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giovedì 24 maggio 2012

La retorica dei disastri


"Lo Stato è presente!" E' il mantra di tutti gli eventi catastrofici. In fin dei conti, un terremoto è una buona occasione per riaffermare gerarchie di potere. Per cui, quando si presenta l'occasione, la retorica delle istituzioni non manca mai. Ma la retorica fa poi i conti con le leggi, anche quelle, dello Stato e allora si scopre che con un decreto il governo ha chiuso con i risarcimenti ai cittadini colpiti dalle calamità naturali, aprendo la strada alle assicurazioni private.
Si tratta del Decreto Legge 15 maggio 2012 n. 59 che è entrato in vigore il 17 maggio e che reca disposizioni per il riordino della protezione civile, focalizzandosi sulle coperture assicurative contro i danni derivanti da calamità naturale. Il decreto infatti prevede l'estensione della copertura assicurativa sulle calamità naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno.
Un tempismo perfetto, quello del Decreto, che non è ancora chiaro se interesserà gli abitanti dell'Emilia Romagna perché mancano i decreti attuativi. Ma se così fosse chi non ha una assicurazione privata sugli eventi catastrofici non avrà diritto a nessun tipo di risarcimento.
Alluvioni, terremoti e altri disastri naturali sono quindi problemi individuali, o comunque certamente non dello Stato, che in compenso si dichiara sempre presente, soprattutto davanti alle tv. Quello che conta è quindi la retorica mediale: vicinanza alle vittime, vicinanza agli sfollati, ma quando c'è da materializzarsi c'è da tener di conto dei bilanci.
Il messaggio è chiaro. Le casse del Tesoro sono vuote, e non importa se le tasse aumentano sempre di più, gli aumenti servono per pagare i disastri dei banchieri, non dei terremoti. Per quelli ci sono le assicurazioni private ovvero la finanza.
Questo terremoto ha inoltre allungato un'altra statistica quella delle morti sul lavoro: quattro delle sette vittime sono operai morti sul posto di lavoro. Tarik Nauch, 29 anni, Nicola Cavicchi, 35 anni, Leonardo Ansaloni, 45 anni, Gerardo Cesaro, 57 anni, sono gli operai morti sotto le macerie dei capannoni in cui lavoravano, capannoni che si sono accartocciati allo stesso modo dei palazzi e dei campanili del '500.

fonte: infoaut

venerdì 10 febbraio 2012

Ruspe in Amazzonia. Avviato il cantiere per la contestata diga di Belo Monte. Video

da http://blogeko

feb  12
10
Le ruspe e la dinamite nel cuore dell’Amazzonia. Un cantiere con 500 operai (ma presto diventeranno 20.000), una nuova strada percorsa da un viavai di autocarri.
Fatevi un’idea, e se avete dei dubbi fra poco c’è un video: da qualche settimana è in piena attività in Brasile il cantiere per costruire la contestatissima diga di Belo Monte sul fiume Xingu, un affluente del Rio delle Amazzoni. Produrrà energia idroelettrica e sarà la terza più grande del mondo.
Superato lo stop imposto per motivi ambientali da un tribunale, il cantiere si è insediato durante le festività di inizio anno, probabilmente con la speranza di dare il meno possibile nell’occhio.
Gli indigeni sono però sono letteralmente in guerra contro la diga, anche nei giorni scorsi hanno organizzato proteste che hanno bloccato per qualche ora il cantiere.
Non sono mossi solo dall’amore per gli alberi. Vogliono difendere le risorse da cui traggono ciò che serve per vivere: e guardate com’è ridotta ora la foresta.
Verranno allagati 500 chilometri quadrati di foresta e il fiume Xingu sarà trasformato in un acquitrino stagnante per la lunghezza di 150 chilometri. Cambierà la vita delle tribù che vivono di pesca. Decine di migliaia di persone saranno costrette ad andarsene.
Il puro e semplice avvio del cantiere – non ancora la costruzione dello sbarramento – ha già causato il degrado del fiume: l’acqua è percorsa da nuvole di fango e non è più potabile (l’acqua è vita per le tribù della zona), i pesci cominciano a morire.
Su English Al Jazeera la diga di Belo Monte causa proteste, con una bella fotogallery
Su International River il cantiere di Belo Monte fermato dalle proteste

 

sabato 12 novembre 2011

Poligono di Quirra, accuse per tre generali di disastro ambientale

da ecoblog.i

Pubblicato: venerdì 11 novembre 2011 da Marina
zona militare e òpoligono di quirra
La Asl di Lanusei un paio di giorni fa ha reso noti i risultati delle analisi su carne, latte e derivati prodotti nella zona del Poligono sperimentale interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra: nessuna contaminazione. Nelle stesse ore si chiudeva anche la prima parte dell’inchiesta sul PISQ disposta dalla procura di Lanusei e condotta dal procuratore Domenico Fiordaliasi. Ci sono sei indagati che hanno tempo 20 giorni per presentare le loro difese e attendere o l’archiviazione o l’apertura del processo. Intanto, non sono ancora giunti, sebbene annunciati fin dallo scorso settembre, i risultati delle 20 autopsie disposte da Fiordalisi sui corpi di 19 pastori e un militare morti per cancro. Il magistrato intende indagare su una possibile correlazione tra nanoparticelle e morti per cancro.
La novità è che in un certo senso viene sollevato dalle indagini l’uranio impoverito che secondo il magistrato non sarà possibile rintracciare poiché le piogge hanno dilavarto qualunque traccia utile.
Tre dei sei indagati sono militari che hanno lavorato a diverso titolo al PISQ di Perdasdefogu teatro delle indagini: il generale Fabio Molteni, il generale Alessio Cecchetti, il generale Roberto Quattrociocchi. Ai tre militari viene contestato che:
avrebbero cagionato un persistente e grave disastro ambientale con pericolo per la salute di circa 15mila animali da allevamento, e per la pubblica incolumità dei pastori, del personale civile e militare della base e dei cittadini frequentanti il poligono e i centri abitati ad esso vicini.
Con loro risultano indagati anche due tecnici della società Sgs, Gabriella Fasciani e Gilberto Nobile, per falso ideologico avendo, secondo le accuse :
certificato dolosamente l’assenza di alcuna possibilità di inquinamento antropico di tipo militare per la “litologia naturale” del terreno del poligono.
Infine, il sesto indagato è il docente universitario Francesco Riccobono esperto ambientale. Il capo d’accusa contestato è concorso in disastro ambientale poiché:
avrebbe omesso dolosamente di esprimere le sue valutazioni nella relazione del 2004 sulla riscontrata presenza di anomale concentrazioni di torio radioattivo non naturale in varie parti del poligono; omesso dolosamente di evidenziare l’inutilità di una ricerca dell’uranio impoverito nel nudo terreno lavato dalle piogge, stante la notoria solubilità dell’uranio impoverito.
Scrive la Nuova Sardegna:
Proprio a corredo di questa tesi “della solubilità” dell’uranio impoverito, la Procura di Lanusei e i suoi consulenti, fanno riferimento a una ricerca Usa condotta per l’Air Force nel ‘78 che stabilisce, in sostanza, che nel terreno esposto alla pioggia le nanoparticelle di uranio si sciolgono, e dunque non possono più essere trovate se non nell’immediato. Secondo la Procura - che lo considera come un nuovo pilastro della sua tesi accusatoria - questo è un dato scientifico notorio, che Riccobono così come i due chimici dell’Sgs avrebbero dovuto conoscere. Ergo: chiunque di loro ha certificato che l’uranio nel poligono non esiste, avrebbe fatto finta di cercare qualcosa che già in principio sapeva di non poter trovare.
Via | La Nuova Sardegna, Infoggi
Foto | Flickr

Chi specula sulla crisi e perché (di Lucio Garofalo)

da anarchaos


Chi specula sulla crisi e perché
Sarà l’effetto contagioso prodotto dal ghigno beffardo di Sarkozy, irriso a sua volta dalle smorfie buffe e canzonatorie di Ferrara, ma non si intravedono validi motivi per ridere.
Se qualcuno ha interesse a nascondere il capo sotto la sabbia, alla stregua degli struzzi, è padrone di farlo, ma se ne deve assumere ogni responsabilità politica e personale. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. E non addebiti ad altri colpe che sono proprie.
Analogamente, rispetto alle infamie che screditano l’Italia, è giusto additare al pubblico ludibrio qualche goliardico e disonorevole burlone (o buffone) che si autodefinisce “premier a tempo perso”, non il solito capro espiatorio dei “comunisti che infangano il proprio Paese”. E’ un alibi troppo comodo ed è un atto di grave disonestà intellettuale.
L’atteggiamento di chi persevera, con ottusa e colpevole ostinazione, nell’intento di negare l’evidenza della crisi, equivale a prolungarne e aggravarne gli strascichi dolorosi.
E’ indubbio che chi specula cinicamente sulle tragedie di una nazione può agire in mala fede affinché non si risolvano i problemi estirpandoli alla radice, per lucrare meglio.
Ma chi sta speculando sulla crisi del debito sovrano? Vediamo alcune ipotesi plausibili.
Tutti sanno che lo stato italiano detiene il controllo di grandi aziende pubbliche e dispone di quote azionarie consistenti di imprese private (si pensi a colossi come ENI, ENEL, ecc.), che sono bocconi assai appetitosi per il grande capitale multinazionale. Ma non tutti sanno che un’altra ricchezza economica è il vero, principale bersaglio dell’assalto speculativo messo in atto contro l’Italia, vale a dire le sue cospicue riserve auree, che ammontano a circa 2.451,80 tonnellate. Infatti, l’Italia possiede la terza maggior riserva d’oro al mondo, subito dopo gli Stati Uniti e la Germania. E non è poco.
Un’altra interpretazione potrebbe riguardare l’esistenza della moneta unica europea e le sue implicazioni più controverse. Non a caso, oggi è sotto attacco. Ma ciò che induce a riflettere è l’eccessivo allarmismo, fondato solo in parte, a cui stiamo assistendo.
Già in passato (si pensi, ad esempio, agli anni ’70) l’Italia ha conosciuto periodi di drammatica austerità e crisi economica, con un tasso di inflazione assai elevato, i BOT attesati oltre il 20% e lo spread, di cui all’epoca non si parlava, che aveva raggiunto cifre considerevoli. Il debito pubblico era già mostruoso, mentre il livello di crescita economica non ha mai oltrepassato il 3%. L’unica differenza era la presenza della lira al posto dell’euro, eppure non si è mai parlato di default. Cioè di fallimento di uno Stato.
Oggi i BTP sono al 6%, l’inflazione è sotto il 3%, e si paventa la bancarotta per l’Italia.
Ebbene, quale sarebbe la differenza? Qualcosa non convince e si avverte un intenso e micidiale odore di truffa. Una probabile spiegazione potrebbe essere che negli ultimi anni l’ascesa dell’euro abbia disturbato e minacciato lo strapotere del dollaro, per cui oggi l’euro è insidiato nei suoi “anelli più deboli”, vale a dire Grecia, Portogallo, Italia.
Non c’è dubbio che le analisi formulabili siano molteplici e forse controverse, magari complementari e integrabili tra loro, ma è altrettanto innegabile che sia in corso una spietata guerra monetaria tra il dollaro e l’euro. La crisi globale del capitalismo ha semplicemente acuito e accelerato le dinamiche conflittuali e le contraddizioni latenti.
Lucio Garofalo

lunedì 31 ottobre 2011

Alluvione in lunigiana: il tributo alla speculazione ambientale

da http://www.infoaut.org

  • alluvione-358x270Un contributo di una studentessa di La Spezia (Coordimamemto Autonomo Studentesco)
    7 morti in provincia di La Spezia, 2 ad Aulla (MS); un migliaio gli sfollati e decine i dispersi; due i ponti crollati (Colombiera e Stadano), frane e fango sulle strade e decine i paesi isolati, senz'acqua, luce, gas e linee telefoniche.
    Questo è il bilancio dell'alluvione che ha colpito le terre bagnate dai due bellissimi fiumi, il Magra e il Vara: bellissimi quanto terribili.
    Ma se fossi stata madre natura avrei reagito allo stesso modo.
    Nell'ultimo decennio infatti il territorio è stato profondamente modificato dall'abuso da parte dell'uomo di cemento e dal disboscamento selvaggio.
    Dove prima c'erano campi ora sorgono mostri architettonici lasciati a se stessi, palazzine e centri commerciali.
    Dov'erano i boschi ci sono strade, case nuove, parcheggi, ristoranti e hotel di lusso.
    Non bisogna sorprendersi se poi, a pioggia finita, onde anomale abbattono gli argini dei fiumi, già  precari per le piene degli anni precedenti, e travolgono interi paesi (vedi Aulla) mentre altri restano isolati.
    Prendiamo ad esempio Mulazzo evacuato per rischio frane: le fondamenta della parte storica hanno retto e reggono perchè su solida roccia, il problema sta altrove.
    Il problema sta nella costruzioni nuove, recenti, che hanno ostruito i corsi d'acqua adiacenti le rocce e che sono stati canalizzati artificialmente in “sezioni idrauliche del tutto insufficienti per far transitare le piene in caso di forti piogge”.
    E questo è solo un esempio di come le logiche dei piani regolatori, approvati nelle varie giunte comunali, provinciali e regionali, che disciplinano l'uso del suolo, tengano in considerazione solo i profitti e gli interessi di speculatori, imprenditori e mafiosi di vario calibro.
    Altro esempio citabile è il caso Bonanini, presidente del parco naturale delle 5 Terre dalla fine degli anni '90, arrestato per aver preso fondi che la comunità europea aveva stanziato per far fronte ai danni del maltempo.
    Non solo i danni non furono mai riparati, ma il caro Bonanini (esponente di spicco del Pd) sembra aver accettato mazzette, da parte di alti esponenti della politica italiana che hanno le loro “case” (meglio dire palazzi) in uno dei 5 gioielli, e che abbia chiuso entrambi gli occhi sull'ampliamento delle regge, oltre che su costruzioni abusive nel parco, accettando denaro anche da questo e quell'imprenditore: e ora Monterosso e Vernazza sono sommerse da fango e detriti.
    E ancora: nel 2009, dopo il primo crollo del ponte della Colombiera, furono arrestati 9 imprenditori navali che avevano costruito sulla darsena del Magra i loro magazzini, depositi e i loro cantieri, causando, durante una piena, il tappo del fiume e il successivo danneggiamento del ponte.
    Ponte che successivamente fu rattoppato, cercando di spenderci il meno possibile, mentre si approvava la costruzione in centro a Spezia di uno dei più grandi centri commerciali della Liguria.
    E ora questo ponte è spaccato a metà, completamente distrutto.
    E, mentre il governo prepara l'ennesimo condono edilizio, Napolitano afferma che le 9 vite sono il “tributo doloroso del cambio del clima” e Burlando da Genova  mette l'abbandono dei campi tra le cause prime di questo disastro.
    Qui sono le logiche del profitto e dello sfruttamento (in questo caso ambientale) proprie del sistema capitalistico, incarnato ad oggi da imprenditori, politici e mafiosi, le cause di quanto è accaduto.
    E chi ci va di mezzo come al solito è la popolazione.
    Popolazione a cui vogliono far pagare anche questa tassa, proposta da Rossi, presidente della regione Toscana, che aumenterà il costo del carburante di 5 centesimi per un anno.
    E mentre gli italiani si vedono costretti a pagare il debito, prodotto dal sistema dei partiti asserviti alla perversa logica delle banche, i danni dell'alluvione, si vedono espropriare i propri diritti fondamentali per salvare il culo della casta... questi sputtanano 20 miliardi di euro per costruire la Tav, milioni di euro al giorno per tenere la zona sotto assedio militare e miliardi (in 65 anni 213 miliardi) per riparare i danni causati dalle emergenze, quando ne basterebbero 40 miliardi per un piano idrogeologico che rimetterebbe l'Italia in sicurezza.
    Cari governi: invece di costruire e incentivare grandi opere pubbliche (al pari di Mussolini), promuovete dei piani eco-geo compatibili e pensate a sistemare e finanziare i servizi pubblici già esistenti.
    Caro Rossi: invece di far costruire il traforo della Tambura, opera inutile e nociva per la cittadinanza ma molto utile a qualche impresa di marmo, usa quei soldi per riparare ai danni che tu e i tuoi colleghi avete causato.
    Caro Burlando: tu e il tuo partito siete i primi promotori di cementificazioni, andate a braccetto con imprenditori e fate finta di essere contrari e di combattere l'abusivismo di questi ultimi. Ma si sa che i loro voti e il loro appoggio vi servono per mantenere il vostro posto di privilegiati. E quando parlate di abbandono nei campi noi ricordiamo quello che avete fatto con i campi e i boschi di Pitelli, ricordiamo cosa continuate a fare con la più grande centrale a carbone d'Europa e ricordiamo di come le vostre mancate politiche di smantellamento dall'amianto e i vostri accordi con i militari continuino a fare morti e mesoteliomi.
    studaut.it

    giovedì 15 settembre 2011

    Passa la manovra di Tremonti e Napolitano

     
     
     
     
    La Marcegaglia critica da destra mentre Cgil e Pd si oppongono... restando fedeli al Presidente! Tafferugli davanti a Montecitorio.

    Il governo riesce nell'arduo lavoro di far approvare una manovra finanziaria più volte rivista e modificata per accontentare gli equilibri interni all'esecutivo e metterne d'accordo le varie componenti, obbligate a concedere qualcosa al proprio elettrorato di riferimento. Così Bossi "difende" le pensioni mentre Tremonti cerca di vendere i titoli di stato ai cinesi (i cattivi contro i quali ieri bisognava erigere dazi) e LaRussa fa la parte che gli compete di Colonnello del governo.
    Intanto Berlusconi incontra Napolitano - vero benedicente della manovra-macelleria - e rientra verso la fine delle dichiarazioni di voto, giusto in tempo per le votazioni finali. Chi stupisce di più e però sempre il Partito Democratico, che gioca un'opposizione di forma dopo aver vantato responsabilità nella prima versione della manovra. Par quasi difficile dar torto al rappresentante del Pdl quando in aula ricorda ai Democratici le dichiarazioni d'intenti di poco più di due mesi fa. Un Pd  più lealista del re che sembra far da megafono alle insoddisfazioni sbraitate da Confindustria che demolisce - da destra - una manovra ritenuta troppo tassante e mancante di profondità strutturali di riforma (ovvero, un'ancora maggiore deregolamentazione del mercato del lavoro).
    Alla confusione del Pd  fanno eco le posizioni della Cgil che critica la manovra  impopolare, salvo poi precisare che non commetterà mai il 'peccato mortale' di criticare sua santità il Presidente della Repubblica, impegnato in una quotidiana dichiarazione d'amore per l'Euro. In ottemperanza al proprio nume tutelare - e tanto per far capire tutta la distanza da quanto inizia a farsi senso comune in seno al popolo (ben oltre le strette cerchie militanti) - il sindacato di corso Italia precisa che il "Diritto al default" e il rifiuto di pagare il debito mai e poi mai potranno diventare parole d'ordine per una campagna d'autunno. La ricetta della Camusso sembrano essere quegli euro-bond che Trichet e Bce hanno già bocciato nel pomeriggio.
    A fine dell'iter parlamentare, ci troviamo di fronte una manovra nella sostanza identica alla precedente, smussata in alcune suoi aspetti per accontentare la Lega. Anche a rischio di spiacere a Confindustria (ma la voce grossa di Marcegaglia è in realtà un gioco delle parti di chi già si appresta ad appoggiare un futuro governo d'austerità nazionale a firma Draghi-Napolitano) si conferma l'alleanza di fondo tra Berlusconi e Bossi.
    Tra le principali misure del provvedimento, un nuovo giro di vite sulle spese dei ministeri e degli enti locali, l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, l'aumento dal 20% al 21% dell'Iva, il taglio delle agevolazioni fiscali, l'inasprimento della lotta all'evasione fiscale compreso il carcere per i grandi evasori, il contributo di solidarietà del 3% per i super ricchi e licenziamenti più facili.
    Fuori dall'aula la protesta dei sindacati di base viene dispersa con cariche di alleggerimento. Ma quel che restituisce meglio l'immagine della discrasia tra casta politica e resto del paese e lo spettro, più volte evocato nelle dichiarazioni di voto di tutti gli schieramenti, di un finale in stile Grecia e del rischio di nuove insurrezioni popolari, con la relativa rabbia che potrebbe accompagnarle. Seppur ancora di là da venire, i nostri politici sembrano già sentirne i primi vagiti...

    domenica 21 agosto 2011

    Nuove follie finanziarie


    di Luciano Lanza
    L’economia dei paesi occidentali non si è ancora risollevata dalla crisi generata dai mutui subprime degli Stati Uniti e già ci sono segnali di un’altra probabile batosta. E chi pagherà il prezzo più alto? Come al solito «quelli che stanno in basso».


    Il mercato finanziario sta preparando una nuova bolla speculativa. E quando scoppierà saranno guai anche (meglio dire soprattutto) per chi non opera in Borsa. Cioè la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. E forse in pochi si sono accorti che il nostro futuro economico (e non solo) dipende anche (ma in buona misura) dagli Etf. Gli Exchange traded funds, i cosiddetti fondi replicanti perché seguono l’andamento di un determinato indice finanziario, sono stati accusati, a ragione, di «tossicità». La stessa accusa che venne fatta nel 2008 ai mutui subprime negli Stati Uniti. E che hanno provocato, con reazione a catena, la crisi economica da cui non si è ancora usciti. Ma non finisce qui. I mercati finanziari ne stanno preparando un’altra. Si apprestano a replicare la grande crisi del 2001. Ricordate? Quella legata alla new economy. Qualche esempio. Il social network per professionisti Linkedin nel primo giorno di quotazione alla Borsa di New York ha raggiunto cifre stratosferiche: una capitalizzazione di 9 miliardi di dollari. È tanto, è poco? Tantissimo se si pensa che fattura appena 90 milioni mentre la quotazione è pari a 1.113 volte l’utile netto. E che dire del crescente successo dei credit default swaps (Cds). Questi sono contratti derivati che, dietro il pagamento di un interesse, garantiscono un rimborso in caso di fallimento del debitore: costruiti su titoli coperti da mutui rischiosi. Insomma, si paga una sorta di assicurazione sperando che i titoli in questione non vengano rimborsati.
    Boom dei social media
    Nel frattempo sul mercato secondario, sempre a New York, Facebook e Twitter, cioè due famosi social media, hanno raggiunto quotazioni incredibili: il valore complessivo delle due società ha raggiunto 50 miliardi di dollari per Facebook e 7 miliardi Twitter.
    Insomma, ci sono tutti i segnali di un’altra crisi determinata dalla speculazione.
    Non è certo una novità. Anzi è un fenomeno che percorre i secoli. Basti ricordare la speculazione che attraversò l’Olanda nel 1636-1637 denominata tulipanomania. Cos’era accaduto?
    Nel 1636 si assiste a una crescente domanda di bulbi di tulipani, soprattutto delle varietà rare. Si aprono luoghi destinati al commercio dei bulbi, ad Amsterdam i bulbi vengono scambiati nella sede della Borsa. All’inizio gli operatori in tulipani realizzano enormi guadagni vendendo quando il prezzo sale e comprando quando le quotazioni scendono. «Persone di ogni ceto convertirono le loro proprietà in contante per investirlo in fiori. Case e terre erano offerte in vendita a prezzi rovinosamente bassi o dati in pagamento di contratti conclusi al mercato dei tulipani. Gli stranieri furono colpiti dalla stessa frenesia e il denaro affluì in quella terra da tutte le direzioni» (Charles Mackay, Extraordinary Popular Delusion and the Madness of Crowds, citato da John Kennet Galbraith in Breve storia dell’euforia finanziaria).
    E poi? Nel 1637 qualcuno cominciò a vendere, seguito da altri finché la corsa a vendere divenne una rovinosa valanga. Insomma, arrivò la depressione economica.
    Quella fiammata finanziaria seguita da una gelata economica che cosa ci racconta? Un fatto molto semplice e drammatico al tempo stesso: facili e consistenti guadagni sono un’illusione per tanti di cui pochissimi approfitteranno.
    Facciamo una facile scommessa: quanto ci perderanno coloro che acquisteranno titoli di Facebook e Twitter quando sbarcheranno al New York Stock Exchange?
    E così aspettiamo il prossimo anno che sarà molto probabilmente catastrofico secondo l’avvincente analisi di Aldo Giannuli. Analisi racchiusa nel suo ultimo libro non a caso intitolato 2012: la grande crisi con questa ironica introduzione …e i Maya non c’entrano nulla.