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martedì 6 dicembre 2011

La tassa sul pane

da http://anarchi.co

Il governo Mare e Monti ha presentato la tanto decantata manovra.
Un provvedimento ‘lacrime e sangue‘, come si usa dire.
Le lacrime del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e il sangue degli italiani.
La commozione della Fornero è comprensibile: il Welfare che pronuncia troppe volte la parola ‘sacrifici‘ è come il gelato che si congela sotto il sole, una contradddizione nei termini.
Colpite le pensioni, colpiti tutti quelli che hanno una casa, con la reintroduzione dell’Ici, colpita di nuovo questa mia generazione.
Andremo in pensione da morti, e moriremo di lavoro.
Alla soglia dei 70 anni un individuo non dovrebbe lavorare. Fanno male i conti coloro che attaccandosi alle statistiche sul prolungamento della vita media.
Non è lavorando per quasi 50 anni che si diventa vecchi, in quel modo si muore e basta.
E infatti ecco il cuore del risparmio previsto dalla manovra, per gli anni a venire.
La pensione come premio finale per sopravvissuti, come in un Grande Fratello sociale.
Ma sticazzi delle pensioni, noi 30enni sapevamo che era una parola tabù, un termine desueto che sentiremo sempre meno spesso.
L’icona di un privilegio che non ci spetta, insieme agli altri.
I diritti che sono solo per pochi, si chiamano privilegi.

La tassa sul cane

A ben vedere se ne sono sentite di tutti i colori in questi giorni di attesa.
Una delle notizie più straordinarie era quella che aveva previsto l’introduzione della tassa sugli animali domestici, la tassa sul cane.
Sul cane, perchè si dava per scontato che i possessori di gatti, come il sottoscritto, avrebbero evaso il tributo nascondendo il felino nell’armadio, anche in caso di controlli a tappeto.
E i pesci rossi? Tassarli nominalmente (la morte degli acquari) o far pagare un forfait?
Meno male che era uno scherzo…

Mangiare tutti i giorni è un lusso che va tassato

Non è uno scherzo l’aumento dell’Iva, che ancora una volta va a comprimere i consumi degli italiani.
Perchè aumentare le sigarette e la benzina ogni tre mesi non basta, ci sono sempre quei maledetti non-fumatori e la gente che l’auto non se la può permettere più già da qualche anno.
No, serviva qualcosa che colpisse tuttti indiscriminatamente, come l’Iva appunto.
Iva che aumenta anche sui generi alimentari di base, come il pane.
Comprensibili le lacrime della Fornero, dunque. Non ha il piglio di Maria Antonietta, la nostra.
Se non hanno pane, che mangino brioche!” – “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche!
Ahhh, che bella classe dirigente di professorini di buona borghesia, mica i puttanieri che c’erano prima.
Questi ci affamano egualmente, ma con un cattolico senso di colpa che ci fa quasi pentire di essere poveri. Come se fosse colpa nostra.
Ecco, una bella tassa sul pane è la soluzione dei professorini bocconiani. La paghi per forza, o smetti di mangiare.
Segue la filosofia di economia politica che ha investito l’idea di pensione; te la paghiamo solo se arrivi vivo ai 70 anni.
Un’economia che scommette sulle capacità di sopravvivenza della popolazione è un’economia da sciacalli, altro che le lacrime da coccodrillo del Ministro.
Non si tocca la Chiesa, non si tassano i redditi da speculazione finanziaria, non si muove un capello ai privilegi delle caste italiane.
Pavidi bocconiani, hanno bisogno del consenso di tutti quelli che contano qualcosa, in questo paese.
Che importa se il prezza lo si fa pagare a quelli che pagare non possono più, per mancanza materiale di contante.
I poveri, da ieri ancora una volta e ancora di più, devono rimanere tali. Mangiare poco e morire presto.
Alla faccia dell’idea di Stato Sociale e del tanto decantato amor cattolico per gli indigenti…

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