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venerdì 24 febbraio 2012

Una prigione chiamata Honduras

da contrainfo

Lo scorso Martedi notte, 14 Febbraio, e’ bruciato il centro penitenziario a Comayagua, con il deplorevole risultato di piu’ di 355 prigionieri carbonizzati. Questa e’ la terza volta in meno di 10 anni che questi orribili incendi si prendono la vita di centinaia di prigionieri; molti di loro senza aver ricevuto ancora alcuna sentenza o semplicemente perche’ trattenuti dalle autorita’ perche’ hanno dei tatuaggi.
Gli incendi nelle carceri di Ceiba e San Pedro Sula, durante il mandato del nazionalista Ricardo Maduro, non sono serviti di lezione nell’aberrante gestione della giustizia e delle prigioni in Honduras. Ancora una volta la storia ripete se stessa, ma ora sembra ancor piu’ spietata, con dichiarazioni trapelate su dei presunti fuggitivi, che hanno parlato di una fuga programmata in complicita’ con le autorita’ carcerarie, ed indicazioni dei vicini della prigione-fattoria, che hanno sentito un forte odore di benzina provenire  dal centro di detenzione. La violenza in cui si trova il paese non e’ infondata. La ridotta elite del Potere e’ complice nel sequestro dell’Honduras, chiaramente con il consueto supporto dei paesi i cui interessi ruotano attorno al saccheggio delle cosi’ dette risorse naturali ed umane.
Il colpo di stato nel 2009 ha funzionato da catalizzatore per tutte le umiliazioni subite dall popolo Hondurenio Purtroppo, le elezioni imposte dall’impero degli Stati Uniti e da alcune nazioni dell’Unione Europea legittimarono i golpisti e il loro regime che servi’ come processo di defenestrazione della democrazia.
L’esistente putrefazione dei corpi di sicurezza dello statali, il saccheggio degli arsenali, il traffico d’armi dagli Stati Uniti, la militarizzazione dei cartelli della droga, la bande incontrollabili (maras, figli del neoliberismo) sono parti di questo cocktail di violenza, che schiacciano le persone in Honduras.
Se le voci di un coinvolgimento delle autorita’ penitenziarie nel causare l’incidente fossero confermate (a parte l’abominevole negligenza di non permettere ai pompieri di entrare nel luogo e tenere chiuse le celle dei prigionieri), gli eventi di Comayaga si riveleranno un massacro premeditato, lapidando in questo modo il defunto sistema giudiziario di questa corrente repubblica delle banane.
L’intero paese e’ completamente sopraffatto da questo massacro. Nel frattempo, l’attuale amministrazione mantiene il suo permanente sorriso, e dopo lo stile narrativo di George Orwell ed il suo ministero della verita’, intendono nascondere l’Honduras, le profondita’ nelle quali siamo immersi, dentro una crisi dei diritti umani ed economica che ha colpito il paese. In questo paese siamo tutti prigionieri di un piccolo gruppo di maniaci, alcuni dei quali specializzati nella repressione ed altri nella deterrenza. Il laboratorio politico che e’ diventato il cosidetto trianglo della morte (Guatemala, EL Salvador ed Honduras) ha aiutato l’Impero degli Stati Uniti a creare una zona di guerra, dove l’insicurezza viene usata dai media di disinformazione per instillare nella gente la supposta necessita’ di un governo forte che sradichi la violenza.
Un’esempio ne e’ il presidente eletto del Guatemala, Otto Perez, noto come il macellaio del popolo Ixil. La perdita della memoria storica di un popolo e’ un’indicatore grave dell’incapacita’ di risolvere i nostri problemi, e di come alcune fazioni intervengono domandando un’intervento straniero.
La violenza in corso non e’ infondata, ma e’ piuttosto parte di un copione ben preparato e diretto su un lungo periodo, con il macabro obbiettivo di infuocare l’Honduras e prolungare la dominazione.
La Ceiba, Atlantida, 20 Febbraio 2012

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