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giovedì 15 marzo 2012

Giornata SapienzAnimalista!! (banchetto informativo pre-pasquale e cibo vegan)

Giornata SapienzAnimalista!!

    • martedì 27 marzo 2012
    • 11.00 fino a 15.00

  • Sapienza, Città Universitaria, pratone

  • BANCHETTO INFORMATIVO E CIBO VEGAN.
    L'EVENTO:
    In vista della Pasqua il gruppo SapienzAnimalista organizza un banchetto informativo al "Pratone" della città universitaria. Saremo presenti già dalla mattina con volantini e materiale informativo. Ad ora di pranzo distribuiremo assaggi e cibo esclusivamente Vegan, per farvi capire come si può passare una pasqua gustosa senza il sacrificio di nessun animale!
    Mi raccomando! non venite solo per il cibo gratis!! siamo lì anche per parlare, confrontarci e chiarire dubbi!



    CHI SIAMO: Il gruppo SapienzAnimalista nasce da un idea di pochi studenti della Sapienza, che si sono riuniti con la speranza di smuovere qualcosa fra i loro stessi coetanei. Attualmente è un gruppo che si muove prettamente a livello universitario all'interno della città universitaria. Se vuoi collaborare con noi, aiutarci o semplicemente contattarci puoi scrivere a :
    sapienzanimalista@gmail.com
    oppure iscriverti al gruppo facebook:
    SapienzAnimalista

giovedì 1 marzo 2012

Perchè mangiamo carne? L’analisi psicologica di Annamaria Manzoni


Annamaria Manzoni psicologa e psicoterapeuta collabora da anni con diverse associazioni animaliste, contribuendo con saggi e articoli inerenti le problematiche psicologiche del rapporto uomo-animali. Ha pubblicato vari libri tra cui: Noi abbiamo un sogno, Bompiani 2006, e In direzione contraria, Sonda 2009In questa intervista ospite di Eticamente in modo lucido e preciso riporta il suo pensiero e le sue conoscenze, cercando di riassumere le motivazioni che stanno alla base del mangiare carne.1- All’interno del suo libro (Noi abbiamo un sogno) vi è un’analisi psicologica illuminante riguardo le motivazioni che spingono le persone a mangiare carne: ce le può riassumere brevemente?Il discorso è articolato e complesso e poco adatto ad una sintesi che inevitabilmente  trascura elementi importanti. In ogni caso, focalizzando  il problema della violenza sugli animali non umani sul “mangiar carne”, si va diritti al cuore della questione perché grandissima parte di tale violenza non è agita da persone sadiche e  malvagie, ma è consentita e supportata da quelle “normali”, per bene, che con il proprio stile di vita, la propria alimentazione, il proprio modo di vestire sono la causa del martirio quotidiano di uno sconfinato numero di loro.
Se fare fronte e contrastare l’aggressività può essere compito complesso, ma per il quale nel corso del tempo sono stati approntati strumenti, frutto di molti approfondimenti sulla sua eziologia,  più complicato è occuparsi di  quella banalità del male, di cui il mangiar carne è chiaro esempio,  che proprio in quanto banale viene accettata nella sua pretesa normalità, senza nemmeno essere riconosciuta come male.
Da sottolineare quanto  la  psicologia sia ancora oggi omissiva al riguardo: le ragioni vanno ricercate, io credo, nel fatto che coloro che dovrebbero essere gli studiosi di questo fenomeno sono in genere essi stessi oggetto dello studio che dovrebbero condurre. In altri termini: gli psicologi, meglio: noi psicologi  siamo parte del problema esattamente come lo sono tutte le altre persone, quando non riconosciamo come prodotto di prepotenza e predominio il mangiare  gli animali, nonostante  il corollario di schiavizzazione e uccisione che ciò comporta,  non mettiamo  a fuoco  la situazione , non ci  rendiamo conto della tragedia quotidiana in atto, rispetto alla quale dovremmo sentirci chiamati a intervenire per cercare di decodificarla, dal momento che, per  formazione e professione,  possediamo , o dovremmo possedere, gli strumenti per farlo.
Per altro tutte le forme di violenza legittima intraspecifica, vale a dire all’interno della specie umana, (si pensi alla pena di morte, alle punizioni fisiche sui bambini…) sono davvero poco studiate, in se stesse e nelle loro conseguenze, se non in modo indiretto, come per esempio con l’interpretazione degli studi di Milgram sulla obbedienza distruttiva; esattamente  come succede per quanto riguarda la violenza legittima interspecifica, quella contro gli altri animali.
Di fatto sono molti i  meccanismi che consentono il perpetuarsi dell’attuale stato di cose, permettendo di non riconoscere il male, per legalizzato che sia, insito nel nostro rapporto con gli altri animali: si tratta di meccanismi di difesa inconsci, definiti di difesa proprio in quanto assolvono il compito di proteggerci dall’angoscia che potrebbe esplodere se la realtà in atto venisse riconosciuta. In primo luogo non si può prescindere dal nostro essere totalmente immersi in una cultura antropocentrica, per cui il concetto stesso di animale è svilito e identificato non con quello di essere vivente, sofferente e senziente, ma con quello di entità che è di fatto reificata, ridotta allo stato di cosa. Solo questa rappresentazione dell’animale permette per esempio che la gente possa tranquillamente accordarsi per “andare a mangiare il pesce”, oppure organizzi gioiose grigliate o celebri con soddisfazione piatti stagionali come lenticchie con zampone o polenta con  capriolo.
I termini sono scollegati dall’animale che sono,  le vittime indifese non sono neppure pensate, non vivono nemmeno nell’immaginario, non possiedono esistenza propria.
Si pensi a quell’immagine tanto spesso pubblicizzata, in cui la sagoma di una mucca è divisa in parti corrispondenti ad altrettanti “pezzi” destinati a variegati  trattamenti culinari: l’essenza stessa dell’animale è negata in favore della sua riduzione a cibo. Tradizioni filosofiche e  convincimenti religiosi teorizzano la liceità di tutto ciò: agli animali  non umani ancora oggi non è stata attribuito il possesso dell’anima, e questo basta alla scellerata giustificazione di ogni male contro di loro: per attribuirla alle donne sono state necessarie lunghissime riflessioni (da parte degli uomini), per gli schiavi è stato più complicato ancora.
La cinica osservazione che tenere categorie di esseri viventi in condizioni di inferiorità procura enormi vantaggi a chi detiene il potere non rende ottimisti sul tempo necessario a che una salutare rivisitazione del nostro rapporto con gli animali dia  loro la dignità che loro neghiamo, siano o meno contenitori di quell’anima che pare essere il salvacondotto per ogni attribuzione di dignità.
A questa imprescindibile cornice cognitiva, entro la quale ci poniamo come razza padrona di altre specie, si affiancano molte altre dinamiche. Un forte ruolo lo giocano la dittatura della consuetudine, la pervasività stessa del fenomeno che induce a delle non scelte: l’abitudine si riproduce e si propaga nelle nostre vite inducendoci a reiterare gesti e comportamenti senza che emerga il bisogno di interrogarci al proposito. E così  si continua a  mangiare ciò che si è sempre mangiato. E’ tra l’altro provato che, non solo dal punto di vista psicologico ma anche da quello fisiologico, esiste un adattamento positivo ai gusti e ai sapori  a cui da sempre siamo assuefatti: per rendersene conto, basta il confronto quotidiano con tanta variegata  immigrazione, che ci mostra come  le persone portino con sè dai loro paesi d’origine consuetudini alimentari,  da cui tendono a non staccarsi, non solo per proteggere un filo di continuità con un passato e un luogo pregno di affetti, ma perché i loro stessi sensi, il gusto, l’olfatto si sono programmati ad  apprezzarli.
Allo stesso modo staccarsi da una pratica alimentare in cui i prodotti di origine animale sono potentemente  presenti (e questa, nel mondo occidentale,  è la norma nell’educazione dei bambini) richiede una scelta a fronte della sua perpetuazione che procede “in automatico”, tanto più semplice perchè frutto di  inerzia. Quando nuove consapevolezze, a cui è davvero impossibile sottrarsi,  inducono a prendere atto della realtà di indicibile dolore che questo comporta, altri meccanismi arrivano in salvataggio dal rischio di sperimentare intollerabili sensi di colpa: il fatto che si tratti di un’abitudine del tutto condivisa, ubiquitaria, “normale” induce a non assumere il senso della propria  responsabilità, talmente  parcellizzata da risultare incorporea.
Per altro il percorso che porta la carne in tavola è facile da ignorare: non conservando traccia visibile e percepibile dell’animale da cui proviene,  la gran parte dei cibi cucinati facilita marcatamente i meccanismi salvifici di rimozione e di negazione:  il salame si è materializzato lì sul bancone del supermercato, il tonno è sempre stato nella scatoletta  e se un passato è riconosciuto al  pollo è al massimo quello del tempo trascorso  nel forno.
E così possono essere i bambini stessi, nel mondo pubblicitario, gli sponsor di questi “prodotti”, bambini che con tanta facilità sono indotti ad ignorare il dietro le quinte di tutto ciò, bambini rispetto ai quali gli adulti compiono dei veri disastri nel trasformare quella che è la loro naturale attrazione affettiva verso gli animali in quell’appiattimento sullo status quo, che passa dalla negazione del problema alla sua progressiva accettazione attraverso un processo di desensibilizzazione.
Non si può dimenticare come le società, le culture si preoccupino delle propria sopravvivenza  riproponendo valori sempre uguali a se stessi: l’educazione, la scuola trasmettono riferimenti che perpetuano l’esistente e  sostengono come valore quello dell’obbedienza, dell’adattamento alle norme.
Disobbedire, cambiare lo stato delle cose, ribaltare le abitudini, sconvolgere le convinzioni richiede invece la capacità di dare corso al proprio sentire anche quando questo segue direzione contraria al sentire dei più, richiede fiducia in sé stessi e nei propri pensieri, richiede il coraggio dell’essere contro.
Il pensiero divergente deve sempre difendersi dagli attacchi del conformismo, che si serve di innumerevoli strumenti per affermare se stesso: chiunque si occupi di difesa attiva degli altri animali , per esempio, ha inevitabilmente dovuto fare i conti con il “confronto vantaggioso”, si è in altri termini sentito obbligato a giustificarsi davanti all’accusa che ben altri sono i problemi del mondo che meritano dispiegamento di energie, le guerre e la fame, le donne violentate e i bambini sfruttati: ma l’ingiustizia in qualunque luogo è una minaccia per l’ingiustizia in qualunque altro luogo, diceva Martin Luther King in tempi in cui l’utopia sembrava essere ad un passo dalla realtà. E Che Guevara esortava ad essere sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia contro chiunque, in qualunque parte del mondo. Quei chiunque sono sempre e dovunque anche e soprattutto gli animali non umani, tanto disconosciuti come vittime; purtroppo, ed è amarissima considerazione , anche  chi della difesa dei deboli sembra fare ragione di vita oggi sembra ignorarlo.
Non va dimenticata poi la mistificazione della realtà, quella sorta di etichettamento eufemistico che ci parla di mucche felici (di vedersi sottratto il vitellino appena nato, che viene allontanato urlante e disperato), che ci mostra maialini danzanti (per essere stati evirati, amputati appena nati di denti e coda), che definisce la caccia “buona” (perché stermina a pallettoni animali in sovrappiù per il gioioso piacere di uomini – e donne!- in assetto di guerra), di macellazione umanitaria (ma gli ossimori sono per definizione termini incompatibili tra di loro): il mondo non sarebbe quel disastro che è se venissero usati termini corretti per descrivere la realtà, dice Tom Regan in “Gabbie vuote”. Purtroppo non chiediamo di meglio che sentirci rassicurati: così accettiamo con sollievo la mistificazione della realtà, la negazione di ciò che risulta insopportabile: bisognerebbe invece ricordare che , come dice il filosofo Galimberti, la negazione è la prima radice, la più profonda dell’immoralità collettiva: perché il rifiuto a riconoscere le grandi ingiustizie evita la reazione che potrebbe avere luogo se venissero riconosciute. Molti dei grandi massacri della storia non avrebbero forse potuto essere portati a termine se non fossero rimasti inerti coloro che avrebbero potuto intervenire.
Il  discorso  si complica con tante altre considerazioni che vanno a includere il tema della violenza che non può essere distinta a seconda di chi ne è l’oggetto: perché un link indissolubile, a livello sia di responsabilità che  di conseguente sofferenza, lega quella esercitata contro chiunque: uomini, donne, bambini, animali. Invece ci nutriamo di  affermazioni generali (“la  violenza è da rifiutare”) , i comandamenti sono assoluti (“non uccidere” ), ma poi è insito nelle convinzioni che gigantesche eccezioni possono serenamente essere elevate al rango di  norma: sui bambini la violenza, che è il vero nome delle punizioni fisiche,  è considerata ancora oggi  educativa anche in alcuni paesi del mondo occidentale, come se i bambini non fossero persone, i più deboli tra le persone; e uccidere gli animali non umani non è peccato.

2- Secondo lei è possibile cambiare questa mentalità “carnivora”? se si in che modo?
A questa domanda credo si possa rispondere solo richiamando il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo del cuore: la realtà è devastante e il compito di cambiarla ciclopico, perché,  diceva Saramago, premio Nobel per la letteratura, questo mondo è sbagliato, non imperfetto: sbagliato.
Quali siano i modi più utili per fare la propria parte nell’incidere sull’esistente è difficile stabilirlo; sono comunque tanti e ognuno di essi contiene la  possibilità di modificare lo stato di cose. E’ in circolazione in rete un filmato spagnolo, che mostra l’operatore di un reparto macelleria che, dopo avere offerto ai clienti assaggi di pasticci di carne, molto apprezzati, chiede loro se vogliano  la salsiccia fresca da cucinare e, al loro assenso,  si china a raccogliere da un cesta un maialino vivo, lì insieme ai suoi fratellini, che lui  infila in  una macchina tritacarne da cui escono salsicce già belle pronte. Si tratta, inutile dirlo, di finzione perché il maialino viene in realtà messo in salvo tra le braccia di una ragazza, ma ciò che vedono i clienti non lo lascia supporre: interessante la reazione dei clienti, che guardano quello che il macellaio va facendo dapprima stupiti poi costernati: cercano di fermarlo, lo coprono di insulti: nessuno accetta più di acquistare quello che prima era parso un prodotto prelibato.
Il filmato rende evidente l’ignoranza e la disinformazione che avvolgono  il mondo dello sfruttamento animale, inverosimile  in epoca di internet, ma reale: persino persone di ottima cultura, di  certo non escluse dall’accesso all’informazione, spesso si meravigliano  per esempio di venire a sapere  che il latte che bevono è quello  sottratto al vitello, quasi le mucche lo producessero in automatico, essendo “animali da latte”. Dato lo stato delle cose, sollevare il velo sulle nefandezze è necessario, come lo è una corretta controinformazione sulla percorribilità del veganesimo senza rischi per la salute.
Ma, al di là delle singole strategie,  il discorso vero  è quello della necessità di un rivolgimento esistenziale, filosofico, di pensiero che rimetta in gioco dalle fondamenta il nostro modo di essere: la cultura che può opporsi all’attuale stato di cose è la  cultura della solidarietà, dell’ empatia, della comprensione dell’altro, tutti valori che non possono fermarsi sul confine di specie, che è un confine fittizio, ma devono inglobare nel proprio orizzonte etico tutti gli esseri viventi.
Una cultura consapevole che le relazioni devono essere  costruite  sulla collaborazione e non sull’antagonismo, sulla cooperazione e non sulla prevaricazione. Una cultura che riesca a vedere gli animali non umani come, con le parole di Henry Beston “altri universi captati insieme a noi, nella rete della vita e del tempo; nostri compagni di prigionia nello splendore e nel travaglio di questa terra”.  E che si giochi sulla grande partita che ha inizio dall’educazione dei bambini, che deve essere prima di tutto educazione alla non violenza e  al rispetto, e si propaghi  poi in ogni piega della società in cui amplissimi mezzi per ingenerare il cambiamento di certo sono appannaggio di chi detiene il potere:  ma non potendo avere soverchie illusioni al proposito, dal momento che tanto spesso il medico è esso stesso parte della malattia, è necessario recuperare la consapevolezza della possibilità di ognuno di poter incidere in modo impensato sulla realtà.
Non bisogna dimenticare che “l’ingiustizia è negligenza individuale”, che sulla scena del crimine, oltre a  carnefice e vittima , c’è un terzo personaggio che è lo spettatore, da cui tanta parte del finale dipende. Allora è fondamentale, se spettatori siamo, non essere silenziosi, diventare noi il cambiamento, agire contro ogni infamia, recuperando il senso di vicinanza con tutte le forme di vita, anche attraverso la disubbidienza alle leggi degli uomini, nel rispetto di un’etica che arriva in luoghi pacificati, che tali leggi, oggi, non sanno nemmeno immaginare.

3- Psicologia e vegetarismo: quale delle due ha dato inizio al suo libro?
E’ stata la convinzione che gli altri animali, quelli non umani, non sono esclusi dall’interesse psicologico: vivono in numero enorme all’interno delle relazioni con la loro presenza, anche quando non riconosciuti perché ridotti a cibo: è inaccettabile relegarli, come facciamo con l’eccezione dei cosiddetti animali da compagnia,  allo stato di silenzio e di invisibilità. Se è vero che ogni esperienza incide su di noi, sul nostro modo di essere, modificando persino la nostra realtà cerebrale, è fondamentale prendere atto del ruolo degli altri animali nelle nostre vite, prendere atto di loro anche come  oggetti di studio, oltre che, e questo viene al primo posto, di stupita fascinazione, se solo si ha voglia  di guardarli nell’incredibile ricchezza delle loro vite
Per quanto mi riguarda, posso solo dire che da sempre conosco i nomi di Firpo, Ras, Laika, cani vissuti molto prima che io nascessi e che la memoria di mio padre mi ha consegnato con tanta dolcezza, negli aneddoti della sua infanzia molte  volte ripetuti,  da farli entrare nel mio mondo psichico : che di persone e di animali è popolato .
Fonte:   asinusnovus

mercoledì 25 gennaio 2012

Plutarco: "Del mangiar carne"



Discorso I

1. Tu vuoi sapere secondo quale criterio Pitagora si astenesse dal mangiar carne, mentre io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?

Si muovevano le pelli, le carni muggivano sugli spiedi cotte e crude,
e come di vacche si udiva una voce.

Questo è invenzione e leggenda; nondimeno, è veramente mostruoso che un individuo abbia fame di esseri che ancora muggiscono, insegnando di quali animali ci si debba nutrire, mentre questi sono ancora in vita ed emettono la propria voce, e stabilendo determinati modi di condire, cuocere e imbandire le loro carni. Bisognerebbe cercare chi per primo diede inizio a pratiche simili, non colui che troppo tardi vi pose fine.

2. Qualcuno potrebbe dire che i primi uomini a mangiare carne furono sollecitati dalla fame. In effetti, non perché vivessero fra desideri illegittimi, né perché disponessero del necessario in abbondanza essi pervennero a questa pratica, sfrenatamente abbandonandosi a inamissibili piaceri contro natura. Anzi, se in questo momento ritornassero in vita e riacquistassero la voce, essi direbbero: "Beati e cari agli dèi voi che vivete adesso! Che epoca vi è toccata in sorte, quale smisurato possesso di beni godete e vi dividete! Quante piante nascono per voi, quanti frutti vengono raccolti: quanta ricchezza potete mietere dai campi, quanti prodotti gustosi cogliere dagli alberi! Vi è lecito anche vivere nell’abbondanza senza il rischio di contaminarvi. Noi, al contrario, abbiamo dovuto far fronte al periodo più cupo e buio del mondo, perché ci siamo trovati in una condizione di grande e irrimediabile indigenza fino dalla nostra prima comparsa sulla terra. L’aria occultava ancora il cielo e gli astri, mescolata a una fosca e impenetrabile umidità, al fuoco e ai turbini del vento. 'Non ancora il sole' aveva assunto una posizione stabile,

né con il suo corso fisso distingueva alba
e tramonto, e li conduceva di nuovo indietro
dopo averli incoronati con le stagioni fruttifere
inghirlandate di bocciuoli: la terra era stata violentata

dallo straripare disordinato dei fiumi, e in gran parte 'per le paludi era informe'. Essa era inselvatichita da un profondo strato di melma e dal rigoglio di boscaglie e di macchie sterili. Non venivano prodotti frutti domestici e non esisteva alcuno strumento dell’arte agricola, né c’era alcun espediente della ragione umana. A quel tempo la fame non dava tregua, e il seme del grano non attendeva le giuste stagioni dell’anno. Che c’è dunque di strano se contro natura siamo ricorsi alla carne degli animali, dal momento che si mangiava il fango 'e si divorava la corteccia degli alberi', ed era una fortuna 'trovare un germoglio di gramigna o una radice di giunco'? Dopo aver assaggiato una ghianda e averla mangiata, eravamo soliti danzare di gioia attorno a una quercia o a una farnia, chiamandola datrice di vita, madre e nutrice. Quest’unica festa era nota alla vita di allora, mentre il resto era tutto un rigurgitare di turbamento e di tristezza. Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perché calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? Perché commettete empietà contro Demetra legislatrice e disonorate Dionisio benigno, dio della vite coltivata, come se non vi venissero da loro doni a sufficienza? Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite, senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto".

[...]

4. Nulla turba comunque il nostro senso del pudore, non il fiorente aspetto di queste creature sventurate, non il fascino della loro voce armoniosa, non l’accortezza della loro mente, né la purezza del loro modo di vivere e la loro straordinaria intelligenza. Invece, per un minuscolo pezzo di carne priviamo un essere vivente della luce del sole e del corso dell’esistenza, per cui esso è nato ed è stato generato. Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia: poiché ognuno di loro proclama: "Non cerco di scongiurare la tua necessità, ma la tua tracotanza; uccidimi per mangiare, ma non togliermi la vita per mangiare in modo più raffinato".
Che crudeltà! E’ terribile vedere infatti imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri; ma ancor più terribile è vedere quando esse vengono sparecchiate: perché gli avanzi sono più abbondanti di quanto è stato consumato. Queste creature dunque sono morte inutilmente!

Tratto da:
Plutarco, Del mangiar carne, trattati sugli animali.

mercoledì 4 gennaio 2012

Roma - Azione anti-caccia

da http://www.informa-azione.inf

riceviamo da mail anonima:

"All’alba di una mattina di dicembre ci siamo appostati di fronte ad un bar noto per essere frequentato da cacciatori, nella periferia di Roma. Li abbiamo visti arrivare, bere il caffè, scherzare tra di loro. Poi abbiamo deciso di seguirne alcuni, a distanza di sicurezza, nelle campagne dove cacciano. Abbiamo aspettato che si inoltrassero nei boschi e abbiamo deciso di divertirci un po’: abbiamo infranto a colpi di fionda i vetri di tre loro macchine, e in tutta tranquillità ce ne siamo tornati a casa.





Anonima Vegana"

martedì 20 dicembre 2011

Zuppa di lenticchie e tofu

INGREDIENTI:

2 Spicchi d'aglio
200 gr lenticchie
2 Zucchine
Peperoncino
1 Carota
Alloro
Tofu

PROCEDIMENTO:

 Cuocere le lenticchie con l'aglio tagliato e la foglia di alloro. Mentre le lenticchie sono sul fuoco tagliare a dadini zucchine, carota e tofu, inserire il tutto nella zuppa, condire con olio, sale, peperoncino  e far cuocere per 30-40 minuti.

mercoledì 30 novembre 2011

per un natale veramente senza crudeltà

 da veganitalia.com

A cura di Stefano Momentè e Paola Segurini
con i contributi di Robo e della redazione di Vegan Italia

Le festività natalizie sono il momento ideale per realizzare il desiderio di un modo di vivere più gentile, armonico e coerente.
Anche quest’anno un menu all’insegna del gusto, della fantasia e della non violenza. Piatti vegetariani che liberano il palato da crudeli tradizioni alimentari, ampliano gli orizzonti della sensibilità individuale e consentono di celebrare davvero, estendendo consapevolezza e rispetto fino a includervi tutti gli esseri viventi.

Regali cruelty free, donazioni mirate, tavole senza brandelli di animali…è con la vita che si festeggia la vita.
In queste pagine troverete:
Menù senza crudeltà, solo ricette di cucina vegan
Piccola guida agli ingredienti e alle ricette base
Verso un'alimentazione senza crudeltà
Un Natale tutto consapevole
Il menù da stampare e diffondere

Quest'anno promuoviamo anche un menù alternativo, crudista, proposto da Miss Vanilla, che ringraziamo.
Menù crudista, vegan, totalmente naturale
un'alimentazione senza prodotti animali
è più salutare e meno violenta, riduce il rischio di contrarre molte malattie
aiuta a conservare i terreni agricoli, l'acqua ed altre fonti di produzione di cibo indispensabili per la sopravvivenza dei nostri figli e dei loro figli.
rende i cereali, che ora vengono utilizzati per nutrire gli animali "da carne" e "da latte", disponibili per chi nel mondo soffre la fame.
contribuisce a preservare le foreste, i prati e altri ambienti naturali
risparmia a tanti animali (35 l'anno e 2700 a testa nel corso di una vita umana di lunghezza media - [fonte dati Farm USA ] ) il destino di essere imprigionati ed ammassati in gabbie, privati di tutto, mutilati, manipolati, trasportati e infine macellati senza (o con insufficiente) considerazione per la loro capacità di provare dolore e sofferenza.

sabato 5 novembre 2011

FINLANDIA: 2 attivisti rischiano il carcere per aver fatto un’ investigazione

Nel 2009 l’organizzazione animalista finlandese Oikeutta Eläimille  ha pubblicato un’indagine sul settore suinicolo. In poco più di due mesi, trenta allevamenti di maiali sono stati documentati e l’investigazione è girata sui media nazionali, innescando un grande dibattito sulla condizione dei maiali all’interno degli allevamenti intensivi.
Le immagini di morte e la sofferenza che vivono gli animali, in spazi sporchi e angusti hanno causato una forte indignazione pubblica, ed in molti hanno condannato quelle immagini, chiedendo persino le dimissioni del Ministro dell’Agricoltura.
Ora dopo due anni i fatti si sono capovolti, un processo si sta’ aprendo ai danni di Karry Hedberg e Saila Kivelä che pubblicamente dichiarano di aver fatto quelle riprese perché ritenevano necessario fare uscire delle immagini dagli allevamenti finlandesi. Ammettendo che era l’unico modo per ottenere del materiale video veritiero sulla vita quotidiana degli animali dentro gli allevamenti.
Nulla è stato rotto, tutte le porte erano aperte ed i proprietari non si sono neanche accorti delle visite fino a quando l’indagine è stata resa pubblica.
I due attivisti sono accusati  per il reato di “diffamazione aggravata” e “disturbo della quiete pubblica”,  ha denunciarli è stata l’associazione degli allevatori di maiali. Il procuratore vuole pene dure che porterebbero Karry e Saila in carcere ed anche a pagare 180 000 euro di risarcimento agli allevatori.
Come se non bastasse,  anche l’associazione Oikeutta Eläimille è indagata per diffamazione aggravata. Il motivo? Aver pubblicato nella home page del loro sito i link dell’investigazione. Per il procuratore il solo aver dato spazio ad un video ottenuto con immagini prese illegalmente è motivo di reato, dimenticando che tutti i giornali nazionali e tv avevano i link nelle loro pagine web.
Gli attivisti sotto processo hanno chiesto di diffondere l’investigazione il più possibile, in attesa della sentenza che sarà fra due settimane.
Per ulteriori informazioni www.sikatehtaat.fi
Non si può incriminare chi documenta la realtà degli allevamenti, in questo modo le persone non potranno mai scoprire come vengono trattati gli animali e fare delle scelte. Senza dubbio la lobby degli allevatori, impauriti per la perdita di profitti sta’ spingendo le autorità a procedere, cercando di arginare chi compie e diffonde, quello che si vuole tenere nascosto. Sempre più gente grazie alle immagini di quello che accade normalmente all’interno delle fabbriche da dove provengono i prodotti che si mangiano, acquista coscienza, smettendo di consumarli e di crederli cibo.

martedì 11 ottobre 2011

Earthlings (Terrestri)



da wikipedia


Earthlings è un documentario antispecista del 2005 scritto, prodotto e diretto da Shaun Monson e narrato dall'attore ed animalista Joaquin Phoenix. La colonna sonora è stata composta dal musicista ed attivista dei diritti animali Moby. Il documentario ha avuto un grande successo presso le comunità animaliste di tutto il mondo.


FILM COMPLETO 

giovedì 1 settembre 2011

I benefici delle alghe

da .promiseland


Le alghe marine hanno molti effetti benefici sulla salute.
Certi tipi di alghe sono utilizzati per l’alimentazione umana, sia direttamente, sia sotto forma di complementi alimentari o di additivi.
Le alghe commestibili vengono classificate in base al colore: verdi, brune o rosse. Le più facilmente reperibili in commercio sono: la lattuga di mare, i capelli di mare, la dulse (Palmaria palmata), il crondo crispo (da cui si ricava la carragenina), gli spaghetti di mare, la nori utilizzata per i sushi, la wakame, l’hijiki, le laminarie. Si possono trovare essicate (una ricetta qui), saranno allora da reidratare o da aggiungere secche alle preparazioni umide come le zuppe. Se invece le si acquista fresche e sotto sale andranno dissalate in una bacinella di acqua, cambiando l’acqua due o tre volte e lasciandole anche in ammollo un paio di minuti: dipende da quanto sale si vuole togliere, questa operazione serve anche per togliere i residui di sabbia.
Le alghe sono una fonte molto importante di oligo-elementi: magnesio e iodio, carenti nell’alimentazione dei Paesi industrializzati e nelle persone che non mangiano pesce ed utilizzano sale raffinato, quindi privato della presenza naturale di iodio.
La wakame (nella prima e nell’ultima foto) è coltivata anche in Francia, nella regione della Bretagna, è un’alga bruna originaria dell’Asia e poi esportata in diverse nazioni, è usata anche nella preparazione della zuppa di miso, ma può essere aggiunta anche ad insalate di fagioli e condita semplicemente con un poco di succo di limone.
L’agar agar è un prodotto gelificante ottenuto dalle alghe rosse. Ipocalorico, favorisce la perdita di peso e calma la fame gonfiandosi nello stomaco. Diverse ricette stronca-fame a base di agar-agar si possono trovare come aiuto nelle diete per dimagrire. Pratico il suo utilizzo in cucina al posto delle gelatine di derivazione animale, quella in polvere si usa in ragione di un cucchiaino bombato per litro di preparazione, per essere attivata deve scaldarsi, dopo di che viene fatta sobbollire almeno un paio di minuti, il raffreddamento la farà solidificare, se la consistenza desiderata non dovesse essere sufficiente si può riscaldare il composto, che si scioglierà, aggiungere agar agar, far sobbollire di nuovo e far raffreddare.
La fucus è ricca in iodio, povera in calorie ed in grassi, questa alga bruna facilita la perdita di peso permettendo di conservare forma e tono.
La lattuga di mare è di un bel verde vivo ed è un’alga energizzante, il suo contenuto in vitamine è di 8-10 volte più importante che nelle arance.
La nori: quest’alga scura dal profumo delicato è coltivata principalmente per preparare il sushi e viene venduta sotto forma di fogli rettangolari, che possono essere già tostati o meno. È un aiuto contro l’anemia, la caduta dei capelli e la comparsa dei capelli bianchi, ricca in vitamina B1 che stimola le funzioni cerebrali ed in calcio.

I benefici che possiamo avere dalle alghe sono innumerevoli e molte sono le occasioni che si presentano a noi per scoprirli: non priviamocene!

venerdì 26 agosto 2011

La lotta non va in vacanza

da
terranomala



Durante una breve trasferta a Madrid abbiamo partecipato ad un presidio indetto da Equanimal e Igualdad Animal contro l'ondata di repressione che ha colpito gli attivisti spagnoli nel giugno scorso, per rivendicare la propria libertà di manifestare e di lottare per la liberazione animale. Per gli arrestati a giugno, ora rilasciati, si attende un processo ed un verdetto, per questo vogliamo far sentire anche la nostra voce affinchè vengano tutti giudicati innocenti, con la speranza che nessun attivista debba più subire una così dura repressione. Ricordiamo che gli arrestati, attivisti antispecisti come noi e come voi, sono stati arrestati con le accuse di reati contro l'ambiente, disordine pubblico ed associazione per delinquere. L'unica loro colpa è quella di aver portato fuori dagli allevamenti le realtà che vi si nascondono e di lottare ogni giorno e con ogni mezzo per dare voce a chi non ne ha.

ATTIVISMO NON E' TERRORISMO.

domenica 27 marzo 2011

Lasagne Vegan

Lasagne Vegan

da vegan blog

21 commenti

Questa lasagna sarà una super mega banalità per voi tutti, però per me è stata fonte di grande soddisfazione avendola io usata per alimentare onnivori incalliti che si sono leccati i baffi a fine pasto :-) e per dimostrare che a noi vegani ‘n ce manca niente!!
Ingredienti:
Seitan (mezzo alla piastra mezzo lavorato a mano)
Piselli
passata di pomodoro
cipolla
sedano
carota
aglio
vino rosso
rosmarino
Pasta di semola (di quella da sbollentare senza uova)
Per la besciamella
Farina
latte di soia
burro di soia

Procedimento:
Far soffriggere in poco olio la cipolla  e rosmarino tritato finemente.
Dopo qualche minuto aggiungere carota e sedano (sempre tritati sottili) e far soffriggere a fiamma dolce per 10 minuti.
Quando è tutto bello morbido aggiungere il seitan “tritato” (a me piace un po’ grossolano, faccio una via di mezzo, un po’ grossolano un po’ sottile).
Far soffriggere qualche minuto e poi versare 1/2 bicchiere di vino rosso e lasciar evaporare a fiamma viva.
Quando il vino è evaporato, aggiungere la passata di pomodoro, i piselli, salare  e pepare e far cuocere a fuoco basso per 40 minuti.
Nel frattempo preparare la besciamella. L’ho fatta un po’ ad occhio quindi direi: mezza confezione di burro di soia (direi intorno ai 170 gr) da far sciogliere a fuoco bassissimo, aggiungere 5-6 cucchiai di farina mescolare bene con la frusta e poi aggiungere 1/2 lt di latte di soia e sempre con la frusta mescolare con cura e cuocere a fuoco praticamente spento per tutto il tempo necessario affinchè inizi ad amalgarmarsi e diventare cremoso.
FInito questo sbollentare la pasta per circa 4 min in acqua bollente salata (e a cui avrete aggiunto 1 cucchiaio d’olio) e passarla sotto l’acqua fredda (io la metto semplicemente nel colapasta e ci faccio andare sopra la doccetta d’acqua fredda-non si attacca)
Quando tutti gli ingredienti sono pronti, teglia:
mettere due cucchiai di sugo sul fondo, spalmarlo bene, poi strato di pasta, sugo e besciamella e così via fino alla fine degli ingredienti.
TErminare con (se piace) spolverata di pan grattato e scaglie di lievito.
Buen provecho!

mercoledì 23 marzo 2011

Lev Nikolaevic Tolstoj sulla crudeltà inflitta agli animali da parte dell'uomo.



(1828-1910) - scrittore, drammaturgo e filosofo
Mangiare carne è semplicemente
immorale, poiché comporta un'azione
che è contraria al sentimento morale,
quella di uccidere. Uccidendo l'uomo
sopprime anche in sé stesso le più
alte capacità spirituali, l'amore e la
compassione per altre creature viventi
e, sopprimendo questi sentimenti,
diventa crudele.
Lev Nikolaevic Tolstoj

(1828-1910) - scrittore, drammaturgo e filosofo
D a l l ' u c c i d e r e g l i a n i m a l i
all'uccidere gli uomini il passo è
piccolo.

Lev Nikolaevic Tolstoj
(1828-1910) - scrittore, drammaturgo e filosofo
Nella caccia non vedo che un atto
inumano e sanguinario, degno solamente
dei selvaggi e di uomini che conducono
una vita senza coscienza.

Gli orrori della produzione di uova

Gli orrori della produzione di uovaUn video realizzato da Mercy for Animals con telecamera nascosta, fa vedere cosa avviene all'interno del più grande stabilimento di galline ovaiole d'Americana. Quello che vediamo non si allontana tanto da ciò che accade qui da noi in Italia.
guarda il video