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sabato 23 giugno 2012

Lasciate tutto


Annie Le Brun

 
«...vivo nel terrore di non essere incompreso..»
Oscar Wilde
 
«Vorrei parlarti cristallo incrinato urlante come un cane
in una notte di lenzuola sventolanti...»
Benjamin Péret
 
A sedici anni, ho deciso che la mia vita non sarebbe stata quella che volevano che fosse. Questa determinazione e, può darsi, la fortuna mi hanno permesso di evitare la maggior parte degli inconvenienti inerenti alla condizione femminile. Mi fa certo piacere che le ragazze esprimano sempre di più il desiderio di respingere i modelli che sono stati loro proposti finora; devo purtroppo notare che non esitano a riconoscersi nella negazione formale di questi modelli stessi, quando poi non si accontentano addirittura di rimetterli semplicemente a nuovo. Allora, se ci si compiace oggi un po’ dovunque a ripetere che donne non si nasce, si diventa, sembra che non ci si preoccupi affatto di non diventarlo. Anzi, tutt’altro. Al contrario delle femministe del XVIII e XIX secolo, che lottavano per cancellare la pretesa differenza che investiva l’uomo di un potere reale sulle donne, le neo-femministe di questi ultimi anni si sforzano di stabilire la realtà di questa differenza per rivendicare un preteso potere di cui le donne sarebbero state private. E questo a tal punto che la rivolta davanti a una impossibilità di essere tende a scomparire sotto i colpi dell’idiozia militante, che instaura un obbligo di essere. È proprio il caso di ricordare che in fatto di rivolta nessuno ha bisogno di antenati: e soprattutto non di queste consulenti tecniche che si scambiano le ricette dell’insubordinazione femminile dalla A alla Z?
Davanti all’enormità dei crimini più o meno legalmente perpetrati non solo nei confronti delle donne, ma anche di tutti i refrattari alla codificazione sociale dei ruoli sessuali (e penso in modo particolare agli omosessuali) considero troppo importante questa rivolta per non sentire il desiderio di disturbare il coro delle voci di chi, uomini e donne, pretende di astrarla dall’oscura individualità in cui essa prende violentemente corpo e da cui ricava le sue forze sconvolgenti. Insisto, questa rivolta è sempre un attentato alla morale della collettività, quali che siano le basi che la fondano. Allora, come non vedere che ogni donna si trova oggi virtualmente spossessata di questa individuale capacità di rivolta, quando non si rende conto che ogni sua devianza rischia di essere riacciuffata per servire a costruire un’ideologia tanto contraddittoria nelle sue proposizioni quanto totalitaria nelle sue intenzioni? Ora, tutti la incoraggiano, più o meno esplicitamente, a esporre le rivendicazioni del suo sesso, da quando la sedicente causa delle donne mostra un’immagine della rivolta addomesticata, presa nelle reti della normalizzazione negativa che la nostra epoca è così abile a tendere fin nei territori più remoti del nostro orizzonte sensibile.
Disprezzando da sempre i padroni con costumi da schiavi quanto gli schiavi impazienti di infilarsi nei panni dei padroni, confesso che gli abituali scontri fra gli uomini e le donne non mi hanno mai preoccupato affatto. Mi sento attratta piuttosto da coloro che disertano i ruoli preparati per loro dalla società. Non hanno mai la pretesa di costruire un mondo nuovo, ed è questa la loro onestà fondamentale: non faranno mai il bene degli altri loro malgrado, accontentandosi di essere le eccezioni che smentiscono la regola con una determinazione spesso capace di sconvolgere l’ordine delle cose.
Mi interessa più Oscar Wilde di una qualsiasi borghese che ha accettato di sposarsi e di fare dei figli e che, un bel giorno, si sente repressa nella sua molto ipotetica creatività.
Proprio così.
Non elencherò le mie preferenze al riguardo: sarebbe inutile e impietoso per la causa delle donne.
Che io abbia fatto di tutto per dare meno peso possibile alle conseguenze psichiche, sociali, intellettuali di un destino biologico, riguarda solo me; ma non permetterò che mi si colpevolizzi in nome di tutte le donne per riportarmi nei limiti del solito destino. Questa promiscuità improvvisamente ineluttabile alla ricerca dell’identità di ognuna minaccia infatti le donne nel più profondo della loro libertà, se l’affermazione di una differenza generica avviene a spese di tutte le differenze specifiche. Consideriamo con calma soltanto ciò che gli uni e le altre siamo stati condotti a subire indifferentemente in nome di Dio, della Natura, dell’Uomo, della Storia. Sembra dunque che non sia bastato, se tutto ricomincia oggi sotto l’emblema della Donna. Gli specialisti in materia di coercizione sanno quel che fanno quando moltiplicano con rapido zelo gli organismi nazionali e internazionali consacrati alla condizione femminile, senza che perciò la legislazione cambi realmente. Non è d’altronde possibile per loro sbagliare di molto dopo che Aragon, cantore della repressione da circa mezzo secolo, ha annunciato che «la donna è l’avvenire dell’uomo». Ho dei grossi dubbi su quest’avvenire quando gli può succedere di prendere i tratti di Elsa Triolet.
In ciò che si dice e si scrive in nome delle donne, vedo tornare — spacciato per liberazione — tutto ciò grazie a cui la donna è tradizionalmente stata mutilata: ci si dichiara contro la famiglia ma si esalta con trionfalismo la maternità che la fonda; si attacca la figura della donna-oggetto, ma si lavora al recupero promozionale del mistero femminile; infine, se i rapporti fra gli uomini e le donne vengono denunciati come rapporti di forza, si teorizzano d’altronde le più logoranti battaglie coniugali. Tutti buoni motivi per essere contenta di aver abbandonato definitivamente i vicoli ciechi della sensibilità cosiddetta femminile. Inoltre, niente saprebbe farmi rinunciare alla mia naturale avversione per le maggioranze, soprattutto quando queste sono composte, principalmente nei paesi occidentali, da martiri a mezzo servizio.
Più il rumore dell’epoca si fa assordante, più ho la certezza che la mia vita è altrove, scivola lungo il mio amore, le cui figure seppelliscono il tempo che passa. Ti guardo. C’incontreremo sul ponte della trasparenza, prima di sprofondare nella notte delle nostre differenze. Nuoteremo, vicini o lontani, distratti o tesi, risalendo la corrente del nostro mistero, per ritrovarci nell’abbraccio incerto delle nostre ombre fuggenti. Non siamo gli unici a esserci un giorno alzati dal più profondo delle nostre solitudini per andare incontro ai nostri fantasmi, senza preoccuparci se fossero maschi o femmine. E se sono pochi gli uomini che riescono a riconoscersi in questa confessione di Picabia: «le donne sono le depositarie della mia libertà», è perché forse qui è in gioco la conquista di un meraviglioso che le donne e gli uomini devono ancora scoprire. È perciò che non accetto di essere arruolata nell’esercito delle donne in lotta per una semplice combinazione biologica. Il mio forsennato individualismo è esattamente a misura di tutto ciò che lavora all’intercambiabilità degli esseri.

lunedì 4 giugno 2012

Forni crematori utilizzati per incenerire i corpi di cani randagi, sono stati attaccati in Chernigov, Ucraina

da " actforfree " trad. orizzontelibertario



" Verrà il giorno in cui gli uomini giudicheranno l'uccisione di un animale come essi giudicano oggi quella di un uomo.
Verrà un tempo in cui condanneremo il fatto di nutrirsi di animali come oggi condanniamo quello di nutrirsi di nostri simili. "
                                                                                                           Leonardo da Vinci



Il modo in cui trattiamo gli altri animali dimostra in che misura siamo esseri umani. Senza gli animali non ci sarà l'umanità. In un mondo privo di vita animale e vegetale, la vita umana costerà meno di niente. "




Così il 9 maggio , ci siamo avvicinati ad un luogo utilizzato come  discarica per rifiuti solidi. Il nostro obiettivo era la  società incaricata,  della cattura e dello smaltimento di animali randagi, le gabbie con i cani randagi catturati, i forni crematori e l'ufficio aziendale. Vale la pena ricordare che l'ufficio aziendale sfoggiava un cartello che diceva "Veterinario". Servizio di assistenza animale nel mezzo del mucchio di spazzatura -  un paradosso della civiltà i servizi di cura degli animali dovrebbe lavorare per il bene degli animali, non per le autorità comunali.

 Tuttavia, non siamo riusciti nel nostro piano per danneggiare o distruggere l'intera infrastruttura: il putiferio sollevato dai cani imprigionati poteva allarmare la guardia notturna che opera durante quelle ore. Alcuni minuti dopo sono comprarsi un branco di cani randagi. Si seppe che vengono utilizzati come guardie extra, per vigilare su eventuali fughe degli altri cani o eventuali sabotaggi. E 'ironico come questa attività riproduce il modello  della "vittima-guardia carceraria", dove i randagi che vivono presso il sito si guadagnano da vivere condannando  altri cani . Proprio come gli ebrei Collaborating che hanno scelto di sostenere la legge e l'ordine nei campi di sterminio nazisti.

 Così abbiamo iniziato con un bombardamento al forno crematorio e poi concluso  con una bomba di gas all'interno del forno. Abbiamo fatto questo sotto le luci di un camion della nettezza urbana e sotto la vista dei lavoratori dello stabilimento. 20 minuti dopo la bomba scoppio' con il caratteristico "boobooh". Questo é' il nostro rito di purificazione per le anime dei cani cremati.

 Non  abbiamo esperienza nel far saltare in aria i forni crematori, né abbiamo le grandi aspettative per quanto riguarda l'esito di questo attacco. Una legge terribile  è passato alla vigilia della Coppa del mondo di calcio che si svolgerà quest'anno in Ucraina. Parliamo degli animali che non scelgono di vivere le strade della città, ma  finiscono lì per la volontà umana e per la logica dello sviluppo della civiltà. Bene, le maschere degli uomini che fingono di aver cura degli animali umana sono cadute: i servizi comunali sono tenuti a cacciare e uccidere i nostri fratelli e sorelle a quattro zampe. Si tratta di una sanguinosa pulizia in attesa di ospiti provenienti dal "West civilizzato". Ed è la stessa merda che è stata effettuata in Russia, diversi anni fa, per  l'"Eurovisione".

Gli attivisti russi e ucraini per i diritti degli animali stanno organizzando veglie e cercare di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione, mentre i crematori di questi campi di stermini moderni continua ad uccidere senza sosta. Questa azione è il nostro magro contributo per la causa comune. Piccolo e insignificante nel quadro generale, ma pieno di sincero sdegno e determinazione.Gli animali sono costretti a vivere nel mondo degli esseri umani. In un mondo in cui anche molti esseri umani non vorrebbero vivere e: un mondo in cui le statistiche, le entrate previste e le entrate regnano il valore della vita.

E 'difficile non notare: la crudeltà nei confronti di coloro che stanno "sotto" nella gerarchia delle specie cosi come la crudeltà e la freddezza nei confronti di altri esseri umani.  E viceversa: se ci viene insegnato che è giusto vivere con un sistema carcerario per gli esseri umani (con tutti i suoi attributi macabri e le caratteristiche di repressione e di coercizione), sara' quindi più  facile per noi concordare l'esistenza dei campi di sterminio per  degli animali "minori"? queste relazioni duali succhiano da noi tutto ciò che resta di umano e di  dignitoso.

 Questo attacco è stato condotto in uno spirito fiammeggiante di solidarietà con la lotta anti-carcere condotto da altre cellule FAI in tutto il mondo, specialmente con i membri del CCF Imprigionati in (Grecia).
 La vostra forza di volontà e la disponibilità a combattere ci ispirano.Olga! L'impossibilita' di aiutarti direttamente ci trasforma in bestie feroci. Forza e buona fortuna per Eat e Billy, i membri incarcerati indonesiana di FAI, ei loro compagni in fuga. Stessa cosa vale per Silvia, Costa e Billy, così come Marco Camenisch - . Luca e gli altri anarchici italiani, finiti sotto la repressione di Stato per la loro lotta NO TAV! Tortuga dallo stato di $ hilian! Coraggio! La lotta continua! Resisti!


Two sequoias, ALF, Informal Anarchist Federation/ International Revolutionary Front

P.S. In risposta al recente comunicato, pubblicato dalla cella "Olga" del FAI. Amici! Per la lista dei peccati di Finmeccanica possiamo aggiungere altri due: uno e l'accordo con le autorita' russe per quanto riguarda la vendita di mezzi leggermente blindati e carri armati su due ruote, equipaggiamento che mal si adatta per un guerra, ma l'ideale per reprimere gli insorti ceceni e per reprimere le grandi manifestazioni civile che ultimamente hanno percosso la Russia.

















Crematory used for incinerating bodies of stray dogs is bombed in Chernigov, Ukraine


Act for freedom now    receives and transmits



“The time will come when men such as I will look upon the murder of animals as they now look upon the murder of men.” – Leonardo Da Vinci “

The way we treat animals is measure of us as human beings. Without animals there will be no humanity. In a world devoid of animal and plant life, human life will cost less than nothing.” – Somebody we wholeheartedly support …

Thus on the 9th of May (Victory Day in ex-USSR) we approached local solid waste landfill. Our target was company tasked with capture and disposal of stray animals, cages with captured stray dogs, crematory and company office. It is worth mentioning that company office sported a sign that read “Veterinary”. Animal care service in the middle of garbage heap – civilizational paradox. It would seem that animal care services should work for the benefit of animals, not municipal authorities.

However, we failed in our plan to damage or destroy the whole infrastructure: ruckus raised by the imprisoned dogs alarmed us to the presence of night-time shift that operated the facility during dark hours. Several minutes later a pack of local strays appeared. Turned out they essentially served as extra custodians, guarding imprisoned dogs from escape and whole site from sabotage. It is ironic how mankind activity reproduces the “victim-prison guard” model in animal world: strays living at the site earn their living by guarding other sentenced to death dogs. Just like collaborating Jews who chose to uphold law and order in Nazi death camps.

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sabato 12 maggio 2012

USA: rilasciato il liberatore di visoni Victor VanOrden

Diffondiamo con piacere la notizia dell’ inaspettato rilascio di Victor VanOrden dopo aver scontato ‘soli’ tre mesi della sua condanna a cinque anni.
In Febbraio Victor era stato condannato alla esorbitante pena di cinque anni di carcere, il ‘crimine’ commesso era stato quello di tagliare il recinto ed aprire una sola gabbia all’interno dell’allevamento di visoni -Circle K Fur Farm- nella città di Sioux City, nello stato americano dello Iowa.  Questa settimana un giudice ha concesso a Victor la libertà condizionale, riducendo di fatto la sua sentenza di oltre il 90%.
La sua co-imputata (e moglie) Kelly VanOrden era stata condannata a 30 giorni di carcere per la stessa azione, ed è stata rilasciata il mese scorso.
Va notato che, sorprendentemente, Kelly e Victor sono stati processati a livello statale, e non federale. Sorprende in quanto l’FBI (che agisce in America non per i casi che riguardano un solo stato, ma per casi ‘federali’ per l’appunto) ha sempre  seguito  negli anni passati casi come questo, con connotazione politica o comunque di alto profilo, nel particolare quasi tutti i processi riguardanti azioni di liberazione animale o di sabotaggi ecologisti, generando il fenomeno repressivo di larga scala noto come Green Scare. Generalmente i casi federali portano con sè condanne molto più pesanti. Per Kelly e Victor, fortunamente, il processo si è tenuto in uno stato, l’Iowa, dove è prevista la possibilità di concedere la libertà condizionale, motivo per il quale sono liberi dopo un periodo di tempo relativamente breve se si considerano numerosi casi analoghi in USA.
Sito di supporto:  www.supportkellieandvictor.blogspot.it
Fonte:  www.liberazioneanimalegenova.noblogs.org
Altre notizie:  USA: condannato a 5 anni di prigione liberatore di visoni

lunedì 23 aprile 2012

Dieci GALLINE in fuga, una liberazione di Nemesi Animale

Riportiamo la notizia integrale della liberazione di dieci galline ‘ovaiole’ da parte del gruppo animalista milanese Nemesi Animale. Gli animali riscattati da un allevamento in provincia di Milano, erano detenute nelle cosidette Gabbie Arricchite. Queste nuove gabbie di qualche centimetro più grandi delle vecchie e con la presenza di alcuni ‘arricchimenti’ come documentato nella nostra investigazione ‘Fabbriche di Uova’, non possono in nessun modo soddisfare il desiderio di libertà presente in ogni animale.
“Dieci galline ovaiole sono state tolte dallo stato di schiavitù cui gli esseri umani le avevano relegate, grazie ad attivisti e attiviste di Nemesi Animale.
Le fortunate galline si trovavano in un allevamento per la produzione di uova in batteria con le cosiddette “gabbie arricchite”, che secondo la normativa europea in vigore dal primo gennaio 2012 devono avere qualche centimetro quadrato in più. La loro vita sarebbe stata comunque una vita di prigionia e sfruttamento, chiuse in un capannone senza nemmeno poter immaginare cosa ci sia nel mondo esterno. Adesso sono libere e non moriranno sui ganci di un macello.
Guardando le immagini e le fotografie si può facilmente notare come i loro becchi fossero stati tagliati e come le loro creste siano più molli e biancastre rispetto a come sarebbero in natura, a causa delle carenze vitaminiche.
Si tratta comunque di galline giovani, che hanno passato “solo” quattro mesi nelle gabbie, il loro piumaggio è quindi in condizioni ancora decenti e sul loro corpo non sono ancora evidenti le ferite, i tumori e le infezioni gravissime che sarebbero comparse più avanti.
Purtroppo le altre prigioniere subiranno il destino che ogni allevamento prevede per loro dopo una vita passata a spennarsi e a ferirsi a vicenda per le condizioni di sovraffollamento: il macello.
Questa è la prigionia a cui milioni di esseri viventi sono condannati per la produzione di uova – Nemesi Animale, aprile 2012
Secondo legislatori, allevatori e consumatori i codici con cui si differenziano i vari tipi di allevamento di galline ovaiole sono la soluzione per venire incontro alle esigenze degli animali, senza ammettere che è soltanto un modo per zittire chi vuole porre fine allo sfruttamento di qualsiasi animale e non limitarsi a cercare di renderlo più accettabile.
L’unica differenza è nei centimetri quadrati in più che sono stati concessi con le famose gabbie arricchite oppure il fatto di non essere state allevate in gabbia ma “a terra”, cioè stipate in un capannone senza finistre per tutta loro breve vita.
Ma prigioniere sono e prigioniere rimangono, mentre l’unica cosa che veramente desiderano è la libertà.
Anche i cosidetti allevamenti all’aperto e biologici non sono altro che un inganno: si tratta di capannoni con  piccolissimi recinti esterni in cui le galline vengono fatte uscire solo periodicamente, l’unica differenza sta nel cibo che viene loro somministrato (biologico), e la loro vita finisce in ogni caso su un camion diretto al macello.
Chiunque abbia davvero avuto un incontro con un individuo prigioniero, chiunque abbia sfiorato le sue membra paralizzate dal terrore e dalla confusione, chiunque abbia incrociato i suoi occhi desiderosi di libertà, i suoi lamenti desiderosi di una mamma o di una famiglia, le sue zampe desiderose di uno sconfinato prato, la sua pelle desiderosa di scaldarsi al sole, non potrà mai pensare di concedere a chicchessia il consenso alla prigionia di esseri viventi in cambio di qualche centimentro in più nella gabbia.
GUARDA IL VIDEO

Se abbiamo deciso di passare all’azione e aprire alcune gabbie è perché non possiamo sopportare l’idea che degli esseri viventi siano imprigionati e vogliamo rivendicare pubblicamente la nostra opposizione alla schiavitù animale. Da tempo entriamo in allevamenti di diverso tipo, delle più disparate specie, per documentarne le condizioni e poter così divulgare conoscenza sul mondo dello sfruttamento animale. Ogni volta che entriamo a contatto con le migliaia di prigionieri e prigioniere degli allevamenti, ogni volta che incrociamo per poco tempo le loro misere vite e i loro tristi sguardi è un colpo al cuore, e andarsene a mani vuote è sempre difficile. Oltre a documentare e portare avanti il nostro lavoro di investigazione e informazione, crediamo sia ancora più importante  salvare la vita ad alcuni di questi animali e rendere la loro storia personale esempio per il destino che auspichiamo per tutti gli altri prigionieri.
Ognuna di queste dieci galline ha una storia, un suo passato, ed è ambasciatrice di tutti milioni di altre ancora prigioniere per la produzione di uova che non hanno avuto la stessa fortuna.
Il fine ultimo per cui lottiamo è l’abbattimento dello specismo.
Se oggi entrare in un allevamento e salvare degli animali è considerato un reato o, in alcune parti del mondo, addirittura un atto di terrorismo, il fatto di rivendicarlo pubblicamente diventa una scintilla per un cambiamento sociale, un gesto di disobbedienza civile contro un’evidente ingiustizia.
Gli animali non sono oggetti.
Gli animali non devono vivere in una gabbia e non devono essere considerati come prodotti o macchine da produzione.
Gli animali devono essere liberi. E se oggi non possono esserlo, sta a noi lottare con ogni mezzo e con tutta la nostra volontà per dargli questa libertà, facendo e promuovendo la scelta vegan, ma anche aprendo direttamente le loro gabbie.
Per farlo non servono eroi in passamontagna o particolari doti e conoscenze: allevamenti e luoghi di sfruttamento sono ovunque intorno a noi, in campagna, per strada, o nascosti in città, e spesso fra noi e quegli animali tenuti prigionieri c’è di mezzo solo una porta tenuta aperta.
Ora le galline che siamo riusciti a salvare sono in un posto magnifico e possono finalmente conoscere quel mondo di cui gli esseri umani vogliono continuare a privare gli animali.
D’ora in poi le nostre dieci amiche potranno vivere a contatto con l’acqua, il vento, il sole, la terra, gli alberi e tanti altri animali.
Ognuno di noi può fare la differenza: diventa vegan e attivati per la liberazione animale!”

martedì 7 febbraio 2012

La Grecia bandisce l’uso di tutti gli animali nei circhi

3 Febbraio 2012
Leone in Gabbia in un circo a Forlì_ottobre 011
“Siamo lieti di annunciare che il governo greco ha vietato l’uso di tutti gli animali nei circhi a seguito di una campagna di ADI (Animal Defenders International) e l’organizzazione greca Animal Welfare Fund (GAWF), sostenuta da oltre 50 gruppi locali di protezione degli animali in tutta la Grecia. La nuova legge sulla protezione degli animali risolve anche una serie di questioni importanti che riguardano gli animali randagi.
Tim Phillips di ADI, che nel 2006 ha lanciato la campagna “Stop Circus in Greece” ha dichiarato: “Nei circhi in Grecia abbiamo visto sofferenze terribile. Mi ricordo di un ippopotamo che viveva in una piccola gabbia sporca sul retro di un camion con una piscina puzzolente appena più grande di una vasca da bagno a sguazzare dentro. Questo è un grande giorno per la protezione degli animali in Grecia e anche in Europa. Ci complimentiamo con il governo greco per prendere una forte posizione inequivocabile contro la sofferenza degli animali nei circhi “.
Evgenia Mataragka del GAWF, con sede ad Atene, ha dichiarato: “Siamo lieti che la Grecia abbia detto no alla crudeltà in nome del divertimento. Abbiamo assistito a terribili sofferenze, per arrivare nel nostro paese questi animali devono sopportare lunghi viaggi via mare dall’Italia. Molti comuni hanno già vietato i circhi con animali in Grecia, quindi crediamo che questa sarà una legge molto popolare per il popolo greco “.
Fonte: ADI (Animal Defenders International)
Video:  Maggio 2009 Il Circo Massimo durante una tournee in Grecia



La Grecia è il primo paese in Europa a vietare l’uso di tutti gli animali nei circhi e spettacoli simili. L’Austria ha attualmente un divieto che riguarda solo gli animali selvatici, e in diversi paesi europei, tra cui Portogallo, Inghilterra, Danimarca e Croazia hanno adottato misure per vietare e eliminare gradualmente gli animali selvatici nei circhi. Nel 2010 la Bolivia è stata la prima nazione al mondo a bandire la presenza di tutti gli animali dai circhi.
Siamo certi che è arrivato il momento di abbandonare anche qui in Italia e in tutto il mondo l’utilizzo degli animali nei circhi, non può esistere un divertimento che comporti la sofferenza e la reclusione di alcun animale. Non bisogna possedere chissà quali titoli o conoscenze per constatare quanto sia crudele e insensato questo tipo di intrattenimento.
Per saperne di più su quello che accade agli animali nei circhi––>  www.essereanimali.org/circhi

mercoledì 4 gennaio 2012

Roma - Azione anti-caccia

da http://www.informa-azione.inf

riceviamo da mail anonima:

"All’alba di una mattina di dicembre ci siamo appostati di fronte ad un bar noto per essere frequentato da cacciatori, nella periferia di Roma. Li abbiamo visti arrivare, bere il caffè, scherzare tra di loro. Poi abbiamo deciso di seguirne alcuni, a distanza di sicurezza, nelle campagne dove cacciano. Abbiamo aspettato che si inoltrassero nei boschi e abbiamo deciso di divertirci un po’: abbiamo infranto a colpi di fionda i vetri di tre loro macchine, e in tutta tranquillità ce ne siamo tornati a casa.





Anonima Vegana"

martedì 29 novembre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

SULL'OCCUPAZIONE DEL TETTO DI GREEN HILL




"Questo lager deve chiudere!" è scritto sullo striscione che dall'alba di Venerdì 14 Ottobre è diventato il simbolo di una protesta che ha fatto il giro di tutto il paese e ha puntato come non mai i riflettori e l'attenzione sull'allevamento Green Hill e sulla vivisezione. Quello striscione è stato calato dal tetto del capanno 1 dell'allevamento. Sotto quel tetto quasi 900 cani sono in attesa di essere spediti verso i laboratori di vivisezione di tutta Europa. Un tetto che come lo striscione è diventato simbolo di una battaglia e da cui alcuni attivisti hanno potuto dare voce agli animali prigionieri. Alle ore 6.40 è scattata l'azione a sorpresa del Coordinamento Fermare Green Hill. Cinque attivisti sono riusciti a salire sul tetto con una scala, passando dal retro ed eludendo la vigilanza dell'allevamento, che nemmeno si è accorta di quanto accaduto fino a quando, qualche minuto dopo, fatte riprese e fotografie con tutta calma, lo striscione non è stato calato sotto il loro naso anche dalla parte opposta del capannone. Della scala nessuna traccia, e le guardie si domandavano come fossero arrivati quei cinque lassù e se ci fossero chissà quanti altri in giro per l'azienda. Nel frattempo altri attivisti si sono presentati di fronte al cancello d'ingresso, dando supporto a quelli sul tetto e monitorando l'attività lavorativa. Gli operai che già stavano pulendo le gabbie e sfamando i cani hanno potuto continuare il loro lavoro ed andarsene poi senza problemi dal retro, ma nessuno si è presentato in ufficio per tutta la giornata. Dalle alte sfere della multinazionale nessun segnale, solo il biologo-vivisettore Bernard Goti, nella dirigenza di Green Hill, che nel tardo pomeriggio è entrato con tanto di valigia e viveri e ha dormito negli spogliatoi dell'azienda, per monitorare la situazione. L'intenzione dei cinque attivisti di rimanere ad oltranza sul tetto è stata mantenuta. Sono rimasti 29 ore su quel dannato tetto, mandando foto, filmati, dichiarazioni, impressioni e sensazioni a noi tutti, fossimo lì sotto, al presidio a poche centinaia di metri o a casa, distanti centinaia di chilometri. Le loro parole e la loro determinazione hanno scosso ed emozionato tutti. Da sotto, al presidio non-stop che avevamo indetto da tempo, tutti avevano parole di stima e di premura, per loro, ma anche per il gruppo di sostenitori che gli sono stati vicini per tutte quelle ore, per tutta la notte, che hanno vegliato sulla loro incolumità e che hanno trattato continuamente e con non poche difficoltà con la polizia. Da sottolineare ancora una volta l'atteggiamento del sindaco di Montichiari Elena Zanola, che si è presentata di fronte ai cancelli dell'allevamento senza degnare di uno sguardo o di una parola chi stava sul tetto e chi era li a sostenere la loro protesta. Non ha chiesto come andasse o se ci fossero pericoli, non ha fatto altro che accertarsi della situazione con le forze dell'ordine, quasi a sincerarsi che per l'azienda non ci fossero reali problemi. E siccome la signora Zanola è una di quelle persone che potrebbero ritirare o sospendere la licenza di Green Hill qualcuno dal tetto ha voluto chiedere cosa ne pensasse. Ovviamente il suo atteggiamento che più di una volta ha attaccato il nostro operato e quello di chi si batte contro questo lager, vergogna di Montichiari, non ha favorito il dialogo. Di tutta riposta la Zanola ha pensato bene di chiedere l'identificazione dei manifestanti, per denunciarli per oltraggio. Sapere poi che anche il banchetto del Comitato Montichiari Contro Green Hill al centro fiere di Montichiari ha avuto nella stessa giornata problemi dal direttore proprio su pressioni dello stesso sindaco, ci fa pensare ancora una volta che dietro a tutta questa ostilità ci sia qualcosa di strano. Quella di Venerdì è stata una lunga notte. E' stata una notte di attesa. E' stata una notte di lotta, col pensiero agli animali che in questo come in altri allevamenti conoscono solo soprusi e sopraffazioni, solo morte e sofferenza. Questa nostra azione eclatante ha voluto scuotere le coscienze e dare visibilità ad un problema che in questa società viene troppo spesso tenuto sotto silenzio, quello della vivisezione. E' assurdo, ma anche sintomatico di questa società specista, che a fare notizia su quasi tutti i canali televisivi nazionali siano state 5 persone su un tetto per 29 ore e non 2.500 cani in una gabbia per tutta la vita. E' assurdo che a fare notizia sia la voglia di cambiare questo orrore e non l'orrore stesso. Ma proprio per cominciare a cambiare questa società abbiamo lanciato questa nostra campagna e continueremo le nostre lotte, che non sono fatte da eroi ma da persone come tutti voi, persone sensibili, che provano empatia e che hanno deciso di mettersi in gioco per fare la differenza, nei momenti di visibilità così come nella quotidianità. La liberazione animale è una strada fatta di tanti passi e ognuno di noi può essere uno di questi. E dopo queste difficili ed emozionanti giornate la lotta contro Green Hill e contro la vivisezione non finisce. Anzi, ci si ritrova con rinnovate energie, nuovi compagni di strada e nuova voglia di dare il tutto per tutto. Perché adesso abbiamo potuto sentire forte e chiaro il richiamo di quei cani che sotto quel tetto sono ancora sepolti dalla violenza del profitto, che chiamano e urlano inascoltati, destinati ad un futuro orribile.
Per la liberazione animale,
Coordinamento Fermare Green Hill

martedì 25 ottobre 2011

Antispecismo

da http://www.ita.anarchopedia.or

(Differenze fra le revisioni)
 
Riga 151: Riga 151:
*[http://antispecismo.wordpress.com Manifesto Antispecista] - teoria, strategia, etica ed utopia per una nuova società a-specista
*[http://antispecismo.wordpress.com Manifesto Antispecista] - teoria, strategia, etica ed utopia per una nuova società a-specista
*[http://negotiationisover.net/ Negotiation is Over]
*[http://negotiationisover.net/ Negotiation is Over]
 +
*[http://nemesianimale.net/ Nemesi Animale]
*[http://www.oltrelaspecie.org Oltre la specie] - Associazione antispecista
*[http://www.oltrelaspecie.org Oltre la specie] - Associazione antispecista
*[http://www.veganzetta.org Veganzetta] - Sito del giornale vegano-antispecista Veganzetta
*[http://www.veganzetta.org Veganzetta] - Sito del giornale vegano-antispecista Veganzetta

Versione corrente delle 15:26, 25 ott 2011

Antispecismo: simbolo di unità tra umani e non umani
L’Antispecismo (anti- deriva dal greco antì "contro" e da "specismo", ovvero quel pensiero atto alla discriminazione degli esseri viventi in base alla specie di appartenenza) è il movimento culturale nato per contrastare lo specismo. Questo movimento sostiene che le idee di superiorità di specie limitino, o addirittura impediscano, la possibilità dell'essere umano di vivere in armonia con la natura, gli altri animali, i propri simili e perfino con se stesso.

Indice

[-]

[modifica] Definizione

«Non esistono animali superiori e inferiori, così come non esistono razze umane superiori e inferiori, ma esistono esseri viventi dotati di peculiarità uniche e come tali rispettabili e inviolabili. Il problema non è: "Possono ragionare?", né: "Possono parlare?", ma: "Possono soffrire?"» - Jeremy Bentham.
L’antispecismo è un movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio. Come l’antirazzismo, l'antispecismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunta diversità razziale umana; esso respinge quella basata sulla specie e sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente.
Gli antispecisti lottano affinché gli interessi degli "animali non umani" vengano considerati fondamentali tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri ecocentrici che non causino sofferenze inutili, e di per sè quindi evitabili, alle altre specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità):
- che le capacità di sentire (di provare sensazioni come piacere e dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della specie umana;
- che l’esistenza di tali capacità nei non umani comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, facendoli divenire “persone non umane”;
- che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento della società umana trasformandola in una reale società libera (umana e non umana).

[modifica] Considerazioni sulla definizione

1) L’antispecismo è un movimento filosofico, politico e culturale, pertanto chi abbraccia la visione antispecista si adopera per la sua diffusione attraverso la trattazione filosofica del problema. Si propone di assumere atteggiamenti e comportamenti tali da poter influenzare la società umana attraverso una visione politica dell’antispecismo, e si propone di attivarsi tramite iniziative culturali, sociali e personali per il raggiungimento di uno scopo ultimo: la creazione di una nuova società umana più giusta, solidale, libera e compassionevole che potremmo definire a-specista (senza distinzioni e discriminazioni di specie) ma meglio ancora società umana libera. L’attivista antispecista non può quindi considerarsi a-politico nel senso più stretto del termine, in quanto l’azione politica è uno degli esercizi fondamentali dell’antispecismo atti al cambiamento della società umana.
Esempio di sfruttamento dell'uomo sugli animali non-umani
L'espressione più nota di sfruttamento specista è l'allevamento per la produzione di cibo
2) L’antispecismo si oppone allo specismo inteso come pensiero unico dominante nell’attuale società umana concepita come verticistica, basata sulla legge del diritto del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale e del patrimonio, a discapito dei diritti, dell’uguaglianza e della solidarietà nei confronti dei più deboli tra gli animali umani e non umani. L’antispecismo, pertanto, non è un movimento che intende riformare la società umana moderna, ma cambiarla radicalmente eliminandone le spinte discriminatorie, liberticide, violente nei confronti dei più deboli, gerarchiche, autoritarie ed antropocentriche. In una sola parola rivoluzionandola abbattendo l’ideologia del dominio che la contraddistingue.
3) Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla diversità razziale umana, l’antispecismo respinge quella basata sulla specie. Le radici culturali, morali, filosofiche e politiche dell’antispecismo sono una naturale evoluzione delle lotte sociali per l’affrancamento dei più deboli tra gli umani, ed il riconoscimento dei loro diritti fondamentali (pur presentando peculiarità molto importanti che lo distinguono da qualsiasia altra lotta sociale, politica e culturale). L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle discriminazioni dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate dall’uomo per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e delle altre specie; ma assume come elementi base il riconoscimento dei pieni diritti dell’umano a prescindere da sesso, religione, orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia, nazionalità etc… L’antispecismo deve essere considerato una naturale evoluzione del pensiero antirazzista, antisessista, antimilitarista e pertanto anche in assoluta antitesi con xenofobia, discriminazioni sessuali, sociali, etniche, culturali, religiose, ed in generale con il fascismo ed i totalitarismi di qualunque orientamento politico o natura, in quanto fautori dell’ideologia del dominio dell’oppressione e della repressione. L’ottica antispecista pur quindi essendo mutuata da quella della lotta per i diritti civili umani, ha peculiarità e caratteristiche diverse e sostanziali: essa non dovrebbe prevedere concessioni ad altri (allargamento della sfera dei diritti, o allargamento della sfera morale, o allargamento della polis), ma piuttosto il controllo delle proprie attività e delle attività della propria specie in relazione a principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi delle altre specie (ripensamento delle attività della specie umana in base ai propri doveri nei confronti delle altre specie viventi non più considerate inferiori, ma semplicemente diverse - persone non umane, e pertanto popolazioni di persone non umani). L’azione antispecista mira dunque nell’immediato alla tutela degli interessi degli animali non umani (in quanto privi di diritti elementari e naturali e di status privilegiati), ma con il pieno riconoscimento dei diritti dei più deboli tra gli umani. L’attivista antispecista è moralmente tenuto ad impegnarsi nel quotidiano contro ogni tipo di ingiustizia e di prevaricazione nei confronti dei più deboli o svantaggiati, siano essi umani o non. Le attenzioni verso gli umani e verso l’ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della lotta per la liberazione degli animali non umani, e viceversa. L’attivista antispecista pone molta importanza alla pratica personale ed alla coerenza, conseguenza diretta di ciò è l’applicazione dei principi antispecisti alla propria vita quotidiana attraverso ad esempio la pratica del veganismo etico, del consumo critico (inteso come metodo utile all’allontanamento definitivo dal consumismo), del boicottaggio, riciclo, riuso e riutilizzo di merci beni e servizi, e di tutte le altre pratiche utili al raggiungimento del minor impatto possibile sulle altre specie animali, sulla propria e sull’ambiente.
La pratica vegana:
Lo stile di vita vegano non è da considerarsi come obiettivo, ma meramente come mezzo, una pratica, per il raggiungimento del fine ultimo dell’antispecismo: una nuova società umana liberata ed a-specista capace di rispettare e di vivere in armonia con le altre specie viventi. Tale fine è possibile attraverso la lotta per la liberazione animale (umana e non umana).
Ogni visione riformista, conservatrice, reazionaria o repressiva ed in generale tesa alla tutela della conservazione dello stato di fatto della società umana basata sui privilegi dell’antropocentrismo, è aliena ed antitetica alla visione antispecista. Ogni dottrina, filosofia, politica, religione basata sullo specismo e l’antropocentrismo (l’assunto che l’essere umano per i più svariati motivi ha un valore intrinseco maggiore rispetto alle altre specie) è combattuta dalla nuova visione antispecista.

[modifica] Storia dell’antispecismo

Peter Singer, filosofo antispecista utilitarista
Articolo principale:Storia dell'antispecismo
Inizialmente gli antispecisti (anche se forse sarebbe più corretto definirli "animalisti"[1]) non erano organizzati in un movimento, bensì agivano singolarmente, per lo più con scritti discorsi, dibattiti ecc.
Tra questi, per lo più filosofi, possiamo citare (in ordine sparso): Platone, Seneca, Ovidio, Plutarco, Leonardo da Vinci, Voltaire, Jeremy Bentham ecc. (Approfondimenti: vedi specismo).
La "filosofia antispecista" (con relativa distinzione tra animalismo e antispecismo) moderna si è potuta sviluppare, in questi ultimi decenni, grazie all’impegno di filosofi animalisti come Kenneth Goodpaster, Christopher Stone e soprattutto Tom Regan e Peter Singer.

[modifica] Singer e Regan: la questione dei diritti

Secondo il principio di «uguale considerazione degli interessi» introdotto da Singer, gli interessi degli animali, seppur diversi da quelli dei non umani, devono essere rispettati come gli interessi degli umani. Peter Singer, in Liberazione Animale, si era limitato a parlare di interessi animali, non si riferiva esplicitamente a diritti. La morale del “diritto animale” ha avuto un’evoluzione progressiva che può essere schematicamente divisa in questo modo.
David Hume

[modifica] Morale della simpatia

Questa morale, sostenuta da David Hume, si basa sul presupposto che le azioni che procurano gioia sono degne di approvazione, mentre quelle che provocano dolore sono degne di disapprovazione, gli animali sono esseri sensibili, dunque le azioni che noi compiamo nei loro confronti non sono indifferenti dal punto di vista morale. Tale dottrina fonda sul principio della “compassione”, pertanto comporta il rischio della soggettività e del relativismo umanitario.

[modifica] Morale dell’utilitarismo

Il padre della filosofia utilitaristica fu Jeremy Bentham. Egli sosteneva che fosse necessario limitare la sofferenza al minor numero possibile di individui, considerava quindi lecito un esperimento che comportasse la sofferenza di pochi per il vantaggio di molti. Queste due dottrine contemplano la questione del diritto da una prospettiva ancora antropocentrica, infatti, concentrano l’attenzione sui doveri dell’uomo verso gli animali (limitarne la sofferenza), piuttosto che sui diritti degli animali stessi.
Tom Regan, filosofo antispecista

[modifica] Morale del valore

Si tratta della morale sostenuta da Tom Regan, che introdusse il concetto di "diritto animale". Secondo Regan i diritti si fondano sul valore intrinseco dell’essere. Tutti gli esseri dotati di sensibilità hanno interessi, in particolare hanno l’interesse a vivere la vita migliore possibile e a limitare la propria sofferenza. Da tale interesse deriva il diritto, per ogni essere senziente, ad avere una vita che risenta il meno possibile della sofferenza ingiustificata inflitta da altri.
Regan osserva che se tutti gli animali, umani e non, hanno dei diritti in quanto esseri senzienti, questi diritti sono diversi. Gli animali hanno un diritto fondamentale: quello di ricevere un trattamento rispettoso e non essere danneggiati. Per questo motivo Regan condanna l’uccisione, la caccia, la sperimentazione, e sostiene l’obbligo - per tutti coloro che hanno a cuore i «diritti dei non umani» - del vegetarismo. Sulla base della filosofia di Peter Singer e Tom Regan, nasce il movimento antispecista moderno.

[modifica] Breve storia del movimento animalista

Articolo principale: Animalismo
La prima legge in difesa degli animali fu emanata in Inghilterra nel 1822, ed è ancora in vigore con il nome di Animal Act. Nello stesso anno, sempre in Inghilterra nacque la SPCA (Society for the Prevention of Cruelty to Animals).
In Italia, Giuseppe Garibaldi, sebbene fosse un cacciatore, fondò l’ENPA. Nel 1961 nasce il WWF e in Italia sorge la "Lega Nazionale contro la Distruzione degli uccelli", che in seguito diventerà la LIPU. In seguito a queste, fioriscono in tutto il mondo associazioni per la difesa degli animali, alcuna delle quali attive ancora oggi. La vera svolta si ebbe però negli "anni ’70", con il diffondersi dell’animalismo forte di Peter Singer e Tom Regan.
Barry Horne, anarchico e antispecista
Prima di loro le varie associazioni che si erano formate erano animate dal sentimento di compassione, contemplato nelle morali precedenti a Regan. Si assiste invece da questo momento a un vero cambiamento ideologico alla base della scelta per la protezione degli animali. Non è più la semplice compassione per la sofferenza animale a spingere gli animalisti a intervenire, ma la convinzione che gli animali abbiano dei diritti che devono essere loro riconosciuti.
Logo dell’ALF
Cosi’ nei primi "anni ’80" nascono associazioni come la LAV, la "LAN", la "LAC", la "LIDA", "Animal Amnesty", l’"OIPA". Sempre in Inghilterra, negli "anni 70"", si costituisce un gruppo radicale animalista: Animal Liberation Front (ALF). L’ALF si prefigge l’obiettivo di contrastare lo sfruttamenti animale (allevamento di animali, pellicce, vivisezione e maltrattamenti in genere), prevalentemente con l’azione diretta e con le liberazioni degli animali.
L’ALF comincia a diffondersi anche negli USA e poi in tutto il mondo, per cui da movimento inglese si trasforma in movimento internazionale. Negli anni '90 l'ALF inizia a diffondersi anche in Italia.
Il principale teorico dell'ALF si chiamava Barry Horne, un uomo che decise di dedicare la propria vita alla liberazione dei più deboli e dei più indifesi. Catturato e condannato a 20 anni di carcere per “terrorismo”, muore in seguito ai ripetuti scioperi della fame a cui si sottopone per richiamare l'attenzione di Tony Blair sulle condizioni degli animali nei laboratori e negli allevamenti.
Nel tempo nascono anche altri gruppi che sentono l’esigenza di agire radicalmente, sull’esempio dell’ALF.
La frammentazione che si può notare all’interno del movimento animalista dipende dalle diverse metodologie adottate dagli animalisti (azioni diretta, interventi sul piano legislativo, sensibilizzazioni di massa... ) e dai diversi fini che le associazioni si propongono (prevenzione, tutela, soccorso... ).

[modifica] Anarchici e antispecismo

Élisée Reclus, anarchico e vegetariano
Simbolo del vegananarchism, che unisce la A cerchiata, simbolo anarchico, con l'iniziale della parola vegan, la lettera "V"
Tra i primi anarchici ad esprimere disappunto per le sofferenze animali si possono citare i vegetariani Lev Tolstoj [2] ed Élisée Reclus. Anche H.D.Thoreau, seppur con qualche ambiguità (era carnivoro), esprime pensieri fortemente "anti-antropocentrici": «non ho dubbio che appartenga al destino umano, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare carne allo stesso moodo che le tribù selvagge hanno smesso di mangiarsi l’un l’altra quando vennero in contatto con quelle civili».
L'antispecismo non é patrimonio esclusivo degli anarchici, ma sono scelte più diffuse fra essi rispetto a persone di qualsiasi altro orientamento politico perché si basano sul rifiuto di qualsivoglia discriminazione e gerarchia: non solo tra esseri umani, ma anche nei confronti degli altri esseri senzienti, senza discriminazioni fra le specie animali.
Tra gli anarchici (Barry Horne, Harold Thompson, ecc.), questa prerogativa è particolarmente diffusa nell’ambito individualista. Essi estendono l’egualitarismo a tutto l’universo e a tutte le specie animali, poiché si ritiene che vi sia un diretto rapporto tra lo sfruttamento umano, quello animale non-umano e quello ambientale, che sono per lo più conseguenza del capitalismo.
I libertari antispecisti hanno sempre ritenuto , e ritengono ancora, che non si debba separare e parcellizzare lo sfruttamento animale da quello umano o ambientale, bensì che sia necessario estirpare qualsiasi tipologia di dominio dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sugli animali (e sulla natura), poiché ognuno è conseguenza dell'altro e in quanto, come più volte ha scritto Murray Bookchin, non basta eliminare le classi sociali e lo sfruttamento economico per eliminare la gerarchia e il dominio, perché questi si possono riformare su basi razziali, sessuali e anche speciste.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Argomenti

[modifica] Personalità

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Video

[modifica] Approfondimenti: letture varie

[modifica] Siti antispecisti

[modifica] Note

  1. Il termine animalismo non dev'essere confuso con quello di antispecismo, anche se spesso vengono utilizzati come sinonimi. Il primo presuppone l'amore empatico per gli animali non umani, ma non necessariamente il riconoscimento dell'eguaglianza di tutti gli appartenenti alla stessa specie. Il termine antispecismo indica invece la volontà di porre fine ad ogni discriminazione entro le diverse specie animali
  2. Si legga Il primo gradino