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sabato 14 luglio 2012

CCF – La fine dell’isolamento di Olga Ikonomidou

da parolearmate.

“Il tempo diventa ‘eterno’, è come essere congelati mentre pensi – vedi – senti ma non puoi toccare-sentire tutto ciò
Ricordi… ricordi, questo sì!
Ogni minuto, ogni bacio, ogni nome, ogni città dove ero libero come un uccello pieno di energia e sogni, creativo ed attivo, immerso nella libertà, un induttore di azione ed un propagatore, ricordo tutto ciò e nessuno e niente può rubarlo da me…”
- Gabriel Pombo Da Silva, “Diario di un Delinquente”
Black International Publications (in pubblicazione)
Dopo 53 giorni in isolamento e l’attitudine vendicativa, concernente l’attuazione del mio trasferimento disciplinare dalla prigione di Tebe a quella di Diavata, il 26 giugno sono stata portata alla prigione di Koridallos per l’imminente processo per l’accusa del testo solidale della CCF per lo squat anarchico Nadir.
Il regime di isolamento, rotto non perché sono state prese delle decisioni, ma per le condizioni. Al di là di ciò, ogni prigioniero è un numero, ogni numero è un foglio in più nelle inutili pile sulle scrivanie dei burocrati che viene facilmente perso o completamente sepolto.
Due giorni dopo è stato annunciato per me che sarei dovuta essere trasferita ancora alla prigione di Diavata. Un fatto che significa un ritorno all’isolamento.
Dunque, la mattina di venerdì 29 giugno, e mentre la mia “scorta” (forze speciali, sbirri, forze speciali per i trasferimenti) aspettava, io ho chiaramente dichiarato che mi rifiuto di seguire, mi rifiuto di tornare, mi rifiuto di partecipare al loro gioco. In casi come questi o simili la tattica seguita dal meccanismo dello stato è data. Comincia con un tentativo di abbattere il tuo morale, evidenziando il vicolo cieco della situazione e la futilità della tua scelta, cioè “non c’è un altro modo” e si conclude con le conosciute minacce riguardo un trasferimento violento.
I loro metodi non funzionano naturalmente, né hanno creato nemmeno un millimetro di dubbio nel mio rifiuto e nella mia non-intenzione di conciliare. Inoltre la decisione che deriva dall’anima e le chiare scelte è quella di non smettere, la continuazione della rottura col sistema correzionale.
Dopo un lungo ritardo, è magicamente apparso dal ministero il documento per il mio trasferimento ad Eleona a Tebe, un fatto che significa la cancellazione del mio trasferimento a Diavata ed il mio stare a Koridallos finché non fossi stata trasferita a Tebe.
Proprio ora sono tornata nella prigione dove è iniziato questo “viaggio”.
53 giorni di isolamento sembrano tanti. Quando sperimentati sono addirittura più difficili, duri. Ma la storia delle prigioni nasconde in sé gli isolamenti, gli abusi e le torture di rivoluzionari anarchici ed in generale persone disobbedienti che non contano i giorni ma gli anni.
La solidarietà coi fatti fuori dalle mura in questi casi è ciò che mentalmente abolisce ogni isolamento, ogni tortura ed alimenta continuamente la lotta.
Tutti questi gesti di solidarietà, gli incontri, le lettere e gli incendi violano come scassinatori impenitenti la rete del silenzio ed infiammano il suo interno. Dagli spari della FAI a Genova, all’incendio degli uffici Microsoft dai Comportamenti Deviati – Fronte Rivoluzionario Internazionale a Marousi, l’ascia della guerra anarchica non è stata mai seppellita…
Sempre in battaglia…
Olga Ikonomidou, membro della CCF – FAI – FRI
Prigione di Tebe

lunedì 18 giugno 2012

Atene: Attacchi incendiari da parte della nuova Cospirazione delle Cellule di Fuoco/FAI-FRI

da contrainfo

Questa traduzione del testo dei Gruppi Rivoluzionari per la Dispersione del Terrore che in precedenza era resa pubblica dal Contra Info qui è dedicata ai tutti/e compagni/e in Italia che nell’ultimo periodo vengono pressi di mira per l’ennesima volta da parte delle autorità. La solidarietà è l’arma del popolo!

Assunzione di responsabilità per gli attacchi incendiari da parte dei Gruppi Rivoluzionari per la Dispersione del Terrore (CCF/FAI-FRI)

I lupi non possono essere imprigionati, non possono essere domati
La citazione seguente è dedicata agli rivoluzionari anarchici Giannis Michailidis e Dimitris Politis, che sono ricercati per la partecipazione all’organizzazione rivoluzionaria anarchica CCF e non si arrenderanno mai! Che i nostri incendi vi diano forza e le nostre ceneri nascondino le vostre tracce, fratelli.
“Se mi guardo attorno mi vien voglia di vomitare. Da una parte lo scienziato a cui devo credere per non essere ignorante. Dall’altra il moralista e il filosofo dei quali devo accettare i comandamenti per non essere un bruto. Poi viene il Genio che devo glorificare e l’eroe innanzi al quale devo inchinarmi commosso.
Poi viene il compagno e l’amico, l’idealista e il materialista, l’ateo e il credente e tutta un’altra infinità di scimmie definite e indefinite che vogliono darmi i loro buoni consigli e mettermi, finalmente, sulla buona via. Perché – naturalmente – quella su cui cammino io è una via sbagliata, come sbagliate sono le mie idee, il mio pensiero, il mio tutto.
Io sono un uomo sbagliato. Essi – poveri pazzi – sono tutti pervasi dall’idea che la vita li abbia chiamati ad essere sacerdoti officianti sull’altare delle più grandi missioni, poiché l’umanità è chiamata a dei grandi destini…
Questi poveri e compassionevoli animali deturpati da bugiardi ideali e trasfigurati dalla pazzia, non hanno mai potuto comprendere il miracolo tragico e giocondo della vita, come non hanno potuto accorgersi mai che l’umanità non è affatto chiamata da nessun grande destino. Se qualche cosa avessero compreso di tutto ciò, avrebbero almeno imparato che i cosiddetti loro simili non hanno voglia affatto di rompersi l’osso spinale per cavalcare l’abisso che l’uno dall’altro separa.
Ma io sono quel che sono, non importa cosa.
E il gracidare di queste multicolori cornacchie altro non serve che a rallegrare la mia personale e nobile saggezza. Non udite, o scimmie apostoliche dell’umanità e del divenire sociale, qualche cosa che romba al di sopra dei vostri fantasmi?
Udite, udite! È lo scrosciare saettante delle mie furibonde risate, che su, nell’alto rimbomba!
[Renzo Novatore, con pseud. Brunetta l'Incendiaria]
Innanzitutto vogliamo chiarire che lo scopo di questa analisi non è affatto la formulazione di una teoria. Invece, si sceglie come mezzo per la diffusione della visione rivoluzionaria ed ha come scopo principale il consolidamento pratico e il rafforzamento delle resistenze collettive all’autorità, nello stesso modo in qui essa indebolisce i rapporti personali e priva di significato la vita quotidiana.
Il contesto storico odierno trova il capitalismo in tumulto ed i equilibri interni della società in mutazione. I meccanismi inerenti al sistema per la sua riproduzione ed auto-equilibrio funzionano sempre più intensamente. Così, i Stati, come il meccanismo di base per assicurare il totalitarismo, si impegnano a rafforzare tutti i loro mezzi di sottomissione pratici ed indiretti.
In questa condizione, come previsto, sempre più gruppi sociali entrano in contatto con il lato disgustoso dell’autorità. Questo non significa che le persone elaborano le loro esperienze nello stesso modo. Sono pochi quelli che finora concepiscono la vera natura disumana del capitalismo. La sua anima maliziosa. Ancora più meno sono quelli che hanno le palle per liberarsi nella prassi, anche se brevemente, dai quadri soffocanti del potere. Per questo motivo è assurdo di credere che sia possibile, così semplice, un cambiamento del mondo, una rivoluzione mondiale. Tuttavia, la guerra con il potere esiste ed esisterà per sempre, fino a quando anche un unico uomo si sente limitato ed evaderà dalla sua prigione.
Noi seguiamo il nostro cammino attraverso la rete caotica dell’autorità che si estende nella società. L’obiettivo è l’annullamento con la prassi della più profonda concezione di restrizione che possiamo identificare in qualsiasi situazione. Per raggiungere questo obiettivo scegliamo azioni che per la etica della società sono estreme. La legge della città è rimasta la stessa con la legge della giungla. Dopo quasi 4000 anni di evoluzione della civiltà, l’uomo non è riuscito ancora a superare con la sua logica il gioco contenzioso della dominazione del più forte. Allora attacchiamo furiosamente l’esistente, non per vincere in qualche battaglia di superiorità, ma per distruggerlo completamente. Proclamiamo, con ogni nostra azione, la guerra a qualsiasi cosa rafforzi o rappresenta il potere del cazzo per soddisfare i nostri desideri. Perché abbiamo capito che non c’è altra strada per recuperare la libertà al di là dell’infinita lotta dentro e fuori i confini del sé.
Dovunque ti trovi, scava in profondità.
La sorgente è là sotto.
Non ti preoccupare, se la gente
cupa griderà: “C’è l’inferno, là sotto!”
[Friedrich Nietzsche]

Nella notte di Sabato, 12 Maggio, ad Atene, abbiamo scelto di colpire un veicolo delle Poste Elleniche (ELTA) che era parcheggiato nella Piazza Cyprou nel quartiere di Holargos con un semplice ordigno incendiario di 1,5 litro di benzina, e la chiesa di Aghios Ioannis (San Giovanni) all’incrocio di Via N.Dimitrakopoulou e Petmeza nel quartiere di Makrygiannis (vicino alla collina Filopappou) con 3,5 litri. Il furgone delle Poste Elleniche è distrutto completamente mentre nella casa di Dio sono stati causati danni ingenti. Queste azioni sono state “nascoste” da parte dei media. Per quanto riguarda se sono state fatte, è testimoniato dalle ceneri che abbiamo lasciato nei posti in questione. Quando effettuiamo azioni di questo genere o quando infrangiamo altre leggi, quando rompiamo gli imperativi sociali dissolvendo i confini predeterminati tra di noi per creare relazioni oneste, siamo felici perché siamo liberi. La cosa più importante è la consistenza naturale alle nostre azioni. Parallelamente consideriamo come dato di fatto che vi sia la necessità di dichiarare pubblicamente le nostre azioni rivoluzionarie, come anche il nostro modo di vivere, le nostre pratiche e il codice dei valori che abbiamo creato il quale ci “detta” di seguire questa strada personale verso la realizzazione del sé. Per il massimo livello di coscienza del Potenziale umano.
Il dubbio è fonte di conoscenza. Attraverso il dubbio, l’uomo può realizzare la miseria dell’esistente. Ma per incarnarsi e diventare un’arma utile contro il nemico questo dubbio, ha bisogno di persone decenti, coraggiosi e combattivi con progetti pertinenti. La violenza rivoluzionaria che viene esercitata da queste persone può, nelle circostanze esistenti, essere considerata l’esercizio più diretto ed efficace. Questo perché le “sane” posizioni politiche per noi non sono una mera conciliazione con il nemico, ma una guerra in cui, invece di dialogare con il tuo nemico, lo pugnali.
Infine, vogliamo l’intensificazione delle situazioni. Vogliamo avere contro di noi i padroni del mondo. Conosciamo il potere del nemico e non ci aspettiamo da lui compassione o comprensione. Lo vogliamo nemico, persecutore ovvio. Così, attraverso la nostra posizione pubblica per quello che riguarda le nostre azioni, ogni persona che lo desidera può trovare ragioni chiare per i nostri atti. Non desideriamo coalizioni ed unioni con chiunque indegno che nega il suo stesso potere personale. Non facciamo compromessi, non passiamo la nostra vita come miserabili. Vogliamo che i possessori ci chiamano ladri pisciando nei loro pantaloni.
Dentro e fuori le mura, la solidarietà tra gli anarchici della prassi esiste e si trova nell’intenzione comune delle nostre azioni: per indirizziarsi con passo fiammeggiante verso il culmine nelle nostre idee.
Pertanto, questa lettera di assunzione di responsabilità è dedicata specificamente al Rami Syrianos, il quale ha effettuato un sciopero della fame vittorioso dal 15 al 21 Maggio chiedendo la rimozione del regime speciale di detenzione imposto dai secondini delle carceri di Nigrita a Serres, come anche a tutti i prigionieri decenti.
Continuare a tenere forti, compagni, sempre coerenti. Abbiamo ancora molte esplosioni da dedicarvi.

COSPIRAZIONALITÀ – DIGNITÀ – SODALIZIO

Viva la Cospirazione delle Cellule di Fuoco
Viva l’internazionale Nera

PS.1: Dobbiamo informare la cellula dei membri imprigionati della Cospirazione delle Cellule di Fuoco che l’oscurità la quale abbiamo scelto per il periodo precedente è dovuta alla ricerca di tecniche e infrastrutture. Restiamo sempre coerenti alle nostre scelte e alla ricerca di nuovi complici.
PS.2: Per quanto riguarda Roberto Adinolfi, direttore della società energetica Ansaldo Nucleare, controllata dal gigante dell’industria aerospaziale e della difesa, Finmeccanica, gli auguriamo delle belle passeggiate con la sedia a rotelle e le stampelle. Ora avrà tempo sufficiente per pensare ai risultati delle sue scelte.
Nucleo Olga, ti ringraziamo!

FAI/FRI
COSPIRAZIONE DELLE CELLULE DI FUOCO
GRUPPI RIVOLUZIONARI PER LA DISPERSIONE DEL TERRORE

martedì 5 giugno 2012

Rilasciata la compagna anarchica Stella Antoniou

da culmine.

fonte en.contrainfo
Lunedì, 4 giugno, Stella Antoniou è stata rilasciata dal carcere femminile di Koridallos per aver raggiunto i 18 mesi di carcerazione preventiva. Tuttavia, le sono state imposte delle restrizioni (come già avvenuto con Takis Masouras e Nina Karakatsani) per via della recente ondata di nuovi procedimenti giudiziari contro molti dei nostri compagni, in relazione ai 250 attacchi imputati alla CCF.
Libertà immediata per tutti i prigionieri dello Stato!

sabato 12 maggio 2012

Lettera di Athina Tsakalos

da culmine

trad. dalla versione in spagnolo su: liberaciontotal
L’avvocato Ragousis ha consegnato ai giudici, durante l’udienza del 20 aprile del secondo processo per il caso Halandri, la lettera di Athina Tsakalos, madre dei fratelli Gerasimos e Christos. Lei era presente in aula, ma s’è rifiutata di farsi interrogare. Presentiamo la lettera per intero (noi traduttori abbiamo aggiunto la fonte delle citazioni). La lettera non è stata letta durante l’udienza, il presidente della giuria ha solo anticipato che “la aggiungerà agli atti”.
LETTERA DI ATHINA TSAKALOS
“AL TRIBUNALE
Ogni gesto di ribellione esprime una nostalgia per l’innocenza ed un appello all’essenza dell’essere”.(Albert Camus)
Mi chiedo: perché sono invitati a comparire i genitori degli anarco-rivoluzionari della Cospirazione delle Cellule di Fuoco? Perché mi state citando? Lo fate per chiedermi se so qualcosa su questa organizzazione? Per rivolgermi domande sulla vita dei miei figli e tracciare il loro “profilo psicologico” o per farvi un’opinione sul loro ambito familiare? O per chiedermi se sono d’accordo con le azioni dei miei figli ed in generale dell’organizzazione? Per farmi restare in piedi dinanzi a questa tribuna, in cui avete poggiato questo piccolo libro per costringermi a giurare su quel dio che avete posto al sevizio del Potere? Per far sì che gli anarco-rivoluzionari si sentano a disagio quando i loro genitori ascoltano delle rozze domande? O perché vi rallegrate pensando d’averci fatto credere che siamo noi a dover render conto ed a scusarci?
Dichiaro, ancora una volta,che in nessun caso risponderò al vostro invito. E già che, a riprova di tutto quel che sta accadendo, ci saranno altri processi simili vi dico che non val la pena inviarmi altre citazioni, perché la mia posizione continuerà ad esser la stessa. In nessun caso contribuirò a questo processo. Non risponderò a nessuna delle vostre domande. L’agire dei miei figli e dei loro compagni era ed è clamorosamente politico ed anarco-rivoluzionario e per questo non c’è alcun bisogno di indagare sui parametri della loro vita privata.
L’organizzazione, la cui appartenenza si sono rivendicati, ha formulato le sue posizioni con totale chiarezza, precisione e coraggio. Qualsiasi cosa io dica, sarebbe poca ed insignificante. E visto che mi piacerebbe porre alcune cose chiare e forti, come lo sono, e perché non voglio offrire a nessuno la soddisfazione di rovinare tutto con delle stupide e ridondanti domande, ecco che scelgo la posizione del silenzio.
In merito a questo processo, non voglio rilasciare che una frase, quella che di continuo e con ardore e tensione si sta ripetendo, che è nell’aria come possibile dimostrazione di audacia e rettitudine. Si tratta della frase: “Noi processiamo esaminando profondamente il caso”. Ciò significa che, come voi stessi dite, state processando in accordo né più né meno con le clausole delle vostre leggi. Ciò significa che voi giudicherete basandovi sulle prove e non su indizi probatori o addirittura secondo la logica della responsabilità collettiva. E se menziono questa frase non è perché di colpo credo nei miracoli, ma perché in alcune occasioni ed in particolare nei casi che hanno a che vedere con l’azione rivoluzionaria di alcune persone, le parole devono avere importanza e responsabilità. Tuttavia, questo procedimento giudiziario fino ad ora non ha fatto presagire nulla di tutto ciò. Tutte le obiezioni basate su una logica comune, come quella di riconoscere i detenuti come prigionieri politici (come definito dalla vostra Costituzione e come viene proprio menzionato dall’accusa) sono state respinte senza alcuna logica. Il concetto dell’assunzione della responsabilità politica resta confuso con la responsabilità penale e ciò, ovviamente, non è dovuto all’ignoranza o al caso. E’ per questo che sottolineo tale frase ed alla fine del processo si potrà vedere se quel che state dicendo lo dite sul serio.
E’ certo che, da quando è iniziata la persecuzione penale dei contemporanei anarco-rivoluzionari, ho scoperto e rivolto un’attenzione particolare ad un quadro. Si tratta del quadro di Brueghel intitolato “Paesaggio con la caduta di Icaro”. Il volo di Icaro ha a che vedere con il desiderio dell’essere umano di fuggire dall’attrazione della terra. Volare. Essere sovrano anche nell’aria, andare anche nell’aria…
Sono l’orgoglio, l’arroganza, la disobbedienza e le voglie di mostrare che l’essere umano è capace di fare tutto. E adesso viene il pittore ed in primo piano c’è l’agricoltore. Questi, dedito alla coltivazione della terra, non è interessato a nient’altro. Ed in secondo piano c’è il pastore, un po’ più curioso, ma anch’egli volge lo sguardo in una direzione sbagliata. Poi c’è l’imponente barca che prosegue il suo viaggio e lì, all’angolo, un piccolo e povero piede dell’Icaro affogato. Togliere la gloria del progetto di Icaro in tal maniera… non l’avevo mai visto prima. E forse non è un caso. Non conosco quale fosse la filosofia di tale pittore; magari vuol dirci che la gente contemporanea, in merito ad un esperimento azzardato, si fissa così tanto sulle sue abitudini da temere il cambiamento e da non osare di riconoscere o provare qualcosa di nuovo.
Guardando il quadro non accetto che si tolga questa gloria. Adesso, quando nel nostro paese vengono processate delle persone che hanno ancora l’audacia di credere che se c’è qualcosa per cui val la pena in questa esistenza, questi sono i progetti degli Icari, nonostante provochino tanti dolori, nonostante le condanne e le reclusioni imposte da voi. Voglio avere la speranza e voglio credere che qualche volta la gente contemporanea di quelle ribellioni ponga in primo piano e riconosca le urgenze del volo.
Athina Tsakalos
Postscriptum: E se vi consegno questo scritto è per l’insistenza del tribunale che richiede la mia presenza e soprattutto perché non permetto il silenzio a me stessa. Il silenzio corrisponde solo ai morti e nei nostri tempi viene applicato in questi processi da parte di quelli che sono completamente sottomessi agli ordini del Potere.
E se sul serio volete capire quali persone state processando, leggete il loro discorso e guardate il loro atteggiamento.
Christos Tsakalos, Gerasimos Tsakalos e Panagiotis Argyrou si trovano al 12° giorno di sciopero della fame e dichiarano: “Le tigri della collera sono più sagge dei cavalli dell’istruzione” (William Blake) e “Quando uno non muore per l’altro, siamo già morti” (Tasos Livaditis)…
Il 17 aprile hanno iniziato lo sciopero della fame in sostegno dei loro compagni
Giorgos Polydoros, Damianos Bolano e Haris Hadzimihelakis, mentre gli altri membri della cellula prigioniera della Cospirazione delle Cellule di Fuoco li avrebbero seguiti secondo delle date predeterminate.

venerdì 27 aprile 2012

La crisi ci priva di un altro compagno in Grecia, che sceglie il suicidio. Ciao Savas


La Grecia prende apprende di un nuovo suicidio, avvenuto ieri 21 aprile.
Un suicidio di un compagno, di un militante, di un uomo di 45 anni, insegnante da sempre impegnato politicamente.
Si chiamava Savas Metoikidis.
Si è impiccato come risposta finale alle imposizioni della troika, si è impiccato lasciandoci un lungo manoscritto in cui spiega le ragioni del suo gesto e che verrà probabilmente pubblicato tra poco, nella sua città natale, Stravroupoli, nel nord del paese.
Sono più di mille i suicidi avvenuti in Grecia dall’inizio della devastazione della società per mezzo del piano di austerità,
ma dopo quello di Dimitris Christoulasquesto è il secondo compagno che sceglie di farlo,
e di renderlo atto pubblico, il primo scegliendo un luogo simbolo come Syntagma -piazza del parlamento greco-,
il secondo lasciando un inequivocabile testo per spiegare il suo gesto.
Quello che pubblico qui sotto invece, che ho preso sempre da OccupiedLondon, è un testo che Savas aveva scritto allo scoppio della rivolta del dicembre 2008, seguita immediatamente dopo la morte del giovane Alexis Grigoropoulous per mano della polizia, senza alcuna ragione.
Una rivolta che ha cambiato molto il profilo delle piazze greche, e che io provai a raccontare da quelle strade, innamorandomene.




Chi sono dopotutto i teppisti?
Violenza è  lavorare per 40 anni per delle briciole e chiedersi se si riuscirà a smettere
Violenza sono i titoli finanziari, i fondi assicurativi saccheggiati, la truffa in borsa.
Violenza è essere costretti a stipulare un mutuo per una casa che si finisce per pagare come se fosse fatta d’oro.
Violenza è il diritto del tuo capo di licenziare in qualsiasi momento voglia farlo.
Violenza è la disoccupazione, la precarietà, sono i 700 euro al mese con o senza contributi previdenziali.
Violenza sono gli “incidenti” sul lavoro, perché il padrone riduce i costi di gestione a scapito della sicurezza dei lavoratori.
Violenza è  prendere psicofarmaci e vitamine per far fronte agli orari di lavoro
Violenza è essere una donna migrante , è vivere con la paura di essere cacciato dal paese in qualsiasi momento e vivere in una costante insicurezza.
Violenza è l’essere casalinga, lavoratrice e madre allo stesso tempo.
Violenza è quando ti prendono per il culo al lavoro dicendo: ‘dannazione, sorridi, è chiedere troppo?’
Quello che abbiamo vissuto io lo chiamo rivolta.
E proprio come ogni rivolta appare come una prova generale della Guerra Civile, ma puzza di fumo, gas lacrimogeni e sangue.
Non può essere facilmente sfruttata o controllato. Accende le coscienze, si rivela e polarizza le contraddizioni, e promette, almeno, momenti di condivisione e di solidarietà. E traccia i percorsi verso l’emancipazione sociale.
Signore e signori, benvenuti alle metropoli del caos! Installate porte sicure e sistemi di allarme alle vostre case, accendete il televisore e godetevi lo spettacolo. La prossima rivolta sarà ancora più agguerrita, mentre il marciume di questa società si approfondisce … Oppure, potete prendere le strade al fianco dei vostri figli, potete scioperare, potete osare di rivendicare la vita che vi stanno derubando, potete ricordarvi che una volta eravate giovani e volevate cambiare il mondo.
Savas Metoikidis

Fonte: baruda.net

giovedì 26 aprile 2012

Atene: Aggiornamento sulla studentessa immigrata in carcere, dopo lo sgombero del progetto abitativo di Valtetsiou

da contrainfo.

Come abbiamo riportato, il 20 Aprile i poliziotti hanno sgomberato l’edificio occupato al numero 60 di Via Valtetsiou, in Exarchia ( di proprietà della Previdenza Sociale dello Stato – IKA). Tre persone furono arrestate durante lo sgombero. Furone tenute in una stazione di polizia, portate dinanzi al procuratore (con l’accusa di occupazione illegale) e due di loro furono finalmente rilasciate. La terza persona, una giovane di 19 anni, studentessa immigrata è da allora trattenuta nella Direzione della Polizia per Stranieri di Petrou Ralli, perchè non ha attualmente i documenti.

Annuncio da parte della casa sgomberata al numero 60 di Via Valtetsiou
Il modo rumoroso con cui lo Stato ha deciso di attaccare due spazi occupati ad Exarchia il 20-04/2012, vale a dire il centro sociale VOX ed il progetto abitativo in Valtetsiou, ha lasciato dietro di se anche delle vittime.
Con il pretesto di  ostacoli burocratici senza senso, uno dei tre arrestati nello squat di Valtetsiou rimane agli arresti: Anastasia “Nancy” Plamantiala è trattenuta nella Direzione della Polizia per Stranieri di Atene ed è minacciata di espulsione, nonostante il fatto che viva in Grecia da diversi anni, dove stà studiando all’Università.
La solidarietà verso Anastasia non può riguardare solo i suoi 2-3 amici o i conoscenti. E’ un dovere dei gruppi o degli individui che principalmente sono nel movimento squat.
Se Anastasia non viene immediatamente rilasciata, faremo una chiamata per avere in cambio una specifica forma di sostegno.
Siamo rimasti all’interno dello spazio occupato per difendere le nostre scelte, anche se eravamo a conoscenza in anticipo dell’operazione di polizia. In seguito agli arresti ed allo sgombero, difenderemo il diritto della nostra compagna ad essere rilasciata ed a continuare a vivere in Grecia.

SOLIDARIETA’ A TUTTI GLI SQUAT

Squat Valtetsiou