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martedì 17 luglio 2012

La Fortezza Olimpica incombe su Londra

da it.contrainfo.

I residenti di Tower Hamlets si sono inorriditi quando hanno appreso che missili di terra/aria dovevano essere posizionati su una torre sul loro sito, e praticamente sulla vecchia fabbrica di fiammiferi Bryant and May. Come risultato una campagna è stata istituita per contrastare le installazioni missilistiche, formata da residenti locali e sostenitori (per maggiori informazioni, qui).
Ma il posizionamento di missili qui e altrove è solo una parte della storia. Ben 48.000 forze di sicurezza saranno impiegate a Londra, oltre ai 13.500 soldati – più dei soldati dell’esercito britannico di stanza in Afghanistan. Un’arma sonica progettata per disperdere la folla con l’emissione di suono capace di causare “dolore fino a far scoppiare la testa”. Aerei senza equipaggio saranno in pattuglia ai cieli sopra Londra. Un portaerei sarà ancorato sul Tamigi vicino ad altre navi da guerra. Una “zona sicura” sarà messa in atto circondata da undici chilometri di recinzione elettrificata, e sorvegliata da 55 squadre di sicurezza con cani da attacco. Questa non è la Corea del Nord o l’Unione Sovietica, ma Londra di oggi-durante le Olimpiadi di Pechino, nemmeno il governo cinese ha messo una tale recinzione o aerei del genere.
L’Olympic Games 2006 Act (la legge che regola le Olimpiadi) impone che non solo la polizia e le forze armate, ma anche le forze di sicurezza private, possono usare la forza fisica per “proteggere le Olimpiadi”. Questo copre qualsiasi cosa, da manifestazioni e scioperi, fino la vendita di prodotti olimpici sulla strada che non sono ufficialmente approvati. “Squadre di protezione di marca” pattuglieranno all’interno dei Giochi per assicurarsi che solo i vestiti o gli accessori ufficialmente omologati con messaggi commerciali possono essere indossati.
In aggiunta persone che si congregano per strada, un fatto normale in particolare nei mesi estivi, saranno perseguitati, in particolare la gioventù locale della classe operaia. Questo sta già succedendo, con una maggiore sorveglianza e persecuzione nei comuni confinanti con l’impianti Olimpici. I senza tetto devono essere rimossi, infatti la polizia può rimuovere qualunque “considerato in alcun modo di essere causa di fastidio”.
Piuttosto, non vi è alcun segno che questo scomparirà con la fine delle Olimpiadi. La polizia uscirà più attrezzata ed arrogante di prima, interi quartieri saranno socialmente puliti e purificati, le tasse saranno aumentate per pagare tutto ciò, e tutti i dispositivi di sicurezza e le telecamere installate rimarranno al loro posto.
I Giochi non sono per lo sport. Essi si svolgono per il patriottismo commercializzato, il posizionamento del marchio, e per i profitti degli agenti immobiliari e dei proprietari. Sono lì per aumentare la spinta verso il neo-liberismo, per distruggere i nostri quartieri della classe operaia, per aumentare la potenza di uno stato che è sempre più uno stato di polizia. Chi è il nemico in questa nuova Gran Bretagna? Siamo noi, la maggioranza della popolazione!
Federazione Anarchica

martedì 5 giugno 2012

«Pronti ad azioni da jihad» Il rapporto dei carabinieri sugli anarchici

da culmine


fonte: stampa di regime, 05 giugno 2012
I carabinieri: “schemi tipici del terrorismo confessionale”
Ci sono nuovi e inquietanti segnali di fermento che arrivano dalla galassia eversiva. A rilanciare i timori già espressi da altri vertici degli apparati della sicurezza è il comandante generale dell’Arma Leonardo Gallitelli. Parla agli allievi e rilancia l’analisi che aveva già formulato di fronte al Comitato parlamentare sui servizi segreti dopo il ferimento di Roberto Adinolfi, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare colpito a Genova il 7 maggio scorso.
«I gruppi anarcoinsurrezionalisti — avverte — potrebbero compiere nuove azioni “informali” seguendo uno schema tipico del terrorismo di matrice confessionale che proprio in meccanismi informali e spontanei trova ispirazione per i propri attacchi contro gli obiettivi della jihad».
Dichiarazioni che arrivano alla vigilia della Festa dell’Arma che quest’anno si è deciso di celebrare in tono minore a causa della crisi economica e di dedicare «alle tante comunità dell’Emilia Romagna colpite dal recente sisma».
Le indagini su quell’agguato e sulle campagne con plichi esplosivi del dicembre scorso — quando furono feriti il direttore generale di Equitalia Marco Cuccagna e altri due pacchi bomba furono recapitati all’amministratore della Deutsche Bank a Francoforte e all’ambasciatore greco in Francia — sono entrate in una fase cruciale. L’attività dei carabinieri del Ros ha consentito quel salto di qualità che potrebbe portare importanti novità nella ricerca dei responsabili, ma anche delineare con maggior precisione quella rete che si muove tra l’Italia e l’estero, con un’attenzione particolare alla Grecia.
«Gli anarcoinsurrezionalisti — avverte il comandante del Ros Giampaolo Ganzer — sono passati dalla tipica impostazione su base individualista dello spontaneismo in una strutturazione reticolare che pur non costituendo un’organizzazione verticistica come quella delle Br, vede in questo schema un’adesione a un progetto complessivo antisistema da parte di una vera e propria organizzazione che l’attività investigativa deve individuare e adeguatamente comprendere». Secondo il comandante del Raggruppamento Operativo Speciale «da questo impianto che ha assunto un respiro internazionale con Grecia, Spagna, Messico e Cile, si è staccata la componente che nel dibattito interno proponeva di aggiungere alle campagne contro le cose o contro le persone anche azioni dirette che dal punto di vista ideologico hanno un impatto maggiore e si sono concretizzate con l’agguato di Genova».
Le ultime stime investigative contano almeno 50 persone aderenti alla Fai, la Federazione anarchica informale, entrate in clandestinità ma ciò che più spaventa è il consenso che questi estremisti avrebbero trovato all’interno di vaste aree dell’antagonismo. «Frange — conclude il generale Ganzer — che si oppongono a una serie di situazioni politiche, economiche e ambientali e sono sparse tra Napoli e Torino».

sabato 7 aprile 2012

PDL + SBIRRI + GIORNALISTI = E CHE CIUCCULAT!

Alle bassezze del Potere, delle forze di polizia che ne garantiscono il perpetuarsi, dei giornalisti che contribuiscono a diffonderne l’ideologia, dei partiti politici tutti apparentemente diversi, ma uguali nella sostanza, ci siamo abituati (sic!). Eppure nonostante ciò, tutta questa “cioccolata” riesce ogni volta a superare se stessa, stupendo e stupendoci!
Ci riferiamo nello specifico alla notizia che abbiamo appreso proprio dagli organi di stampa (quella borghese, quella sfacciatamente asservita, che quasi sempre ha i suoi uffici in Questura; che esiste grazie ai padroni che la finanziano e la “tutelano” e che proprio per questo ricambia facendogli il bidet con la lingua tutte le volte che può), dicevamo, la notizia per la quale sembra che dei presunti “anarchici di Benevento e San Giorgio” abbiano inviato una lettera minatoria alla parlamentare sannita del PDL Nunzia De Girolamo.
Del contenuto della missiva ci dicono poco (si vede che li attraversava una “crisi creativa”). Si accenna solo al fatto che ci fosse una foto della suddetta De Girolamo, ritratta con il “consigliere regionale Luca Colasanto e il commissario regionale Nitto Palma”, con il disegno di una pistola e la dicitura “bersaglio principale”…
La Digos di Benevento, la stessa che svariate volte ci ha trascinati in tribunale con i motivi più ridicoli, dalla stampa clandestina alle manifestazioni non autorizzate, la stessa che qualche anno fa ci ha fatto trovare nella nostra sede una microspia come testimonianza di affetto (!?), la stessa che anche grazie a noi può giustificare lo stipendio che prende per svolgere il suo “onesto lavoro” in una città dove (purtroppo) succede poco o niente, naturalmente sta indagando…
E naturalmente non perde occasione per farsene trabordare un po’ dagli angoli, chi è abituato ad avere in bocca sempre un po’ di “cioccolata”. Così arrivano gli attestati di solidarietà bipartisan. Dal post-fascista Capezzone al “compagno” Cimitile tutti concordi nell’esaltare gli “istituti democratici e i partiti politici quali presidi di libertà”.
Il governo Monti (il governo della BCE, della Goldman Sachs e della Coca Cola) ha garantito la fine del bipolarismo apparente per lasciare spazio al trionfo del partito unico PD/PDL. Sono tempi però di elezioni,di amministrative in alcuni comuni e di qui a breve anche il governo “tecnico” dovrà lasciare spazio ad un nuovo (!?) governo “politico”. Ed episodi montati a tavolino come questo garantiscono anche una buona visibilità per rimarcare le differenze (inesistenti) tra i due maggiori partiti politici italiani, a maggior ragione forse se gli “obiettivi principali” sono donne del PDL fidanzate pubblicamente con portavoce del PD…
Per di più, guarda caso, uno dei membri del PDL che sarebbero stati minacciati è proprio il fondatore de “il Sannio Quotidiano” che ne approfitta per una pubblicazione/scoop da prima pagina (si vede che con il declino della carta stampata causato da internet, si è tentato il tutto per tutto per vendere ancora qualche copia)
Ma soprattutto in un territorio come quello beneventano, dilaniato dalla disoccupazione giovanile e non, da uno strisciante “problema casa”, dai licenziamenti dovuti ai tagli di spesa dello Stato nel settore della scuola, della sanità e dei trasporti; dove pure cominciano a mostrarsi le prime avvisaglie di insofferenza sociale che si configurano a volte in veri e propri atteggiamenti da guerra tra poveri (come i furti in semplici appartamenti), ma che alle volte assumono anche l’aspetto di attacchi, seppure inconsapevoli e disorganizzati, a precisi nemici di classe (rapine alle banche o aggressioni fisiche o verbali a esponenti politici locali); parlare di “anarchici” che “minacciano di morte il PDL” significa dispiegare un dispositivo di repressione/criminalizzazione preventiva, nei confronti di chi con le sue idee e le sue proposte d’azione da sempre minaccia di essere un serio problema per il Potere e per quegli “istituti democratici e quei partiti” che parassitano sulle spalle della gente.
Sta a tutti gli sfruttati, gli esclusi, a chi subisce le ingiustizie e la miseria di questo sistema non abboccare alle minacce e le provocazioni padronali e dei suoi imbrattacarte ma cominciare a minacciare coi fatti, attraverso l’autorganizzazione, chi -dispensando in giro sempre un po’ di “cioccolata”- ci vuole da sempre schiavi e sulla nostra pelle pretende ancora di campare.

A distanza

"Killing King Abacus"

Ma da ogni altro punto di vista che non sia quello del facilitare il controllo poliziesco, la Parigi di Haussmann è  una città costruita da un idiota, piena di rumore e violenza, che non significa nulla.
G. Debord

Haussmann non ha inventato la progettazione della città; già i romani e i cinesi antichi pianificavano le città. Quelle moderne vennero progettate e costruite nelle colonie britanniche e francesi prima che in Europa. Washington DC venne progettata e costruita su di un’area vuota decenni prima che Haussmann rimodellasse Parigi. La differenza è che Haussmann costruì la sua nuova capitale sopra la vecchia Parigi, una città preindustriale. La Parigi di Haussmann a proposito dell’architettura confacente al capitalismo e allo stato-nazione rivela più di quanto non faccia L’Enfant’s D.C, perché ci mostra cosa Haussmann scelse di distruggere e cosa scelse di costruire. Nella sua demolizione dei quartieri poveri e dei vecchi vicoli possiamo vedere che cosa egli considerasse una minaccia.

A Parigi i viali stavano già sostituendo le strade strette due decenni prima che Haussmann assumesse il suo incarico, ma su scala assai minore. Durante la rivoluzione del luglio 1830 ai soldati governativi venne giocato un brutto tiro: i larghi cubi di granito usati per pavimentare i nuovi viali furono portati in cima agli ultimi piani delle case e lanciati sulle teste dei soldati. Queste lastre di pietra divennero una risorsa comune come materiali di costruzione delle barricate. Nel 1830 ne vennero erette seimila.
Haussmann assunse l’incarico nel 1853, dopo le insurrezioni del 1830 e del 1848. Nel tentativo di prevenire altre insurrezioni, cercò di eliminare la possibilità di costruire barricate distruggendo le strade strette e sostituendole con larghi viali. Fece costruire grandi strade anche con lo scopo di consentire un più agevole trasporto di truppe «che collegassero il governo con le truppe e le truppe con la periferia» e che permettessero alle truppe di circondare i quartieri nella città. Pavimentandole facilitò il movimento regolato e regolare delle truppe.
La Parigi di Haussmann era dunque qualcosa di più di una semplice città. Era un simbolo; i suoi monumenti e i viali produssero l’immagine della capitale di un potente impero. I nuovi viali agghindati che erano parte di questa immagine fecero lievitare gli affitti proprio come accade coi moderni progetti di «rivitalizzazione urbana». Intanto i quartieri proletari venivano letteralmente devastati per pavimentare i viali. Mentre aumentava la popolazione dei vagabondi e dei senza casa, nasceva in modo massiccio il fenomeno dei “pendolari”, avendo Haussmann cercato di trattenere e sistemare gli emarginati e di incanalare i lavoratori in movimenti lineari — da casa al lavoro, dal lavoro a casa —: un precursore del metro, boulot, dodo (metropolitana, lavoro, dormire). Nel 1864 tenne un discorso in cui esprimeva «la sua avversione per la popolazione urbana sradicata».
Haussmann progettò la costruzione di collegamenti ferroviari tra il centro di Parigi e i suoi sobborghi proprio nel momento in cui le ferrovie europee si stavano espandendo considerevolmente. «Lo spazio è ucciso dalle ferrovie e noi siamo rimasti con il tempo solo» (Heine). Magari lo spazio non è stato del tutto ucciso dalle ferrovie ma i viaggi ad alta velocità hanno reso il tempo del viaggio un fattore più importante rispetto alla distanza e al significato stesso del viaggio. Ciò che Georg Simmel diceva del denaro può essere in un certo senso affermato della città moderna. Entrambi consentono collegamenti tra cose in precedenza distanti ma rendono più difficile da raggiungere ciò che è più vicino. Mentre le distanze venivano conquistate dalle ferrovie, le vicinanze scivolavano ancora più lontano. Ciò stava a significare che nello stesso momento in cui i trasporti e le comunicazioni permettevano di raggiungere posti lontani in un periodo di tempo più breve, i propri vicini diventavano più lontani: l’industrializzazione richiedeva più ore di lavoro e più tempo occorreva per andare e venire dal lavoro, meno ne restava per socializzare.

Centinaia di migliaia di famiglie, che lavoravano nel centro della capitale, dormivano nei sobborghi. Il movimento assomiglia alla marea: al mattino i lavoratori confluiscono dentro Parigi, e di sera la stessa ondata di persone ne scorre fuori. È una immagine melanconica... Vorrei aggiungere... che questa è la prima volta che l’umanità ha assistito a uno spettacolo così deprimente.
A. Gravneau


L’industrializzazione e l’opera dei nuovi urbanisti erano riuscite a separare gli spazi vitali da quelli lavorativi. Una separazione che ha dato inizio a un processo di sempre maggior dipendenza verso articoli di consumo che in precedenza venivano prodotti in casa o di cui i contadini e gli artigiani non avevano mai sentito la mancanza. La creazione delle periferie aumentava la separazione.

Le periferie nord-americane: il sogno lastricato
Prima della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano già un paese altamente industrializzato. Quindi, le condizioni sopra descritte erano già instaurate nelle città nord-americane. A partire dagli anni ‘30, la distanza che divideva gli spazi vitali da quelli lavorativi era aumentata esponenzialmente allorquando milioni di persone si trasferirono nelle periferie, vennero costruiti chilometri di autostrade e milioni di americani acquistarono un’automobile nel tentativo di chiudere questa distanza che aumentava.
Negli anni trenta il governo federale impiegò milioni di dollari per costruire un nuovo paesaggio. Dopo la seconda guerra mondiale, il Veteran’s Mortgage Guarantee Program fornì alloggi a basso costo a milioni di persone. Dalla fine degli anni ‘40 fino alla metà degli anni ‘60 vennero costruite 23 milioni di nuove abitazioni. L’industria seguì i nuovi abitanti dei sobborghi per la maggior parte bianchi fuori della città. Negli anni ‘40 e ‘50 il governo investì milioni di dollari nelle infrastrutture periferiche: gas, elettricità, strade, sistemi fognari e autostrade. Vennero costruite migliaia di strade e di autostrade che permettevano un facile movimento fra le periferie e i centri delle città. I quartieri poveri furono incapaci di resistere alla costruzione di questi serpentoni di cemento che dovevano passare al loro interno, mentre i quartieri residenziali spesso riuscivano ad opporsi. Un esempio recente è la costruzione di una autostrada a Los Angeles, nella zona sud-centrale, laddove i ricchi di Beverly Hills sono stati in grado di fermare la costruzione di una autostrada che doveva attraversare il proprio quartiere.
Il dipartimento della difesa spese milioni e milioni di dollari per la costruzione di strade dopo la guerra. Così come i viali di Haussmann erano utili strategicamente per l’esercito, le autostrade potevano potenzialmente venir usate anche come piste di atterraggio per aerei bombardieri. Ancora più significativa era l’alleanza fra le industrie automobilistiche, petrolifere e della gomma che si spartivano i proventi per la costruzione delle autostrade, e lo Stato. Queste industrie usarono la coercizione dell’ambiente costruito per assicurarsi il consumo dei propri prodotti.
L’alienazione è costruita dentro la città e dentro i sobborghi, nel loro cemento e nell’asfalto. Prendiamo l’esempio di Los Angeles, la città costruita per favorire le automobili non certo le passeggiate degli esseri umani. A Los Angeles molte persone non pensano ad altro che a guidare per tre quarti d’ora soltanto per andare al bar. Invece di avere quartieri dove si possa trovare una strada con botteghe e caffè, gli spazi per socializzare sono sparsi fuori della città. Le città nord-americane sono prive di qualsiasi storia pre-capitalista, essendo state progettate e costruite in base ai dettami del capitale, con l’aiuto dei politici. Il risultato: ruggini urbane più adatte a un’automobile che a un essere umano.
L’abitante dei sobborghi ricorre al controllo sulla natura laddove è privo del controllo sulla propria vita. Quindi osserviamo aiuole potate nelle piazze, una nevrosi per falciare prati e file di fiori meticolosamente piantati, i negozi di giardinaggio che proliferano e il cortile suburbano diventato “natura” mercificata.
Il sogno americano è senza vita ed è uniforme e piatto come il prato suburbano. I sobborghi nascondono la mancanza di rapporto con la natura e con gli esseri umani così come nascondono la mancanza di potere esercitato dagli abitanti delle periferie sulle proprie vite.
Mentre la Parigi di Haussmann era servita per creare l’immagine della capitale di un potente impero, i progetti di rivitalizzazione della città creano l’immagine di una nuova città “abbellita” che ci viene venduta sotto forma di orgoglio comunitario. In entrambi questi casi il risultato è stato raggiunto anche attraverso lo spostamento dei poveri. La «comunità» ci viene venduta con celebrazioni in tutta la città, fiere cittadine o celebrazioni ufficiali del Millennio. Lo Stato e i mass media contribuiscono a creare e a perpetuare queste comunità immaginarie, basate su un concetto astratto di identità comune, il cui esempio più ovvio è quello della Nazione.
Haussmann aveva costruito larghe strade per prevenire la costruzione di barricate e distrutto completamente i quartieri per prevenire ciò che non era controllabile. Questi quartieri riapparvero in forma ben differente nelle periferie. I sobborghi nord-americani sono stati costruiti in maniera tale che si possano sviluppare ben pochi rapporti autentici. Per il controllo statale la comunicazione è una minaccia tanto quanto le barricate. Negli Stati Uniti i sobborghi crescono proprio all’ombra del sogno americano.

[Tr. it. su Diavolo in corpo n. 3, novembre 2000]

mercoledì 20 luglio 2011

Montreal - Creata unità di polizia per monitorare gli anarchici

da inform-azione

fonte: waronsociety.noblogs.org | trad. Cenere

La creazione a Montreal di un’unità poliziesca riservata agli anarchici è una “dichiarazione di guerra” e inoltre dimostra che i poliziotti discriminano la gente a causa delle loro idee politiche e dei loro stili di vita, ha detto un simpatizzante anarchico.

[…]

Jacques Robinette, assistente del capo della polizia di Montreal e alla testa delle investigazioni speciali, dice che la GAMMA (Sorveglianza delle attività marginali e dei gruppi anarchici) è stata creata a Gennaio per affrontare il crescente vandalismo e gli assalti contro agenti di polizia durante pubbliche proteste e presidi.

L’unica è una costola dell’unità del crimine organizzato. Le tattiche impiegate dagli investigatori per monitorare le gang possono essere usate per controllare i leader anarchici che si infiltrano nelle proteste pacifiche.

Robinette si è rifiutata di dire quanti agenti sono nell’unità.

In passato, la polizia ha usato videocamere durante le proteste per identificare i facinorosi. “Spesso hanno bandiere e qualche volta le aste diventano bastoni usati per rompere vetrine e colpire persone”, ha detto Robinette.

Circa una dozzina di proteste si sono trasformate in violenza nell’ultimo anno.

“Usano varie proteste – come quella (della vittima della polizia) di Fredy Villanueva, delle tasse e anche di San Giovanni Battista – come pretesto per vandalizzare, lanciare sassi e assaltare agenti di polizia” ha detto Robinette.

Il lavoro dell’unità ha condotto all’arresto di 4 persone il 29 Giugno.

Sono accusati di aver fatto parte di un gruppo che ha assalito gli agenti di polizia durante il corteo del Primo Maggio. Tra gli oggetti i poliziotti hanno sequestrato una sbarra di ferro e una molotov.