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martedì 28 giugno 2011

La Cassazione: “Lecito coltivare una piantina di marjuana". E' ora di piantarla

da osservatorio sulla repressione


Una sola pianta di canapa indiana «non è idonea a porre in pericolo il bene della salute pubblica o della sicurezza pubblica». Logico, elementare, lo pensano un po' tutte le persone sensate e la pensa così la Suprema Corte. La Quarta sezione penale ha bocciato il ricorso della Procura di Catanzaro che chiedeva la condanna di Giuseppe M. per avere coltivato sul balcone di casa una piantina di canapa sativa.
“La Corte di Cassazione con una sentenza storica ha stabilito che coltivare sul balcone di casa un piantina di Marijuana non è reato. Si tratta di una ottima sentenza in quanto riconosce – finalmente - che tale attività non è offensiva per nessuno e che quindi chi coltiva una pianta non è punibile" - dichiara Paolo Ferrero segretario nazionale del Prc - "Finalmente la follia repressiva della legge Fini- Giovanardi viene messa in discussione, applicando correttamente la Costituzione e quindi garantendo la libertà dei cittadini di compiere atti non dannosi per se o per gli altri. Questa sentenza sula legittimità della coltivazione di una pianta, apre anche la strada ad una positiva lotta al grande traffico di marijuana, notoriamente controllato dalle mafie. Così come apre un varco ad una netta separazione tra le diverse droghe, in quanto proprio il comune spaccio illegale determina una “contiguità” tra droghe pesanti e droghe leggere. Grazie quindi alla Cassazione – immagino anche a nome di qualche milione di italiani e di italiane - per questa sentenza di civiltà” conclude Ferrero.

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