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domenica 5 agosto 2012

Occupazione del consolato francese a Bruxelles: Giustizia per Mohamed Nureddin basta omicidi di frontiera!

Da actforfree.nostate.  trad. orizzontelibertario.


Il nostro amico e compagno, Noureddin Mohamed, è morto nel centro di Calais nelle prime ore di Sabato 7 Luglio 2012. Nureddin 28 anni. Originario del Nord Darfur, Sudan, era stato a Calais per più di quattro anni. Egli era ben conosciuto e amato a Calais, e lascia molti amici in lutto. E' morto  a soli circa 200 metri dalla Sub-Prefettura (ufficio governativo) dove gli era stato recentemente concesso un permesso di soggiorno in Francia come rifugiato.

Quella notte, Nureddin era stato con un gruppo di amici nel centro della città. Ma in una notte normale, in Calais, se sei nero o hai un aspetto da "straniero", vivi un costante pericolo di molestie e aggressioni da parte della polizia. A Calais, la CRS, ( Compagnies Républicaines de Sécurité ), pattuglia le strade giorno e notte con ordini specifici di fermare chi si presenta come un migrante, e di arrestare chiunque non possa mostrare dei validi documenti.  Nonostante una recente sentenza della Corte d'appello contro tale polizia razzista, non è cambiato nulla.

Come raccontano gli amici di Nureddin, una volta lasciato un bar vicino alla strada principale Rue Royale, sono stati nuovamente fermati aggressivamente dalla polizia. Pochi minuti dopo era morto. Alle 3:30, il suo corpo fu trascinato fuori del canale.

 Noi non crediamo che la sua morte è stato un incidente. E non crediamo alla versione ufficiale, diffusa a pappagallo dalla stampa locale. Secondo la polizia, Nureddin ha rubato un telefono cellulare ad una donna, i suoi amici lo hanno inseguito, e Nureddin saltò nel canale dove è annegato.  Nureddin non era un ladro, e non aveva mai fatto nulla di simile e ne si può credere che egli sia semplicemente "saltato". La polizia non hanno fornito alcuna prova della loro storia, se non la parola delle tre persone che si suppone abbiano inseguito Nureddin.

Gli  Attacchi razzisti contro i migranti sono fin troppo comuni a Calais, a volte da parte di gruppi fascisti locali, così come dagli stessi poliziotti. Qualunque cosa sia accaduta quella notte, la morte Nureddin merita un'indagine adeguata. Invece, il caso è stato chiuso immediatamente, e la polizia si sono rifiutati di eseguire l'autopsia. Mercoledì 11 luglio, lo zio Nureddin ha presentato una richiesta ufficiale al pubblico ministero di indagine contro gli ignoti per omicidio. Secondo il legale, questa domanda significa che le autorità dovrebbero ora eseguire l'autopsia e riaprire l'inchiesta. Non vi è stata alcuna risposta ufficiale.

La  Storia di Nureddin solleva tristi parallelismi con la morte di un giovane eritreo, Ismael, il cui corpo è stato trovato sul fondo di un altro canale il 22 dicembre. La polizia ha immediatamente chiuso il caso, additandolo come  suicidio, senza alcuna evidenza di questa conclusione. Dal 2002 oltre 100 migranti sono morte in Calais a causa della violenza  del regime e, rendendo la storia Nureddin è ben lungi dall'essere l'unica. Non vi è alcun conteggio accurato di quanti migranti sono morti a Calais, le loro morte sono state ignorate, i fatti coperti  o del tutto non dichiarati.

 Ogni giorno della settimana dopo la morte di Nureddin, gli amici, la famiglia, e i loro sostenitori hanno tenuto manifestazioni per chiedere giustizia. Martedì 10 luglio circa 60 persone - non solo del Sudan, ma  afgani, eritrea, francesi, e altri - hanno dimostrato al di fuori della stazione di polizia centrale. Sono stati accolti da una dimostrazione di forza di cui circa 20 poliziotti in tenuta antisommossa CRS, con le pistole flashball, che bloccate tutte le strade intorno alle zone, dato che le persone stavano uscendo.  Lasciandoli poi andare con un ultima provocazione infatti uno degli ufficiali della polizia dopo disse "fate attenzione a non cadere in acqua". Finchè gli omicidi non saranno confermati o comunque indagati, sarà aperta la caccia ai migranti. Perchè i poliziotti di Calais sanno di poter molestare continuamente i migranti con l'appoggio delle istituzioni.


Imperterriti, il giorno successivo i membri  della comunità del Darfur da Parigi e dal Belgio sono andati a unirsi a un'altra manifestazione davanti al municipio. Portavano cartelli con le immagini di Nureddin, chiedendo "Vogliamo conoscere la ragione per la morte di nostro fratello." La mobilitazione continua, e le dimostrazioni di solidarietà si sono succedute a Londra, Berlino e Düsseldorf, in Germania, dove 12 attivisti No Borders hanno occupato il consolato francese, mentre fuori si teneva la dimostrazione di un gruppo di oltre 35 persone con un band di samba locale. L'occupazione e la dimostrazione sono finite dopo 4 ore. 

 Chiediamo per le azioni internazionali e la solidarietà per il nostro amico caduto.

 Jusitce per Nureddin Mohammed! Non dimenticate mai! Nessun perdono !




 

mercoledì 4 luglio 2012

Napoli: Entra vivo in caserma carabinieri ed esce morto

DA osservatoriorepressione

Ancora un episodio che va ad aggiungersi ad un lungo e doloroso elenco. Perchè tanti ragazzi entrano vivi ed escono morti da caserme, commissariati e carceri nel nostro paese?

Michele Pavone, di 29 anni, era nella camera di sicurezza dei carabinieri da ieri pomeriggio dopo l'arresto per evasione dagli arresti domiciliari. Aveva trascorso la nottata tranquillo, nulla lasciava presagire la tragedia. Ieri sera Pavone, dopo essere "evaso" dagli arresti domiciliari (versione contestata dai familiari), era stato arrestato e raggiunto in caserma da una delle sorelle, che gli aveva portato una pizza, ma non aveva dato alcun segno di nervosismo. Sembra che il 29enne non soffrisse di problemi psichiatrici, né avesse altri motivi per togliersi la vita.

Il giovane era agli arresti per un furto trasformatosi in rapina avvenuto lo scorso 2 giugno in un supermercato a Casalnuovo, dove aveva cercato di rubare alcune bottiglie di liquore. Pavone era stato scoperto da una commessa e per coprirsi la fuga le aveva rotto in testa una delle bottiglie. In caserma sono giunte le due sorelle e la compagna, e hanno appreso la notizia della morte del congiunto dai militari. Secondo una prima ricostruzione, Pavone era "evaso" dai domiciliari ma per fare un tuffo nella piccola piscina gonfiabile nei pressi della propria abitazione in via Romani Costanzi, ai confini tra Sant'Anastasia e Pollena Trocchia. I carabinieri lo hanno arrestato e lo hanno condotto, vivo, in una loro caserma, dalla quale però è uscito morto. La versione ufficiale parla di auto-soffocamento con la propria maglietta. Il decesso è stato constatato dal medico legale giunto sul posto insieme al pm della Procura di Nola. La rabbia dei familiari si concentra sulle motivazioni dell'arresto di ieri pomeriggio. "Era nel cortile della casa, all'interno della recinzione dell'edificio che ospita quattro appartamenti della famiglia, non era affatto evaso". Resta la rabbia e restano i dubbi sul perchè Michele Pavone sia entrato vivo e sia uscito morto dalla caserma dei carabinieri. Un elenco che diventa sempre più e insopportabilmente lungo.

da Contropiano

venerdì 11 maggio 2012

1972



pubblicato sul n.16/92 di UMANITA' NOVA



il 24 dicembre 1971 viene eletto presidente della Repubblica Giovanni Leone, esponente della Democrazia Cristiana, con i voti determinanti del Movimento Sociale Italiano, il partito neofascista diretto da ex-repubblichini.

Il 17 febbraio 1972 si forma il 1° governo Andreotti, monocolore democristiano con l'appoggio dei liberali. Il governo non ottiene la fiducia e il presidente della Repubblica scioglie anticipatamente le Camere e indice le elezioni per il 7 e 8 maggio successivi.

Forte del contributo dato all'elezione di Giovanni Leone e all'appoggio dato, quando necessario al Governo, Giorgio Almirante, fucilatore di partigiani, alla vigilia delle elezioni si appella allo scontro fisico. Intanto il 23 febbraio è cominciato il processo a Pietro Valpreda e agli altri compagni del 22 marzo. La manifestazione antifascista dell'11 marzo a Milano è l'occasione per riprendersi la piazza: il 12 dicembre la questura aveva relegato le manifestazioni degli anarchici e della sinistra extraparlamentare per l'anniversario della Strage di Stato in periferia; è un sabato di scontri, ma anche il segnale che i movimenti di lotta non sarebbero rimasti ad assistere passivamente.

Da allora tutta l'Italia fu percorsa da un grido: i fascisti non devono parlare.  

Genova: protetto da migliaia di celerini, parla Almirante: portuali, giovani proletari scendono duramente in piazza; Pistoia, 13 aprile: ci prova Birindelli, ma i compagni si sono bene organizzati e l’ammiraglio si prende pure una sassata; Roma, Centocelle, quartiere proletario, 14 aprile: comizio di Caradonna, De Lorenzo, Turchi e Trombetta; i proletari tappano loro la bocca e non solo la bocca. Agli scontri partecipano donne, bambini, compagni di base del PCI, nonostante che il partito avesse invitato i suoi iscritti a restarsene a casa buoni buoni.

Crotone, San Benedetto, Venezia, Mclii. Cinisello, Siena. Sarno, Piombino, Civitavecchia, Viareggio: i FASCISTI NON PARLANO!



Fra le forze politiche che sostengono la mobilitazione antifascista ci sono gli anarchici: Umanità Nova (in quel periodo viene denunciato più volte il responsabile Alfonso Failla); la Federazione; i gruppi e le organizzazioni territoriali come i Gruppi Anarchici Toscani, che coordinano la campagna politica e la presenza dei compagni in regione.



Il 4 maggio Niccolai parla a Livorno, Franco ed altri compagni di Pisa partecipano agli scontri provocati da polizia e carabinieri che difendono l'ex-repubblichino; gli scontri continueranno fino a tarda notte.

Il 5 tocca a Pisa: nonostante la mobilitazione degli antifascisti, la sproporzione delle forze è evidente; la polizia carica da subito e inizia la caccia all'uomo. Franco viene fermato dalla parte opposta della città rispetto a quella dove parlava Niccolai, viene massacrato di botte e trascinato in carcere. Il giorno dopo viene interrogato da sostituto procuratore Sellaroli, in preda a fortissimi dolori alla testa, il giorno dopo ancora è morto in galera. Non era stato nemmeno ricoverato in ospedale, perché cercarsi delle grane? Tanto più che si tratta di un giovane proletario, impegnato nello studio e nel lavoro, ma senza famiglia, senza mezzi; al punto che per dormire era stato costretto ad accettare l'ospitalità nell'allora riformatorio di Pisa, in Piazza San Silvestro.



Franco era un anarchico, un militante del gruppo “Pinelli” di Pisa, che operava all'interno della Federazione Anarchica Pisana; partecipava attivamente alle riunioni dei Gruppi Anarchici Toscani e alle loro iniziative, tra cui la campagna contro la Strage di Stato e alle mobilitazioni antifasciste: nel Movimento Anarchico aveva trovato finalmente quella solidarietà e quello spirito di libertà che aveva cercato in tutta la sua breve vita.



Mi sono letto la collezione di Umanità Nova di quei giorni, e sono rimasto colpito dal fatto che allora come oggi venisse denunciata la svolta autoritaria del governo e delle istituzioni, svolta che aveva nel Movimento Sociale Italiano la ruota di scorta. A distanza di quaranta anni è significativo Il paragone tra l'evoluzione dell'Italia e quella del Cile in quegli anni: in entrambi i paesi la Democrazia Cristiana era protagonista, ma in Cile l'atteggiamento legalitario della sinistra al potere non venne controbilanciato da una mobilitazione rivoluzionaria dal basso, cosa che invece avvenne in Italia, dove gruppi di esaltati, illusi e arrabbiati riuscirono a coinvolgere anche settori della base dei partiti riformisti e dei sindacati di Stato. In conclusione: in Cile ci fu il colpo di stato, la dittatura di Pinochet, migliaia di desaparecidos; in Italia la svolta reazionaria è stata rinviata. Questo fa anche chiarezza sulla leggenda del Partito Comunista che difende la democrazia; nel 1972 (come in altre occasioni) il PCI era dalla parte della polizia che massacrava i compagni, dall'11 marzo a Milano all'assassinio di Franco Serantini, ha solo raccolto i frutti di una lotta che noi, come anarchici, abbiamo portato avanti in prima persona. Forse non è stata una vittoria, ma sicuramente i piani dei nostri nemici, la strategia della tensione e delle Stragi di Stato è stata sconfitta. Ricordare Franco Serantini significa anche recuperare insegnamenti per le lotte di oggi.



Tiziano Antonelli





polizia in lungarno gambacorti. pisa 05/05/1972



 
comizio in piazza carrara. pisa 20/05/1972. parlano gianni landi e alfonso failla