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*[http://antispecismo.wordpress.com
Manifesto Antispecista] - teoria, strategia, etica ed utopia per una
nuova società a-specista
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Manifesto Antispecista] - teoria, strategia, etica ed utopia per una
nuova società a-specista
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*[http://negotiationisover.net/ Negotiation is Over]
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*[http://negotiationisover.net/ Negotiation is Over]
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*[http://nemesianimale.net/ Nemesi Animale]
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*[http://www.oltrelaspecie.org Oltre la specie] - Associazione antispecista
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*[http://www.oltrelaspecie.org Oltre la specie] - Associazione antispecista
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*[http://www.veganzetta.org Veganzetta] - Sito del giornale vegano-antispecista Veganzetta
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*[http://www.veganzetta.org Veganzetta] - Sito del giornale vegano-antispecista Veganzetta
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Versione corrente delle 15:26, 25 ott 2011
Antispecismo: simbolo di unità tra umani e non umani
L’
Antispecismo (
anti- deriva dal greco
antì "contro" e da "
specismo", ovvero quel pensiero atto alla
discriminazione degli esseri viventi in base alla specie di appartenenza) è il movimento culturale nato per contrastare lo
specismo.
Questo movimento sostiene che le idee di superiorità di specie
limitino, o addirittura impediscano, la possibilità dell'essere umano di
vivere in armonia con la natura, gli altri animali, i propri simili e
perfino con se stesso.
- «Non esistono animali superiori e inferiori, così come non
esistono razze umane superiori e inferiori, ma esistono esseri viventi
dotati di peculiarità uniche e come tali rispettabili e inviolabili. Il
problema non è: "Possono ragionare?", né: "Possono parlare?", ma:
"Possono soffrire?"» - Jeremy Bentham.
L’
antispecismo è un movimento
filosofico,
politico e
culturale che si oppone allo
specismo, l’
antropocentrismo e l’
ideologia del
dominio. Come l’
antirazzismo, l'antispecismo rifiuta la
discriminazione arbitraria basata sulla presunta diversità razziale umana; esso respinge quella basata sulla
specie e sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi moralmente o
eticamente il
diritto di disporre della vita, della
libertà e del lavoro di un essere senziente.
Gli antispecisti lottano affinché gli interessi degli "animali
non umani" vengano considerati fondamentali tanto quanto quelli degli
umani, cercando di destrutturare e ricostruire la
società umana in base a criteri
ecocentrici
che non causino sofferenze inutili, e di per sè quindi evitabili, alle
altre specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene
(considerando tutte le dovute differenze e peculiarità):
- che le capacità di sentire (di provare sensazioni come piacere e
dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di
intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della
specie umana;
- che l’esistenza di tali capacità nei non umani comporti un cambiamento essenziale del loro
status etico, facendoli divenire “
persone non umane”;
- che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei
rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un
radicale ripensamento della società umana trasformandola in una reale
società libera (umana e non umana).
[modifica] Considerazioni sulla definizione
1)
L’antispecismo è un movimento filosofico, politico e culturale, pertanto chi abbraccia la visione antispecista si adopera per la sua diffusione attraverso la
trattazione filosofica
del problema. Si propone di assumere atteggiamenti e comportamenti tali
da poter influenzare la società umana attraverso una visione politica
dell’antispecismo, e si propone di attivarsi tramite iniziative
culturali, sociali e personali per il raggiungimento di uno scopo
ultimo:
la creazione di una nuova società umana più giusta, solidale,
libera e compassionevole che potremmo definire a-specista (senza
distinzioni e discriminazioni di specie) ma meglio ancora società umana
libera. L’attivista antispecista non può quindi considerarsi
a-politico nel senso più stretto del termine, in quanto l’azione
politica è uno degli esercizi fondamentali dell’antispecismo atti al
cambiamento della società umana.
Esempio di sfruttamento dell'uomo sugli animali non-umani
L'espressione più nota di sfruttamento
specista è l'allevamento per la produzione di cibo
2)
L’antispecismo si oppone allo specismo inteso come pensiero unico dominante nell’attuale società umana concepita come verticistica,
basata sulla legge del diritto del più forte e sulla repressione del
più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale e del
patrimonio, a discapito dei diritti, dell’
uguaglianza
e della solidarietà nei confronti dei più deboli tra gli animali umani e
non umani. L’antispecismo, pertanto, non è un movimento che intende
riformare la società umana moderna, ma cambiarla radicalmente
eliminandone le spinte
discriminatorie, liberticide, violente nei confronti dei più deboli,
gerarchiche, autoritarie ed
antropocentriche. In una sola parola rivoluzionandola abbattendo l’ideologia del dominio che la contraddistingue.
3)
Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla diversità razziale umana, l’antispecismo respinge quella basata sulla specie.
Le radici culturali, morali, filosofiche e politiche dell’antispecismo
sono una naturale evoluzione delle lotte sociali per l’affrancamento dei
più deboli tra gli umani, ed il riconoscimento dei loro diritti
fondamentali (pur presentando peculiarità molto importanti che lo
distinguono da qualsiasia altra lotta sociale, politica e culturale).
L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle
discriminazioni
dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate
dall’uomo per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e
delle altre specie; ma assume come elementi base il riconoscimento dei
pieni diritti dell’umano a prescindere da sesso,
religione,
orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia,
nazionalità etc… L’antispecismo deve essere considerato una naturale
evoluzione del pensiero
antirazzista,
antisessista,
antimilitarista
e pertanto anche in assoluta antitesi con xenofobia, discriminazioni
sessuali, sociali, etniche, culturali, religiose, ed in generale con il
fascismo
ed i totalitarismi di qualunque orientamento politico o natura, in
quanto fautori dell’ideologia del dominio dell’oppressione e della
repressione.
L’ottica antispecista pur quindi essendo mutuata da quella della lotta
per i diritti civili umani, ha peculiarità e caratteristiche diverse e
sostanziali: essa non dovrebbe prevedere concessioni ad altri
(allargamento della sfera dei diritti, o allargamento della sfera
morale, o allargamento della
polis), ma piuttosto il controllo
delle proprie attività e delle attività della propria specie in
relazione a principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi
delle altre specie (ripensamento delle attività della specie umana in
base ai propri doveri nei confronti delle altre specie viventi non più
considerate inferiori, ma semplicemente diverse - persone non umane, e
pertanto popolazioni di persone non umani).
L’azione antispecista mira dunque nell’immediato alla tutela degli
interessi degli animali non umani (in quanto privi di diritti elementari
e naturali e di status privilegiati), ma con il pieno riconoscimento
dei diritti dei più deboli tra gli umani. L’attivista antispecista è
moralmente tenuto ad impegnarsi nel quotidiano contro ogni tipo di
ingiustizia e di prevaricazione nei confronti dei più deboli o
svantaggiati, siano essi umani o non. Le attenzioni verso gli umani e
verso l’ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della
lotta per la liberazione degli animali non umani, e viceversa.
L’attivista antispecista pone molta importanza alla pratica personale ed
alla coerenza, conseguenza diretta di ciò è l’applicazione dei principi
antispecisti alla propria vita quotidiana attraverso ad esempio la
pratica del
veganismo etico, del consumo critico (inteso come metodo utile all’allontanamento definitivo dal consumismo), del
boicottaggio,
riciclo, riuso e riutilizzo di merci beni e servizi, e di tutte le
altre pratiche utili al raggiungimento del minor impatto possibile sulle
altre specie animali, sulla propria e sull’ambiente.
La pratica vegana:
Lo stile di vita vegano non è da considerarsi come obiettivo, ma
meramente come mezzo, una pratica, per il raggiungimento del fine ultimo
dell’antispecismo: una nuova società umana liberata ed a-specista
capace di rispettare e di vivere in armonia con le altre specie viventi.
Tale fine è possibile attraverso la lotta per la liberazione animale
(umana e non umana).
Ogni visione riformista, conservatrice, reazionaria o repressiva
ed in generale tesa alla tutela della conservazione dello stato di fatto
della società umana basata sui privilegi dell’
antropocentrismo, è aliena ed antitetica alla visione antispecista. Ogni dottrina, filosofia, politica, religione basata sullo
specismo e l’
antropocentrismo
(l’assunto che l’essere umano per i più svariati motivi ha un valore
intrinseco maggiore rispetto alle altre specie) è combattuta dalla nuova
visione antispecista.
[modifica] Storia dell’antispecismo
- Articolo principale:Storia dell'antispecismo
Inizialmente gli antispecisti (anche se forse sarebbe più corretto definirli "animalisti"
[1]) non erano organizzati in un movimento, bensì agivano singolarmente, per lo più con scritti discorsi, dibattiti ecc.
Tra questi, per lo più filosofi, possiamo citare (in ordine sparso):
Platone,
Seneca,
Ovidio,
Plutarco,
Leonardo da Vinci,
Voltaire,
Jeremy Bentham ecc. (
Approfondimenti: vedi
specismo).
La "
filosofia antispecista" (con relativa distinzione tra
animalismo e antispecismo) moderna si è potuta sviluppare, in questi ultimi decenni, grazie all’impegno di filosofi animalisti come
Kenneth Goodpaster,
Christopher Stone e soprattutto
Tom Regan e
Peter Singer.
[modifica] Singer e Regan: la questione dei diritti
Secondo il principio di «uguale considerazione degli interessi» introdotto da
Singer, gli interessi degli animali, seppur diversi da quelli dei non umani, devono essere rispettati come gli interessi degli umani.
Peter Singer, in
Liberazione Animale, si era limitato a parlare di interessi animali, non si riferiva esplicitamente a diritti.
La morale del “diritto animale” ha avuto un’evoluzione progressiva che può essere schematicamente divisa in questo modo.
[modifica] Morale della simpatia
Questa morale, sostenuta da
David Hume,
si basa sul presupposto che le azioni che procurano gioia sono degne di
approvazione, mentre quelle che provocano dolore sono degne di
disapprovazione, gli animali sono esseri sensibili, dunque le azioni che
noi compiamo nei loro confronti non sono indifferenti dal punto di
vista morale.
Tale dottrina fonda sul principio della “compassione”, pertanto comporta
il rischio della soggettività e del relativismo umanitario.
[modifica] Morale dell’utilitarismo
Il padre della
filosofia utilitaristica fu
Jeremy Bentham.
Egli sosteneva che fosse necessario limitare la sofferenza al minor
numero possibile di individui, considerava quindi lecito un esperimento
che comportasse la sofferenza di pochi per il vantaggio di molti.
Queste due dottrine contemplano la questione del diritto da una
prospettiva ancora
antropocentrica,
infatti, concentrano l’attenzione sui doveri dell’uomo verso gli
animali (limitarne la sofferenza), piuttosto che sui diritti degli
animali stessi.
[modifica] Morale del valore
Si tratta della morale sostenuta da
Tom Regan, che introdusse il concetto di "
diritto animale".
Secondo Regan i diritti si fondano sul valore intrinseco
dell’essere. Tutti gli esseri dotati di sensibilità hanno interessi, in
particolare hanno l’interesse a vivere la vita migliore possibile e a
limitare la propria sofferenza.
Da tale interesse deriva il diritto, per ogni essere senziente, ad avere
una vita che risenta il meno possibile della sofferenza ingiustificata
inflitta da altri.
Regan osserva che se tutti gli animali, umani e non, hanno dei diritti in quanto esseri senzienti, questi diritti sono diversi.
Gli animali hanno un diritto fondamentale: quello di ricevere un trattamento rispettoso e non essere danneggiati.
Per questo motivo Regan condanna l’uccisione, la caccia, la sperimentazione, e sostiene l’obbligo - per tutti coloro che hanno a cuore i «diritti dei non umani» -
del vegetarismo.
Sulla base della
filosofia di
Peter Singer e
Tom Regan, nasce il movimento antispecista moderno.
[modifica] Breve storia del movimento animalista
- Articolo principale: Animalismo
La prima legge in difesa degli animali fu emanata in
Inghilterra nel
1822, ed è ancora in vigore con il nome di
Animal Act. Nello stesso anno, sempre in Inghilterra nacque la SPCA (
Society for the Prevention of Cruelty to Animals).
In
Italia,
Giuseppe Garibaldi, sebbene fosse un cacciatore, fondò l’
ENPA.
Nel
1961 nasce il
WWF e in
Italia sorge la "Lega Nazionale contro la Distruzione degli uccelli", che in seguito diventerà la
LIPU.
In seguito a queste, fioriscono in tutto il mondo associazioni per la
difesa degli animali, alcuna delle quali attive ancora oggi.
La vera svolta si ebbe però negli "anni ’70", con il diffondersi
dell’animalismo forte di
Peter Singer e
Tom Regan.
Prima di loro le varie associazioni che si erano formate erano
animate dal sentimento di compassione, contemplato nelle morali
precedenti a Regan.
Si assiste invece da questo momento a un vero cambiamento ideologico
alla base della scelta per la protezione degli animali. Non è più la
semplice compassione per la sofferenza animale a spingere gli animalisti
a intervenire, ma la convinzione che gli animali abbiano dei diritti
che devono essere loro riconosciuti.
Cosi’ nei primi "anni ’80" nascono associazioni come la
LAV, la "LAN", la "LAC", la "LIDA", "Animal Amnesty", l’"OIPA".
Sempre in
Inghilterra, negli "anni 70"", si costituisce un gruppo radicale animalista:
Animal Liberation Front
(ALF). L’ALF si prefigge l’obiettivo di contrastare lo sfruttamenti
animale (allevamento di animali, pellicce, vivisezione e maltrattamenti
in genere), prevalentemente con l’
azione diretta e con le liberazioni degli animali.
L’
ALF comincia a diffondersi anche negli
USA e poi in tutto il mondo, per cui da movimento inglese si trasforma in movimento internazionale. Negli anni '90 l'
ALF inizia a diffondersi anche in
Italia.
Il principale teorico dell'ALF si chiamava
Barry Horne,
un uomo che decise di dedicare la propria vita alla liberazione dei più
deboli e dei più indifesi. Catturato e condannato a 20 anni di
carcere per “terrorismo”, muore in seguito ai ripetuti
scioperi
della fame a cui si sottopone per richiamare l'attenzione di Tony Blair
sulle condizioni degli animali nei laboratori e negli allevamenti.
Nel tempo nascono anche altri gruppi che sentono l’esigenza di agire radicalmente, sull’esempio dell’
ALF.
La frammentazione che si può notare all’interno del movimento
animalista dipende dalle diverse metodologie adottate dagli animalisti (
azioni diretta,
interventi sul piano legislativo, sensibilizzazioni di massa... ) e dai
diversi fini che le associazioni si propongono (prevenzione, tutela,
soccorso... ).
[modifica] Anarchici e antispecismo
Tra i primi anarchici ad esprimere disappunto per le sofferenze animali si possono citare i
vegetariani Lev Tolstoj [2] ed
Élisée Reclus. Anche
H.D.Thoreau,
seppur con qualche ambiguità
(era carnivoro), esprime pensieri fortemente "anti-antropocentrici":
«non ho dubbio che appartenga al destino umano, nel suo graduale
miglioramento, smettere di mangiare carne allo stesso moodo che le tribù
selvagge hanno smesso di mangiarsi l’un l’altra quando vennero in
contatto con quelle civili».
L'
antispecismo
non é patrimonio esclusivo degli anarchici, ma sono scelte più diffuse
fra essi rispetto a persone di qualsiasi altro orientamento politico
perché si basano sul rifiuto di qualsivoglia
discriminazione e
gerarchia: non solo tra esseri umani, ma anche nei confronti degli altri esseri senzienti, senza
discriminazioni fra le specie animali.
Tra gli anarchici (
Barry Horne,
Harold Thompson, ecc.), questa prerogativa è particolarmente diffusa nell’ambito
individualista. Essi estendono l’
egualitarismo
a tutto l’universo e a tutte le specie animali, poiché si ritiene che
vi sia un diretto rapporto tra lo sfruttamento umano, quello animale
non-umano e quello ambientale, che sono per lo più conseguenza del
capitalismo.
I libertari antispecisti hanno sempre ritenuto , e ritengono
ancora, che non si debba separare e parcellizzare lo sfruttamento
animale da quello umano o ambientale, bensì che sia necessario estirpare
qualsiasi tipologia di dominio dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sugli
animali (e sulla
natura), poiché ognuno è conseguenza dell'altro e in quanto, come più volte ha scritto
Murray Bookchin, non basta eliminare le classi sociali e lo sfruttamento economico per eliminare la
gerarchia e il dominio, perché questi si possono riformare su basi
razziali,
sessuali e anche
speciste.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Approfondimenti: letture varie
[modifica] Siti antispecisti
- ↑ Il termine animalismo
non dev'essere confuso con quello di antispecismo, anche se spesso
vengono utilizzati come sinonimi. Il primo presuppone l'amore empatico
per gli animali non umani, ma non necessariamente il riconoscimento
dell'eguaglianza di tutti gli appartenenti alla stessa specie. Il termine antispecismo indica invece la volontà di porre fine ad ogni discriminazione entro le diverse specie animali
- ↑ Si legga Il primo gradino