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mercoledì 29 febbraio 2012

Il fascino discreto del qualunquismo....

da osservatoriorepressione

Ovvero la scelta politica di Libero, Il Giornale, La Repubblica e La Stampa.
Antefatto. In Val di Susa c’è un popolo ‘resistente’. Uomini e donne di varie età, esperienze di vita, formazione e culture differenti, impostazioni politiche variegate e ruoli diversi nella società, si stanno impegnando da anni affinché la loro terra non venga violata da un’opera inutile e dannosa.
Fatto. Luca Abbà, uno dei volti più noti del movimento NoTav, ieri, durante le azioni per impedire da parte delle forze dell’ordine di espropriare i terreni, si arrampica su un traliccio dell’alta tensione, rimane fulminato e cade. Ora versa in condizioni gravi ma stazionarie, i medici hanno indotto il coma farmacologico e ora non resta che sperare possa farcela.Forse non dovrei più stupirmi, ma quello che si trova sulla ‘stampa borghese’ mi crea sdegno. Libero, già ieri, nella sua versione on line, privo di vergogna e con raro cinismo ha promosso un sondaggio che così recitava “Luca Abbà se l’è meritata?”. Il Giornale in edicola oggi non è da meno: titolone “Solo un cretinetti”, per poi dare al militante del “bullo” all’interno dell’articolo. La Stampa, ieri, nella versione online, poneva il seguente sottotitolo “L’incidente rischia di far salire la tensione” e La Repubblica, anche oggi, gioca a presentare Abbà come uno che voleva fare il duro. Una modalità bieca che serve a dividere un movimento fra cattivi e buoni, fra chi cerca lo scontro e chi no, e se poi ai primi qualcosa succede se la sono voluta.
Penso sarebbe più utile che la stampa si interrogasse criticamente su quello che sta succedendo in Italia, sul continuo calpestio dei diritti e sulla repressione frequentissima del dissenso. E dovrebbero farlo a maggior ragione quei giornali che, almeno a dichiarazioni, ci tengono tanto alla parola “democrazia” e che in un passato recente si sono fatti addirittura promotori di manifestazioni per difendere la dignità dei cittadini.
Invece se ne guardano bene e fanno solo da cassa di risonanza a quella politica mainstream che dice che “i lavori devono continuare” – come dichiara il ministro Passera poco fa – e che, implicitamente, la tutela del territorio e della salute devono lasciare il passo al ‘progresso’, all’economia ed ai grandi investimenti. E tutto questo anche a scapito della vita di chi quel territorio lo vive. Ignorano scientificamente l’atteggiamento repressivo da parte del Governo e delle forze dell’ordine, le provocazioni e le cariche, gli arresti effettuati a distanza di mesi dai fatti contestati.
Oggi più che mai sento la mancanza di voci fuori dal coro. Il Manifesto da solo non basta.

Qui c’è una lotta vera e urgente da fare. Quella contro il qualunquismo, l’assuefazione e l’appiattimento culturale.
Elisa Corridoni

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