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lunedì 16 luglio 2012

Gli ostaggi iniziano ad entrare in cella…ALBERTO LIBERO!


Una sconfitta lunga undici anni, il tuo pugno chiuso che usciva da quella macchina,
mentre girava l’angolo della Questura centrale.
Poi invece il tuo sorriso,
che mentre ci salutava apriva la strada e il cuore a quello che da oggi dovremo affrontare:
CONTRO IL CARCERE, GIORNO DOPO GIORNO
FAGIOLINO LIBERO
il tuo sorriso, quel saluto strappato prima in questura poi davanti alla porta carraia che ti ha mangiato,
ha chiuso definitivamente questa amara sconfitta,
così lunga,
intrisa a litri del sangue di quelle strade, del sangue dal volto di Carlo,
del sangue sui termosifoni e quello trascinato sui muri e sui gradini delle scale,
ed ora anche in gabbia,
avvolta tutto tondo da cemento e ferro, da anfibi e ammasso di corpi prigionieri.
L’ha chiusa con un dolore che io non so descrivere, col tuo sorriso spaventato e forte e le nostre lacrime a litri, implacabili,
di quelle che ti scavano il viso per sempre.
L’ha chiusa per aprirne una tutta nuova, che parte da voi, dai vostri corpi prigionieri, da quanto riusciremo a non farvi sentire soli.
Perché quando abbiamo aperto la campagna 10×100 le parole che ci sono venute a tutt@, spontanee e sanguigne, sono state che Genova non è finita, non può finire in questo modo: non con l’assurdità di questo reato, non con il capro dei capri espiatori.
Questa sentenza ne è la conferma, la prova lampante che non avendo nulla nelle mani si sono accaniti con 25, poi 10, poi 5 …
ed ora già tra le sbarre siete 2.
Cinque. Cinque persone su quei 300.000 che eravamo.
Cinque persone in carcere, per aver mosso gesto contro la proprietà, contro una vetrina, contro un simbolo.
Fino a quindici anni, per quelle loro maledette vetrine, per dei cocci assicurati,
per aver osato affrontare simbolicamente (parliamo di 3 banche su 300) i luoghi del potere finanziario.
Siamo al surreale che diventa realtà, di cemento e ferro.
Siamo agli ostaggi delle cose, corpi prigionieri della proprietà privata, dell’aver osato infrangere i vetri.
Loro possono passare le camionette sui nostri corpi, possono spararci dritto in faccia, possono sequestrarci nelle caserme per torturarci, per strapparci i piercing, per minacciare i nostri corpi di donne di esser violati dai loro manganelli di Stato,
loro possono tutto.
E con il reato di “devastazione e saccheggio”, con questo nuovo paradigma penale che sempre più ci troveremo ad affrontare,
possono anche sequestrarci, strapparci alla vita, alla politica, alla libertà,
per anni infiniti,
nella difesa della “robba”, delle cose, dei vetri che non vanno rotti mai.
Non ti posso pensare lì Fagiolino, non posso pensare quel tuo corpo buono, lungo lungo, che cerca una posizione in branda,
con quella condanna sul groppone. Non posso pensare a quella porta carraia, che già odio di mio, che ora si è presa anche te,
è una sensazione di rabbia e impotenza che fa male ad ogni pezzetto di corpo.
E’ un’ingiustizia, fratello mio, che mai sarebbe dovuta passare sulla tua pelle, portandoti via da tutti noi.
Non ci sarà un secondo di pace, in questo stomaco, finchè sarai lì,
perché ci stai pe’ tutti, Albè, stai lì per tutti noi e non ti lasceremo un secondo.
A te, come agli altri.
ALBERTO LIBERO! TUTTI LIBERI!
Nessuna condanna potra mai fermare le nostre lotte
In ogni caso, nessun rimorso
Segui : 10x100.it
PER SCRIVERE A FAGIOLINO:
Alberto Funaro,
Via Raffaele Majetti 70,
00156 Roma

Roma: undici anni dopo manifestanti condannati

Da es.contrainfo.

Come riportato inizialmente da linkusten.indymedia, il 13 luglio del 2012, la prima sezione della Corte di Cassazione ha confermato, parzialmente, il duro verdetto contro i dieci attivisti accusati.

 Processati per la partecipazione agli scontri di piazza durante il G8 tenuto a Genova nel 2001, due persone sono state condannate a pene fino a 15 anni di carcere. Tre hanno ricevuto una riduzione della pena, riduzione compresa tra 9 mesi/ 1 anno, cinque possono invece chiedere un riappello contro le condanne, mentre per i primi cinque le condanne  sono definitive e non possono essere riesaminate in nessun altro tribunale.


Tutti i manifestanti sono stati processati e condannati per lo stesso reato, cioè "devastazione e saccheggio", il potere giudiziario ha quindi applicato un comma presente nel Codice Rocco, che risale all'epoca del fascismo.



 

Alberto Funaro: 10 anni (già in carcere)
Ines Morasca 6 anni e 6 mesi
Marina Cugnaschi: 12 anni e 3 mesi (già in carcere)
Vincenzo Vecchi: 13 anni
Francesco Puglisi: 15 anni

Di seguito sono riportati sui ricorsi cauzione in attesa di ufficio:

Carlo Arculeo: 8 anni
Carlo Cuccomarino: 8 anni
Luca Finotti: 10 anni e 9 mesi
Dario Ursino: 7 anni
Antonino Valguarnera: 8 anni


Roma: Once años después de la cumbre del G8 en Génova, manifestantes sentenciadxs a prisión
Ni olvido Ni perdón
Según informaron inicialmente en linkusten.indymedia, el 13 de julio de 2012, la sección primera del Tribunal Supremo de Casación (el tribunal superior del sistema judicial italiano) confirmó, parcialmente, el duro veredicto contra lxs diez activistas acusadxs.
Procesadxs por las batallas callejeras contra la cumbre del G8 en Génova en julio de 2001, dos personas han sido sentenciadas a penas de hasta 15 años de prisión. Tres han recibido reducción de entre nueve meses y un año en sus sentencias de varios años; asimismo, cinco pueden volver a apelar sus condenas -en cuanto a lxs demás, el fallo no se puede impugnar en ningún otro tribunal.
Todxs lxs manifestantes fueron juzgadxs y condenadxs por el mismo delito, es decir, “destrucción y saqueo” (aparentemente, más grave que el “delito” de perturbar la paz), así que en realidad el poder judicial aplicó el llamado Codice Rocco, un párrafo que se remonta a la época del fascismo.
Os agradeceríamos mucho que nos facilitaráis algún tipo de contrainformación de primera mano.
Pancarta solidaria de compas anarquistas en la puerta principal de la Escuela Politécnica en la calle Patission, Atenas.
A continuación, las sentencias detalladas:
Alberto Funaro: 10 años (ya está en prisión)
Ines Morasca: 6 años y 6 meses
Marina Cugnaschi: 12 años y 3 meses (ya está en prisión)
Vincenzo Vecchi: 13 años
Francesco Puglisi: 15 años
Los siguientes están en libertad bajo fianza a la espera de las apelaciones de sus cargos:
Carlo Arculeo: 8 años
Carlo Cuccomarino: 8 años
Luca Finotti: 10 años y 9 meses
Dario Ursino: 7 años
Antonino Valguarnera: 8 años
Más información (en inglés):
- Roma, Italia: Sentencias finales del Tribunal Supremo de Casación para las fuerzas policiales envueltas en la carnicecía de la escuela Diaz en la cumbre del G8 de Génova en 2001
- Atenas, Grecia: Texto del colectivo anarquista “Círculo de Fuego” en solidaridad con lxs luchadorxs de Génova procesadxs.







giovedì 5 luglio 2012

A poche ore dalle sentenze Diaz e “devastazione e saccheggio”…

da baruda

5 luglio 2012 1 commento
 
 
 
 
 
 
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Foto di Valentina Perniciaro _sotto la cassazione: GENOVA NON E’ FINITA
A me le sentenze mettono ansia,
anche se non riconosco i loro tribunali,
anche se non mi cambia nulla se su un foglio sia sancita la colpevolezza, tantomeno dello Stato, per qualche litro di sangue lasciato su un muro.
Però la sentenza di cassazione per il massacro della Diaz mi mette ansia,
mi mette ansia perché inevitabilmente metterà la parola fine su questi undici anni di storia,
e di vita nostra.
Ho l’ansia per la sentenza di oggi, perché la sento troppo legata a quella di venerdì prossimo, 13 luglio, quando lo stesso maledetto tribunale metterà la parola fine al processo per “devastazione e saccheggio”.
Una parola fine che per 10 compagni potrebbe (anche il mio uso del condizionale è solo un’illusione) comportare galera, sbarre, blindati, casanza, domandine, colloqui, pacchi…
quante parole saranno costretti ad imparare,
quanta vita perderanno tra quel ferro e quel cemento,
per delle vetrine, per delle banche,
per del vetro spaccato.
Le nostre teste, le nostre vene, le nostre vite invece, quelle non hanno mai contato nulla: sono sempre state il loro pane quotidiano,
dentro le caserme, per le strade, dentro le celle.
Il nostro sangue nutre lo Stato da sempre, quindi inutile pensare che qualcuno possa pagarla, inutile sperare in oggi,
inutile credere che un tribunale possa liberarci dalla violenza gratuita mossa contro di noi quel giorno, come sempre.
In carcere ci vai se rompi qualcosa, se “devasti”, se “saccheggi”…
la proprietà privata, le cose, la “robba”
tutto il resto non conta.
Un dibattito interessante quello dello scorso martedì, organizzato dalla campagna 10×100; interessante vedere la storia di questo reato,
interessante capire come procede la costruzione del nemico, come si adatta il codice penale ( non solo fascista, ma anche pre-fascista) alle lotte esistenti, ai rapporti di forza esistenti (inesistenti, bisognerebbe dire).
Ed io son d’accordo con chi dice che “bisogna di nuovo innamorarsi della parola AMNISTIA, bisogna farla tornare patrimonio del proletariato e del movimento rivoluzionario”…
cavolo se è vero.
Dovremmo lottare per liberare tutti, per liberare tutti coloro che sono entrati (e troppi ne entreranno) in carcere per le lotte sociali,
per la difesa della loro casa, del loro posto di lavoro, del loro diritto al movimento (pensiamo a quanti migranti!),
di qualunque slancio mirato al cambiamento di questa realtà,
alla riappropriazione di tutto quel che desideriamo,
a partire dalla libertà.
Tra dieci giorni il carcere potrebbe abbattersi sui nostri sorrisi come una falce…ed io non posso pensarci.
Abbiamo molto da costruire e da fare, per loro dieci come per gli altri,
tutti gli ultimi della terra privati della propria libertà solo perché hanno alzato la testa,
ognuno con i suoi mezzi, ognuno con le sue parole d’ordine,
ognuno col suo desiderio di abbattere questo stato di cose
e costruire altro.
Ora.
TUTTI LIBERI!
questa sera appuntamento a Piazza Trilussa a partire dalle 18.30:
99 Posse Dj set (Marco Messina and JRM)
Incursioni Teatrali del Teatro Valle occupato
Esibizione di artiste e artisti di strada
Laura Riccioli
leggerà Artaud
- Per farla finita con il giudizio di Dio-
Daniele Vicari …e altre partecipazioni a sorpresa per i 10 condannati in appello per il reato di devastazione e saccheggio- Perché Genova 2001 non è finita

venerdì 22 luglio 2011