorum Haereticorum, con intenti quasi esclusivamente anti-protestanti: vi comparivano anche le opere di Luciano di Samosata, il De monarchia di Dante Alighieri e perfino i commentari di papa Pio II sul Concilio di Basilea.
    Il primo indice del 1558:Tra i compiti del Sant'Uffizio, istituito da papa Paolo III nel 1542, era compresa la vigilanza sui libri. Sotto papa Paolo IV, venne pubblicato un indice dei libri e degli autori proibiti, detto "Indice Paolino", redatto dall'Inquisizione e promulgato con un suo decreto, affisso a Roma il 30 dicembre 1558. L'elenco comprendeva l'intera opera degli scrittori non cattolici, compresi i testi non di carattere religioso, altri 126 titoli di 117 autori, di cui non veniva tuttavia condannata l'intera opera, e 332 opere anonime.
    Vi erano inoltre elencate 45 edizioni proibite della Bibbia e veniva condannata l'intera produzione di 61 tipografi (prevalentemente svizzeri e tedeschi). Infine si proibivano intere categorie di libri, come quelli di astrologia o di magia, mentre le traduzioni della Bibbia in volgare potevano essere lette solo su specifica licenza, concessa solo a chi conoscesse il latino e non alle donne.
    Tra i libri proibiti erano il "Decamerone" di Boccaccio, "Il Novellino" di Masuccio Salernitano e tutte le opere di Machiavelli, di Rabelais e di Erasmo da Rotterdam, il "Diálogo de doctrina christiana" dei Valdesiani.
    Il papa, che da cardinale (Giampiero Carafa) era stato il primo direttore del Sant'Uffizio, attribuì a quest'ultimo e alla sua rete locale l'applicazione della proibizione, a scapito del potere dei vescovi.
    La storia successiva:Nuovi indici vennero redatti anche dal Santo Uffizio sotto i pontefici successivi e le due congregazioni furono spesso in conflitto in merito alla giurisdizione sulla censura dei libri. Anche i vescovi si opposero al potere dato all'Inquisizione in questo campo.
    Nel 1596, sotto papa Clemente VIII venne redatta una nuova versione dell'indice ("Indice Clementino"), che aggiunse all'elenco precedente opere registrate in altri indici europei successivi al 1564. Ripeteva inoltre la proibizione di stampare opere in volgare, già promulgata da Pio V nel 1567.
    La censura ecclesiastica ebbe pesanti conseguenze: le "espurgazioni", a volte neppure dichiarate, potevano arrivare a stravolgere il pensiero dell'autore originario e i testi scientifici non conformi all'interpretazione aristotelico-scolastica erano considerati eretici. Nel 1616 furono bandite le opere di Copernico. Gli scrittori si autocensuravano e l'attività dei librai diventò difficile per le richieste di permesso e i pericoli di confisca.
    Le "patenti di lettura", tuttavia, che in teoria avrebbero dovuto essere rilasciate solo a studiosi di provata fiducia da parte del Santo Uffizio e durare solo per tre anni, si ottenevano invece in pratica abbastanza facilmente.
    Nel 1758, sotto papa Benedetto XIV, le norme furono riviste e l'indice venne corretto e reso più comodo. Fu inoltre eliminato il divieto di lettura della Bibbia tradotta dal latino. Le competenze per la compilazione e l'aggiornamento dell'indice passarono a partire dal 1917 al Sant'Uffizio.
    L'indice nei suoi quattro secoli di vita venne aggiornato almeno venti volte (l'ultima nel 1948) e fu definitivamente abolito solo dopo il Concilio Vaticano II nel 1966, sotto papa Paolo VI.
    L'elenco comprendeva, fra gli altri, nomi della letteratura, della scienza e della filosofia come: Francesco Bacone (Francis Bacon), Honoré de Balzac, Henri Bergson, George Berkeley, Cartesio, D'Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Jacques Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Voltaire, Émile Zola.
    Tra gli italiani finiti all'indice - scienziati, filosofi, pensatori, scrittori, economisti - vi sono stati Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Ada Negri, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo e Pietro Verri.Tra gli ultimi ad entrare nella lista sono stati Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre e Alberto Moravia. (Fonte: wikipedia.org & www.cvm.qc.ca)