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sabato 1 dicembre 2012

SEQUESTRATI DALLA POLIZIA FRANCESE I NO TAV DIRETTI ALL’AVANT SOMMET

Da no tav.info

ore 12.18 Guido Fissore consigliere comunale di Villarfocchiardo invalle di Susa  fermato anche lui alla frontiera francese ci racconta la situazione dei fermati. L’autista del pulman ed altri due no tav pare siano ritenuti persone non gradite dalla repubblica francese e così sono ora trattenuti dalla gendarmeria che dopo averli schedati con foto segnaletiche ed impronte digitali vuole respingerli con un foglio di allontanamento immediato. Il pulman quindi privo di autista e di chiavi rimane fermo e tornerà con tutta probabilità verso l’Italia. ASCOLTA AUDIO GUIDO DA MODANE FRANCIA guido in diretta da modane
Ci giungono notizie allarmanti dal confine con la Francia. Questa mattina un pulman di no tav con un’età media oltre i 65 anni è stato bloccato alla frontiera italo francese di Modane. Destinazione Avant Sommet, una conferenza promossa dai no tav francesi e italiani a Lione in cui le ragioni del movimento verranno presentate. Partiti di buon’ora i no tav hanno così raggiunto dalla valle di Susa la frontiera con la Francia e lì sono stati immediatamente bloccati dalle forze di polizia d’oltralpe. Normali controlli dicono, coordinati con le forze di polizia italiane (che però smentiscono categoricamente) ma i fatti precipitano. Per circa due ore i pensionati della valle di Susa vengono tenuti sul pulman al confine oltre il valico alpino, a motore spento e al freddo. Dalle ore 10.15 vengono trasferiti poi al vicino commissariato dove tutt’ora sono in stato di fermo. Gravissime le prese di posizione anche del quotidiano nazionale francese Le Monde che con una nota chiede ai governi italiano e francese se sia stata sospesa la convenzione di Schengen. Ad ora i legali del legal team no tav non sono riusciti ad intervenire e non riusciamo a parlare e contattare i no tav fermati
ascolta la diretta con alberto perino che dalla valle di Susa segue con il legal team la crisi alberto in diretta

martedì 28 agosto 2012

Anarchici arrestati. La solidarietà dei No Tav della Valsusa e del Trentino

da anarresinfo.

Lunedì 27 agosto. All’alba di questa mattina è scattata l’ennesima operazione repressiva contro anarchici impegnati nei movimenti sociali, in particolare quello antimilitarista e quello No Tav.
L’accusa di associazione sovversiva ha investito 43 anarchici trentini. Il PM aveva chiesto l’arresto di otto anarchici, il gip ha disposto per uno, Massimo, la detenzione in carcere, per un’altra, Daniela, la reclusione nella propria abitazione.
Ancora una volta la magistratura ricorre ad un reato associativo per cercare di bloccare le lotte sociali, incarcerando i compagni e le compagne più attivi per dividere i movimenti e spaventare tutti.
Non per caso l’operazione, pur decisa il 2 agosto, è scattata a pochi giorni dall’inizio del campeggio No Tav a Marco di Rovereto.
Il movimento No Tav ha espresso immediata solidarietà ai compagni arrestati ed inquisiti, chiedendone l’immediata liberazione.
Di seguito il comunicato emesso in serata dai No Tav del Trentino e della Val Susa dopo le assemblee che si sono svolte a Chiomonte e in Trentino.A pochi giorni dal campeggio No Tav, che inizierà giovedì a Marco di Rovereto, l’arresto di Massimo Passamani, i domiciliari per Daniela Battisti e le perquisizioni a una decina di attivisti No Tav trentini, è un tentativo di gettare paure sull’intero movimento No Tav. L’operazione, mentre il movimento trentino No Tav sta crescendo e maturando (a maggio a Trento più di 1000 persone hanno partecipato al corteo contro l’opera), è palese: si spera così di screditare il movimento, di additarlo come pericoloso e violento, di far credere alle persone che partecipando alla lotta No Tav sarebbero “manovrati dagli anarchici”. Dalla Val Susa al Trentino invece il movimento No Tav sta dimostrato di riuscire ad essere un luogo in cui nessuno manovra nessuno, ma tutti si lotta insieme, ciascuno con i propri mezzi, contro opere inutili e devastanti e contro la prepotenza di chi le vorrebbe imporre.
A dimostrazione della pretestuosità degli arresti basti pensare che questi sono stati disposti dalla procura il 2 agosto: un mese fa. L’attesa, a fronte del presunto “pericolo terrorismo”, fino a due giorni prima del campeggio, fa pensare che a far paura non siano i terroristi, ma piuttosto la varietà e la determinazione dell’intero movimento.
Massimo, Daniela, e tutti gli altri indagati, al nostro movimento hanno dato e continuano a dare tanto sia in valsusa che in trentino. Per questo gli siamo vicini adesso e speriamo di averli presto liberi accanto a noi.
Non ci facciamo intimorire da queste operazioni, vi aspettiamo tutti giovedì sera alle 20.00 assemblea di apertura del Campeggio No Tav Trentino ai Giardini Polifunzionali di Marco di Rovereto.
E per chiunque avesse dubbi riguardo la partecipazione, rompete gli indugi, perchè mai come ora il segnale che vogliamo dare è quello della serenità delle nostre ragioni, della partecipazione e della determinazione a bloccare queste opere, perchè ne va del nostro futuro e della nostra dignità.
Coordinamento No Tav Trentino
Movimento No Tav Valsusa

venerdì 24 agosto 2012

I No Tav occupano la Geovalsusa Srl (FOTO e VIDEO)

da notav.info

Oggi pomeriggio circa centocinquanta attivisti No Tav della Valsusa e di Torino hanno occupato i locali della Geovalsusa Srl in Corso Trapani 39 a Torino.
Se il movimento aveva reso pubblico nei mesi scorsi un dossier nel quale si indagano le ditte e i personaggi che sono implicati nella costruzione dell’Alta velocità (persone note alla cronaca grazie al loro curriculum penale di fallimenti, bancarotte fraudolente, turbative d’asta etc…) oggi, tra questi funamboli spericolati con la gestione del denaro pubblico e altrui, troviamo anche  i soci della Geovalsusa  Srl.
Questa società, nata un mese dopo la chiusura del bando per i lavori alla Maddalena di Chiomonte (24 aprile 2011 data ufficiale di chiusura del bando, società costituita il 20 maggio 2011) fa parte di quella costellazione di nuove società guidate dai soliti faccendieri che hanno visto in Valsusa la possibilità di accaparrarsi un ricco bottino.  Non è un caso che tra i soci della Geovalsusa Srl ci sia il noto Accattino Giuseppe, ingegnere che ha fatto per dieci anni il consigliere comunale per la DC , poi si è guadagnato un posto di amministratore presso l’Amiat ed è stato indagato per falso in bilancio della Assot, azienda di Orbassano, perfetto esempio di una pessima gestione della cosa pubblica.
La Geovalsusa è entrata nel consorzio Valsusa-Piemonte per l’alta velocità  a fine maggio dunque, a un mese dall’inizio dell’occupazione militare della Maddalena di Chiomonte, a seguito dello sgombero violento del presidio No Tav, la libera Repubblica della Maddalena, che da mesi oramai viveva in quelle zone dove oggi sorge il cantiere per l’alta velocità.
La contestazione di oggi alla Geovalsusa Srl ha diverse ragioni, una delle quali è quella per cui essa è complice della militarizzazione e della devastazione del territorio che a partire del 27 giugno 2011 continua ed essere imposta alla Val di Susa.  Per territorio militarizzato intendiamo la presenza in Valle di centinaia di uomini delle forze dell’ordine, lautamente pagati, a controllare e asfissiare gli abitanti della valle, impedendo l’accesso alle loro terre e la libera circolazione sul territorio. Militarizzazione è la creazione di un sito strategico nazionale laddove è in corso la protesta legittima di una popolazione intera, ma lo è anche la nuova strategia adottata della questura dei “fogli di via”, provvedimenti del prefetto con i quali a numerosi No Tav viene impedito l’accesso alla Val di Susa per motivi di ordine pubblico.
Non dorma sonni tranquilli chi pensa che con qualche notifica si possa indebolire un movimento che lotta con coraggio da più di vent’anni! Infatti, se è vero che i militanti No Tav con i fogli di via continuano serenamente a viaggiare in valle, lo è anche il fatto che i centri del potere della lobby Si Tav si trovano quasi tutti nella metropoli torinese…
La contestazione di oggi ad una delle ditte impegnate nella costruzione del Tav o meglio, affannate nel tentativo di riempirsi le tasche coi soldi pubblici, è solo la prima di una lunga serie quindi….a prestissimo!
ps: l’intelligence della questura Torinese è stata davvero poco “intelligente” oggi, facendosi cogliere completamente di sorpresa. I No Tav raccontano di macchine dei carabinieri caricate di scudi e uomini delle forze dell’ordine che sono arrivati ad iniziativa quasi finita…a sarà dura!


sabato 18 agosto 2012

Val Clarea, 17 agosto, ore 4.00: il filo spinato viene giù

da .notav.info

Nella notte tra il 16 e il 17 agosto un centinaio di No Tav ha colto di sorpresa, per la seconda volta, le truppe d’occupazione che presidiano il cantiere-fortino in Val Clarea. Verso le 4.00 di notte, sbucando dai boschi di Giaglione, giunti da sentieri resi più scuri dall’assenza di luce lunare, hanno lanciato all’improvviso il coro “Giù le mani dalla Val Susa” e iniziato una battitura sui New Jersey, accompagnata da un copioso taglio del filo spinato soprastante, utilizzando tronchesi e cesoie. Il filo spinato, che Ltf acquista direttamente dallo stato simbolo dell’occupazione militare nel mondo, Israele, è espressione pratica e visiva della violenza e della brutalità di governo e polizia nella valle, oltre che della debolezza di un sistema politico-istituzionale sempre più delegittimato e in crisi, costretto a ricorrere alla fortificazione delle proprie “opere” per tentare di convincere la gente della sua capacità di realizzarle nonostante il dissenso. Già durante la notte dei fuochi del 14 agosto il muro che difende parte del cantiere era stato danneggiato con l’apertura di un varco; la scorsa notte un’azione più rapida ha portato ancora un po’ più avanti il lavoro.
Quando i compagni sono arrivati nei pressi della baita hanno trovato pochi celerini stupiti e quattro o cinque militari accovacciati ai loro Lince, che, evidentemente colti alla sprovvista, hanno iniziato (soprattutto i primi) ad agitarsi senza costrutto nell’area retrostante la baita, e a proteggersi con gli scudi da pietre che non sono mai state loro lanciate. Il movimento decide quando e come usare i suoi strumenti e le sue energie, collettivamente, e porta a termine i suoi attacchi al cantiere nonostante la militarizzazione asfissiante dell’alta valle e i tentativi del nemico di capire e prevedere le sue mosse. Questa capacità di organizzazione e questa virtù dell’imprevedibilità spaventano il fronte Sì Tav almeno quanto il grado di consenso che le azioni dirette riscuotono sul territorio.
Dopo i danni al cantiere e alle truppe occupanti inflitti a luglio, ad agosto la questura di Torino ha giocato la carta del terrorismo psicologico e dell’abuso giuridico costante, attuando una sorta di cordone repressivo attorno al campeggio del presidio Gravella, a Chiomonte. Le azioni delle ultime settimane, compresa quella della scorsa notte, sembrano suggerire che tale strategia non ha sortito alcun effetto. Forse è anche per questo che i media prostrati alle lobbies del Tav, di fronte alle azioni contro il cantiere e contro la militarizzazione (diverse azioni notturne, ma anche la vivace protesta sotto la caserma dei carabinieri di Susa, alcuni giorni fa) hanno preferito, alla nostra denigrazione, il semplice silenzio. Troppo triste ammettere che neanche la carta delle identificazioni di massa e dei posti di blocco stradali a ripetizione ha pagato? Forse per questo, La Stampa e La Repubblica dedicano in queste ore i loro articoli ai 30 fogli di via che sono in corso di notifica ad altrettanti No Tav, magari sperando che questa sia la soluzione, che l’espulsione degli oppositori al supertreno dalla valle, per mezzo di tali provvedimenti amministrativi, possa disincentivarli dal tornare sul luogo del dissenso.
Ma non è stato, non è e non sarà così. Tanti sono i fogli di via notificati nell’ultimo anno, già stracciati platealmente in faccia alle forze dell’ordine in più occasioni. La stessa fine faranno queste nuove scartoffie, la cui “giustificazione” poliziesca parla già abbastanza chiaro: la protesta contro il treno che portava scorie nucleari attraverso la valle il 23 luglio, nei pressi di Borgone. Forse, mentre è sempre più difficile, per gli uomini della questura, passare notti tranquille a Chiomonte, è ora per tutti i destinatari dei fogli di via riunirsi pubblicamente in un’iniziativa in valle, appoggiata dall’intero movimento, per ribadire assieme e a viso aperto: i fogli di via non ci fermeranno mai!

giovedì 16 agosto 2012

Nuovi fogli di via per militanti no tav

da .notav.info

Un no tav torinese si è visto notificare questa mattina dai digos locali un provvedimento di divieto di entrata nei comuni di Chiomonte, Exilles, Giaglione, Venaus, Susa, Bussoleno e Chiomonte per anni 2. La giustificazione del provvedimento notificato potrebbe far presagire una probabile estensione dello stesso anche ad altri no tav.
Il riferimeno è alla notte tra il 23 e il 24 luglio scorso quando centinaia di no tav e no nuke si mobilitarono contro il passaggio (segreto) del treno di scorie radioattive. Al compagno viene contestato il “tentativo di avvicinarsi alla sede dei binari per impedire il transito dei convogli ferroviari” (la natura del carico non viene precisata né vengono annesse prove concrete, si parla di una generica identificazione avvenuta quella notte!). Viene inoltre precisato che “quel gruppo di persone identificate era proveniente dal campeggio di Gravella di Chiomonte(TO), dove hanno preso vita le numerose azioni violente [...] che hanno determinato una situazione di grave allarme sociale e preoccupazione per la sicurezza pubblica di quel territorio”. La semplice provenienza dal campeggio è sufficiente a determinare la colpevolezza.
L’asfissiante presenza militare che da quasi un mese circonda il campeggio (senza riuscire ad intimidire nessuno) continua con l’emanazione di nuovi provvedimenti disciplinari contro i no tav. Ma non basteranno queste piccole mosse a fermare il movimento più in forma che mai, come dimostrano i fuochi della notte scorsa.

A sarà düra!

lunedì 13 agosto 2012

No Tav - Dalla Valsusa ribelle [agosto 2012]

da informa-azione.

riceviamo e diffondiamo:

Dalla Valsusa ribelle

Quello che è successo nell’ultimo mese in Valsusa è indicativo della forza, dei limiti e delle prospettive del movimento NO TAV.
Il campeggio di lotta a Chiomonte è stato e continua ad essere un’occasione di confronto e di iniziativa. Oltre ai valsusini hanno partecipato e stanno partecipando compagni provenienti da tutta Italia e dall’estero. Si è discusso della lotta contro le infrastrutture in Francia, della mobilitazione ventennale contro il Castor in Germania, di antimilitarismo, della difesa della foresta di Khimki in Russia, di autorganizzazione nelle montagne basche e sulle Alpi, di TAV e banche, della situazione in Kurdistan e in Afghanistan…
A fianco di tutto questo, si sono sperimentate diverse pratiche di lotta: dal presidio davanti all’Italcoge di Susa (con violazione pubblica dei fogli di via da parte di alcuni banditi NO TAV) alle iniziative a sorpresa contro gli hotel che ospitano le truppe di occupazione. E soprattutto si è dimostrato che il cantiere in Clarea non è affatto inviolabile: in maniera eclatante il 21 luglio, quando sono andati giù recinzioni, muri e fari, ma anche in altre passeggiate a sorpresa, quando il numero di forze di polizia non era in grado di controllare tutta l’area. Azione diretta contro il cantiere, dunque, ma anche un inizio di non-collaborazione verso la logistica che lo mantiene.
L’annunciato sgombero del campeggio non è avvenuto, segno del timore, da parte di politici e questura, delle reazione in Valle (e non solo) in caso di operazione poliziesca.
Esempio raro del rapporto di forza tra un movimento di lotta e lo Stato.
Anche i controlli asfissianti attorno al campeggio (con identificazioni a tappeto ed espulsioni di una dozzina di compagni francesi), se nei primi giorni hanno creato una situazione di stato d’assedio, hanno poi spinto i NO TAV a trovare nuove modalità di azione, più agili e meno annunciate. E in più hanno cominciato ad esasperare la gente di Chiomonte e degli altri paesi, come sempre quando lo Stato non può più concentrare uomini e mezzi solo nel cantiere. Il centinaio di persone che ha assediato per un’ora la caserma di Susa il 6 agosto (in occasione del fermo di due compagni romani) ha sfidato le truppe di occupazione a casa loro e ridato morale ai NO TAV.
Il tentativo di dividere il movimento non ha funzionato: le migliaia di valsusini presenti alla marcia da Giaglione a Chiomonte del 28 luglio sono state una risposta assai eloquente.
Partecipare al campeggio di Chiomonte è importante per diversi aspetti: per dar manforte alle iniziative e per proporne altre, ma soprattutto per ragionare in prospettiva: dal processo ai NO TAV che si aprirà il 21 novembre alla continuazione delle campagne di lotta sia in Valle sia fuori. La lotta NO TAV può essere il detonatore di un movimento generale, la scintilla di un’insofferenza che cresce ma che stenta a rompere l’isolamento. Avere delle idee per quest’autunno è fondamentale. Non si tratta più di essere semplicemente solidali con la Valle che resiste, ma di trovare i terreni di generalizzazione e di convergenza pratica tra le varie lotte. Resistere in Valle ed essere dappertutto: un incubo per i tecnocrati al governo, una possibilità per noi.

Chiomonte, 9 agosto 2012

martedì 31 luglio 2012

No Tav. Altre denunce e obblighi di dimora

da anarresinfo

Martedì 31 luglio. Con puntualità e precisione sono stati recapitati 12 avvisi di garanzia con tanto di misure restrittive della libertà a 12 No Tav. Questa mattina all’alba la digos ha prelevato dal campeggio Max / Obelix e gli ha notificato l’obbligo di dimora a Torino, stessa sorte toccata a Giorgio cui, oltre al domicilio coatto a Bussoleno, è stato imposto il coprifuoco notturno. Ad altri cinque No Tav è stato notificato il divieto di ingresso a Chiomonte. Il pubblico ministero aveva chiesto che fossero arrestati, ma il Gip ha preferito misure restrittive più lievi.
Tutti e 12 sono accusati di resistenza, lesioni e violenza a pubblico ufficiale per la giornata di lotta alle reti dell’8 dicembre scorso. Una giornata durissima per i No Tav che scelsero di andare in Clarea.
Gli uomini in divisa ebbero ordine di colpire e fare male: ci furono numerosissimi feriti di cui tre molto gravi. Un No Tav padovano ci ha rimesso un occhio, uno di Venaus ha perso l’udito da un orecchio, dopo essere stato a lungo in prognosi riservata.
Oggi sono arrivati i nuovi pacchi dono della Procura. Non sono i primi, non saranno certo gli ultimi, poiché le veline dei giornali da tempo annunciano nuovi provvedimenti per le occupazioni dell’autostrada di quello stesso 8 dicembre e dello scorso fine febbraio.
La Procura torinese continua nel suo lavoro di cane da guardia del partito trasversale degli affari. Abbaiano e azzannano ma il movimento non si tira indietro. Anzi. La marcia di sabato scorso è stata la miglior risposta a chi pensa che denunce, restrizioni, fogli di via, botte possano spaventare i No Tav.
Sempre più gente sta imparando cosa sia la democrazia reale. Sempre più gente pratica la politica del basso, in autonomia dall’istituito, nella consapevolezza che la libertà non si mendica ma si conquista. Pezzo per pezzo.

lunedì 16 luglio 2012

Tav: a giudizio l’attivista No Tav Abba’

da http://www.notav.info

(ANSA) – TORINO, 16 LUG – Luca Abba’, l’attivista No Tav ferito da una scarica elettrica, lo scorso 27 febbraio dopo essere salito su un traliccio dell’alta tensione per protestare contro la Tav Torino-Lione, nei pressi del cantiere di Chiomonte, e’ stato rinviato a giudizio per un altro episodio avvenuto il 9 febbraio 2010 all’autoporto di Susa. E’ accusato di resistenza e violenza a pubblico ufficiale per aver partecipato a una protesta contro l’installazione di una trivella per carotaggi per la Tav.
E’ arrivata così, con una notizia ansa la decisione del tribunale di Torino di rinviare a giudizio Luca. Prima la caduta dal traliccio, la sua generosità, i mesi di ospedale a combattere, tra la vita e la morte ed ora la lenta e difficile riabilitazione e poi ancora la legge. Legge dei palazzi torinesi, che non fa sconti a nessuno (della povera gente si intenda, dei giusti) se non ai corrotti uomini di potere che si sa in quelle aule la fanno sempre franca. E così con tutta l’Italia che si indigna per le intercettazzioni al presidente Napolitano sul caso della  trattativa stato-mafia risalente ai tempi delle stragi del ’92 noi in val di Susa non possiamo che incazzarci per questo ennesimo insulto. E così Luca, a neanche un mese dalle dimissioni e dal rientro a casa in valle si vede notificare l’ennesimo prepotente atto della procura della repubblica di Torino capitanata dal sempre verde Caselli. Bè complimenti…

giovedì 12 luglio 2012

La Francia mette in forse la costruzione della Tav Torino-Lione

da blogeko


E adesso chi glie lo dice a Monti e a Passera? La Francia ha deciso di rinunciare alla costruzione di alcune linee ferroviarie ad alta velocità già in progetto; fra quelle con le maggiori possibilità di essere cancellate il quotidiano Le Figaro inserisce la Torino-Lione, la famosa Tav che dovrebbe passare dalla Val di Susa e che secondo il governo italiano è “un’opera strategica, importante e prioritaria”.
La Francia è mossa da ragioni di budget, di risparmio, di rapporto costi-benefici. Le stesse invocate a più riprese in Italia da voci autorevoli: centinaia di docenti universitari e ricercatori.
Le Figaro ha pubblicato una cartina delle linee ferroviarie francesi ad alta velocità candiate al ripensamento che avverrà Oltralpe. Eco la situazione.

In nero le linee già esistenti, in rosso quelle già in costruzione o la cui costruzione è confermata, in giallo quelle in progetto che, a questo punto, stanno come d’autunno sugli alberi le foglie. E per alcune, in primo luogo la Torino-Lione, il vento tira particolarmente forte.
Le Fgaro scrive che, in base a quanto ha lasciato capire il ministro del Bilancio Jérôme Cahuzac, saranno cassate le linee che costano care, che non riducono significativamente i tempi di percorrenza, che prevedibilmente saranno poco utilizzate.
Il ministro non ha detto quante linee saranno cancellate fra le molte in programma. Una commissione parlamentare dovrà classificarle in base alla priorità entro la fine dell’anno.
Tuttavia il quotidiano francese deduce dalle parole di Cahuzac che due linee dovrebbero quasi certamente salvarsi (la Bordeaux-Tolosa e quella per unire l’aeroporto di Roissy alla gare de l’Est di Parigi) mentre altre due sono in cima all’elenco delle prevedibili sforbiciate.
Al primo posto fra le candidate alla cancellazione Le Figaro mette la Nizza-Marsiglia e al secondo posto la Torino-Lione, dato che il suo costo per la parte francese, 12 miliardi di euro, è considerato troppo elevato (la parte italiana è ancor più cara, aggiungo io) e il traffico merci sulla tratta è sceso nel 2011 a 4 milioni di tonnellate, contro gli 11 milioni di tonnellate di vent’anni fa.
Resta il problema di dirlo a Monti e a Passera. Forse bisognerebbe portarsi dietro i sali…
Su Le Figaro la Francia rinuncerà alla costruzione di alcune linee ferroviarie ad alta velocità
Sul sito del Tg1 una dichiarazione del 26 aprile scorso del ministro Passera la Tav Torino-Lione è prioritaria, importante e strategica
La foto piccola è di Flickr
Grazie a Maurizio per la segnalazione

mercoledì 11 luglio 2012

Sentenza Nina & Marianna : Nina assolta, condanna a 8 mesi per Marianna

da http://www.lavallecheresiste.info

nina_marianna-300x187 Come ultimamente capita sempre più spesso quando si tratta di ‘movimento’, la giustizia italiana fa acqua da tutte le parti : impossibile per il giudice, dopo tutto il bailamme mediatico attorno alla vicenda, non uscirne con almeno una condanna.
Dopo che lo stesso Caselli era presente in più di un’occasione alle varie fasi dell’incarcerazione e del procedimento ecco la sentenza : 8 mesi per Marianna, Nina assolta da ogni accusa. La differenza ? La parola di un uomo delle forze dell’ordine che dice di aver visto Marianna tirare una pietra. Forze dell’ordine cadute in continue contraddizioni durante il processo, ma tanto basta per uscirne almeno con una condanna, far esultare un pò Caselli e compagnia, con la solita scusa che ‘è la gente da fuori’ il problema, non un movimento che ha messo in marcia 70.000 persone all’assalto del cantiere, e che ancora oggi entra ed esce nel fortino di sicurezza come una lama calda nel burro.

martedì 10 luglio 2012

Maurizio cementato vivo nel carcere di Cuneo. Sabato manifestazione di solidarietà

DA http://www.anarchaos.org

Il 26 gennaio, sei mesi dopo le imponenti manifestazioni in Valsusa, un’operazione della Procura di Torino ha portato a perquisizioni in tutta Italia e all’arresto di 26 compagni/e, di cui tre si trovano ancora in carcere.
Fra gli scopi dell’inchiesta, il tentativo di dividere ed intimorire il movimento No Tav e chiunque si opponga alle imposizioni dettate dall’alto. Proprio in questi giorni è cominciato il processo, nel tribunale di Torino, contro i 46 No Tav inquisiti.


Uno di questi, Maurizio Ferrari, trasferito il 16 giugno dal carcere di Milano a quello di Cuneo, sta subendo un pesante accanimento: isolamento (nessun contatto con gli altri detenuti, in cella e all’aria da solo), blocco della posta, nessuna possibilità di ricevere libri o altro materiale, vessazioni continue.


Di fronte a questa situazione è importante dare una risposta concreta: per questo indiciamo un presidio di solidarietà con Maurizio e con tutte le prigioniere e i prigionieri che quotidianamente subiscono l’oppressione del carcere.


SABATO 14 LUGLIO, ORE 16
PRESIDIO FUORI DALLE MURA DEL CARCERE CERIALDO DI CUNEO, VIA RONCATA.
Ora e sempre No Tav

Solidarietà a tutti e tutte i No Tav inquisiti

Maurizio, Juan, Alessio liberi subito!

Contro il carcere e la società che lo crea!

Tutte e tutti liberi!

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Maurizio Ferrari, resistente No Tav prigioniero dal 26 gennaio è stato trasferito dal 16 giugno nel carcere di Cuneo, dove viene sottoposto a regime di isolamento duro, blocco della posta in entrata e in uscita, mancata consegna di libri e letture che gli vengono spediti, aria da solo in un cortiletto di cemento. Sperano di piegarlo con questa totale privazione di relazioni umane, ma sappiamo che il compagno sta resistendo a testa alta. 
Invitiamo tutte e tutti i solidali a inviare telegrammi e lettere per rompere l'isolamento a cui è sottoposto Maurizio, per fare pressione sui suoi aguzzini e sulla direzione del carcere di Cuneo. 

Maurizio Ferrari
C.C. via Roncata 75 12100 Cuneo

lunedì 9 luglio 2012

“Maresciallo, questi hanno tagliato di nuovo le reti. Che faccio, posso tirare 2 pietre ?”

da http://www.lavallecheresiste.info

679e592cfd1cbd7f0b1a171b36ce358b Un video di questa notte, che è abbastanza esplicativo della situazione in Val Clarea. Ennesimo taglio alle reti, ennesima reazione scomposta di chi è pagato per controllare un territorio incontrollabile.
Zac zac

venerdì 6 luglio 2012

Parte il processo vs i NoTav

da http://www.notav.info

400 persone bloccano l’incrocio e assediano il Tribunale con “battiture” e solidarietà
Il colpo d’occhio che questa mattina accoglieva i frequentatori del Tribunale di Torino non era certo uno spettacolo consueto. Centinaia di persone (circa 400) hanno obbligato alla chiusura dell’antistante via Giovanni Falcone fin dalle prime ore del mattino per permettere la presenza di tanta gente; bloccco che dopo un’ora è stato esteso, dagli stessi notav, al vicino incrocio col centralissimo corso Vittorio Emanuele (bloccatao per tutta la mattinata). Che è successo?

Al Palagiustizia
è iniziato il maxi processo contro i notav: 46 gli imputati per i fatti del 27giugno e del 3 luglio scorsi. Davanti al tribunale il movimento, accorso nei suoi tanti rivoli in sostegno agli imputati. Molte le persone provenienti da fuori città: 2 pulman provenienti dalla Val Susa, banchetti e striscioni a sostegno della lotta, contro il processo in atto. D’impatto la denuncia del Movimento contro le violenze delle forze dell’ordine e squadre speciali, documentate nel dossier  Operazione Hunter, distribuito dai banchetti presenti e riprodotto in un mega-striscione di 4 metri (vedi foto sotto) appeso alle inferriate del Tribunale, riproducente le “eroiche” gesta delle forze dell’ordine l’estate scorsa.
La prima udienza preliminare, delle 13 già calendarizzate per tutto il mese di luglio, si è svolta a porte chiuse, con la solo presenza in aula degli imputati no tav, assistiti dal legal team e gli avvocati dell’ accusa, Nella prima prima parte dell’udienza preliminare gli avvocati difensori difesa hanno reso noto i vizi di forma nelle procedure di notifica degli atti, bocciate dal gup Pio perchè considerate inconsistenti. Nella seconda parte dell’udienza hanno preso parola gli avvocati di coloro che si sono costituiti parte civile nel processo, fra questi i vari sindacati di polizia, più l’italcoge e Ltf (Lyon-Turin Ferroviaire) per i danni subiti nelle giornate di un anno fa.
In questa giornata gli imputati hanno colto l’occasione per discutere fra loro, ribadendo l’unità che contraddistingue tutto il Movimento no tav, confermando nella stragrande maggioranza degli imputati (pochissimi hanno deciso per rito abbreviati e patteggiamento) il rito ordinario.
Attesa e scontata l’inamovibilità del Gup che ha rinviato tutt* gli/le imputat* alla prossima udienza, convocata per martedì 10 luglio.
Il movimento c’è, è unito e lo dà a vedere, con buona pace di chi si ostina a presentare questo come un semplice “processo su fatti concreti”, salvo prenotare un’aula di Tribunale per tutto il mese di luglio, “privilegio” riservato in tempi recenti solo al processo Thyssenkrupp e al processo contro le cosche calabresi della ‘ndrangheta che inizia in questi giorni. e poi ci vengonoa  dire che non è un processo politico…!
Il movimento però, ha continuato secondo nella sua serena modalità, con blocchi, battiture, interventi, slogan e tutto quel che serve. Intanto il campeggio a Chiomonte continua… e inizia ad arrivare molta gente…

A sarà dura!

Ascolta le dirette dal presidio da:  Blackout  -  Ondadurto 

martedì 3 luglio 2012

3 luglio 2012 - Ricordi a distanza di un anno

da antifascismo-militante-italiano

pubblicata da Antifascismo Militante Italiano il giorno martedì 3 luglio 2012 alle ore 1.03 ·


Ero fermo seduto sul guardrail in prossimità dell'entrata in autostrada. Avevo lo zainetto in spalla e mi stavo godendo quella che mi promisi fosse l'ultima sigaretta per le prossime ventiquattro ore. Vista la previsione di lacrimogeni non volevo avvelenare il mio corpo ulteriormente per mia volontà. Ero teso, eccitato, preoccupato, contento, determinato, speranzoso. Poco dopo arrivarono i compagni a prendermi, mi fecero salire davanti. Raggiungemmo altri compagni RedSkin in autogrill. Un caffè per i guidatori e una piadina per gli altri. Ci rimettemmo in cammino verso l'una di notte per quella che sarebbe diventata una giornata d'amore e lotta. Era il 3 luglio 2011, direzione Val di Susa.



Arrivammo in valle verso le quattro del mattino. La scena era surreale. Calma piatta. Vedemmo qualche bariccata con i blindati negli angoli della strada per delimitare la loro zona di pazzia, ma tutto era cosi irrealisticamente calmo.

Sapevamo dei tre diversi raduni previsti ma non conoscevamo bene la zona. I navigatori facevano fatica a prendere il segnale. Proseguimmo sui tornanti fino a quando non vedemmo due ragazzi in mezzo alla strada con delle pile. Ci fecero strada per indicarci la zona del raduno che sarebbe partito da Ramats. Parcheggiammo la macchina e sprovvisti di tende decidemmo di dormire qualche ora in macchina. Non mi addormentai subito, forse nemmeno mi addormentai.



Ricordo che ogni tanto passavano delle persone su e giù dalla via in tutto silenzio. Verso le sei del mattino uscii dalla macchina e decisi di fare un giro. Mi sedetti su di un prato al ciglio della strada e ammirai lo spettacolo che mi si presentò davanti. Una vallata in tutta natura, con i suoi profumi e i suoi suoni. Rimasi affascinato cosi decisi di andare al lato della strada per scorgere il panorama in tutta la sua bellezza. Mi accorsi in breve dell'altra facciata della valle, quella tagliata da un'insormontabile autostrada. Quell'autostrada vista mille volte nei telegiornali, era proprio lei, identica. Era li. Mi venne in mente la pubblicità del kinder cereali quando il ragazzo si accorge della mano dell'uomo dietro uno scenario apparentemente incontaminato. A breve si fece l'alba e qualche compagno usci dalla macchina. Ero impaziente di rivendicare quella valle, di dare un aiuto a tutti i compagni che la settimana prima diedero lezione di resistenza.





Il ritrovo era previsto alle nove, cosi dopo una colazione piena di proteine ci incamminammo risalendo la via che portava a Ramats. Contrariamente ad altre volte sembrava che questa volta fossimo davvero organizzati. Vennero distribuite mascherine, caschetti e guanti per chi ne fosse sprovvisto. Eravamo vestiti con capi lunghi per evitare che i lacrimogeni irritassero la pelle cosi soffrimmo il caldo afoso fin dalle prime ore del giorno. L'impazienza non defluì subito. Dovettimo aspettare che i due cortei partiti alle nove raggiungessero la prossimità del cantiere. Poco prima delle unidici ci fu un briefing su come gestire l'azione e qualcuno tradusse per i compagni accorsi da altri paesi.



Al via occupammo fin da subito la testa del serpente ed in fila indiana ci apprestammo a scendere per un lungo sentiero. A tratti ci fermavamo per rimanere compatti e indiscreti davanti l'elicottero che costantemente sorvolava la zona. Penso che qualcuno di noi credette veramente che non sapevano dove fossimo, che non c'era nemmeno un infiltrato tra noi. Ad ogni modo sostenemmo le loro convinzioni rimanendo in silenzio e serrati per giungere il più possibile vicino al cantiere. Ad un certo punto fecimo una sosta più prolungata nell'attesa che anche gli altri cortei si avvicinassero al cantiere, essendoci all'interno molti compagni dei quali necessitavamo davanti ad uno spiegamento di forze cosi cospicuo. In quella attesa mi tolsi e rimessi la maschera, i guanti e il casco più volte, sperando ora che fossimo pronti, ora capendo che c'era da aspettare sentendo il caldo sempre più. Un'attesa snervante.



Dopo venti minuti buoni decidemmo di entrare nella zona del cantiere e dopo aver tagliato le reti con tutta fretta entrammo di corsa occupando uno spazio di bosco pianeggiante e con pochi alberi, terreno ideale. Fecimo partire i fuochi d'artificio per segnalare agli altri cortei che avevamo preso la zona del cantiere. Ci accorsimo subito, però, che due plotoni delle forze del disordine erano schierati in difesa dei due unici sentieri che portavano al cuore del cantiere. Da li a poco l'inferno fu inevitabile. I lacrimogeni venivano sparati in una quantità smisurata in un luogo, quale il bosco, dove nessun media era presente e il cui accesso era severamente vietato da entrambe le parti, polizia e anarchici. La cappa dovuta alla fitta vegetazione non permetteva di respirare. Ricordo di essermi quasi soffocato per ben tre volte. La lotta durò per ore, non solo nel bosco ma in tutta l'area circostante. Per ovvi motivi non racconto gli avvenimenti di quelle ore, ma ricordo invece si la risalita a fine giornata non verso Ramats però, ma verso Giaglione, poichè Ramats era stata occupata dalla polizia che da li a poco si sarebbe apprestata a scendere nel bosco. Ricordo anche che dovettimo aspettare le nove di sera prima di poter andare a riprendere la macchina in tutta sicurezza. Ricordo i posti di blocco in entrata sull'A4 pieni di celere. Ricordo infine mio padre all'uscita dell'autostrada, dove mi avevano preso all'andata i compagni, che mi abbracciò da compagno, compagno da generazioni.



Compagni non dimentichiamoci mai di quella giornata piena d'amore.

Oggi 3 luglio 2012 dobbiamo ricordare quel giorno di resistenza.

Il vostro compagno,

Nicolò Rosate.





 Filippo Musumeci 2011


lunedì 2 luglio 2012

In Valle Scrivia . La prossima settimana al via gli espropri, i No Tav: li impediremo

da http://www.lavallecheresiste.info

no_3valico da un articolo de ‘La Stampa’, ed. Alessandria
Parte  la mobilitazione popolare contro gli espropri previsti per il Terzo valico, annunciati dal consorzio Cociv nei giorni scorsi con circa duecento lettere ai proprietari di terreni ed edifici tra Arquata e Serravalle, aree dove sono previsti cantieri, campi base e strade a servizio dei cantieri e altri interventi.
La presa in possesso degli immobili da parte di Cociv è stata fissata in due tranche: a Serravalle il 10, 11 e 12 luglio, ad Arquata pochi giorni dopo, il 16, 17, 18 e 19. La mobilitazione dei cittadini prevede una prima assemblea pubblica il 5 luglio a Serravalle, alle 21, in una sede ancora da indicare. Un secondo incontro sarà invece venerdì 6, stessa ora, nel piazzale delle scuole medie ad Arquata, convocata sempre dal comitato ma con accanto l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Paolo Spineto.
L’idea è di arrivare a un ricorso collettivo contro gli espropri.
L’opposizione non sarà però solo formale: è infatti un programma un presidio per impedire l’attuazione degli espropri a Moriassi, la località di Arquata maggiormente colpita dai cantieri del Tav.

mercoledì 27 giugno 2012

Il teorema della Procura contro i notav non si ferma, neanche dopo un anno

da notav.info

Mentre siamo giunti quasi ad un anno dallo sgombero della Maddalena e dal 3 luglio, il teorema giudiziario della procura della Republica di Torino, guidata da Gian Carlo Caselli non si ferma, e scattano nuoe misure cautelari. Luca, 20 di Vaie, valsusino e Elena, 25 anni di Bologna sono stati colpiti da provvedimenti di arresto e privazione della libertà,  nello specifico Luca ha l’obbligo di dimora, mentre Elena è agli arresti domicialiari.
Dopo un anno, continuiamo a scoprire il “metodo” giudiziario contro i notav, colpevoli di non arrendersi, nemmeno oggi. Il 6 luglio si aprirà il processo ai notav arrestati il 26 gennaio scorso, dove a tempo di record, saranno in tribunale con udienze già calendarizzate, con una celerità ed un efficienza giudiziaria che fa pensare…perchè se si fosse andati oltre, sarebbero scaduti di per sè i termini della carcerazione preventiva.
Non ci lamentiamo sia ben chiaro, non siamo abituati e contro quello che riteniamo ingiusto, lottiamo con passione, ma non venoteci a fare discorsi sulla giustizia…
Libertà per tutt/i

lunedì 18 giugno 2012

Luca dopo 109 giorni esce dall’ospedale

da notav.info

Finalmente, dopo 109 giorni di “detenzione” ospedaliera, sono uscito dalla mia camera d’ospedale. Ma ci vorrà ancora tempo per poter tornare alle mie vecchie abitudini di vita, per diversi mesi proseguirò la fisioterapia in ospedale alcuni giorni a settimana e dovrò curare in prima persona la mia riabilitazione con esercizi quotidiani. Tutto sommato posso dirmi soddisfatto di come è andata finora, e, nonostante le caratteristiche dell’incidente che mi accaduto, le conseguenze sono state meno gravi dell’immaginabile. Intendo perciò ringraziare tutto il personale sanitario che mi ha seguito in questo periodo con serietà e professionalità. Il mio ringraziamento più grande va però a tutti coloro che mi sono stati vicino in questo periodo, non solo familiari e amici, ma anche a chi in tutta Italia, e anche oltre, ha seguito con grande apprensione l’evolversi della mia situazione.
Chiediamo-io e la mia compagna Emanuela- di essere lasciati tranquilli ancora per un po’ di tempo, in modo che possiamo dedicarci pienamente al mio recupero; sicuramente non mancheranno le occasioni per ritrovarsi durante iniziative pubbliche o in incontri più intimi. Appena possibile tornerò attivo e presente in prima fila come tutti mi conoscono.
Un saluto ribelle e un abbraccio affettuoso a tutti e tutte
Luca Abbà giugno 2012

lunedì 4 giugno 2012

Domani Nicola si presenta davanti al giudice, sciopero della fame a oltranza per la libertà di tutti!


Nicola lo abbiamo conosciuto bene quest’estate quando con Stefano e Turi ha portato avanti uno sciopero della fame (nel suo caso anche quello della sete) davanti alla centrale elettrica di Chiomonte.Uno sciopero contro le truppe di occupazione che da giugno avevano invaso il territorio valsusino e che si inseriva in un agosto ricco di iniziative e mobilitazioni da parte del movimento No Tav. Sotto il sole cocente e protetti da un gazebo andarono avanti parecchi giorni. Qualche tempo dopo Nicola partì per il Sud America, lui che da sempre aveva sostenuto i popoli in lotta, e ce lo ricordiamo infatti a Rafah nel 2002, subito dopo la morte dei giovani attivisti internazionali Thomas e Rachel Corrie, scrivere appelli per conto dell’ISM denunciando le violenze dell’esercito israeliano a danno della popolazione Palestinese.
Il 26 gennaio parte l’operazione voluta dal procuratore Caselli contro il movimento No Tav e Nicola è tra gli arrestati, ma  è lontano, in Sud America appunto.
La storia riprende da oggi, con una lettera di Nicola con la quale ci informa che domani si consegnerà allo stato, perchè ci sono ancora 4 attivisti No Tav in carcere e lui vuole cominciare una nuova battaglia, dall’interno del carcere, con uno sciopero della fame che inizierà il giorno stesso dell’arresto e che al ventesimo giorno vedrà aggiungersi anche quello della sete.
Un forte abbraccio a Nicola, non ti lasceremo solo.
Ecco la sua lettera:
Pur non credendo nell’autorità dello Stato italiano, nelle strutture e negli apparati di giudizio, emarginazione e condanna, ho deciso di presentarmi davanti al giudice, martedì 5 giugno alle ore 15, al tribunale di Torino.
Ritengo più vera la Libertà, non concedendo autorità e valore a questi apparati; in altre situazioni avrei optato per una bella clandestinità. Dal momento in cui altre quattro persone sono ancora in carcere, e molti ancora ai domiciliari o con restrizioni alternative, e dato che credo nell’azione collettiva di liberazione e costruzione di un mondo autogestito, libero nonchè umano, ho preso la decisione di presentarmi, affrontando lo Stato, e contribuire con l’azione dello sciopero della fame (dopo 21 inizierò quello della sete) in modo da generare rivolta, riscossa unione e libertà.
Chiedo con questa azione: Libertà per tutti e da tutto, sperando che tutte le guerriere ed i guerrieri dell’Anima e della Libertà vera contribuiscano in tutte le forme possibili ad ottenere giustizia e Libertà.
Continuerò lo sciopero fino all’ottenimento della Libertà per tutti coloro che sono colpiti dalla repressione.
Possiamo unire le nostre forze ed ottenere quello che desideriamo e meritiamo!
Un ABBRACCIO a tutti e tutte.
Nicola che ama la terra e la libertà.

martedì 29 maggio 2012

A Torino le scuole crollano e 1 cm di Tav costa 1200 euro

da .lavallecheresiste

kgn2 “se con 300 euro al metro si potrebbe rifare il tetto degli Istituti loro preferiscono spendere 1200 euro al cm per fare un’opera inutile.”
Ieri nell’Istituto Colombatto a Torino è crollato il controsoffitto, fortunatamente non ci sono stati feriti perché è avvenuto prima dell’inizio delle lezioni ma resta comunque un incidente che ci fa pensare.
Sono anni che lottiamo perché la scuola possa essere un posto sicuro e non un edificio che rischia di crollare sugli studenti ma nell’edilizia delle scuole non si investe ormai da tempo.
Quando poi le conseguenze di poca manutenzione portano a incidenti di questo genere tutti si indignano.
E’ inaccettabile che un luogo pubblico possa mettere a rischio la vita delle persone. Sembra che la morte di Vito non abbia fatto riflettere, nonostante un ragazzo di 17 anni abbia perso la vita la sicurezza nelle scuole resta per i politici un campo in cui non è necessario spendere soldi.
Gli stessi politici però non ci pensano due volte a usare miliardi per un’opera come il tav, se con 300 euro al metro si potrebbe rifare il tetto degli Istituti loro preferiscono spendere 1200 euro al cm per fare un’opera inutile. ( i fondi per il cunicolo esplorativo della Maddalena di Chiomonte sono stati stornati dai fondi FAS destinati alla messa in sicurezza degli edifici scolastici e per l’edilizia carceraria )
Evidentemente per loro quello che possono guadagnare dagli intrallazzi di questo progetto è più importante che la vita degli studenti.
Komitato Giovani Notav

martedì 22 maggio 2012

Marocco: manifestazioni di massa contro il treno ad alta velocità

da infoaut.

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    L'avevano promesso: “Il treno ad alta velocità non passerà” e così è stato! Il movimento marocchino ha mantenuto ancora una volta la parola portando nelle piazze di 20 grandi città del paese migliaia e migliaia di manifestanti determinati a gridare insieme “No al TGV!”, la linea ferroviaria per i treni ad alta velocità che dovrebbe unire secondo le intenzioni del governo la stazione di Tangeri a quella di Casablanca. L'ennesima grande opera inutile, fonte ghiotta di speculazione, per la rapacissima elites marocchina che nella costruzione delle infrastrutture ha fatto negli anni una vera fortuna a scapito degli interessi della popolazione. Questa volta la cifra è davvero esorbitante: si parla di 25miliardi di dirhams d'investimento per permettere ad un probabile 0,0001% della popolazione di Casablanca di raggiungere in poco tempo il porto di Tangeri o per garantire alla gioventù dorata tangerina di fare shopping in un baleno nel centro della metropoli marocchina. Questo il modello di sviluppo e di progresso su cui re Mohamed VI sta costruendo il Marocco del 2000, mentre ad un passo della sua reggia i disoccupati si danno fuoco con litri di benzina, mentre gli abitanti di centinaia e centinaia di località rurali (senza acqua e luce pubblica) per raggiungere un pronto soccorso o un qualsiasi ambulatorio devono montare su un carretto spinto da asinelli e viaggiare su strade sterrate per ore, dove ancora ad avere accesso alla formazione pubblica ci sono solo 400.000 studenti. Un vero insulto alla miseria! Una vera provocazione alla povertà... che in Marocco però da più di un anno non sta più in silenzio, ma anzi lotta e si organizza. La rivoluzione araba nel grande paese nordafricano ha assunto per ora i caratteri di massa della rottura del silenzio e della paura. In Marocco adesso, davanti alle ingiustizie sociali, si scende in strada, si urlano slogan e non ci si intimidisce più davanti alle minacce di tortura o ai manganelli della polizia roteanti sopra le teste dei manifestanti. E' questo Marocco che oggi è in pieno sviluppo nelle grandi città come nei piccoli paesi della campagna, ai lembi del deserto o delle montagne. Ed è questo Marocco che fa paura a Mohamed VI e alla sua corte\cricca di speculatori e uomini d'affari: un tempo bastava spaccare ossa e seppellire in carcere quei pochi militanti e attivisti coraggiosi che si opponevano, oggi invece non bastano stati d'assedio a villaggi e repressione spietata per fermare migliaia e migliaia di manifestanti con giovani proletari in testa che scendono in strada con le idee chiare: giustizia sociale, dignità e libertà. E così contro il TGV marocchino il movimento ha inondato le vie di Casablanca (video 1, video 2), Rabat (video 1, video 2) Taourit, Nador, Beni Bouayach (video), Tetouan, Tangeri (video 1, video 2), Larache, Sidi Kacem, Fes, Tifelt, Khesmisset, Sefrou, Azrou, Khenifra, Khouribga (video), Eljadida (video), Beni Mellal, Safi, Marrakech ed altre città rivendicando che al posto della speculazione e della devastazione ambientale provocata dalla linea del TGV, i 25miliardi di dhirams vadano alla costruzione di 5000 scuole o 3000 licei nelle zone urbane, o alla costruzione di 25000 scuole nelle zone rurali, o a 25
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    grandi centri ospedalieri con capacità di 22000 letti per gli ammalati, o ancora a 16000 centri socioculturali, biblioteche o centri sociali di quartiere, oppure a 16000 kilometri di strade rurali. Insomma come il movimento notav ha insegnato all'Italia in crisi quante cose si potrebbero fare per il bene della collettività al posto della grande opera inutile della tav così il movimento marocchino ha espresso con manifestazioni di massa la sua idea in materia di sviluppo sociale contro il progetto di sviluppo delle tasche delle cricche-TGV marocchine di sua maestà! Non è quindi un caso che durante la manifestazione di pochi giorni fa a Casablanca siano sventolate le bandiere No-Tav della Valle di Susa in lotta o che la stessa bandiera si apparsa durante le conferenza stampa degli attivisti marocchini contro il TGV, perché ormai è vero che seppur gli idiomi sono diversi la lingua delle lotte sta iniziando a sviluppare un linguaggio comune davvero senza frontiere.
    Seguiranno approfondimenti...