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lunedì 16 luglio 2012

Op. Ardire - Lettera di Elisa dal carcere di Pisa

A tutti i compagni e le compagne

Non mi dilungherò nel riepilogare le tappe obbligate che i servi del potere devono rispettare quando un P.M. qualsiasi ordina loro di trarre in arresto un@ ribelle. Il loro dovere lo espletano egregiamente con ogni mezzo ma divenendo oramai prevedibili, banali e tutt’altro che originali, in una puntuale ciclicità della repressione dalla quale un@ anarchic@ non si fa certo intimorire.

Così, da mercoledì 13 giugno 2012, sono rinchiusa nel carcere “Don Bosco” di Pisa insieme al mio compagno Stefano: ci separa qualche manciata di ferro e cemento.

L’“isolamento giudiziario”, come viene elegantemente definito da codici e leggi da me ripudiati, si spezza ogni volta che, nonostante la censura della corrispondenza, ricevo parole infuocate d’affetto e solidarietà delle quali ringrazio gli autori e le autrici. Parole ricevute dopo dieci giorni di totale silenzio pianificato da chi vede in esse il proprio potere vacillare: sono la conferma che nessun@ degn@ prigionier@ è sol@!

In merito alle accuse che dire? Il trito e ritrito 270bis torna protagonista dell’ennesima razzia anti-anarchica nella speranza di stroncare definitivamente anni di lotte a livello internazionale. Siamo tutti certi che tale speranza è pura illusione nelle menti contorte dei nostri aguzzini come decenni di storia hanno dimostrato con il susseguirsi di notti illuminate.

La mia difesa legale sarà meramente tecnica e atta a smentire quei fantasiosi castelli accusatori frutto di tanto sudato lavoro di chi ha contribuito a scrivere le 227 pagine di ordinanza di custodia cautelare, sfoderando con poca destrezza trascrizioni di intercettazioni ambientali addirittura divertenti. Mi vorranno condannare perché anarchica? Che facciano pure! La mia esistenza è percepita da lorsignori come bastone tra le ruote del loro Stato democratico di diritto? Non può essere per me che un onore!

Io sto bene, con il morale che vola ben più alto di queste mura e di queste sbarre e va ad abbracciare tutti coloro che, fuori e dentro le galere del mondo intero, lottano con dignità contro ogni forma di potere.

Soprattutto entra nelle celle dei nostri fratelli e compagni di lotta Marco Camenisch e Gabriel Pombo da Silva che, dopo 20 anni di prigionia, si trovano ancora una volta ad affrontare colpi bassi per non essersi mai piegati a chi ha sempre voluto annientarli.

Entra nelle celle dei compagni greci della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, in quella cilena del fratello Tortuga e in quella dei miei coimputati rinchiusi nelle varie prigioni italiane. A tutti costoro un abbraccio pieno di amore e forza.

A chi mi sta dimostrando tutta la sua solidarietà, con ogni mezzo, un grazie e un abbraccio ribelle pieno di anarchia.
 

Pisa, 9 luglio 2012

Elisa Di Bernardo

Prigioniera politica anarchica e vegana

Carcere “Don Bosco”
Via Don Bosco, 43
56127 Pisa (per ora…)


fonte: informa-azione.info

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