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venerdì 22 febbraio 2013

Grecia - Immagini dei quattro prigionieri anarchici torturati dalla polizia

DA informa-azione.

foto tratte da: http://www.vice.com/it/read/grecia-polizia-anarchici [pubblicata sul sito anche un'intervista ai genitori]

Seguono alcune immagini dei quattro compagni arrestati il 1 febbraio 2013 e torturati dalle forze repressive elleniche. Le immagini diffuse alla stampa sono state pesantemente e grossolanamente ritoccate dalla polizia, come osservabile dal confronto con quelle in possesso dei solidali.


Nikos Romanos: prima e dopo il ritocco delle foto


Andreas-Dimitris Bourzoukos: prima e dopo il ritocco delle foto


Yannis Michailidis: prima e dopo il ritocco delle foto


Dimitris Politis: immagine ritoccata

domenica 13 gennaio 2013

Firenze - Sull'arresto di due fascisti per attacchi firmati ALF

da .informa-azione

riceviamo e diffondiamo:

Segnaliamo la notizia di questi giorni riguardo all'arresto di due animalisti, e del mandato di cattura ai danni di un terzo, accusati di 4 attacchi incendiari avvenuti in Toscana negli ultimi tre mesi; l'ultimo dei quali l'incendio del 31 dicembre a 8 camion di proprietà di un'industria di latticini a Montelupo. Tutte le azioni di cui sono accusati sono state rivendicate e firmate con la sigla ALF (Animal liberation front).

Il primo dei tre ad essere arrestato, Filippo Serlupi d'Ongran, ha subito ammesso la responsabilità di tutti e 4 gli incendi.

Negli articoli di giornale si fa riferimento alla sua militanza negli ambienti dell'estrema destra e al fatto che sarebbe frequentatore del centro sociale di destra "Casaggì" di Firenze.

Una sommaria ricerca su internet ci ha fornito altre informazioni, tra cui il suo profilo facebook in cui posta foto che lo vedono circondato da donne ridotte ad oggetti sessuali.

Le sue implicazioni con l'estrema destra sono più attuali che mai, lo conferma la scelta dei due avvocati che lo difenderanno: tali Giangualberto Pepi e Andrea Mennini Righini.

Il primo si è candidato per le elezioni comunali di Firenze del 1999 per il Movimento Sociale Fiamma Tricolore:
http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_comunali_a_Firenze

Piu' recentemente ha pubblicato un libro dal titolo “Memorie e pensieri di un lupo azzurro”, di chiara influenza fascista e di cui si può leggere un'introduzione che non lascia spazio a dubbi:
http://antimafiaduemila.com/book/4-cultura/598-memorie-e-pensieri-di-un-lupo-azzurro.html

Non a caso il libro è stato presentato il 4 ottobre 2012 al centro sociale di destra Casaggì di Firenze e pubblicizzato sul sito della Giovane Italia – Destra Identitaria e Giovanile: http://giovaneitaliacertaldo.blogspot.it/

L'altro avvocato, Andrea Mennini Righini, ha difeso a processo un esponente del gruppo ultras neofascista 'Bulldog Lucca 1998' della Lucchese accusato di un violento pestaggio di gruppo ai danni di un operaio di sinistra in un pub:
http://iltirreno.gelocal.it/lucca/cronaca/2010/08/14/news/bulldog-i-giudici-devono-decidere-1.2013269

Non abbiamo trovato informazioni sulle posizioni politiche degli altri due indagati ma la scelta di avere portato avanti azioni insieme a una persona con ideologie filo-fasciste ci fa come minimo sorgere dei dubbi anche su di loro.

"Casualmente” hanno ricevuto supporto finora solo da gruppi di destra come “100% animalisti” e blog di palese ispirazione di estrema destra, come Bikersgrunf (http://bikersgrunf.overblog.com/militanti-alf-liberi-subito), che commenta l'articolo del loro arresto con un “Piena solidarietà da parte mia ai camerati”.

E' ridicolo che questi personaggi abbiano usato nelle loro azioni una sigla come Alf e per di più racchiusa in una A cerchiata; ma se inseriamo questo episodio in un contesto come quello attuale, in cui gruppi di estrema destra (sempre più numerosi) si appropriano delle tematiche e delle lotte storicamente legate a movimenti anarchici o libertari, allora tutto acquisisce un senso.

Dobbiamo essere chiari e determinati nel rigettare ogni tipo di infiltrazione fascista nel movimento di liberazione animale; chi sostiene questo tipo di ideologie autoritarie e discriminatorie tra esseri umani va in direzione opposta alla nostra concezione di liberazione animale, che si inserisce in una lotta più ampia contro ogni forma di dominio e prevaricazione su tutti gli esseri viventi.

Pur condividendo le azioni di cui sono accusati non ci interessa ovviamente supportare queste persone o solidarizzare con loro.

Questo episodio dovrebbe anche essere occasione per un'ulteriore riflessione da parte di individualità e gruppi antispecisti su come trovare strategie o approfondire contenuti che non lascino spazio a dubbi e ad ambiguità;  per ribadire, dunque, i contenuti libertari della nostra lotta.

Alcuni/e attivisti/e per la liberazione animale

mercoledì 26 dicembre 2012

Sono ateo, grazie a Dio!

Dio, Patria, Famiglia
 
È questa la triade di valori che per secoli è stata indicata come cielo ideale della civiltà, mentre sulla terra regnava incontrastato il valore profano del denaro. Con il passare degli anni quei valori ideali sono andati sbiadendo. Dovendo stare tutto il tempo col capo chino, in segno di sottomissione, l’uomo non ha più avuto modo di guardare in alto. L’adorazione ha lasciato il posto all’ossequio, l’ossequio ha lasciato il posto all’indifferenza, l’indifferenza alla derisione. La chiesa? Una succursale consacrata dell’ospizio. La caserma? Il rimpianto di vecchi reduci, la palestra di giovani frustrati. Il matrimonio? Quasi una mera formalità burocratica necessaria per ottenere il divorzio da un rapporto mai vissuto con intensità.
Tuttavia, nel corso degli ultimi decenni stiamo assistendo a un’inversione di tendenza. Se la famiglia incontra ancora molte difficoltà a riaffermarsi — vista l’incompatibilità dell’amore con qualsivoglia vincolo e rivelatasi la dote un pessimo investimento persino economico —, viceversa la patria ha riguadagnato decisamente terreno. Con il suo odioso corollario di saluti alla bandiera e di cori che intonano l’inno nazionale, lo spirito patriottardo ha iniziato ad accompagnare tutte le imprese militari e sportive compiute all’estero dai «nostri ragazzi», senza fare tante distinzioni fra soldati e giocatori. L’importante è vincere, battere il nemico, e scatenare un abbraccio collettivo in grado di suggellare l’unità nazionale. 
Non più ricchi e poveri o sfruttatori e sfruttati, divisi da interessi e condizioni sociali assai distanti, ma solo italiani accomunati dall’orgoglio identitario. Il tifo, si sa, è una malattia che una volta entrata in circolo colpisce l’intero organismo. 
«Il suo quadro clinico — ci spiegano gli esperti — è caratterizzato da offuscamento della coscienza, che si manifesta in un sopore più o meno profondo, prostrazione, nonché, in qualche caso, in episodi deliranti». Appunto. Cosa c’è di più delirante di quelle brulicanti manifestazioni di massa, quando milioni di persone dall’esistenza miserabile esultano per una vittoria o una benedizione che nulla modifica della loro vita quotidiana?
Vittoria del nazionalismo, benedizione della religione, anche qui con una certa confusione delle parti. Resta il fatto che dell’antica triade ritenuta in declino è senza dubbio Dio (nelle sue molteplici forme e denominazioni) ad essere tornato più prepotentemente alla ribalta. Fino a poco tempo fa il numero dei suoi fedeli sembrava essersi talmente ridotto, le loro argomentazioni apparivano talmente puerili, almeno qui in occidente, che i suoi avversari dichiarati non avevano più motivo di combatterlo. Troppo facile, non ne valeva la pena. Nessuno che si dannasse per negare l’esistenza di Babbo Natale. 
Sia chiaro, le faccende religiose venivano sempre affrontate con tatto e circospezione. Baciamano e titoli onorifici si sprecavano nei confronti degli alti prelati e nessun personaggio pubblico osava dichiararsi «ateo», preferendo tutt’al più un blando «agnostico» o «non-credente», pur di non sgualcire la delicata sensibilità dei devoti e non incappare nei fischi del pubblico. Ad ogni modo, tutto portava a ritenere di vivere in una società laica ormai consolidata. 
Ma poi, ecco che i fedeli hanno iniziato a crescere ogni giorno di più, le oceaniche adunate dei “Papa boys” hanno smentito la natura geriatrica dei credenti e la Chiesa, consapevole del nuovo peso acquisito, ha ricominciato ad alzare la propria voce reazionaria e a cercare di intromettersi in tutti gli ambiti della vita civile. 
L’antica derisione nei confronti della chiesa si è ritrasformata in indifferenza, l’indifferenza in ossequio, l’ossequio in adorazione. A sghignazzare dietro i preti non è rimasto più quasi nessuno.
 
 
«Scontro di civiltà»
 
È così che molti mass media hanno presentato i recenti fatti internazionali, i quali hanno fornito un considerevole contributo al rigurgito di oscurantismo cui stiamo assistendo. Era praticamente inevitabile che una dichiarazione di guerra da parte di «musulmani» — come sono stati definiti gli attentatori dell’11 settembre — provocasse una corrispondente risposta da parte di «cristiani». L’identità del nemico definisce, per opposizione, la propria. Ma la concitazione del momento non ha favorito alcun serio dibattito sulla questione: solo un isterico strepitio che è andato progressivamente scivolando nel fondamentalismo, da una parte come dall’altra. Questa sbrigativa definizione delle parti in campo costituisce in sé un’ennesima dimostrazione di come la religione funga da cortina fumogena a motivazioni ben più triviali, nel passato come nel presente. 
Certo, nessuno pensa realmente che Bush sia guidato da Dio e Bin Laden da Allah ed è noto a tutti che entrambi sono anche ricchi magnati del petrolio e che le loro famiglie hanno fatto discreti affari insieme. Eppure — ribadito che le crociate nascondono consistenti ragioni profane dietro sacri pretesti — sarebbe errato sottovalutare l’importanza del ruolo giocato dalla religione in questo conflitto. Un ruolo che va ben oltre quello dell’apparente giustificazione di facciata. Gli esegeti del materialismo storico sostengono che non si convince qualcuno ad andare a farsi esplodere in aria per la sola gloria di Dio, e che dietro a simili gesti va pertanto ricercata una spinta di natura economica. A nostro avviso si tratta di una mezza verità. È pur vero che dietro i kamikaze si muovono enormi interessi economici e politici, ma rimane il fatto che nulla come il fanatismo religioso si sposa così bene con il martirio. 
Se quindi i mandanti delle stragi che stanno oggi insanguinando il pianeta sono assai più interessati all’andamento delle borse e ai giochi di potere che ai libri sacri e alle preghiere, ciò non toglie che gli esecutori difficilmente trovano nei bilanci aziendali la forza morale per sacrificare la propria vita. Forza che invece è possibile trovare nella religione. E questo non ha nulla a che vedere con le decine di vergini promesse ai martiri dell’Islam su cui hanno tanto ironizzato i chierichetti del Cristianesimo, proprio loro che credono nel figlio di una vergine resuscitato pochi giorni dopo la morte. 
Inutile cercare di uscire dalla melma religiosa facendo leva sul razionalismo, perché la ragione è impotente davanti all’assurdo. È per questo motivo che un ateismo scientifico, per quanto rigoroso possa essere, per quanto in grado di vagliare e poi confutare tutti i dati su cui si fonda la religione, è destinato a rimanere incompleto. Con ciò non si vuol dire che esso sia irrilevante o controproducente, solo che l’ateismo è come un prisma il cui bagliore è dato dalla fusione della luce irradiata dalla miriade di volti che lo compongono. Dalla critica razionalista fino alla bestemmia, innumerevoli sono i fronti da aprire nella lotta contro Dio e la sua opera di sfruttamento e di umiliazione dell’essere umano. Ma ognuno di questi fronti, preso in sé e per sé, è incapace di lanciare l’assalto decisivo per vincere la guerra.
 
 
Se la religione è «l’oppio dei popoli»...
 
Il motivo è che costituisce un potente farmaco contro i problemi sociali. Criticando i suoi effetti collaterali non si perviene comunque alla loro risoluzione. In assenza di altro, nonostante la sua palese nocività, quel farmaco riprende prima o poi ad essere assunto. Perché dovrebbe essere altrimenti, visto che in fondo è la sola medicina che sia stata inventata? Per altro ciò accade non solo con l’autorità celeste, ma anche con quella terrena. Non è forse vero che lo Stato, per quanto criticato, rimane per i più l’unico modello di organizzazione sociale? Se Chiesa e Stato sono andati così d’amore e d’accordo per lunghi secoli — insegnando la rassegnazione e l’obbedienza — è perché entrambi forniscono all’uomo una “soluzione” ai suoi problemi. 
Con la secolarizzazione della società si pensava di aver superato il momento religioso, considerato l’infanzia della coscienza umana. Grazie alla scienza, si è potuto sondare l’intero universo, penetrare i segreti recessi della natura. Non esiste più un Olimpo fuori dall’occhio umano dove far risiedere gli dèi. Ora, tutto questo laico progresso si è rivelato una mostruosa illusione. Da un lato perché la religione ha influenzato lo sviluppo scientifico molto più di quanto si pensi (come ha evidenziato David F. Noble nel suo La religione della tecnologia), dall’altro perché di fronte alle irreversibili devastazioni e manipolazioni compiute dalla tecnologia vien quasi voglia di rimpiangere le arcaiche convinzioni animistiche. 
Che ne è stato poi di quella nuova etica egualitaria e solidale che avrebbe dovuto nascere dal tracollo dei princìpi religiosi, come auspicavano molti atei dei secoli scorsi? Accantonata ogni bigotta morale religiosa, non è intervenuto il libero arbitrio ad illuminare gli uomini, bensì lo sfrenato sopruso ad infangarli. Il superamento delle proibizioni sessuali non ha condotto al libertinaggio o al libero amore, ma al mercimonio dei corpi in cambio di favori professionali e d’altro genere. La negazione della sacralità della vita umana non ha portato né al riconoscimento dell’eutanasia (come auspicato dai moderati) né all’aggiornamento del tirannicidio (come auspicato dagli estremisti), ma al massacro indiscriminato di “innocenti”, bambini compresi.
La religione — con il suo sistema di regole, obblighi e sanzioni — fornisce un senso, una comunità e una speranza all’essere umano, che continua ad essere solo sulla terra con la sua miseria e la sua angoscia. L’autorità terrena non ha capito che non basta riempire lo stomaco dell’uomo per tenerlo mansueto. I monaci, con la loro antica formula «prega e lavora», lo avevano intuito da secoli. Il lavoro sarà anche la miglior polizia dell’individuo, ma nessuno ama trascorrere la propria vita all’ergastolo. E cosa sono i nostri giorni se non un «fine pena mai»? Una volta messa la materia ai lavori forzati, bisognava dare un’occupazione quotidiana anche allo spirito. Ciò non è avvenuto, anzi. Nel nome di un becero determinismo economicista, spacciato per materialismo, si è denigrato ogni slancio teso verso qualcosa che non fosse la soddisfazione dei propri bisogni più o meno biologici.
Inoltre, se l’autorità ecclesiastica prometteva la futura salvezza come ricompensa della presente sofferenza, cosa aveva da offrire l’autorità civile in cambio di una vita di obbedienza? La pensione? «No, il destino dell’uomo sulla terra non è quello della bestia che conduce al lavoro… La Felicità è lo scopo verso il quale tutti gli esseri si dirigono, quando ascoltano la grande voce della natura. Esistono due ali per raggiungerla: la Speranza e la Libertà», affermava un rivoluzionario del passato. Ma solo la Libertà è la Felicità compiuta, la Speranza non è che un surrogato, la consolante anticipazione immaginaria. E tuttavia è proprio questa la forza della religione. Mentre lo Stato, essendo la negazione della Libertà, non può dare la Felicità, la Chiesa rende almeno la Speranza a portata di tutte le preghiere. Laddove il mondo profano garantisce solo il benessere materiale ed esclusivamente a chi se lo può permettere, il mondo religioso concede un benessere assoluto a chi si accontenta di quello che già è e possiede: «beati i poveri perché loro è il regno dei cieli». 
Diventa quindi facile comprendere perché più le condizioni sociali si deteriorano e più si fa pressante l’esigenza di trovare sollievo nella fede. Il fondamentalismo religioso che oggi sta esplodendo nei paesi del Medio Oriente, ma anche nelle periferie di molte metropoli occidentali, è il risultato di una vita senza prospettive. Perché mai morire come «martiri dell’Islam», ricordati e venerati da milioni di persone, dovrebbe essere peggio che morire laicamente di stenti, isolati e dimenticati da tutti? Perché mai morire in battaglia dovrebbe essere peggiore che sopravvivere davanti a un televisore? Ecco perché è solo dando una prospettiva alla vita, una prospettiva come mai è apparsa fino ad ora, che si potranno infine eliminare le condizioni che rendono necessaria la religione.
 
 
Cosa sono le religioni?
 
Non lo si ripeterà mai abbastanza. Tutte le religioni sono menzogne, tutte le religioni sono oppressione, tutte le religioni sono strumenti di dominio. Chiese, moschee, sinagoghe o templi, si tratta sempre di luoghi in cui si entra e da cui si esce solo inginocchiandosi dinnanzi a chi sta in alto. 
Una delle più diffuse convenzioni sociali della nostra epoca è quella secondo cui ogni opinione religiosa debba essere rispettata, essendo considerato esecrabile solo il fanatismo. Come se il fanatismo non fosse una caratteristica intrinseca in ogni religione, come se lo stesso concetto di sacro non implicasse la punizione del trasgressore: quale punizione a quale trasgressore, è solo una differenza di sfumature. Se in Algeria ci sono fanatici integralisti che attaccano le donne che non portano il velo, come definire quelli che negli Stati Uniti aggrediscono i medici che accettano di praticare l’aborto? 
Stiamo anche assistendo a curiose dispute in merito alla pretesa superiorità del cristianesimo rispetto alle altre religioni. C’è chi lo considera comunque migliore dell’islamismo, di cui viene evidenziato il disprezzo nei confronti delle donne. Eppure, tralasciando il cristiano trattamento riservato alle donne in passato, la rinuncia al piacere dei sensi, contrapposto alla necessità del concepimento, è a tutt’oggi parte integrante del cristianesimo. Le suore, e in particolar modo quelle di clausura, sono anch’esse un simbolo della negazione della donna. Se la donna tenuta rinchiusa e a cui viene imposto il velo desta orrore, la donna picchiata o ammazzata perché troppo disinibita non è forse un fatto diventato quasi normale nella sua quotidianità? Del resto, se spostiamo il discorso alla civiltà nel suo complesso, la donna apprezzata in oriente è quella vestita il più possibile, mentre in occidente è quella svestita il più possibile. Il che ha tutta l’aria di rappresentare i due poli di una medesima umiliazione.
È un fatto: non esistono religioni buone e religioni cattive. La religione, quale che sia, è la negazione dell’intelletto e dei sentimenti più autentici, la repressione dei desideri, la mortificazione della dignità, nonché l’incitamento alla rassegnazione, l’apologia della sottomissione, l’esaltazione della miseria. La religione protegge il potente, benedice il soldato, approva il gendarme, prepara il boia, mentre scomunica e condanna ogni pensiero e ogni gesto ribelle. 
Ma non serve a nulla bestemmiare contro i padroni del cielo quando si rivolgono preghiere a quelli sulla terra. Gli uni non possono vivere e prosperare senza gli altri. «Né Dio, né Stato» era e continuerà sempre ad essere una condizione essenziale per la liberazione umana.
 
[Sono ateo, grazie a Dio, Gratis, 2006]

mercoledì 12 dicembre 2012

15 ottobre 2011: chiesti 8 anni di carcere per 5 manifestanti

 
 
Otto anni di reclusione e un risarcimento danni per oltre 2miliono di euro. E' questa la richiesta presentata oggi, alla procura di Teramo, nei confronti dei cinque manifestanti provenienti da Teramo accusati di aver partecipato agli scontri con la Polizia a Roma, il 15 ottobre del 2011, durante la cosiddetta manifestazione degli ‘indignados’.
Per la procura romana, Davide Rosci, Mauro Gentile, Mirco Tomassetti, Marco Moscardelli e Cristian Quatraccioni devono rispondere di resistenza pluriaggravata, devastazione e saccheggio.

Nei confronti dei cinque sono state avanzate anche pesanti richieste di risarcimento. Il Comune di Roma ha chiesto 900mila euro per i danni alla città, l'Ama (l'azienda della nettezza urbana) 300mila per i cassonetti, l'Atac (trasporti pubblici urbani) 500mila, l'Avvocatura dello Stato ha chiesto al giudice di quantificare il danno ricevuto dalle forze dell'ordine, mentre il difensore del Carabinieri fuggito dal blindato in fiamme ha avanzato richiesta di 50mila euro a testa per i cinque imputati. La sentenza è attesa per il prossimo gennaio.

Banane ripiene di lime

da macerie
banana_farcita.jpg
Un bel cesto di Banane. Banane di Porta Palazzo, s’intende, banane ripiene di lime. Non un lime nel senso di frutto tropicale, ma proprio cinque seghetti da ferro, di quelli buoni per segare le sbarre. Le banane in questione erano in un pacco che un anarchico di Torino ha portato mercoledì pomeriggio all’ingresso del Cie di corso Brunelleschi, ma purtroppo le lime sono state beccate.
«Che faccia tosta! - esclama la guardia dopo la scoperta - immaginare che a consegnare nelle mani di un prigioniero gli strumenti per riguadagnarsi la libertà fosse proprio un ignaro poliziotto.» «Questo ha letto troppi fumetti!» ridacchiano in questura e nelle redazioni dei giornali. «Che ingenuo! - sentenzia il saggio - non sa che esistono i metal detector?» «E che stolto! - gli fa eco il prudente - non poteva farle portare da qualcuno meno in vista che passasse inosservato?»
Se a poliziotti e giornalisti è buona usanza non rispondere, a tutti gli altri vale forse la pena di dir qualcosa. Ai saggi, basta ricordare tutte le volte che nel recente passato i prigionieri del Cie di Torino (e non solo) le sbarre le han segate per davvero, e che quindi dei seghetti in qualche modo saranno pur entrati, anche se chi sia riuscito a gabbare i controlli, e in che modo, non è dato sapere. Ai prudenti, diciamo semplicemente che non si può aspettare che un altro faccia quel che va fatto, che non si può delegare agli altri quel che la coscienza detta di fare.
Forse le banane non sono il posto migliore per imboscarle, ma l’unica domanda da porsi riguardo alle lime da ferro, dunque, non è tanto se sia possibile farle entrare o chi possa farlo, ma per l’appunto il come riuscirci. Per scoprirlo, occorrerà semplicemente provarci e riprovarci ancora, e sempre, o fino a quando non ci saranno più sbarre da segare.

Un anno e mezzo di lime (senza banane)
Nell’aprile 2011 una ventina di reclusi tentano di evadere dal Cie di Bologna. Si sono aperti un varco tagliando una sbarra di ferro e poi hanno scavalcato la seconda recinzione: in quindici guadagnano la libertà, altri vengono fermati dalla polizia. Soltanto il giorno dopo, durante una perqusizione, verranno ritrovati alcuni seghetti artigianali usati per l’evasione.
Nel settembre 2011, in due differenti evasioni, più di trenta reclusi scappano dal Cie di Torino. Il 9 settembre ce la fanno in dodici: lavorando con dei seghetti da ferro per più di un mese, i reclusi dell’area viola si erano preparti un varco nella rete e si erano costruiti pezzi di metallo affilati per tenere lontane le guardie durante la fuga. Durante le perquisizioni effettuate nei giorni successivi, la polizia non troverà traccia dei seghetti, rimasti forse ben nascosti in qualche angolo segreto del Centro. Non passano neanche due settimane e il 22 settembre scoppia una sommossa nel Centro. Le serrature delle gabbie, danneggiate di nascosto nei giorni precedenti, vengono scardinate e si aprono nuovi varchi nelle reti. La polizia riesce a fermare e arrestare dieci fuggitivi, ma in ventidue riescondo ad evadere.
Nel dicembre 2011, sempre dal Cie di Torino, evadono ventisei reclusi. La notte di Natale, approfittando della carenza di personale e del mancato intervento del fabbro per riparare i danni alle gabbie, i reclusi di tutte le sezioni maschili inziano una sommossa. Quasi contemporaneamente escono dalle gabbie, attraverso varchi aperti nelle reti o forzando le porte. Molti vengono fermati, ma in ventuno riescono ad evadere. Nei giorni successivi la Polizia alza il livello di guardia e in una delle tante perquisizioni viene ritrovato un seghetto. I reclusi non si perdono d’animo e la notte di Capodanno ci riprovano. Nonostante la Questura avesse riempito il centro di carabinieri in antisommossa, i ragazzi dell’area blu escono dopo aver forzato la porta, si scontrano con le guardie, e iniziano a scavalcare il muro di cinta. Le volanti che controllavano il perimetro esterno del Centro riescono a catturare un solo evaso, altri cinque invece sono liberi.
Nel maggio 2012 è il turno dei reclusi del Cie di Modena. Il 12 la Questura ordina una perquisizione a sorpresa nel blocco 6 e scoppia una sommossa. Poliziotti e militari vengono aggrediti da una sessantina di reclusi armati di sbarre di ferro e sono costretti a rimandare la perquisizione. Aluni giorni dopo gli agenti riescono a fare irruzione nel blocco e trovano dieci metri di lenzuola di carta annodate e quattro seghetti nascosti in un bocchettone dell’impianto di aerazione. La Polizia, forse convinta di aver sventato il piano dell’evasione, abbassa la guardia e canta vittoria sui giornali. Evidentemente i seghetti avevano già fatto il loro lavoro, e infatti un paio di giorni dopo una dozzina di reclusi riesce ad evadere dal Centro.
macerie @ Dicembre 9, 2012

sabato 1 dicembre 2012

Di mese in mese continuano i viaggi di treni nucleari in Piemonte

da anarresinfo


Il tam tam degli antinuclearisti ha fatto filtrare la notizia che forse già la prossima settimana passerà per il Piemonte, un treno pieno di scorie nucleari.
Questi “viaggi” sono tenuti nascosti alla popolazione. Non ci dicono quando passano, da dove passano, non ci informano sui rischi in caso di incidente. Temono che, se sapessimo, ci ribelleremmo.
Per saperne di più ascolta l’intervista che Anarres ha realizzato con l’attivista No Nuke Lorenzo Bianco.
Torino. Sabato 24 novembre
punto informativo sui treni nucleari in Piemonte
ore 10/13 al Balon – via Borgodora angolo via Andreis

Il prossimo sarà il quarto trasporto di scorie dal deposito “provvisorio” di Saluggia all’impianto di riprocessamento di La Hague.
Nell’ultimo anno, pur avendolo appreso pochi giorni o persino poche ore prima, gli attivisti contro il nucleare si sono dati da fare per far sapere a tutti che una bomba atomica viaggiava a pochi passi dalle loro case.
 La prima volta, nel marzo 2011 alla stazione di Condove, la polizia picchiò e arrestò due No Nuke
Nell’aprile dello scorso anno, qualche centinaio di attivisti si sedette sui binari della stazione di Avigliana per rallentare il treno. La polizia portò via uno ad uno gli antinuclearisti ma il muro del silenzio venne abbattuto. I trasporti sono stati interrotti sino al luglio di quest’anno, quando per far passare il Castor, arrivarono a sequestrare per ore un treno pieno di antinuclearisti alla stazione di Bussoleno.
La Regione Piemonte ha una legge che prescrive che venga fatto un piano di emergenza in caso di incidente a uno di questi treni. Lo sapevi?
Tutti quelli che abitano nel raggio di tre chilometri per lato dalla ferrovia dovrebbero fare le esercitazioni nel caso uno di questi treni deragliasse o saltasse per aria.
Probabilmente nessuno te lo ha detto. I responsabili delle ferrovie, il sindaco, la prefettura, la questura tengono la bocca chiusa.
A Viareggio l’incidente ad un treno di materiali chimici ha fatto morti e feriti. Immaginate se toccasse ad un treno pieno di scorie altamente radioattive.
L’unica misura consigliata dalle Prefetture a chi abita a 300 metri dalla linea ferroviaria è chiudersi in casa.
Tutti noi sappiamo che non basta chiudersi in casa per sfuggire alle conseguenze di un incidente nucleare.
L’85% delle scorie radioattive prodotte in Italia sono concentrate a Saluggia, Trino vercellese e Bosco Marengo. Dopo venticinque anni dalla chiusura delle centrali nucleari italiane la questione delle scorie non è stata risolta. E non lo sarà mai, perché le scorie restano pericolosissime per la salute umana e per l’ambiente per decine di migliaia di anni.
Lo scorso mese il governo ha deciso di smantellare l’ex centrale di Trino vercellese: al suo posto faranno un secondo deposito «provvisorio».
In nessun paese al mondo c’è un sito definitivo per lo stoccaggio. Costi altissimi e l’opposizione delle popolazioni coinvolte hanno fatto sì che le scorie rimanessero nei pressi delle centrali.
I trasporti che stanno facendo a nostra insaputa sono diretti in Francia. Nell’impianto di La Hague, le scorie vengono “riprocessate” e poi rimandate in Piemonte. Radioattive e pericolose come prima, perché a La Hague si limitano estrarre il Mox, un combustibile per le centrali, e il plutonio. Il plutonio serve ad una sola cosa: fare le bombe atomiche.
Il sito di Saluggia non è sicuro: nell’ultima alluvione le falde sono state contaminate.
Se uno dei treni diretti in Francia deragliasse, se qualcuno lo scegliesse come obiettivo e lo facesse saltare, se ci fosse una scossa di terremoto – anche lieve – mentre attraversa il basso Piemonte, da Vercelli, attraverso Asti, Alessandria, la provincia di Torino e la Val Susa migliaia di persone rischierebbero la vita.
Vale la pena? Vale la pena di arricchire affaristi senz’altro scrupolo che il lucro? Siamo nella città della Thyssen, nella regione della strage dell’Eternit: ai padroni poco importa della nostra salute.
Noi pensiamo che questi trasporti debbano cessare. E siamo decisi a metterci in mezzo. Per il futuro dei nostri figli, per un mondo senza sfruttati né sfruttatori, per farla finita con la devastazione del territorio, per essere liberi di decidere.

SEQUESTRATI DALLA POLIZIA FRANCESE I NO TAV DIRETTI ALL’AVANT SOMMET

Da no tav.info

ore 12.18 Guido Fissore consigliere comunale di Villarfocchiardo invalle di Susa  fermato anche lui alla frontiera francese ci racconta la situazione dei fermati. L’autista del pulman ed altri due no tav pare siano ritenuti persone non gradite dalla repubblica francese e così sono ora trattenuti dalla gendarmeria che dopo averli schedati con foto segnaletiche ed impronte digitali vuole respingerli con un foglio di allontanamento immediato. Il pulman quindi privo di autista e di chiavi rimane fermo e tornerà con tutta probabilità verso l’Italia. ASCOLTA AUDIO GUIDO DA MODANE FRANCIA guido in diretta da modane
Ci giungono notizie allarmanti dal confine con la Francia. Questa mattina un pulman di no tav con un’età media oltre i 65 anni è stato bloccato alla frontiera italo francese di Modane. Destinazione Avant Sommet, una conferenza promossa dai no tav francesi e italiani a Lione in cui le ragioni del movimento verranno presentate. Partiti di buon’ora i no tav hanno così raggiunto dalla valle di Susa la frontiera con la Francia e lì sono stati immediatamente bloccati dalle forze di polizia d’oltralpe. Normali controlli dicono, coordinati con le forze di polizia italiane (che però smentiscono categoricamente) ma i fatti precipitano. Per circa due ore i pensionati della valle di Susa vengono tenuti sul pulman al confine oltre il valico alpino, a motore spento e al freddo. Dalle ore 10.15 vengono trasferiti poi al vicino commissariato dove tutt’ora sono in stato di fermo. Gravissime le prese di posizione anche del quotidiano nazionale francese Le Monde che con una nota chiede ai governi italiano e francese se sia stata sospesa la convenzione di Schengen. Ad ora i legali del legal team no tav non sono riusciti ad intervenire e non riusciamo a parlare e contattare i no tav fermati
ascolta la diretta con alberto perino che dalla valle di Susa segue con il legal team la crisi alberto in diretta